Lettera a Luke Skywalker

“E’…è…per me?! (Immagine http://www.flickr.com | Credits: link)

Quest’anno  il rituale (sbav)augurio lo dedico a un Babbo Natale un pò particolare. Con grande affetto.

Caro Luke

avevo promesso di farmi risentire e, chi meglio di te sa, la tecnologia permette di colpire a distanze siderali; così, eccomi puntuale all’appuntamento epistolare. Più pistola che Re. Ammappa che rutilare di facezie ‘sta letterina. Potrei buttarla tutta in “ammuina”. Hai presente una manifestazione di disoccupati organizzati, centri sociali di ambo gli estremi, anti-TAV, universitari e alunni delle superiori, black-bloc a sparpagliata farcitura tipo canditi nel panettone e Boba Fett in testa al corteo con il megafono? Potrei, ma non oso.

Sei stato molto gentile a proporre di farmi sentire dopo la visione del film, ma gentilezza per gentilezza ti dico che la settimana scorsa non era proprio cosa.

La fonte principale dell’Ispirazione dei miei rituali (sbav)auguri natalizi era la cartellonistica pubblcitaria di una marca di intimo superlativo, con delle “testimonial” da fare girare la testa: ebbene l’azienda evidentemente è in “spending review” pubblicitaria e non tappezza più nè le strade della città nè i palinsesti televisivi, con conseguente stato di agitazione mio e della categoria dei carrozzieri, che grazie al reggiseno senza ferretto facevano grandi affari in questo periodo.

Il resto dell’Ispirazione va e viene insieme alle targhe alterne, lo smog rimane, sia nell’aria sia nella mia testa. Aggiungi lo stato di ansia per la classica delle classiche…la Stramilano?!? Ma che hai capito? No, il Natale e l’immancabile ricerca dei regali con rush finale che ti manderebbe al Creatore in molto meno di 12 parsec, ma moooolto meno di 12 parsec.

Ma hai visto il prezzo del tuo pupazziello e dei Lego Star Wars?

ARTFX+ Star Wars: Luke Skywalker & Princess Leia by Kotobukiya

ARTFX+ Star Wars: Luke Skywalker & Princess Leia by
Kotobukiya

I miei pidocchi non hanno ancora la pressione bassa quanto quelli della Disney – espressione che indica quanto la nota multinazionale sia tirchia tanto da non elargire sangue neanche a quelle povere bestiole – e quindi, fossero pure gli ultimi eurozecchini che mi rimanessero prima di finire sotto il (non “sul”) lastrico, devi venirmi a trovare per una bevuta alla mia salu-tazza. Offro io.

Vista l’aria che tira in generale, ci sta proprio una bella bevutina dimentica-guai. I dispiaceri si annegano nell’alcol…Se fosse vero, a quest’ora dovrei essere felice, con la memoria piallata dopo una formattazione di primo livello e alcolizzato perso. Io sarò pure alcolizzato, ma almeno non mi faccio di sostanze che ti mandano in pappa il cervello: “ripres(in)a economica” cosa? Dove? Quando? Altro che ripresa economica, siamo nel pieno di quella che – circa 75 anni fa – Alvin Halsen definì “secular stagnation”, un altro modo di definire l’equilibrio di sottoccupazione individuato da quel fottuto genio di buonanima di Keynes, mai abbastanza bestemmiato durante gli esami di Economia. Ancora si parla di “ripresa”, ma lo vogliamo capire che si è esaurita una dinamica di lungo periodo e occorre trovare un “sistema” nuovo, diverso, dai suoi fondamenti.  La macchina non riparte più: cambiamo motorizzazione, basta benzina, andiamo ora con l’ibrido per  poi puntare decisamente sull’energia pulita. Se continuano con queste targhe alterne e – nello stesso giorno – sciopero dei mezzi pubblici, la prossima auto che compro, la voglio a carbon-coke.

Tutto quel Fumo nero? Sicuramente il veicolo è “Made in Germany”. Euro 6. Das Raumschiff. (trad. L’ Astronave).

Tutto quel fumo nero?!? Sicuramente il veicolo è “Made in Germany”. Euro 6.
Das Raumschiff. (trad. L’ Astronave).

Non che tu, caro Luke, stia meglio a lagne, magagne e rogne. Dopo l’uscita del film, si sono scatenati nel demolirlo in nome della sovraesposizione mediatica e commerciale (grazie, Disney), della ricerca forzata di “originalità” e di “scelte più audaci” in un’industria che va sul sicuro con un “more of the same” seriale per salvaguardare l’investimento e massimizzare il profitto.

Gente vittima dell’anticonformismo, diventato “conformismo al contrario”, nient’altro che un “maledettismo” versione 3.0.  La 2.0 è stata superata negli Anni ’70, quando il rock diventato troppo “commerciale”, trovò nell’ “antidivismo” e nel “trash” la sua corrente-><-contro. Ma di Lester Bangs ce n’è uno e gli altri sono destinati a rimanere nessuno.

