Escono dai fottuti pixel! Alien 3


3 times the suspense

3 times the danger

3 times the horror…

Alien al cubo anche nei videogiochi: per Super Nintendo, Mega Drive e Amiga

Nel 1992 è intensa l’attesa dei videogiocatori per l’adattamento video-ludico del film Alien 3, almeno quanto quella degli appassionati del film che attendono il ritorno di Ripley: è il primo videogioco sviluppato per piattaforme 16 bit con un conseguente carico di aspettative per le migliori potenzialità grafiche e sonore. Sono trascorsi cinque anni dall’ultimo videogioco, un’era geologica per un medium che nei primi anni Novanta è nel pieno del passaggio dalla prima alfabetizzazione informatica a 8 bit alla più complessa e avanzata a 16 bit.

L’ultimo videogioco per piattaforme domestiche ispirato ad Alien infatti è del 1987, Aliens -The Computer Game per home computer 8 bit (da non confondere con il videogioco dallo stesso titolo dell’anno precedente).

Aliens -The Computer Game sviluppato da Software Studios per Commodore 64

Tra gli “arcade” il più recente adattamento è del 1990. Konami distribuisce il cabinato Aliens: uno sparatutto a scorrimento laterale, che in alcune sezioni muta la visuale in terza persona. Il giocatore, “interpretando” Ripley o Hicks, avanza nei livelli obliterando xenomorfi di varie dimensioni e foggia. Nonostante il successo negli “arcade” e una buona qualità come sparattutto, non è mai stata realizzata una conversione per il mercato domestico.

[Aliens – arcade] Una skin del “mostro sacro” del “run and gun”, Contra (sempre di Konami) con xenomorfi dai colori improbabili

Tuttavia la notizia che la conversione è affidata a Probe Software, per giunta su più piattaforme molto differenti per caratteristiche tecniche, genera anche qualche dubbio sul risultato. Sebbene Probe Sofware sia una decana dell’industria e una “catena di montaggio” di conversioni di licenze “arcade” e di film (“tie-in”), non sempre i risultati sono stati decenti; in particolare i “tie-in” si sono dimostrati assai mediocri.
Lo sviluppo dei “tie-in”, infatti, deve fare i conti con stretti limiti di tempo e risorse economiche; l’editore impiega la maggiore parte del “budget” di spesa nell’acquisto della licenza e la data di pubblicazione deve rispettare i tempi dettati dalla proiezione nelle sale cinematografiche e della campagna pubblicitaria. Allo sviluppatore spesso rimangono le briciole di tempo e di denaro. La qualità del risultato ne risente inevitabilmente.

Il logo Probe Software nelle prime schermate di Alien 3 per Super Nintendo. Un logo che non sempre è “una garanzia”

La genesi del film è stata molto travagliata e i risultati dell’adattamento video-ludico possono essere anche più disastrosi.

Se è stata soddisfacente la conversione di Probe Software di un “mostro sacro” come Golden Axe per Amiga (1990), altrettanto non è accaduto per la conversione di uno dei “racing” più belli di tutti i tempi, Out Run (1989): un assoluto disastro, che ambisce al titolo di “conversione arcade per Amiga più deludente di tutti i tempi”.

Il videogioco Back to the Future III (1991), tratto dal film omonimo, è l’applicazione della solita formula utilizzata per i “tie-in” in quel periodo: una “minestra riscaldata” di mini-giochi con grafica e sonoro ispirati al film e con un’interazione ai minimi termini. Nel migliore dei casi è un buon passatempo, ma lontano anni-luce da un’esperienza che possa avvicinarsi al coinvolgimento del film.

Personalmente, il nome Probe Software associato ad Alien 3 raffreddò parecchio il mio entusiasmo di potere giocare finalmente in un’ambientazione di Alien.

Come recita la pubblicità nel libretto di istruzioni del gioco, sarà riuscita Probe Software a portarci un Alieno a casa?

