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Pendolari dell’Amore

biglietto-treno-aprile-1995

Quando tra le pagine di un vecchio libro, trovi un biglietto del treno di quando eri militare…

Dedicato a tutti i pendolari, che usino il treno o un qualunque mezzo di locomozione, che usino il cuore.

Ottoaprilemillenovecentocinquantacinque, treno Roma-Napoli, ma poi cosa importa sapere il “quando” e il “dove” se il Tempo continua a scorrere e noi ci spostiamo continuamente insieme a esso, tanto tutto resta…Dietro.

– Prologo –

BOve ClaudiA!…
…No, scusate, no…è… …SantIddio ho cambiato gli occhiali nemmeno tre mesi fa!…è…BAva ClaudiO!…”

Nervosamente, con l’indice e il pollice sulla stanghetta, muove avanti e indietro i suoi occhiali rossi.

“Sì, sssì… Bava Claudio, dov’è? “.

Alza la testa, lancia lo sguardo, facendo la gincana tra le teste dei presenti, e ne aspetta il suo ritorno quando andrà a sbattere contro il muro e rimbalzerà indietro come quella pallina in quel videogioco al bar, che ingurgitava le sue monetine come il Natale ingurgita i buoni sentimenti e, sopratutto, le buone intenzioni. Già, intenzioni, sopratutto le intenzioni. Non si ricordava il nome di quel videogioco o, forse, non si era mai interessata a conoscerne il nome, perché per lei quel “cassone” era il gioco del “muro e dei mattoncini”.

Proprio nel momento in cui lo sguardo sta per colpire un mattoncino immaginario del muro reale, una voce annuncia il “game over”:

“Sì, sto qui…Presente”

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Innamorarsi a El Bavón Rojo – In tequila veritas

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Non so come sia capitato in questo posto dimenticato da Dio e anche da molta parte di umanità. Sta di fatto che sono qui. Me ne sarei restato nella cabaña in cui ho mi sono sistemato, se non fosse che il caldo e i mosquitos rendono impossibile restare sdraiato sul letto per più di dieci minuti, senza bestemmiare tutti i santi in ordine alfabetico. Non credo al Paradiso e tutte quelle storie su giudizi universali alla Fine del Mondo.

Mi sono spinto fuori alla ricerca almeno di un po’ di gente. Non che abbia voglia di parlare o avere un qualsiasi rapporto umano, non mi interessa. Voglio solo mischiarmi alla folla e perdermici. Essere invisibile e guardarla dall’esterno: come se fossi sbracato in poltrona davanti a una televisione. Spettatore che vede, ma non visto.

Chiedo in giro e tutti mi indicano questa cantina, com’è che si chiama? Ha un nome che suona familiare, già sentito, ma ha un che di stonato, quasi irridente.

“El Ba-Vón Ro-jo” leggo l’insegna. Sono arrivato.

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Cartelli paradossi #2: Braccio di Ferro fa il metronotte ed è innamorato

Come un girasole, giro intorno a te che sei il mio sole, anche di notte. Popeye

Amo la “Street Art” e i graffitari incarnano nella vita reale lo spirito primigenio della Rete, all’insegna della libertà di espressione e condivisione,  una condivisione reale e non cliccando un tasto “share” e poi liberare frustrazione e ira, senza uno straccio di ricerca delle fonti.

Perciò un cartello o una scritta su un muro attira la mia (dis)attenzione ab blog condito: è successo proprio nel post d’inaugurazione di questa raccolta di mie frattaglie assortite comunemente nota come bl(eah)og, “Il mutuo dell’amore”, e di recente con Cartelli paradossi #1

Quando ci si autocita, non si è “alla frutta”, ma “all’amaro”…ma non il Lucano, quello del Capo, lo Jegermaister o come diavolo si scrive, quello del veterinario fico e bravo (questi non mi hanno pagato la “mazzetta” per la pubblicità …), bensì la scolatura di un amaro di quart’ordine.

Non è elegante, d’accordo, m’è sfuggito un po’ di autocompiacimento tra il solito zig-zag di pensieri.

Ritorna una scritta su un muro. Ritorna un genio del paradosso. Ritorna un innamorato.

Come un girasole, giro intorno a te che sei il mio sole, anche di notte. <firmato>Popeye

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Cuore di leone o di coniglio?

“Oh, no, no, no, no, no, no! È tardi! È tardi, sai? Io son già in mezzo ai guai! Neppur posso dirti “ciao”: ho fretta! Ho fretta, sai?” (Bianconiglio in Alice nel Paese delle Meraviglie)

(c) 2016 by RedBavon

Sembra di essere finito in un sogno, sprofondato in uno stato quiescente, intrappolato nella ragnatela tra sonno e dormiveglia. Una trappola che fa apparire il sogno reale e la realtà un prolungamento del sogno così che al risveglio il primo pensiero che affiora è una domanda “sono sveglio?”.

