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Giovedì gnocchi

Da “Priscilla, la regina del deserto”

Questo post non si pone l’ambizioso obiettivo di scoprire il mistero del più classico dei menu del giovedì. Da un’insulsa usanza, un titolo insulso per un post insulso. Navigante avvisato.

Giovedì, oggi è giovedì…un’afosa, soffocante sera di un giovedì di agosto. Porca miseria è già giovedì! E’ già quasi trascorsa una settimana delle tre di ferie, dopodiché ritorno al lavoro, al delirio metropolitano, alle polveri sottili, al parcheggio all’O.K. Corral, all’emergenza idrica, alle “bombe d’acqua”, ai tombini tappati e le vie allagate. Sempre che decida a buttare un po’ di pioggia su questa riarsa terra. Angeli stitici? Giove Pluvio con problemi di prostata?

Il riscaldamento del pianeta, di cui già si parlava quando ero ancora dietro un banco di scuola, abbiamo scoperto essere una “bufala”, un “fake” per dirla come quel faccia di cool del Presidente degli Stati Uniti d’America con i capelli più “fake” che un parrucchiere abbia mai creato e con un programma di politica interna ed estera che speriamo si riveli davvero un “fake”. Previsioni del tempo in Corea del Nord: perturbazioni in arrivo, previste abbondanti precipitazioni di tritolo e altri metalli pesanti. Speriamo che le previsioni del tempo non ci azzecchino.

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Racconti poco intelligenti

“Ascolto storie d’amore. Gratis.”. Foto scattata da mia sorella Giorgia alla Stazione Centrale di Napoli.

In quel Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, ovvero una delirante introspezione del mio personale rapporto tra l’Idea, il Blogger-che-è-in-me (esci da quest’orrido simulacro) e quello che ci sta in mezzo, un altro post per I.Blogger, la rubrichetta votata all’ O.T. a manetta e a questa mia indomabile pulsione al ‘tip-ritap-tiri-tap-ta-tap’ su una tastiera, che definirla ‘scrivere’ mi pare troppo.

Ispirato e liberamente tratto da ‘Canzone contro la paura’ di Brunori Sas

Scrivo racconti poco intelligenti, che non li capisci subito e forse nemmeno se li rileggi. Racconti buoni per andarci al bagno, racconti che – se vuoi – li puoi stampare e sono buoni da accartocciare, sono racconti un poco irriverenti. Insomma racconti come me, che ho perso parecchi capelli e la barba che ho fatto crescere per compensarli, ormai è a pois grigia e bianca,
Racconti per chi non ha voglia d’abbaiare o di ringhiare, racconti tanto per scrivere, racconti che parlano a chi vuole condividere e chi non vuole essere cinico e smettere di credere che il mondo possa essere migliore.

Perché alla fine, dai, di che altro vuoi scrivere?
Che se ti guardi intorno non c’è niente da raccontare. Solamente un grande vuoto che a descriverlo ti fa male. Perciò sarò superficiale, ma in mezzo a questo dolore, a tutto questo rancore, a tutto questo rumore, io scrivo anche solo per me.

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Ghost in the Fingers [4.0]

Ghost in the Fingers. “Fantasma nelle dita”, questo il titolo dell’appuntamento che questa volta passa l’Oste, perché il solito convento si è rifiutato per decenza e carità cristiana. Un appuntamento che mancava da oltre tre anni e nessuno ne sentiva la mancanza. Nessuno neanche se n’era accorto, visto che gli unici testimoni oculari, due generosi blogger che vi hanno appuntato la stelletta di apprezzamento, sono spariti dalla blogosfera: per loro, un appuntamento fatale. Meglio del film The Ring: leggi quel post e di te rimarrà solo cenere di bit.

Un divertissement, vizio privato di scrittura, in cui le dita si muovono libere, con l’unico limite di una traccia scritta tanti anni fa e che si rinnova solo in alcune parti, proprio come un update versione [numeroprogressivo.0]. Questa è l’update [4.0]. Ho un tarlo ormai assunto a tempo indeterminato: falangi, falangine e falangette hanno sviluppato una loro coscienza e la consapevolezza di Sè. Dita sospinte da un fantasma, un “ghost” simile a quello del bionico agente Motoko Kusanagi (una gran gnocca di fantasma!), protagonista di Ghost in The Shell.

