Pokemon Go…delirious!

Dont-pokenon-and-drive

Tra il 6 e il 15 luglio, Nintendo pubblica in tutto il mondo (Giappone escluso) la nuova app per IOS e Android, dedicata a uno dei suoi franchise di maggiore successo: è Pokémon Go. Ed è subito delirio.

Invero questi “pocket monsters” (da cui per crasi “Pokémon”) mi sono sempre stati indifferenti sebbene, come cariatide dei videogiochi con alle spalle tanti anni di militanza in questa passione, abbia imbracciato joypad di tutte le forme e abbia mosso le dita, come tentacoli di un polpo, su una selva di tasti, facendomi venire le stimmate sui polpastrelli, marchiandoli con le lettere “A” “B” “C” “X”, ma anche con i simboli del “cerchio” , “triangolo” e “quadrato”. Tranquilli, non sono segni del Demonio o di partecipazione a cerchie massoniche, messe nere e sacrifici di vergini.

Insomma, come sommelier di  videogiochi, ho esperienze di generi anche non avvezzi al mio gusto e curiosità, ma i Pokémon mi mancavano. So’probbblemi.

Qualche giorno fa, distrattamente il mio occhio si posa su un titolo di un articolo di una testata specialistica online: leggo l’ articolo in cui un – ahimè – noto analista economico, al cui nome applico la damnatio memoriae,  dichiara che il fenomeno Pokémon Go ha quattro mesi di vita.

Verrebbe da etichettarlo come sedicente analista, ma sarebbe un complimento, poiché si tratta propriamente di “cazzaro”, che si fa forte della sua posizione e viene rimbalzato dai media specialistici con bovina sudditanza o per creare “flame” ai fini di “clickbait”.

A questo punto, mi è scattata la falange (in senso di: formidabile formazione di combattimento composta da RedBavon armato di dita)

Pikachu, chi era costui? 

Pikachu! Questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un uomo di studio, un letteratone del tempo antico: è un nome di quelli; ma chi diavolo era costui?

Così avrebbe detto Don Abbondio, ma i tempi sono cambiati e la nostra società si regge su numeri, le parole senza numeri sembrano avere perso di significato.

Snoccioliamo un po’ di dati (fonte: Nintendo), considerando solo i software entrati nelle “Top 10″ per numero di copie vendute e unicamente per le più recenti piattaforme Nintendo:

Nintendo 3DS: #1. Pokémon X/Pokémon  14.70 milioni#3. Pokémon Omega Ruby/Pokémon Alpha Sapphire 11.84 milioni

Nintendo DS: #5. Pokémon Diamond/Pearl Version 17.63 milioni – #6. Pokémon Black/White Version 15.60 milioni – #8. Pokémon HeartGold/SoulSilver Version 12.72 milioni.

La prima versione Pokémon Red/Pokemon Blue, pubblicata nel 1996 per Gameboy, è il quinto videogioco più venduto al mondo: 31.37 milioni di copie (fonte: Vgchartz.com).

Si calcola che dal 1996 Nintendo abbia venduto circa 250 milioni di copie collegate ai Pokémon.

Come si può notare, Pikachu & Co. è un franchise che garantisce a Nintendo una liquidità (e ancora più una fidelizzazione al marchio e piattaforme) tale da potere fare spallucce a chi la dà per spacciata da anni e la sminuisce come capace solo di fare sempre e solo gli stessi videogiochi, con gli stessi personaggi, apportando minime innovazioni e mungendo la vacca, cioè il cliente. Ai detrattori di Nintendo, si fa presente che i primi 15 posti della classifica dei videogiochi più venduti al mondo sono tutti occupati da videogiochi Nintendo (fonte: Vgchartz.com).

Non ho mai provato un gioco della serie, perché non amo il videogame portatile (sebbene sia schiavo di Tetris sul primo Gameboy) e perché i Pokémon, anche sulle piattaforme “casalinghe”, non hanno mai esercitato alcun fascino né curiosità. Anzi, una certa avversione.

