L’Esercito dei Soldati(ni) di Plastica

I sopravvissuti del mio Esercito di Soldati(ni( di Plastica


Lassù, in un ripostiglio polveroso,
fra mille cose, che non servon più,
ho visto, un poco logoro e deluso,
un caro amico della gioventù
(cit. Vecchio Scarpone di di Calibi-Pinchi-Carlo Donida)

Il nostalgico torna sempre sul luogo delitto. E c’è da sgomitare: c’è la folla! L’assassino, i poliziotti, i fotografi, i giornalisti d’assalto (che non hanno mai visto un teatro di guerra), il medico legale, il postino che ha bussato due volte e non gli ha risposto ancora nessuno, l’idraulico (dedicato a Fabio e Giancarlo) che scappando da una casa vicina, si mischia alla folla di curiosi per sfuggire al marito tornato troppo presto, l’immancabile folla fancazzista, un cane che piscia sul lampione e un buon numero di Umarells che hanno visto le transenne e pensavano fosse un cantiere da controllare.

Come minacciavo nel post del tag dei giochi d’infanzia, il solo riportare alla superficie alcuni ricordi ha attivato una trasformazione degna dei robot dei cartoni animati della mia infanzia: le mie dita trasformate in una gloriosa Olivetti Lettera 22.
Avete presente questa vecchia macchina da scrivere, prodotta dall’ingegno italiano, e oggi anche esposta nella collezione permanente di design al Museum of Modern Art di New York? Le mie dita scattano sulla tastiera come quei martelletti dei caratteri, il tasto meccanico si spiattella sul nastro e il foglio bianco s’imbratta di lettere. Per fortuna in questa Macchina da Scrivere 2.0 c’è il tasto “backspace” e non devo impiastricciare tutto di bianchetto. E’ mai esistito un bianchetto che, usato due volte, non fosse secco? Misteri degni di Kazzenger.

Come la canzone Vecchio scarpone al Festival di Sanremo 1953 rappresenta per la generazione del cantante Gino Latilla un ricordo della giovinezza trascorsa come militare durante la Seconda Guerra Mondiale, così i soldatini in scala “HO” rappresentano – con infinita minore drammaticità – il mio “vecchio scarpone”:

Vecchio scarpone,
quanto tempo è passato!
Quante illusioni fai rivivere tu!

Ho sempre amato raccontarmi storie e queste pagine sono la prova che non ho ancora smesso. Non mi è bastato questo mondo, ne ho sempre voluti visitare tanti altri. Poco importa che non fossero reali.

“Non ho possibilità d’inventiva se non nel regno dell’ignoto. La vita non mi ha mai interessato quanto l’evasione lontano dalla vita”. (cit. H.P. Lovercraft)

Fin da bimbo ho sempre disegnato molto, coloravo da schifo, ma con la matita e la biro me la cavavo: sui fogli di carta disegnavo battaglie campali, soldati minuscoli, armati di tutto punto, che se le davano di santa ragione da un estremo all’altro del foglio. Nel mezzo una storia. Al di fuori del foglio, ne nascevano altre e così continuavo a disegnare. E raccontare.

Un Natale, Babbo Natale mi portò uno dei più bei regali che abbia mai ricevuto: una scatola enorme contenente un plastico bellissimo, un campo di battaglia completo di bunker, trincee, strade, piazzole, perfino un fiume. A corredo del plastico di marca Atlantic, vi era il begodi del bambino guerrafondaio: tutte le più importanti armate, sia moderne sia della Seconda Guerra Mondiale erano rappresentate, perfino le “camicie brune” e le “camicie nere”, che tuttavia mi erano già antipatiche prima ancora di conoscerne le loro infami gesta e infatti non le schieravo mai. Non ci ho mai giocato con quei soldatini.

Da allora i miei racconti su carta presero vita, diventarono più veri. Oggi diremmo in “3D”.

Era il mio teatrino preferito e io ero il puparo. Un piccolo dio che decideva la sorte di tanti più piccoli omini di plastica. Non un dio dispettoso e dispotico, ero affezionato a quei piccoli soldatini. E se ancora ne scrivo a distanza di quaranta anni, era amore, non un calesse.

