Archivi categoria: 2011

Zelda ti amo. Firmato: Nintendo.

Oh her eyes her eyes Make the stars look like they're not shining. Her hair , her hair falls perfectly without her trying She's so beautiful and I tell her every day (Just the way you are - Bruno Mars)

Lo so, guardando questa immagine, già state pensando di cliccare pagina altrove perchè, frequentatori di questa bettola dei bassifondi di InferNet, avete già intuito che il soggettazzo che scrive è di nuovo nella sua più smagliata forma del Pindaro in versione pirla. Fate un errore: no, non sul pirla, ma su ciò che vi lascereste indietro con un clic. Ciò che segue non è un’analisi tecnica e una misurata recensione di The Legend of Zelda Skyward Sword, con cui Nintendo celebra il 25° anniversario di questo caposaldo della sua produzione. Accogliendo con gratitudine una graziosa definizione di una divina e pia anima frequentatrice di questo losco loco, vi introduco a una senti-recensione, ovvero un racconto che – con tutte le migliori intenzioni – ha lo scopo di trasmettere sensazioni ed emozioni, a volte uscendo dal percorso logico, prendendo licenza da un metodo critico troppo rigoroso e tecnico, attigendo ad altre fonti apparentemente lontane (quando la “cultura” diventa cOltura, cioè “giardinetto” di pochi “eletti” autoelettisi…). L’ambizione, che probabilmente rimarrà tale a causa di questa mia lingua italiana crocifissa, è di riconoscere dignità a un medium spesso bistrattato – a torto o a ragione, lo deciderete voi alla fine – solo perchè molto giovane e, come tutti i giovani, in contrasto con il “sistema” consolidato. Venticinque anni nei videogiochi, data appunto la giovane età di questo medium, è un traguardo importante. Chapeau e un sentito ringraziamento a tutti coloro che in Nintendo hanno lavorato con dedizione, rispetto e passione tali che la sommatoria non è un eccellente prodotto industriale, ma un vero e proprio atto d’amore.“The Legend of Zelda: Skyward Sword” è frutto sicuramente di un amore smisurato. E’ un incanto. Fin dalle fasi introduttive trasmette quel tocco magico che mette in moto la nostra fantasia e ci fa riempire i vuoti lasciati dagli autori, diventando noi stessi parte di questa avventura, impossibile nella realtà, ma reale nelle nostre teste e cuori. Ecco sta già iniziando la senti-recensione, prendete posto, si spengano le luci in sala e tu, con quelle dannate patatine, smettila di sgranocchiare!…Ai curiosi, ai coraggiosi cuor-di-leone, ai giovani senza distinzione di età anagrafica, agli inguaribili romantici auguro – e mi raccomando alla mia (corna)Musa – buona emozione!

Continua a leg…end of Zelda

Annunci

Bolero. Il respiro della vita.

Jorge Donn interpreta e danza il Bolero

In altre faccende affacendato, intendo faccende di blog, mentre scrivevo di tutt’altro genere e argomento, lontano apparentemente anni luce dall’oggetto di questo scrivere, finisco intrecciato mani e piedi, pensiero, cuore e viscere nel Bolero di Maurice Ravel. Una musica che è sicuramente tra le mie più amate tanto che, nei miei passati di mediocre studente di pianoforte, volli provare a suonare con le mie mani (e sottolineo “provare”). I miei genitori e fratelli ricordano bene lo strazio dei momenti di studio e lo strazio, una volta imparato, del ripetere ad libitum quel ritmo ipnotico e magico che scorreva, ormai a memoria, tra le mie dita. Il Bolero di Ravel è Passione, quel certo brivido che avverto alla base del collo e scorre lungoluuungo verso il basso a percorrere tutta la schiena per poi generare un’onda di emozione tale da riempire ogni interstizio del mio corpo con un respiro di vita. Si espande e riempie tutto l’interno, quasi a volerlo fare scoppiare, come l’elio in uno di quei palloncini che una volta vendevano certi omini per strada. Ma non scoppia, ti innalza. Un respiro di vita, non posso definirlo diversamente: dopo che il Bolero ha percorso ossa e tessuti ho la netta impressione che prima di allora il mio corpo fosse solo…una carcassa.

Continua a leggere


Sono un pirata (digitale), sono un signore (virtuale)

Abbandonata per il momento la vena (sangue “sporco” da ripulire) introspettiva e svolazzante del già citato Pindaro in già certificata versione pirla, un piccolo episodio di vita quotidiana risveglia l’arteria con un gorgolglio di sangue “buono”. Approvato dall’Associazione Vampiri “Amici di Bela Lugosi e nemici di Twilight”.

L’inizio non è promettente, sembra il solito pirla, ma in metafora truculenta. Il titolo, di associazione banalotta e privo di fantasia, s’ispira a Julio Iglesias e a una sua canzone di fine anni ’70 da vietare ai diabetici.

Si parlava tra amici di pirateria. Il Corsaro Nero, Sandokan e Capitan Uncino non c’entrano, qui si allude alla copia di film, musica e videogiochi che ormai è entrata nella pratica comune e non è nemmeno percepita come “illegale”.

In italia (lettera minuscola), la legge sul diritto d’autore è una tra le tante ed è talmente poco presa in considerazione che non c’è neanche bisogno di fare un’altra “legge” che la svuoti di significato (molto di moda nella recente prassi politica). L’anno scorso il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha anche dichiarato che “scaricare” musica peer-to-peer non è illegale. Lascio alla vostra curiosità e metodo critico farvi un’idea di quanto il Ministro degli Interni ebbe a dire e proporre, tanto da fare accapponare la pelle a quelli della Federazione dell’industria musicale italiana e delle Big Four della musica, cioè Sony, Universal, EMI e Warner, che hanno più volte dimostrato di avere una pellaccia come quella del “Carcharodon carcharias”, meglio noto come “grande squalo bianco”.

Continua a leggere


Cheap’n fun, fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli

Siamo in pieno periodo in cui l’industria dei videogiochi cala i “pezzi grossi”. I titoli cosiddetti tripla A, quelli “unti dal Signore” per meriti propri o per meriti del marketing. Vi si concentra la più alta concentazione di uscite e, deo gratias, di titoli eccellenti. Per l’industria e per la distribuzione è tempo di ricche messi. Nel 2011 negli Stati Uniti d’America il mercato ha generato un fatturato di oltre 25 miliardi di dollari, occupa direttamente 120.000 addetti con un salario medio di 90.000 dollari annui (cfr. 2011 Essential Facts pubblicato da ESA). Bando alle ciance, la verità è che questi signori che producono “giochini” vogliono i nostri soldi e sono dannatamente motivati a non rinunciarvi. A FIFA, PES, Uncharted 3, Batman Arkham City, Battlefield 3 già usciti, si sono appena affiancati sullo scaffale Modern Warfare 3,  The Elder Scrolls V: Skyrim, Assassin’s Creed Revelations, Halo: Combat Evolved Anniversary e The Legend of Zelda: Skyward Sword. Visto che ogni resistenza è inutile, almeno…facciamoglieli sudare.

