Batmancito Renacimiento [Ep.#13]

Segue da Ep.#12. Mai fidarsi degli occhi

Alla prima strofa di Hasta siempre la mandria di yankee insorge. Appena tiZ inizia a cantare la seconda strofa, il vociare tra gozzoviglia e bevute monta in un coro sgraziato di oscenità: al ‘de tu querida presencia Comandante Che Guevara’ vola di tutto. Un cliente che fosse entrato in quel momento, per la quantità di oggetti sospesi in aria avrebbe pensato che la taverna fosse a ”gravità zero”.

Sul palco improvvisato inizia a piombare una pioggia di avanzi di cibo, bicchieri, bottiglie, atterra una sedia e monete a manciate neanche fosse la Fontana di Trevi.

Zeus e tiZ si proteggono come possono: il chitarrista usa la custodia della chitarra come scudo; tiZ afferra una sedia e la brandisce come una mazza da baseball pronta a ribattere in home run qualsiasi cosa si avvicini.

L’Oste si para davanti a Luna, che però non sembra affatto sorpresa né minimamente intimorita.

Accorre Ade dalla cucina, ma è costretto a tuffarsi dietro il bancone per evitare un lancio di bottiglie male indirizzato verso i musicisti. Gli yankee sono tutti ubriachi e la loro mira è decisamente approssimativa.

Dal gruppo di yankee si stacca un massiccio esemplare, avanza isolato e tutto tronfio, più che della “supremazia bianca” è il rappresentante della “supremazia bovina”. Con tutta probabilità è il “leader”, di sicuro è il più truce e sgrammaticato di tutti. Ci viene incontro puntando il dito minacciosamente e urlando nel tipico drawl , l’accento strascicato del Texas:

“If I want to say y’all ‘r fucking communist motherfuckers, I’ll darn well say ’fucking communist motherfucker’, by heck!”.

A questa frase la mandria alle sue spalle va in visibilio.

L’Oste balza in avanti, procede a grandi passi verso il “leader” fino a incontrarsi esattamente al centro della taverna, che è diventata “la terra di nessuno”. Sono immobili uno di fronte l’altro: la figura dell’Oste è contenuta in quella del capo-mandria come la mummia nel suo sarcofago. Restano in silenzio, immobili, per alcuni secondi, poi l’Oste con calma serafica e alzando il tono così che sia udito da tutti esclama:“Bullshit!”.

Il dado è tratto.

I due opposti schieramenti accorrono al centro della taverna come l’acqua attirata dallo scarico del lavandino quando si toglie il tappo. La spirale di violenza si è ormai avvitata e non può essere più fermata: si scatena un’aspra lotta di spinte, spintoni, testate, pugni e calci. La taverna si trasforma in un campo di football americano, il suo centro è la linea di “scrimmage”, presa d’assalto dalla squadra avversaria dopo che il quarterback ha urlato “Hut! Hut! Hut!”.

In questo gioco, la squadra avversaria non cerca di prendere la palla, ma cerca le nostre teste.

Raggiunto l’Oste, ci schieriamo ai suoi lati e appena prima dell’urto del grosso della mandria di yankee l’Oste ci urla:

“Ricordatevi che gli attacchi fanno vendere i biglietti e le difese fanno vincere le partite. Serrate i ranghi e nessuna iniziativa in solitaria. Restiamo uniti! ¡No pasarán!

Riusciamo a contenere il primo impeto poco organizzato. L’Oste aveva previsto tutto: l’eccesso di alcol rende i loro movimenti scoordinati, eccedono nel portare i colpi, scoprono troppo la difesa e così riusciamo a portare a segno singole, ma devastanti mazzate nei punti nevralgici. Ade è bloccato dietro il bancone da tre ceffi : tre contro uno, pensano di averla vinta facile. Ade gli ha fatto capire subito che la matematica a volte è proprio un’opinione.

Zeus e tiZ sono bloccati sul palco: continuano a piovere bottiglie, stoviglie e bicchieri, lanciati da una piccola retroguardia di improvvisati frombolieri yankee. Avremmo tanto bisogno che arrivasse la nostra cavalleria!

Sergio e io ne abbiamo prese e date. Sergio mi raccontava che da adolescente era un’attaccabrighe di professione, lo chiamavano “El coleccionista”: nelle risse cercava di portarsi a casa sempre un pezzo dell’avversario, un pezzo di naso, un lobo dell’orecchio, un dente, una ciocca di capelli, una volta perfino un dito. Smise quella volta che incontrò un pugile: gliene diede tante ma così tante che la voglia di fare a botte gli passò dalla sera alla mattina. Il primo insegnamento che ricevetti da Sergio è stato: evita i pugili, anche quelli scarsi. Sergio, dove cazzo sei?!?