Chiacchiere nostalgiche per malinconie a shrapnel, ogni tanto ritemprano, fanno sorridere, illuminano stanzette lasciate al buio da tanto tempo nell’umidiccia scatola cranica. Ma il cuore ancora palpita, sarà perché risale vivido il ricordo di mio papà che non c’è più, sarà perché riaffiora la gioia autentica dei bambini scalpiccianti nello Spirito autentico del Natale, che oggi stento sempre più a percepire. E cosa importa se è fuori stagione, fuori è agosto.

Per questi e altri vaganti motivi che non mi interessa inseguire, ma lasciano dietro di sé una scia profumata di una bella donna che mi è appena passata accanto, le dita galoppano sulla tastiera come quei pellerossa lanciati al galoppo sulle verdi praterie a caccia di bisonti a perdita d’occhio.
Non ho mai assistito a questo spettacolo emozionante.

Tre milioni i bisonti ammazzati dai bianchi tra il 1872 ed il 1873 a fronte di circa cinquecentomila da parte dei nativi. Nel 1894 il Governo Federale con una legge vietò la caccia al bisonte: ne restava una sola mandria certa di quasi duecento esemplari, “protetta” dal Parco Nazionale di Yellowstone. Anche questi si ridussero in breve tempo a 25 a causa dei bracconieri. Ma a casa mia, esistevano ancora i bisonti, tanti, tantissimi a perdita d’occhio, sul tappeto della mia camera, inseguiti da pellerossa a cavallo.

Pubblicità su Topolino. Atlantic serie Storia del West (foto da web)

Avevo quantità smodate di soldatini. Ogni compleanno, Natale, onomastico od occasione in cui i miei volevano farmi un regalo, il mio preferito era una scatola di questi soldatini di plastica: spaziavo per tutte le epoche storiche, sebbene la Seconda Guerra Mondiale e il Far-West fossero il mio amore indiscusso.

Avevo una predilezione per i tedeschi della Wehrmacht, questione di uniformi e perché da quel poco che conoscevo di Storia sapevo che avevano perso la guerra e ho sempre tifato per “i più deboli”; per questo stesso motivo avevo una quantità smisurata di pellerossa, dagli Apache ai Sioux, e un piccolo contingente di 7° Cavalleria (soldatini blu) e “calbois” (cow-boy), che venivano puntualmente accerchiati e massacrati fino all’ultimo soldatino. 
 La ricerca della verosimiglianza in una storia è iniziata proprio dai soldatini: alcuni modelli di soldati blu e “calboi” presentavano delle frecce conficcate in varie parti del corpo, poco credibile se dovevano combattere, perciò rimuovevo le frecce a tutti questi soldatini, usciti dall fabbrica già “feriti”. Un bel morso assestato sull’escrescenza plastica e il soldato era pronto per essere massacrato. Qualche freccia l’ho anche ingerita. Un futuro da fachiro!

Ho vissuto anche epoche molto antiche: gli Egizi, i Romani, i Greci, visti sulle pubblicità di Topolino. Topolino in quegli anni era il Diavolo che tentava Gesù Cristo nel deserto, ma io ero un povero cristo e alle tentazioni cedevo di schianto.

Pubblicità di Topolino (1976). Atlantic su Rieducational Channel!

Dopo diversi anni di fedeltà alla Atlantic, scoprii un’altra marca: la Airfix. I soldatini della Airfix mi sembravano più dettagliati e le immagini sulle confezioni erano davvero evocative. Il catalogo Airfix era davvero bene assortito: gli Afrika Korps, i Gurkhas australiani, i Marines americani, la fanteria del Sol Levante e la Grande Armata Rossa si davano battaglia senza sosta con un continuo capovolgimento di fronti; i Dragoni inglesi, i Corazzieri francesi, le batterie da campo, i fanti francesi in strette formazioni, le baionette puntate in alto e in avanti avanzavano sui campi di Waterloo, anche se era il tappeto della camera da letto che condividevo con mio fratello; su quel tappeto e sui plastici prendevano vita altri racconti di storia accaduta, giapponesi contro americani, o storie inventate, bersaglieri e battaglione San Marco contro Afrika Corps.

In realtà la Airfix, fondata a Londra nel 1939, è l’azienda che ha inventato il soldatino di plastica nel 1960. La Atlantic giocattoli S.p.A. era una società italiana di Treviglio in provincia di Bergamo e ha una storia singolare. Il suo successo iniziò a metà del 1971 con la distribuzione della serie “Soldati d’Italia” al prezzo popolare di 100 lire, il costo di un gelato. L’azienda cessò ogni attività nel 1988. Tutte le fonti ascrivono il declino dell’Atlantic alla distribuzione dei primi videogiochi e alla trasmissione in TV dei cartoni animati dei robot giapponesi, nonché a un ritardo eccessivo dell’azienda ad adeguarsi alle nuove preferenze dei bambini, proponendo soggetti fantascientifici sia originali (Galaxy Serie) sia su licenza come Capitan Harlock e UFO Robot Goldrake.