Considerate la fine di novembre come l’ultima “finestra” utile per i tempi di consegna standard. A dicembre, c’è il bailamme più totale, si scatena la “corsa al regalo” e le poste vanno in completa bambola: aspettatevi tempi più lunghi e un repentino picco delle probabilità di smarrimento del pacchetto nel tragitto verso casa vostra. Il vantaggio di portare pazienza è di approfittare di offerte promozionali dai prezzi al ribasso. Feel the original, feel the REAL thing.

Continua a leggere


Every Teardrop Is a Waterfall

Raptus di post…o post da raptus…no, non c’entrano ratti o postumi di sbornia. In preda a un raptus, mentre sbadatamente navigo su Internet alla ricerca di qualcosa che mi incuriosisca, la tivvù sintonizzata su MTV dà l’EMA Award che si è tenuto il 6 novembre a BeeeeelfaaaaAAAST! L’ho voluto urlare come i soggettazzi dal palco….ma, dico io, hanno il microfono con un’amplificazione tamarra più di quanto sia lecito sopportare alle trombe di Eustachio e devono proprio urlarci dentro a quel microfono?!? …Gesummmaria gli LMFAO sono troppotroppo….bando alle chiacchiere (e ci sarebbe da scrivere, c’è un sacco di materiale), sono qui che scrivo live dal divano di caaaaaaaaasa miiiiiIAAAAAAA, non per raccontarvi che ho preso matura consapevolezza e piena contezza di non essere più nel target di MTV; oppure dirvi della ninfetta che presenta la kermesse musicale e che, ora, in questo preciso momento, sta can…tan…do…, censuro ciò che è apparso nella mia mente tra i puntini di sospensione per eccesso di testosterone e sessismo machista. Per lo meno, è maggiorenne.  Oppure ancora per riprendermi dal fatto che uno sbarbato che non arriva di sicuro a 18 anni, ha vinto la categoria “Best Male” , ma non ha nemmeno la barba quello lì…Buuuuuh! Tutta invidia la mia, è chiaro. NO scritto così è più…scuro….In the name of God and of this blog, Claudio, please GO!

Occhei ve lo dico perchè sto qui: è nel titolo, genio! Ma sì, è la canzone di apertura dell’EMA: Every Teardrop Is a Waterfall cantata dal vivo dai Coldplay. Gioiosa canzuncella che, a dispetto dal titolo chiagnazzaro (traduz.: da piagnisteo), si rivela foriera di un testo dal messaggio positivo. Singolare l’effetto che produce a testa-cuore-viscere di questo mentecatto: le note della sua melodia, al pari delle singlole gocce di una cascata, generano un bell’arcobaleno di sensazioni. Ecco, come quando sono stato qui:

Allora? Quand’è che qualcuno mi porta al concerto dei Coldplay?!?…Voglio andare precipitevolissimevolmente a un concerto dei Coldplay!…Gi, cara sorella, se stai leggendo queste righe di una lingua italiana crocifissa, sappi che quel concerto a Wembley che avevamo progettato  un pò di tempo fa e che mi è sfuggito a un tanto di click così , s’ha da fare!

E’ finito l’EMA Award…ed è finito pure il mio post(da)raptus. Ora potete chiamare la derattizzazione.

Per chi desidera vedere il live dei Coldplay agli EMA Award deve visitare il sito di MTV perchè non ho trovato uno straccio di possibilità che lo facesse condividere sul blog…solo via Fakbuk o Tuitter. Alla faccia dei progressisti e delle menti aperte questi di MTV!


Sì viaggiare, a dicembre.

Da “I diari della motocicletta”

Dicembre. Per noi abitanti della penisola tra le più belle del Pianeta e quella peggio gestita dell’Universo, dicembre rappresenta il primo possibile stop dopo le vacanze estive. Paradosso o sfiga tipicamente made in Italy, il viaggiatore italiano passa dal caldo “assassino” delle mete più gettonate d’agosto, al freddo infame che caratterizza le destinazioni preferite di questo periodo: mutanda di lana merinos caldamente consigliata. Chi può permettersi trasvolate da fare impallidire pure gli uccelli delle Grandi Migrazioni, può scegliere mete più calde, ma decisamente meno in linea con Lo Spirito Natalizio e la magica atmosfera che pervade (g)nomi-cose-e-città. È la Festa dei più piccini, per gli adulti (almeno anagraficamente parlando) rischia di diventare motivo di una non-richiesta e aggiuntiva dose di stress. E così va a ramengo Lo Spirito del Natale…Salvo recuperarlo in vacanza, per le strade di una città addobbata per l’occasione, le luminarie scintillose, le vetrine lussuriosamente invitanti, il calore di una cioccolata fumante con i biscottini scrocchierellanti. E puoi pure sbriciolare per terra!

Detto ciò, snobberemo – per ora – le mete per il relax al caldo, in riva la mare, indossando solo una mutanda fiorata (non di lana merinos!), sorseggiando un cocktail dal colore radioattivo ma checcimporta basta che sia fresco. BavITALIA punta la prua della sua flotta verso mete, vicine e lontane, in cui si respiri questo Spirito, un po’ sacro un po’ profano (al vostro gusto la scelta delle parti nel mix).

Il Comandante, a nome di BavITALIA augura un buon viaggio in Argentina, Guatemala, Laos, Inghilterra, Scozia, Turchia e Svezia.

BavITALIA ringrazia i signori passeggeri per la fiducia accordataci, augura una serena e felice permanenza. E la prossima volta che avrete il folle desiderio di schizzare nei cieli senza paracadute, ci auguriamo che penserete a noi di BavITALIA. Grazie per avere volato con noi. BavITALIA, Fly Me to the Moon.

Continua a leggere


Lo sciacallo

Questo post inizia con un appello ad amici e conoscenti:

Al mio compleanno, se proprio volete disbrigare la pratica del regalo, non balocchi né profumi, ma un bel cannoncino calibro 20 millimetri da montare sull’automobile.

Avete presente quei camioncini che si vedono nella guerra in Libia con un cannoncino montato sulla parte posteriore? Non dovrebbe essere difficile reperirne uno, vista anche la vicinanza alle nostre coste, tuttavia, se l’usato vi fa specie, la nostrana Oto Melara ha un discreto assortimento di questi arnesi, che nella moderna guerra con missili “intelligenti” e diavolerie elettroniche, sanno di retrò e vintage, ma riscuotono un notevole successo di vendite in scenari di guerra regionale a uso e abuso delle popolazioni locali. Noi, esportatori di democrazia e di pace  (questa davvero non la riesco a capire…), ci limitiamo a lanciare da lontano qualche missile, che è intelligente e quindi può colpire solo “i cattivi”. Anche se, a volte, qualcuno dei “nostri” (” i buoni”) rimane ucciso dal cosiddetto “fuoco amico”…vallo a spiegare alle vittime che era solo per amicizia che sono morti. Ma non era per il petrolio?…Bando alle digressioni e ritorniamo a bomba (questa è di cattivo gusto) all’oggetto dell’appello: il cannone.

