CrOMiche di Narciso #1 – Stargheit! [by Lamelasbacata]


Ho il piacere di inaugurare uno spin-off – fa figo chiamarlo così – delle storie di El BaVon Rojo con protagonista quell’autentica calamita di paccheri e personificazione della peggior molestia che è Narciso. Vecchia conoscenza dell’Oste, i due vivono in simbiosi. Ma queste sono le Cronache comiche di Narciso: “The ChroMicles of Narciso”, se fossi uno di quegli autori di successo con almeno tre nomi da puntare prima del cognome. Perciò, meglio un titolo più autoctono quale: CrOMiche di Narciso.

Il primo episodio, I'”episodio-pilota” (sono in versione MegaloMan, non ci fate caso…) è nato per caso per stessa ammissione dell’autrice. “Autrice” avete letto bene: lamelasbacata, una fine tastiera alla quale non sono degno di tenere il tasto “Maiusc” abbassato.
Mela ha cavalcato l’onda anomala di una delle nostre jamme-session, ovvero uno scambio di commenti a un post tra due o più blogger che vanno a intessere una storia spontanea totalmente a braccio; se avete presente la baraonda creativa musicale di una jam-session, avete una buona idea del divertissement delirante di parole di una jamme-session (si legge: iamme-sescion). La prima e indimenticabile jamme-session tra Mela, Paolo, tiZ e io è nei commenti di Album di Figurine: Narciso e io.

Se vi piace l’idea, non restate muti, ma facitencelle sape’. Chi si sente menestrello delle gesta di Narciso, sappia che siamo a El Bavon Rojo, quindi vale tutto: fatevi sotto con le vostre tastiere.
Ringrazio Mela di cuore e ora godetevi l’eccezionale primo episodio:

Stargheit!

«Narcììì, non mi fare incazzare e vieni qui subito! ORA!!!»

Rumore di pentole sbattute di malagrazia, brontolio in lontananza che neanche una tigre del Bengala farebbe, le mezze porte della cucina si spalancano ed entra Narciso in tutto il suo splendore botticelliano.

«Che c’è, che vuoi? Sono molto occupato, non vedi?»

Si avvicina asciugandosi le mani con uno strofinaccio stazzonato. Ha un grembiule nero legato in vita, di quelli corti che mettono i baristi, anche se a lui va un pochino lungo (non ditegli che è basso, per carità!!).
È adorabile come sempre, nonostante la maglietta sbiadita dei Velvet Underground con la banana ben in vista e le Converse sdrucite, o forse proprio per questo.
La commedia dello strofinaccio non deve trarre in inganno. Narciso lo cincischia sempre tra le mani, è un ottimo alibi per far vedere che è occupato anche quando sta pensando bellamente ai fatti suoi.
L’oste lo sa e lo squadra sornione senza dire nulla.
Narciso gli si pianta davanti, pugnetti ai fianchi e sguardo bellicoso

«Beh? Allora? Che è tutta questa fretta se poi non parli? » lo apostrofa con il mento puntato all’insù.

L’oste lo gratifica di una bella sbuffata di fumo del pestilenziale cigarillo che tiene tra i denti e, tra i colpi di tosse e i chitt’èmuort soffocati del piccolo putto, reitera placidamente la sua domanda.

«Narcì, hai pagato il canone dello Stargate?»
……………………………………….
……………………………………….
«Stargheit ……….. Stargheit….» il piccolo sgrana gli occhi perplesso e si gratta il mento con aria innocente.

«Narcì, te lo chiedo per l’ultima volta, poi preparati a correre!»
……………………………………….
……………………………………….
«Stargheit, certo!!» Narciso si dà una manata in fronte e sorride beato tra un milione di fossette, apparse come per magia sulle sue guance rotonde.

Si dirige con passo spavaldo verso l’angolo più buio e polveroso del locale, accende una lampada a petrolio che, a ben guardare, risale di sicuro alla dominazione spagnola o giù di lì, e inizia a farsi largo a testa bassa tra la teoria di oggetti accatastati in precario equilibrio, gettandosi alle spalle la mercanzia più disparata incurante della loro incolumità e di quella dell’oste.