Un appuntamento che, come i protagonisti attirati dal video proibito in The Ring, ha attirato inesorabilmente le mie dita verso la tastiera, visto che dal 30 marzo al cinema è in proiezione la versione “live action” di Ghost in The Shell, acclamato capolavoro dell’animazione di Mamorou Oshi, ispirato ai manga di Masamune Shirow.

Tip-ritap-tiri-tap-ta-tap. Le mie dita stanno andando. Chi ha stomaco e coraggio, mi segua…

Frame della scena mitica dell’inizio del film Ghost in The Shell (1995)

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Scrivere, un libro di Anne Lamott

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“Ma non si può insegnare a scrivere”, mi dicono. Io rispondo: “E tu chi cavolo sei, il Magnifico Rettore dell’Università di Dio?”. La scrittura ha moltissimo da offrire ed è piena di sorprese. La più bella e preziosa è che imparare a scrivere vuol dire anche, e prima di tutto, imparare a vivere” (cit. Anne Lamott).

In quel Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, ovvero una delirante introspezione del mio personale rapporto tra l’Idea, il Blogger-che-è-in-me(esci da quest’orrido simulacro) e quello che ci sta in mezzo, mi capita tra le mani questo libro di Anne Lamott, scrittrice finita nella Hall of Fame dello stato della California (mica Sgurgola!). Finalmente in I.Blogger, la rubrichetta votata all’ O.T. a manetta, un post al suo postO: scrivere.

“Scrivere. Lezioni di scrittura creativa” di Anne Lamott, pubblicato da De Agostini nel 2011, può attirare il lettore per i motivi sbagliati. Chi si aspetta un manuale per migliorare il proprio stile di scrittura fa bene a girarne alla larga, onde evitare di rimanerne deluso. In Rete, diverse recensioni o commenti negativi dimostrano che chi ha letto il libro non ne ha colto il reale spirito ed è rimasto fermo al titolo e sottotitolo. Il sottotitolo “Lezioni di scrittura creativa” è frutto di una spinta marchettara e ruffiana. Il titolo originale del libro di Anne Lamott, pubblicato la prima volta nel settembre 1994 negli USA dall’editore Pantheon, è “Bird by Bird. Some Instructions on Writing and Life”.

Il titolo italiano gioca al rialzo sulle reali intenzioni dell’autrice dichiarate nell’originale: “qualche suggerimento sulla scrittura e la vita”. Per capirne lo spirito correttamente, al potenziale lettore basta girare il libro e leggere la quarta di copertina, in cui l’autrice racconta la genesi di questo libro:

“Trent’anni fa il maggiore dei miei fratelli, che allora aveva dieci anni, si trovò alle prese con una ricerca scritta sugli uccelli, per la quale aveva avuto tre mesi di tempo e che doveva consegnare il giorno dopo. Eravamo a Bolinas, nella nostra casetta di villeggiatura, e lui era seduto al tavolo della cucina con le lacrime agli occhi, tra fogli di quaderno, matite e libri sugli uccelli ancora intonsi, sopraffatto dall’enormità del compito che lo attendeva. Mio padre allora gli si sedette accanto, gli mise un braccio sula spalla e disse: ‘Un passo alla volta, figliolo. Un passo alla volta’

“Bird by bird, buddy. Just take it bird by bird”

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Burnout Revenge: vendetta di uno stress mentale

Burnout Revenge (Xbox 360): manna per l’automobilista frustrato, catarsi dello stress mentale da traffico metropolitano. Se riuscite ad arrivare alla fine del post scoprirete cosa c’entra…o forse non c’entra per nulla.

Continua il Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, una delirante introspezione del mio personale rapporto tra l’Idea, il Blogger-che-è-in-me(esci da quest’orrido simulacro) e quello che ci sta in mezzo. E visto che questo è il terzo post con tale farneticante tema, si battezza la nuova rubrichetta votata all’ O.T. a manetta: I.Blogger. Se già ne avete avuto abbastanza, l’uscita è in alto a destra (we meant no harm to left-handed people).