La Oto Melara è nel settore dal 1905, non è però una di quelle aziende che fanno della tradizione una bandiera di qualità, magari scrivendo sull’insegna “unica sede”, si è evoluta con i tempi ed è cresciuta: è in varie parti del mondo, ma anche qui a Roma. Quindi, non è che dovete poi sbattervi tanto e per togliervi dall’ultimo “imbarazzo” posso suggerire anche il tipo di cannone…Agguantate un post-it e prendete un appunto: Oto Melara TM 197B Light Turreted Gun System completo di General Dynamics M197 20mm Gatling gun.

E’ un sistema di torretta armata che – cito il depliant informativo che potete consultare qui – “può essere installato (su un elicottero) in 20 minuti senza l’utilizzo di particolari utensili”. Se si monta su un elicottero da guerra in 20 minuti, sulla mia Toyota BAV4, armato del cacciavite e della brugola di Ikea (quella piccolina in dotazione a qualsiasi scatola di montaggio), dovrei riuscirci pure io in una mezz’oretta…chi mi ha visto all’opera con i (mi)Lego Ikea, già sa che mi sto giocando il Jolly nel “Fil Rouge” (doppio punteggio) del mai abbastanza compianto Giochi Senza Frontiere.

BAV4-Full-optional

Ecco il risultato! BAV4-Full-optional con cannone a 3 canne rotanti da 20mm

Dopo cotanto (mal)educato appello, è giunto il momento di soddisfare chi è stato incuriosito da questo strano incipit e svelare il motivo di un desiderio così guerrafondaio. Non vi prenderò in giro invocando la “guerra umanitaria” (oddio che bestemmia!), sarò chiaro: voglio fare fuori un maleducato esemplare di automobilista cittadino, quello che io chiamo “lo sciacallo”.

Continua a leggere


Cheap ‘n fun, fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli.

Un’assurda storia di frittura e videogiochi. L’olio ve lo dovete portare da casa. Mejo quello de’ mamma.

Si inaugura una nuova “rubrica” (la voglio chiamare come i rotocalchi di gossip che mi fanno l’occhiolino in attesa dal barbiere) e voglio intitolarla con un bel barbarismo tutto inglese come va di moda negli ambienti di business e fashion (e con questi siamo a tttre!): Cheap ‘n Fun. 

Segue spiegazione per gli anglofobi e perché un minimo di presentazione alla nuova arrivata è dovuta per educazione:

Cheap: poco costoso, conveniente, economico, a buon mercato.

‘n: contrazione di “and “(e – congiunzione)

Fun: divertente.

Non bisogna essere dei geni delle sciarade e rebus, ma se siete appena capaci di mettere una parola dietro l’altra (sono solo tre, quindi lo sforzo non è tale da causare un embolo), il gioco è fatto. Anzi, il videogioco è fatto! (pessima, questa era pessima ma è stato più forte di me)

Visto che impiego (butto?) una porzione del mio tempo-libero a cercare l’ “affarone” online e offline (cioè, nei negozi) e, comunque, trovo immorale spendere 70-80 euro per un videogioco, era un pò che cercavo di trovare un modo per condividere questo skill (evvai con l’inglisc!), quantomeno che fosse di (dubbia) utilità anche per qualcun altro. Non un appuntamento fisso, non vuole essere come la “rubrica” della Posta dell’Amore, ma un estemporanea occasione da cogliere al volo.

Qualcosa del genere su questi lidi era già stato tentato a marzo dell’anno scorso nel post “A 14e99, che fai???…GIELO LASCIiii?!?“, originando un’omonima colonna (infame) qui sulla destra, che fa molto macchia di colore à la Missoni ma – statistiche del blog alla mano – di incerta utilità. Ci riprovo, mutuando il concetto da un piatto tipico della cucina britannica di strada, il fish’n chips. Una portata a buon mercato e al contempo, sostanziosa e da leccarsi i baffi.  Cheap ‘n Fun vuole essere il vostro fish’n chips dei videogiochi: un fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli.

Selezionati periodicamente in base alle offerte promozionali di vari negozi online, sperimentati personalmente. Non ci sono brutte sorprese per balzelli doganali e la dannata IVA, visto che è Comunità Europea, i tempi di consegna sono decenti (tra i 7 e i 10 giorni lavorativi, in media), le spese di spedizione contenute o del tutto assenti. Unica nota è che in alcuni casi – rari, invero –  il videogioco è solo in lingua inglese: un’ottima occasione per fare un pò di pratica con l’idioma di Albione, aiutati dai sottotioli e tenuto conto che la trama nei videogiochi spesso può essere trascritta dietro a un francobollo e rimane pure dello spazio per l’autografo dell’autore.

Il focus è sui videogiochi usciti da qualche mese (al massimo 6 mesi dalla data di uscita), prodotti ancora validi tecnicamente a prezzi contenuti, e sulle novità più importanti, sempre che si possa risparmiare un buon 20% rispetto alla distribuzione nostrana.

Il cuoco ve lo garantisco, lo conosco da 43 anni, vecchio conoscente di famiglia, ormai un parente stretto (molto stretto): un pò di manico ce l’ha con il mestiere, in questa cucina si barcamena piuttosto bene con gli arnesi e il pentolame assortito, sa scegliere gli ingredienti buoni, è prodigo nelle porzioni (no cucina fusion), a casa sua l’ospitalità è sacra, serve con cortesia e a prezzi modici. L’unica cosa che non dovete fare: è dargli da parlare. Non glielo dite che ve l’ho detto ma <sottovoce> è un pò logorroico.

E ora (finalmente) i piatti della settimana!

(per chi ha letto tutto pure non avendo il benchè minimo interesse nei videogiochi, ma per curiosità o affetto si è spinto fin qui, ecco il link a una buona ricetta per il fish’n chips Grazie.)

Continua a leggere


Siamo sempre il 99% !

Oggi a Roma doveva essere  la manifestazione di chi non è d’accordo su come continuano ad andare le cose perchè è così che vanno. Oggi a Roma doveva essere la festa di chi voleva mostrare la sua opinione, in pace e libertà. Domani i giornali e i mass media ignoreranno le motivazioni di queste persone e si concentreranno sull’ 1 per cento che ha distrutto e bruciato. Sopratutto dopo i fatti di Roma di oggi, siamo il 99 per cento che non tollererà più l’avidità e la corruzione dell’uno per cento. 