“Bring an Alien Home, free” dal libretto delle istruzioni di Alien 3 per SNES, terza di copertina (foto di RedBavon)
Sega Power, settembre 1992: all’interno la recensione di Alien 3 per Mega Drive e Master System

The Bitch is back!

ll film delude le aspettative, il videogioco no.
Probe Software riesce a ottenere un adattamento dignitoso per Mega Drive e Amiga, sfiorando il capolavoro con la versione per Super Nintendo.

La mia copia di Alien 3 per Super Nintendo, Acquistata a Napoli, scovata in un negozio al Vomero, al prezzo di 70.000 lire (circa 35 euro)
“3 volte la suspense, 3 volte il pericolo, 3 volte l’orrore…”. L’unico vero “orrore” era accorgersi di avere speso una barca di quattrini per un gioco che era una ciofeca. Non è il caso di Alien 3.

Probe concentra lo sviluppo su due versioni principali: una per Super Nintendo, una per Sega Mega Drive e quest’ultima è la base delle altre per Amiga, Sega Master System, Sega Game Gear e Commodore 64.

A eccezione del personaggio di Ripley e dell’ambientazione, la colonia penale sul pianeta Fiorina “Fury” 161, il videogioco si discosta dal film originale e appare piuttosto un adattamento di Aliens per la presenza massiccia di xenomorfi e delle armi disponibili. Nel film Alien 3 infatti esiste un solo xenomorfo e non vi è traccia né delle iconiche armi né dell’ansiogeno rilevatore di movimento.

Le versioni per Mega Drive e Amiga seguono una tradizionale meccanica del “run and gun” per cui il giocatore deve condurre Ripley attraverso dei livelli in successione, superando piattaforme e sparando agli xenomorfi.

Nelle schermate seguenti, a destra la versione per Mega Drive, a sinistra quella per Amiga, sono distinguibili minime differenze nella disposizione dell’indicatore dell’arma in uso e della vita (“Energy”). La versione Mega Drive usa una palette di colori dai toni più scuri, la musica della versione Amiga è migliore. Alien 3 per Amiga appare una conversione da Mega Drive negli standard dell’epoca ovvero senza infamia e senza lode.

La versione Super Nintendo si ispira invece al genere “metroidvania” con un più complesso “level design” e la necessità di assolvere a determinati compiti per potere andare avanti. Il giocatore nei panni di Ripley esplora un’ampia mappa interconnessa acquisendo l’accesso a nuove parti grazie a dei terminali di computer, che comunicano le missioni disponibili. Gli obiettivi delle missioni sono alquanto vari: dalla distruzione di uova aliene alla riparazione di tubi o scatole di fusibili, dal sigillare porte all’uccisione di regine aliene o il salvataggio dei detenuti.

[Alien 3 SNES] Pronto a friggere un paio di uova

Ripley ha a disposizione un efficace armamentario, dal fucile a impulsi M-41A al lanciagranate da 30 mm. al devastante quanto gratificante lanciafiamme. Se le “location” dei film di Alien, per sporcizia, scarsa illuminazione e viscidume, non hanno mai potuto aspirare a un voto più alto del “4”, il “menu” merita un “8” per le portate preferite da tutti i marine coloniali: “facehugger” allo scottadito e grigliata mista di xenomorfo.

“No lanciafiamme? No party!” Nel videogioco si spara a più non posso. Buonanima di Apone approverebbe (pagine dal libretto delle istruzioni di Alien 3 per SNES, foto di RedBavon)

Al contrario del film, il videogioco non è avaro di xenomorfi: oltre alle uova e alle Regine, è presente tutto il ciclo evolutivo alieno, dal “face-hugger” al “chest-burster”, dal “guerriero” al nuovo xenomorfo protagonista del terzo film, il “drago”, soprannominato “bambi-burster” (spacca-Bambi).

[Alien 3 SNES] Il lanciafiamme consuma come un’auto sportiva, ma è una dei pochi “beni di conforto” in Alien 3

La colonna sonora si ispira a quella del film con un’orchestrazione complessa e contribuisce a creare una coerente atmosfera; nella versione Mega Drive e Amiga invece la musica vira più al genere d’azione.