Ho sempre osservato il fenomeno dall’esterno e, tuttavia, considerato come un importante “driver” di questa mia passione, che in verità rappresenta un importante giro di affari, un mucchio di soldi e parecchi posti di lavoro.

Pokémon approda al mobile e fa sfracelli in Borsa:

Best-day-stock-Nintendo-Pokemon

  • L’11 luglio è il “Best day” del titolo Nintendo in borsa dal 1983 con un balzo di circa +25%. Per “Best day” si intende rialzo del valore del titolo in un giorno, non in termini di valore assoluto, che invece ha risentito pesantemente del flop della WiiU (fonte:Bloomberg)
  • Al 14 luglio, cioè a distanza di una settimana dal lancio in USA, il titolo Nintendo (NTDOY) fa segnare +36% con la capitalizzazione finanziaria (o “market cap”) che aumenta di 7.5 miliardi di dollari; il 18 luglio è a 19 miliardi di dollari. In pratica, il mercato stima il valore di Nintendo al pari di leader mondiali del settore come Electronic Arts (EA) e Activision Blizzard (ATVI), che possiedono rispettivamente il 5% della quota di mercato dei videogame, mentre l’attuale quota di Nintendo è pari al 2%.
  • Venerdì 15 luglio alla Borsa di Tokyo è un giorno storico: Nintendo, con 476 miliardi di yen (cioè 4.5 miliardi di dollari) è il più grande volume giornalierio di transazioni per un’azienda nel Topix durante questo secolo (fonte: Bloomberg)

Nintendo topix

Tuttavia, in Borsa occorre stare attenti quando vi sono rialzi così repentini; cito quindi, David Gibson, analista di Macquarie Research, il quale stima che il titolo Nintendo potrà ricevere un vantaggio contenuto (+12%) se Pokémon Go rispetterà l’obiettivo di fatturato di 4 miliardi di dollari (fonte: MarketWatch), battendo così la saga di Candy Crush e Clash of Clans. Date le premesse, l’obiettivo sembra fattibile.

Se c’era qualcuno che poteva farlo, questa era Nintendo.

Da quando Nintendo ha dichiarato di volere entrare nel mercato “mobile” e ha stretto l’accordo con DeNA, tutti si aspettavano una mossa e Nintendo ha tirato il classico coniglio fuori dal cappello….Ooops Pokémon dal cappello.

Mi piace ricordare con questa foto il Presidente Satoru Iwata, scomparso l’11 luglio del 2015. Credo che Nintendo debba inchinarsi profondamente a Satoru Iwata e ringraziarlo ancora una volta. Io lo faccio: Iwata-sama, dōmo arigatō.

Japan's video game giant Nintendo president Satoru Iwata speaks as Japanese online game operator DeNA president Isao Moriyasu, left, looks on at a press conference in Tokyo on March 17, 2015. (Foto: Yoshikazu Tsuno / Getty Images)

A destra, sorridente nonostante la malattia che ce lo porterà via qualche mese dopo, Il grande Presidente di Nintendo, Satoru Iwata, con Isao Moriyasu, Presidente di DeNA, Conferenza stampa,Tokyo 17 marzo 2015.
(Foto: Yoshikazu Tsuno / Getty Images)

Perché Pokémon Go ha successo?

Pokémon ha sempre ruotato sul concetto “catch-them-all” (“catturali tutti”), sul cosiddetto “completismo” (che mi ammorba terribilmente), riuscendo in un miracolo che non si evidenzia mai abbastanza e cioè diffondere il videogioco alla platea femminile.

Ci era riuscita Namco con Ms. Pac-Man, ma è Nintendo, a partire dalle prime console portatili al successo del DS, ad avere acquisito al mondo del Videogioco l’universo femminile, dapprima estraneo. All’epoca delle sale-giochi, la probabilità di incontrare una ragazza davanti a un cabinato era almeno pari a quella di incontrare lo Yeti in Tibet.

