Viva il Messico! Ep. #10 – Intervallo e addii

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4° día: Playa del Carmen

Gli occhi e il cuore ancora pieni delle meraviglie di Cozumel, decidiamo di rimanere a Playa un altro giorno perché ci si sta veramente bene. Rivediamo le tre amiche emiliane e Laura, la milanese. Gli italiani sono aumentati in modo esponenziale.
Ha luogo il secondo sfidone a scopone e, al termine di una partita serratissima, Francesco ed io siamo vincitori, protagonisti di una rimonta al limite dell’impossibile: per due mani consecutive Lucio e Diego erano a 20, gli sarebbe bastato un solo punticino.

Passata la mattinata tra spiaggia e mare, dopo il solito spuntino a base di sandwich de pojo e cerveza, il pomeriggio è di alacre lavoro organizzativo. L’indomani si lascia definitivamente Playa: il viaggio inizia per davvero.

In una botta di lucida responsabilità e senso della realtà, ci dividiamo i compiti: Diego e Lucio restano in hotel a organizzare i bagagli , Francesco ed io andiamo a procurarci un auto a noleggio.

In questa occasione, il mitico Frank decide di lasciare il segno nella Classifica della Vongola, assestando una doppietta da campione.

“Damage against terz”

(pron.: damag aghenst terz)

Autore: Francesco. Luogo: Playa del Carmen

La frase pronunciata da Frank con una sicumera sconcertante a uno sbigottito operatore dell’agenzia di noleggio auto “Nacional” è la traduzione, azzardata alquanto, di: “danno contro terzi”. Il preciso Francesco vuole tutelarsi da eventuali danni causati da terzi all’auto che ci apprestiamo a noleggiare per fare il giro della penisola yucateca. Alla faccia esterrefatta dell’interlocutore, il grande Palmera (ho perso il conto dei soprannomi di Francesco…) viene colto da scrupolo, magari il messicano non parla inglese (NdC: invece noi, Francè?!?)…Cerca allora di farsi capire con un buon uso di gestualità e scandendo più lentamente la frase, che segue tra-gi-ca-men-te: “damage against third parties”. Non abbiamo mai capito come funzionasse esattamente la copertura dell’assicurazione auto.

Un’unica paura ci ha attanagliato il cuore durante tutto il viaggio in auto: paura non per la famigerata Policía Federal o i posti di blocco dei militari; paura non per l’ignoto delle strade armati solo delle minute cartine della Rough guide, per giunta presa a prestito da Jimmy, il fratello di Francesco, che era già stato in Messico qualche tempo prima e che ha la mia eterna e sconfinata gratitudine per averci indicato l’itinerario e reso possibile questa esperienza indimenticabile.  Avevamo un’unica paura, la paura fottuta che qualcuno – anche solo per sfregio – ci grafiasse la carrozzeria…Non eravamo sicuri quali danni fossero coperti, ma una certezza l’avevamo tutti: alla consegna dell’auto, ci avrebbero “spennati” e adiós viaggio.

Ma non è finita…

“Drof opp”

Autore: Francesco. Luogo: Playa del Carmen

Intrappolato in un turbinio di lingue più vicine al Maya antico che a qualsiasi altro idioma parlato sul globo terrestre, a partire dal “damage against terz” Frank s’infila in un tunnel senza ritorno che lo porta a proferire le seguenti due parole: “Drof opp” ovvero la consegna dell’automobile in un luogo diverso da quello del ritiro (cioè “drop off).

L’effetto sul già provato operatore del noleggio auto “Nacional” è quello di una bacchetta magica scaricatagli addosso con l’incantesimo “paralisi”, imbambolato in un loop di “error 404 page not found” e “¿qué coño dicas?”
“Drof opp” è in realtà il risultato di una situazione neurologica simile alla situazione intestinale di ognuno di noi, dopo i primi esperimenti gastronomici messicani, che perdurerà per tutto il viaggio all’insegna di un’alquanto opinabile coerenza linguistica.

Addii

La serata si passa a mangiare da Karen, un locale con musica messicana dal vivo, insieme alle emiliane cui si è unita la siciliana che vive a Boston, Elisa. Con quest’ultima mi faccio una lunga chiacchierata, una di quelle che servono per conoscersi meglio e poi…una panza di risate. Il fiume di tequila “conmemorativo” ha sicuramente creato le condizioni per ridere di qualsiasi baggianata. Naturalmente, il dopo-cena tutti a bailàr al Capitan Tutix!
A un orario più vicino al mattino che alla notte, le tre e mezza, ci ritroviamo in una mega-tavolata di italiani, dall’Alpi alla genrosa Lampedusa, oggetto dell’improvvisato convivio: come viene chiamato l’organo genitale femminile nei vari dialetti e lingue conosciute. Tralascio i dettagli alla fantasia e morbosità di chi legge.

Al momento dei saluti, la commozione è palpabile: domani siamo di partenza per Tulum, il definitivo “salto” nel viaggio vero e proprio, che ci porterà ad attraversare la penisola yucateca e poi fino in Chiapas.
Strano, persone che si conoscono appena, trovatisi per caso in un luogo lontano diecimila chilometri da casa, scoprono di avere condiviso per davvero, senza ipocrisie o secondi fini, una parte della loro vita. Le ragazze emiliane ci propongono per la quarantesima volta l’invito a fare un pezzo di viaggio ancora insieme, fino a Merida. Ci siamo affezionati, ci troviamo bene insieme, ma siamo ostinati come Cristoforo Colombo lo era nel volere dimostrare l’esistenza di una terra oltreoceano, Indie o Americhe quel che fosse. Perciò, le salutiamo. Vedo Diego prendere nota di un indirizzo; la sua è una gentilezza perché tanto lo so che non ne farà mai uso.
Ci aspettano Tulum, Cobá, Chichén Itzá, le rovine, i templi, le piramidi e la riserva naturale di Sian Ka’an.

Se siete arrivati fino a qui, sarebbe un vero peccato perderveli. Signori, in carrozza: si parteeeee!

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2 responses to “Viva il Messico! Ep. #10 – Intervallo e addii

  • bukurie

    Sogno un giorno di visitare questi luoghi che ha fotografato .mi piace il reportage che hai realizzato . Buon lunedì ☕️

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    • redbavon

      Grazie mille per l’apprezzamento. Il viaggio è ancora lungo e sta entrando nel vivo, “on the road”.
      Dopo questo viaggio, tale era (ed è) il mio entusiasmo che ho “spedito” sulle nostre orme parecchi miei amici e qualche conoscente, tutti ritornati soddisfatti. In particolare, è nata un’amicizia fortissima con il marito di una mia amica, che mi dice: ti ho veramente conosciuto quando ho fatto questo viaggio in Messico e seguito il tuo itinerario.
      Mio fratello è ritornato in Yucatan qualche tempo dopo e diverse cose sono cambiate: Playa è stata invasa dal turismo di massa, la Riviera Maya inizia a presentare i segni di un maggiore sfruttamento turistico. Ciò che vale comunque è lo spirito del viaggio, la disponibilità a tornare a casa diversi. Questo viaggio nel mio caso, mi ha decisamente cambiato, arricchito. Spero di riuscire a trasmetterlo, nonostante la forma autoironica e non proprio ortodossa.
      Le foto non sono di una qualità eccelsa, in giro sulla Rete se ne trovano di bellissime, ma ho preferito usare le mie, sviluppate su pellicola e poi passate alla scansione. Certa “grana” fa effetto “film al cinema”, dà più il senso del “racconto”.
      Quando deciderai di partire, sono qui a tua disposizione.

      Liked by 3 people

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