Riciclo di scrittura. I vostri blog sono eco-sostenibili?

In quel Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, ovvero una delirante introspezione del mio personale rapporto tra l’Idea, il Blogger-che-è-in-me (esci da quest’orrido simulacro) e quello che ci sta in mezzo, un altro post per I.Blogger, la rubrichetta votata all’O.T. a manetta e a questa mia indomabile pulsione al ‘tip-ritap-tiri-tap-ta-tap’ su una tastiera, che definirla ‘scrivere’ mi pare troppo.

“Aggiornamento” o, se preferite, il più esotico “update” sono parole all’ordine del giorno. Appena mettete mano al vostro telefono o sulla tastiera di un computer, immancabile è l’aggiornamento che, in modo più o meno automatico, andrà a sputtanare definitivamente le prestazioni del vostro arnese tecnologico in un processo di obsolescenza indotta di diabolico ingegno e sadica costanza.

Altrettanto sadicamente l’aggiornamento di alcuni temi a me cari è un consumato rito di esercizio di scrittura in un italiano consunto e crocifisso in questa webbettola ai bordi della periferia della Rete. Consideratelo pure un “riciclo di scrittura”, se avete abbracciato la causa eco-compatibile. Se sia pure (eco-)sostenibile, dipende dalle vostre preferenze e stomaci.

Un esempio per tutti, giunto alla terza versione, è la serie di post il cui titolo si ispira al Tenente Motoko Kusanagi, protagonista di Ghost in The Shell:

Visto tale “roboante” successo, è legittimo chiedersi il motivo di tanto mio accanimento sulla tastiera. Il motivo è nella mia definizione dichiarata nello stesso testo: “Un divertissement, vizio privato di scrittura, in cui le dita si muovono libere, con l’unico limite di una traccia scritta tanti anni fa e che si rinnova solo in alcune parti, proprio come un update versione [numeroprogressivo.0]”.

Questo il punto di vista di questo mentecatto che scrive, ma il punto di vista del lettore? Ciò che ho scritto è veramente eco-sostenibile? È sostenibile da chi ne fruisce? È sostenibile nel suo eco-sistema oppure è uno spreco di bit, byte, energia elettrica, tempo, diottrie e banda di dati?

Se siete riusciti a sorbirvi la mia consueta “intro” e siete ancora attaccati allo schermo, con tutta probabilità dal vostro cranio sta salendo in aria, espandendosi come un fungo atomico, un fumetto grosso come un cocomero in cui appare un altrettanto grosso punto interrogativo. Perciò, a coloro che hanno dimostrato tale tempra, regalo un trofeo esclusivo che non potrete mai ricevere da nessun altro (sano di mente):

Sta di fatto che ogni versione successiva mi sbatte in faccia che sono diventato obsoleto, in tutto o in parte; l’esigenza a rinnovarmi allora sorge spontanea, anche se non è scontato che il risultato sia migliore. Come in informatica, le “patch” correggono qualcosa, ma alcuni errori continuano a persistere e se ne aggiungono di nuovi che prima non c’erano. Capita lo stesso con i refusi, solo che questi ultimi sono come i coriandoli che, nonostante le pulizie quotidiane, ritrovi sotto il divano a Natale. La mia teoria è che si auto-riproducono. Per scissione multipla o partenogenesi, ancora non è stato scoperto.

Il tema del “riciclo” della scrittura è debordato dai moti convettivi che dal mio cranio sono giunti alla punta delle dita, mentre rimettevo le mani in tastiera su un argomento già trattato un paio di volte ovvero:

cosa succede quando l’insana passione per i videogiochi di un padre de(l)genere viene condivisa con dei bambini, nel mio caso due nanetti di sei anni e mezzo.

Nel citare le versioni precedenti, mi sono bloccato all’inserimento dei link al pensiero se ne valesse veramente la pena questo “aggiornamento”, questo ritornarci su, l’utilità del “riciclo” sul pericoloso confine del “copia & incolla”, in un’antica ma tuttora efficace espressione: cui prodest?