La grafica della versione Super Nintendo stacca nettamente le concorrenti: palette di colori più ricca, eccezionale fluidità nelle animazioni di Ripley e dei nemici, ambientazioni ricche di dettagli, effetti di nebbia e pioggia, e – autentico tocco di classe per l’epoca – effetti di luce sullo scenario e sugli oggetti quando si utilizza il lanciafiamme.

[Alien 3 SNES] L’effetto nebbia è notevole

Ciò che manca per definire “capolavoro” Alien 3 per Super Nintendo è un mancato bilanciamento nella gestione degli avversari: il “respawn” degli xenomorfi è continuo, senza alcuna pausa.

Non è possibile “ripulire” una certa zona di uova e alieni per concentrarsi nell’esplorazione o nei salti sulle piattaforme, che peraltro richiedono una precisione certosina. In teoria ciò dovrebbe aumentare il livello d’azione e rendere più intensa la sensazione di angoscia e di urgenza, ma nella pratica è un “escamotage” per aumentare la difficoltà. Diventa fonte di frustrazione sopratutto in corrispondenza dei salti sulle piattaforme: mancarne una di un soffio perché ostacolati dall’ennesimo xenomorfo, significa dovere rifare un lungo percorso per ritentare lo stesso salto.
Nel bailamme delle sparatorie, rintuzzando ondate e ondate di alieni, è inoltre facile perdersi nel dedalo di corridoi, piattaforme, tubi di manutenzione, stanze e aree all’esterno della colonia. Aggiunge tensione, ma anche frustazione di dovere ripercorrere più volte parti della mappa già visitate, per giunta assaliti di continuo dagli xenomorfi.

Una mia mappa abbozzata era piegata e conservata nella confezione. Prova quanto sia facile perdersi (foto di RedBavon)

Manca inoltre un coerente nesso tra storia e “level design”, che contraddistingue i migliori esponenti del genere “moetroidvania”. In Alien 3 l’insieme delle missioni non diventa mai un intreccio, una storia.

In conclusione, Alien 3, specialmente nella sua versione Super Nintendo e considerati i compromessi della generazione 16 bit, va molto vicino a fare rivivere sul piccolo schermo un film di Alien.

[Alien 3 SNES] Quando Ripley muore, lo xenomorfo sembra farci anche il verso. Indisponente.

Per una “singolar tenzone” con lo xenomorfo in una mortale “caccia al topo” (l’essere umano è il topo) degna dello stessa tensione, brutalità, orrore dei film (mettete in conto anche un paio di lavatrici extra di biancheria intima), occorrerà attendere “solo” altri ventidue anni, cioè Alien Isolation, un capolavoro imprenscindibile per i videogiocatori appassionati di Alien.

Continua a leggere gli altri episodi di Escono dai fottuti pixel!

Alieni giapponesi

Alien 3, la confezione del gioco per Super Famicom (Super Nintendo in USA e Europa)

Le confezioni dei videogiochi giapponesi presentano spesso una veste grafica differente dagli standard occidentali e, nella maggiore parte dei casi, decisamente più efficace nel colpire l’immaginario del videogiocatore. La confezione di Alien 3 per Super Nintendo presenta la stessa immagine sia per il mercato statunitense sia europeo (potete vederla nel post), mentre quella giapponese sopra ritratta è di un altro pianeta! Qualcuno potrà obiettare che si tratta di un “collage” alquanto grezzo, che il titolo “Alien 3” è poco leggibile per una scelta della texture di sfondo di tonalità simili. L’impatto però comunica inquietudine, rimanda all’acido degli xenomorfi e ti fa venire voglia di provare “paura”.

