Ciao Bud

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Tra una bottiglia e una baldracca, una baldracca e una bottiglia…

Lunedì notte, ero decisamente stanco, ma sazio per la Euroscorpacciata che ci ha visto finalmente vincenti contro la compagine spagnola, a parziale rivalsa delle tante, sportivamente parlando, “umiliazioni” subite negli ultimi anni.

Non mi considero, anzi, in assoluto non sono un devoto del reinventato “oppio dei popoli” di marxiana memoria, al secolo “Dio football”; mi piace a volte vedere una buona partita, nulla più.

Però, scusate e comprendetemi…

In questa Spagna io ci vivo da 8 lunghi anni e le mie orecchie ne hanno dovute “ascoltare” ben più di quanto possano averne potuto o dovuto vedere, quisquilie semantiche, gli occhi di un ben più noto replicante al largo dei bastioni di Orione.
Pertanto, sentitamente e – come si dice qui – “sencillamente”: “Tié, zitti e a casa!”.

Cosa dimenticavo poi? Ahhhh , ora ricordo, scusate il “Momentary lapsus of raison”…

Olé!

Ora, però, dopo il giusto sfogo (a ben vedere aggiungo, a posteriori, anche foriero di una bella dose di sfiga) ricomposti e recuperato un poco il contegno, proseguiamo.

Distrattamente, come da routine notturna quasi obbligatoria, ultima sana e caparbia istanza prima del rinconciliatore sonno, che mi divide da un’altra massacrante e interminabile giornata lavorativa, ero dedito alla sacra pratica dello “Sfoglione notturno”.

Dicesi “sfoglione notturno” quando il sottoscritto, in “mutandoni ascellari”, sigaretta accesa e rutto libero (lo so, non é una bella immagine, ma rende abbastanza bene l’idea), che in un ultimo estremo tentativo di ribellione e auto-determinazione, di “resistenza passiva” alle pressanti e fagocitanti obbligazioni del quotidiano vivere, dinanzi al vecchio PC acceso, sfoglia a ruota libera e senza progetto alcuno, pagine Internet in modalità random, con l’assurda pretesa di comprendere almeno un poco, cosa sia successo nel mondo in “sua-mia forzata assenza”.
Distrattamente, pagina dopo pagina, gli occhi quasi chiusi; il puntatore del mouse schizza veloce silenzioso da un lato all’altro dello schermo, quasi come pattinatore sul ghiaccio a cercare un’utopica perfetta geometria fatta di attrito, mancanza di esso e taglienti spruzzi di ghiaccio a fendere l’aria.

Distrattamente…É morto Bud Spencer.

Non ho cliccato sulla notizia. Il titolo diceva abbastanza. Lascio i dettagli a chi lo abbia davvero conosciuto; a chi, tra i suoi cari, ne porti il peso dell’assenza nel profondo del cuore.

Troppe volte e con modalità simili negli ultimi anni, ho appreso della scomparsa di persone con la stessa “disattenta distrazione”: artisti, cantanti, attori o game-designer, che seppure lontani fisicamente e affettivamente da me, sono stati parte fondamentale, nel bene o nel male, con le mie virtù e i miei moltissimi limiti, nel formarmi nella persona adulta che ora sono.
In ordine assolutamente casuale cito: Pino Daniele, che insieme alla grandiosa umanità di un indimenticabile Troisi, mi ha fatto innamorare con le sue prime melodie, quando ancora essere napoletani, romani o milanesi, non era uno scotto da pagare al box-office, ma un segno orgogliosamente distintivo della sfaccettata, variegata e bellissima diversità dell’Italia che fu, di una città, senza neppure avere avuto il privilegio di visitarla; l’enorme Lucio Dalla, senza la cui voce a illuminarne le vertiginose e vorticose profondità, anche il mare sembra a guardarlo oggi, molto più profondo e minaccioso; il visionario Miyamoto-San, che nella cortese e riverente figura di presidente di “multinazionale quotata  in borsa”, tra codici binari e resoconti annuali agli azionisti, non sapeva o voleva celare, con la limpida e gioiosa trasparenza del suo sguardo, l’istinto e la curiosità del bambino che “aveva dentro”.
Bud Spencer, nella vita Carlo Ped…No, non sono decisamente la persona più adatta per redigere cronologi o biografie, che “enumerino gli innumerevoli” pregi e sorvolino sugli “insignificanti difetti” di un uomo che non ho avuto il piacere di conoscere personalmente.

Ciascuno di noi, nell’arco della propria esistenza, deve purtroppo fare fronte (legge di vita, si dice; é sicuramente vero) ai propri personali lutti, davvero profondamente e tristemente sentiti, che ti straziano l’anima, che segnano un prima e un dopo nel nostro sentire di esseri umani.

Nell’Era della globalizzazione dell’informazione in cui, nascosti dietro un nick, c’è quasi l’esigenza compulsiva di commentare qualsiasi cosa a prescindere, generalmente in queste occasioni il classico “R.I.P.” é da me sentito (magari sbagliando, ma tant’é) con la stessa ripugnanza per le piccole folle che si fermano a curiosare in caso di incidenti.
Un crescendo di speculazioni, di “Io c’ero!” e “Poverinooo” che s’intrecciano in un viscido e sudicio abbraccio con la brama di vedere qualcosa in più di ciò che giace sotto a un lenzuolo imbrattato di sangue.
L’irrispettuosa spettacolarizzazzione della morte vissuta come catarsi.
Mi ricordo ancora di come da bambino, in lacrime, al il funerale di mio nonno, fui davvero sul punto di scoppiare in una fragorosa e liberatoria risata, trattenuta davvero a stento, nell’ascoltare il prete di turno descriverlo nell’omelia così: “Fervente credente nonché assiduo frequentatore della locale parrocchia, dove immancabilmente si presentava ogni Domenica, (cascasse il mondo, aggiungo io) tanta era l’incrollabile e granitica devozione!”.

