Andale ad Andalo#3 – Sempre più in alto…

Segue da Andale ad Andalo#2

Tutto ha una fine. Ogni vacanza ha una sua fine. La mia prima tragica Settimana Bianca ha una fine a dire poco epica: La Paganella, quota 2120 metri!
Talmente epica che devo dividere in due parti il racconto: 1) la fase preparatoria e campo-base 2) l’attacco alla vetta.

Il mio nick, RedBavon, si ispira, più o meno, al leggendario Barone Rosso  e – sebbene siate refrattari alla Storia – tale appellativo di Manfred Von Ricthofen dovrebbe già suggerire al vostro retro-cranio che sono avvezzo a ben altre altezze. Se, tuttavia, non doveste ancora cogliere il nesso, l’apposita sezione About” può essere d’aiuto, ma sinceramente non vedo perché dovreste avere una simile curiosità per questo mentecatto fino a spingervi nel retro-bottega di questa webbettola. Bontà vostra.

Ammetto che raggiungere certe altezze montando su un gioiello dell’ingegneria aeronautica come il General Dynamics F-16 Fighting Falcon è una cosa e farlo con i propri piedi è ben altra.

Il Buon Signore non ci ha donato delle ali, ma – a ben vedere – ci ha dotati dell’Immaginazione, che permette voli che nessun uccello, aeroplano o astronave permette di fare.  Il fatto che gli unici esseri antropomorfi ad avere le ali siano gli angeli, che – ci assicurano – essere asessuati, mi lascia soddisfatto delle scelte operate dal Buon Signore, senza alcun rimpianto. Go(o)d Fella.

La fase preparatoria

L’ultimo giorno utile di questa mia prima tragica Settimana Bianca con tutta l’Allegra Brigata, composta da mezza dozzina di adulti e altrettanti nanerottoli, si decide di affrontare – per gli altri “andare a fare una passeggiata” – sulla Paganella e ivi rifocillarci al noto rifugio “La Roda”, che prende il nome dalla vetta più alta di questo gruppo montuoso.

“Voria véder el Trentin da ‘na vista propri bela…” [foto by RedBavon]

Che cos’è la Paganella?
Lo spiega bene un canto alpino che Tony, uno dei miei compagni di viaggio, terrone come me, ma montanaro dentro, mi ha accennato:

“Voria véder el Trentin
da ‘na vista propri bela
No sta a prender massa temp
e va su la Paganela.

Cossa èl ‘sta Paganela?
Ma no sat cossa che l’è?
L’è la zima la pù bela
de pù bele no ghe n’è  […]”

“…No sta a prender massa temp e va su la Paganela”. Vista del Lago di garda da La Paganella [foto by RedBavon]

La fronda alpina schierata contro un mio eventuale rifiuto non mi dà scampo. I bookmaker inglesi non avrebbero quotato la mia sconfitta tanto era pari all’Evento Certo. Paolo, il più esperto tra gli sciatori del gruppo, decide di arrivarci, neanche a dirlo, con gli sci. Tony, alpino mancato e amante della montagna, non vede l’ora di gustarsi la vista da quella tanto decantata cima. L’obiettivo “Quota 2120” intriga con altrettanto entusiasmo le nostre tre Madonne della Neve: Chiara,  Tiziana e Manuela, finalmente in ferie sopratutto dai mestieri casalinghi, tuttavia colonne portanti dell’enclave nanesca al nostro seguito; in particolare, a Manuela, pure essendo romana de Roma, tali montagne trasmettono una slavina di emozioni e ricordi, poiché i nonni erano proprio di queste parti. Se non bastassero già queste motivazioni, Paolo cala l’asso e piglia tutto quando aggiunge che già c’era stato e al rifugio “La Roda” si mangia da Dio.  Claudio 1 – Resto del Mondo 5.

Il mio vero obiettivo diventa: “Bombardino a La Roda”.