Se ti interessa l’arte delle copertine dei vidoegiochi giapponesi per Super Nintendo leggi pure Super Famicom: The Box Art Collection

20 pensieri su “Escono dai fottuti pixel! Alien 3

    1. Graficamente e a livello audio la versione Super Nintendo resta ancora gradevole. Devi però mettere in conto il respawn e armarti, oltre che di lanciafiamme, anche di pazienza e perseveranza. Caratteristiche tipiche dei giochi 16 bit. Gli xenomorfi sono come la zanzara che ti ronza intorno tutta la notte senza riuscire a vederla e a farla fuori 😜. Procedendo nel gioco gli xenomorfi diventano più resistenti (riconoscibile grazie a un classico schema di colori: il rosso indica lo stadio “evolutivo” più pericoloso). Il continuo rintuzzare gli attacchi distrae dall’esplorazione delle mappe, peraltro alquanto ampie, e interrompe quel flebile filo di trama delle missioni. Giocando in emulazione però puoi salvare in qualsiasi momento e rende l’esperienza più godibile. Si tratta di accettare i compromessi di quella generazione di giochi, che oggi sono improponibili. Se accetti questi compromessi, allora puoi goderti uno dei migliori giochi di Alien (e li conto sulle dita di una mano).
      —-
      In merito al film, a mio parere rientra nella categoria “non ne avevamo bisogno”. L’errore madornale è proprio alle prime battute: perché fare morire Hicks e Newt? Da questo particolare ho capito che era andato qualcosa storto, molto storto. Si salva solo per demeriti ancora più grandi dei successivi film. La Clonazione è davvero una boiata che preferirei rimuovere. Di Covenant ne ho scritto (bestemmie) su queste pagine. Prometheus non è Alien, giusto una spruzzata verso la fine. Alien è il primo e il secondo.

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        1. Prometheus: mi sono ripromesso di rivederlo con più calma e in condizioni ottimali: da solo a casa, home theatre a palla, luci spente, stravaccato sul divano a due metri dal 55 pollici, birre (una cassa), sigarette e rutto libero. In pratica una congiuntura astrale che potrebbe coincidere in una serata estiva infrasettimanle. M ha lasciato tiepido per un insieme di dettagli, ma nel complesso non mi ha causato riversamenti di bile (come La Clonazione) o impastato la bocca di amaro (come Alien 3). A tratti è pretenzioso, circonvoluto, i personaggi non rimangono impressi, insomma con Prometheus l’empatia va a corrente alternata. Tuttavia, sono convinto che non possa essere considerato un “Alien”. Troppo diluita la storia, presa alla lontana, per “riacciuffarla” alla fine. Sembra quasi un “buttiamo l’amo lì e vediamo quanti abboccano”. Con Covenant in molti hanno “abboccato”: mi aspettavo un approfondimento di quanto visto nel finale di Prometheus e un significativo passo nella direzione di un’espansione dell’universo di Alien. Ridley Scott è stato però colto da un mix di “folgorazione mistica” e “delirio di onnipotenza” dello stesso tipo che ha colto George Lucas con la seconda – ancora maldigerita – trilogia di Star Wars.
          Le motivazioni sono tante e anche articolate. A Covenant infatti ho dedicato ben due post:
          1) Alien Covenant (Blu-ray)
          2) Alien Covenant, Ridley Scott nello Spazio ti vorrei lanciare
          Se ne hai voglia, leggi pure e sopratutto ti invito a lasciare un commento. Mi conosci ormai: accetto di buon grado le opinioni differenti, basta che siano accompagnate da uno straccio di argomentazione. Non fare il timido Butch, spara pure a zero su questo Covenant-miscredente 😉

