Archivi categoria: 2010

(sbav)auguri di Natale

Dopo i (bav)auguri del 2008, è il turno degli (sbav)auguri del 2010…in foto sotto a sinistra il motivo d’ispirazione dell’ulteriore scivolosità del titolo.

Natale. Si avvicina. Ora è veramente vicino, anche se le vetrine già ci avevano provato addobbandosi a festa in netto anticipo, messaggi dal manco tanto subliminale sapore natalizio arrivano dalla cartellonistica stradale, come quella nell’immagine qui accanto: la pubblicità ammicca – eCcome ammiCca! – basta una spruzzata  di rosso&bianco e il gioco è fatto: l’automobilista maschio abbocca, segue inchiodata di freni, puzza di ferodo tutt’intorno (altro che abete!), schianto di tamponamento e bestemmione. Ah…siamo a Natale! Eh già! E’ Natale anche per i carrozzieri.

I programmi televisivi fanno a gara per avere il “caso umano” più sfigato possibile per alzare l’audience di un pubblico in questo particolare periodo iper-sensibile ai buoni sentimenti take-away. Se avete presente la lunga sequenza della partita di poker nel film “Il giocatore” (tit. orig.:“Rounders”) o quella con Bud Spencer e Terence Hill in “Continuavano a chiamarlo Trinità”, vi sarete accorti del gioco al rilancio di appelli per l’invio di un sms per beneficenza. Sarà, ma tutta questa corsa alla buona azione mi sa tanto di lavaggio di mani-coscienza-e-cervelli come Pilato fece a suo tempo in Palestina…eh sì perché tutto è partito da lì!

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Disney e videogiochi: il gigante si è risvegliato.

The Walt Disney Company, ma per tutti semplicemente Disney, non ha certo bisogno di presentazioni, visto che è una delle più grandi aziende dell’intrattenimento del pianeta e, potete scommetterci, della galassia quando finalmente – addio al traffico sulla tangenziale – scopriremo il teletrasporto. Però vi avverto: io la calzamaglia attillata come il comandate Kirk non la indosso…a meno che non mi affidiate 5solocinque minuti il timone dell’Enterprise. Ognuno ha il suo prezzo.

“Ognuno ha il suo prezzo” sembra avere pensato Robert Alan “Bob” Iger, presidente e amministratore delegato di Disney, quando ha deciso che era giunta l’ora per il venerabile gigante dell’animazione di entrare nell’intrattenimento digitale dalla porta principale e con il piede pesante: a gennaio 2006, Disney acquisisce Pixar Animation Studios. La “scommessa” (pari a ca. 7,4 milioni di dollari) su Pixar e il suo approccio digitale all’animazione è quasi obbligata visto che Lilo & Stich del 2002 è l’ultimo vero successo di Disney. Tuttavia, siamo sempre in un mercato in cui Disney è il punto di riferimento, un po’ appannato, ma pure sempre un gigante. Tutt’altra storia in un altro mercato dove il piccolo cliente di Disney sta migrando sempre più: i videogiochi.

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Se telefumando, non vedessi cavallucci marini, io smetterei.

Fumo subacqueo (c) 2010 RedBavon

Liberamente (d)ispirato da quella bella canzone “Se telefonando” e a un folle mixaggio di altre che non verrebbe in mente neanche al più allucinato dei DJ, fa ritorno il tabagista dell’Amore, protagonista – suo malgrado – di un’altra Storyetta, un’altra storia di sigaretta e non solo.

Si sa che il fumo nuoce gravemente alla salute e quindi come qualsiasi sostanza che è pericolosa, prima di sorbirla è opportuno dare un’occhiata al classico foglietto piegato piccolopiccolo e scritto piccolopiccolo che riassume le

(d)Istruzioni per l’(ab)uso: leggere con cautela, può indurre sonnolenza.  L’assunzione del prodotto può, occasionalmente, essere seguito da nausea e vomito. In letteratura non sono descritti casi di interazioni e incompatibilità particolari con l’assunzione di altre sostanze durante la lettura, tipo biscottini, thè, caffè, cioccolata calda. Posologia: una volta. Nei casi più gravi, procedere con una seconda applicazione, facendo attenzione ad ascoltare le canzoni che riempiono gli spazi vuoti delle parole e tutto ciò che questo tossico della tastiera non è riuscito ad esprimere per sue limitatezze nell’uso della Madrelingua (anche se ha chiesto il mio disconoscimento all’anagrafe…)

Ora che siete avvertiti…potete continuare a leggere.

