Star Wars, non puoi entrare.

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Dedicato a tutti coloro che non sanno cosa farsene di “Star Wars”, anzi vorrebbero rispedire tutto il pacchetto di queste diatribe stellari di nuovo in una galassia basta che sia lontana lontana, ma veramente lontana

“***No spoiler***” Da quando è in proiezione nei cinema il film di Star Wars questa dicitura è balzata prepotentemente in cima alla SERP di Google! Ogni benedetta volta che stai per scrivere qualcosa su Star Wars, sei costretto a scrivere questa dicitura per avvisare che non citerai particolari rivelatori della trama a quei disgraziati che non hanno ancora trovato i bigietti o il tempo di recarsi al cinema. Se oggi qualcuno si alzasse e decidesse di svelare il Quarto Segreto di Fatima o svuotasse il sacco sui Segreti di Stato o avese trovato l’inconfutabile prova che c’è vita su Giove, si piazzerebbe alla decima pagina del ranking di Google.

Pertanto, Avviso ai naviganti: in questo post si scrive di Star Wars , ma non si fa menzione alcuna del film. State tranquilli, ma prestate attenzione al canale di Sicilia, mare mosso, moto ondoso in aumento, vento da NW 12 nodi.

Star Wars è dovunque,”la resistenza è inutile” direbbe un’altra fazione della galassia. La macchina da guerra del marketing Disney ha sparso il Verbo di “Star Wars” su qualsiasi prodotto e, da qualsiasi scaffale o espositore, fa capolino un prodotto con su scritto il marchio delle Guerre Stellari, anche se il Natale è periodo da consacrare alla Pace e tutti devono essere più buoni di default.

Ciò non mi crea particolari problemi, anzi mi fa sentire meno “alieno” e finalmente mi dà più possibilità di condividere uno stato d’animo ed emozione che, come descritto in un post fa,  vale la pena di vivere. Altro discorso per i miscredenti ai quali le parole “Star Wars” rimbalzano come proiettili su un giubbotto in kevlar. Ciò è vero fino a un certo punto, perché se spari a distanza ravvicinata e con un calibro grosso, anche il kevlar cede (è duro cinque volte l’acciaio, mica fa i miracoli…); così la sovraesposizione commerciale e mediatica del marchio Star Wars ha iniziato a creare qualche fastidio ai non “addicted”, tanto che sono atterrate sul web – come piccioni a Piazza San Marco – post contro questa “mania” o recensioni che stroncano il film per “partito preso”, adducendo motivazioni così prive di oggettività che l’unica giustificazione è la scelta di arruffianarsi il target dei non “adddicted” o autorefenziarsi come “anticonformista”.

Il rispetto dell’opinione altrui – su questo blog – è sacrosanto. Fino a che esiste una mutualità di rispetto e intenzione di condivisione, troverete la porta di questa web-bettola spalancata 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, fino a che operatore telefonico non ci separi; in caso contrario, non avrò pietà nell’utilizzo del potere di “moderazione” e, in quanto dominus supremo e maximus di questo web-staterello, calerò la “damnatio memoriae” su troll o altra genie di senza-creanza. La democrazia è un valore che va conquistato e confermato nella pratica delle nostre azioni. Non è scontato.

Terminato il momento “Programmi per l’Accesso”, alle parole seguono i fatti…Ehm altre parole.

Per tutti coloro che non sanno cosa farsene di “Star Wars”, anzi vorrebbero rispedire tutto il pacchetto di queste diatribe stellari di nuovo in una galassia basta che sia lontana lontana, ma veramente lontana, ho trovato un posto dove Star Wars non c’è.

bacillo_need2flyL’inverno è periodo di influenza e la curva pandemica ha un andamento imprevedibile: le prime avvisaglie durante ottobre e novembre, per raggiungere il picco tra dicembre e febbraio. I fuocherelli di virus che si avvantaggiano di sbalzi tecnici sono puntualmente accolti dai miei due nanerottoli nei loro corti corpicini. Il virus, così compresso, muta e raggiunge poi la mia carcassa sempre, costantemente incazzato, come l’automobilista dei monologhi di Gioele Dix. Spulciando sul sito del Ministero della Salute la composizione del vaccino, si scopre che l’influenza è, come già altre volte descritto tra queste pagine, un melting pot di sigle di provenienza più o meno esotica: A/H1N1 California, l’A/H3N2 Svizzera, B/Phuket. Mmmh…Neanche Lovercraft avrebbe avuto lo stomaco di dare un nome così impronunciabile a una delle sue innominabili divinità di “gorgogliante blasfemità”.