Mio nonno?!

Che a suo dire, dal giorno del suo matrimonio non era tornato a posare piede su di un qualsivoglia suolo consacrato, pena orticarie allucinanti!

Uno dei più grandi, convinti, goduriosi blasfemi, che in vita mia abbia mai avuto il privilegio e l’onore di ascoltare!
Mio nonno! 

No, non sono qui oggi per celebrare o ricordare l’uomo come tale, non é davvero compito mio.

Ciò che vorrei condividere però, con chi avrà magari avuto la voglia o la pazienza di arrivare fino a questo punto, è il sentimento di stima che provo per l’attore e per ciò che ha rappresentato nella mia e, spero, vostra infanzia.
Un grazie sentito per tutte le allegre e spensierate risate che da bambino, con i miei cari riuniti intorno a un televisore, quando tutto era magari un poco più ingenuo, ma sicuramente più vero, mi ha regalato.

Grazie per la genuina e scanzonata semplicità delle innumerevoli pellicole e personaggi interpretati, tra una scazzottata , uno sberleffo, una baldracca e un “Ce la giochiamo a salsicce e birra?”, trasmettendomi, senza arzigogolati discorsi o monumentali Shakespeariani monologhi, chiari i valori di giustizia, di lealtà e di necessaria difesa del più debole.
Strane coincidenze della vita: oggi risiedo proprio al lato di quel Vicente Calderon che fece da sfondo a uno dei suoi più riusciti e divertenti film, in compagnia dell’inseparabile amico Terence Hill: “Altrimenti ci arrabbiamo”.

Quella notte, sono uscito sul balcone di casa, ho acceso l’ennesima sigaretta e ho socchiuso leggermente gli occhi…per un solo piccolissimo momento, mi è sembrato vederlo passare, sorridente, a bordo di una nuovissima e fiammante dune buggy rossa.

Nota a margine (by RedBavon)

Bud Spencer ha segnato anche la mia infanzia in modo netto; insieme a Giochi senza Frontiere, i suoi film, da solo o in coppia con Terence Hill, sono le colonne della mia infanzia riflesse nel tubo catodico. Non sono però riuscito a esprimere la mia riconoscenza a Bud, le dita rimanevano sospese sulla tastiera, provavo ad avvicinarle ma i pensieri si ritraevano con la stessa velocità della risacca davanti alla spiaggia.

Dopo avere letto il post di Zeus, le uniche parole che sono riuscito a buttare giù sono queste:

“Condivido. Ieri sera, ancora ebbri della vittoria dell’Italia (e di parecchie birre), tra l’esultanza dei gol dell’Islanda, che ha forzato l’Inghilterra alla Brexit pure negli Europei, arriva la notizia della morte di Bud. Per me era solo Bud. Per me era Piedone. L’amico, seduto accanto, mi ha dato la ferale notizia, ci siamo dati uno sguardo e siamo rimasti parecchi minuti in silenzio, capo chino, guardo verso il basso: non c’era più il pavimento del terrazzo, era vuoto. Siamo riemersi da questa stasi, solo per utilizzare gli smartphone facendo a gara a ritrovare i “pezzi” più belli. Te lo ricordi questo? E perché questo? Ma allora quando…? E giù citazioni, film come se fossimo il Morandini.

Bud, senza nulla togliere a Terence (la coppia era un unicum), è la nostra giovinezza, la nostra spensieratezza. Affinché le nuove generazioni possano sperimentare le nostre belle sensazioni, la TV deve riprendere a mandare in onda i loro film periodicamente e non già in questo momento, sfruttando l’onda emotiva. Altrimenti…Ci arrabbiamo.
Sarebbe bellissimo che alla prossima partita dell’Italia partisse il Coro dei Pompieri…Bo-bobobò-bobbbobbò-EH! Io lo metterei nel programma di insegnamento della scuola materna.”

Poche queste mie parole rispetto a quanto sento. Perciò sono felice di pubblicare questo post di Jaco, che ringrazio per avere portato il suo ricordo di Bud e di suo nonno in questa webbettola. Ho preferito pubblicare il post solo con un fotogramma tratto dalla scazzottata finale di “Altrimenti ci arrabbiamo”: in mezzo ai palloncini, cioè il simbolo della nostra infanzia. Che i nostri pensieri salgano in cielo come dei palloncini e raggiungano Bud: lo circondino fino a sommergerlo come in quel fotogramma…E scoppino tutti insieme, facendogli arrivare il nostro saluto: Ciao Bud!


One response to “Ciao Bud

  • Zeus

    Bellissimo ricordo quello di Jaco72. Non c’è che dire.
    In effetti in Chiesa ti descrivono meglio di quello che eri in vita. Io mi ricordo di omelie così strampalate, così inventate e inconcludenti da farmi dubitare ancora di più della mia presenza in quella Chiesa (in cui ero entrato non di mia volontà, giammai, ma per un funerale).

    Comunque tutto questo per dire: ciao Bud.

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