Oste e Narciso sono una macchina da guerra: Oste colpisce duro allo stomaco, l’avversario si piega su se stesso, il busto in avanti, la testa in basso e Narciso gli assesta una testata o un uppercut devastante. Ne hanno già stesi tre sul pavimento con questa tecnica.

Una yankee dall’aspetto di un tank si avventa su Luna, caricandola lateralmente nel preciso momento in cui ha sbattuto al tappeto un bestione enorme e peloso, la prova che l’uomo discende dalle scimmie, per la precisione dai gorilla. Trascinata fino al bancone, urta violentemente la schiena. Il colpo subito avrebbe fatto stramazzare un bue, ma non lei: senza emettere neanche una smorfia di dolore, con un vortice di braccia e gambe, scivola alle spalle dell’avversaria, l’afferra per i lunghi capelli biondi, usa la sua faccia come uno straccio per pulire il ripiano, senza curarsi dei bicchieri e dei piatti che vi sono appoggiati sopra. Infine, le fa rimbalzare più volte la testa sul piano di legno massiccio, ormai sgombro.

Luna è straordinaria: ha uno stile di lotta che ricorda la danza tradizionale cinese, corpo e ritmo. Abbina la respirazione con il movimento, porta il colpo accompagnandolo con lo sguardo, unisce lo spirito e la bellezza dei movimenti con la precisione e la potenza. Shen Yun,“ la bellezza degli esseri divini che danzano in cielo”. Luna è delicata come una peonia e resistente come l’acciaio temperato, coesistono in lei un eroico guerriero e una fanciulla che scivola su sete cangianti. Buon per gli yankee che Luna sia a mani nude: con due spade in pugno, da sola, li ridurrebbe tutti a macinato per hamburger.

Avevo appena steso un tizio con particolare goduria dopo che aveva vomitato una serie di ingiurie addosso a quella santa donna di mia madre. Nel rivolgere la mia attenzione ai compadres, non vedo il tizio rialzarsi. Mi accorgo di lui quando urla qualcosa d’incomprensibile, appena in tempo per schivare il suo pugno, che atterra come una martellata sulla vicina sedia, facendola schiantare sul colpo. Lo afferro per la camicia a fiori, il tempo di dirgli “Bella questa waikiki!” e con una testata lo rispedisco lungo sul pavimento a fare compagnia ai suoi simili vermiformi. Lo guardo dall’alto verso il basso, schifato, il sangue sgorga dal suo naso rotto e si mischia al filo di densa bava, mista a vomito, che gli cola da un lato della bocca: “Bella la camicia, ma ti stava dimmerda!”.

Il tempo di sollevare lo sguardo e percepisco un movimento ai miei occhi velocissimo. Mi sento spingere lontano, per puro istinto faccio per accentuare la scivolata lateralmente, evitando così in piena faccia un destro che invece atterra in piena spalla. L’impatto è devastante: la vista si annebbia, volo via ancora più all’indietro e avrei sicuramente perso i sensi se non fosse che colpisco qualcuno alle mie spalle, che frena la mia caduta altrimenti rovinosa. Riverso a terra, sopra di me si scatena l’inferno: il pavimento trema, grida si accavallano, sento un paio di tonfi al mio fianco. Non ho la minima idea di cosa stia succedendo.

Sebbene ubriachi e traballanti, la superiorità numerica degli yankee sortisce i prevedibili effetti.

Dopo essere stati respinti la prima volta, il secondo assalto è più coordinato. Sebbene a terra ci siano una mezza dozzina di energumeni, ne rimangono in piedi più del doppio: tre continuano a bloccare Ade al bancone, gli yankee in retroguardia cessano di lanciare oggetti e si muovono verso il palco. Questo gruppetto di quattro energumeni si stacca dalla massa, il resto de’ beceri  taglia in diagonale e blocca i compadres prima che possano intercettarlo. Il piano è chiaro: il manipolo dei quattro punta risolutamente verso tiZ e Zeus e, dopo averli messi fuori combattimento, piomberà alle spalle dei compadres, ancora impegnati dal grosso del contingente yankee.

Sento delle urla, si accavallano, distinguo l’Oste cacciare un urlo altissimo, sbraccia come un forsennato, indicando il nostro lato destro. Un urto terrificante di corpi, qualcuno rotola a terra, il pavimento trema. Suoni ovattati, Narciso chino su di me che urla qualcosa: urla il mio nome, più volte, ma la sua voce mi giunge quasi indistinta, come venisse da molto lontano, distorta dallo strepito delle altre grida. Non ho ancora recuperato pienamente la vista, inizio a gattonare per terra, muovo una mano avanti a me, poi l’altra, così per tre volte fino a che sbatto le dita contro qualcosa di duro: è legno, sembra una sedia. Mi ci arrampico su facendo un immane sforzo, come se portassi a tracolla uno zaino pieno di lingotti di piombo. Forse ci sono.