Nintendo, con un fine tuning continuo del software sulle varie piattaforme su cui i Pokémon sono apparsi, ha conservato invariato il “feeling”,  ciò che l’utenza si attende. Niente di più, niente di meno.

Di seguito alcuni di motivi che credo contribuiscano ad avere creato il fenomeno di quello che sicuramente non è un “videogioco”, possiamo chiamarlo “gioco”, ma in realtà è una magistrale campagna di marketing, applicata per la prima volta alla Realtà Aumentata e, per certi versi, sfuggita di mano.

“Allacciati la cintura, Alice, che da adesso di meraviglie ne vedrai un bel po’!” (cit. Cypher in “Matrix”)

Perché riesce a creare una “comunità”, a fare incontrare le persone.

Qualche giorno fa a New York in Central Park è comparso un Vaporeon, un Pokémon piuttosto raro, ed è stato il delirio. Erano le 11 della notte.

I videogiochi godono di una pessima reputazione, nonostante la diffusione e lo “sdoganamento” culturale presso la fascia di popolazione più adulta. Tra queste pagine, blatero spesso e provo a fornire elementi per formarsi un’opinione, scevra da cliché e trovate giornalistiche per pompare le rubrica di “Cronaca” o di “Costume & Società”.
In particolare, i videogiochi sono accusati dai genitori di essere la causa di – per dirla con le loro parole – “rimbecillimento” o, meglio, di alienazione dei propri figli.
Con l’avvento degli smartphone, dei social network e della messaggistica istantanea, la situazione è ancora peggiorata in quanto la figliolanza ha assunto – basta guardare in pizzeria una tavolata di adolescenti – le sembianze di un’orda di zombi. A tavola, alla fermata dell’autobus, in metropolitana tutti  – giovani e meno giovani – sono con lo sguardo chino sullo schermo di uno smartphone. Visti gli effetti, io lo chiamo “dumbphone”.
Pokémon Go prende questa logica e la rigira da capo a piedi a proprio uso e consumo. L’abuso è dietro l’angolo.
I primi dati degli USA dimostrano che, a pochi giorni dalla pubblicazione, il numero giornaliero di utenti attivi sull’app Pokémon Go ha superato ben note e consolidate Social Media App.

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In Rete abbondano foto di assembramenti di persone davanti ai PokéStop, cioè punti di controllo virtuali situati in luoghi fisici della città o campagna, che permettono di collezionare oggetti come uova o Poké ball, necessarie per catturare i Pokémon.

Abbondano storie di giocatori che si scontrano mentre “cacciano” i mostriciattoli nei parchi e gente che finisce in fontane e pozze d’acqua.

I giornali sono andati a nozze alla notizia del primo incidente occorso a un giocatore nel mentre cercava di stanare l’ennesimo Pokémon, che magari lo avrebbe fatto salire di livello. Non si capisce questo accanimento quando io assisto ogni giorno, nel traffico metropolitano, a gente che parla a telefono tenendolo con una mano all’orecchio, con l’altra fuma o si trucca…E non voglio sapere con che cosa tiene il volante.

Esiste nel gioco un’esca per attrarre un maggiore numero di pucciose creaturelle, una sorta di “hot-spot”: i giocatori che l’hanno utilizzata si sono ritrovati circondati, non solo da Pokémon, ma anche da altri giocatori. Praticamente un’opportunità per conoscere nuove persone, per fare nuove amicizie reali, in carne e ossa, non “amicizie” virtuali. Credo che qualcuno in FaceBook stia organizzando un viaggio a Kyoto per spianare la sede Nintendo.

Intanto, alcuni scaltri ristoratori, albergatori e negozianti hanno capito come sfruttare a vantaggio del proprio portafoglio i Pokémon, attirando frotte di potenziali clienti, solo perché hanno dei Pokéstop nelle vicinanze oppure attivando le esche nei propri locali.

