Pokémon Go strikes back!

Foto tratta da utente Reddit user /u/latorn

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I Pokémon colpiscono ancora su questo blog! Il commento di Claudio (un omonimo) al mio post merita uno spazio tutti suo: un punto di vista da un’angolatura diversa, numerosi succosi dettagli e spunti di approfondimento. Se non vi accontentate di insulsi servizi televisivi e stampa che strilla al demonio, siete nel post(o) giusto.

Autore: Claudio Vallesi

Io non sono uso a scrivere, ne’ fare critica “professionale” di videogiochi, anche se sono la mia passione da sempre che io ricordi. Ma due parole sul fenomeno le spendo volentieri anche se, come si leggerà, non sono positive.

Prendete tutto con un bel IMHO davanti.

Cominciamo dicendo che Pokémon Go è un progetto iniziato diversi anni fa. Ma proprio parecchi. Facciamo 20 anni solo per la Niantic.
Qui spiega bene cosa intendo: How long does it take to create an overnight success? For John Hanke it’s taken him 20 years to create Pokémon Go.

(NdRB: John Hanke è il fondatore e CEO di Niantic)

Pokémon Go è un grosso progetto dicevamo. Commerciale? Non proprio. E’ più un grosso passo in un lungo esperimento di analisi sociale.

Un altro bel passo fu fatto con Ingress, come già il padrone di casa cita nel suo post. Ma perché ha così successo? Perché Ingress non ha fatto il botto come questo Pokémon Go? Eppure vi assicuro che è la stessa app con meno features. Avete letto bene. Meno features e una skin diversa.

Versione breve: Il Brand e la Tempistica.

Versione lunga: Pokémon si rivela al mondo in un periodo ottimo, tra il 1998 e il 2000. Anni in cui essere videogiocatore era ancora qualcosa di non cosi comune, ma neppure cosi alieno. Per me si tratta del periodo in cui avevo 18 anni e ricordo che moltissime persone che conoscevo venivano attirate da questo gioco che un po’ era tamagochi, un po’ era un gioco di scontri tattici, un po’ uno RPG e un po’ un “gotta catch’em all”.

In sé aveva talmente tanti generi diversi che per forza di cose avrebbe attirato, nel tempo, milioni e milioni di giocatori.

Milioni di giocatori che oggi hanno tra i 30 e i 40 (qualcuno qualcosa di più) quindi hanno sia fame di ricordi che indipendenza in misura sufficiente per potersi permettere uno smartphone, un app fondamentalmente gratuita e di girare per la città un po’ come vogliono.

Questa era la parte in cui dò a Cesare quello che è di Cesare.
Il problema è che Pokémon Go non è un videogioco.

Facciamo un po’ di chiarezza.

– Augmented Reality –
Quella che vedete se giocate un po’ non è AR. Sono adesivi animati applicati su quello che la telecamera trasmette. AR se proprio la volete, sarebbe stato poter vedere le impronte di un pokémon per terra che vi conducono dove sta per poterlo poi catturare. E’ un insulto a chi lavora davvero con la A.R.: dire che Pokémon Go è l’esempio più avanzato di applicazione della A.R. che abbiamo oggi.

– Gameplay –
Questa è lunga vi avviso. (NdRB: Go! Claudio go! Standing ovation e 40 minuti si applausi da parte mia!)

Se avete mai giocato anche solo uno dei vari Pokémon game o anche solo se, banalmente, leggete una pagina di Wikipedia capirete da soli perché il gioco “acchiappava” così tanto. Scusate, dovevo.

Acchiappare tutti i Pokemon non era lo scopo del gioco. Era una delle cose che potevi fare e che alla fine finivi per fare perché il bello stava in altro. Per molti, moltissimi, era farsi il proprio team di pokémon: combatterci e allenarli fino a farli evolvere e divenire sempre più forti. In versioni avanzate era possibile anche combattere tra giocatori o scambiare pokémon, il che rendeva tutto ancora più affascinante.

Cosa ci offre invece Pokémon Go? Una lotteria.
Cammini in giro e più o meno casualmente escono fuori pokémon sulla mappa. Se anche li catturi, ti assicuro che non hai avuto l’esclusiva su quel pokémon perché se accanto a te c’è un’altro prode allenatore, lo può tranquillamente catturare. Per quanto questa soluzione ci abbia evitato risse per strada, capirete che è proprio tanto deludente rispetto al gameplay originale.

