L.A. Noire: quale Remastered, questo è il problema

Remastered, quale remastered, questo è il problema:
se sia più nobile nella mente non soffrire
e perciò una TV 4K e una PlayStation 4 Pro acquistare
o prender tra le mani  il piccolo schermo della Switch
e a L.A. Noire giocare dove ti pare? Morire, dormire…
…un’altra partita e poi smetto.

L.A. Noire è un videogioco che lascia una traccia importante nel modo di narrare e interagire per le motivazioni descritte nel precedente articolo. Un’opera non priva di difetti, ma considerata come evoluzione del genere “avventura grafica” è una pietra miliare.

Il 14 novembre scorso, dopo sei anni dalla sua originaria pubblicazione, sono in distribuzione le edizioni “remastered”, complete di tutti i contenuti aggiuntivi, per PlayStation 4, XBox One e Nintendo Switch.

L’analisi delle differenze tra l’originale e anche tra le varie edizioni “remastered” non è frutto di una “prova su strada” per motivi di tempo e vile pecunia. Tuttavia, avendo terminato l’avventura di Cole Phelps nel 2011, come accade per un bel libro, mi è salita la scimmia di ripercorre le strade della Città degli Angeli una seconda volta.

Perciò l’articolo che segue è una condivisione di quanto ho macinato tra riviste on line, video e immagini per individuare quale delle tre edizioni “remastered” si aggiudicherà la mia preferenza (e soldi).

L.A. Noire per PlayStation 4 e XBox One

Rispetto all’originale le edizioni per PlayStation 4 e XBox One beneficiano di una maggiore risoluzione video, da 1280×720 a 1920×1080, e, nel caso delle ammiraglie PS4 PRO e Xbox One X, di una risoluzione 4K e implementazione dell’HDR. In questa operazione  di “lifting”, le animazioni facciali confermano nuovamente l’unicità di L.A. Noire, sebbene la maggiore pulizia di immagine renda più evidente il distacco tra l’eccellente lavoro riservato ai volti e una minore rifinizione del resto. Certamene il lavoro di miglioramento della qualità delle texture rinnova lo spettacolo per gli occhi e rende giustizia al lavoro degli artisti in tutte le aree di gioco.

L.A. Noire originariamente è stato sviluppato avendo in mente il processore Cell della PlayStation 3, che tanti grattacapi ha dato ai team di sviluppo nei primi anni di vita di questa console Sony. A lungo, i videogiochi multi-piattaforma avevano prestazioni migliori su XBox 360 a causa della complessità della programmazione per un processore specificamente prodotto per la console Sony. Nel 2011 L.A. Noire era in contro-tendenza: girava meglio su PlayStation 3.

Lecito attendersi un netto miglioramento nella conversione su PlayStation 4 e XBox One sia per la maggiore potenza computazionale e grafica sia perché non esiste più una specificità nell’architettura hardware di queste due nuove piattaforme, anzi sono assai simili tra loro. L’impressione, però, è che queste due edizioni “remastered” non vadano oltre a un migliore sistema di illuminazione e una migliore percezione delle forme tridimensionali degli oggetti mostrati (“ambient occlusion”). Sembra che ci sia limitati ad appoggiarsi sulla significativamente maggiore potenza computazionale delle nuove piattaforme per ottenere un’esperienza fluida e una responsività ai comandi senza incertezze (il “frame rate” è granitico a 30 fps) a una risoluzione maggiore di quella originale.

Se avete la fortuna di possedere una TV 4K e una PlayStation 4 Pro o una XBox One X potrete godervi L.A. Noire alla risoluzione 4K e l’implementazione dell’HDR, ovvero HDR, acronimo che vuole dire “elevata gamma dinamica” (“High Dynamic Range”), che permette di migliorare la qualità dei singoli pixel in quanto emula una funzione che normalmente hanno i nostri occhi: percepire tutte quelle sfumature di luci e ombre che esistono nell’ambiente che ci circonda e contribuiscono sensibilmente a restituirci un’immagine reale del mondo. Nei videogiochi l’HDR restituisce un’immagine sempre più vicina al fotorealismo, sempre che la TV supporti questa tecnologia.

L.A. Noire per PlayStation 4

In definitiva, per chi ha già vissuto l’avventura di Cole, se si attende un radicale miglioramento, potrebbe ricevere una delusione perché l’impianto tecnico dimostra la sua età, nonostante i “trucchi” e i “belletti”. Per chi, invece non ha mai provato questa esperienza, è  un acquisto da consgliare senza esitazioni: potrà immergersi in una Los Angeles di fine anni Quaranta ancora più bella e sfavillante.