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I bambini piccoli sono…piccoli, non fessi.

ovvero 10 piccole cose da sapere quando il joypad è conteso da un bimbo e un adulto (anagraficamente dovrebbe esserlo…)

Spira una strana aria: venti di “guerra” tra Microsoft KINECT e Sony MOVE sull’interfaccia utente del futuro, Nintendo fa spallucce e con la nuova console 3DS passa a rivoluzionare il videogioco portatile con il 3D…SENZA OCCHIALI o altre appendici; la mia “lista della spesa” è ingolfata da titoli decisamente intriganti; una tripletta di giochi portati a termine in questo fine di ottobre (Halo Reach, Dante’s Inferno e Heavy Rain) che non si vedeva dai tempi di quando m’inchiodavo davanti al tubo catodico e cantavo “Và, distruggi il male, và! (Goldrake!)”. Ho capito che, come l’anno scorsoNatale si avvicina.

Come il plenilunio fa scattare nel licantropo la trasformazione da uomo a belva ferina, così il periodo natalizio fa scattare nel pargolame una bramosia di Pleistescion, intendendo con tale storpiato termine il genere videoludico in toto, in barba ai milioni di euro spesi in campagne pubblicitarie da Microsoft e Nintendo. Il marketing dell’industria dei videogiochi, intanto, sente l’odore di carne fresca (ucci ucci, sento odor di dollarucci…). Genitori, siete finiti in padella. Potete decidere solo la cottura: cedere subito (cottura al sangue), resistere un pò (cottura media), cedere solo all’ultimo (ben cotta…). I Borg sono già tra noi e hanno solo sembianze diverse da quelle immaginate in Star Trek: assomigliano a teneri pargoli. “La resistenza è inutile”.

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Disney, alive and kickin’

Disney, tesori e ricordi.

Il titolo del volume potrebbe fare pensare a una retrospettiva della Disney e un omaggio al suo fondatore. In effetti, lo è…ma non sottovalutate mai la magia Disney. Un volume fotografico, da consultazione, che stupisce per la ricchezza di memorabilia e di contenuti. Considerando che l’autore, Robert Tieman, è stato direttore degli Archivi Disney a Burbank per 20 anni (si è ritirato nel luglio 2010), l’opera come raccolta e riproduzione di autentici tesori del passato è sicuramente il non plus ultra, ma l’autentica “magia” si compie quando li si tocca con mano. Ai ferventi sostenitori dell’e-book e ai frettolosi becchini che danno per spacciata l’editoria tradizionale, dò una brutta notizia: la carta è insostituibile. Da semplice consultazione di libro fotografico, il distratto sfogliare via via si trasforma magicamente in lettura interessata, intrattenimento, gioco, infine in esperienza emotiva grazie a un metodo creativo di raccontare una storia, che non appartiene totalmente al passato, ma vive nel presente e si proietta verso il futuro. L’acquisizione Disney di Pixar nel 2006 e di Marvel Comics nel 2009 dimostrano la continua tensione al futuro di un’azienda che potrebbe vivere sugli allori del passato.

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New York, gente strana, posti strani…

NewYork, gente strana.“People are strange”, “la gente è strana” è il titolo di una canzone di The Doors, forse scelta non a caso per fare parte dello splendido accompagnamento musicale di quel film che a molti è apparso molto più che “strano”, ma che per me è un capolavoro visionario: Donnie Darko. Anche io l’ho scelta perché sono stato un po’ di tempo fa in un posto strano e visto gente strana. Oggi ve lo racconto. Anzi…ve lo faccio vedere.

C’era una volta…

non tanto tempo fa, sarà stato due o tre anni fa, in un luogo lontanolooooontano, più lontano di quante “O” possa frapporre tra la prima e l’ultima lettera della parola “lontano” in questo piccolo spazio, talmente lontano che non tantissimo tempo fa, però più di duetre anni fa, diciamo un po’ più di cinque secoli fa, si pensava che non esistesse. Quando vi sbarcarono per la prima volta, pensavano di essere in un altro posto. Le cose-strane sono successe proprio dall’inizio della storia di questo luogo. Vuoi che non sia abitato da gente strana?

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Halo Reach

Halo è uno di quelle (rare) occasioni in cui non riesco ad aspettare: l’acquisto è al “Day-One”. Halo è una serie che ogni volta sposta qualche parametro avanti. Halo 2 è la ragione per cui ho acquistato la prima Xbox, che fino ad allora non avrei toccato nemmeno con un bastone 1) perché era Microsoft 2) perché era un PC “travestito” da console 3) perché ero un fesso con preconcetti. Sui titoli di coda di Halo 2, sono rimasto…”sospeso”, sospeso in uno stato di meraviglia, di stupore misto a quella sana insoddisfazione di quando ti capita qualcosa di buono e ne vuoi ancora, ne desideri esageratamente ancora. Deve essere qualcosa di buono, incontenibilmente buono: un cibo, una bevanda, un film, una musica, una poesia, uno sguardo, un pensiero, un bacio.