Ma ci saranno gli scambi almeno? Ci saranno gli scontri? Ci saranno le evoluzioni?
No. Oddio dai, le evoluzioni sì, ma dimenticatevi che abbiano la stessa logica. La logica è questa: più cammini e più i pokémon che trovi saranno forti.

Questo perché la lotteria ti fa trovare pokémon con un “potenziale” maggiore in relazione al tuo livello. E il tuo livello aumenta catturando pokémon o facendoli evolvere. E i pokémon li catturi solo se cammini in giro e li evolvi solo “liberando” pokémon che hai catturato per ottenere degli “item” per fare evolvere quelli che decidi di tenere.

Quindi, in sintesi: chi ha le gambe più muscolose vince. O anche chi ha più tempo libero vince, insomma. Ma è anche vero che mica si gioca sempre solo per vincere, no?

Ma attenzione, mettiamo che non ve ne frega di vincere e volete solo evolvere il vostro primo pokémon trovato a cui vi siete affezionati e che avete chiamato “Puzzocchio”. Lo potete fare, sia chiaro, ma ecco, probabilmente quando Puzzocchio sarà alla sua terza e ultima evoluzione, avrete speso milioni di oggettini virtuali, fatto camminate degne di un maratoneta, troverete il primo pokémon base, magari pure bruttarello, che gli mangia in testa tranquillamente perché semplicemente il vostro livello a questo punto è salito e i pokémon che trovate sono più forti. A me lascia un po’ l’amaro in bocca.

Ah dimenticavo, hanno provato a inserire alcuni “attributi”. Peso e Altezza.
Per farla breve vanno da “XS”a “XL”: “XS”, i pokemon sono più agili e difficili da colpire; “XL”, sono più robusti ma più facili da colpire. Peccato che le caratteristiche sia assolutamente casuali. Ogni volta che evolvete il vostro caro amico virtuale oltretutto, vengono completamente ricalcol…Ritirate a caso.
Quindi un’altra ragione per non seguire quella che è stata da sempre la “logica” di un gioco che portava a investire tempo e risorse sui propri pokémon preferiti.

– Originalità –
Ma chi se ne frega che abbiano completamente stravolto un gameplay vincente di una saga ventennale, il gioco è innovativo e originale e sta coinvolgendo milioni di persone per questo!

No.

Sta coinvolgendo milioni di persone perché si chiama Pokémon Go.
Perché il gioco è basato su una base di dati che si è alimentata e costruita nel tempo su un altro “geolocation game” chiamato Ingress.

Ingress, in sintesi è un gioco in cui siete parte di una rete segreta di persone “dotate” in grado di vedere portali energetici in giro per il mondo. Tramite particolari software che il gioco mette a disposizione come item consumabili, potete conquistare questi portali e sottrarli agli agenti della fazione avversaria. Quando la vostra fazione ha abbastanza portali vicini può tentare di collegarli e creare un’area (minimo 3 portali) generando punti in base a quanto quest’area è estesa. C’è gente che si è organizzata in passato per creare un area estesa quando la Corsica. Giusto per farvi capire quanto era diventata seria la cosa.

Camminando oltre che conquistare questi portali si raccoglie “energia”. In sintesi, invece di vederla ricaricare ogni tot minuti come nei peggiori “freemium game”, camminando si raccolgono questi puntini luminosi che si rigenerano solo se nessuno passa da un’area per un po’ di tempo.

Vi ricorda qualcosa? Esatto, il layer che genera i puntini, in Pokémon Go genera i pokémon in giro. Se provate a installare entrambi i giochi e li tenete aperti entrambi, oltre a morirvi la batteria in venti minuti vedrete che se vi recate dove ci sono molti puntini non raccolti, troverete frotte di pokémon.

Cosa hanno di diverso? Vi dico cosa non ha Pokémon Go che facciamo prima.

Ingress ha una chat di fazione e di area (regolabile)
Ingress ha effettivamente una trama che viene portata avanti dalla Niantic e che può essere giocata da tutti i giocatori
Ingress ha un sistema di attacco e difesa asincrono basato su un posizionamento strategico delle difese ai portali
Ingress permette di giocare anche a chi sta in zone suburbane

– Suburbane? –
A quanto pare, Pokémon Go, a meno che tu non abiti in una città con un sacco di movimento delle reti cellulari, non sembra generare grandi attività. Cioè cicciano fuori pochi pokémon. (NdRB: confermo! Questo fine settimana ero a Trevignano Romano, un buco nero! Ho catturato una miseria di 3 mostrilli, utilizzando pure un’ “esca”) Oltre a questo, trovi pochi punti di interesse e ve lo dico stando nei suburb di Londra, non di Frasassi da Velletri! Questo magari è un aspetto non voluto, ma ancora c’è questo problema a quanto pare.