Gli stampi della produzione Atlantic furono rilevati da una società milanese, Niagara giocattoli S.p.A. che commercializzò alcune riedizioni, ma nel 1990 vendette tutto, a eccezione di circa 25 stampi, a un imprenditore iracheno che voleva produrre i soldatini per il mercato del Medio Oriente. (fonte: La Stampa “L’odissea dei soldatini scorretti”, 19/12/2010). Il materiale fu a lungo bloccato in Italia a causa dell’embargo conseguente all’invasione irachena del Kuwait ai primi di agosto dello stesso anno, infine nel 1991 giunse in Iraq – aggirando l’embargo – attraverso la Giordania. Si perde così ogni traccia degli stampi dei soldatini Atlantic e, dopo le distruzioni della seconda guerra del Golfo (2003-2011), le speranze di di una nuova produzione di soldatini grazie a quegli stampi sono praticamente nulle. Per la storia dettagliata della Atlantic vedi atlanticmania.com

Coincidenza altrettanto singolare, anche la mia storia dei soldatini presenta un epilogo similare.

Esercito di terracotta -Xi’an (Cina) (Foto da web)

Ho conservato tutti i miei soldatini Atlantic e Airfix con cura fino ai miei sedici anni. Un giorno d’agosto i miei genitori mi chiesero se ero d’accordo a regalare tutti i miei soldatini e plastici a un bambino di nove anni che conoscevamo; la mia risposta fu secca e decisa: “No!”.

Non ho più ritrovato quel patrimonio di storie inventate e quell’Esercito dei Soldati(ni) di Plastica, per me portentoso quanto l’Esercito di Terracotta di Xi’an. I miei genitori hanno sempre negato di averli regalati a quel bambino. L’ho chiesto di nuovo a mia madre a trent’anni di distanza dal “fattaccio”, ebbene ha negato. Io so che lo hanno fatto, l’avranno fatto per una buona causa  – e in fondo condivido – spero solo che quel bambino abbia trattato quei soldatini con rispetto e amore quanto ancora sento oggi per quel mucchio di plastica nemmeno riciclabile.

Tempo fa, ripulendo vecchi armadi e scaffali, contenute in altre scatole, ho ritrovato due confezioni di soldatini che contenevano in realtà i resti di quattro armate della battaglia di Waterloo: due reparti di cavalleria (i Corazzieri francesi e i Dragoni inglesi nella foto in apertura del post), la fanteria francese e una batteria da campo inglese completa di due cannoni, un tiro di cavalli e armieri. Bentornati a casa!

Vecchio scarpone, fai rivivere tu
la mia gioventù.

Onda sonora consigliata: Vecchio Scarpone cantata da Gino Latilla

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110 pensieri su “L’Esercito dei Soldati(ni) di Plastica

    1. I miei due nanerottoli di sei anni hanno invece dimostrato interesse e addirittura vorrebbero dipingerli. Non so quanto durerà con i tanti balocchi che hanno a disposizione, ma mi piace provare a trasmettergli quello che ho imparata e ho ricevuto. Tu ci hai provato e hai fatto bene a mio modo di vedere le cose. Poi spetta a loro scegliere.
      Sicuramente meglio regalati che a sbriciolarsi in cantina.

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    2. PS di (dis)servizio: Romolo sappi che WordCess sta ripetutamente cercando di sabotare i tuoi commenti. Non vanno in spam, ma in modo più subdolo e traditore: vanno in moderazione, dopo il primo dovresti essere libero di commentare senza altro mio intervento; una volta approvato, non so cosa succeda ma W(P)C li risbatte in stato da moderare. Per puro caso mi è capitato di ritornare su questo tuo, ma è già la seconda volta con un altro tuo commento.
      Sappi perciò che non sono io lo schizoide, ma il padrone di questa baracca 2.0.

