Videogiochi nei film #1: Soylent Green


Liberamente ispirato al romanzo fantascientifico di Harry Harrison Largo!Largo! (Make Room!Make Room!), Soylent Green (in Italia, 2022: i sopravvissuti) è un film diretto da Richard Fleischer e può essere classificato nel genere distopico post-apocalittico.

Nel 2022 New York City è una città sovraffollata con oltre quaranta milioni di abitanti, il cibo scarseggia e la società è divisa nettamente in due: la stragrande maggioranza è al limite della sopravvivenza, mentre un ristretto gruppo di ricchi vivono nell’agiatezza come se nulla fosse. Il sovrappopolamento è tale e la situazione così disperata che il governo ha legalizzato il suicidio assistito: sono stati costruiti i Templi, dove le persone possono recarsi per porre fine alle proprie sofferenze quotidiane e trovare almeno una morte dignitosa in un ambiente confortevole.

Il pianeta è inaridito e per nutrirsi la popolazione utilizza dei prodotti sintetici sotto forma di gallette: il Soylent.

Il Soylent è disponibile in tre colori: rosso, giallo e verde. Proprio il Soylent verde è destinato a diventare il principale alimento e la pubblicità della Soylent Company dichiara che la materia prima del Soylent verde è il plancton.

Quando un dirigente di alto livello della Soylent Company, William Simonson (interpretato da Joseph Cotten), viene trovato assassinato, il detective della polizia Thorn (Charlton Heston) ha il compito di indagare sul caso. Ad aiutarlo nella soluzione del caso è il suo vecchio amico, Sol Roth (Edward G. Robinson, nel suo ultimo film, morirà poco dopo la fine delle riprese). Le indagini sono ostacolate da pressioni dall’alto e tentativi di insabbiamento, tuttavia Thorn scopre la terribile verità sulla materia prima del Soylent verde.

Avrò avuto una decina d’anni quando ho visto il film e mi è rimasto impresso l’orrore del momento della scoperta della vera materia prima del Soylent, come pure il finale in cui Charlton Heston cerca disperatamente di rivelare la verità.

In 2022: i sopravvissuti vi è la prima apparizione di un videogioco in un film.

Si tratta del primo videogioco arcade, Computer Space.

Immagine tratta da The Arcade Flyer Archive

Oggi il 2022 è vicino, ma all’epoca evidentemente vi erano grandi aspettative per l’avvento degli anni Duemila. Sempre del 1973 si immaginò, infatti, che il 13 settembre 1999, a causa di un’esplosione nucleare, la Luna sarebbe uscita dall’orbita terrestre e finisse alla deriva nel cosmo. Era una produzione della britannica ITC e della nostra RAI: Spazio 1999.

Questa proiezione in avanti nell’immaginare, nel bene e nel male, il futuro dell’Umanità, non si applica ai videogiochi. I videogiochi rimangono congelati negli Anni Settanta: nel 2022 si giocherà con un videogioco del 1971.

In una delle scene iniziali, infatti, appare Computer Space, uno sparatutto multidirezionale su schermo in bianco e nero, che all’epoca della sua prima apparizione (1971) appariva legittimamente avveniristico; oggi la sua grafica sembra un incisione rupestre del Paleolitico.

Il cabinato che appare nel film è di colore bianco, un particolare insignificante? Non dal punto di vista storico: quel cabinato è infatti un pezzo unico. I cabinati di Computer Space sono realizzati in fibra di vetro, verniciati in varie colorazioni, spesso con un effetto metallico.

A sinistra la versione per due giocatori, che differiva nel design da quella per un giocatore.

L’unico cabinato di colore bianco fu realizzato come prototipo e portato in una fiera nel 1971 per mostrare il primo videogioco a gettoni mai creato. A tutti gli effetti questo cabinato di Computer Space di colore bianco è proprio il primo videogioco a gettoni della Storia.

Di seguito lo stralcio del colloquio tra William Simonson, l’importante dirigente della Soylent, che verrà assassinato, e l’avvenente e più giovane accompagnatrice Shirl. Ho scelto di riportare l’originale doppiaggio in italiano: presenta delle differenze e anche un grossolano errore.

Shirl (rivolta allo schermo del videogioco): Ok!There! / Dai!Dai!

Simonson: It’s good to hear you laugh. / Mi fa piacere sentirti ridere.

Shirl: Come on and play. / Venga a giocare un po’.