Così, oggi esco di casa in direzione della più vicina farmacia perché uno dei nani ha 38 e passa di febbre. Il suo corpicino riverso sul divano sotto una coperta. Se ne sta immobile con le mani conserte sotto la guancia, appoggiata sul cuscino: sembra un angioletto. Sì, il figlio segreto dell’Angelo Sterminatore.

Camminando, ho il tempo di scambiare un pò di messaggi con alcuni amici con cui siamo andati a vedere Star Wars: continua l’influenza (non la malattia…) di questo film nella nostra routine quotidiana, una specie di tormentone,  a volte filtro allegorico, a volte puro cazzeggio; Un Darth Vader di 70 centimetri di certo impreziosisce i nostri ikeizzati ambienti, se lo vedi in giro, spargi la voce agli amici per un confronto o no? Come regalo di Natale per i bimbi, le costruzioni Lego sono educative e liberano la creatività: ti coglie un sussulto nella Forza, quando in quel negozio di giocattoli, ti si para davanti la scatola della nave ammiraglia di Darth Vader, il Super Star Destroyer “Executor” nella sua magnicostruenda mole di 3.000 e passa pezzi!

Confezione regalo? No è per me.

Confezione regalo? No è per me.

Il prezzo di 400 eurocucuzze ti fa sbandare all’inizio: ti scorre davanti – in un nanosecondo e con tanto di effetto “rallenty” – tutta l’imminente serie di bolli, bollette, tasse, rate condominiali, assicurazione auto. Pensi pure che, a causa di questa impegnativa somma di vile denaro, hai temporeggiato per due anni l’acquisto di una Xbox One, quando a fine ottobre è arrivato Halo, la tentazione era forte ma…Ma io sono un marine spaziale mica un santo!

Insomma, l’Executor in salotto sarebbe davvero un “bel pezzo”, capisci che non sei “vittima” del marketing e di un male interpretato spirito natalizio all’insegna della tradizione iper-consumista. No! Non sei una vittima, sei un sadomasochista: ci godi a farti spennare proprio a Natale e durante l’imperversare della campagna di marketing di Star Wars.

L’unico blocco all’altrimenti inevitabile strisciata di carta di credito (portafoglio non vede, portafoglio non duole) è l’immagine di Lei (o Lui), del tuo consorte convivente. Trionfante varchi la soglia di casa e Lei ti fa: “Che cosa sarebbe?”. Neanche inizi a balbettare la spiegazione perché Lei ormai ha due folgoratori al posto degli occhi e due puntini rossi sono apparsi sulla tua fronte. Ma non è neanche questo che ti fa desistere: scellerate urla dentro di te inneggiano a “Liberté! Égalité! Fraternité!”, “ho una dignità”, “casa è pure mia”, giureresti di sentire in lontananza una banda che suona la Marsigliese…Batti la mesta ritirata soltanto quando realizzi che Lei (o Lui) darebbe seguito alla seconda e ultima frase che pronuncerebbe a tale vista: “Se entra in casa Quel Coso, esci tu”.

Why not?

Why not?

Camminando per le strade del quartiere, in compagnia di questo frullato di pensieri dalle stelle alle stalle, mi accorgo che il marchio “Star Wars” è praticamente dappertutto. La cosa non mi crea fastidio, ha il sapore di un’altra piccola rivincita, il piacere di potere condividere un’esperienza con un numero maggiore di persone, molte di queste nuove, con i suoi pro e contro, come accaduto per il passaggio cinematografico de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit.

Arrivo a destinazione: farmacia sempre aperta con tre, quattro casse, posta in un crocevia strategico, un passaggio incessante di un turbinio di persone di tutte le età; più che una farmacia, una banca.