WordPest con le sue statistiche lo spiattella chiaro: i link sono cliccati pochissimo. È un gran peccato perché la caratteristica di questo modo “liquido” di organizzare un testo è nella possibilità di indicare al lettore informazioni e spiegazioni, direzioni di approfondimento e, per l’autore, sono una miniera per tracciare più linee di lettura e fornire una fonte del suo pensiero espresso. Utilizzo molti link in un testo, ma la statistica inchioda alla cruda realtà: l’utilizzo dei link è episodico, se non nullo. Pertanto è improbabile che qualcuno legga i precedenti testi, a meno che sia appassionato di settimanali enigmistici e, in particolare, del gioco “Trova le differenze”.

Non voglio ammorbare nessuno quando inserisco link interni ed esterni al blog, anzi esprimo la mia sincera gratitudine al lettore che ha il coraggio e la voglia di arrivare alla fine di un mio testo, però una domanda devo pormela: posso migliorare?

Una delle risposte in senso più operativo è: continuare a scrivere.

Il libro “Scrivere” di Anne Lamotte è stato un utile consiglio e una conferma. Come nelle discipline sportive l’esercizio serve a migliorare. Ripercorrere il testo, modificando, cancellando e aggiungendo, lasciando intatte intere porzioni di testo che ancora sembrano funzionare, permette, rileggendo le varie versioni a distanza di tempo, di capire come è cambiata la mia scrittura, come sono cambiato io.

Si può obiettare che tale riciclo è figlio di una creatività latitante e retaggio della pratica scolastica di copiare i compiti dal compagno “secchione”, l’ennesimo esercizio di copia & incolla. Sono consapevole del rischio che questo mio “sperimentare” possa essere percepito così malamente e non ne chiedo venia perché non intendo convincere il lettore. Il lettore è libero di farsi la sua opinione: deciderà se ritornare a visitare questa webbettola oppure puntare il mouse verso lidi più ameni e rassicuranti.

Scrivere per me è ormai diventata un’esigenza come respirare, mangiare, dormire e andare al bagno. E per qualcuno i risultati potrebbero essere mandati giù per lo scarico del trono di ceramica.

Perciò se, in futuro, leggerete qualcosa che vi ritorna un senso di déjàvu, consideratelo come un mio esperimento per migliorare. Sta a voi decidere se è eco-sostenibile o destinato all’indifferenziata.

E voi “riciclate” i vostri post?
I vostri blog sono eco-sostenibili?

54 pensieri su “Riciclo di scrittura. I vostri blog sono eco-sostenibili?

      1. Liza

        Ma che dici????
        Oggi devo essere io che non capisco decisamente nessuno sara’ l’umidita’???
        (Guarda che vai bene sai a parte le cazzate…non capisco tutti i problemi che ti fai..sei andato in crescendo mi pare.. )

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        1. Mah non mi faccio “problemi”, questa, almeno nelle intenzioni, è una riflessione aperta a tutti. Non un lamento 😉
          Anche nei contenuti è una rincorsa continua a sfornare novità, a trovarle dove non ci sono, a essere sempre “aggiornati”. Un post ha una vita brevissima in genere. Allora mi sono chiesto (e vi chiedo) scrivere è unicamente creare nuovi contenuti o vale la pena fermarsi, guardarsi indietro, recuperare qualcosa e migliorarlo? Tutto qui (e hai detto “cotica”?).
          Teso’, non è l’umidità, ma più probabile sia il mio italiano crocifisso.

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  1. Sono un acquirente compulsivo ed altresì uno scrittore compulsivo. Io non scrivo post: vomito. Di conseguenza non torno mai sul vomito precedente, non è un bello spettacolo. Piuttosto cerco angoli della casa in cui non ci sia traccia delle mie “performance” e li continuo a “liberarmi”. Il gesto e’ doloroso, spesso temo di morire (anche perché nessuno si accorge del mio malessere mentre sono intento a …), ma poi mi sento molto meglio.
    Considero il mio blog un male necessario per regalarmi quei dieci minuti di benessere. Senza di esso e il bicarbonato, la mia vita sarebbe financo peggiore.
    Poi tiro l’acqua. Il malessere è spazzato via e, no … non ci tengo mica a ricordarlo.
    Felice anno nuovo amico mio.