In breve attorno ai piedi del Rojo si accumulano piatti vecchi, che si rompono allegramente con un frastuono da capodanno partenopeo; una pentola così nera di fuliggine che non ci cucinerei neppure uno stufato di troll; sedie senza gambe e chitarre mezzo sfondate, probabilmente scaraventate in testa a qualche musicista troppo stonato; una piñata rotta, residuo dell’ultima bisboccia con la compagnia del Rojo, che Narciso scrolla ben bene per spremere l’ultima caramella dal suo ventre di cartapesta; un hula hoop rosa fluo che cerca di far roteare attorno ai fianchi con risultati esilaranti e conseguente rianimazione dell’oste, mezzo soffocato dalle risate; una maschera di Darth Vader, due spade laser con le pile scariche, un costume da Ewok di taglia piccola e uno da Chewbecca preciso per l’oste (e poi non venite a dirmi che nel desierto messicano non ci sono gli alieni…… gomblotto!!!); un frisbee con la faccia di Trump, prontamente lanciato fuori dalla finestra con un tiro impeccabile; una pila di vecchi dischi cui Narciso tenta di far fare la stessa fine.

El Rojo trattiene il fiato, quasi si strozza con il sigaro che stringe spasmodicamente tra i denti, e prorompe in un grido belluino.

«Nooo!!! Narcì!!!! Non ti azzardare sai, ma che, sei uscito pazzo?? Qui ci stanno dei veri tesori, dischi ormai introvabboli anche alla borsa nera. Ecco, guarda qui, il lato B del 45 giri di Goldrake, la canzone dei vegani.
Bei tempi quelli, quando i vegani facevano la guerra ad Actarus e non a una povera bistecca che non può neanche difendersi!»

Narciso scrolla le spalle con compatimento, alla vista dell’oste con i lucciconi per i bei ricordi che furono, e riprende a farsi largo nel mucchio con lo slancio di un tank d’assalto.
Una frusta, un cappello da cowboy a tesa larga con un foro di proiettile, la coppa del santo Graal, un boccale da birra di almeno un paio di litri, perché si sa che nel deserto la sete è una brutta bestia, ossa di pollo spolpate, lo scheletro di Pizarro, il mulo impagliato di Sancho, la maschera di Zorro, la zattera di Huck, un gatto, rosso come il fuoco e infuriato come un demonio, che miagola di protesta con la coda ritta e il pelo a porcospino.

«Elwood!! Piccolo mio ecco dov’eri finito! Vai, vai fuori a cacciare i topolini e ricorda che sei ancora in missione per conto di Dio!»

«Wow, che bellezza!! Red, Red, vieni a vedere!!! L’ho trovato!»

Narciso sbuca dal mucchio selvaggio tutto impolverato e ricoperto di ragnatele come la mummia dalle sue bende, tiene stretta tra le manine una sfera di un arancione brillante e sorride beato.
La spolvera amorevolmente con la manica ed ecco le lettere affiorare come sullo specchio magico di Grimilde

S
U
P
E
R

S
A
N
T
O
S

All’oste cascano contemporaneamente braccia e sigaro mentre

(telecronaca di Bruno Pizzul)
Gentili radioascoltatori è una bella serata qui nel deserto messicano, la temperatura è gradevole, il terreno di gioco impeccabile e il nostro bomber Narciso, punta di diamante della squadra di casa, è in grande forma.
Eccolo alle prese con una serie di eleganti palleggi, di punta! di tacco! di testa!
Ecco che stoppa di petto, schiva due avversari con un abile gioco di gambe, ha la palla incollata allo scarpino, che spettacolo gentili ascoltatori, ecco che prova una finta di destra, si lascia indietro il marcatore, si gira!!!
Rovesciata!!!
Tira!!!
Rete!!!
Rete!!!
Rete!!!

CRAAAASHHHHH!!!

Lo specchio dietro al bancone cade a terra in frantumi e si porta dietro un numero, ahimè considerevole, di bottiglie Gran Reserva.

Narciso si volta a guardare Red con aria colpevole.

L’oste si gratta un punto in mezzo agli occhi, per spianare le rughe che precedono l’arrivo di un bel mal di testa o di una sfuriata epocale.

«Narcì, questa volta sett’anni di guai non ce li leva nessuno. Appendi il corno grande che qua abbiamo bisogno di protezione assai»

Narciso, dopo un breve ritornello di scongiuri assortiti Aglie fravaglie, fattura che non quaglie, si rimette all’opera mogio e, finalmente, più attento a ciò che rompe.