Prendo dall’apposita macchinetta il mio bigliettino:”119″; una mezza dozzina di persone prima di me, sono le dieci di mattina è già sono il 119esimo potenziale cliente. Che vendete? Caramelle? Più o meno, ma sotto prescrizione medica.

Mi guardo attorno perché, quando sono in fila, il mio cervello passa in modalità “drone”: inizia lo scandaglio di persone o situazioni che possano destare la mia curiosità e impiegare quel mio tempo elargito con le “braccine corte” dall’immortale Creatore in qualcosa di più fruttifero che “aspettare in fila”. Niente, la scansione è praticamente nulla: solo scatole con scritte ispirate per metà a una malattia per metà alla sua cura (“DiarStop”…Meh!). Scatole, confezioni, tubi. Scatole, scatoline, scatolette, pure il “3×2”. Non capisco la promozione “3×2” sui farmaci: chiedo un analgesico per dolori di testa ***no spoiler della marca***, la farmacista mi avvisa che c’è il “3×2”, faccio un rapido conto: 24 compresse x 3 confezioni= un annodimmmerda!

Niente di interessante, niente di nient…Ehi! Ma qui non c’è nemmeno un prodotto a marchio “Star Wars”! Non ci posso credere: riavvio i sistemi di scansione, seguo il bootstrap riga per riga, nel caso ci fosse qualche driver in errore…Cerco attentamente, sul banco, ci deve pure essere: un classico prodotto da acquisto di impulso, che so, una caramella per la tosse con Darth Vader che fa “Con questo casco, non respiravo bene…Ora con LaserGol ho risolto!”.

Dai sensori non ritorna alcuna eco positiva e avverto certamente la stessa sgradevole sensazione del Capitano Kirk alla ricerca di quel fetente di Khan nella nebula Mutara (vedi Star Trek II). Come CA…ppero è possibile che qui non abbiate nulla di Star Wars?!? Almeno, che so, una Zigulì…

In farmacia non c’è traccia di “Star Wars”!

Qui il marketing Disney non è giunto e, voi che – legittimamente – reclamate il diritto di non vedervelo impresso sulle retine e rimbombare nelle trombe di Eustachio, avete trovato la vostra salvezza! La vostra spiaggia isolata e tranquilla! Il vostro angolo di pace! Certo il contesto, con tutte queste scatole di medicine in giro, non è dei più allegri e ispira a una certa prudenza all’insegna del “doman non v’è certezza”.

“Centodiciannove!”.
E’ il mio turno. Dico cosa occorre, cerco conferma  che si tratti di un rimedio utile per l’influenza di un nano di 4 anni, anche se l’unico rimedio veramente valido per tutti è rimanere a casa, sotto le “pezze” calde, e riposare per una settimana. Pago e ne esco con una bustina piena di confezioni per prassi anti-influenzale. Mi accendo la sigaretta, faccio un lungo sbuffo di fumo e m’incammino sulla strada del ritorno.

Dove il marciapiedi si allarga un pò, curvando lungo l’angolo di un palazzo, c’è uno di quei putipù promozionali e un certo numero di povere anime in pena, tutte giovani, che vi sembrano legate con una catena invisibile, come accade per i cani legati alla cuccia; partono da questo totem, fanno un certo numero di passi, rivolgono un certo numero di parole a un passante e poi ritornano al totem, come se una mano invisibile avesse tirato quella catena.

Una ragazza mi viene incontro con una penna in mano, la guardo negli occhi – ha dei begli occhi – sta per farmi l’offerta di rito quando incontra il mio sguardo…Interrompe la sua solerte camminata e interrompe il filo immaginario su cui i nostri sguardi stanno giocando a fare i funamboli. Sulla destra della ragazza, un ignaro passante (pensava di averla fatta franca….) viene preso alla sprovvista da questa manovra tipo Blitzkrieg nazista e resta impalato sul posto, sorbendosi – senza ribattere –  la fucilata di parole rimaste in canna alla bella “promoter”.