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    1. Il blog-Citrosodina è una metafora favolosa. Il potere liberatorio (per alcuni addirittura catartico) è cosa buona e giusta, a meno che le parole non suonino come un lamentoso belare o un isterico ragliare. Cosa che non ti appartiene. Tu lo chiami “vomito” perché sei una persona ironica, ma io puzza non ne sento e mi ci trovo bene. Sarò abituato a questa mia discarica e mi sono fottuto l’olfatto 😉
      Un male necessario che ti regala benessere, quindi pari e patta. E se alla fine ti senti meglio, ha vinto lo scrivere.
      Buon anno e che questo viaggio possa continuare insieme, legati da questo filo invisibile tessuto da mamma-ragno.

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    1. Sprecona! 😉 C’è talmente tanto nella tua webbettola. Quale è poi la “frequenza” accettabile? E da chi deve essere accettata?
      Noi blogger (mi ci metto in mezzo non si sa a che titolo) siamo – canterebbe la Mannoia – dolcemente complicati e, sopratutto, non dobbiamo rendere conto a un pubblico pagante o a un direttore editoriale. Quando tira il vento di scrivere, issimamo le maniche e spieghiamo le dita come vele, gonfiamo lo spinnaker del cuore e della testa e vento in poppa. A volte si scuffia e a qualcuno viene il male di mare. Rimettiti al timone, che prima o poi la bonaccia finisce 🙂

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      1. Da me in primis, amico mio. Non sono affatto contenta della piega che ho preso o meglio, per restare in metafora, della secca in cui ho incagliato il gozzo (orsù, barca mi sembra troppo). Per ora attendo di vedere se arriva qualche corrente a liberarmi e poi chissà, vorrà dire che leggerò te e tutti gli altri a me cari 🙂

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        1. Per tutti i sargassi! Il gozzo pesca poco, è una bellissima barca (sì, è una barca!), una bella revisione al motore entrobordo, non sarà un fulmine di velocità, ma tiene il mare da Dio(Nettuno) e vedrai che la chiglia sfilerà sull’acqua come e meglio di prima. Per ora, fatti un tuffo in questa mia pozzanghera, l’acqua è calda e limpida.

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            1. A chi lo dici! La presbiopia a fine giornata produce i suoi deleteri effetti. Il riciclo – oltre a essere di attualità cogente – è pratica sana per un blogger anti-consumista. Ci sbattiamo per tirare fuori cose nuove, ma nel retrobottega delle nostre webbettole qualcosa di buono c’è sempre.

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  2. Io riciclo… Ma per grazia di Dio (e volontà della Nazione) non ho un blog. Dato che sono lettrice compulsiva, e scrivo pochissimo e quasi solo con scopi terapeutici, poi riciclare mi viene spontaneo. Pigrizia docet.
    Grazie a tutti quelli che scrivono, comunque. e buon proseguimento!

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    1. Per grazia di WordPress potresti però averlo un blog! 😉 Però quanto è vero: se scrivo, non riesco a leggere tutto quello che vorrei. Se leggo, non riesco a scrivere. Io finisco per buttarmi alla tastiera. Una bella galoppata sui tasti è uno sport sano. Anche perché è il massimo del movimento che posso sopportare. Pigrizia docet.

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  3. Molti pensavano che Camus fosse un tipo triste, ma lui rispondeva che tutto ciò che aveva di oscuro lo metteva nella scrittura proprio per “spurgarsi” e vivere meglio. Scrivere non è mai tempo perso, e oserei dire che esula dalla lettura – constatazione amara ma doverosa per chi scrive in un Paese dove non si legge – e fra i viziosi piaceri personali è sicuramente il più salutare e costruttivo.
    Per nove anni ho scritto fiumi di parole su facebook, scoprendo con raccapriccio che è stato tempo perso, lacrime gettate nella pioggia che il primo pallido sole ha portato via. Bloggare ha il vantaggio della “costruzione”: vada come vada il post, venga letto o meno, comunque hai costruito un tassello, un mattoncino di quello che un giorno sarà un palazzo. Ogni alta torre nasce da un sassolino, e bloggare è sfornare sassolini: magari non trovi lettori per ogni singolo sassolino ma vedrai che man mano che la torre cresce qualcuno se ne accogerà 😉
    Ogni tanto qualcuno mi chiede come faccio a scrivere tanto, ma io non scrivo tanto: io scrivo. Quando poi qualcuno se ne accorge, i sassolini sono diventati una torre e sembra chissà che lavorone io abbia fatto, ma è semplice addizione. E mi ha sempre affascinato il fatto che in inglese “dipendenza” si dica addiction: siamo geneticamente portati a lasciarci trascinare dalla somma, anche se purtroppo sono altre le dipendenze che vanno di moda.
    Chiudo con il fatto dei link. Non ho mai voluto approfondire perché temevo che inserire link in un pezzo fosse inutile, con la faticaccia che mi costa. Però è più forte di me, e inserire link interni ed esterni lo trovo uno sforzo comunque costruttivo, perché fai intravedere le nervature della torre che stai costruendo. Un giorno, prima della fine dell’universo, ci sarà pure uno stronzo che se ne accorgerà! 😀

