Claxi driver.

Onda Sonora consigliata: STAY (Faraway, so close)U2

Vengono fuori gli animali piu' strani, la notte...

Vengono fuori gli animali piu' strani, la notte...

New York da raccontare è davvero una “brutta bestia”. Tanto e ancora più “brutta” considerate le mie capacità di manipolazione della lingua italiana del tutto inadeguate a rendere la sensazione di essere-lì. Ogni volta che tornavo sull’idea di (de)scrivere il soggiorno a New York, ogni volta scartavo e deviavo come un cavallo selvaggio che vogliono domare. Ma non avevo scampo. Questo cavallo, ancora selvaggio per poco, girava in tondo costretto dentro una recinzione di legno mentre il cow-boy lo tiene al lazo, aspettando il momento giusto. E così è avvenuto per i pensieri e sensazioni che giravano in tondo nel recinto di New York.

Sono ritornato a scrivere con penna-su-carta (anche se il risultato si legge su schermo) perché provo la sensazione di potere dare il giusto tempo di fluire ai pensieri, di buttarli tutti giù, guardarli bene fissi nelle lettere che li formano, selezionarli con cura come un frutto di prima scelta, soppe(n)sarli, aggiustarli come fa un bravo sarto con un vestito su misura. Persino la cancellazione ha un altro peso: con la penna tiri su una riga, ma il pensiero rimane lì sul foglio; con la tastiera del PC, tasto “Cancella” o “Backspace” e  sparisce.

Insomma, come il cow-boy, attendo il momento giusto per addomesticare questi pensieri…e con loro addomesticare quella “brutta bestia” di New York.

Raccontare New York in modo da interessare è compito improbo. Fosse questo il mio compito…”Bava, interrogato” ”Professoressa, sono impreparato, ieri il mio cane è stato investito da un automobile e sono stato tutto il pomeriggio fino a notte fonda dal veterinario…” ”Claudio, tu non hai mai avuto un cane…DUE e fa media. A posto”. Scusa da cani, me lo sono meritato.

Alla fine come la pagliuzza d’oro, trasportata dalla corrente nel setaccio del cercatore nel Klondike, è giunta l’ideuzza giusta. Come al cercatore del Klondike la pagliuzza ha donato maggiore vigore e ulteriore slancio nella sua disperata ricerca della fortuna, così l’ideuzza mi ha regalato lo slancio finale per intraprendere il racconto: raccontare le sensazioni, vissute sulla pelle. E sotto la pelle. L’elenco dei posti da visitare e delle cose da fare la lascio a chi lo fa di professione, qui ne troverete una labile traccia, piuttosto armatevi di guida turistica, cartine stradali, sistemi GPS. Unico utile consiglio: se avete un iPhone procuratevi assolutamente l’applicazione (gratuita) “AroundMe”.

Ciò che va scritto subito, come solco dell’aratro di Romolo, confine invalicabile e, a giudicare dalla fine di Remo, molto poco sindacabile, è che New York è diversa e ciò che la rende diversa è il suo flusso incessante di energia: energia pura, vibrante, pulsante. Con tutto il “jetlag” e la stanchezza di un lungo viaggio “inscatolato” nel posto di classe economica, appena messo il piede nel caos di gente e taxi, è come se avessi avvertito una carica d’energia rigenerante, nemmeno fossi una pila ricaricabile.

Grattacieli fioriti

Grattacieli fioriti

La gente è un arcobaleno di colori delle pelle, una babele di lingue, una mescolanza di gruppi etnici che provengono da tutto il globo terrestre (quelli da Marte hanno qualche problema con la Green Card…eppure sono dello stesso colore, bah!). Quasi sembra che New York tragga il suo carburante dalle attività, dalle storie e dalle vite dei suoi abitanti. Cammino lungo la 7th Avenue, incrocio la 47th Street, meno di dieci minuti a piedi da Times Square, anche se comprensibilmente i primi momenti sono stati stranianti: sembra di essere Pac-Man nel labirinto. Queste strade, “street” e “avenue”, che si incrociano perfettamente a 90 gradi, creano un labirinto di facile orientamento e tanto dolore ai piedi.