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Ma c’è anche chi fa di meglio e usa i Pokémon per fare “vedere la Luce” (Cit. John Belushi in The Blues Brothers) alle masse di “pecorelle smarrite”. “Gesù ama i giocatori di Pokémon” recita questo cartello di Chiesa metodista.

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Qualcun altro, invece, la prende male e si impermalosisce. Più o meno suona così: la parola dei Pokémon vi fa alzare il culo dal divano, mentre la parola di Gesù Cristo, no! Seguite Pikachu fino in Chiesa, maledetti pagani!

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Seguite Pikachu fino in Chiesa, maledetti pagani!

Certo, non vorrei trovarmi nei panni di chi abita nei pressi di una Pokémon gym, perché assisterei allo spettacolo di assembramenti di giocatori che convergono su tali luoghi per allenare i mostrilli alla battaglia. Quasi, quasi preferivo le notti insonni a causa del chiacchiericcio, del tintinnio dei bicchieri e delle urla sguaiate di qualche ubriaco del bar sotto casa.

Perché non è un app per bimbi

Non lasciatevi ingannare dall’associazione Nintendo->Super Mario->bambini. Non lasciatevi ingannare dall’aspetto dei Pokémon così “kawaii”, “cute” in inglese, per noi “carino tendente paurosamente al puccioso“. Questo non è un videogioco per bambini, anzi – a essere precisi – questo non è un “videogioco”.
In USA i fan di Pokémon Go, sia uomini sia donne, appartengono in larga parte alla fascia d’età tra i 20 e 30 anni: erano bambini alla fine degli anni ’90 quando i Pokémon fecero la loro prima apparizione. L’ingrediente “nostalgia nostalgia canaglia” è contenuto in dose massiccia in questa app: molti di costoro ricordano di essere corsi a casa dopo scuola per vedere le avventure di Ash Ketchum, tipico eroe shōnen, protagonista della serie TV, trasmessa in Giappone nel 1997, distribuita in oltre 70 Paesi e giunta in Italia nel 2000.

Ash Ketchum

Ash embè?!?…A soreta!

Scommetterei che qualcuno canticchia ancora le sigle del cartone animato, come a questo mentecatto ogni tanto sotto la doccia parte la scheggia pazza di Goldrake va distruggi il male va. La scatola cranica è come un vecchio juke-box: se si “incanta”, assestategli una botta secca ed energica e riprenderà a suonare la vostra canzone.

Perché è la prima “mobile app” di massa di questo tipo

La Realtà Aumentata (dall’inglese “Augmented Reality” abbr. AR) non è una novità. Ha trovato applicazione dapprima nella ricerca, medicina e, sopratutto, nell’ambito aeronautico militare: negli abitacoli degli aerei militari, l’HUD (Head-Up Display) permette la visualizzazione dei dati di volo senza distogliere lo sguardo per controllare i vari strumenti di volo.

Niantic, che ha sviluppato Pokémon Go, aveva già realizzato un paio di anni fa un gioco mobile, Ingress. Posto il video della guida introduttiva per chi volesse capire di cosa si tratta…Mmmh Altro che Pikachu dei miei stivali! Ma la tipa nel video come si cattura?

C’è chi sostiene che Pokémon Go sia un re-skin di Ingress, praticamente riadattato al già famoso franchise Nintendo e pronto per essere dato in pasto alle masse. Praticamente un moderno adattamento del concetto di “brioche”, molto “mainstream” alla corte francese verso la fine del 1700. La brioche al tempo di Re Luigi XVI mancò l’obiettivo, Pokémon rischia di riuscirci.

Se Maria Antonietta avesse rispoto di dare al popolo le Poké ball, sarebbe morta serena a 101 anni nel suo letto, con la testa ancora attaccata al collo.