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          1. Ho dovuto vedere Prometheus più volte, per motivi di studio, e ti assicuro che se metterai davvero in pratica i propositi su elencati, avrai il tuo spettacolo. Ad onor del vero il film sarebbe in 3D e quindi andrebbe visto con quel sistema, ma non so se in Italia sia mai uscito con questa tecnologia. (Proprio ieri ho pubblicato sul blog il ricordo divertito di Guy Pearce di come Ridley Scott girasse per il set con quegli occhialini 3D indosso).
            Dal punto di vista visivo Scott è un genio, non si discute, quindi lo spettacolo di pura superficialità visiva è assicurato: ogni scena è costruita sapientemente ed è gioia per gli occhi. Peccato che poi concettualmente sia una cloaca massima, per colpa di un nuovo “Effetto Alien 3”: cioè un minestrone di sceneggiature gestito da folli totali. Se però piaci alla produzione, anche se sei il peggior sceneggiatore del mondo non conta.
            Malgrado Scott stesso dica che Prometheus non è Alien, purtroppo Prometheus è Alien: è nato ed è stato scritto dichiaratamente come antefatto del primo Alien, come sappiamo dalle interviste
            a Jon Spaihts (suo creatore e primo sceneggiatore) ne sfrutta la mitologia e usa le stesse influenze misteriche che O’Bannon adorava, non a caso Scott riusa il Castello degli Harkonnen di “Dune” disegnato da Giger per la Piramide ideata da O’Bannon, anche se in Prometheus bisogna aguzzare la vista per rendersene conto. E’ un omaggio a quello spirito anni Settanta – come la teoria dei “figli delle stelle”, cioè l’umanità creata da viaggiatori spaziali – che ha creato Alien prima che arrivasse Walter Hill a renderlo un buon film, e non una ridicola scopiazzata come l’aveva pensata O’Bannon.
            Quindi Prometheus è Alien, purtroppo, il problema è che a metà produzione è arrivato Damon “Pazzo” Lindelof e ha detto: «Oh, ma qui la storia si capisce, non va bene: mischiamo tutto così che non ci si capisca più un cazzo!» (non sto scherzando, è in pratica ciò che ha detto e la Fox è impazzita di piacere). Così hanno mischiato tutto, poi in sala di montaggio Scott ha avuto un ictus e ha cominciato a tagliare le uniche scene che avrebbero spiegato meglio molte parti (“per ragioni di fluidità narrativa”, prova a spiegare il montatore), e tutto è diventato quella roba inguardabile che corrisponde ai parametri Fox: la casa sforna solo ed esclusivamente robaccia che butta centinaia di milioni di dollari nel cesso, è una sua perversione!
            Se però fai finta che sia solo un pessimo remake di Alien – cosa che in effetti è – puoi goderti Prometheus per la sua potenza visiva, dimenticando che è un cesso di sceneggiatura, con personaggi imbarazzanti e abbandonati a se stessi. Anche se, va sempre detto, è mille volte meglio di Covenant! 😀

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            1. Allora se l’obiettivo era realizzare un film di Alien, con me è miseramente fallito. Ti ringrazio di avere illustrato con dettaglio il “dietro le quinte”. Avrei dovuto specificare: “per me non è Alien”. Non lo considero personalmente un film di Alien e non credo che anche una più attenta visione cambierà questa “sensazione”: troppo diluito il tema un’estetica che non trasmette anteriorità delle vicende (una delle poche riuscite di Lucas nella seconda trilogia). Il tutto mi trasmette che Alien è tirato a forza dentro. Perciò per me non è Alien 😜

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              1. Nei progetti originali si parlava di alcuni film che avrebbero sviluppato l’antefatto di Alien, ma poi tutto è svaccato ed ora sarà molto difficile che i deliranti nuovi filmacci alieni riusciranno davvero ad allacciarsi ad “Alien”, sempre che la Fox non cambi direzione e non capisce che la continuity è una stupidata: serve una buona storia, e tutto il resto non conta.

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  1. Grazie per questa splendida panoramica sul gioco: da come lo descrivi è praticamente il mio incubo peggiore, uno di quei giochi dove se sbagli un pelino devi ricominciare daccapo. Al secondo tentativo avrei lanciato il joystick contro lo schermo, quindi sono contento di non averci mai giocato 😀
    Ovviamente sai che il destino di questo post è di finire nel mio blog alieno! ^_^
    Domani ho una “bomba” da presentare, ma lunedì sarai protagonista del mio blog.