Tié pure la rima, vedi quant’è facile essere banali, cercando disperatamente di darsi un tono?

Perché non ci lasciano in pace? Vogliamo goderci questo momento di nostalgia-nostalgia-canaglia, di ricordi e forti emozioni. Voi siete invecchiati e si vede, mio caro. Come sei invecchiato…E se fossi vicino a me, ti farei una carezza. Noi siamo invecchiati insieme a voi e tutto ciò che desideriamo è riuscire a trasferire ai più piccoli le belle emozioni che ci resero migliori, che ci fanno sentire bene ancora oggi, che ci fanno torcere le budella prima, durante e dopo la visione del film.

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Balloons (Immagine da Favim.com)

Guardare le vostre rughe sotto il trucco, mi ha fatto un’immensa tenerezza pensando anche a me, a quante primavere sono passate, al bambino che era seduto in quel cinema di provincia con i sedili di legno, in Galleria, ultima fila. E poi “L’Impero colpisce ancora” con tutta la famiglia. Infine, Il “Ritorno dello Jedi” con il fratello e il papà. Papà, lui no, non c’è più, Luke. Papà è l’unico che avrebbe diritto a incazzarsi perché non è potuto venire al cinema con noi a vedere Star Wars. Non che lo capisse granché, ma capiva che era motivo della mia felicità e voleva parteciparvi o, quantomeno, facilitare questa gioia. Credo di avergliela passata perché ora so che trova applicazione un concetto elementare di matematica, la proprietà transitiva: se i due nanerottoli sono felici, io sono felice. Facile come sgranocchiarsi un’intera busta di arachidi, raccontandoci fino alla fine che “questa è l’ultima e poi basta”.

Chi critica ha tutto il diritto di farlo, ma nel rispetto delle nostre emozioni. Puoi prendertene gioco, fartene beffe, l’ironia va bene; ce n’è tanta in Star Wars dai tempi di George Lucas, è un marchio della nostra fabbrica di sogni stellari, i fratelli Trek sono più seriosi. Certo fa un pò sorridere anche il mitico Kirk che invecchia in quella “calzamaglia attillata” (definizione della mia consorte allergica alla “fanta-qualsiasi cosa”); piuttosto la vera critica che si potrebbe fare è alla Federazione: ogni volta Kirk vi sfascia un’Enterprise, che tra l’altro costerà più euri di tutti i nostri F-35, e voi ogni volta lo richiamate a comandarla?!? Ma levategli la patente!

Luke, sono contento di avere rivisto gli altri della banda Brancastellare e te, è stato proprio un bel regalo di Natale (anche alla Disney), vienimi a trovare che dalle nostre parti qualcosa di meglio della sbobba di casa Yoda ce l’abbiamo! Non portare pasticcini o bevande, se proprio non vuoi presentarti a mani vuote, sarebbe davvero gradita una di quelle sonde che, tra milioni di pianeti, vi scovò proprio su Hoth, perché sto cercando ancora quel bambino che mi svelò il nome di Babbo Natale ***Qui è sacrosanto NO SPOILER***per fargli vedere “Claudio colpisce ancora”…E ancora e ancora e ancora…

Ora però prima che possa scivolare nella retorica del volemosebbene natalizio o dell’altrettanto natalizio anticonformistonichilismo, con affetto ti saluto, o Luke che scendi dalle stelle.

Tu sceeendi daaalle steeelle O Jedi dal ciee-e-eeeloooo,

e vieni con un roboooooot

al freeedo e al geeeelo

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6 responses to “Lettera a Luke Skywalker

  • Mastro Birraio

    Possono voler criticare il film quanto vogliono ormai fa figo farlo, così come due anni fa il mestiere del secolo era essere fotografi. Ora siamo tutti cuochi, viaggiatori e criticoni di cinema di fantasia. Nessuno però potrà portarmi via quello che per me questa saga vuol dire, nonostante i non eccelsi film del mio periodo universitario. Però Io ricordo tutte le volte che da piccolo guardavo la vhs registrata dalla televisione della prima trilogia. Ed oggi piango la morte di un eroe del mio fanciullino a cui ho dedicato il mio posto al mio matrimonio. Mio padre era al tavolo di Kenobi, i testimoni a quello di Yoda.

    Buon Natale Redbavon!

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    • redbavon

      Caro Mastro, hai colto lo spirito del Natale, che dicono scenda dalle stelle come i nostri eroi della fanciullezza, ma in realtà è dentro ognuno di noi, un Natale diverso per ogni uomo o donna. Ahimè solo i bambini, che non hanno filtri nè confidenza nella gestione delle loro emozioni, riescono a vivere lo Spirito del Natale, “in purezza”, senza impurità, come il vino ricavato da grappoli di una sola uva. Credo sia questo il vero Natale.
      Noi “grandi” e quelli che si danno un tono per dimostrare di esserlo agli altri, non lo sentono più, sono incapaci di sentirlo, vero, autentico…E si lacerano dentro, non ammetteranno mai a loro stessi di avere perduto una così bella emozione. Genera dolore per qualcosa di caro e perso. Ne deriva rabbia, invidia, gelosia e perciò si dedicano con impegno a distuggere questa che chiamano “illusione” e chi ancora è capace a sperimentarla “illusi”. Li aiuta a dimenticare il dolore, a lenirlo.
      Il film potrà piacere, potrà non piacere, ma il punto è un altro: io e Luke, tu e Han…L’hai scritto ed è prova che tu riesci ancora a sentirlo: Buon Natale. Sì buon Natale, Mastro.