E se il sogno fu particolarmente bello o dolce, mi sovviene subito l’amarezza di averlo dovuto abbandonare. E se qualche volta non mi sono arreso e ho provato a riaddormentarmi per continuare il sogno, non sono un fesso, solo…un inguaribile sognatore.

Quante volte, mi sono sentito un turista nel mondo reale, mai abbastanza “sveglio”; con tutte le forze cerco di trattenermi il “sogno”, ma il tempo e le persone inesorabilmente (s)corrono, e il risveglio spazza via sogno e realtà. E non puoi accucciarti di nuovo sotto le lenzuola e provare a continuare il sogno. Un altro inguaribile sognatore? No, solo un fesso.

Cuore di leone o cuore di coniglio?

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I giorni che passano

Foto di Rinko Kamauchi pubblicata in Murmuration © 2010

Foto di Rinko Kamauchi pubblicata in Murmuration © 2010

Ancora zuppo della pioggia e della malinconia di Rain, ultima rêverie digitale di Sony Japan Studio per PlayStation 3, in un programma televisivo intercetto un sottofondo musicale che mi colpisce subito. Sia sempre lode a Shazam e scopro che si tratta di un mia vecchia conoscenza musicale: Patrick Wolf. La canzone è The Days pubblicata nell’album Lupercalia. Questa canzone è una di quelle la cui combinazione armonica riesce a illuminare il buio in cui erano sprofondate certe tue emozioni per le quali non hai mai avuto le parole giuste per esprimerle o, per lo meno, raccontarle a te stesso. Imbraccio allora la mia fida tavola da surf e mi getto tra i versi, cavalco le onde della musica, cercando le parole giuste per descrivere lo spazio tra un verso e l’altro, come il surfista alla costante ricerca dell’onda perfetta. Uno spazio non vuoto, ma sorprendentemente denso di sensazioni, che ho provato a descrivere in questa storyetta. L’ambizioso intento era quello di accarezzare quelle onde di musica e versi come il vento accarezza le onde del mare. A chi legge la sentenza: brezza profumata di salsedine o folata di discarica abusiva?

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Bile verde d’Irlanda

Inishowen (Irlanda)

Avete presente la tag cloud di questo blog? Se hai aggrottato le ciglia e e leggermente inarcato le labbra con una smorfia, non ti preoccupare perchè è colpa mia: in una frase ho usato un verbo e una parola in italiano e TRE in inglese. Ma i “colonizzatori” non eravamo noi del Vecchio Continente?…Sì ma al tempo di Adriano. Sarà stato intorno alla metà del II secolo dopo Cristo, insomma un paio di migliaia di anni orsono.
Sì insomma la “nuvola di etichette” (mammmamiabbbella in italiano non si può sentire…) cioè quella parte sul bordo destro dello schermo sottostante alla scritta “Facimm’ Ammuina” (“Facciamo casin…confusione“). Ci siete?…Bene, notate che vi sono parole di dimensioni diverse: si tratta delle parole-chiave più usate per contrassegnare l’argomento di un post; più grande è il carattere, maggiore è la frequenza di utilizzo all’interno del blog. Ebbene, una delle prime parole che risalta da quest’ammucchiata è: “amore”. Dalla retina questa informazione passa al nervo ottico in meno di una frazione di secondo,  viene trasformata in impulso elettrico, che raggiunge il cervello e lo manda d’emblée in uno stato di “guru meditation

Ma non è che ‘sto blog sta diventando un povero, malscritto e scalcagnato e-mulo di certa letteratura ‘rosa’ di consumo? Quella parola va usata con una certa parsimonia. Racchiude in sé una potenza incontrollabile e devastante. <Tasto sinistro del mouse> Il cervello si riavvia.

Inizia una discussione animata tra pensieri che si affollano e scalciano, la solita buriana che precede questo sbattimento di tastiera e l’imbrattamento di questo spazio. Ne viene fuori che su questo blog, casualmente ma con una certa regolarità, fanno la loro apparizione due personaggi, Il Tabagista e Disco Boy, che – a un’analisi “di superficie” – hanno in comune una certa sfiga con l’amore; in realtà, sono due tossicodipendenti di questo sentimento che provano per una donna. “Tossicodipendenti”: non vogliono separarsi da quel sentimento, sia nel caso in cui l’amore non sarà ricambiato sia nel caso in cui la strada-insieme a quella donna un giorno s’interromperà. Si nutrono di tutto ciò che è o è stato a causa di quel sentimento. Non finisce mai, completamente.