Ritratto di Maria Antonietta (c) Pinacoteca RedBavon 2016. Se Maria Antonietta avesse risposto di dare al popolo le Poké ball, sarebbe morta serena a 101 anni nel suo letto, con la testa ancora attaccata al collo.

Dunque, che Pokémon Go sia figlio – più o meno legittimo – di Ingress è, almeno in questa sede, al pari di volere capire se viene prima l’uovo o la gallina. Considerato che per partire alla caccia delle creaturelle pucciose, non occorre indossare strani caschi o speciali occhiali, ma è sufficiente disporre di uno smatphone: la telecamera  – in tempo reale – mostra il luogo circostante e i nascondigli dei mostrilli, mentre si cammina.

Gli alieni di gigeriana invenzione escono dalle fottute pareti, i Pokémon esagerano!

Stai bevendo una birra, eccolo apparire sulla testa di quell’armadio a quattro ante seduto al tavolo di fronte…Che fai?

A) Rischi la rissa (e la vita) puntandogli addosso la telecamera a bruciapelo

B) gli dichiari che c’è un Pokémon sulla sua testa e gli chiedi la cortesia di farsi inquadrare dalla tua telecamera il tempo di catturare il Pokémon…Allorché l’omone vi dirà “PokeDDddeCHE?!?”…Anche in questo caso rischi seriamente la vita

C) gli offri una birra, ti siedi al suo tavolo, gli dai da chiacchierare di calcio e gnocca, quando si distrae un attimo ZAC! Gli catturi sulla pelata quel rarissimo Pokémon!

In tutti e tre i casi si rischia di finire almeno al Centro Traumatologico Ortopedico, ma si possono ottenere un mucchietto di punti esperienza per salire di livello e, con esso, potenziare i mostriciattoli. So’sodddisazzzzioni!

Pokémon Go rende tutto questo possibile senza obbligo di indossare occhiali speciali o altri accessori; è di una semplicità disrmante e geniale, basta camminare e guardarsi intorno, tutto in tempo reale. Non è un videogioco, quindi non occorre conoscerne linguaggio interno, meccanica e interfaccia. Nessuna strana contorsione, nessuna strana combo, ma unicamente la telecamera per inquadrare e catturarli. Tutti!

In un interessante articolo su Gizmodo, Alex Cranz sostiene che i produttori di tutti gli attuali super-tecnologici dispositivi AR (Hololens, Project Tango, RealSensle) fanno fatica a spiegare alla massa il motivo per cui siano “fighi” oggetti da avere, mentre è stato suffiiciente qualche Pikachu per fare capire  le immense possibilità di applicazione dell’AR.

Perché con Pokémon Go si ride

Imgur PokemonGO

Le situazioni che crea la ricerca dei Pokémon sono spesso da sit-com. Il mondo si è trasformato in un Laboratorio teatrale permanente nello stile dei gustosi siparietti di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.

In particolare, le persone che si avvicinano per la prima volta al Pokémon o quelli che mancavano dai giochi dai tempi dell’adolescemza, sembrano entusiasti di condividere le proprie esperienze, diventando involontariamente gli “stakeholder” più autorevoli e l’elemento più contagioso di questa grande e geniale attività di marketing.

In Rete sono presenti già moltissime immagini dei “pocket monster” colti nei posti più assurdi; basta dare un’occhiata ai canali dedicati a Pokemon Go su Reddit o su Twitter #PokemonGo per rendersi conto che c’è una gara di “gag” tra i giocatori.

Ci sono i soliti immancabili che si lamentano, che lanciano anatemi, quelli che “sono contro” per principio…A parte questi frustrati che non partecipano al gioco, ma poi ci vogliono mettere bocca, tra i giocatori di Pokémon gira un pò di tutto: ironia, sarcasmo, stupidità, intelligenza, provocazione.  E’ un microcosmo di trovate divertenti, risate, sorrisi, freddure, totali fesserie.