Non sazio, recupero il primo capitolo che avevo snobbato, Halo Combat Evolved, lo gioco d’un fiato fino alla fine e recito l’atto di dolore, dieci pater noster e altrettante Aveemmaria, faccio ammenda degli errori commessi, mi batto il petto, mea culpa mea culpa mea grandissima culpa, e mi faccio devoto al nuovo sparatutto in prima persona che fa miracoli: Halo.

Segue Halo 3 e sancisce la consacrazione della serie come “killer application”, cioè un gioco che vale l’acquisto della console, anche per la nuova generazione di console Microsoft: Halo non era successo estemporaneo, ma era lì per restare.

“Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi.” Clint Eastwood ne “Il Buono, IL Brutto e il Cattivo” –

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Deliver Hope

…per me comunque non c’è più speranza.

Io devo imparare a farmi i fatti miei. Ma è più forte di me. Chiamatemi “impiccione”, chiamatemi “curioso”, bontà vostra. L’ennesimo siparietto nell’ennesimo negozio di catena di videogiochi, un cliente indeciso sulla trentina abbondante, una commessa più giovane e amabilmente cortese: “Lui”, indeciso, la personificazione dell’ “asino in mezzo ai suoni”, in cerca d’aiuto o consiglio che facesse cessare una condizione d’incompiutezza e insoddisfazione; “Lei”, cortese, affabile, la personificazione de “il cliente è sacro”. Io lì per il solito giro di ricerca da mercato delle pulci e aggiornamento listini, normale routine con la speranza di trovare una perla nascosta o dimenticata…

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Birra e Fonzies

fonzies

No, non è un messaggio promozionale. E’ un messaggio emozionale.

Fortemente.

Forte come questa sensazione in questa fine giornata di venerdì sera che mi ha inondato.

Difficile da descrivere o, meglio, potrei ma, sapete com’è…non voglio. Me la abbraccio, come fosse un bambino, m’inebrio del suo profumo e mi ci sto rannicchiato intorno, come se volessi proteggerla dall’esterno e non lasciarla andare mai via.  L’unica cosa che vorrei ora è…Birra e Fonzies, sì!

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Cocco Loco 4 Fun Beach Dream Party for 4

Ringraziamento a 4 cari amici per una splendida serata.

Onda sonora consigliata: When We Dance (Symphonicities – Sting)

FREGENE – Niente smoking o scarpe lucide, tacchi alti e abiti d’alta moda, ma abiti di bianco e freschissimo lino dall’anima un po’ retro: Titti, Rita, Manuela ed Eric hanno festeggiato una quaterna di compleanni, 46-49-60-50, tutti da giocare al lotto per una combinazione vincente sulla ruota di Roma. Il festeggiamento è stato fatto con una serata d’altri tempi, quelli della Fregene ai fasti della Dolce Vita, il 16 luglio nella romantica cornice della spiaggia antistante al lido del Cocco Loco, riservato appositamente per l’evento.

La serata ha richiamato sull’arenile nomi illustri della società romana e i loro giovani rampolli. Imprenditori di importanti società, professionisti di successo, rampanti “quadri” e semi-direttivi di primo pelo, semplici impiegati, oneste casalinghe, disoccupati e perditempo hanno brindato sprofondando i piedi nudi nella sabbia e cercando di non trasformarsi in un’orrida pira a causa delle candele disposte per terra in esili sacchetti di carta, zavorrati con la sabbia. Lo sanno anche i bambini dell’asilo che la carta brucia a contatto con la fiamma, un impianto di illuminazione elettrica (anche a basso consumo) avrebbe sì impattato sui costi dell’evento (e tasche dei festeggiati), ma avrebbe senz’altro giovato alla serenità degli intervenuti.

Tuttavia la cena a lume di candela ha il suo fascino romantico, perfettamente inserito nel contesto. Forse un tantinello affollata per essere romantica da tipica “cenetta a lume di candela”. Ma tant’è.

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Belzebù con il joypad in mano

Storia (ennesima) di videogiochi, disinformazione, alienazione umana e violenza quotidiana.

Casus belli l’ennesimo articolo che, riportando il fatto di cronaca di un sedicenne ricoverato per “overdose” di videogame, coglie l’occasione per rinnovare un messaggio di estrema pericolosità del medium nonché l’ombra di un’ormai dilagante nonché subdola e silente Peste, che s’infiltra nelle nostre case e colpisce i giovani virgulti della nostra società. Amen.