The B(av)log Experimentz

Se bighellonando per queste pagine, vi colpisse qualche commento esagggeratamente entusiasta o semplicemente “fuori luogo”, complimenti per il vostro sesto senso da Uomo-Ragno perché qualcosa di strano sta accadendo. Un giorno, un caro amico, anzi… un amico (altrimenti mi si gonfia tronfio) che è giunto al termine di un corso di specializzazione in sicurezza delle reti, nel raccontarmi l’oggetto della tesi finale, mi fa: “…ma tu che bazzichi in rete, non è che hai qualcosa di pubblico…”, manco a dirlo Narcisiello balza in piedi e pure essendo di bassa statura, non passa inosservato perché risponde con voce squillante accompagnata da un mulinamento degli arti superiori tipo giocoliere nel numero dei birilli: “Certo! Ho un blog!”. Il fatto che il sedicente amico non si ricordasse de ‘sta mia bella criaturella (ogni scarafone…), non mi ha fatto pensare nemmeno un nanosecondo (l’amico è basso, ma basso veramente) che, per pudicizia e conservazione di una certa onorabilità nella vita reale, sarebbe stato il caso di tacere. Ma la gioia improvvisa che un caro amico…anzi un amico potesse leggere questa maceria di facezie ha risvegliato insieme il piccolo Narciso e il RedBavon trasvolatore avventuroso di terre sconosciute, eccitato al pensiero di un nuovo compagno di viaggio…

Continua a leggere


Attenzione a li bombi 2.0

“E metti li micci a li bombi e grida ATTENZIONE A LI BOMBI!!!” Avion Travel interpretano “Lu minaturi” di D. Modugno.

Ancora non molla questa vecchia carcassa e dal di dentro mi (as)sale un motivetto paurosamente storpiato, che solo la ricerca su Google mi salva da peggiorare ancora:”Vecchio scarpone Quanto tempo è passato Quante illusioni Fai rivivere tu Quante canzoni Sul tuo passo ho cantato Che non scordo più“. Inizio al limite del Neorealismo, Rossellini, Visconti e De Sica vorranno perdonare lo sconfinamento ma mi sento come uno degi attori non professionisti dei loro capolavori, il bianco&nero, i toni drammatici, le condizioni disagiate della società italiana dell’epoca. Disagiate allora, almeno quanto le mia attuale (in)salubrità mentale se, nel bel mezzo della notte, senza una particolare ragione, non trovo nulla di meglio da fare che cincischiare con i tasti, montare cavalcioni sulla banda larga e  trotterellare nella blogosfera per capire che aria tira. Con il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni al 27,4%, con un picco del 44% per le donne del Mezzogiorno (fonte: ISTAT), la nostra classe (1^ elementare?) politica è tutta concentrata su come non farsi sputtanare dalle intercettazioni in un singulto di amor-proprio, ché l’onor-proprio ormai è  cosa obsoleta della politica moderna. Non arrabbiatevi per un nonnulla, purtroppo i nostri nervi sono sempre più ribelli perchè il ritmo della politica moderna ci sottopone a un logorio continuo, incessante. Ma dal logorio della politica moderna ci possiamo difendere e la difesa è…Cynar, l’aperitivo a base di carciofo! Bevete anche voi Cynar e bevetelo così: 40 grammi di Cynar, una scorza d’arancia o di limone e una spruzzata di thè ben ghiacciato: ecco il vostro Cynar, contro il logorio della politica moderna.

Sostituire la parola “politica” con “vita” e brrravi! E’ il testo dello spot Anni ’60 con Ernesto Calindri del famoso amaro a base di carciofi…e non è che siamo andati poi troppo “fuori tema”.

La blogosfera è in fibrillazione, Wikipedia Italia ha oscurato tutte le pagine e anche se cerchi “Cynar” appare un comunicato che mi ricorda gli appelli alla nazione di Winston Churchill durante la Seconda Guerra Mondiale. Oh! Ma ci stanno per bombardare?!?…Dopo le bombe a grappolo, quelle “H”, al napalm, al fosforo, quelle alla crema della Casa del Dolce e, “genialata” di marketing che potevano partorire solo le democrazie-da-esportazione, le bombe “in-tel-li-gen-ti”…pure le bombe censuranti?!

Continua a leggere


Sogno di liquirizia

Agosto, tempo di afa e bagni al mare. Se preferite la montagna, forse siete nel post(o) sbagliato. Racconto di un sogno che mi ha intrattenuto nel sonno tra la notte del 10 e 11 agosto e, visto il suo persistere prepotente al risveglio del suo odore e sapore addosso mi ha spinto a metterlo per iscritto a mia futura memoria. E’ così raro riuscire a ricordarsi perfettamente i sogni una volta svegli. Occasione unica per una nuova storyetta, che sembra “cucita addosso” al tabagista dell’Amore per cui la dedico a lui e alla sua Piccola Venere. Nelle profondità del mare, risiede ormai da un po’ di tempo questa mia vecchia conoscenza, il tabagista dell’Amore, suo malgrado, protagonista di Storyette, che ormai, visto il tempo che è sott’acqua, è in una crisi nera d’astinenza da fumo e – si sa – parecchi fumatori ricorrono alle caramelle quando cercano di smettere…

Nota: a parte il prologo “sottomarino”, il resto è tutto vero…o meglio, sognato veramente.

Continua a leggere


L’avventura di un povero crociato

L’avventura di un povero crociato

Non sapevo cosa aspettarmi da questo libro. Avevo già letto un paio di libri sulle Crociate, dei saggi storici, e ciò che temevo era uno di quei romanzi che prendono spunto dal fatto storico e, più che modificarlo per esigenze narrative, lo storpiano e lo mischiano – anche sapientemente – alla storia di fantasia, rendendo irriconoscibile la Storia dalla “storiella”. Per quanto possa apprezzare il romanzo in sé, la mistificazione della Storia va oltre qualsiasi “licenza” narrativa. Non alludo al cosiddetto “romanzo storico”, a “mostri sacri” come “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni o “Il romanzo della Rosa” di Umberto Eco, ma a certa recente produzione di successo, come “Il Codice da Vinci” di Dan Brown e suoi emuli,  che mi lascia alquanto tiepido e, al termine della lettura, un senso di vuoto. Si rivela nulla di più di un passatempo, preferisco allora una lettura dichiaratamente di fantasia: il risultato è più appagante. Accettare informazioni digerite e preconfezionate ad arte, soprattutto se ad opera di media di massa, come può essere una trasmissione televisiva (Voyager), un libro di grande successo (Il Codice da Vinci) o un utilizzo superficiale di Internet (Wikipedia), è comodo e veloce – e sappiamo tutti quanto il tempo sia una risorsa scarsa – ma è pure garanzia di rimanere all’oscuro di certe scomode verità e – peggio – precludersi la possibilità di scegliere la propria di verità.