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      1. A me ha messo in spam, finora, solo i commenti di Moz, ma so che lo fa perché lui parla male di WordPress XD
        Scherzi a parte, secondo me impazzisce il database quando aggiornano la piattaforma. Da profano della materia, quindi attendibile quanto Salvini sui pericoli dell’integrazione…

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                  1. Liza

                    Oppure ci rendono delle pappemolli
                    Red mi meraviglio di te!!!
                    I vecchi pattini diventarono le prime ruote di uno skate fatto in casa con una vecchia tavola tagliata col seghetto da mio padre (ah! TU DOVEVI ESSERE MASCHIO!”)
                    NO CASCHETTO NO GINOCCHIERE E GOMITIERE…che per imparare a cadere ci vuole costanza…ora una sbucciatura e chiamano il 118.
                    Mattepregooo nun se pi’ vede’ come dicono in francia!!! 😆😆😆😆

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                    1. E l’arte del riciclaggio dei nostri genitori…e noi l’arte di arrangiarci.
                      Anche tu tenda di Nuvola Rossa con quattro canne legate in alto da uno spago e lenzuolo vecchio – gentilmente concesso dalla mamma – buttato su a coprire la struttura?

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                    2. Liza

                      Oooohhhh sììììì solo che la mia era quella di Cavallo Pazzo o Geronimo in base ai giorni 😂😂😂😂😂😂😂
                      E se ora mi dici che almeno una volta ti ci sei travestito a carnevale bhe’ Fratello …
                      Mescal e tequila fino alla devastante conclusione di un duetto canoro con la canzone di Jeeg!!!!

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                    3. Non per piageria o ruffianagine da blogger-da-quattro-spicci, ma confermo che a Carnevale io ero Toro Seduto con tanto di copricapo di piume, arco e dardi! Non ho mai amato vestirmi a Carnevale, ma quel travestimento mi piaceva da morire!
                      E scorra mescal a fiumi…Narcìììììì porta pure il calumet e l’erba-pipaaaaa che con OnnaLizabbella stasera ce scassamme!

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                    4. E che ho dettp?!?! Uggesù! Ho solo stigmatizzato che oggi pattini come quelli non potrebbero metterli nemmeno in commercio. E potrei fare una lunga lista di cose dei nostri tempi che erano delle grandi schifezze, a partire dai ghiaccioli con coloranti E113 e varia tossicità annessa.
                      Personalmente non ho di queste ansie di sicurezza: i miei nani, giusto ieri, si sono lanciati risolutamente senza rotelle sulla bicicletta e già sfrecciano in mono-pattino, senza protesi protettive. Diego già si è spiattellato da fermo, pensa quando vola in discesa con il monopattino che cosa dovrei fare?!? Mettergli addosso un esoscheletro tipo Ripley quando combatte contro la Regina in Aliens?
                      Nonsignore…
                      PS: a me l’ultimo che mi ha detto pappamolla gli ho rotto gli occhiali…(accadeva circa 40 anni fa, però…)

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                    5. Liza

                      Ecco perche’ questa cazzo di Regina A D O R A il Barone Rosso!!!
                      Ps.io ruppi occhiali
                      Lanciai dalla scalinata scolastica e ruppi un setto nasale…e sì..piu’ o meno 40 anni fa’!
                      Santapace ma di che anno sei??? 😨

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                    6. millenovecentosessantotto.
                      (lo scrivo per esteso così: 1) si nota meno e magari quelli che si annoiano di leggere, vanno oltre 2) magari il correttore ortografico che mi cambia sempre quello che scrivo totalmente a membro canino, può essere che mi toglie qualche anno…)
                      Smack!

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  1. Ormai il vaso di Pandora è aperto. Io eleggo questo 2017 ad anno “nostalgia” per eccellenza, quando c’è la possibilità, ci si butta nel ricordo 😀 eheheh
    Anche io ero il Grande Burattinaio delle guerre mondiali. Sempre piaciuti i tedeschi, armi più fighe, carri più power e via dicendo. E poi, fino ad un certo momento, erano invincibili.
    Non potevi essere un americano con quelle divise verdi e quei caschi un po’ così…eheh

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    1. Afrika Korps uber alles! I miei preferiti, vai a capire perché…E da grande ho continuato come estimatore di Rommel.
      Ti dirò, preferisco la seconda parte della guerra, quando ormai l’avevano persa: il Me 262, i Tiger, i Panther, le V1 e le V2. Se non fossero intervenuti gli americani non avremmo avuto un Hiroshima e Nagasaki, ma una Londra e una Mosca.
      A parte la nostalgia, il mio leit motiv e’ un altro: vedi che anche tu avevi nelle corde il Grande Burattinaio…Zeus!
      Nei giochi d’infanzia ci sono i prodromi di ciò che siamo oggi. La ricerca di “Chi siamo” non è una complicata pippa escatologica, ma è molto più semplice se ci fermiamo un attimo a guardarci dentro.
      Gesù’ come sono finito dai soldatini alle origini della vita, mi preoccupa…Devo smettere di scrivere ‘sti post!