Perché scrivo? Nell’ordine risponderei: 1) non lo so; 2) perché mi viene così; 3) beh…per momenti come questo. Quando “dentro” ti trovi immerso in una soluzione liquida, <BZzzsssT!> sinapsi cortocircuitate, <Flash!> sprazzi di idee, <BANG!> impressioni, <WHhooOSH!> spunti, pensieri accavallati uno sull’altro come quel gioco che da piccoli facevamo in cortile: la cavallina nella variante lunga, dai risultati prossimi all’ammucchiata selvaggia con effetti devastanti sulla spina dorsale di quelli che stavano sotto. Piegati e avvinghiati, uno alla schiena dell’altro, i componenti di una squadra si disponevano in una lunga catena; il primo dell’altra squadra prendeva la rincorsa e doveva saltare il più avanti possibile sulla schiena di quei poveretti in fila, i quali dovevano mantenere l’assetto senza cedere. Assestatosi “in groppa” il primo, il secondo seguiva e così via tutto il resto della squadra dei “saltatori”; qualcuno, però, si lanciava con troppa foga, atterrava scompostamente, andava vicino all’incrinamento di un paio di vertebre del malcapitato di sotto nella fila indiana e, rimbalzando malamente, ricadeva di cranio. Bene, i miei pensieri, sensazioni, idee e impressioni stanno giocando a questa variante di cavallina…

Scrivere mi permette di passare dalla parte della squadra dei “saltatori”…

…O forse no. Ma mi piace pensare che sia così.

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People jailbreak #2: i.Got The Power!

People Jailbreak © 2016 ReBavon

People Jailbreak © 2016 ReBavon

Dopo l’esordio nella rubrichetta The .XXX files, dedicata a sfoghi poco ripetibili e assortimento di facezie a grandinata, non pensavo di dare un fratellastro al primo “People Jailbreak”. Scusate, ma m’aggia sfucà n’goppa a stu fatto. In questo secondo episodio: dal “touch screen” al “mortacc’ screen”.

Vi sarà sicuramente capitato di scrivere un commento o un post dalla micragnosa tastiera dell’appendice tecnologica, “always on”, che ci portiamo sempre appresso e che, nell’evoluzione dell’Homo Insipiens, renderà il collo naturalmente inclinato di oltre 10° gradi, postura che – al nostro attuale infimo stadio evolutivo – genera la cosiddetta “Sindrome Text Neck” (o del torcicollo), a 14 kg di peso in più nel tratto cervicale superiore, a sovraccaricare le fibre superiori dei muscoli del trapezio, e – mai ‘na gggioia! – può portare la colonna vertebrale fuori allineamento.

Ho installato da molto tempo l’applicazione WordPress sul mio i.DumbPhone: dovunque sono, posso scrivere sul b(av)log. Il sogno bagnato di un qualsiasi grafomane è diventato realtà e, non so se “La vita è un sogno“, ma ora so  la risposta giusta da dare a Marzullo: i sogni aiutano a vivere meglio!…Oltre a dirgli un altro paio di cosette sul suo fondamentale contributo alla recrudescenza della mia uallera abboffata e, finanche, a tracolla.

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Anche un blogger ha un cuore

Viaggio-allucinante
Continua il Viaggio Allucinante al Centro del Blogger, iniziato con “Ogni blogger è un killer“, una delirante introspezione del rapporto tra l’Idea e il Blogger, così si piace definire il mentecatto che scrive in evidente delirio di megalomania e di auto-proclamata rappresentanza di una categoria che, a stento, viene riconosciuta. Con una certa pudicizia e malcelato orgoglio quella rara volta che ti azzardi a dire “Sai, ho un blog…”; se ti dice male:”Ah anche io! Mi dai l’amicizia?“; se ti dice bene:”Ah, scrivi sull’Internet(te) una specie di diario…”.

Partorito come un bimbo “settimino” questo post avrebbe dovuto avere una gestazione meno frettolosa, ma visto che ogni anno 40.000 neonati, il 7% circa delle nascite, vengono alla luce pretermine, occorre farsene una ragione e dedicargli tutte le attenzioni per accompagnarlo gradualmente nel suo cammino verso l’autonomia e la maturazione, fino ad arrivare “al passo” con gli altri piccoli post già pubblicati. Perciò siate pure spietati con quell’ansioso del “padre”, ma abbiate amorevoli commenti per questo post(icino). Nel vostro cuore. Perché anche un Blogger ha un cuore.

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Road to nowhere. Destination Anywhere

priverno-stazione

Ho proprio bisogno di un viaggio.

Titolo: Cari amici vicini e lontani,

Sottotitolo: tra poco, sarete tutti mooolto lontani.