Un pensiero mi turba, mi macera dentro: 30 euro…trenta euro gli ho lasciato e manco un campioncino di Kylo Ren! ‘ Sti purciari!(*)

There’s no try

(*) “purciaro” o meglio “pulciaro” corrisponde all’italiano: “avaro, spilorcio, taccagno, gretto, pidocchioso”, ma in romanesco rende immensamente de pppiù!

Non sottovalutate la potenza del Lato Oscuro!

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21 responses to “Star Wars, non puoi entrare.

  • tiZ

    pirucchiuS diremmo noi. troppo divertente tutta la storia😉

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  • Paolo

    Sempre un piacere leggere queste righe, col sorriso.
    Il nostro eroe urbano che naviga fra ricordi infantili e i miti ancora attuali, e necessari. I due “nani” e i loro “corti corpicini”, ormai di famiglia e sempre protagonisti. La grande capacità di osservare e immortalare l’attimo quotidiano, le sue contraddizioni, le sue verità. L’ironia di fondo, che è capacità di leggere la realtà circostante, l’onestà.
    Il Red narrante assomiglia al protagonista di un romanzo di Pennac. Ispira condivisione e tanta simpatia, prima di ogni altra cosa.

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  • Paolo

    Era un Re_ed tenuto, “legato”, e pure un po’ accentato, un “Red con brio” diciamo… Al mio orecchio lombardo, comunque, è suonato familiare… Anyway. Caro Red, ieri notte, ad ora poco sospetta, ero tranquillamente seduto sul divano di casa, che qualche viaggio me lo fa fare, senza nulla togliere alla bellezza dei vostri (tuo e di Tiz, che seguirò con attenzione – grazie per il ponte mediatico) sguardi dagli scranni della suburbia semovente, diurna e notturna.
    Ieri notte, ad esempio ero in fila con te, in quella farmacia così poco stellare… O alla fermata del treno, a vivere l’attimo che, nelle sue brevi spire, che racchiude un amore, un’occasione, una storia e tutta una vita.
    Grazie e buona domenica.

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    • tiZ

      evviva i ponti : uniscono e non dividono.

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    • redbavon

      Era un Re_ed tenuto….Va bene…! EBBENE, Signor Uncielovispodistelle adesso siamo pure al Conservatorio: il re tenuto. Io capisco tutto: capisco che è venuto in soccorso di una compagna di blog; bene, denota generosità.
      Capisco che la musica dice ciò che le parole non riescono; bene,denota sensibilità.
      Ma una cosa non capisco:
      O Chopin (pronuncia: Siopéeennn…accento sulla prima “e”, tieni il suono per tutta la seconda “e”, la terza “e” appoggiala sulle due “n”), tu lumbard che vieni in aiuto di una terrona?!?
      Aita Aggressione! Anzi…Secessione😉 [sparita ‘sta parola dal vocabolario leghista eh…E dire che già ne hanno poche. E’ da sempre che fanno “spending review” sull’italiano, nel senso di lingua comprensibile a tutto lo Stivale]

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  • Paolo

    L’agogica corretta dell’anacoluto è quella esplicitata da Tiz… … Era quasi pronto in tavola. Un monosillabico, dodecafonico, initimistico, intimante, invito a lasciar cadere a terra il pallone, lavarsi le mani, asciugare il sudore e unirsi al desco. Il profumo della “pummarola” ha invaso e pervaso la rete in un istante… L’Italia è fatta!

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    • redbavon

      Stringiamoci a corte, siam pronti alla morte, siam pronti alla morte, o’ rrau’ chiamò!
      Paolo, visto che hai evocato così bene voci e profumi della mia patria amata, permettimi di dedicarti questo pensiero poetico del grande Eduardo: O’ rraù (il ragù)

      ‘O rraù ca me piace a me
      m’ ‘o ffaceva sulo mammà.
      A che m’aggio spusato a te,
      ne parlammo pè ne parlà.
      Io nun songo difficultuso;
      ma luvàmmel’ ‘a miezo st’uso