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  4. Ma stavi ubriaco quando hai scritto l’introduzione o sono io ad essere ancora ubriaco (eppure ieri mi sono tenuto sui 2 litri di birra)? Non ci ho capito nulla 😝
    Comunque bravo, ti sei tenuto sotto le 7 milioni di parole!

    Ma fa’ quel che ti senti! A me se interessa l’argomento ma lo hai già trattato, lo rileggo volentieri perché mi piace leggerti, soprattutto quando parli di videogiochi.
    I link/rimandi io li apprezzo sempre perché potrebbe capitare un articolo che mi sono perso e che mi interessa.

    A me non è ancora capitato di riciclare ma potrebbe capitare a breve per dei fumetti che non avevo concluso e quindi ho intenzione di rileggere dall’inizio e trattare di nuovo i numeri di cui avevo già scritto.
    Invece per argomenti che non non hanno a che fare con riletture, rivisioni, rigiocate, per ora non sento il bisogno di riparlarne.

    Non ho capito il bonus per essere arrivato alla fine. Io leggo sempre fino alla fine 😁

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    1. Ahahah mi hai strappato un sorriso! Ti assicuro che ero sobrio, ma questo è l’effetto di quando scrivo in questa categoria di post che non a caso ha il titolo The .XXX Files. Per la spiegazione – breve – vai qui, anche solo per una foto assai interessante…
      In questo genere di post, elimino filtri, seguo un filo tutto mio e vado a ruota libera, strafottendomene della comprensibilità altrui.
      Anche tu sei per un riciclo, ma quanto basta, all’occorrenza. Tutto sommato a differenziare la raccolta lo si fa per gradi e lo si misura in percentuali.

      Per “bonus” intendi il trofeo?
      Ti sarai accorto che spesso i miei post la prendono apparentemente alla lontana o per davvero alla lontana con introduzioni o premesse piuttosto corpose. Io li chiamo “spiegoni” anche se non spiegano nulla.
      Fa parte del mio modo di scrivere ed è in pratica una sorta di selezione naturale del lettore, Chi preferisce il “mordi&fuggi” non ce la fa. Io mi sbatto per scrivere, tu caro lettore ti impegni a leggere. E’ un sodalizio reciproco, non obbligatorio tra le parti, ma un gentleman agreement (come direbbero i fighi).
      Ricompenso il lettore con un bell’achievement tutto originale.

      PS: sono sotto le milionate di parole solo perché le sto conservando per il prossimo post eheheh

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      1. Mi fa piacere averti strappato un sorriso… mi sarebbe dispiaciuto se te la fossi presa!
        In pratica vomiti le parole, parafrasando Vincenzo 😝
        Sul mio pensiero riguardo il riciclo hai colto le mie parole, abbellendo il tutto.

        Per il trofeo avevi capito bene, non so perché ho scritto bonus… e ci sono arrivato solo ora che era un omaggio alla moda che odio, lanciata nella scorsa generazione di console.
        Qui però la trovo divertente!
        Ammetto che per un momento ho pensato “ok, ma dove cazzo vuole arrivare?”, alla fine l’ho capito! 😆
        Bel metodo, mi piace ma è un’arma a doppio taglio, rischi di far scappare molti lettori. Io mi prendo questo trofeo con orgoglio!