Recuperata un pò di serenità e lucidità, riesco a convincere la contro-parte “incidentata” nel mio cervello ad addivenire a una constatazione “amichevole”: nell’usare quella parola non viè stata nessuna sdolcinatezza, nessuna retorica né ruffineria; solo un tentativo genuino – se volete, maldestro – di raccontare. Ma a quel punto, scatta in quella parte di cervello ancora poco convinta, la proposta indecente e provocatoria: sai scrivere dell’amore-al-contrario? Sì, certo: E-R-O-M-A!…E risuonò un boato la cui eco venne percepita in ogni affratto del corpo, dall’unghia dei mignoli a tutte le doppie punte (?)[ma perchè i maschi non ce l’hanno?!?]: DE-FI-CIEN-TE.

Per ripicca, senso di sfida ed esercizio di pesca nel mio torbido, recupero il lato oscuro di certe emozioni e sensazioni, cose che uno non vorrebbe toccare e che è bene restarvi a contatto un tempo breve. Cerco aiuto al mio italiano crocifisso in una vecchia canzone di Claudio Bisio, “Rapput”, da cui traggo il ritmo e la struttura.  Ne è venuta fuori una storia di rancore, distacco, ira, delusione, travasi di bile. Ma non solo.

Avvertenza: non sono mai stato in Irlanda, non conosco nessun irlandese né tantomeno ho pregiudizi nel confronto di questo o altri popoli, il verde è il mio secondo colore preferito. Nessuna donna è stata maltrattata nè prima, nè durante nè dopo la scrittura di questo post.

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Sogno di liquirizia

Agosto, tempo di afa e bagni al mare. Se preferite la montagna, forse siete nel post(o) sbagliato. Racconto di un sogno che mi ha intrattenuto nel sonno tra la notte del 10 e 11 agosto e, visto il suo persistere prepotente al risveglio del suo odore e sapore addosso mi ha spinto a metterlo per iscritto a mia futura memoria. E’ così raro riuscire a ricordarsi perfettamente i sogni una volta svegli. Occasione unica per una nuova storyetta, che sembra “cucita addosso” al tabagista dell’Amore per cui la dedico a lui e alla sua Piccola Venere. Nelle profondità del mare, risiede ormai da un po’ di tempo questa mia vecchia conoscenza, il tabagista dell’Amore, suo malgrado, protagonista di Storyette, che ormai, visto il tempo che è sott’acqua, è in una crisi nera d’astinenza da fumo e – si sa – parecchi fumatori ricorrono alle caramelle quando cercano di smettere…

Nota: a parte il prologo “sottomarino”, il resto è tutto vero…o meglio, sognato veramente.

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Fluidodinamica di un sentimento

In caduta libera

Da abissi insondabili (si dice così?) della mia mente (abissi, confermo; insondabili, meglio così) rispunta, anzi, sprofonda il tabagista dell’Amore, quel fumoso figuro che di tanto in tanto fa capolino tra i post di questo b(av)log, lasciando dietro di sé un odore acre  e qualche cicca qua e là. A dire il vero, è un po’ che non fuma poiché nell’ultima storyetta, s’è trovato  in mezzo al mare (ssssh non gli dite che sono stato io…è permaloso) e ha iniziato una discesa lenta sott’acqua. E’ andato a fondo alla ricerca della sua Piccola Venere, inseguendone il suono del pensiero-di-lei. Ma perché proprio nelle profondità del mare? Naturale: Venere…nasce dalle acque.

Quella che segue è la storia del suo sprofondare nella caduta incontrollata di quella “malattia” dell’anima…

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Se telefumando, non vedessi cavallucci marini, io smetterei.

Fumo subacqueo (c) 2010 RedBavon

Liberamente (d)ispirato da quella bella canzone “Se telefonando” e a un folle mixaggio di altre che non verrebbe in mente neanche al più allucinato dei DJ, fa ritorno il tabagista dell’Amore, protagonista – suo malgrado – di un’altra Storyetta, un’altra storia di sigaretta e non solo.

Si sa che il fumo nuoce gravemente alla salute e quindi come qualsiasi sostanza che è pericolosa, prima di sorbirla è opportuno dare un’occhiata al classico foglietto piegato piccolopiccolo e scritto piccolopiccolo che riassume le

(d)Istruzioni per l’(ab)uso: leggere con cautela, può indurre sonnolenza.  L’assunzione del prodotto può, occasionalmente, essere seguito da nausea e vomito. In letteratura non sono descritti casi di interazioni e incompatibilità particolari con l’assunzione di altre sostanze durante la lettura, tipo biscottini, thè, caffè, cioccolata calda. Posologia: una volta. Nei casi più gravi, procedere con una seconda applicazione, facendo attenzione ad ascoltare le canzoni che riempiono gli spazi vuoti delle parole e tutto ciò che questo tossico della tastiera non è riuscito ad esprimere per sue limitatezze nell’uso della Madrelingua (anche se ha chiesto il mio disconoscimento all’anagrafe…)

Ora che siete avvertiti…potete continuare a leggere.