Tombini fumanti

Tombini fumanti

Mentre ti aggiri per le strade costellate di edifici molto più alti della media italiana, devi faticare per mantenere un’espressione meno ebete possibile, vista la tendenza della mascella a penzolare dallo stupore: il melting pot, i negozi più tentatori del Diavolo con Gesù nel deserto, le ristorazioni più disparate, un odore di vaniglia e carne, i gialli taxi che sciamano per le strade, le sirene della polizia che ti catapulta di peso in una puntata di Law&Order. Poi arrivi come trasportato dalla corrente a Times Square. Dapprima ti coglie lo stupore a mascella sganassata, mentre la raccogli da terra, cominci a recuperare qualche sprazzo di lucidità e a valutare lo spettacolo di luci, insegne, addobbi, ricchi premi e cotillons, la fiumana di gente, ti può apparire di colpo come la fiera del “kitsch” più sfrenato. E mentre rotei le pupille e cerchi una volta per tutte di convincerti quanto il tutto sia pacchiano, arriva. La scarica arriva. Energia.

E’ l’immagine di Marilyn Monroe che fa svolazzare la gonna sulla grata della metropolitana. E’ Meg Ryan che simula un orgasmo davanti a un panino e ha fatto capire a tanti uomini in una volta che la loro virilità non è poi così…importante. E’ Jena Plinsky che fugge da New York. E’ Robert De Niro alla guida di un taxi.

Uno di quei tanti taxi gialli che da noi non esistono più, i “nostri” sono bianchi…ah dicono da liggiù in fondo che…sì…parla più forte…ah mi fa notare il signore distinto in giacca e cravatta con valigetta che dicevo giusto: i taxi da noi non esistono, gialli o bianchi che siano, quando ti serve un taxi, non c’è mai, quindi tecnicamente non esiste. I taxi gialli sono una vera e propria istituzione a New York. E’ normalmente facile trovare un taxi a New York: puoi fargli un gesto con la mano mentre sei sul ciglio della strada e se ne fermerà uno. Non ti assale l’ansia “E adesso che tariffa applica?” Non ti arriva già con 8 euro sul tassametro solo perché l’hai prenotato per farti venire a prendere sotto casa (altrimenti prendevo il bus o la metropolitana!), ma hanno le tariffe bene esposte e chiare sulla portiera. Comunque, si può rimanere fregati dal tassista che ti porta in aeroporto, complice lo slang, complice l’ansia che ti assale appena metti piede in un qualsiasi aeroporto, complice il fatto che perdere l’aereo del ritorno non è politically correct (vorrai pure tornare a lavorare o no?), complice la natura truffaldina di certe persone nonché il cartello scritto in fronte a ogni turista “sono turista quindi, prima o poi, ‘na fregatura mi tocca”. Fidatevi, esperienza personale. Prenotate uno shuttle-bus.

Formiche gialle

Formiche gialle

Vai in cima a un grattacielo, oltre al dedalo di vie, tetti e il panorama, ciò che salta all’occhio sono i puntini gialli lì sotto che si muovono: i taxi. Da lassù sembra di osservare le laboriose formichine nei tunnel del formicaio. E tanto lontano della realtà, questo paragone non è!

Nonostante una disponibilità di taxi davvero imponente, i marciapiedi sono gremiti di gente. Nonostante le distanze, la gente cammina, cammina molto. Il newyorkese ha trovato un modo di tenersi in forma: camminare.

Una volta nel flusso (flow…scorre anche la parola inglese), ne resti ammaliato, stregato. Nonostante i comprensibili effetti deleteri del “jetlag” su lucidità e freschezza, appena messo piede sulla strada, avrei continuato a girare, a guardare i visi e i luoghi, a sperimentare gli odori e i sapori, a sentire i colori e gli umori…

GUARDARE, SPERIMENTARE, SENTIRE…e se a qualcuno in testa ha iniziato a tichettare uno strano ritmo che suona come il “gioca jouer”, rischia tragicamente di averci preso!

Appuntamento su queste pagine per tatta-taratatattata GUARDARE!!! tatta-taratatattata SPERIMENTARE!!! tatta-taratatattata SENTIRE!!! , anche se il “gioca jouer” vi ha fatto sempre (giustamente) ribrezzo e raccapriccio. Buon gioca jouer!

<–NYCe…mail

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