Viva il Messico! Ep. #9 – Cozumel. Don’t worry, be happy

Arrivo a Cozumel

Arrivo a Cozumel

3° día: Cozumel

Distrutti dalla nottata al Capitan Tuttix decidiamo di posticipare di due ore la partenza per l’escursione alla vicina isola di Cozumel. Partiamo alle 10, anziché alle 8. La nostra strada di viaggiatori è lastricata di buone intenzioni. Più che una scelta, un obbligo fisiologico, date le poche ore di sonno. Giunti sul pontile, ancora sul rintronato andante e senza avere fatto colazione, ci rendiamo subito conto del motivo per cui l’originaria scelta della partenza alle 8 fosse la più saggia: sotto un sole martellante, siamo in coda a una lunga fila di turisti e famiglie con codazzo di creaturi.

Francesco descrive l’arrivo a Cozumel:
[NdClaudio: Francesco ha una grafia a metà tra quella di un dottore che si sfotte di scrivere la ricetta e i geroglifici del’Antico Egitto, per cui l’interpretazione a volte è più ardua della decifrazione dei messaggi della Wehrmacht crittografati con Enigma]

L’arrivo a Cozumel non è uno dei più felici: caldo afoso, fame (sopratutto Diego), sete (tutti) e discussione sul da farsi.
Una mezz’oretta di traccheggiamento e decidiamo di noleggiare due motorini da un certo Arturo: aspetto da tipico messicano (NdC: A’Francè, avrei giurato fosse un tipico lappone…), dai modi spicci, rozzo e, per questo, irritantemente “muy tranquilo”.
Finalmente si parte per il giro dell’isola, non prima di avere indossato dei caschi da baseball (?!?) in dotazione al motorino: praticamente inutilizzabili.

Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto ai piedi se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi...

Ma quanto è bello andare in giro con le ali sotto ai piedi se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi…

Prima tappa: colazione. (NdC: ‘Azz Francè, chiamiamola “partenza”…)
Veramente facciamo colazione solo Diego ed io.
Seconda tappa: (NdC: pranzo?) da definire. (NdC: ah ecco…)

Percorriamo con gli scooter una strada lungo la quale si notano lussuosissimi alberghi per americani arricchiti. Subito notiamo la differenza di tenore di vita tra la semplice Playa e la ricca Cozumel: la cura dei prati all’inglese, il livello dei negozi, gli alberghi lussuosi, la nave da crociera al largo della splendida baia.
La passeggiata è fantastica: scorci di mare dai colori variopinti si intravedono tra il fitto verde dell’isola.
Decidiamo di fare la prima tappa (NdC:<rullo di tamburi>…Assafà ’AMaronna!) in una località chiamata San Francisco (in mio onore, penso!), ma a causa della solita sbadataggine , la superiamo.
La località successiva si chiama Palarcal (o qualcosa del genere, correggimi Claudio se sbaglio) (NdC: Palancar). Ci fermeremo lì
…Se la troviamo.
In effetti, non è tanto semplice individuare le località a Cozumel, vuoi per la scarsità di indicazioni stradali, vuoi per le dimensioni delle località stesse, individuabili dalla presenza di costruzioni non più grandi di un beach bar.

A ogni modo arriviamo a un incrocio con una strada sterrata e una freccia su un cartello indica che siamo in prossimità di Palacal (NdC: sarà un refuso, sarà che Frank è sullo sbadato sbandante in fatto di nomi, ma questa non è una seconda località: è sempre l’originaria “Palarcal”, anzi Playa Palancar)

Il Diavolo e l'Acqua-Santa, sempre insieme. Diego e mio fratello fanno coppia-fissa in motorino dai tempi del liceo. Un miracolo che siano ancora vivi.

Il Diavolo e l’Acqua-Santa, sempre insieme. Diego e mio fratello fanno coppia-fissa in motorino dai tempi del liceo. Un miracolo che siano ancora vivi.

Lascio a te Claudio la descrizione del luogo: Pala<geroglifici>l merita una penna migliore della mia (NdC: una “penna” no, ma una grafia sicuramente sì!)

Continua Claudio:
La penna che uso è esattamente la stessa del buon Francesco, né peggio né meglio. Raccolgo comunque l’invito e la cosa mi onora, visto che descrivere la bellezza di Cozumel è…indescrivibile.
Arrivati a un piazzale ci accoglie un vecchietto (che mi ha fatto una tenerezza immensa) e, a larghi cenni, ci indica di lasciare ’o mezzo lì fuori, vicino a diversi altri scooter parcheggiati. Scendiamo dai bolidi con sollievo delle nostre benamate chiappe – le strade non sono proprio eccezionali – e il vecchietto prende una pezza, la inumidisce in un secchio pieno d’acqua e la stende sul sedile di ogni scooter, fermandola con due sassi. Lo ritroveremo al momento di lasciare Palancar, benemerito e santo-subito non tanto per la custodia dei motorini, bensì come salvatore delle nostre benamate chiappe: la sua cura nel rinnovare quel panno umido sul sedile ha evitato che quest’ultimo si arroventasse e le conseguenti ustioni gravi al nostro turistico deretano.
Uguale, uguale a Napoli dove il parcheggiatore abusivo vuole i soldi anticipati e poi se ne va.
Oltrepassiamo un arco recante la scritta Playa Palancar (NdC: Francè è ufficiale, abbiamo le prove, si chiama Palancar). Ci incamminiamo su un leggero declivo di una duna di sabbia bianchissima, all’ombra di palme di cocco. La foto scatta d’ufficio. Troppo bello.