Recupero finalmente la vista e sono pronto per lanciarmi nella mischia, quando mi accorgo di un gruppetto di quattro yankee: ha superato la nostra linea di difesa e si dirige baldanzoso verso tiZ e Zeus. Prevedo un massacro: a parte il loro leader, questi quattro sono i più grossi di tutta la banda de’beceri.

D’un tratto un urlo sovrasta tutto il putiferio, seguono un paio di tonfi assordanti. Mi giro nella direzione da cui provengono: è Ade! È saltato sul bancone, ha eseguito un doppio mae-geri , i due avversari colti di sorpresa dal balzo felino del nostro gigante, non hanno accennato ad alcuna difesa: il calcio frontale di Ade ha avuto lo stesso impatto di un treno merci carico di tronchi di sequoia. Purtroppo, i due stesi a terra sono stati subito rimpiazzati da un’altra coppia di armadi a quattro ante e Ade è stato costretto a indietreggiare di nuovo al di là del bancone. Il bancone è diventata una battaglia di trincea.

Sto per lanciarmi nel mucchio con l’intenzione di spedirne almeno un paio a raggiungere Davy Crockett, quando sento l’Oste pronunciare:

“Per la Santa Vergine di Pilar e la Madonna del Carmine!”.

La scena che mi si para davanti è surreale: tutti sono immobili sul posto, il silenzio è calato nella taverna come una ghigliottina, bocche spalancate, gli sguardi sono tutti rivolti verso le scale che portano al piano di sopra.

Una figura si staglia sulla sommità delle scale.

Fa qualche passo in avanti ed esce dalla penombra.

Resta immobile con le braccia posizionate “a triangolo”, in modo che le mani poggino sui fianchi. Una posizione che esprime opposizione e sfida.

Sento lo yankee più vicino a me esclamare :”Wthat the fffu…”.

Narciso: “E chi cazz’è?!?”.

Poi Ade: “Se un so grulli, un si vogliono!”.

I più vicini a questa figura misteriosa sono i quattro energumeni in spedizione punitiva contro i musicisti. Uno, ridacchiando e puntando il dito, esclama: “It’s…It’s Batman!”

“No! – gli fa eco L’Oste – è Batmancito!

To be continued

giaguaro-pipistrello-maya

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Onda sonora consigliata: Seein’ Red cantanta da Dustin Lynch

 

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45 pensieri su “Batmancito Renacimiento [Ep.#13]

  1. E Niente, mi sono perso i primi episodi e ora, ogni volta che esce uno nuovo, mi dico “devo recuperare i post precedenti”. Ma sto periodo non C’è tempo neanche per pisciare e non si va neanche dritti a casa, si gira di qua e di là come trottole. Ma recupererò!

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    1. Non ce la facevo più a tenerlo fermo, voleva entrare in scena dal primo episodio! È finalmente in tutta la sua “bellezza” per quanto mi sia stato possibile visto che sono una schiappa con Phoschiop 😉
      La rissa è frutto di anni e anni di risse a Stret Fighter, Final Fight, Shadow Warriors è un tocco di fatality di Mortal Kombat.

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          1. Anni ’90: Smiters e Burns rubano un diamante, che accidentalmente finisce in bocca a Maggie al posto del ciuccio.
            Così, Burns rapisce Maggie e gli altri Simpson vanno in giro per Springfield – e in un’allucinazione post-cascata – a menare gli sgherri di Burns per arrivare ad affrontare prima Smithers, poi lo stesso Burns con esoscheletro.
            Adorabile 😀

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  2. E vai di rissa! Finalmente un po’ di viulenza (e il tutto al ritmo della NFL, ormai Texas = Football Americano eheh).
    E poi arriva il Batmancito.
    Comunque tutto ha quell’aria da Titty Twister che me gusta, Oste. Adesso fai suonare “After Dark” dal duo TiZ – Zeus e sei a posto (visto che noi non picchiamo, almeno suoniamo! 😀 eheh)

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    1. Eccelosapevo che la beccavi la citazione di Dal Tramonto all’Alba. Luna è ispirata alla magnifica Salma Hayek, in versione lawful-neutral. E tranquilo, compadre divino, le suonerete anche voi due. Ne vedremo delle bruttebrutte! E’ solo l’inizio anzi…la rinascita.

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          1. Hut Hut Hut.
            O, come diceva qualcuno che ha fatto la storia recente della NFL, Omaha! 😉
            Sono fuori forma, ma sto provando a fare esercizi “fuori stagione”, vediamo cosa porta. Se il mister non mi taglia, allora sono della partita eheh

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            1. Allora facciamo così. Io faccio il Quarterback e tu il Running back. Schieriamo l’offensive line come se volessimo fare un lancio. Dopo lo snap, io finto e facciamo un hand-off. Tu però devi correre come se avessi alle calcagna una marmotta licantropa…

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