        Per il prossimo articolo penso lo stamperò leggendo qualche pagina ogni sera prima di andare a dormire 😁

        p.s. mi sono accorto solo questa mattina che la mia risposta al tuo commento all’articolo su Rampage, era finita in spam. Roba da pazzi, mettono in spam un commento del titolare del blog… Blogspot sta delirando questi giorni. Comunque ora la risposta è visibile.

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        1. Gli achievement su XBox e i trofei su PlayStation sono in realtà un vecchio retaggio del Top Score dei cabinati da bar. C’era una certa soddisfazione a potere inserire le 3 iniziali del tuo nome nella classifica del gioco. Quando me ne spunta uno devo dire che sento la stessa soddisfazione, ma non è scevro da difetti (prima o poi ne scrivo). Portano una certa “dipendenza” in alcuni soggetti.
          Di tanto in tanto mi diverto a usarli per ironizzare.
          Certo che non è facile starmi dietro e rischio di perdermi il lettore appena atterrato qui, ma questo tipo di articoli sono anche una sorta di “sfida” (perciò il trofeo) a me stesso e ai lettori più affezionati. Diciamo che non la metto facile apposta, sperando che quando scatta l'”Ho capito” la soddisfazione sia proporzionale all’impegno profuso. La mia intenzione è di “muovere” qualcosa in chi legge. A volte ci riesco, a volte no.
          PS: certo che mettere in spam il commento dell’admin è alla stessa stregua della lesa maestà. Cose di pazzi.

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          1. Nei cabinati il punteggio (o score) era per quasi ogni movimento che facevi, i trofei attuali vanno dalla cazzata all’impresa impossibile che realizza solo qualche ciccione che non vede la luce del sole da anni.
            Ma sono certo che avremo modo di approfondire nell’articolo che scriverai!

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            1. L’esigenza latente che soddisfano è la stessa: la sfida. L’approccio è assai diverso. Per i “trofei” molto spesso accade che siano degli obiettivi senza senso, legati a una sana botta di culo o che – in mancanza di idee -artificialmente cercano di allungare il brodo. Semmai riesco a mettere insieme quelle sette-otto milioni di parole per tirarne un post di media lunghezza, avremo modo di riparlarne, certo! 😉

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  5. Fratello Bavon, oh tu che sei così abile nel allungare brodi con classe e dettaglio! Che dire, nel mia piccola testa bacata è da parecchio che frulla una malsana idea che per certi versi è simile alla tua: Mi piacerebbe prendere i vecchi post e correggerli, aggiornarli e renderli un po’ più frescacce moderne! Son tanti, ma lo vedo quasi come un cammino zen, per ricordarmi che anche se raramente qualche idea gagliarda anch’io l’ho avuta!

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    1. Fratello Gionni, hai la mia benedizione! Ti benedice anche il criceto nella mia testa frullante, che è poi l’ispiratore di queste esternazioni a tastiera in libertà e pensiero talmente laterale che cade di sotto ogni due per tre e tocca ogni volta recuperarlo. Il problema è che a ogni recupero è sempre più rintronato.
      La provocazione che ho lanciato talmente male che pochi hanno avuto il guizzo di raccogliere e rilanciare è proprio nella tua malsana idea e – guarda il caso – senza nemmeno un refuso 😉 In hoc signo vinces.
      Fratello Gionni, vai e tira fuori dal retrobottega della webbettola qualche buon usato, rivernicialo, riaggiustalo e vendicelo a prezzo pieno. Perché questo si chiama “valore aggiunto”! E non ci deve manco pagà l’imposta!

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  6. Prima di tutto, grazie per il premio, ma sono di parte, mi piace sempre leggerti, leggere in generale e leggere fino in fondo. Non vorrei “cantarmela e suonarmela”, ma credo di essere migliorata nel tempo e i miei primissimi articoli mi demoralizzano un po’. Però non li riciclo, in fondo sono fiera del mio personale aggiornamento.