Oltre a tale motivazione alcolica, a bilanciare l’accettazione di essere rappresentativo di una “minoranza permanentemente ininfluente” e che “a me piace perdere facile”, soccorre il pensiero che almeno oggi mi viene risparmiato il rito di preparazione dei due nanerottoli all’agganciamento dei componenti della versione sciistica di Goldrake e Mazinga in miniatura.
Prendetela pure a ridere, ma nel 1979, mentre impazzava Atlas Ufo Robot, Actarus e compagnia robotica giapponese, la Diadora riuscì anche a mettere in vendita i dopo-sci di Goldrake.” E gratis il favoloso distintivo dell’Eroe”, mica bubbole! Ho le prove: Topolino è la Sacra Bibbia delle Pubblicità di noi classe 1968 o giù di lì.

I dopo-sci di Goldrake grazie a Diadora (pubblicità Topolino 1979) [immagine da web]

Ci si avvia alla funivia, ormai diventato consueto mezzo di trasporto come prendere la metro in città, anche se a me pare una mezza follia infilarsi dentro un ovetto metallico o accomodarsi su un sedile appesi a un cavo, i piedi penzoloni su un precipizio alto almeno un palazzo di cinque piani. Per un essere bipede, spesso sovrappeso, sfornito di ali non è un dettaglio trascurabile.

Campo-base

Sosta tecnica a mezza montagna per impegnare la metà diversamente alta di questa Divisione alpina “Tridentina” de Noantri (romanesco: “di noi altri”): i sei nanerottoli – in questa vacanza ne ho avuto la conferma – sono alimentati a uranio arricchito o plutonio. I bimbi sciamano festosi tra alcuni giochi tipici:

  • il castello di legno con scivoli annessi (preparazione all’evacuazione aerea in situazioni d’emergenza?)
  • i “gonfiabili” (innocua struttura gonfiata ad aria, atta alla selvaggia pogata zompereccia, per cui io tremo prefigurando colli e arti distorti in posizioni che non dovrebbero esistere)
  • le altalene (rampa di lancio per aspiranti astronauti o giovani virgulti circensi nell’apprendistato dell’ormai quasi dimenticata arte de “Il Proiettile Umano”)

Infine, ma immensamente più pericolosi di tutti:

  • le ciambelle.

Tenere lontano dalla portata..degli adulti [foto by RedBavon]

Tali oggetti gommati, un mix tra reminescenze marine del salvagente e un pneumatico di motrice di camion, vengono utilizzate come veicoli per fare scivolare i nanerottoli su un pendio dalla moderata inclinazione.

Ma Tranquillo-è-morto già da un bel pezzo e occorre prestare attenzione sia a causa della lunghezza di tale declivio sia di una certa euforia, inspiegabilmente irresponsabile, dei genitori.

Mentre il pargolame si disputa le ciambelle neanche fossero gli ultimi dolciumi della loro vita, l’adulto, in preda a una rivelazione fulminante, assume consapevolezza di essere un campione di hockey su ghiaccio e inizia a vedere suo figlio, raggomitolato nella ciambella, come un “puck”, cioè il disco usato come palla in questo sport, noto per non essere da “damerini”; incurante dell’apposita fettuccia di cordame cucita alla ciambella, atta ad accompagnare e pilotare l’improvvisato veicolo sul manto ghiacciato, l’adulto lancia la “ciambella+bambino” giù per il pendio con un’insolita non-chalance da bocciatore esperto, che prepara il suo migliore colpo per mandare via la boccia avversaria, lasciando la propria al suo posto. Fa qualche passo indietro, studia con un colpo d’occhio e un guizzo di sinapsi il “campo”, parte distendendo due-tre ampi passi ed effettua il lancio con una spinta tale che il pasticcino gommato ripieno del (suo) bambino percorrerà tutta la lunghezza della “pista” fino a impattare contro la bassa recinzione di balle di fieno. Le balle di fieno sono perfette per conferire il giusto “tocco” di bucolico e alpestre, ma anche un rinculo tremendo all’impatto: nella migliore delle ipotesi, rende il bambino un involontario manichino da “crash-test”; nella peggiore, un proiettile di catapulta.