Playa Palancar, Cozumel

Playa Palancar, Cozumel

Dieci  passi e siamo nel ristorante, una grossa costruzione in legno con tetto di paglia: all’interno, il cuoco – in una cucina a vista – sta preparando delle tortillas e, subito, un cameriere ci viene incontro, saluta e sciorina l’intero menu. Ce ne liberiamo con un “mas tarde, gracias” e ci incamminiamo  verso la spiaggia vera e propria.
Uno spettacolo stupefacente.
Sì e no una decina di ombrelloni di paglia, disposti su una spiaggia talmente bianca che abbaglia, lambita da un mare dalle mille gradazioni di turchese, celeste, azzurro, verde, blu. Un caleidoscopio di colori e sfumature tali da rendere la vista quasi irreale. Colori così irreali, sì sembra un quadro dipinto…del Paradiso Terrestre. Palancar ci va molto vicino.

- Senza parole -

– Senza parole –

Il Bagno – con la “b” maiuscola – a Palancar è assolutamente spettacolare: acqua cristallina, trai i piedi nuotano pesci che, fino a quel giorno, avevo visto solo in un documentario di Folco Quilici e in un acquario a casa dello zio ricco, la temperatura è tiepida, nessun choc termico e un relativo sollievo dalla calura della spiaggia. E’ un gran bel vivere.
Ora ci vorrebbe un bel…Coooccobbbbellllo!CoooccoFreeeescooooo!
Paura eh? Il cocco ci sta bene, ma senza il nostro folcloristico strepito tra gli ombrelloni.
E’ il momento di mettere in pancia qualcosa, anche perché mio fratello e io siamo a digiuno da stamattina e non abbiamo fatto colazione. Si opta per un classico sandwich de pojo y cerveza. Rapito dall’atmosfera alla Paradise [When I’m with you it’s paradise No place on Earth could be so nice …] e Laguna Blu, mi guardo intorno e scorro in rivista, uno a uno, i miei compagni di viaggio, accuso pesantemente la mancanza di quella gran-gnocca di Brooke Shields…

Blue Lagoon (1980) Brooke Shields a 15 anni. Io ne avevo 12: ho rischiato seriamente la cecità.

Blue Lagoon (1980) Brooke Shields a 15 anni. Io ne avevo 12: ho rischiato seriamente la cecità.

….E ripiego sulla richiesta di un coco natural, cioè un bel cocco fresco, colto dalla pianta.

Di lì a poco (considerati i tempi messicani) ci portano in spiaggia i sandwich e le birre. Niente cocco. Attendo, ma nada de nada. Al passaggio del cameriere, chiedo notizie della mia ordinazione. Il cameriere mi fa notare con calma serafica che: 1) il cocco cresce sulle palme 2) bisogna arrampicarsi in alto 3) deve essere colto dalla pianta 4) pulito e preparato.

La mia concezione occidentale del Tempo, già mitigata dalla mie origini napoletane, in questo giorno giunge a un punto di non-ritorno, dentro di me sento che qualcosa è cambiato, si è stracciato il velo e finalmente vedo la verità: muy tranquilo.
Il cocco arriva ed è una goduria: sdraiato sulla battigia, assaporo questo frutto ed è completamente diverso da quella specie di coccio dalla polpa secca, dura, tuttavia gustosissima. Il cocco appena colto ha una polpa morbida, scivolosa, il succo è dissetante, riempie e satura le papille gustative.

Coco natural e "ricotta" per tutti!

Coco natural e “ricotta” per tutti!

Accanto a me guardo sdraiato Frank che si sta godendo la siesta, il suo torace è un tappeto di peli, un incrocio tra una moquette toracica con un’acconciatura in stile “afro” fine anni ’60-inizio ’70…Il pensiero va a Brooke Shields lì sdraiata accanto a me…Va bene così, amico mio, va bene così.

Alle tre del pomeriggio ci muoviamo alla scoperta delle altre meraviglie dell’isola. Salutiamo il vecchiettino al parcheggio, gli lasciamo di buon grado una ricca mancia, ci ringrazia con un largo sorriso e inforchiamo i bolidi.

Più andiamo avanti, più la “civiltà” appare lontana: spiagge bianche senza anima viva, qualche automobile nel senso contrario alla nostra marcia, vegetazione tropicale fitta.
Playa Bonita: il tempo di sgranchirci un pò le gambe, rimirare il panorama e qualche surfista sulle creste delle onde, scattare qualche foto a imperitura memoria e di nuovo in sella poiché si avvicina l’orario per la partenza dell’imbarcazione nel viaggio di ritorno a Playa del Carmen.

