Le tavole fuorilegge della convivenza videoludica – Tav. #9


ovvero dieci piccole cose da sapere quando il joypad è conteso da un bimbo e un adulto (anagraficamente dovrebbe esserlo…)

 

 

 

I figli so’ piezz’e core

“E figlie ossaie che sso’? So’ piezz’e core” – cantava Mario Merola –  e costano più di un trapianto di cuore. Quando l’onda di tsunami della nascita di un figlio si abbatte spumeggiante sulla battigia della tua vita, la  linea di tendenza del tuo conto in banca si avvia a incontrare l’asse delle ascisse come un discesista di libera. Se ti sembra di udire anche quel tipico scampanìo, non è il suono dei tranquilli pascoli montani, ma l'”alert” dell’app della banca: sei in Profondo Rosso. E per la banca potresti fare la fine di tanti attori nei film di Dario Argento.

Episodio di vita vissuta.

Alla cassa di un supermercato della periferia della capitale, metto sul nastro un numero spropositato di bottiglie di latte (fino a tre anni i miei ne bevevano a gargarozzo spianato). Un ragazzo che ha appena pagato, mentre imbusta la sua spesa, mi fa: “Aò ma che c’hai un bar?!?”. E io: “No, du'(e) gemelli.”.

Le spese per la prole, dal latte ai pannolini, dalle cure mediche (a casa portano qualsiasi “cosa”) al corredo scolastico, dai giocattoli ai vestitini (“ini” solo nella taglia), assorbono grande parte della sudata busta paga e deprimono la propensione al risparmio al di sotto di quella della cicala di Esopo. Piccola come una formica è la somma di euro che puoi dilapidare nei tuoi balocchi, profumi, cipria e colonia Coty.

I prezzi dei videogiochi sono un argomento caldoda sempre: troppo cari. Se per giocare al grande (Harry) Pitfall nel 1984 occorreva impietosire i propri genitori a sborsare circa novantamila lire (meno di 47 euro), ho visto un’attempata signora non battere ciglio e pagare cinquanta euro per il gioco Io e miei cuccioli 3D. Potere del marketing, esigenza “fire & forget” di fare un regalo “politicamente corretto” di un gioco-intelligente, cosa alquanto difficile perché i videogiochi rincretiniscono, ma suvvia va bene anche un regalo-deficiente l’importante è che non sia violento. Provate a fare scegliere quel bimbo tra Io e miei cuccioli 3D e God of War. Di certo i giovani virgulti degli anni Duemila sono molto più bravi, ruffiani e convincenti di me, giovane virgulto nel 1984.

Pagare sessanta o settanta euro per un videogioco è amorale, anche se si tratta dell’ultimo imprescindibile capolavoro dalla grafica raccogli-la-mascella-da-terra. Giocare a un buon gioco e spendere poco? Si può e, nel caso di famiglia con prole, si deve.

Le offerte “3X2” di videogiochi, i “compra 2 e paga la metà il secondo”, i “cestoni” degli “A partire da Euro…” sono un’opportunità di fare scorta senza avere i sensi di colpa della mamma alla fine della canzone Balocchi e profumi.

Le offerte “civetta” dei volantini della Grande Distribuzione Organizzata sono l’unica ragione per accettare di andare nel mega-supermercato di un centro commerciale: per qualche ora dimenticare di essere un pilota di robot antropomorfo alto come un palazzo, che ha già salvato svariate volte l’Umanità dall’orlo del baratro, e diventare piloti di un carrello strapieno di viveri e detersivi, come gregario di vostra moglie a caccia di offerte e del “minimo indispensabile per la settimana” .

Per i più pigri e i centro-commerciali-resistenti, le sirene e le amazzoni che abitano la Rete hanno moltiplicato le occasioni di procurarsi la “dose” videoludica senza muoversi da casa e – con un po’ di attenzione e pazienza –  a prezzi che non facciano urlare all’usura e alla circonvenzione d’incapace. Appuntamento periodico (e irrinunciabile) sono le offerte promozionali, tipicamente anglo-sassoni e ormai adottate da noi ital(id)ioti, per spendere soldi anche solo per non sentirci gli unici sfigati che non hanno concluso “un affare” durante il “Black Friday”, il “Cyber Monday” o il “Vatteloapesca Day”.