Dopo avere letto tale notizia e relativi articoli” da più fonti (Secolo XIX , TG.com), riprendendo il joypad in mano e gironzolando senza meta per Liberty City del primo GTA III, m’è sembrato anche di sentire un persistente odore di zolfo. Belzebù non imbraccia più il forcone, ma un joypad wireless. Miracoli dell’evoluzione tecnologica o secolarizzazione della religione?

Nel bene e nel male, è l’ennesimo caso in cui è riconoscibile il rapporto tra videogiocatori e non-videogiocatori, che esiste da quando i primi pixel hanno iniziato a prendere vita…interattiva.

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Bacco, tabacco e una piccola Venere.

Il sole fa sentire i suoi deleteri effetti sullo scioglimento dei ghiacci ai Poli e di materia organica di corpo e testa degli esseri (noi) umani. Non faccio eccezione e, nel mio piccolo, il terzo “episodio” di Storyette, storie di sigarette, è testimonianza che il caldo fa male. D’altronde lo dice pure la Tivvù…a dire il vero, ogni santa estate, ogni (meno) santo telegiornale ci propina il solito servizio sul caldo “assassino” (?!?), che è lo stesso identico “servizio” dell’anno precedente e di quello prima…e di quello ancora prima e via indietreggiando. Un “must” estivo insieme all’immancabile – ahimè – servizio sui “cani killer” e al gelato spiattellato sull’asfalto appena usciti dalla gelateria.

Non indugiate oltre e prima che l’afa riduca i neuroni a sudore, sorbitevi “Bacco, tabacco e una piccola Venere”. Serviamo il numerooooo….


Era de maggio…

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Era de maggio. Inizia così il primo post di giugno. Se la consecutio dei mesi è banale per molti, non lo è per me. Vi assicuro.

Inizia con il titolo di una bellissima canzone della tradizione napoletana, in giro c’è una stupenda versione interpretata da Battiato. Da brividi lungo il lungo collo, gigggiù luuuungo la schiena. E sapete che vi dico: me la ascolto in contemporanea al fluire dei pensieri che mi hanno tirato fuori dal letto e sbattuto davanti allo schermo a quest’ora (bas)tarda a metà tra la notte del giorno prima e le primissime ore del giorno dopo.

Maggio. E’ da qualche anno che mi perseguita. Una persecuzione a base di gioia, tristezza terribile, piccoli sorrisi, un sorriso poco più ampio e di nuovo tristezza. Come mi ripeto, la vita è un integrale con la curva che sale e tocca i punti più alti nei momenti di felicità e precipita nei punti più bassi nei momenti di tristezza. La formula dell’integrale non la conosco vuoi perchè i miei due esami di Analisi (matematica) sono i miei punti più bassi del libretto universitario vuoi perchè la vita è troppo complessa per ridurla a una formuletta.

Potrei fare inziare il mio anno da maggio e festeggiare il CapodiMaggio, proprio come il resto del mondo – a parte i cinesi – a dicembre. Il primo di maggio inizia una strana trepidazione, con l’ansia dell’attesa che monta, un’attesa non si sa bene di cosa, un misto di sensazioni, dolci e amare, l’ansia dell’incertezza di ciò che ci attende, la trepidazione del superamento di una tappa, in un modo o in un altro. Montano le sensazioni e i pensieri, fanno a gara a scavallare gli uni sugli altri. Una rissa emozionale. La conseguente confusione lascia perplessi, ma allo stesso tempo scalpitanti, frementi. Via via che passano i giorni, tutto s’ impasta, inizia a formare un “malloppo” di pasta che lievita, lievita, lievita e riempie tutti gli interstizi all’interno. I ricordi sono il lievito. I ricordi belli, quelli brutti forniscono quella forza all’impasto che altrimenti, in altri momenti dell’anno, sarebbe rimasta inerte. Vallo a spiegare alla gente perchè pubblichi post a ora da vampiri. E che non ho “digerito”, m’è rimasto un peso sullo stomaco. Lo stomaco…la sede dell’anima per i giapponesi. Forse hanno ragione.

I giorni di maggio passano a un ritmo che assomiglia a quella musica favolosa di Ravel, il Bolero: una musica che fa venire voglia di ballare, anche se a fare il maniaco in attillata calzamaglia non mi ci vedo, una musica che ti rapisce in un crescendO di suoni, archi e ritmo ta-taratatà-taratatà-taratatatatatatà , i fiati iniziano piano piano piano, in sottofondo gli archi e l’arpa cadenzano un ritmo al limite dell’ossessione, ta-taratatà-taratatà-taratatatatatatà , e così archi e fiati si rincorrono, s’incrociano, si rispondono, uno sempre un po’ più forte dell’altro, fino a diventare una melodia chiara, netta, limpida cresce cresce cresce cresce e diventa un trionfo!