L’avventura di un povero crociato è, alla luce di tanta premessa, un libro magnifico. Coglie nel segno: lascia il lettore appagato da un racconto di fantasia avvincente e con delle preziose pagliuzze di curiosità, per approfondire i fatti storici, nella fattispecie, la Prima Crociata (1096-1099).

Continua a leggere


Scol…legato [Doing The Unstuck Remix]

Il mio biglietto

“Unstuck” in inglese significa “scollato”, “scollegato”, può essere usato riferendosi anche a uno stato mentale, emotivo. Coincidenza: una delle mie canzoni preferite è Doing the Unstuck e, altra “coincidenza”, è una canzone di The Cure. Il detective Malone, spegnendo nervosamente nel posacenere la sigaretta ancora a metà , direbbe al panciuto Ispettore con bretelle e sigaro “Una coincidenza è una coincidenza, una serie di coincidenze…sono dei precisi indizi”. Malone alzò il bavero dell’impermeabile stropicciato, si aggiustò la falda del cappello – senza cappello non andava nemmeno al bagno – si accese un’altra sigaretta, T’LAC, zaffata di fumo e voltandosi con un cenno salutò l’Ispettore che ricambiò: “Malone, smettila di fumare…ti fa male” e tirò profondamente il mezzo sigaro serrato tra le sue carnose labbra.

A parte i guasti di L.A.Noire sulla mia debole psiche, è piuttosto naturale che ognuno riconosca in un dato momento i suoi stati d’animo in una canzone e affidi la non banale “traduzione” delle proprie emozioni a versi e musica di qualcuno che lo sappia fare, quantomeno sia del “mestiere”: nel’Ottocento i poeti, nel frenetico XXI secolo abbiamo sdoganato pure i cantanti. Doing the Unstuck ha quasi vent’anni, è contenuta nell’album Wish (aprile 1992) e, andando a cercare conferme del testo originale sul libretto del Cd – perchè Internet è bello e caro, ma girano certe “banfe” – mi sono accorto che gli anni sono davvero passati visto che il testo, scritto in un carattere corpo piccoloMApiccolo, mi ha creato qualche difficoltà nella lettura. Dato che la mia cache di memoria è solo di 5 miserelli Kbyte, come il Commodore VIC 20, devo perforza leggere il testo di una canzone per cantarlo e da (più) giovane ricordo di averlo fatto, ballando selvaggiamente, parecchie volte con questa canzone: leggevo e cantavo, mentre saltellavo scoordinatamente. Oggi aleggia lo spettro dell’occhiale bifocale o il doppio occhiale con il laccetto al collo..I will survive!

Continua a leggere


Habemus L.A. Noire

Scorro un giornale lasciatomi da mia sorella, Internazionale, è il n. 898 del 20/26 maggio, una prima lettura un pò veloce, la mia prima lettura è sempre uno scorrere a ritmo sincopato, gli occhi scorrono le pagine velocemente e  all’mprovviso s’arrestano e indugiano, per poi riprendere la propria (s)corsa, veloce e selettiva. Lo faccio sempre con un giornale nuovo: immaginate di trovarvi davanti a un bel buffet di antipasti,  vi aggirate spiluccando qui e là, poi decidete di puntare decisamente su quei frittini all’italiana che cucinano a richiesta sul posto e ti consegnano caldicaldi in un bel “cuoppo” di carta oleata! Così, giunto a 2/3 della rivista, a pagina 74, si legge “Videogiochi, Un kolossal per consolle”. L’occhio frena, torna poco indietro, rilegge e legge anche il nome della rubrica: “Cultura”... … resto così sorspeso (=sospeso+sorpreso) che mi mancano non le parole, ma pure i puntini di sospensione!

Il sottotitolo recita: “In L.A. Noire, la nuova imponente produzione della Rockstar Game, recitano quasi quattrocento attori”. E’ la recensione  di L.A. Noire, l’ultima creazione di Rockstar Games, la stessa autrice di GTA, la serie più chiacchierata e vituperata dai media, dai censori e dalle Associazioni di Genitori. L.A. Noire  è un altro centro per Rockstar, un successo sia di critica sia di vendite: 1,6 milioni di copie nella prima settimana.

Continua a leggere


L.A. Noire, un thriller interattivo che sarebbe un crimine perdere.

“Combattiamo con un nemico senza volto in una terra di nessuno” (The Black Dahlia di Brian De Palma)

In L.A. Noire impersoneremo Cole Phelps, un veterano della Seconda Guerra Mondiale decorato con la “Silver Star” a Okinawa, e ora – 1947 – investigatore della polizia nella Città degli Angeli. L’ambientazione è l’America degli Anni ’40, durante il boom dell’immediato dopoguerra, atmosfere tanto care al genere “hard-boiled“. Gli autori si ispirano a un efferato omicidio realmente accaduto (e rimasto irrisolto) noto come il “delitto della Dalia Nera”: Elizabeth Short, una giovane aspirante attrice soprannominata “Dalia nera” per la sua preferenza di vestirsi con abiti di colore nero, fu ritrovata morta a Los Angeles in Leimert Park, il suo corpo nudo era squarciato all’altezza della vita e presentava evidenti segni di tortura. Era il 15 gennaio 1947: aveva 22 anni. Nel 1947, delle 119 persone uccise a Los Angeles 32 erano donne e 5 cadaveri riportavano segni di violenza e mutilazioni tanto da fare pensare a collegamenti con il delitto della Dalia Nera e a un serial killer. Fortissima fu l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sul caso, tanto da ispirare un’abbondante produzione di film, romanzi, puntate di serial televisivi, canzoni e, anche l’ultimo dei media arrivati, videogiochi.

Continua a leggere


Sì viaggiare, a giugno.

Immagine tratta dal film: Il treno per il Darjeeling.

Rimbalza nella testa la canzone cantata dai The Commitments (nell’omonimo film) “Destination Anywhwere”… il ritornello ad libitum “East or West I don’t care”. E invece no! Scelte tra le mete più amate e consigliate nel mese di giugno, una serie di eventi e luoghi nella Vecchia Europa godibili in un fine settimana intenso, l’ideale è 3-4 giorni. Il Comandante, a nome di BavITALIA augura un buon viaggio in Russia, Regno Unito, Francia, Belgio, Portogallo, Danimarca e, naturalmente, la nostra Italia.
BavITALIA ringrazia i signori passeggeri per la fiducia accordataci, augura una serena e felice permanenza. E la prossima volta che avrete il folle desiderio di schizzare nei cieli senza paracadute, ci auguriamo che penserete a noi di BavITALIA. Grazie per avere volato con noi.

BavITALIA, Fly Me to the Moon.

Continua a leggere


Sette anime. Lacreme Napulitane

Victoria Falls…leggete tutto e capirete il nesso con il film “Sette Anime”.