Dopo poco si staglia sul fondo una sagoma imponente, protetta da vecchie lenzuola neanche fosse un pezzo di arredamento della casa stregata.

Narciso esulta sventolando il lenzuolo come un torero la sua muleta e, dopo qualche minuto necessario perché la caligine sollevata si depositi, ecco sbucare dalla polvere lo Stargate!

In realtà la forma ricorda una Polo, il buco con la menta intorno, e il varco d’ingresso è ostruito da una fitta e robusta tela al cui centro un ragno, dotato di dimensioni considerevoli e occhi malevoli, sta guardando in cagnesco l’oste e valutando con appetito le coscette morbide di Narciso.

«Narcì, non strillare, dai! Su che ci penso io, schiodati dalla mia gamba che mi fai venire un crampo e dammi la scopa così mando via il ragno.
No, stai tranquillo, non c’è nessun pagliaccio…… palloncini?? Rossi??? No, neppure quelli ci stanno.
È solo un ragnetto. Ecco, bravo, così. Fatto!»

Red con un’abile mossa del polso intrappola il ragno in un vecchio barattolo di marmellata. Non riesce a reprimere un brivido mentre osserva la bestia incazzata al di là del vetro.

Non può certo dire a Narciso che è una vedova nera, ma spera di poterla barattare presto con qualche barilotto di Gran Reserva distillato in casa. La bruja saprà certo come usare il veleno della vedova (ma questa è un’altra storia…).

«Ora proviamo ad accendere questo sfaccimm di Stargate che si è fatto tardi.
Sei pronto?
Energia signor Scott! Ehmmm, volevo dire Narciso!»

Il piccoletto pianta la spina nella presa di corrente, lo Stargate si illumina, fa un singhiozzo, un tremito nella Forza, un ruttino e infine…………… si spegne.

«Narcì, sicuro sicuro che l’hai pagato il canone? Lo giuri? Croce sul cuore potessi diventare alto?
Va beh, dai, non ti offendere. Ti credo.»

Come ogni essere umano di genere maschile assolutamente digiuno di meccanica e riparazioni, Red apre la sua immacolata e fornitissima cassetta degli attrezzi, si rigira tra le mani prima un cacciavite a stella e una chiave da 16, poi soppesa un mazzotto di ferro e infine ripiega sull’unica cosa sensata da fare, appioppando un paio di manate e due calci ben assestati allo Stargate. Hai visto mai che riparte?

Purtroppo la macchina infernale (chiamatela Christine) resta più fredda e spenta di una luminaria di Natale il 7 gennaio e l’oste, dopo un sospiro e una filosofica alzata di spalle, volta con garbo la schiena allo sfacelo della taverna.

«Narcì, pulisci tutto per bene, mi raccomando. Io vado a stendermi sull’amaca in veranda, tutto questo movimento mi ha stancato e tengo male alla capa.
Tra un’ora svegliami con un bello cafè e ora fai poco rumore che voglio dormire.»

Narciso si guarda intorno a bocca aperta, gli manca persino il fiato per protestare e si limita a un curioso gesto tribale in direzione della schiena di Red. Avvicina la mano sinistra all’incavo del gomito destro, mentre le dita della mano destra si ripiegano lasciando liberi e ritti solo indice e mignolo.
(Per chi desidera approfondire, su Youtube è possibile trovare un video esplicativo della manovra).

Aspetta che la porta si richiuda e che il cigolio dell’amaca lasci il posto al sonoro russare di Red, poi lascia che un sorriso malizioso gli illumini la faccia, mentre si fruga nella tasca del grembiule e ne emerge con una banale candela da motorino tra le dita.

Armeggia un istante dietro lo Stargate, infila la spina nella presa e per magia il quadro di comando si illumina di un bel verde brillante e la macchina ronza soddisfatta come uno stregatto fatto di erba gatta.

Narciso allora digita una stringa di coordinate sulla tastiera, indossa un giubbotto con il cappuccio rosso e inforca un panierino sul braccio.

«Stargheit, Stargheit, te lo do io lo Stargheit! Se qui iniziano ad arrivare tutti, io come faccio ad andare a fare la spesa che sono già a corto di ovetti??
Energia signor Scott!»

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