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    1. Alien 3 ebbe recensioni positive all’epoca, ma oggi non è un videogioco che consiglierei a tutti. Occorre contestualizzarlo nel periodo. La nostalgia può essere davvero canaglia. Con il giusto approccio può essere comunque una più che decente esperienza “aliena”.
      Felice di essere accolto nella tua enciclopedia aliena. Ho un serbo un’altra “cartuccia” da sparare: la pubblicità e altro materiale promozionale per Alien 3. Ho trovato delle autentiche “cose aliene” 😂😂😂

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  2. Ho questo vago ricordo di aver giocato la versione mega drive, ma credo emulata perché non ricordo di aver mai avuto la cartuccia. La versione SNES è un metroidvania? Strano che non avesse una mappa incorporata, di solto i metroidvania ce l’hanno tutti. Ma se ti eri sbattuto a farti una mappa tu significa che comunque ti piaceva, no? 😉
    La struttura metroidvania ritorna in “Aliens – Infestation” per nintendo DS, di cui parlai sul blog alieno di Lucius, ma lì almeno la mappa c’era! 😁

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    1. Perdona il ritardo nella risposta. La versione SNES è un “metroidvania” per come implementa i livelli attraverso un sistema di missioni, anche se non esiste una mappa, che senza dubbio avrebbe i giovato all’esperienza. La mappa è meno intricata di Metroid per SNES e non ha porzioni di mappa accessibili solo dopo avere acquisito una particolare “abilità”. Possiamo considerarlo un “metroidvania” semplificato.
      Abituato da sessioni estenuanti di mappatura con gli RPG per Amiga (se hai mai giocato The Bard’s Tale ne hai un’idea), buttare giù una mappa per una porzione della mappa di Alien 3 è stato naturale. Oggi improponibile, ma avendo il tempo a disposizione all’epoca era parte del divertimento, del piacere della “scoperta”. La differenza con le versioni Mega Drive e Amiga, che seguono una progressione più ortodossa dei livelli, nel canone di qualsiasi “action-platform”, è evidente e cambia piuttosto radicalmente l’esperienza. La versione SNES coglie maggiormente l’atmosfera e gli stati emotivi del film: la componente esplorativa infatti contribuisce anche a elevare la tensione e l’ansia rispetto alle concorrenti.
      Aliens Infestation è un gioco piacevole e l’implementazione della mappa sulla DS è una goduria per uno che era abituato a disegnarla con foglio a quadretti, matita e gomma per cancellare. Fosse uscito sulle console 16 bit, avremmo gridato al miracolo 😉

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  3. Denis

    Ho giocato la versione GameGear di Alien 3 che di fatto una riduzione della versione Megadrive, ho la versione Gameboy di Alien 3 che è totalmente diversa e da piccolo ricordo di avere visto in un negozio la cartuccia di Alien 3 del Super Nintendo ma costava uno sproposito e doveva essere tra il 1993 o il 1994 perchè c’era anche Jurassic Park del Megadrive, comunque veniva tipo 140mila delle vecchie lire (circa 70-75 euro)
    Dalla descrizione del gioco mi fa venire in mente questo che ho sul Nintendo Ds della Sega che un’ottimo gioco Alien Infestastion soli che li morto un marine se ne può usare un’altro.
    Il film di Alien 3 non lo detesto mi chiedo solo cosa abbia fatto Micheal Biehn a qualche produttore perchè anche in Terminator 2 c’era una scena di flashback in cui compariva tagliata dal montaggio finale e dava il motivo perchè Sarah scappava dal manicomio e infatti Biehn nei ’90 non lo ricordo più protagonista di un film.

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    1. Perdona anche tu il ritardo nella risposta. Le portatili non mi hanno mai entusiasmato e non ho mai provato né la versione GG né quella GB, anche se quest’ultima, proprio perché differente dalle altre versioni. La versione GB non fu infatti sviluppata da Probe, ma da Bits Studios, che ricordo perché sviluppò anche quel gioiellino di R-Type per GB, giocato fino a consumarmi le impronte digitali;)
      Il prezzo che riporti era un po’ lo standard delle novità delle cartucce SNES. Nel trittico di post che dedicherò ad Alien 3 in questo periodo (il primo è stato pubblicato oggi), tra il materiale raccolto vi sono anche i listini dei prezzi pubblicati sulle pagine delle riviste: due annunci, uno a 117.000 lire e uno a 139.000 lire. Ricordo che lo scovai in un negozio fuori dalla zona commerciale del Vomero circa un anno dopo la sua prima pubblicazione. I prezzi per le cartucce SNES erano criminali, non ho mai accettato di spendere 100.000 lire per un gioco. Il prezzo più alto che ho pagato per una cartuccia è stato per Strider per Mega Drive: 90.000 lire.
      Micheal Biehn è un attore che adoro, Lucius ne ha scritto un ottimo articolo: https://aliens30anni.wordpress.com/2020/09/25/2020-08-michael-biehn/