Da quanto non mi facevo un pianto così di soddisfazione! Lacrime di una tristezza a profondità insondabili, che lasciano una scia liberatoria, catartica e di soddisfazione. Appena finito di vedere il film Sette Anime. Davvero bello. Definirlo triste e drammatico è riduttivo, è appiccicargli frettolosamente un’etichetta, un’etichetta ad un abito in svendita al 50% nei saldi in uno di quegli outlet nati come i funghi nelle periferie dimenticate ai bordi delle nostre metropoli, città e cittadine. Serata perfetta: fuori si sta benissimo, non fa caldo, non fa freddo. Una leggerissima brezza accarezza il banano qui accanto, che – rapato selvaggiamente da solerti giardinieri – ora sta rimettendo le foglie. Vi assicuro che in notti quiete come questa, a ore da vampiri in cui di solito mi sbatto (al)la tastiera, il suono prodotto dal vento e lo sfregarsi delle foglie tra loro è una compagnia discreta e rilassante, compiacente ai pensieri che fluiscono sui tasti e al tip-tap-ritip-tatatap sulla tastiera. Notte quieta questa non proprio: da qualche finestra di un palazzo qui accanto, sulla destra, una compagnia di ragazzi sta facendo baldoria. C’è una festa chiassosa, avevano messo su anche una musica tipo The Smiths, un ritmo molto brit(annico) sullo sbronzo andante, molesto pesante, ma ridanciano. Poi per qualche motivo la musica si è azzitita e non credo per educazione e rispetto del vicinato, visto che il livello di decibel delle loro risate e chiacchiere è decisamente elevato e, se le mie orecchie non fossero impegnate a sentire cosa dice la mia testa e la mia pancia, distinguerei esattamente ciò che si stanno dicendo. Sette Anime è uscito nelle sale cinematografiche diverso tempo fa, non ricordo nè mi va di googlizzarlo (o googlarlo?), avrà vinto premi e ricchi cotillon, non so. Fossi io giudice in qualche festival del piffero riconosciuto dal gotha intellettualoide, un premio glielo avrei rifilato. Ma poi perchè tutta questa mania: se uno non vince dei premi che vuole dire? Mica siamo alla fiera di paese e dobbiamo farci belli davanti alla nostra morosa, occhei, dammi ‘sto fucile a pallini, 3 euro 3 colpi, ‘azz manco fossero veri ‘sti colpi….PUM!PUM!…<pausa ruffiana e d’effetto>…PUM! Bravo! Il Sijore ha buttato giù tutti i barattoli, complimenti! – tra i denti l’imbonitore dietro al bancone mi manda una chiara bestemmia – CongratulaSSssioni al Sijore, vince questo bel premio! …Un orsacchiottONE formato grizzly scala 1:1 , riempito di pura gomma-piuma riciclata di provenienza incerta e non biodegradabile, panza prominente, gilet in pied-de-poule (?!?), sguardo così ebete che non puoi fare a meno di regalarlo alla tua morona dagli occhi di cerbiatto che ti sta accanto. Ma poi sarà fiera veramente di me, dopo ‘sto popò di regalo così kitsch?

Continua a leggere


Pictures of You.

“Pictures of You” è UNA canzone dei The Cure, ma non per me, non UNA qualsiasi se “Pictures of You” è il nome che ho dato a questo blog, uno strano caso di omonimia? Plagio, indebito utilizzo del copyright, forse…piuttosto una sorta di (p)ossessione. Per certi versi questa canzone finisce per “possederti” e non esiste preghiera di esorcista che te ne liberi. Se la lasci fare, questa canzone entra dentro e le sue note e i suoi versi s’infilano tra certe pieghe dell’anima, così in profondità , da non riuscire più a distinguerle dall’ondata di emozioni che sono generate dall’ascolto.

Io m’immagino lì, in una giornata di pioggia, piove da ore e sembra non volersi fermare mai, uscire non se ne parla nè te ne viene voglia. La tempia appoggiata al vetro della finestra, freddo, tutto imperlato di gocce, il corpo a ricasco, come il sacco della spazzatura appoggiato lì allo stipite in attesa di essere buttato (non dalla finestra eh…), sguardo all’esterno, fisso in un punto che si perde nel grigiume delle nuvole. Per terra, tutte foto sparse alla rinfusa, un tappeto di foto. E inizia la canzone, dum dudumdum, entrano il basso e le percussioni insieme, prendono a battere il tempo della pioggia incessante, dopo qualche battuta si unisce una chitarra il cui arpeggio si mette a inseguire le singole gocce di pioggia, fino a fondersi in un tuttUno con il loro precipitare confuso e senza alcuna direzione. Cadono dappertutto. Il resto lo trovate nel piatto del giorno che lo chef ha preparato per voi: la traduzione, così come la sento, di Pictures Of You. Non lasciatevi ingannare dall’inizio dal sapore un pò amarognolo, un retrogusto asprigno, sappiate assaporare lenti, pianopiano sentirete del…dolce, sì lo avvertirete decisamente verso la fine, è un dolce che arriva in punta di lingua e infine esplode in tutta la bocca, papille e resto del corpo. Una delizia, vedrete.Un dolce? Ma per la festa di chi?…Vabè, basta chiacchiere… E alLOra…AuguRI!

Vai a: Pictures of You – Testo e traduzione


Botte da orbi

A causa dell’argomento, di un utilizzo della lingua madre(adottiva) non ortodosso (ma nemmanco eterodosso, eretico né agnostico), una punteggiatura seminata alla grossa e uno stile “gagliardamente caotico” (grazie cuggggino!), il post che segue è sconsigliato agli animi sensibili e impressionabili, agli appartenenti o simpatizzanti o semplici conoscenti di Associazioni di Genitori, portatori di kefia perché la bandana è “out” e coloro che pensano che Hulk Hogan sia il nome e cognome del super-eroe più verde e incavolato che la Marvel abbia mai partorito.

La serie di Immelmann, split S, tonneau, avvitamenti e stalli verbali a seguire non significano che quest’acrobatico RedBavon, in una forma più svolazzante e sfuggente che mai, approvi, tolleri o giustifichi la violenza, virtuale o reale che sia. Ma se proprio ci scappa la rissa, allora meglio la violenza reale o virtuale? Meglio il mix, crea sorpresa e partecipazione. In medio stat virtus. Lo dicevano anche gli antichi Romani, la Democrazia Cristiana e qualche pornostar di cui ora mi sfugge il nome ma di cui mi ricordo benissimo il viso…

Per uno che dal 1978 lega ricordi ed emozioni ai videogiochi come il resto dell’umanità li lega agli album di fotografie, l’ennesima recrudescenza mediatica che i videogiochi istighino alla violenza i giovani rampolli e ne riducano l’attività cerebrale nelle aree dell’auto-controllo, inibizione e attenzione (Indiana University School of Medicine), mi fa girare fuor di metafora e fuor dalla grazia divina. Scusate lo sfogo, ma se non mi sfogo con voi affezionati support-atori e sopportatori di questo b(av)log…E mi rivolgo anche a te, semplice navigante, capitato qui a causa di una disgraziata ricerca su Google, ma oggi ringhio e mi va di ringhiare, bello mio, e ci sei finito proprio in mezzo. Ma tanto, si sa, che il cane che abbaia, non morde…però se ringhia…ahia

Siete sempre in tempo a cliccare sulla “X” in alto a destra, questo è solo il pro(lisso)logo, siamo solo all’inizio del post vero e proprio…chiamarlo “articolo” eviterebbe lo xenofobo barbarismo, ma sarebbe di una presunzione fuori anche da questo non-luogo.