In alcuni casi Pokémon Go arriva allo zero comico assoluto. Avete presente Tafazzi? Ridi, sorridi ma non sai il perché.

Ad esempio questa su Reddit: “Mio fratello mi ha inviato questa……Dopo che ho perso le chiavi dell’auto in spiaggia a un’ora distanza da casa. A essere onesto, per tutta la giornata l’ho provocato sbattendogli in faccia quanti grandi Pokémon fossi riuscito a catturare, metre lui aveva lavorato tutta la giornata. A notte fonda, rimorchio l’auto fino a casa, 250 dollari in chiavi nuove e un bel Lapras…Ne valeva la pena”.

trova-le-chiavi-perse-VS-Pokemon

Pokémon Go è una grande campagna di marketing e, nella mia opinione, è un test di Nintendo per quando deciderà di produrre in proprio un app con i suoi personaggi famosi.

Nintendo oggi sta guardando il mercato mobile come chi, abituato a un lauto banchetto, guarda un panino di McDonald’s.

Il “mobile” per Nintendo è considerato “junk-food” da consumarsi in attesa dell’autobus, non è la portata principale!

Pokémon Go è coerente con la strategia di Nintendo nel “mobile”, cioé creare profitti in un nuovo mercato, ma sopratutto massimizzare la visibilità delle proprietà intellettuali di Nintendo e creare sinergie con i titoli sulle console, in speciale modo oggi in cui si rincorrono le voci sulla prossima console NX, che secondo le recenti dichiarazioni di Yves Guillemot (CEO di Ubisoft) sarà di nuovo amata dai casual gamer come la Wii.

Termino con i versi di “Delirious” cantata da Prince, anch’egli prematuramente scomparso quest’anno, che sembrano adattarsi perfettamente al fenomeno Pokémon Go.

I get delirious whenever you’re near
Lose all self-control, baby just can’t steer
Wheels get locked in place
Stupid look on my face

E’ tutto vero. Inizio ad avere paura. Matrix è qui.

Informazioni su redbavon

https://redbavon.wordpress.com/about/ Vedi tutti gli articoli di redbavon

25 responses to “Pokemon Go…delirious!

    • redbavon

      Non esattamente. Per certi versi si, ma dal lato marketing è una genialata!
      Hai notato il ritratto di Maria Antonietta da me modificato? È il discorso sulle brioche? Una sorta di “oppio” di marxiano retaggio.

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      • CriticaComunista

        La religione è l’oppio dei popoli…😀

        Per il resto, almeno per me, è l’ennessima cazzata. Non si possono vedere maschietti che preferiscono quell’app alla passera (ci ho pure fatto un post). Sono aberrazioni tecnologiche…alla fine qualcuno ci lascia le penne mentre magari attraversa la strada.
        Non li ho mai sopportati i Pokemon, manco da piccolo…

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      • redbavon

        I Pokemon non li sopporto neanche io. Gnocca e Polemon possono andare insieme: magari conosci una tipa perché vi siete scontrati mentre cercavate un mostriciattolo in mezzo alle fratte!;)
        Se poi preferisci Pokemon alla vita reale, beh sei uno con un forte disagio ma non è colpa dei Polemon, anzi devi ringraziarli che ti hanno fatto la prima diagnosi. Corri dal dottore, uno bravo!
        Se uno finisce sotto una macchina, non è colpa dei Pokemon: è la stessa storia di GTA, Rules of Rose, Bully, Il primo Doom. Demonizzazione perché uno deve parlare, scrivere un insulso articolo di giornale, ma senza andare ad approfondire come ho fatto io…E mi è costato tempo e fatica. Eppure mi sono divertito, mi sono arricchito di nuove informazioni e collegato altre, prima slegate. Un buon esercizio della mente, anche se il punto di partenza sono dei fottuti, inutili Pokemon.
        Con tutta probabilità questa campagna marketing verrà ricordata, oltre che dagli azionisti Nintendo, anche come la prima campagna che ha fatto comprendere le implicazioni delle nuove tecnologie integrate con il web. Non è un passo avanti per il gaming in senso stretto, non è un videogioco. Tuttavia è un passo avanti per fare capire l’impatto sociale di AR e non oso pensare la VR. Non farsi cogliere impreparati come con l’avvento del web e, auspicabilmente, costruire una coscienza e consapevolezza nell’uso di queste diavolerie tecnologiche, che – volenti o nolenti – entrano nelle nostre vite. Go with The Flow, non puoi fermarli, ma se li conosci, li usi bene.