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      1. Denis

        Questa è la mia mini recensione di Alien3 aliens30anni.wordpress.com alien-3-gamegear-1994-recensione.
        Alien 3 del Gameboy e della LjN, mentre uno dei migliori per Gameboy Color è Aliens Thanatos Encounter, un simil Alien Breed che ha la stessa carratteristica di Infestation, morto un marine se usa un’altro fino al massimo di 5, ma si può salvare il marine imbozzolato entro 200 secondi.
        Di Biehn l’errore secondo me che ha fatto era che non era mai il protagonista principale dei film e comunque qualcosa deve essere successo per aver avuto una carriera non al massimo.

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        1. Sei stato davvero sintetico in questa tua recensione per GG 😉 Non ho mai avuto questa console, ma doveva essere un titolo interessante per i possessori di questa portatile della Sega.
          Per la cartuccia GB, Bits Studios è lo sviluppatore. LJN è l’editore.
          LJN è un marchio che trovi su tutti le versioni di Alien 3 perché è una sussidiaria di Acclaim. Guarda la foto della mia copia per SNES: c’è il marchio LJN, non Acclaim. Come pure sulle cartucce di Alien 3 per Genesis in USA appare Arena Entertainment. Sulle confezioni delle cartucce Mega Drive ti sarai imbattuto in marchi come Flying Edge e Arena Entertainment: sono sussidiarie di Acclaim.
          In particolare Arena, nata come divisione editoriale di Mirrorsoft, fu acquisita da Acclaim nel 1992. Per questo motivo nell’antepirma di K del 1991, si cita Mirrorsoft e non Acclaim.

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  4. Amico mio, Alien3 per SNES l’ho trovai eccezionale. Un gran gioco, ne conservo un buon ricordo. Per quanto riguarda Covenant…mammia mia…brrr. Prometheus, mi è piaciuto, poi l’ho odiato poi mi è ripiaciuto. Ma Covenant, perdindirindina mi sembra solo il delirio d’onnipotenza di un bimbo capriccioso che ha dichiarato: il giocattolo e mio e si gioca con le mie regole anche se sono sbagliate.

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    1. Concordo su tutta linea, fratello di joypad! All’epoca era considerato un gran gioco. Mi ricordo di averci trascorso parecchie notti e le mappe che ho “ritrovato” è la prova della scimmia sul groppone 😜. Sulla foto delle istruzioni vi sono riportate anche delle annotazioni scritte a mano delle password che venivano usate come salvataggio del gioco in corso. Le ho inserite nel software di emulazione e la rom che ho utilizzato anche per catturare le foto per il post e – magia – mi hanno catapultato al quinto stage. Tosto, parecchio tosto. Il ricordo a volte è un elemento di distorsione. È tecnicamente invecchiato bene, ma la giocabilita’ è di altri tempi in cui vigeva il “trial & error” e si cercava di fare durare il più possibile il gioco. A giocarlo oggi, il respawn è davvero irritante. Nelle sezioni con i cunicoli in alcuni frangenti non c’è verso di evitare il contatto ed è sintomo di errori di design e bilanciamento.
      Per l’epoca era il massimo che potevi attenderti da un gioco di Alien.
      Su Covenant e Prometheus avrai letto i miei commenti e Covenant è esattamente come lo hai descritto.
      Tieni d’occhio Aliens Fireteam…è un co-op 😜

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  5. Pingback: Good Old Games Ads #10.1: Alien 3, le anteprime | 30 anni di ALIENS

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