Al netto delle baggianate fin qui espresse, invero m’interessa condividere la mia esperienza, viro stretto e chiudo questo volo del Pindaro in versione pirla perché obiettivamente ci ho preso gusto in questa lunga introduzione al ritmo rutilante del cazzeggio estremo per la pura curiosità di vedere dove riesco ad arrivare per il solo vezzo di esagggggerare. Se vi regge la vista, vi piacciono le sfide e vi rimane un briciolo di curiosità, continuate a leggere che lo chef – in puro stile Hell’s Kitchen – si è cimentato in un manicaretto  parecchio complicato: tra tutti i videogiochi, il genere che incarna e rafforza lo stereotipo che i videogiochi sono un irresponsabile passatempo socialmente esecrabile, che incoraggia un comportamento aggressivo nei suoi fruitori, è quello dei picchiaduro. E ora…scatenate la rissa!!!! Continua a leggere

Post collegati:

Picchiaduro
Belzebù con il joypad in mano
GTAttila, flagello diDDdio!


Fluidodinamica di un sentimento

In caduta libera

Da abissi insondabili (si dice così?) della mia mente (abissi, confermo; insondabili, meglio così) rispunta, anzi, sprofonda il tabagista dell’Amore, quel fumoso figuro che di tanto in tanto fa capolino tra i post di questo b(av)log, lasciando dietro di sé un odore acre  e qualche cicca qua e là. A dire il vero, è un po’ che non fuma poiché nell’ultima storyetta, s’è trovato  in mezzo al mare (ssssh non gli dite che sono stato io…è permaloso) e ha iniziato una discesa lenta sott’acqua. E’ andato a fondo alla ricerca della sua Piccola Venere, inseguendone il suono del pensiero-di-lei. Ma perché proprio nelle profondità del mare? Naturale: Venere…nasce dalle acque.

Quella che segue è la storia del suo sprofondare nella caduta incontrollata di quella “malattia” dell’anima…

Continua a leggere


43…2…1…


Io sto con l’elefante

Statua di megalomane nel deserto (esattamente il posto che si merita)

Stasera mi ha colto all’improvviso una sensazione, anzi qualcosa di più…uno stato persistente d’animo. Uno stato d’animo che non si può descrivere, che non si può leggere: si avverte e basta. Il deserto.

Il deserto, dentro. Il deserto e il suo silenzio assordante. Nello spazio di un attimo, all’improvviso, dopo il corri-corri  della giornata, come tutti, come tutte le giornate di tutti, ti fermi un attimo e l’avverti. Intorno a te però il tempo corre, il resto intorno scorre, non aspetta.

Ne riemergo stranito, irrequieto. Una parola nel mio dialetto di origine rende meglio la sfumatura: sfasteriuso (la ‘o’ finale non si legge , ma senza troncare la ‘s’ di netto, la si trascina morbida e sorda più a lungo). Non ve lo spiego. La mia bella figurella da  “professorino” l’ho fatta già con la lezione di pronuncia di napoletano e poi non ve lo spiego perché sto…sfasteriuso. Tanto sfasteriuso che questo post l’ho scritto ieri e lo pubblico oggi.

Arrivo a casa con la stanchezza di tutti quelli che vanno al lavoro lontano da casa, che può essere anche nella stessa città ma dal lato opposto e raggiungibile con i mezzi pubblici solo a costo di funambolici incroci, calcoli di improbabili coincidenze e preghiere di Santa Romana Chiesa o altra religione. In barba all’ecologia e sprezzante del costo del carburante, io sono un con-tributore e con-dannato del traffico metroMEGApolitano. Alla fatica della giornata lavorativa aggiungere a piacere  il combattimento nel traffico, imprecazioni a granella, servire bollente d’ira. Datemi un cannone 20 mm a canne rotanti tra gli “optional” che lo monto sull’auto subbbbbito!

Stanchezza che pesa sul fisico e sullo spirito ( e sulle sciocchezze che scrivo). Grava e schiaccia. Come il sasso che precipita in un pozzo profondissimo, percorre l’aria in silenzio e, dopo un tempo che sembra interminabile, raggiunge il fondo, l’eco giunge flebile in superficie, quasi che nulla sia successo…lì in fondo, invece, lo schianto è stato disastroso e  con terribile frastuono.

Se smetti un attimo di correre, puoi avvertirlo, esattamente in quell’attimo. Sordo, nel silenzio del dentro. Il tempo fluisce, non puoi fermarlo, ma puoi dilatarlo nelle tue sensazioni e assaporare il Piacere della Lentezza.

Continua a leggere


10.000! Uaneme d’o Priatorio!

Quando il “deca” valeva davvero qualcosa…

DIECIMILA! Festeggiamo le 10.000 visite di questo b(av)log!

10.000 come i Diecimila dell’Anabasi di Senofonte. Terribilmente di attualità: una fuga disperata di sopravvissuti a una guerra.  Mi fa venire i brividi l’urlo di quelli che ce la fecero (ca. 6.600) al termine di un durissimo viaggio allo sbando per un anno in una terra ostile e sconosciuta,  in vista della distesa di acque del Mar Nero URLANO: “Θάλασσα! Θάλασσα!” Thalassa Thalassa! Il mare! il mare! L’ urlo di gioia…il mare, la speranza, il mare, la salvezza. Era il 399 a.C., 2410 anni dopo la storia racconta il presente.

10.000 come i “10.000 metri”, il mezzofondo prolungato, una delle gare più classiche dell’atletica. Nel mio trascorso atletico di Giochi della Gioventù (più che “trascorso”…è trapassato remoto), posso annoverare una gara campestre (regionale!) per la metà: 5.000 metri. Ebbene, il ricordo di quella fatica produce acido lattico in questo esatto momento che scrivo, anche se sono seduto e in movimento sono solo polsi e falangi.

Quel miracolo volante del Boeing 747-400 può contenere 467 passeggeri. Questo blog, dal suo primo post Il Mutuo dell’Amore,  è stato visitato 10.000 volte: 21 Boeing 747 pieni. Da questa pista “decollati” per le più disparate destinazioni: alcune in questo mondo, Milano, New York, Botswana, Zimbabwe; moltissime in Altri-mondi.