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    1. Orgoglio blogger! Altro punto di vista interessante. Conservare la memoria di come eravamo/scrivevamo. Guardare avanti e avere il passato come humus. Alcuni post di giovinezza hanno su di me lo stesso effetto che hai descritto ed è bello dal confronto sentire di essere migliorati.
      Felice che il “premio” sia stato gradito 😉

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  7. Io non riciclo. Non ce la faccio, perché quello che scrivo è frutto del momento, delle emozioni che mi distruggono in quel preciso lasso temporale. Scrivo di temi simili, ma evito di correggere cose già scritte. Non chiedermi perché, forse perché non mi piace correggere neanche le cose che ho scritto al momento, vai te a sapere.
    Al massimo riciclo articoli mai pubblicati, ma questo voi lettori non lo sapete, quindi è un riciclo mio, ma oscuro a voi.
    Riciclare è tornare indietro e al mio blog, fare inversione a U, non piace. Mi è già difficile, molto difficile, proseguire… figuriamoci tentare di riprendere il passato

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    1. Altro punto di vista quello “delle emozioni che mi distruggono in quel preciso lasso temporale”. E’ comunque riciclo quello degli articoli non pubblicati, perché comunque ritorni su un qualcosa di già impostato e terminato che però in quel momento non ti ha soddisfatto. Se poi lo hai lasciato a metà e lo termini in un secondo momento, allora concordo con te che è un’altra cosa.
      Non concordo invece su due aspetti: “correggere” e “inversione a U”.
      “Correggere” intendo correzione solo dei refusi e degli error, della forma di una frase, piuttosto che della punteggiatura; il riciclo che intendo è una correzione di rotta, non un’inversione a U. Legittimo cambiare idea, ma allora ci troviamo di fronte a un nuovo contenuto.
      Un correzione di rotta, resa possibile al fatto che hai fatto esperienza di altri viaggi e ora sai affrontare meglio (o con più consapevolezza) quello stesso tratto di strada,
      Sto notando nei commenti contrari al riciclo che è inteso spesso come “ritorno al passato”. In parte lo è, ma non è ripetizione del passato, non è nostalgia nostalgia canaglia. E’ un punto di nuova partenza, più consapevole e avendo nello zaino qualcosa di tuo e soltanto tuo.

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      1. Di solito completo articoli lasciati a metà o trequarti perché, dopo averli iniziati, le idee svanivano tipo Casper ehehe. Adesso ho capito meglio l’operazione riciclo, ma non penso di essere il blogger giusto per questo tipo di attività. Sarà che non mi ricordo cosa ho scritto, sarà che mi piace reinventare il personaggio scrivente ogni anno, ma riciclare gli articoli con nuove conoscenze non mi è proprio. Gli articoli sono istantanee, per me, istantanee che hanno la proprietà della foto: immortalano, per sempre, un momento preciso. Non si può tornare indietro, riprenderla e correggerla. Quel momento era così: sgrammaticato, coerente, legittimo, strano, incauto e via dicendo. Sono momenti/fotografie che non intendo correggere con il photoshop dell’esperienza. Quello ero, se leggi l’articolo di oggi, quello sono. Lo leggerai domani? Ecco che hai una visione di un Zeus di un giorno fa, diverso da quello del prossimo articolo.

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        1. Il tuo approccio “fotografico” l’ho ben compreso e lo trovo un punto interessante, anche perché è ciò che accade anche a me. Nei tre “Fantasmi del guscio” trovi una fotografia di me in quel preciso istante nelle differenze, nelle variazioni di modo di esprimere, ma c’è un leit motiv (la parte invariata) che è costante nel tempo. Sono diverso ogni momento che passa, ma un fondo unico, immutabile, profondissimo, il Me stesso, l’Anima, lo Spirito è sempre quello. Muta, evolve, ma non sovverte, ribalta, stravolge la scintilla primigenia. Come dice il vecchio adagio: “chi nasce tondo, non può morire quadrato”. A me che sei un doppelganger 😉
          Infine, non intendo una correzione delle fotografie con Photoshop, un “trucco”, un abbellimento artificiale: il presupposto è essere sinceri, onesti sia con se stessi sia con gli altri.
          Il tuo approccio del “cogli l’attimo e scatta” mi piace, però in tutta sincerità il riciclo lo facciamo in ogni momento: quando ci rinnoviamo, quando miglioriamo, non inventiamo nulla di nuovo, sommiamo delle esperienze, sottraiamo degli errori. Il tutto viene moltiplicato dalla nostra “intelligenza” e passione, eventualmente diviso dalla stupidità (l’attimo del coglione viene a tutti, per alcuni può essere più persistente) e dalla sfiga 😉

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          1. Non intendermi male con i termini photoshop, abbellimento e cambiar pelle in maniera radicale, cerco di spiegarmi alla buona, che si sa mai che poi pensano che sto diventando un blogger colto e intellettuale. Cosa che non succederà (non nel breve periodo): rimango sempre un blogger che saluta il Grande Capro e poi fa ciao ciao alla grammatica.
            Battute a parte: il cambiamento è un salire sulle spalle di quello che eri, togli il brutto e tieni il bello. Io cerco di cambiare, il problema è che, non guardando indietro, non mi ricordo mai bene il cambio.

