La mia prima Sega (non è un racconto erotico)


Se siete atterrati su questa pagina con l’aspettativa di trovarvi un video-tutorial sulla pratica che è alla base delle prime scoperte del proprio corpo e della sessualità, ne rimarrete assai delusi.

Desidero rassicurare anche i genitori cattolici: questo testo è “amico della Comunione”. Leggendo questo testo, infatti, non aumenteranno il numero di pater noster e avemmaria che il prete comminerà come penitenza per l'”escalation” di atti impuri confessati dalla vostra prole in età adolescente.

La mia prima Sega è un tributo a una delle console di videogiochi che ha fatto la storia: Sega Mega Drive.

console Sega Mega Drive
La mia prima Sega Mega Drive. Ha quasi 30 anni ma non li dimostra proprio! [fonte: casa mia]

Oggi, 4 ottobre, è il giorno di lancio sul mercato europeo della Sega Mega Drive Mini, una versione in miniatura, più piccola del 55% dell’originale, e contenente il bengodi per un qualunque videogiocatore degli anni Novanta: quarantadue videogiochi, che spaziano tra i generi più in auge sulle piattaforme 16 bit.

La Sega Mega Drive Mini non è il primo dei prodotti che cavalcano ruffianamente la deriva della nostalgia-nostalgia-canaglia per convertire a consumatori da mungere la categoria dei “nerd” fieri di esserlo e, insieme, quelli che li sbeffeggiavano come “sfigati” per antonomasia. Senza volere approfondire in questa sede il fenomeno, il succo della questione è sintetizzato nell’espressione latina: pecunia non olet.

Per celebrare questo nuova ventata di nostalgia-nostalgia-canaglia, in linea con il rinnovato afflato ecologista, tiro fuori dal retrobottega di questa webettola, vecchio di cinque anni fa, Seeeeeegaaa! (e non diventi cieco), rivisto, suddiviso in parti come racconti a se stanti e arricchito di qualche particolare in più.

[Ep.#1]  Quelli che aspettavano la Sega Mega Drive

Il 29 ottobre 1988 alle ore 6:23 di Mosca è il giorno del lancio del primo (e ultimo) “Space Shuttle” sovietico, la navetta Buran, ma a cinquantuno secondi dal lancio un errore nel software interrompe il conto alla rovescia. Doveva essere un giorno da ricordare per l’Unione Sovietica e per l’homo sapiens sarebbe stato un grande passo verso l’esplorazione dello Spazio; ciò che accade lo stesso giorno in Giappone può essere considerato un grande passo per l’homo videoludens: viene messa in commercio la prima console a 16 bit, Sega Mega Drive.

A qualcuno “sega-mega-draiv” avrà fatto affiorare il ricordo delle prime pulsioni adolescenziali, ritenute capaci di offendere un senso – invero ipocritamente esagerato – della decenza e di rendere ciechi come giusta punizione dell’atto “impuro”. Nadia Cassini ed Edwige Fenech, nella commedia sexy all’italiana degli anni Ottanta, non hanno portato alla cecità nessuno del numeroso e affezionato pubblico, tuttavia hanno fatto “vedere la luce” a molta più gente di quanta sia stata miracolata da Santa Lucia.

Nel mio caso “sega-mega-draiv” risuona invece di un’eco lontana di un juke-box in uno sperduto stabilimento balneare, che ha iniziato a suonare una canzone nella calura estiva delle tre del pomeriggio: la musica e le parole, dapprima indistinguibili dal rumore delle onde e del vento, poi si manifestano in un’istante pienamente:

Nostalgia, nostalgia canaglia, che ti prende proprio quando non vuoi. Ti ritrovi con un cuore di paglia e un incendio che non spegni mai.

Dopo l’Atari VCS, l’Intellivision e ColecoVision, in seguito al grande crack dei videogiochi (1983), in Italia spariscono dal mercato le console: la Nintendo Entertainment System (NES) viene distribuita in Giappone nel luglio 1983, a ottobre del 1985 negli USA – dove spopola e rende Nintendo sinonimo di “videogame” – e in Europa nel settembre del 1986. In Italia viene distribuita ancora più tardi, nel novembre del 1987. Sega prova a contrastare Nintendo con la sua Master System che diventa un vero fenomeno solo in Brasile, rivestendo nel resto del mondo un ruolo comprimario. Alla fine degli anni Ottanta la NES è tecnicamente surclassata dall’home computer di Commodore: l’Amiga 500 è assai più avanzato tecnologicamente delle console 8 bit e – grazie alla pirateria del software – anche un’alternativa meno costosa per procurarsi i videogiochi.