Ho proprio bisogno di un viaggio! Un viaggio di quelli esagggerati, di quelli da tramandare a memoria della mia famiglia, tutta dal sesto grado a scendere. E invece no! Eccomi spu(n)tare – chi col Bava si accompagna, di sputo si bagna – sui vostri schermi anche se proprio non ne avvertivate il bisogno e, più probabilmente, vi spingerà a ben altra e più fisiologica impellenza; certo sarebbe meglio per tutti che le vostre pupille si stessero consumando sul fondoschiena di qualche conturbante bagnante (maschio o femmina), piuttosto che su questo cannone a cristalli liquidi, fosfori o fotoni BUM!

Secondo tentativo

Ari-titolo: Cari amici vicini e lontani

Ari-sottotitolo: siete ormai vicini (più o meno)

Il “cappello” che vedete appena qualche riga su nient’è che l’inizio di un buon proposito scribendi prima della partenza per un viaggio che in altri momenti mi ha portato ad attraversare la Francia da Lione a Brest, a sedermi a un tavolino di prima mattina nell’entroterra di Creta e sorseggiare, invece di un caffè o un cappuccino, un distillato tra 40 e 65% di grado alcolico, la τσικουδιά (tsikoudia); nella terra dei Vichinghi, da Stoccolma all’isola norvegese di Runde; a percorrere la Romantische Straße in terra teutonica; all’incontro con una balena a sud di Zanzibar; alla “Mia Africa” in Botswana; al mio morso alla Grande Mela; sulle orme di Sandokan in Malesia o, ancora, in Sri-Lanka tra i dagoba sotto lo sguardo vivo di statue di Buddha – sdraiati, seduti o in piedi – che sembrano non guardarti, ma ti vedono benissimo.

Tanti viaggi che ho avuto la fortuna di fare e tanti altri che ho semplicemente immaginato di fare. Beh basta il pensiero…o no?

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Ogni blogger è un killer

Idea Killer © Work Wankers – http://workwankers.com/

Idea Killer © Work Wankers – http://workwankers.com/

Io sono un killer. Quando una diafana sensazione, evocata da una miscela di memorie remote ed esperienze contingenti, si sporge oltre quel confine che la promuove a sensazione cosciente, non ha più scampo. Il suo destino è segnato.
Le si fanno intorno, come sirene agli scafi degli antichi navigatori, emozioni e sentimenti, che impartiscono una spinta decisiva a questo contenuto cosciente e ancora allo stadio puramente cognitivo: entra nella mia “memoria di lavoro”, che conserva traccia di una mole, non censita, tuttavia imponente di precedenti dati.

La sensazione cosciente entra in una stanza, ma si rende conto che non è sola. Ve ne sono altre, tutte in competizione. Prende posto al banchetto: davanti c’è la commissione, formata da un unico esaminatore, che farà poi una scelta, la selezione di un singolo vincitore. In questa competizione “chi vince, piglia tutto”.

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Il gladiatore

W. Eugene Smith  Alert Soldier, Saipan  1944

Alert Soldier, Saipan (c) W. Eugene Smith,1944.

Sigarettina…

Eh sì sigarettina che iNspira il fumo, ispira la prosa…e anche qualcosaltro più intimo e personale. Del tipo irripetibile onde evitare scurrilità. Almeno, non subito, a inizio del post.

Una Chesterfield? Una Lucky Strike? No. Pall Mall? Nemmeno. Le ho fumate tutte e tre in passato. Sono un fumatore infedele per principio, tanto poi le sigarette le fa sempre la Filippo Morri o qualche suo conoscente di lobby. Ho scelto di fumare proprio quelle sigarette citate, non perché “nel programma sono presenti inserimenti di prodotti a fini commerciali“, ma per un preciso omaggio alla Storia: le prime sono le preferite di Humphrey Bogart, le altre le fumavano e regalavano i soldati dell’esercito americano quando sfilava per le strade delle città liberate dal fascismo e dal nazismo. Una volta, nei momenti in cui avevo bisogno di fumare “forte”, avrei scelto una Camel o una Gauloise o se, nel volermi fare proprio del “male”, desideravo anche godere, una Marlboro Rossa. Questo è il vero sadomasochismo del fumo.

Fatto sta che ho acceso una Winston. Una Winston Blu.