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      1. Rommel è sempre stato uno dei generali più seguiti dai bambini. Chissà perché questa fama imperitura? Tutti gli altri nazisti convinti sono finiti nel dimenticatoio, lui no. E sì che qualche errore grossolano l’ha fatto anche lui. Boh.
        Comunque anche io ho sempre preferito i Tiger e i Panther ai primi Mark, ma diciamo che ad inizio 1940 si risentiva ancora di una tecnologia poco “avanzata”, cosa che non si può dire per gli anni successivi.

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        1. Rommel è ammantato da quest’aura di mito, anche se perse malamente in Africa e in Normandia non riuscì a contrastare lo sbarco degli Alleati. Gli Afrika Korps sotto il suo comando non furono mai accusati di crimini di guerra, dimostrò in diverse occasioni rispetto verso i prigionieri di guerra alleati e disobbedì all’ordine di fucilare prigionieri di guerra ebrei. Aveva il rispetto dei generali avversari. Rommel impersonava – sia per i suoi contemporanei sia per i posteri – lo spirito guerriero e cavalleresco di altri tempi e, sopratutto, in quel contesto della Germania nazista. La Volpe del Deserto era un soldato prima che un generale. Per un bambino il concetto di generale è lontano, il soldato è il vero Eroe. “Eroe” non perché distintosi in qualche particolare episodio bellico, “L’Eroe” nel suo personale racconto.
          Come non essere affascinati da quest’uomo?

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          1. Aggiungo una cosa che tutti si dimenticano: oltre ad essere stato un ottimo soldato nella II guerra mondiale, ha fatto ripetutamente il culo alle truppe italiane nella I guerra mondiale sul fronte del carso e guerra alpina. Sono storici i suoi attacchi alle vette in condizioni di inferiorità numerica e posizione svantaggiosa.
            Il risultato è stato quasi sempre molto positivo (per lui).

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  2. Io sono sempre stato antimilitarista, almeno da quando avevo cinque anni – ricordo bene il primo momento in cui ho detto “Puh, che schifo, non sarò mai un generale” a mio nonno, che mi augurava una vita di prestigio come gran capoccione.
    Così, non mi sono mai filato i soldatini.
    In compenso, avrei voluto essere mago Merlino o un Vampiro: tutti quei poteri fighissimi!

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    1. E qui tiri in ballo un tema su cui ho dovuto sorvolare anche se nelle dita c’era. I soldatini e la guerra.
      Mi piaceva la Storia e la Mitologia e inevitabilmente le battaglie e i condottieri sono le prime cose che ti rimangono impresse. Non sono neanche io un “militarista”, sono un convinto pacifista (e so che qualcuno mi potrebbe dare spregiativamente dell””idealista”, ma non vi azzardate a chiamarmi “girotondino”).
      Sono passato dai genocidi di soldatini ai genocidi di pixel, sono un avido consumatore di film e documentari sui conflitti, di saggi storici di tutte le epoche, biografie di assi della Seconda Guerra Mondiale, non disdegno i romanzi storiografici, amo i libri di guerre senza fine come Warhammer 40,000.
      Insomma, sono cresciuto con “la guerra in capa” eppure per me la parola “guerra” è una bestemmia come nominare Dio invano nella cappella Sistina mentre il Papa ti sta porgendo l’Ostia benedetta.
      Il tema è complesso e similare a quello più volte trattata da me sulla violenza nei videogiochi e quanto possa essere educativo esporre i giovani virgulti a un ammazzamento continuato anche se virtuale. Non ti tedio con link vari, ma la mia opinione è che i soldatini – come i videogiochi – sono uno strumento e non sono direttamente collegati a un discorso militare o anti-militare. Il mio “gioco alla guerra” era solo un esercizio di fantasia, un modo di sviluppare ed esprimere ciò che avevo dentro e non disponevo degli strumenti per tirarlo fuori. Pensa ai soldatini come a una brucola per montare un mobile FuckIdea…
      PS: Mago Merlino o un Vampiro? Un po’ di confusione tra il bene e il male…ma eri un giovane jedi…pardon, conte.