Un particolare comune a tutte e tre le edizioni è un cambiamento nell’interfaccia degli interrogatori. Nella versione originale Cole Phelps, dopo avere ascoltato la risposta a una sua domanda, può scegliere una di tre opzioni:  “Truth”, “Doubt” o “Lie” (Verità, dubbio o bugia).

Versione XBox 360: in alto a destra le tre opzioni “Truth, Doubt, Lie.”.

Nelle nuove edizioni le tre scelte sono diventate: “Good Cop”, “Bad Cop” e “Accuse” (poliziotto buono, poliziotto cattivo, accusa) che indicano più chiaramente con quale stile continuare l’interrogatorio.

Versione PlayStation 4: in alto a destra le tre opzioni “Good Cop, Bad Cop, Accuse.”.

L.A. Noire per Nintendo Switch

L’edizione per Switch conferma che la filosofia Nintendo ha almeno due frecce al suo arco: giocare ma in modo differente e la portabilità.

L.A. Noire per Switch, infatti, restituisce più di tutte le altre versioni il feeling da avventura grafica, rivelandone la vera essenza del gioco. Grazie ai sensori di movimento e al “touch screen” aggiunge all'”avventura” una dimensione senza  la necessità d’indossare un visore VR, che fa tanto “casco asciugacapelli Anni ’70”.

Non è una conversione perfetta, presenta luci e ombre, ma è L.A. Noire completo del suo ampio e dettagliato mondo da esplorare, funziona nonostante qualche compromesso ed è l’unica edizione che permette questa esperienza su una console portatile.

L.A. Noire fa uso dell’hardware della Switch in modi diversi rispetto a quello delle altre e più performanti concorrenti.

I sensori di movimento implementati nei Joy-Con sono ideali per muovere la visuale e ispezionare gli oggetti alla ricerca di indizi nascosti e assai minuti: una metà strappata di un biglietto del cinema, un’etichetta, un codice numerico sul retro di foglietto stropicciato. Quando si è prossimi a un indizio i Joy-Con vibrano per suggerirne la presenza al giocatore.

Se si passa in modalità portatile, si utilizzano i comandi “touch” per manipolare, ruotare, controllare qualsiasi cosa su schermo. Cole si muove interamente via “touch screen”: un doppio tap sullo schermo e il detective si muove in una direzione; è sufficiente trascinare il dito e Cole sfoglia le pagine del taccuino o esamina un oggetto, facendolo ruotare nella sua mano.

All’inizio la modalita “touch” può farci sentire più goffi, ma una volta memorizzati i comandi, è un’esperienza che ben si sposa con la portabilità.

Su Switch l’impianto grafico stenta, ha gravi lacune, inaccettabili considerando che è comunque un prodotto di sei anni fa. L’impressione è che il motore di gioco non sia stato ottimizzato per la macchina Nintendo. In modalità TV, l’immagine beneficia dello stesso miglioramento della risoluzione video di PS4 4 Xbox One, ma con un trucco: la risoluzione viene ridotta dinamicamente quando il carico per il processore diventa eccessivo, per esempio, in corrispondenza di strade affollate e trafficate. Tuttavia, per quanto la risoluzione venga dinamicamente ridotta è sempre superiore a quella nativa della PlayStation 3. Non altrettanto può dirsi per le prestazioni: nelle situazioni più dense di veicoli e interazioni con i personaggi, l’esperienza è minata da prestazioni anche inferiori all’originaria PlayStation 3.

L.A. Noire nelle tue mani

In modalità portatile, la risoluzione più bassa adottata per lo schermo più piccolo migliora drasticamente l’esperienza: i difetti grafici sullo schermo grande della TV sono meno evidenti e le prestazioni si attestano su valori che rendono l’esperienza fluida. La Città degli Angeli diventa nuovamente un bel posto da visitare.

I limiti hardware della Switch sono noti e, se non opportunamente programmata, il risultato è una gestione zoppicante dell’architettura “open world”.  Zelda: Breath of the Wild dimostra che la Switch possa gestire tranquillamente la complessità di un “open world”, ma L.A. Noire non è stato sviluppato da Nintendo e, per molti aspetti, è un videogioco più ambizioso. Il confronto tra l’edizione Switch in modalità TV e quella per PlayStation 4 non è lusinghiero per la console Nintendo, sopratutto considerando le prestazioni. Come esperienza portatile, anche con qualche rinuncia, non esiste nulla di simile.

Il dubbio che, in modalità portatile, lo schermo ridotto possa “nascondere” degli oggetti e indizi importanti è lecito, ma la versione Switch ha due inquadrature aggiuntive, assenti sia nell’originale sia nelle altre “remastered”: una più ravvicinata, utile per analizzare i dettagli più piccoli e nascosti; una seconda inquadratura  è distante, allarga il campo visivo sull’intera scena del crimine.