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Bacco, tabacco e una piccola Venere.

Il sole fa sentire i suoi deleteri effetti sullo scioglimento dei ghiacci ai Poli e di materia organica di corpo e testa degli esseri (noi) umani. Non faccio eccezione e, nel mio piccolo, il terzo “episodio” di Storyette, storie di sigarette, è testimonianza che il caldo fa male. D’altronde lo dice pure la Tivvù…a dire il vero, ogni santa estate, ogni (meno) santo telegiornale ci propina il solito servizio sul caldo “assassino” (?!?), che è lo stesso identico “servizio” dell’anno precedente e di quello prima…e di quello ancora prima e via indietreggiando. Un “must” estivo insieme all’immancabile – ahimè – servizio sui “cani killer” e al gelato spiattellato sull’asfalto appena usciti dalla gelateria.

Non indugiate oltre e prima che l’afa riduca i neuroni a sudore, sorbitevi “Bacco, tabacco e una piccola Venere”. Serviamo il numerooooo….


EUFumORIA

Continua la storia di questo tabagista dell’Amore, un tossico di questo sentimento. Per chi si fosse perso la prima nicotinica storyetta, non che si sia perso molto, ma la nicotina porta dipendenza e così non ho potuto fare a meno di ritornare, come l’omicida, sul luogo del delitto (della lingua italiana). EUFumORIA.

Una storia che inizia bene (“Eu…” prefisso che indica “bene”), ci si accende una sigaretta (fumo), con una crescente sensazione di benessere e improvvisa felicità (euforia), che culmina nella fine dell’emozione (moria, morte, fine) e della sigaretta (il fumo fa male e fa morire). Se non vi spaventate per i titoli contorti e ritorti, per i prossimi 5 minuti siete miei graditi ospiti. Caffè? Sigaretta?


Storyette

ClaFumo

Tempo di inaugurazione stasera ore 23.33 mentre scrivo…Numero che nasconde qualche oscuro presagio…

…oppure semplicemente un numero.

Si inaugura un nuovo spazio dedicato ad accogliere altri deliri di menti mentecatte, almeno quanto quella di colui al di là dello schermo e al di qua della tastiera. Stasera, siamo sul criptico-apocalittico.

Mancava uno spazio per chi volesse raccontare qualche storyella che uscisse dal “seminato” di questo b(av)log. Sempre che qualcuno riesca a individuare il solco…me lo indichi per cortesia, perchè mi pare che lancio i semi un pò dove capita…avete presente la parabola del seminatore (Matteo 13,1-23)?

Tuttavia, in una notte buia e tempestosa (fa sempre il suo effetto), è salita su questa storia, senza alcuna velleità,  da profondità insondate e dai toni non proprio soliti. Dunque, vi presento:

STORyETTA, storia di una sigaretta.

Essendo la primogenita, merita di dare il nome ad uno spazio che spero qualcuno vorrà riempire. Dò il via, ma tanto ho l’impressione che a “seminare” in questa parte di nuovo orto, toccherà smazzare da solo…i miei l’hanno sempre detto “braccia sottratte all’agricoltura”…almeno, ogni tanto, buttateci un’occhiata e inaffiate con qualche rivolo di commento.

Un-dU-ETTRE-Vviiia


Il mutuo dell’Amore

Tempi di mutui, credito al consumo, acquisti a rate per qualsiasi cosa e qualsiasi importo.

A Roma, tra la Prenestina e la Casilina, in Via dei Gordiani all’altezza del numero 18, su un muro la prova che si possono fare rate anche per…l’Amore. Quello con l’ “A” maiuscola. Quello che ti spinge a gridarlo al Mondo.

4/1/06 – 4/1/07 – 4/1/08…tipico mutuo a rata costante .

Amico, ti teniamo d’occhio. Facciamo il tifo per te, a gennaio 2009 appuntamento stessa strada, stesso muro, stesso mutuo, altra rata.

Con buona pace del proprietario del muro.

In fede, la tua Fi(da)nanziaria.

Venuta su facile facile, naturale naturale, l’Onda Sonora di accompagnamento: Wall of Love dei Simple Minds

e in un bel montaggio amatoriale della caduta del “Muro”