Chi preferisce sballarsi con altre sostanze o frequentazioni  può comunque comprendere quanto lunga e dura sia stata l’astinenza da console per un “videogamer” come me, che può annoverare un numero di pixel ammazzati tali da poterlo definire con il termine coniato da Raphael Lemkin nel 1944 e pubblicamente usato durante il processo di Norimberga: “genocidio“. La Sega Mega Drive fu accolta come un messia di biblica annunciazione.

La Sega Mega Drive segna il ritorno della “scimmia” delle cartucce che costavano cifre imbarazzanti, sopratutto in considerazione delle miseria delle “paghette” settimanali e a un rapporto dollaro-lira che periodicamente mortificava il potere di acquisto degli italiani in viaggio all’estero e faceva venire i sudori freddi alle aziende di importazione. Nel mio caso, la situazione finanziaria era aggravata dai necessari spostamenti in treno per raggiungere la mia morosa in – a volte tragiche, a volte comiche – tratte ferroviarie Napoli-Roma e ritorno. Anche nella stessa giornata.

Sviluppata da Sega con il nome in codice di grande fantasia, Sega Mark V (era infatti la quinta console creata dall’azienda di Tokyo), la console Mega Drive fu distribuita prima nella terra del Sol Levante, per poi approdare nel grande mercato degli USA il 14 agosto 1989 con un nome diverso, Genesis poiché il marchio era stato già registrato da una società americana di hardware, la Mega Drive Systems Inc. Infine, giunse nell’allora “cenerentola” del mercato mondiale, la vecchia Europa, il 20 novembre 1990 conservando la megalomane denominazione originale. Io ero lì ad aspettarla.

moonwalker_sega

25 pensieri su “La mia prima Sega (non è un racconto erotico)

    1. No, questa pare che possa trasformare dei giovani e bravi rampolli di buona famiglia in mostri violenti e sanguinari, ma – come nel caso delle “seghe” che fanno diventare ciechi – non è stato provato ancora scientificamente questo legame univoco e certo. Paradossale se si pensa che me so’ cecato sui libri di scuola e universitari, trascorrendo molto più tempo che nelle altre sue attività. Eppure i libri non hanno controindicazioni, anzi “fanno bene”. Mah 😂😂😂

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    1. Abbiamo trovato un estimatore della navetta Buran! Sì, quel sito è davvero ben fatto e ricco di documentazione fotografica. Non sono un esperto, ma mi sono appassionato a questa storia dei viaggi spaziali sovietici che – a parte le storie della cagnolina Laika e di Yuri Gagarin – è praticamente ignorata dai media.

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  1. Denis

    Ho avuto un Megadrive scambiandolo per Resident Evil 4 del Gamecube, con questi giochi: Atomic Runner, Micheal Jackson Moonwalker, Shadow Dancer, Batman Returns, Terminator.
    Adesso molti di quei giochi li ho nella Megadrive Collection, esiste pure una Data East collection uscita in America per Wii.

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    1. Eresia! 😂 Vuoi mettere il t’lac della cartuccia inserita, il t’lac del tasto di accensione e Seeeegaaaa! Un piacere ineguagliabile dal digitale e dall’emulazione. Queste raccolte le ho sia per PC sia per PS3, ma non c’è paragone. Tubo catodico 32 pollici e cavo RGB è la soluzione migliore per goderne ancora come è stato concepito in origine. Non è una questione da “purista” del lag, ma è una questione di “esperienza”. Permettimi una forzatura: è come vedere un film di Chaplin in bianco e nero, rimasterizzato a colori. Benvengano comunque queste raccolte e operazioni “Mini”, se sono fatte con cura e passione. A giudicare dalle recensioni americane (in USA è già stato distribuito) sembra che questa Mini sia ben fatta. Temo che il mio portafogli prima o poi si spalancherà per procuramene una. Lo so, acquisto superfluo, ma ugualmente gratificante.

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      1. Denis

        Nel Mini Megadrive hanno messo l’opzione per giocare sia la versione Pal e Ntsc giapponese dello stesso gioco quindi mettiamo ad esempio Castlevania Bloodlines non ha censure in Ntsc, ho avuto anche il Super Nes, cambia secondo me che la Sega metteva meno censure e i gli sparatutto 2d girano meglio perchè è un vero 16 bit, mentre il Snes era lento ma avevo più chip dedicati agli “effetti speciali” come il mode 7.
        Mi ricordo Street Fighter 2 su Megadrive la Capcom fece un miracolo di conversione.
        Tra l’altro il Moonwalker da sala era totalmente differente dalla versione Megadrive.
        L’unico neo del mini è che non ha lo slot per le cartucce originali mentre le versioni della Atagames o qualcosa del genere c’è la.