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      1. Ma lo studio della guerra, l’interesse per le tattiche o i veicoli etc. non è un problema. Solo che quando ero bambino, la repulsione per il mondo militare mi ha tenuto lontano da tutto il… merchandising? 😛
        Il che, considerando che mi piacevano i robottoni e i supereroi, può sembrare un controsenso 😛

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  3. Caro Red aviatore voglio rileggere questo post. Ma così a primo acchitto sento un qualcosa di bello e nostalgico, una malinconia ma bella. Non so, mi sembra di vederti mentre scrivi a fiume nel ricordare le passioni della tua infanzia. Ripeto: belle emozioni!

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    1. Non ti sbagli sul l’effetto che mi ha fatto mentre ci pensavo e poi mi accanivo sulla tastiera. Tra i link ho nascosto un paio di direzioni diverse, comunque collegate. Non è solo nostalgia, e’ qualcosa di altro (vedi la mia risposta a Zeus tra questi commenti).
      Grazie per le “belle emozioni” che anche tu mi ritorni con i tuoi commenti.

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        1. “il mio storico gorgoglia”…porcamiseria il correttore colpisce ancora! Io rileggendo alcuni commenti non mi capacito di quello che ha tirato fuori il dumbphone! Ma tra 50 anni, i giovani di oggi parleranno come il correttore ortografico delle loro (e nostre) inseparabili appendici telefoniche?

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          1. Porca vacca! Non me ne ero proprio accorta 🙂
            Dire che in realtà ti stavo scrivendo con il computer ma evidentemente non avendo uno stomaco non può capire…Non voglio nemmeno pensare cosa potrà succedere tra 50 anni, come parleranno di noi i giovani del domani. Rileggendo sta cosa che ho scritto me viè na tristezza che tu non hai idea…Comunque sarebbe meglio riuscire a separarsi ogni tanto da quegli aggeggi diabolici!!!

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            1. No dai! Non fare così altrimenti mi tarpi le ali del dileggio e la comunanza di refusi! Io ne ho inanellati di inconsapevolmente favolosi!
              Io speriamo che me la cavo è la Divina Commedia al mio confronto!
              Ora fammi un sorriso altrimenti mi mortifico e non avrò più la sfrontatezza e la spontaneità di ironizzare con te…

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        1. Ragazzeeeeeh! RagazzE! Non si pensi a una mia intenzione censoria, ma da trastulli di bambini ingenui qui si sta virando a ben più interessanti discorsi…Ehm a me piaceva giocare con la Barbie della bimba del piano di sopra, provava a rifilarmi Ken o Big Jim, ma io pretendevo una Barbie…aveva due…occhi così! X)

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              1. Io ce l’avevo questo bambolotto. Non so dirti se fosse proprio un Ciccio Bello originale o un clone non ufficiale. Ricordo che mamma lo chiamava Ambrogino Nero. Paradossale! Ambrogio è il Santo patrono di Milano…terra oggi di certi lumbard (non tutti) razzisti. Ecco l’ho detto, che i Seghisti mi infognino di insulti!
                No, non siamo razzisti…io poi sono napoletano emigrante. Non me lo posso permettere ed è contro il mio credo religioso, qualunque religione possa scegliere. Ma pure se fossi ateo.

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  4. Grande post, Barone!
    Dunque, non ho mai avuto questi giocattoli ma li ho visti perché qualcosa aveva mio padre.
    Mio padre penso ami ancora queste miniature.
    L’Atlantic la conosco per Topolino, che come dici tu era una tentazione ma soprattutto faceva SOGNARE sempre.