Questa edizione “remastered” per Nintendo Switch non migliora i limiti dell’originale, ma le imperfezioni tecniche e qualche texture a bassa risoluzione non possono essere le vere ragioni per non consigliare l’acquisto di L.A. Noire, se non lo avete mai giocato e amate le avventure grafiche. Per chi già possiede la prima edizione originale, suggerisco di attendere tra qualche mese la consueta riduzione di prezzo: la differenza di approccio è davvero intrigante.

Un ultimo mistero degno di Cole Phelps: il gioco richiede il download di 14 GB, comprendenti i dati di gioco necessari, alcune migliorie e risoluzioni di bug di carattere generale. E allora cosa diamine c’è sulla scheda nella confezione se il gioco ha una dimensione totale di 29GB? Chi ha la banda larga, lo scoprirà.

L.A. Noire per Nintendo Switch sembra fatto apposta per essere giocato mentre si viaggia in treno: sono sicuro che Hercule Poirot mi darebbe il tormento per farci una partita.

Menu ‘Noir’:

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15 pensieri su “L.A. Noire: quale Remastered, questo è il problema

    1. Elementare Johnny, elementare.: Switch, quando il prezzo scenderà. Moralmente esecrabile lasciargli 50 euro dopo che l’ho già spolpato.. Se non lo avessi giocato però già sarebbe nel carrello dell’Amazzone Spendacciona.

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        1. Troppa roba, effettivamente. Questo 2017 è stato un anno favoloso. Non ricordavo così tanti ottimi titoli dai tempi d’oro dei 16 bit.
          Nintendo poi sta centrando un titolo degno di essere giocato al mese come minimo. Se poi hai saltato la generazione prima, è la cuccagna.

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  1. Non sono un videogamer di giochi moderni, ho letto con interesse (non conoscevo minimamente questo titolo e le sue evoluzioni tra le varie console) ma… oddio, non sembra una grafica troppo vecchiotta in confronto a quelle odierne? 😮
    Pare rendere più in versione Nintendo Switch 😮

    Moz-

    Piace a 1 persona

    1. Caro Moz, convengo. Giudicare dalle immagini sul web è indicativo anche se ho passato in rassegna gallerie ad alta risoluzione e video HD,
      Non ho trovato, infatti, sulle edizioni PS4 e Xbox One questo balzo epocale. Su 4K penso sia ancora peggio, perché sappiamo quanto l’upscaling è una cosa, ma le texture, lo shading e altre amenità sono più complicate (e costose in termine di ore-lavoro) da modificare.
      Detto ciò, l’edizione Switch ha i suoi problemi (ingiustificati per una remastered) sopratutto se collegata alla TV, In modalità portatile è quanto di più vicino all’originale a livello di immagine e feeling, ma vi aggiunge i comandi “touch screen”. Pensa a The Secret of Monkey Island: sul piccolo molo, il gabbiano, con il dito faccio tre volte “tap” sull’asse e il gabbiano vola via.

      Piace a 1 persona

  2. Non avendo e non interessandomi le versioni Nintendo, ho saltato quasi mezzo articolo, stavolta niente morti 😝

    Ero tentato di prendere la versione PS4 dato che per la 3 non ho l’edizione retail ma ‘sto cambio del good/bad cop proprio in mi piace.

    p.s. nell’articolo di Syphon Filter ho usato una parte del tuo commento integrandola nell’articolo, spero non ti dispiaccia.
    p.p.s. ho parlato con Johnny per la serata gioco, si farà probabilmente per l’anno nuovo, ci aggiorniamo 😉

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    1. Il cambio del good/bad è solo “cosmesi”, non cambia gli effetti perché le linee di dialogo sono talmente tante che avrebbero dovuto rifare da capo parecchio, Quindi vai tranquillo.

      PS:
      Ho provato a rispondere sul tuo blog ma per qualche motivo all’anteprima, anche loggato, non pubblica, quindi ti riporto qui ciò che avevo scritto:
      Grazie! Mi fa molto piacere che la lunghezza del’intervento non sia stata considerata come invadenza. Quando scrivo di videogiochi, ho l’effetto che in meteorologia chiamano “bomba d’acqua”.
      PS: c’è un refuso spassosissimo proprio prima dell’integrazione della mia citazione. Hai scritto: “Un piccolo sORcio”. ROTFL :)))

      PPS: mi ha scritto Johnny, non ho ancora avuto modo di rispondergli. Ci aggiorniamo.

      Piace a 1 persona

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