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      • CriticaComunista

        Non ho bisogno di tutta merda per informarmi o per campare bene, lo sai che sono diverso e che non sono un pecorone.
        Mi basta un dojo marziale per l’azione e per usare la testa e tenerla allenata, mi basta leggere (anche un semplice fumetto)…per tutto il resto ho amici e gnocca. Pokemon un paio di palle🙂
        GTA è già un’altra cosa…ti mostra un tipo di realtà.

        Non ho bisogno di Pokemon Go per farmi rispettare o per vivere bene.😀

        Ciao!🙂

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      • redbavon

        Non è una questione di rispetto o di preferenze di gnocca o altro. Sono cose diverse, ripeto. E’ una questione di conoscenza, di informazione. Tu hai sicuramente altre fonti ed è meglio così. Chi non è abituato come te, farebbe meglio a informarsi. Vedila in un altro modo: è notorio che su Internet vi sono i c.d. “virus” (più complesso il concetto e la varietà, ma mi fermo qui). E’ provato . ho letto per lavoro delle analisi GFK e di altri operatori autorevoli – che le persone non si preoccupano di proteggere la propria privacy e i dati dei loro clienti, anzi a volte quasi deliberatamente cascano nella trappola del phishing: “clicca qui” ti scrive uno sconosciuto e tu che fai? Clicchi. A casa tua, apriresti la porta a uno sconosciuto? Perché? Perché non hanno consapevolezza dei rischi. Altrettanto per i videogiochi come GTA – che vengono normalmente demonizzati – per fenomeni come Pokemon Go e via dicendo.
        Che tu non abbia bisogno dei Pokemon è chiaro e legittimo, la vita reale è un’altra cosa, per carità. La mia era un’analisi per capire quanto deve conoscere della vita virtuale per evitare che contamini quella reale. Posta elettronica docet. Ma come si recita alla fine di Conan il Barbaro “questa è un’altra storia”.

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  • clipax

    Una fantastica operazione di marketing improntata sull’antica idea della caccia al tesoro rivisitata in forma moderna. La chiave sta nella semplicità dell’operazione: uno smartphone, una app e tutti possono cominciare. Ed anche un esperimento pratico e reale per migliorare la AR. Nei fenomeni di massa c’è sempre una componente psicologica da osservare, la diversa reazione degli individui di fronte alla scelta da prendere.