Ok, incarto tutto. Con tutta questa disamina in tutta onestà, personalmente, trovo fastidiosa questa esaltazione per Pokémon Go.
Non la esplicito perché la stragrande maggioranza critica il prodotto e i fruitori solo con la voce dell’ignoranza, solitamente puntando il dito su come gli adulti non debbano fare robe simili.

A questi vorrei ricordare che essere adulto non vuole dire smettere di essere bambini, ma vuole dire sapere quando puoi essere ancora bambino (NdRB: questa la incornicio, brò!)

D’altro canto, il fenomeno sta aiutando a fare uscire i videogiochi dalla nicchia per asociali in cui in Europa sono ancora relegati (in America non è cosi) quindi neanche posso lamentarmi troppo. E poi per giocarci devi uscire e camminare. Ecco di questo posso lamentarmi magari.

Lascio un ultimo articolo, scritto da un developer di un gioco simile, sviluppato ben prima, che esprime alcune perplessità che condivido ampiamente: Location-based Pokémon — An “Insider’s” View.

Informazioni su redbavon

https://redbavon.wordpress.com/about/ Vedi tutti gli articoli di redbavon

11 responses to “Pokémon Go strikes back!

  • clipax

    Veramente una grafica dozzinale, molto d’accordo sul discorso AR, un’offesa a chi se ne sta seriamente occupando da anni. Sul gioco ho ben poco da dire, l’ho usato per due giorni e poi ho cancellato la app. Per camminare lo faccio anche senza i Pokemon, quindi direi che rimane un bel fenomeno di marketing da osservare, questo sì.

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    • redbavon

      Stessa cosa per me! A parte che mi schianta il mio meladumbphonino 4S e si mangia la batteria come una scimmia le banane, non c’è davvero nulla da fare che aspettare che spunti un mostrillo, che – come comprovato genocida di pixel – prenderei a mazzate con una morning star o sforacchare con un paio di UZI I’m raised by the Pixel’s War!
      L’unica funzione che ho riscontrato per cui non ho ancora obliterato l’app è un diabolico utilizzo di subdola persuasione die miei due mostrilli in carne ed ossa. Davvero diabolica e funziona alla perfezione! Quasi quasi ne faccio un post😉

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  • clipax

    Sul fatto che stia facendo uscire i vidoegiochi da quella nicchia lì, direi che era anche ora, sarà contento RedBavon.🙂

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    • redbavon

      Mmmh devo deluderti ma su questo tema sono più critico e non proprio d’accordo con quanto scritto dall’amico Claudio.
      Il vedogaming lo intendo in un altro modo. S’ è vero, se ne parla, ma – ripeto – Poke’ndokazz Vai non è un videogioco. Siamo tutti (noi 3 almeno;)) d’accordo: è una ciofeca di videogioco. E allora perché dovrebbe “fare bene” ai videogaming?
      Anzi, è l’ennesimo occasione per la cultura (oddio, bestemmia!) mainstream per ribadire la propria egemonia su quanto si discosta da quanto non può controllare e che non puoi fermare. Come dice bene Peter Ray (e gli americani) “Go with the flow”, non puoi contrastarla. Un esempio di fenomi che non scegli ma devi assecondare, oltre ai social network, è la banalissima posta elettronica: oltre 400 e-mail ricevute al lavoro per 5 giorni di ferie, pure avendo lasciato la risposta automatica di quando sarei ritornato in azienda!
      Insomma, i videogiochi usciranno dalla nicchia solo se – di pari passo alla loro ormai larga diffusione – subentrerà una consapevolezza di chi li usa che possono essere arricchenti, patrimonio della persona, veramente utili come nel discorso iniziato sui “serious game” (e che non ho terminato)
      Ok la solita pippa del RedBavon, Ok…Chiedo venia, Clì!

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  • clipax

    Interessante davvero l’origine e la storia da Ingress al Pokemon Go! Grande post.

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    • redbavon

      Grazie per la fiducia accordataci.
      BavITALIA ringrazia i signori passeggeri per la fiducia accordataci, augura una serena e felice permanenza. E la prossima volta che avrete il folle desiderio di schizzare nei cieli senza paracadute, ci auguriamo che penserete a noi di BavITALIA. Grazie per avere volato con noi.

      BavITALIA, Fly Me to the Moon.

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