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        1. MD è l’ultima console che interpreta lo spirito “arcade” di Sega e il “(quasi)uguale al bar” nelle aspettative dei videogiocatori. All’epoca non ci si aspettava la perfezione “arcade” inarrivabile per le piattaforme domestiche, ma qualcosa che riuscisse a coglierne lo “spirito”, l’esperienza. Sega ne era consapevole tanto che lo sbandierava nella geniale campagna pubblicitaria “What Nintendon’t”. Tutte le console Sega successive hanno provato a replicarlo, ma non hanno avuto altrettanta fortuna perché i videogiocatori erano cambiati e le sale-giochi erano praticamente in via di estinzione.
          AtGames ha realizzato diverse console dedicate alla MD: le due che ho hanno entrambe lo slot per inserire le cartucce e la seconda più recente e simile al Mini permette anche il salvataggio dello stato di gioco. La prima è alquanto vecchia e ha un output solo composito e una dozzina di giochi precaricati. La seconda è più piccola dell’originale, un’ottantina di giochi inclusi e un output HDMI. Non sono prodotti per “puristi” del retro-gaming ma le ho trovate utili per lo slot che accetta le cartucce giapponesi e per alcuni dei giochi inclusi che sul mercato dell’usato sarebbero costati molto di più. La Mini MD le seppellisce visto che è un prodotto Sega.

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    1. Questo è solo l’antipasto. Sega tutta la vita! Ooops…ritorniamo “seri”. Ho sia Mega Drive sia SNES, differenti come bere una birra artigianale in Belgio. Quale è la migliore tra le centinaia disponibili? Preferire l’una o l’altra è una questione di “gusti” personali, ma occorre provarne almeno alcune; se per pregiudizio, significa precludersi senza motivo alcune sfumature del buon bere. Perciò non ho mai compreso lo schierarsi da una parte o da un’altra, a eccezione delle ragioni di limitata disponibilità economica.
      Acquistai infatti la SNES molto più tardi grazie allo stipendio che passava l’Esercito durante il servizio di leva. La conversione di Street Fighter II è l’esempio dell’inutilità di queste prime flame-war: entrambe ottime, mezzi miracoli considerando l’hardware di origine e quello di destinazione.
      Se non ti sei mai fatto una S…Se non hai mai provato i giochi su Sega Mega Drive – così va decisamente meglio 😉 – un pensiero alla Mini lo farei: la selezione è ricca e vi sono dei “classici” del tipico stile “Sega”. Essendo anche tu un giocatore di vecchia data, puoi apprezzare le sottili (ma neanche tanto) differenze tra i due approcci. E’ un mondo ormai perduto, un modo di concepire il videogioco ormai asfaltato da un mercato moderno molto più ampio, in cui l’hardware va standardizzandosi a quello di un PC e le differenze degli sviluppatori sparsi per il mondo si sono appiattite per cercare di aumentare le vendite. Non ho ancora ordinato la Mini, ma non credo resisterò molto. Nel caso, è molto probabile che appaia su queste pagine anche una mia opinione.

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      1. Lungi da me scatenare una flame war è solo che all’epoca non potevo permettermi di avere più di una piattaforma alla volta (anzi era già tanto se ne avevo una!). Ora infatti gioco indipendentemente su pc, PS4 e Switch senza alcuna preferenza (anche se Nintendo resta l’azienda che si avvicina di più al mio modo di concepire il gioco, un misto di

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    1. Non so dove l’abbia scritto o fatto intendere, ma la o il Mega Drive non è stata la mia prima esperienza.Solo per pignoleria rispettosa della verità prima della MD avevo perso già la “verginità” con: Intellivision e ColecoVision; Coleco Adam e Commodore Amiga.
      Immagino però l’impatto della MD come prima console: davvero epico!

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    1. Grazie per le parole di incoraggiamento a continuare questo racconto di vita video-ludica e non, di legittimo scarso interesse per tutti tranne che me. Un tuffo nei ricordi sì, ma i “graffi” che hai notato sono per compensare l’altrimenti stucchevole sapore nostalgico del tempo-che-fu e che personalmente non vorrei mai ritornasse. Nostalgia a spruzzate perché il passato – nel bene e nel male – è la base di ciò che siamo oggi, ma può essere zavorra se non addirittura sabbie mobili.

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