Se fosse pure passata un'automobile, con quelle gambe pelose ci avrebbe tirato sotto.

Se fosse pure passata un’automobile, con quelle gambe pelose ci avrebbe tirato sotto.

Percorriamo la fino al punto in cui la strada asfaltata termina e taglia verso l’interno dell’isola, tornando in direzione di el pueblo, della città di San Miguel. C’è un beach bar, il Mezcalito’s. Parcheggiamo i motorini: un altro angolo di Paradiso, capitato per caso in Terra in una baia dalle strisce di mare turchese.
Bagno in onde tumultuose, la corrente è davvero forte: è il Mare dei Caraibi, ma è pure sempre l’Oceano Atlantico. Dopo il tuffo ritemprante, scatta come prescrizione medica la cerveza e una ricca “ricotta” sulle amache.

"Don't worry, be happy" recita questo cartello infisso a un pilastro della "Time Isle" al Mezcalito's

“Don’t worry, be happy” recita questo cartello infisso a un pilastro della “Time Isle” al Mezcalito’s

Il bar deve essere frequentato molto da americani poiché le pareti sono tapezzate di t-shirt con colori e scritte di college e squadre di football statunitensi, firmate non so da chi, verosimilmente dagli ex-proprietari.
Nella “Time Isle”, cioè uno spazio dove sono disposte delle amache, sui pilastri di legno del patio vi sono scritte del tipo “Minnesota”, “Wyoming”, “Texas, Hi mum!”. Fanno molto atmosfera “Surfin’ USA”. Ragazzi, accattatevi un’amaca perché è una cosa fa-vo-lo-sa: ti sbraghi e ti fai coccolare dal lieve dondolio. Aaaah che goduria!

Più avanti nel viaggio ci sarà tempo per declamare nei dettagli la goduria dell’amaca, per ora lascio parlare le foto, che – al netto dei soggettazzi ritratti (de gustibus…) – rendono perfettamente il senso della “goduria”.

No, non è morto...Ma, quando dovesse accadere, beh non sarebbe un brutto modo di andarsene

No, non è morto…Ma, quando dovesse accadere, beh non sarebbe un brutto modo di andarsene

 

In mutande, amaca, cerveza, sigarettina...

In mutande, amaca, cerveza, sigarettina…

Ce ne torniamo a Playa del Carmen con il ricordo di un’isola veramente meravigliosa e della cui bellezza abbiamo intravisto molto poco: la barriera corallina (è meta ambita dai sub) e la parte Nord, senza una strada segnata sulla mappa e ancora selvaggia, meriterebbero un’altra visita. Ma il nostro tempo qui è terminato.
Notte a Playa: Capitan Tuttix, ci si diverte al solito posto, ritroviamo lì le ragazze emiliane e la siciliana Elisa. Il suo tono di voce e, sopratutto, la sua risata mi ricorda una vecchia conoscenza. Dopo Cozumel, l’Italia sembra ormai così lontana. In questo posto ci sentiamo a casa. Come dicono da queste parti: “mi casa es tu casa“.

...Lucano, fottiti!

…Lucano, fottiti!

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Onda sonora consigliata: Don’t worry Be happy di Bobby McFerrin

…E per i vegliardi come me che hanno rischiato la cecità ai tempi di Paradise e Laguna Blu:

Onda sonora consigliata: Paradise (OST) di Phoebe Cates

Poco messicana, ma ci sta tutta.

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6 responses to “Viva il Messico! Ep. #9 – Cozumel. Don’t worry, be happy

  • tiZ

    ti ho molto invidiato l’amaca con sigarettina e cerveZa

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  • Paolo

    Cavolo, Red! Fortuna che hai riportato la mia puntina indietro di qualche solco! Bellissimo articolo (divertente passaggio di penne e grafie incluso) e bellissima isola! Ecco l’origine dell’amaca, che spettacolo; se non è questa una signora vacanza! (le didascalie alle foto sono sempre fantastiche!) + (il cocco, quel cocco, con la ricotta ci sta benissimo!)
    [ma quanti punti esclamativi ho messo in questo commento?!…]

    Liked by 1 persona

    • redbavon

      Il Frank quando ha vergato il santo Diario Maya, lo ha fatto con una grafia che butteresti di sotto pure la Stele di Rosetta (e lui lo sa), ma è un vero spasso!
      Ci tenevo a farti vedere l’origine (e sono tre!) del mio amore per l’amaca. Le mie foto, a parte il soggettazzo, parlano da sole e il cartello Don’t Worry Be Happy appeso tra le amache era un tocco di classe di infinita saggezza. Peraltro l’area dove erano disposte le amache aveva un nome “la Isla del Tienpo”. Magnifico!…anche io ci sono andato giù pesante con i punti esclamativi. Questa vacanza ha un alto potere di contagio, anche dopo tanti anni di incubazione;)

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