Un trionfo di sensazoni, pensieri, ricordi ed emozioni, nel bene  e nel male, che trova la sua naturale fine nel Capodanno o, meglio, nel CapodiMaggio.

Il CapodiMaggio è il 21. E il botto è forte. Piedigrotta, al confronto, è una miccetta sparata da un bambino. Non c’è spumante o champagne, non risuonano tintinnii di calici o voci  di auguri. Solo un roboante…silenzio.

E diceva: “Core, core!  Core mio luntano vaje:  tu me lasse e io conto l’ore chi sa quanno turnarraie!”

E’ sempe ‘e maggio.

Era De Maggio (versi di Salvatore di Giacomo, musica di Mario Pasquale Costa, interpretata da Franco Battiato )

Al mio papà e agli zii che quest’anno gli sono andati a fare compagnia. Log…out.

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Darksiders: Wrath of War

Darksiders: Wrath of War ( Vigil Games, THQ, 2010) è una tipica avventura d’azione hack’n’slash, cioè “spacca e affetta”. La direzione artistica è stata affidata a un rinomato artista, disegnatore di fumetti Joe Madureira (X-Men, Battle Chasers, The Ultimates) ed è subito evidente la cura dei dettagli dei personaggi, davvero strepitosa. Lo scenario è la Terra al suo Ultimo Atto: è giunta l’Apocalisse, scatenata da un’invasione di una furiosa genie demoniaca. Il protagonista è Guerra (War) – il primo dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse – che giunge sulla Terra evocato dall’Apocalisse: scoprirà di essere rimasto l’unico Cavaliere e che l’Apocalisse è una falsa…partenza. Semplicemente l’Apocalisse non sarebbe dovuta accadere in quel momento, c’è un complotto in atto che chiaramente evito di svelare.

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Batman:Arkham Asylum

In Batman:Arkham Asylum (Rocksteady Studios, Eidos Interactive, 2009) il giocatore inizia la sua avventura scortando l’acerrimo nemico, Joker alle patrie galere, l’Arkham Asylum. Ciò che in apparenza è la fine dell’ennesimo scontro con Joker a favore del nostro eroe mascherato, si trasforma in una trappola, confermando che il videogiocatore attira la sfiga come il miele l’orso.

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Ghost in the Shell 2.0

“Fantasma nel guscio 2.0”, questo il titolo dell’appuntamento che vi a-ttocca questa volta. Un’irrefrenabile e inspiegabile compulsione sadomaso vi ha ghermito e obbligato a puntare su queste pagine, che non sfigurerebbero come “Rubrica dell’ Amore” sulle nostre provincialotte testate (nel muro, dovrebbero darle) di rotocalchi meno-male-solo-mensili in materia di inciucio o scandalo al sole. Ma era molto meglio il film, se è per questo.

Sarà sicuramente capitato di ritrovarvi immersi nella lettura (?) di una rubrica del genere in una qualsiasi sala d’attesa, dal parrucchiere, barbiere, dentista, commercialista o dottore. Avete un’idea di quella sensazione e dell’assoluto vacuum che s’impadronisce di voi in quei momenti. Il senso di “vuoto” tra il dolore di una carie, aspettando quello del trapano; tra degli indisciplinati ricci (ma naturali) e l’acconciatura alla moda (e colore innaturale); tra “è solo stress e cosa da niente” e ritrovarsi una prescrizione di esami in batteria, che è già un miracolo che ne esci vivo dalle file alle varie ASL.

Ecco questo è il tono del post che si sta formando a quest’ora da vampiri. Un’ora tarda che ispira i vampiri e…le minchiate! Non sono un vampiro , quindi… …Potete arrivarci.

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Falcon 4.0 Allied Forces. Falcon strikes back!

Falcon strikes back!

It was the Microprose Era.

For an old gamer like me, Microprose was synonymous of top-notch simulation, huge manuals, big and beautiful box (carton box, not that plastic Dvd box): the final result was sensation to-be-there, in the cockpit. It creates a world worth to live, a world worth… flying even if it was all between your mind, eyes and screen.

In 1998, when Microprose released Falcon 4.0, it was the definitive F-16 simulation. I think, THE simulation. Even if it was very bugged, I never regret any minute spent playing…er…flying.

Then simulation niche market collapsed. Microprose closed. Falcon’s franchise, too.