Non solo il pericolo incombe sui piccoli, ma anche gli adulti rischiano grosso se si trovano alla fine del pendio. Due cose sono assolutamente da evitare:

  • trovarsi sulla “linea di tiro” dei giovani emuli dei kamikaze giapponesi in versione alpina, rivolgendo le spalle al pendio
  • provare a fermare il proiettile di bambino gommato con un piede

Manuela è vittima del primo caso, colpita per ben tre volte di seguito nel giro di pochi minuti:

  1. falciata lateralmente. Sdraiata su un fianco senza il tempo di un “ma” o un legittimo “mavaf…”
  2. colpo secco ad altezza talloni. Da posizione eretta a posizione seduta senza passare per la flessione delle gambe e il naturale avvicinamento progressivo al suolo: praticamente, nell’animazione della seduta, mancano tutti i frame intermedi. Un’animazione pessima, per niente fluida. Una botta di sedere da ringraziare Dio di non averci lasciato la coda.
  3. una ciambella assassina piomba a piena velocità, ricevendo un ulteriore “boost” da un rimbalzo su una gobba pochi metri prima. È la perfetta “fatality” alla Mortal Kombat: totale sollevamento da terra, le punte dei piedi vengono sbalzate in alto e raggiungono lo zenith in linea con la testa, restano allineati e sospesi in aria per un interminabile secondo. Segue il collasso in caduta libera: dapprima la testa, questa trascina in basso tutto il corpo verso il suolo e l’impatto inesorabile, che può avvenire in due modi: di nuca (successo a un signore sotto i miei occhi) o di schiena (Manuela).

Quando i miei genitori mi ammonivano che le ciambelle fanno male, sicuramente alludevano a queste (e non a quelle delizie fritte).

La seconda cosa da evitare è: provare a fermare una simile ciambella ripiena di bambino a fine corsa, nel goffo tentativo di bloccarla. Il piede, posto in avanti come baluardo o barriera contenitiva, subirà un pesante insaccamento o verrà spostato violentemente di lato in un movimento similare a quello generatore di una brutta distorsione. Una donna davanti a me quasi immola piede e caviglia nel meritorio tentativo di rallentare uno di questi proiettili-ciambella, il cui occupante vedevo già stampato sulla balla di fieno alle sue spalle.

Giunta ‘na certa, il richiamo della Montagna si fa sentire…

Dolomiti del Brenta: vista da La Paganella [foto by RedBavon]

…più probabilmente, sono i morsi della fame.

Raccogliamo i nanerottoli, ricompattiamo la formazione e la Divisione alpina “Tridentina” de Noantri è pronta a partire alla volta dell’attacco definitivo alla vetta: La Paganella, “Quota 2120”.
Bombardino o muerte!

Continua ad Andale ad Andalo#4

Onda sonora consigliata: La PaganellaCoro della SAT (Società degli Alpinisti Tridentini)

Testo de “La Paganella”

[il testo è comprensibile, ma se qualche trentino volesse fornire la traduzione esatta, sono felice di metterla a fronte del testo di questo bel canto alpino]

Voria véder el Trentin
da ‘na vista propri bela
No sta a prender massa temp
e va su la Paganela

Cossa èl ‘sta Paganela?
Ma no sat cossa che l’è?
L’è la zima la pù bela
de pù bele no ghe n’è

Tôte ‘nsema ‘na putela
e ‘na bozza de bon vin,
per goder la Paganela
e la vista del Trentin.

Paganela, Paganela,
o montagna tuta bela
Paganela, Paganela
de pù bele no ghe n’è
no ghe n’è, no ghe n’è
no ghe n’è!

Da là su se vede ‘l ‘ziél
i torenti e le vedrete:
va l’ociada, va ‘l pensier
dal confin fin a le strete.

Da ‘na banda trenta laghi
e d’Asiago l’Altipian
e da l’altra San Martino
e zò zò fi a Milan.

Tôte ‘nsema ‘na putela
e ‘na bozza de bon vin,
per goder la Paganela
e la vista del Trentin.

Paganela, Paganela,
o montagna tuta bela
Paganela, Paganela
de pù bele no ghe n’è
no ghe n’è, no ghe n’è
no ghe n’è!”

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