Andale ad Andalo#2

Andaloooooole’!

Segue da Andale ad Andalo#1

La montagna è bella. La neve è bella. Tranquilli non mi hanno hackerato il blog, è sempre il solito mentecatto che pigia a caso su una tastiera, nel tentativo di dimostrare che dal Caos può venire fuori – a volte e non necessariamente qui – qualcosa di sensato. Olé!

Il fatto che non mi trovi a mio agio tra montagne con l’aggravante della neve è una semplice questione di punti di vista, di preferenze. Voglio dire: a chi non piace il gelato? Il gelato è una delizia e se mi chiedi di scegliere un gusto, un solo gusto tra cioccolato e limone, io scelgo senza esitazione il cioccolato. Non mi sogno di dire che il limone non sia buono, anzi d’estate è una vera goduria.Altro discorso è il ban a vita dalle gelaterie che darei a chi unisce il cioccolato al limone: condannati a vita a dovere rispondere al citofono a quel triturabballe del Gigi e, per smammarselo, avere in freezer una scorta  della sua Cremeria chimico-popolar-industriale.

Dopo il rituale della Vestizione, mi accorgo di avere solo scalfito la liturgia dello Sci.

Se si è alle prime armi, la soluzione più economica per contenere la già copiosa emorragia finanziaria, è il noleggio dell’attrezzatura in apposite strutture, che forniscono anche un servizio  di deposito. Si entra in un girone infernale, come la metro alle ore di punta. Con l’aggravante di dovere schivare lame di sci ad altezza testa o collo, che possono obbligarti a ricorrere a cure maxillo-facciali senza nemmeno avere azzardato la famigeratissima “pista nera”. Il colore scelto per nominare una simile pista non è un oscuro presagio, per me è una certezza di procurare una plusvalenza per i locali marmista e agenzia funebre.
Qui, il processo di trasformazione in Goldrake o Gundam giunge a compimento, tanti Actarus e Peter Rei vengono alla luce, roba che gli alieni cambierebbero subito obiettivo per le loro mire espansionistiche. Scarponi massicci avvolgono i piedi, le caviglie e fin su i polpacci, rendendo i piedi a prova di pestone in un autobus gremito a qualsiasi ora e infondendo un movimento tipico di un esoscheletro potenziato, rigido e molleggiato in incedere simile a un balletto di fine “daje de punta, date de tacco”.

Guardare i nanerottoli camminare per la prima volta con gli scarponi è stato come buttare a mare tante schiene rotte per insegnargli a muovere i primi passi senza collassare a faccia in terra: barcollavano con la scioltezza di un Terminator colpito con un bazooka agli arti inferiori. Senza considerare che indossare questi piedi meccanici non è così naturale come per Hiroshi Shiba trasformarsi in Jeeg Robot d’acciaio, corri e va! È infatti necessario un risolutivo intervento dell’esperto padre, che è andato più volte vicino alla lussazione del piccolo arto del pargolo nonché a un’importante distorsione della propria mano.

Casco, occhiali, guanti e un paio di lame rotan…di sci completano l’assetto-base per scivolare sulla bianca neve, che, come un lenzuolo candido di bucato, copre il panorama invero bucolico e ispiratore di un rinnovato legame tra l’essere umano e la Natura, se non fosse per la marea umana che la punteggia e la solca.

Stupende, benché per me incombenti, le cime rocciose sembrano guardare dall’alto e, tuttavia, con una certa benevolenza questo minutaggio di vita ai suoi piedi e sulla sua groppa. Gli basterebbe un grattino di slavina per spazzarli via in un battito di ciglia e fare tacere certi rumori molesti provenienti dai rifugi o dai chioschi di bar (ma si può mettere musica tecno sparata a palla in un paesaggio così?!?)

Anche un reietto della montagna come me, resta incantato da alcuni che – nonostante l’armatura da sci – riescono a dipingere sulla neve delle anse armoniose con dei piccoli spostamenti del proprio corpo; il suono della neve che scrocchia sotto le sottili lame,  l’aria pungente ma al respiro leggera, pulita, alte conifere che svettano sui pendii come naturali guard-rail di una corsa che si fermerà solo a valle. La fatica nelle gambe che spinge verso il basso, l’ebrezza della  velocità con una tale leggerezza che illude di vincere la gravità, un ritmo battuto dagli slalom e le curve.

Ho sentito sciogliersi in petto il cuore come neve al sole, quando ho visto scendere sulla pista dei “grandi” i bambini con il maestro di sci: come degli anatroccoli seguono mamma papera.

E dopo tale affermazione, ok…devono avermi hackerato il blog.
Jeeg va,cuore e acciaio,
Jeeg va,cuore e acciaio,
cuore di un ragazzo che
senza paura sempre lotterà…

….ragazzo poi…Vabbè…titoli di coda.

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