Simonson: No. Thank you / No, grazie.

Shirl: Thank you for the toy. / Grazie per questo regalo.

Simonson: I’m glad it amuses you. /Sono contento che ti piaccia.

Shirl: Let me do something for you. / Lei è così buono con me

Fa la sua comparsa Tab, l’uomo di fiducia di Simonson

Tab: Are you ready. Miss Shirl? It’s getting late. / Sei pronta Shirl. Si fa tardi.

Simonson: Go ahead. / Vai pure, cara.

Tab: According to the inventory we’re low on everything. / Le riserve sono scarse, siamo a corto di tutto.

Shirl: Okay. But I’m gonna bring you a surprise. / Okay. Le porterò una sorpresa.

Shirl (rivolgendosi a Tab e camminando in sua direzione):

I demolished five saucers with one rocket. / Sai che ho distrutto cinque pianeti con un missile solo!

Simonson: Not bad for an amateur. / Non c’è male per una dilettante.

I demolished five saucers with one rocket. / Sai che ho distrutto cinque pianeti con un missile solo!

Questa frase contiene degli errori o – se vogliamo considerarle tali – delle licenze creative rispetto al gioco originale.

In Computer Space il giocatore controlla un’astronave, la cui forma è un razzo, e l’obiettivo è di colpire una coppia di dischi volanti, evitando al contempo il loro fuoco. Sullo schermo appaiono al massimo tre navicelle, il giocatore e due dischi volanti, che volano su un piano bidimensionale e sullo sfondo dello spazio siderale punteggiato di stelle. Quindi, non possono esistere ‘five saucers’ in contemporanea sullo schermo e, in ogni caso, la traduzione di ‘saucers’ non è sicuramente ‘pianeti’. 

L’astronave del giocatore fa fuoco lanciando un missile alla volta e vi è un tempo di attesa tra ogni lancio. Può muoversi liberamente per tutto lo schermo, accelerando, ruotando e anche sfruttando il moto inerziale. I dischi volanti sono fermi o si muovono insieme secondo uno schema a zig-zag, mantenendo una distanza costante l’uno dall’altro. Il missile scompare quando colpisce il disco volante. Quindi, è impossibile distruggere con un solo lancio del missile più di un disco volante alla volta.

Copertina della sceneggiatura originale di Stanley R. Greenberg (10 agisto 1972)

È interessante notare che nella sceneggiatura originale di Stanley R. Greenberg dell’agosto 1972 a pagina 9 e 10 viene descritta tale scena, ma non si cita un videogioco, bensì un flipper (“pinball”) e Shirl rivolgendosi a Tab esclama:

‘I hit fifteen thousand…fifteen thousand’.

Evidentemente si riferisce al punteggio ottenuto giocando al flipper.

Oltre che in Soylent Green, il videogioco Computer Space appare ancora:

  • per qualche secondo in Jaws (Lo Squalo, 1975)
Videogiochi in Lo Squalo: Killer Shark in primo piano, subito dietro il cabinato giallo di Computer Space e Wild Cycle. Appaiono per 5 secondi scarsi.
  • per tutta la durata della videoclip Brimful of Asha dei Cornershop, 1997
Il cabinato giallo è più volte inquadrato nella videoclip di Brinful of Asha
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21 pensieri su “Videogiochi nei film #1: Soylent Green

  1. rikynova83

    Devo assolutamente vederlo Claudio, essendo un fan del genere post-apocalittico (anche di certe tamarrate made In Italy anni ’80). L’estetica del cabinato è buona, ovviamente il videogioco è qualcosa di antidiluviano. Ti ringrazio per questa tua carrellata di film con videogiochi, secondo me dopo questo “Solyent Green” avrò modo di annotarmi altri bei titoli (specialmente quelli trash a cui facevi riferimento nel post generale).

    ps Brimful of Asha è uno dei pezzi più belli degli anni ’90.