Falcon’s web community became the reference for every Falcon orphaned pilot and released a lot of mods. I say “pilot” because to master that simulation, you have to have to study manuals, procedures, maps. Maybe someone think this is a game and I don’t want to study anything, but – let me assume the odd teacher’s role – studying the manual (huge one) adds deep in gameplay and gives real satisfaction.

In 2005, Graphism Entertainment released Falcon 4.0 Allied Force, developed by Lead Pursuit. Falcon strikes back! Falcon 4.0 Allied Force has its roots in the original Falcon 4.0, but it adds improvements to a lot of simulation’s main aspects: stability (the first real problem in the original version), artificial intelligence, dynamic campaign , multiplayer. It also improved some other aspects as the user interface, graphics, campaign theatre (It adds the Balkan Campaign).

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Falcon 4.0 Allied Forces. Il Falco torna a volare!

English Version

Il Falco ritorna a volare!

Quando su un sito di commercio online, leader della distribuzione retail nel Regno Unito, ho visto a poco meno di 6 euro Falcon Allied Force, LA simulazione di F-16 Falcon e volo militare, un fremito mi ha colto e non ho potuto che urlare (dentro di me, ancora non voglio essere internato) : Il Falco è tornato! Il Falco torna a volare!

Rispolvero una recensione fatta per un portale in lingua inglese, la ritraduco in italiano (miracoli di hard-disk che muoiono portandosi nella tomba tutto il contenuto!) per LA migliore simulazione di volo militare mai prodotta. E visto il collasso della nicchia di mercato delle simulazioni di volo, anche una delle ultime degna di tale nome.

Falcon 4.0 (1998)

Erano i tempi della “Microprose”. Per un giocatore di vecchia data come me, Microprose  è sinonimo per eccellenza di giochi di simulazione, corposi manuali stampati a colori, voluminose e fantastiche confezioni in cartone (non quelle banali scatoline tipo DVD, tutte uguali, in plastica): l’insieme di tutti questi elementi rendeva l’esperienza appagante, aumentava il coinvolgimento, stimolava nuove conoscenze e la curiosità di cercarne altre, riusciva a ricreare la sensazione di essere-lì, nell’abitacolo. Ricreava un’esperienza che valeva la pena di…volare, anche se solo nella propria testa, occhi e schermo.

Nel 1998 Microprose pubblicò Falcon 4.0, la simulazione definitiva di F-16 Falcon. Con il passare degli anni, potendo giudicare anche i prodotti similari pubblicati in seguito, possiamo tranquillamente affermare che Falcon 4.0 è LA simulazione. Sebbene la prima release fosse piena di bug, non ho mai rimpianto un solo minuto speso a giocare…volevo dire: volare!

Di lì a poco, il mercato dei simulatori di volo, all’epoca già ridotto a mera nicchia di “irriducibili” della simulazione, collassò definitivamente: Microprose chiuse  nel 2002  e Falcon 4.0 cessò di esistere.

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A 14e99, che fai???…GIELO LASCIiii?!?

Se qualcuno è stato attratto dal titolo, riconoscendo l’istinto ossessivo e compulsivo che ti assale quando le grandi catene di abbigliamento strillano da cartelli dai colori sgargianti “solo NOVEeNOVANTA”, irresistibile richiamo di una sirena interessata solo al vostro portafogli, state leggendo le righe sbagliate. Non continuate oltre: qui si parla di videogiochi. Scusate ma non ho resistito e so per certo che qualcunA c’è caduta con tuTTe le scarpe, eh? E la dedico a… <in English pleeeease> …Te(a).

I prezzi dei videogiochi sono un argomento “caldo”. Se per giocare al grande (Harry) Pitfall nel 1984 occorreva impietosire i propri genitori a sborsare circa 90.000 lire (meno di 47 euro), oggi ho visto un’attempata signora non battere ciglio e pagare 69 euro per il gioco Piovono Polpette. Potere del marketing, esigenza “fire & forget” di fare un regalo “politically correct” con gioco-non-violento al bimbo (provate a farlo scegliere tra God of War 3 e Piovono Polpette)…Oppure devo ammettere che i giovani virgulti del 2000 sono molto più bravi, ruffiani e convincenti di me, giovane virgulto nel 1984.

Pagare 60-70 euro è amorale, anche se si tratta dell’ultimo imprescindibile capolavoro dalla grafica raccogli-la-mascella-da-terra. Giocare a un buon gioco e spendere poco? Si può.

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42, passati. Olè!

Non sono  nuovo all’autocelebrazione, ce n’è traccia da qualche parte qui in mezzo, che i detrattori ci azzuppino il pane, prego accomodatevi.

40+2 avrei scritto continuando quella “storia”.

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GTAttila, flagello diDDdio!