E perchè? …La storia è che ho un caro amico che vive in Grecia in quel di Thessaloniki (splendida gente e città per un napoletano come me!) e fuma Winston Blu. Sono andato a trovarlo di recente e mi sono convertito tra una chiacchiera, un Nescafe’ frappe’, l’ottimo gelato che produce artigianalmente e una sigaretta. Ritornando a casa, nel ricomprare le sigarette, m’è venuto spontaneo Winston Blu. E’ un modo per fumare in sua compagnia.

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Quel mago di mio fratello JacOz

oz“E ricordati, mio sentimentale amico, un cuore non si giudica solo da quanto tu ami, ma da quanto riesci a farti amare dagli altri.” – Il Mago di Oz.

SA-CRI-PAN-TE! Sacripante, tanta la meraviglia per lo tsunamico commento di Jaco al mio umile ma onesto post “Aloha”, che mi si è risvegliata una cellulla pazza di memoria tirandomi fuori un verso di un sommo poeta di quando l’Italia era famosa per essere terra di poeti, santi e navigatori. Quando ero giovane, eravamo già ridotti a una citazione su una maglietta “Italians do it better”, ora “Bunga bunga”. Le spoglie dell’Alessandro Manzoni perciò non resteranno attonite al nunzio del suo verso che sto per dedicare a Jaco: Jaco di mille voci al sònito, mista la sua non ha.

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Fratelli di joypad

Autori: Jaco72 e RedBavon

Reazione a caldo in seguito alla presentazione Nintendo all'E3-2015

Reazione a caldo in seguito alla presentazione Nintendo all’E3-2015

Nel mezzo di cammin di nostro videogioco, mi ritrovai per un forum oscuro, che la diretta via era smarrita, quando vidi costui nel gran diserto e gridai a lui «qual che tu sii, od ombra od omo certo!». Rispuosemi: “Son omo certo e il mio nome è Jaco720colonel”. Deh! – pensai – un altro della fratellanza cui appartengo di quelli che han perduto il ben de l’intelletto. Allor si mosse, e io li tenni dietro.

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Aloha

AlohaAloha…aloha sì aloha…l’unico fetentissimo modo per sentirmi al mare dei tropici sotto l’ombra di una palma sorseggiando con una cannuccia – con tanto di fottutissimo ombrellino “made in China” – un liquido alcolico a caso contenuto nella metà di un cocco appena colto dalla palma di cui sopraAAAAAAAAHHHhhhh, goduria.

Vabè ritorniamo a bomba alla realtà e l’unica goduria che è a portata di mano sono queste Tenerezze all’albicocca confezione da 250 gr che, se non sto attento, me la finisco prima del termine di questa n-sima mia. La marca dei nefandissimi biscottinini mi rifiuto di dirvela…Tanto già avete indovinato.

Benvenuti, dunque, a un altro appuntamento alla rubrica The .XXX Files, la cui cadenza non è settimanale nè mensile, ma la sua periodicità si ottiene lanciando un dado da 20 e applicando dei bonus o penalità secondo di come è andata la giornata. Quindi, se siete atterrati su questa pagina, aspettandovi grandi rivelazioni o ricette di prelibatezze o, ancora, consigli indispensabili per l’outfit ideale per l’apericena, cambiate direzione al browser perchè qui – in rigoroso ordine – non vi svelerò gratis il Quarto Segreto di Fatima, al massimo potrete trovarvi la ricetta della bomba alla crema e, se insistete con l’accoppiata outfit-apericena, il “vaffa” è assicurato…Un libbbberatorio, taaaanto libbbberatorio “vaffa”.

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Vergognose prestazioni

Pittura murale nel Lupanare negli Scavi di Pompei

Pittura murale nel Lupanare negli Scavi di Pompei

Vergognose prestazioni. Continua, anche se non “a grande richiesta”, la serie di The .XXX files : mai  titolo fu più appropriato per dare in un diversamente alto-secondo la forma alle idee che in questo momento occupano la mia cabeza e che altrimenti richiederebbero l’edizione tascabile (ma comunque sempre poco comoda) di Guerra e Pace. Impresa bignamesca.

Ore 23punto22, sfiga di un minuto e avrei potuto esibire la prova cabalistica di essere “(bis)unto dal Signore”; infatti, il “23” nella smorfia napoletana è “o’ scemo”. Tutto torna.