    Giocattoli buttati e dati via, e poi negare ciò: io ancora non so che cazzo di fine abbia fatto il mio Castello di Grayskull XD

    Moz-

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    1. Innanzitutto qui è successo un miracolo! WP non ti ha mandato in spam, come notavamo con il Conte in un commento da queste parti.
      Topolino faceva davvero sognare con quelle pagine di pubblicità, che oggi fanno anche un po’ sorridere per la semplicità e l’ingenuità di certi messaggi. I tempi sono cambiati, i consumatori evoluti nelle loro esigenze e quindi anche la comunicazione pubblicitaria si è adeguata, anzi – se vuole avere successo –
      ha agito in anticipo.
      Anche tu hai subito questo torto! Poi uno dice che Skeletor è represso e si vuole sfogare sul Mondo! Già lo sento nel cassonetto urlare: “Il cassoneeeeetttttooooo è mmmmmmmiooooo!” 😉

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        1. I bambini sono bombardati dalla TV e da Internet. La pubblicità sulla carta stampata ha sempre meno senso e sempre meno efficace, con un costo-contatto molto elevato e difficilmente misurabile. Internet, da questo punto di vista, la surclassa in termini di tracciamento e modifica dei messaggi successivi sia per target sia per contenuti.
          A quei tempi, la TV non era così invasiva e non guardava ai bambini come target di consumatori. Internet con esisteva…
          Credo che se mostri una pubblicità di Topolino a un bombo di oggi, possa alzare le spalle o, peggio, sbottare a ridere.

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  5. gasvince

    “Non ho più ritrovato quel patrimonio di storie inventate e quell’Esercito dei Soldati(ni) di Plastica, per me portentoso quanto l’Esercito di Terracotta di Xi’an. I miei genitori hanno sempre negato di averli regalati a quel bambino. L’ho chiesto di nuovo a mia madre a trent’anni di distanza dal “fattaccio”, ebbene ha negato. Io so che lo hanno fatto, l’avranno fatto per una buona causa – e in fondo condivido – spero solo che quel bambino abbia trattato quei soldatini con rispetto e amore quanto ancora sento oggi per quel mucchio di plastica nemmeno riciclabile.”
    Quello appena letto potrebbe tranquillamente essere l’incipit di un romanzo di formazione! Redbavon è una scoperta continua e piacevolissima. Raccontare la realtà sempre doviziosamente argomentata e documentata, frammista a momenti intimistici è propria di chi sa scrivere, direi di chi “ha qualcosa per cui vale la pena scrivere” e condividere!

    Gas

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  6. … Ero un po’più”selvaggio”nel giocare alla guerra: non avevo soldatini e non me li regalavano. Quindi sono sicuro che non potrò mai trovarceli in solaio, com’è successo a te. Però anch’io ci giocavo, solo che i miei soldatini era tutto ciò che potesse far numero e trasformarsi in individui colorati da una divisa, quella della fantasia… Scherzi a parte: leggerti è un po’come spiarti da dietro la nuca, mentre estrai le tue mirabilie e ne ricordi tutta la storia… Una bellissima cosa…

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    1. Compadre ti capisco perché quei disegni sui fogli di carta che mi impegnavano ore ed ore, forse erano più piatti, meno realistici, ma proprio per questo più ricchi di intrecci e finali inaspettati La fantasia è una delle migliori armi che conosco.
      PS: quando mi guardi da dietro la spalla (fai pure, non mi dai fastidio, anzi se vedi qualche errore intervieni…) da quale spalla guardi: la destra o la sinistra? No perché così quando sbuffo il fumo della sigaretta lo butto dalla parte opposta alla tua, altrimenti ti intossico…

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        1. Sigaro?!!? Una lotta impari. Ho appena finito la scorta di Coiba che mi ha portato da Cuba mio fratello. Ogni tanto con un goccio di ron ha il suo perché.
          Se non è sigaro, allora potrebbe essere un buon ispiratore delle mie baggianate…

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                    1. Sì però diverse volte mi viene la voglia di abiurare la religione cristiana per convertirmi al dio Montezuma così da invocare su alcuni colleghi e fornitori la sua maledizione. Che chiaramente deve coglierli con le farmacie tutte chiuse e i servizi igienici “fuori servizio”.

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                    2. Ahahahahahahahah!!!! Compadre, siamo perfettamente in linea con la visione religiosa mesoamericana: il patto con dio deve anche riservarci qualcosa di utile, altrimenti cosa ci si va a fare in chiesa a pregare? Perchè si ruba tanto tempo alla cantina e ad altri passatempi, se poi non si può avere il piacere di augurare un giusto cagotto a chi ci rende difficile la vita?…

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                    3. Lo dice anche la Bibbia: “chi semina vento, raccoglie tempesta”. Presso i Maya valeva l’antico detto: “chi sparge mierda, raccoglie cagotto” (la traduzione spagnola qui non è certa, ma non da’ adito ad alcun dubbio interpretativo.