No, non sono stato io, non c’entro nulla…io non ci volevo venire in questo blog

Onda sonora consigliata: Remember the Name (Fort Minor)

Qualche giorno fa, ero a curiosare in una catena di noleggio e vendita di film e videogiochi (chi ha detto “Blockbuster!” ha vinto la bambolina…), passavo il mio sguardo lungo le confezioni di videogiochi sullo scaffale come la cassiera passa al supermercato i pacchi di pasta e i barattoli di conserva al lettore ottico. Copertine, titoli e prezzi si mischiavano nel cervello  in un caleidoscopio di colori e numeri, che venivano registrati e confrontati con quelli dei siti di commercio online, fornitori ufficiali della mia dose mensile di videometadone. Più implacabile del T-1000 in Terminator!

Nell’esercizio di questo voyeurismo (ognuno ha le sue perversioni), ero ormai prigioniero della frustrante sensazione vedere-e-non-(trovare da)comprare, quando la mia attenzione viene attirata da un simpatico siparietto tra mamma sull’abbondante quarantina e figlio paciocco sulla decina. Mamma, alludendo a un gioco oggetto del desiderio del bimbo sbavante: Ma è violento? <tono minaccioso misto a rimprovero> Perchè se è violento, NON TE LO COMPRO!. Bimbo, senza scomporsi e con un’aria ingenua e al contempo professionale come da scafato venditore di aspirapolveri porta a porta: No, mamma, è un gioco di macchine, tu scegli l’auto e giri per la città, fai le missioni…E’ BELLO! …l’espressione nello sguardo del bimbo era quella tipica dei cani con palla in bocca che vogliono giocare e ti guardano con gli occhi pieni di tenerezza, la coda che mulina all’impazzata nell’aria e sembra dirti “Eddai!Eddai!Eddai che ci divertiamo!Eddai!”. La mamma, per niente intenerita (con molta probabilità i cani li odia), guarda il bimbo con una diffidenza che l’italiano medio non riserva nemmeno allo sconosciuto per strada che gli offre un I-Phone da 600 euro al prezzo di soli 100 euro perchè per sua stessa ammissione…lo ha appena rubato (ma è…ricettazione!!!!!!!). Rigira tra le mani la confezione del gioco come un artefatto alieno caduto da un UFO proveniente da Betelgeuse, la gira sul retro…il marketing qui si gioca tutto…ma la mamma non ci capisce nulla di videogiochi e nulla possono fare capire quelle quattro piccole foto e una descrizione da bignami in carattere troppo piccolo anche per i suoi occhiali. Sbuffa spazientita, maledicendo ‘sti giochini, butta un occhio al sottoscritto che era accanto, percepisco che le è baluginata l’idea di chiedere un consiglio, io ho un sussulto, sto per intervenire con un secco Signora miabbbella, senta un pò…ma tutti i videogiochi sono di fondo violenti, i bambini non si divertono se non possono sfasciare, fare esplodere, creare casino…è eccitante…è fico!…Glielo compri e stia con lui un pò a guardare mentre gioca, magari spiegandogli dove è il bene e dove è il male…. La mamma, quasi avvertisse il pericolo dell’imminente logorroico pistolotto sfugge il mio sguardo come la mangusta sfugge il morso del cobra, inquadra sulla copertina il bollino PEGI che riporta “18(anni)” e Zzzac! Azzanna dietro al collo il serp…bambino: E’ violento! Non te lo compro.Il gioco è “Grand Theft Auto IV”, conosciuto più semplicemente come “GTA”.

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Stan Trek

un libro scritto da Ted Rall

Editore: Becco Giallo

Ted Rall è un GRANDE! Ted Rall è semplicemente un grande scrittore, fosse pure che s’ignori essere stato finalista al Premio Pulitzer e abbia vinto per due volte il premio per il giornalismo Robert.F.Kennedy. Avvicinatomi per la curiosa assonanza con StaR Trek, irresistibile quanto vedere il comandante Kirk che impartisce ordini dalla plancia del maestoso vascello spaziale Enterprise in calzamaglina attillata tipo ballerino di danza del Bolshoi! Stan Trek è un viaggio nell’Asia centrale post-sovietica e il Medio Oriente: lungo la Via della Seta, attraverso luoghi difficili anche da pronunciare di fila. Provateci voi, senza fermarvi: Kazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan. Ma non solo: la provincia del Sinkiang (Cina), Afghanistan, il conteso Kashmir con la Strada del Karakorum, tra le più pericolose al mondo, fino al Pakistan.