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  • Paolo

    Ciao Red.
    A distanza di ormai un po’ di tempo – ma non fuori tempo, direi, dato che Star Wars è il leit motif di tutta una serie di tuoi post, e non solo, assolutamente, non solo – ti segnalo (sempre che tu non l’abbia già letto) quest’altro post di un blog che seguo. Mi pare obiettivo e interessante. Senza nulla togliere alla pregevole e esilarante satira (se intelligente e di buon gusto) che si è succeduta in queste settimane.
    Ciao, P.
    http://www.leparoleelecose.it/?p=21641

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    • redbavon

      Caro Paolo, ho letto il post che mi hai segnalato e ti ringrazio. L’ho letto un paio di volte: interessante, equilibrato, curato, pieno di spunti per continuare ciò che potrebbe essere scambiato per delirio, a giudicare dal numero di post che ho pubblicato. Sai cos’è che manca o, meglio, credo ci sia ma è una mia interpretazione: il primo Star Wars (Episodio IV per i più giovani) è un mito. George Lucas ha creato, oltre che un universo, un mito. Al pari dell’Iliade, Odissea ed Eneide non puoi cambiare un mito. Ed è anche difficile renderlo su pellicola (Troy è talmente una nefandezza che lo cito solo per maledirlo) perché ognuno si è fatto un’immagine propria di Ulisse, Ettore, Achille, Enea, Didone, la Maga Circe, i Proci e persino Argo. Di Elena forse abbiamo un’idea quasi tutti simile😉 Ciò premesso ogni paragone di qualsiasi episodio dopo il IV o – se estendiamo a tutto il corpus – ogni paragone tra le trilogie genera pareri discordanti e ciò non dovrebbe creare scandalo in quanto la disparità di giudizi è una benedizione per tutta la comunità. E vengo al secondo punto, che è presente tra le righe di questo post e di quello precedente: la comunità, il senso di appartenenza a una comunità, a un’idea comune, a un’emozione comune: una comunità ex art. 3 della nostra Costituzione: “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
      Episodio VII non è perfetto. Kylo Ren è meglio con la maschera addosso, non è espressione del Lato Oscuro della Forza, ma del Lato del Bambino Viziato, le sue manifestazioni d’ira lo ridicolizzano: i due stormtrooper che girano i tacchi nel corridoio, quando sentono il casino che Kylo sta combinando dopo che ha scoperto della fuga di Rey…Mai visto Darth Vader incaxxarsi in quel modo! Il “pianeta Killer” è preso così poco sul serio che nelle stesse battute si accenna al fatto che di Morti Nere giò ne avevano fatte secche tre, ci sarà un modo per sbarazzarsi della quarta…sì e questi ingegneri dell’Impero sono così prevedibili che i bookmaker inglesi non li quotano manco più. Vogliamo mettere che i Ribelli non hanno mai un’organizzazione decente: all’attacco finale contro il Quartiere Generale dell’Impero – verosimilmente difeso da uno sbrandello di nemici con uno sbailamme di volume di fuoco – in quanti sono? Una quindicina di X-Wing. Non continuo solo perché ciò che voglio evidenziare è il fatto che amo questo universo, ma ancora sono capace di elaborare pensieri e sentire emozioni per conto mio. Non sono una vittima: cogito, sentio ergo sum. Star Wars riesce a farti sentire parte di una comunità più grande, immensamente più grande di quelle cui normalmente sentiamo di appartenere. A prescindere che piaccia o meno il film, credo sia un valore da aprrezzare e rivendico la libertà di continuare a emozionarsi.

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      • Paolo

        Penso che tu abbia ragione. Capisco quello che dici e lo condivido. E penso che, almeno in parte, seppur con toni pacati e un po’ seriosi, le tue considerazioni siano contenute anche in quell’articolo. Il mito. L’importanza del mito nella vita di ognuno di noi. “Star Wars”, all’inizio, ha saputo crearne una nuova visione, ne ha definito una nuova generazione all’interno di una galassia suggestiva e poi nemmeno così lontana.
        Non ho visto il nuovo film, né ero riuscito a terminare la seconda trilogia… Ma questo poco cambia. A suo tempo, e non solo per il fatto che ero solo un bambino, sono stato segnato. Dall’epica di quella storia. E questo mi basta. Ancora adesso. Non può che essere così. Perché il fatto è che, come dicono i Negrita, “c’è che ormai che ho imparato a sognare, non smetterò”…

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      • redbavon

        e io ti rispondo con i Depeche Mode: Can you feel a little love?

        Dream on🙂

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