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    1. Prego! Il film è ancora guardabile e godibile. Riconoscerai gli attori per la caterva di film che hanno interpretato e la lati recitazione è una garanzia. I costumi e la scenografia è un bello spaccato del cinema dell’epoca. I temi dell’inquinamento e del sovrappopolamento ancora attuali: il primo per lo più disatteso nonostante le chiacchiere ecologiche; il secondo passato in sordina complice un’Italia praticamente a crescita zero.
      Ho buoni motivi per pensare che ti piacerà. Lo consiglio senza remore. Sul trash farò il mio possibile per disincentivarti 😜

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    1. Pleistocene sicuramente per i videogiochi, per il film…non siamo poi così anziani 😂😂😂. Bel film! Lo ricordo come uno di quelli del lunedì sera che dava la RAI. Occasione per tirarla lunga nel lettone dei miei genitori. In film che non esito a consigliare ai più giovani. Certo che l’impianto scenico e i costumi potrebbero fare sorridere rispetto alle ricche produzioni odierne. Però è bello spaccato degli anni Settanta.

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  2. Ecco, non la ricordavo la scena ma appena ho visto la prima immagine mi è venuta in mente. Gran pezzo comunque, hai fatto pure l’analisi dei dialoghi e degli errori…👏👏👏
    Comunque era davvero bello computer space, il design lo rende moderno ancora oggi (parlo soltanto dello chassis ovviamente, non delle immagini puntinate in bianco e nero)…
    Grandi i corner shop a metterlo nel video di una delle più belle canzoni anni novanta

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    1. Le linee arrotondate del cabinato potrebbero essere adatte a un arredamento in stile vintage e retrò, che è ritornato in auge. Non amo questo revival vintage, ma nulla toglie che se in cucina mia moglie mettesse un frigorifero dai colori e le linee bombate che hanno caratterizzato i primi elettrodomestici di massa del boom economico, non vedo perché un bel cabinato di Computer Space non potrebbe trovare posto in salotto. Sono certo che il giorno dopo, non riuscirei a entrare a casa perché mia moglie ha chiamato il fabbro e gli ha fatto sostituire la serratura 🙂

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  3. Non lo vedi, ma sappi che ti sto battendo le mani a spelladita! Così dovrebbero essere tutti i post della blogosfera: un misto di sensazioni personali e studio delle fonti, con tanto di “pezze d’appoggio”: per un maniaco delle fonti come me, vedere che hai presentato addirittura la sceneggiatura originale è un orgasmo multiplo! Alla faccia di chi discetta dei “sentito dire” e distribuisce verità col “mi pare”.
    Alla notizia che questo è il primo film a mostrare videogiochi sono caduto dalla sedia, e ho iniziato a strizzarmi le meningi: ogni titolo che mi è venuto in mente da contrapporti è di molto posteriore! Mi hai regalato una gran bella nozione che ti ruberò e spaccerò per mia! 😀 (Scherzo, ovviamente: sono un linkatore maniacale quindi non appena ne avrò occasione spargerò questo post urbi et orbi)
    Per finire, condivido la tua stessa esperienza su questo film, anche se forse in tempi diversi: l’ho visto anch’io su Mamma Rai da bambino, coi miei genitori, tutti inchiodati fino al finale che colpisce duro. Ricordo ancora quella struttura di suicidio assistito dove mostravano scene di boschi a chi scivolava nell’oblio: era una trovata splendida ed inquietante dalla forza dirompente. Dovrei cercare il romanzo di Harrison…

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    1. E io mi inchino a ringraziare la tua geneerosa e calorosa accoglienza. Sono stato fortunato a trovare in Rete tanto materiale sparso, ho fatto solo un lavoro di bravo topo bibliotecario, che inizio a pensare sarebbe stato il mio ideale. Avrei fatto la fame? Mi sarebbe bastato un pezzo di formaggio 😉
      Non hai bisogno della mia benedizione per la condivisione, usa questo mio testo a tuo (ab)uso e consumo.
      Il film, come ho scritto anche in qulache commento più su, è un gran bel film.
      La scoperta della verità sul Soylent verde è rabbrividente: pochi film si sono spinti a immaginare una nefandezza simile e renderla perfettamente coerente con l’universo narrato. Considerati poi i tempi in cui il film è stato proiettato, è ancora più sorprendente. I Templi introducono un tema di attualità come la dignità del fine-vita (“borderline” con l’eutanasia) in netto anticipo. O semplicemente il nostro Paese è nel solito congenito ritardo.
      Il finale è devastante. Ti viene da urlare insieme a Thorn. Ma tanto nessuno ti ascolterà.
      Il film è liberamente ispirato al romanzo di Harrison, quindi aspettati qualcosa di sostanzialmente diverso.
      Mi inchino nuovamente. Sipario! 🙂

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  4. Mai visto e né sentito ‘sto film
    Comunque sulla sovrappopolazione ci sono andati vicini, non sarà per il 2022 ma io la vedo bruttissima per il 2030, se siamo fortunati per il 2040, se non obbligano il figlio unico in tutto il mondo al più presto.
    Perdona l’ignoranza ma ha qualche proprietà nociva il plancton? Se è commestibile e nutritivo non capisco il motivo per lo stupore.