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            1. Intenderti male? Per carità, non avere dubbi. Se io ne avessi, te lo chiederei. Qui si chiacchiera davanti a una pinta di grog, no? E se ti viene di sputare a terra, fallo pure tanto poi ci pensa Narciso a pulire (eheheh), basta che non mi prendi gli stivali.
              Photoshop, nell’accezione più comune, sa di posticcio, di artefatto, perciò mi sono sentito di specificare il significato che ho percepito, Per il resto tutto chiaro.
              E dopo questo sproloquio, una bella cerveza mi ci vorrebbe proprio!

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              1. Io sputo nella sputacchiera di bronzo, voglio sentire il ping del canestro e della vittoria.
                Sì, photoshop sa di posticcio, ma il 90% delle foto che si vedono sono ritoccate su photoshop e/o modificate a posteriori, per questo non è l’accezione negativa. Solo una descrizione di un processo che non mi è proprio – motivo per cui non diventerò mai un blogger di fame, ma rimarrò un blogger affamato.

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  8. Argomento interessante.
    Che dire,,, si cerca di fare post evergreen ma non sempre -specie agli inizi-ci si riusciva.
    Riciclare? Perché no, ma cerco di farlo dando sempre qualcosa di nuovo, e non una replica.
    Ad esempio, tre post con lo stesso argomento, dopo 3-4 anni li ho riuniti in una megaclassifica unica, per dire^^

    Moz-

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    1. Nulla si crea, tutto si trasforma. Il riciclo nella scrittura si può sintetizzare anche così. La ricerca a tutti i costi dell’originalità e della novità è un ottimo stimolo e obiettivo, ma non è detto che le cose migliori ricadano esclusivamente in questa categoria. La replica pedissequa non paga nemmeno ai fini del SEO. Google ti penalizza.
      Bentornato Moz, era un po’ che non ti affacciavi da queste parti (ti seguo e immagino i motivi). Fa piacere risentirti.

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    1. Signora mia 😉 non ci sono più i cassonetti di una volta e pensi lei, pensi…oggi nemmeno più si usano le parole, ma dei segni o basta un’immagine! Signora mia! Ai nostri tempi la cabina telefonica (funzionante una su tre), le lettere alla posta (che se le perdeva una su due), ah che ricordi…;)

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      1. i cassonetti? Li apri con la scheda e vieni schedato 😀 Che tempi! Certo era meglio una volta. Meno tecnologia e potevi prendertela con Telecom per le cabine, con le poste per le lettere, col netturbino per il rusco. Adesso? Tutti virtuale ma le perdite ci sono loo stesso

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  9. Sai che ho tentato anch’io un esperimento nel mio post del rientro di tre giorni fa? Tra i vari link ho messo anche quello a un mio blog “segreto” che ho attivato la scorsa estate. Ero curioso di vedere quanti avrebbero seguito il link e mi avrebbero espresso sorpresa o chiesto notizie del nuovo blog. Per il momento, ancora nessuno. Dubito anche che qualcuno si sia accorto che il link c’è.

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    1. Mi hai incuriosito. Sono riandato sul tuo post dell’Autobiobibliografia, che ho letto, e mi ricordavo di un solo link evidente (sulla parola Francesca, alla fine del post). Punta su un articolo e non a un nuovo blog…lo hai nascosto bene 😉
      Sputa qualche indizio, dai.

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        1. A pie’ pagina se non ricordo male ce ne sono tre.
          Confermo che a pie’ pagina nessuno clicca nemmeno quando c’è scritto “vai all’indice…”;)
          Si vede che il lettore è stremato almeno nel mio caso. Andiamo tutti di corsa in una bulimia di “cose da fare”.

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