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EUFumORIA

Continua la storia di questo tabagista dell’Amore, un tossico di questo sentimento. Per chi si fosse perso la prima nicotinica storyetta, non che si sia perso molto, ma la nicotina porta dipendenza e così non ho potuto fare a meno di ritornare, come l’omicida, sul luogo del delitto (della lingua italiana). EUFumORIA.

Una storia che inizia bene (“Eu…” prefisso che indica “bene”), ci si accende una sigaretta (fumo), con una crescente sensazione di benessere e improvvisa felicità (euforia), che culmina nella fine dell’emozione (moria, morte, fine) e della sigaretta (il fumo fa male e fa morire). Se non vi spaventate per i titoli contorti e ritorti, per i prossimi 5 minuti siete miei graditi ospiti. Caffè? Sigaretta?


(b)Avatar

Ne avrete sentito e ri(sentito)sentito parlare(parlare), magari avrete già visto questo nuovo film di James Cameron, Avatar. Quale necessità impellente allora mi spinge a scrivere nel bel mezzo della notte ascoltando i Notturni (what else?) di Chopin? Se arrivo – come mio solito – in ritardo, in mostruOso ritardo rispetto a tutti i mezzi di comunicazione conosciuti, chiacchiere d’ascensore incluse, cosa è che giustifica questo mio piacere a battere questa sadomaso di tastiera? Fossi in voi, me ne sarei andato a zonzo per Infern-et su altri gironi di dannati del web a leggere qualcosa di più interessante, ma se ancora state leggendo, oltre al mio sentito e ruffiano ringraziamento (fusa di rito), vorrà dire che mi state dando fiducia. O non avete proprioMAPPROPRIO nulla da fare.

Sull’onda fluida di queste note di pianoforte, le dita indugiano un po’ con i pensieri che rimangono incastrati frazioni di secondi più del solito, il pensiero parte, le dita, trepidanti, come un bimbo che aspetta di scartare il regalo, si preparano a ricevere le sinapsi, ECCO arrivano! Qualcuno arriva dritto, trova subito la strada del tasto, anche colpisse quello sbagk…sbagliato, torna indietro a correggere, deciso fissa il nero sul bianco. Molti altri pensieri invece rimangono un po’ tra le falangi, si fermano alla base delle dita, nelle conche delle nocche, si fanno blandire da promesse future nei sentieri del palmo. La musica di Chopin fa quest’effetto, trattiene i pensieri…sembrano dirmi: “ancora un po’, fammi restare ancora un po’ ad ascoltare questo pianoforte. Poi GIURO che mi spiattello sullo schermo proprio come vuoi tu. Faccio quello che vuoi, ma fammi stare un altro po’ qui ad ascoltare. Ti prego”.

Io, lo sapete, ho il cuore di burro con i miei soldati che mando a finire (morire) sullo schermo: al condannato non si nega l’ultimo desiderio. A dire il vero, sono rimasto irretito da questa musica: ho iniziato a volere scrivere di Avatar, mi ritrovo a scrivere dei Notturni di Chopin con le dita che danzano insieme ai pensieri al suono di un pianoforte che è il canto di una bellissima sirena che non ti molla finché ti butti giù dalla nave. Ovvero tasto STOP sul player di I-Tunes.

Ma credevate davvero che avrei scritto una recensione su Avatar? C’è di meglio in giro, roba professionale, attendibile, autorevole, non c’è paragone con questa specie di…BLeahOG. Se il sub-DOLO(SO) mea culpa ha funzionato, siete di nuovo qui a scorrere questo infame testo o testo da infame (chi scrive, appunto). Andrò quindi ora al punto: Avatar è…

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Sherlock Holmes: il ritorno dell’Avventura.

Sherlock Holmes

Un film di Guy Ritchie con Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly. Genere: Azione-Avventura. Età consigliata:+13. Durata: 128 minuti.  Warner Bros Italia uscita 25/12/2009.

Sherlock Holmes è un film che mi ha sorpreso. Una sorpresa in senso positivo. Un film su Sherlock Holmes, l’ennesimo, può essere un film piuttosto prevedibile a ragione dell’arcinoto personaggio e del numero di film che gli hanno reso omaggio. Questo Sherlock Holmes di Guy Ritchie, invece, è qualcosa che ti prende in contropiede. Non è scevro di clichè e di una trama banale, ma rivisita i personaggi in chiave sorprendentemente diversa, densa di sfaccettature, rispetto a quanto fatto in altri film in passato, restando tuttavia fedele alla caratterizzazione originale del suo creatore, Sir Arthur Conan Doyle e al contempo contestualizzando Holmes e Watson ai tempi moderni. Cadendo nella trappola dei paragoni, mi è venuto subito in mente di accostarlo piuttosto imprudentemente (e con una certa audacia) a Indiana Jones.

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