Comunque vada, il videogioco lo comprerete voi, ma ci giocheranno loro. E voi starete lì a guardare, come guardavate in sala-giochi quel ragazzino che con una sola moneta finiva il gioco, perché e figlie ossaie che sso’? So’ piezz’e core.

Vai all’indice delle 10 Tavole fuorilegge della Convivenza videoludica’

13 pensieri su “Le tavole fuorilegge della convivenza videoludica – Tav. #9

  1. rikynova83

    Ti sto odiando perché hai citato la canzone dei balocchi e profumi, quando ero piccolo e chiamavo disperato mamma, mio babbo mi prendeva in giro canticchiando “Mamma, mormora la piccina”. Quando ho saputo del testo, sono andato in stato di shock. Come si può fare una canzone così terribile XD. Da piccolo pensavo la bimba si fosse ammalata per la tristezza, comunque cambia poco il senso della canzone XD.

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    1. Lo so, sono stato bastardo a mischiare il tono ironico e questa lacrimosissima canzone il cui testo ti fa un buco in petto. Anche mio papà la usava come scherno. Pensa che choc deve avere procurato alla loro generazione. Non che quella di Mario Merola sia più allegra però non ho resistito a giocare a invertire i “ruoli”.

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    1. Ho visto chiedere delle cifre usuraie nel periodo degli rpg giapponesi di importazione. C’erano degli autentici strozzini del videogiocatore sprovveduto o impaccato di soldi. C’è sempre un limite tra un appassionato e un pollo da spennare. 140.000 lire sono tante per uno che era abituato a spendere 70.000 lire per Lords of The Rising Sun per Amiga e ricordarselo ancora. Ai tempi dell’Amiga un gioco originale si trovava anche a 18.009-25.000 lire (9-12 euro). Il mercato è aumentato a dismisura da quei tempi; sarebbe lecito attendersi dei prezzi più bassi visto l’aumento della domanda. Le volte che ho pagato una cifra sopra i 50 euro si contano su una mano sola in quarant’anni di “carriera”.

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  2. Confermo tutto anche se da Marzo ad oggi sono stato quasi sempre vittima della febbre del deiuan. Gli unici due acquisti che ho fatto che hanno subito un taglio sono stati Skyrim e Lego Marvel 2 per Switch pagati leggermente meno del prezzo di listino. Mi sono salvato solo con Odyssey che mi è stato regalato per natale.
    L’unico motivo per cui entro da Gameflop è perché ora si trovano gioco PS3 a prezzi decenti. Prima o poi mi prenderò anche una Xbox per giocare a Motorsport.

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    1. Nintendo ha una tradizione di prezzi impermeabili al tempo. All’estero riesci a trovarli a una decina di euro di meno, dopo sei mesi. Nintendo non fa sconti e, infatti, la serie che ho acquistato sempre a prezzo pieno è Zelda. Halo è la seconda che mi fa salire la scimmia del day-one. Il resto lo raccatto quando si riduce il prezzo. Convertire i nani al videogioco può aiutare le finanze: i regali del parentame possono essere indirizzati verso i videogiochi. Odyssey è stato un regalo per i nani, che lo hanno già spolpato. Praticamente lo giocherò come “usato” è la seconda run sarà per me la prima. Questi mi stanno togliendo il joypad di mano 😂😂😂

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  3. saranno un pezzo del cuore – libera traduzione – ma costano come un occhio della testa a volerlo trapiantare.
    Per fortuna non sono attratto dai videoludici dei giochi da console ma per mia sfortuna compro una montagna di gadget elettronici di altro tipo e lo condivido con me stesso. programmi di software e affini non mancano come non mancano libri e ebook.

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  4. Io ho un accordo pre genitoriale, lei pensa al mantenimento (pannolini, vestiti, libri per scuola, medicine, ecc.), io a viziarli con giocattoli (che comprerei comunque per me). Il cibo va nella spesa, quindi 50 e 50.
    Dovrebbe cambiare poco la mia economo in futuro 😝
    E se vogliono l’ultimo gioco a 70 euro s’attaccano al cazzo perché vigerà sempre la regola del “si aspetta che il gioco cali, Babbo Natale porterà sempre quello a 20 euro ma per principio, perché se mi chiedi bicicletta o rollerblade (anche se ora credo vada l’altro coso e per quando avrò i figli io, ci sarà quello di Marty McFly) ci spendo anche 200 euro!

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