    Per fortuna non ci siamo fermati agli anni 70 coi videogiochi!
    Magari nel 2022 la tecnologica è così avanzata da far apparire sullo schermo 😝addirittura anche dieci nemici contemporaneamente e con dei missili che non spariscono 😱
    Interessanti anche le altre due apparizioni del cabinato.

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    1. Film degli anni Settanta e dubito che lo ridiano in TV 😉 Per quanto dia la birra, sia per recitazione sia per capacità di tenerti attaccato al video, a parecchi film attuali.
      in merito al plancton, ti è sfuggito quando cito che il detective scopre la verità sulla materia prima del Soylent, che “dicono” sia fatto di plancton. La verità è un’altra e non è tanto facile da digerire, diciamo così. Più che stupore è l’orrore.
      Nel 2022 ci sarà la PlayStation 5 e giocheremo a The Last of Us 3 a 4K nativi a 60fps fissi.

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  5. Ottimissimo post, godibile anche per me che sono al digiuno di videogiochi.
    Questo è un film di cui mi sono occupato di recente anche nel mio blog, sebbene più di straforo. Lo vidi negli anni ’70 e non l’ho mai più dimenticato. Tanto che, cosa rara per me che sono un re-visore maniacale, non ho mai sentito la necessità di rivederlo.

    P.S. Hai fatto poi qualche ricerca su “L’autre Monde”? Almeno visto il trailer, che dice già molto?

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    1. Il taglio della rubrichetta è sui videogiochi, sopratutto Arcade, e la percezione – almeno nei primi anni – da parte del cinema. L’accoglienza che il cinema ebbe nei confronti di questo nuovo medium, che potrebbe essere anche visto come un “concorrente”. Tuttavia, l’intenzione è anche di un invito a vedere certi film (non tutti, per carità). Soylent Green è uno di quelli che ti rimangono impressi: anche io lo ricordo molto bene. Ma i più giovani non credo lo abbiano mai visto o avuto la curiosità di recuperarlo.
      Ho fatto la ricerca su “L’autre Monde” e stavo proprio per scriverti sull’altro post. Lo faccio qui.
      Mi sembra molto interessante: un thriller con un corposo inserto di Virtual Reality, nello specifico un videogioco MMO inventato per l’occasione, ‘Black Hole’.
      Cercherò di recuperarlo perché il trailer e la trama hanno fatto subito presa sulla mia debole mente. Grazie per la dritta!

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  6. Tutt’altro che debole mente, ragazzo mio! Grazie di questo, come di tutti gli altri post sull’argomento: sono molto curiosa, come forse hai notato, e questo è un campo in cui sono diigiuna…ora, grazie a te, qualche assaggino l’ho avuto.

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  7. Gran bel film. E penso anche che a suo modo abbia anche azzeccato quello che accadrà in futuro. Certo, forse (e spero) non in termini così apocalittici ma l’idea di sostituire i cibi tradizionali con una sorta di integrateore universale potrebbe non essere così fantascientifica, specie consoderando il fatto che siamo sempre di più e le risorse sono sempre quelle. D’altronde non abbiamo già iniziato a mangiare cibi con aggiunta di vitamine, probiotici, integratori e quant’altro?

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    1. Tematica senz’altro attuale, anche se messa in secondo piano dall’inquinamento in cui comunque si fa un passo avanti e due passi indietro (vedi ritiro degli USA dal protocollo di Kyoto).
      Non penso che arriveremo a qualcosa del genere, per quanto – come scrivi – oggi il cibo sia in molti casi ha perso della naturale genuinità ed più vicino a una galletta di Soylent.
      Quando arriveremo a una “soluzione” del genere probabilmente sarà scoppiata una guerra mondiale per l’accaparramento delle risorse alimentari. Il genere umano verrà ridotto significativamente dopo questa guerra e con tutta probabilità il pianeta reso per lo più inabitabile.
      Anche WarGames sta di nuovo dimostrando tutta la sua attualità.

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