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    • redbavon

      Sì centrato! L’aspetto più interessante è proprio quello a posteriori: il comportamento degli utenti, dei consumatori. La psicologia dei nuovi media mi ha sempre affascinato e ogni volta che sono andato a leggere e approfondire, è stata una scoperta nuova. Tra l’altro, è in continua evoluzione e va di pari passo con il tema dei Big Data e degli Open Data. La vedo non in chiave solo consumistica (e negativa), ma anche come evoluzione dello spirito del primo web di diffusione delle informazioni. I militari per una volta ci hanno fatto un piacere con Arpa.Net: potere ricevere con sicurezza prossima al 100% le informazioni anche se il pianeta ormai è avviato a una quasi certa spianata radio-attiva. Per la ricerca e poi per l’uomo comune è stata la svolta. Vi sono poi aspetti negativi, ma ciò accade in tutto le attività umane. Io cerco sempre di vedere quelle positive, le negative contagiano in maniera perversa.
      Il web ha colto tutti impreparati, i social network e la messaggistica istantanea sta avendo un impatto (per certi versi devastante) sulla vita di tutti i giorni. La Gamification – termine che aborro – sta entrando ed è subdola quanto il serpente di biblica memoria. Farci vedere in TV le immagini dalla telecamera dei missili che impattano su una costruzione è rendere un’immagine simile a un “videogioco”, ma ciò che non lo è! Chi ci sia dentro si presume…tanto che i missili saranno “intelligenti” ma non sanno leggere se sul muro della costruzione c’è una targa che recita “ospedale”,”scuola”, “famiglia Bava”, “villa Arzilla”.
      Occorre osservare questi fenomeni, per capirli e combatterne gli aspetti deleteri. Ognuno – e pare che il leit motiv dei post precedenti ricorra – in sua coscienza si comporterà di conseguenza. Per conto mio, ai Pokemon li prenderei a mazzate sulla testa con il poderoso martello di plastica come in quei vecchi giochi del Luna Park con le talpe. Lunga vita alle talpe!

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      • clipax

        Sono d’accordo, il prodotto l’ho visto e provato ma è veramente nullo, su tutto ciò che ci gira attorno il discorso cambia parecchio. La Gamification è una vera canagliata. Le talpe😀

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      • redbavon

        Sì aborro il termine “videogioco”. Come videogioco si beccherebbe il voto più basso di tutta la storia. E’ il vuoto cosmico. Per questo è sorprendente come dal “nulla” se ne parli così tanto e coinvolga tutte queste persone.
        La Gamification è un’altra vigliaccata tipo quando la Coca-Cola infilava tra un fotogramma e l’altro di un film, l’immagine del prodotto. Fu vietato.

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      • clipax

        Tutto marketing, e anche neuromarketing, ed il subconscio è una preda che non possiamo difendere. Argomenti molto sottovalutati, si parla del fenomeno ma non di come questo riesca ad entrare nelle persone.

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      • redbavon

        In alcuni casi prendono alla sprovvista anche chi si è inventato la “genialata”…E credo che per Pokemon sia andata così. Altrimenti Nintendo se la sarebbe comprata la Niantic! È come scrivevo, Nintendo guarda al fenomeno con tipico distacco giapponese. Qui stanno facendo la solita rissa tra apocalittici ed entusiasti.
        Una paura ce l’ho: spero che Nintendo dia seguito al l’eredità di Iwata (se non hai letto il mio post, te lo consiglio per capire da dove parte Nintendo), spero che non si faccia influenzare da questo successo, ma continui a lavorare per divertire e – perché no – fare crescere quello che si definisce “conscious gamer”

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      • clipax

        Andró a leggere anche quello…:)

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  • clipax

    Il post è molto interessante e lungimirante.

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  • Alessandro

    Interessante e divertente, ma il consiglio di vendere le azioni vale solo se prima ce le hai fatte acquistare.🙂

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    • redbavon

      In Borsa il Maestro sei tu! Io al massimo posso farti un’analisi dettagliata e precisa della situaIone del Kazakistan ai tempi di Gengis Khan e arrivare da questa ae consigliarti put or call sull’ETF del gas. Lasciami le parole, tu prenditi i numeri
      Che bello! Dai tempi dell’Ebla quando scrivevo è tuo zio mi dava consigli e correggeva. Ho imparato più da lui in quel poco tempo!…Ripassa o faccio a pezzi tutti i tuoi Pokemon!

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  • tiZ

    Ueilach! ! Perché non li ho inventati io i PokekaZz perchéèè?!!!!????!??!?!?!

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  • clipax

    Ho condiviso questo tuo post e piovono complimenti.

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  • Claudio Vallesi

    Intanto ottimo post, un analisi molto dettagliata che non si perde troppo sui tecnicismi.
    […]

    Nota di RedBavon
    il resto del commento di Claudio merita un post tutto suo: Pokémon Go strikes back!

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