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  7. Che meraviglia di post, pieno di citazioni occulte che, avendole capite, mi fanno immaginare una certa similitudine di età ^_^
    Incredibile la storia del marchio Atlantic, che finora conoscevo solo per le pubblicità su Topolino. Mio padre ci provò a comprarmi dei soldatini per farmici giocare come ci giocava lui, ma io non mi ci sono mai appassionato. Volevo Lego, Playmoboil e Masters, questa era la Santa Trinità dei miei sogni. Le storie di guerra le inventavo ma i “soldatini” erano i personaggi di questi tre marchi.
    Invece le miniature mi hanno sempre fatto battere il cuore. Davanti alla scuola dove andavo c’era un negozio per collezionisti che esponeva sempre zone “militari” ricostruite in scala e io lì sbavavo della grossa. Ti dico solo che aspettavo con ansia il Natale perché così il Presepe avrebbe soddisfatto la mia voglia di “miniatura in scala”! Presepe che ovviamente facevo con Lego, Playmobil e Masters 😀

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    1. “Similitudine” hai scritto bene. Perché se tra la Santa Trinità dei tuoi sogni c’erano Playmobil e Masters, direi che abbiamo una decina di anni di differenza almeno 😉
      Sto notando nei commenti che ognuno personalizzava il proprio gioco, ma alla fine “soldatini” o altri protagonisti sempre è un’esigenza di raccontarsi storie, uno stimolo continuo a fantasticare. che l’adulto (quello maturo…)(…direi anche andato a male) tende a etichettare come inutile, poco importante, al massimo accettabile quando sei un bimbo.
      Anche io palpitavo per le miniature (all’epoca in piombo), roba da professionisti e costosa, roba da…”grandi”.
      Il presepe di Playmobil e Masters doveva essere uno spettacolo: Skeletor era tra i Re Magi?

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      1. Purtroppo le foto scattate all’epoca non mostrano bene la bellezza di quei presepi, peccato.
        Sono del ’74 e quindi avevo l’età giusta quando piombarono in Italia i Masters: alla fine però, come di giustamente, l’utilizzo che ne facevo era lo stesso che coi soldatini.
        Che belli i soldatini in piombo, ricordo che li trovato spesso negli ovetti Kinder: che peccato non averli conservati.
        Ach, ora m’hai fatto venir voglia di fare una bella guerra di soldatini! 😀

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  8. Bellissimo post! Avevo sia la lettera 22 che i soldatini H0, ma sono andati dispersi, trascinati nei flutti della vita assieme a tutti gli altri giocattoli, oggetti, libri e fumetti dell’infanzia. Libri e fumetti li sto pian piano rintracciando uno dopo l’altro in giro nei mercatini… prima di partire per le celesti praterie voglio aver ricostruito la mia biblioteca dell’infanzia 😀

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    1. Anche io sono ormai irrimediabilmente attirato dai mercatini – che prima detestavo – alla ricerca di cose che da piccolo non mi potevo permettere se non nei sogni. A causa dello Spazio in casa, tiranno almeno quanto il Tempo, ho dovuto abbandonare la passione per i fumetti, anche se grazie a te e Lucius, mi è risalita la scimmia. La passione cui non ho voluto mai rinunciare sono i videogiochi e quindi oggi sto ricostruendo la biblioteca di quei videogiochi che non ho mai potuto acquistare.
      Non è solo una pulsione da “collezionista”, ma c’è dell’altro più profondo. E credo tu l’abbia scritto. “Prima di partire per le celesti praterie” voglio togliermi la soddisfazione di accontentare quel bimbo e poi adolescente che, per motivi di vil pecunia o di scarsa diffusione, ha “qualcosa” in sospeso.
      E’ come se prima di lasciare questa valle di lacrime non volessi lasciare nulla di incompiuto, partendo coerentemente dal mio “inizio” della vita, dalla mia infanzia,

      PS: non so perché continui a finire in moderazione (dopo il primo commento, gli altri dovrebbero essere subito pubblicati). Sappi che lo schizofrenico è WordPress 😉

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  9. Mi associo al coro dei nostalgici di questi ricordi dell’infanzia. Io li avevo anche dipinti a mano ai tempi (in particolare o’armata di napoleone Airfix)… poi verso i 15 anni sono finiti in blocco da un cuginetto più piccolo, e ormai chissà dove saranno finiti… accidenti! Un saluto.

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