Snoccioliamo un po’ di numeri

Continua a leggere


Disco Boy

Voglio ballare con te e stringerti forte tra le braccia tutta la notte

Come ogni sabato sera, vado a ballare in discoteca. Un locale diverso, ogni uguale sabato sera. Mi guardo in giro. Butto il mio sguardo nella folla, come la rock-star che si lancia dal palco sulla folla. Una foresta fitta di braccia e mani sostengono la rock-star; il mio sguardo atterra con un tonfo sordo a terra, sul pavimento della pista da ballo. L’attimo prima di venire maciullato da tanti tacco-12, ritiro il mio sguardo e vado al bancone. Ordino una vodka per sentirmi a posto. La vodka ha effetti deleteri sulla mia lucidità, ma ha l’indubbio vantaggio di annebbiare la percezione della realtà quel tanto che serve per farmici sembrare a mio agio e con una velocità assai superiore della birra o del vino. Cocktail, no. Non amo queste misture che non mi fanno capire cosa sto bevendo. Voglio capire cos’è che via via mi provoca deficit di coordinazione, linguaggio impastato, rallentamento psichico. La vodka è sincera. Se le parole escono dalle tue labbra e il tuo cervello le registra prima come “estranee”, poi le riconosce come “tue” e ,alla fine, le archivia come “strane”, sai chi è stato. Se cammini e i tuoi passi diventano incerti e barcollanti come quando avevi 2 anni e andavi in giro con il pannolino, sai chi è stato. La vodka non ha colore. Ci vedi attraverso. La vodka è trasparente.

Bevo la mia vodka d’un fiato…Aaaah mi sento bene. Faccio un cenno con il pollice verso al ragazzone che sembra uscito da un giornale patinato di moda, ma è finito dietro al bancone a servire drink: mi versa un altro pò di quel liquido trasparente che mi dà finto sostegno e una sana spintarella, oltre.  Il locale è pieno, non riesco  a intravedere il pavimento, dappertutto colori, visi, luci, gambe dappertutto. Labbra che bisbigliano in un movimento asincrono con la musica che martella con i bassi e sovrasta tutto, occhi che si cercano, corpi che si sfiorano, ci sono tante coppie che ballano. Io sono solo. Mi metto in un angolo e resto lì a guardare.

All’improvviso TI VEDO.

Continua a leggere


New York, ti guidO io!

Onda sonora consigliata: Celebration (Kool and Gang)

Se riuscite subito a capire il nesso (il)logico tra la magnifica canzone dei Kool and Gang, la guida Lonely Planet di New York e il presente scribacchino di questo disertato blog,  allora avete altissime probabilità di scoprire l’anello mancante tra la scimmia e l’uomo (con grande soddisfazione di Darwin, buon’anima)…oppure avete visto tutte le serie di C.S.I., N.C.I.S, Criminal Minds e Il Commissario Rex. Se invece evitavate puntualmente la bocciatura a Scienze con recuperi in volata di fine anno scolastico degni di Coppi e Bartali…oppure avete visto solo il mitico Ispettore Derrick e dopo il suo verde impermeabilino tristo non c’è n’è stato più per nessun commissario o squadra investigativa, allora dovete per forza sorbirvi il resto dello sproloquio per scoprire l’ar-cano, cioè  “il mistero, scritto da cani”. <occhi fissi nel vuoto, ondulando piano il capo a tempo> tadà-tadaa-tadaa-tatatadaaa-dadaaada…ricordate l’irresistibbbbile sigla dell’Ispettore Derrick? Tristaaaaaaaah.


New York City 7 Lonely Planet

New York City 7

Se siete a New York (invidia mi divora) o ci siete stati (aah! Sospiro all’unisono) oppure siete di quelli che studiano il viaggio prima di andarci (io no), secondo le stime e ricerche di mercato, con molta probabilità, avrete tra le mani una guida Lonely Planet di New York. Nella settima edizione italiana, pubblicata a novembre dell’anno appena passato (per i cinesi ancora deve passare), troverete svelato l’ar-cano di cui si cianciava in quel popò di (s)prologo qualche riga fu. Amménn.

Andate alle ultime pagine, sì quelle che non legge mai nessuno, la pagina prima dell’Indice, ci sarete passati davanti non si sa quante volte per trovare quel posto irrinunciabile dal nome impronunciabile, a pagina 474 nella colonna “Ringraziamenti”, all’inizio della terza riga trovate scritto: il mio nome e cognome.

Continua a leggere


Ludenoteca

Il poeta Orazio:"Nunc vino pellite curas" (Ora col vino cacciate gli affanni).

Finito l’anno, iniziato uno nuovo, per i cinesi no (sarà il 3 febbraio). Piccolo particolare: il gruppo etnico cinese (gli Han) è il popolo più grande al mondo per numero di individui, pari a circa il 20% della popolazione mondiale. Non è che forse stiamo sbagliando noi il Capodanno?

Tempo di bilanci, sintesi, classifiche dell’anno passato, back-up di hard-disk e grandi andirivieni nelle cantine e ripostigli. Fisici o della memoria. Perché allora io no?

Dall’odore di muffa nella mia scatola cranica, sale l’ispirazione (disperazione, per altri) per questo nuovo post, che “nuovo” non è ma puzza di muffa e riciclo di roba dell’anno passato.

Ludenoteca, cantina di videogiochi d’annata, diventa la nuova occupazione abusiva di suolo pubblico Internet, in pianta stabile su questo instabile blog. Non pensiate di trovarvi un Sassicaia o uno Chateau Latour, piuttosto qualcosa di più adatto al quotidiano, a una rimpatriata tra amici, a un brindisi tra due persone che non si vedono da tanto o a una serata solitaria (preferibilmente, un sabato, un sabato italiano)

Come in un’enoteca i vini hanno tante anime, profumi e sapori, così la Ludenoteca è lo spazio dedicato ai videogiochi che hanno altrettante anime, profumi e sapori di luoghi lontani: brevi (giurin, giuretto) descrizioni che invogliano alla degustazione. Al contrario dei vini, i videogiochi più “invecchiano” e meno costano.

Se poi i”giochini” vi lasciano indifferenti (o vi fanno ribrezzo…ma allora avete sbagliato blog e blogger) , non perdete altro tempo, andate in enoteca e ordinate un bicchiere di Benuara, che – una di-vina conoscenza mi disse  – è ottimo per il palato e onesto nel prezzo. Esattamente come ciò che troverete in Ludenoteca.

Non ho ancora provato il Benuara, brindate alla mia e alla vostra salute e  fatemi sapere se vi è piaciuto.

Vai alla Ludenoteca, cantina di videogiochi d’annata

“Der resto tu lo sai come me piace! quanno me trovo de cattivo umore un buon goccetto m’arillegra er core, m’empie de gioja e me ridà la pace; nun vedo più nessuno e in quer momento dico le cose come me la sento…” Trilussa