      Sì,va buono: cumme vuò tu.
      Mò ce avéssem’ appiccecà?
      Tu che dice? Chest’ ‘è rraù?
      E io m’ ‘o mmagno pè m’ ‘o mangià…
      M’ ‘ a faja dicere na parola?…
      Chesta è carne c’ ‘ a pummarola

      Quella che segue non è una traduzione letterale, ma cerco di fare capire il senso e la sfumatura che il dialetto dà direttamente, mentre l’italiano ha bisogno di qualche parola in più

      Il ragù che mi piace a me (lo so in italiano non è corretto, ma il napoletano rafforza quando vuole enfatizzare, quindi è corretto per il senso)
      me lo faceva solo mammà. (“mammà” è intraducibile, rende di per sé il legame unico che lega ognuno di noi alla propria madre)
      Da quando ti ho sposato,
      [del ragù che fai tu] ne possiamo parlare tanto per parlarne.
      Io non faccio il difficile;
      Ma togliamo di mezzo quest’usanza

      Si, va bene: come vuoi tu.
      Ora vogliamo pure bisticciare [su questa cosa]?
      Tu che dici? Questo è ragù?
      E io lo mangio tanto per mangiare
      (per rispetto alla moglie e alle sue buone intenzioni e impegno)
      Ma me la fai dire una parola?
      Questa è carne col pomodoro.

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  • redbavon

    Ricordo che di questi tempi mandavano in TV le commedie di Eduardo. Papà e io ci sistemavamo sulle poltrone davanti alla RV e consumavamo questo rito del Natale-di-noi-due. Con il passare degli anni, l’orario era sempre spostato sul tardi, in seconda serata, a notte fonda e papà e io non mancavano l’appuntamento. Papà non c’è più e nemmeno le commedie di Eduardo in TV. Che Natale e’?😉

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  • Paolo

    Questi ricordi sono tesori preziosi.
    Sembrano tempi più duri, oggi.
    Forse siamo solo un po’ più vecchi.
    Ma l’affetto, i buoni sentimenti, la poesia nell’esprimerli, non moriranno mai.
    Il Natale… è dentro di noi.
    Buon Natale, Red.

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    • redbavon

      Grazie Paolo! Che sia un più sereno anno nuovo anche per te. A questo mondo, pace e serenità sembrano quasi valori scontati, banali, dimenticati. Eppure, senza andare in Siria, Libia, Ucraina, tutte vicine e non in una galassia lontanalontana, pure nei nostri condomini ce ne sarebbe tanto bisogno😉
      Siamo più vecchi e questa è un dato oggettivo che ci rallegra. Dico sempre a un amico che è nato qualche giorno dopo di me, ma l’anno prima. Augurati sempre che io pareggi ogni anno e subito dopo tu mi superi, perché altrimenti qualcosa è andato veramente storto.
      A parte la carrozzeria con qualche punta di ruggine e motore che batte un pò in testa, la vecchiaia non pesa più di tanto, quanto il tempo per le cose che vorresti vedere e fare che – fatti due conti – non basta: metto giù, sul foglio della spesa, i luoghi di questo pianeta che vorrei vedere con i miei occhi, calcare con i miei piedi, ascoltare i rumori e i suoni, odorarne l’aria, parlare con la gente…Non bastano gli anni che mi restano anche abbondando secondo la media Istat. Senza contare della finanza necessaria, ma alla bisogna ricorro alla mia doppia personalità tipo Dr. Jekill. & Mr. Hyde: B(av)onnie & Cl(a)yde.
      La nostra raffica di commenti, al di là di questo thread che fa tanto discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, svela una verità: i tempi sono più duri, per me, sì, perché mi manca una persona. E quando il Natale, dopo e nonostante l’orgia consumista e mediatica, ti fa fermare e pensare ai buoni sentimenti,almeno per i bambini che respirano quest’aria di Natale come il pesce trae ossigeno dall’acqua…scopro che sono veramente invecchiato perché mi manca una persona importante, che – hai ragione – non morirà mai dentro di me. Perché un pò…sono io. lo porto dentro di me, il mio DNA, chi sono veramente me lo ricorda anche lui. Grazie al Natale e…grazie a te, caro Paolo.

      Liked by 1 persona

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