Tale e’ l’orario che indica, anzi indicava l’orologio che mammaMicrosoft ha elargito aggratis dentro WinPus <inserire un qualsiasi numero che va da 95 a 8> e dire che ci poteva spillare degli altri soldi con la scusa dell’ennesimo aggiornamento all’upgrade della beta release 2.1/c del suo sistema (in)operativo. Ora strana per iniziare a scrivere una lettera in formato “digitale”; infatti, la inizio soltanto perchè non so nemmeno dove voglia andare a parare, figuratevi immaginarmi un finale. Questa volta la beta release ve la propino io…alla facciaccia di Billo Gatto. Purtroppo aggratis. Perciò rimango povero.

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Mai dire basta

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Mai dire basta. Il titolo è tutto un programma. Se state pensando che questo mentecatto che si crede un blogger-una-ne-(male)fa-cento-ne-pensa, si sia lasciato sedurre dalla banalità di uno dei film della serie dell’ agente-più-figo-che-c’è al secolo Bond, James Bond, non potete che sbagliare grossolanamente e di brutto. L’agente 007 (…secondo me si allude al Q.I.) mi sta sulle bbballe, anche se è innegabile che – tra gli attori che si sono alternati in tale ruolo – Sean Connery abbia fascino che mi rende verde d’invidia più della verde Irlanda.
L’ ispirazione per tale titillante inizio viene direttadiretta da uno di quei colorati cartelloni in cui non appare mai l’immagine degli attori, solo il titolo sparato a caratteri cubitali: i cartelloni pubblicitari dei film porno. Retaggio ormai antico di luoghi che hanno perso la selezionata clientela a causa del web, un concorrente spietato con un’offerta più comoda, per lo più gratuita e anonima. Diversi anni fa lessi un libro di Geert Lovink “Internet non è il paradiso”, molto più umilmente e prosaicamente mi viene da storpiare quel titolo in: “Internet è un grande bordello”. Digita http://www.google.it, inserisci nel campo della ricerca il testo “sex” : 790 milioni di pagine, trovate in 0,18 secondi.

Tutto vostro fino in fondo” è stato il primogeMito a essere tirato fuori dal torbidume umidiccio della mia scatola cranica; “Mai dire basta” è l’ (in)degno “fratellastro”, generato dal risalire in superficie del ricordo di tanti taaaanti anni fa , quando la mattina per recarmi in quel dell’ufficio a Napoli passavo davanti alla facoltà di Giurisprudenza, dove due cartelloni pubblicitari facevano bella mostra di ingegnosi titoli di film vietati al pubblico minorenne e – dulcis in (pro)fundo – il tragitto dell’autobus prevedeva due fermate proprio davanti a due di questi cinema con le lucine rosse (pure dopo Natale). La mia cultura in fatto di cotanta produzione cinematografica è pertanto aggiornata…al 1997. Anno inaugurato con solerzia esemplare dalla classe politica con la Legge 2 gennaio 1997, n. 2 “Norme per la regolamentazione della contribuzione volontaria ai movimenti o partiti politici” Art.1 (Destinazione del quattro per mille dell’IRPEF al finanziamento della politica) […] Art. 4 (Disposizioni transitorie) “Per l’anno finanziario 1997, il Ministro del tesoro, con proprio decreto, da adottare entro il 28 febbraio, ripartisce a titolo di prima erogazione tra i movimenti e partiti politici una somma pari a 160 miliardi di lire. Un capolavoro di pornografia, parte di una trilogia che aspira a diventare un “cult”: “Tutto vostro, fino in fondo”, poi “Mai dire basta” e infine il terzo atto, ancora in lavorazione, molto controverso ma anche attesissimo dal pubblico, “Tutti dentro”. Alcune scene chiave, simboliche, che racchiudono il senso dell’intera opera, sono visionabili nel trailer, attualmente proiettato solo in un selezionato numero di sale…del Tribunale di di Napoli, Venezia e Milano. 

La verità è che cercavo solo un scusa. Era parecchio che mi fornicavano le ditine…(formicolavano?)…e bramavano di mettersi su questo popò di tastiera.

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Tutto vostro, fino in fondo

Klevan (Ucraina)

Klevan (Ucraina)

Tutto vostro fino in fondo. Questo post prende il nome da un’ omonima “opera” cinematografica appartenente al genere pornografico, il cui manifesto in bella mostra in una piazza di Napoli attirò la mia attenzione tanti anni fa. Il manifesto, non potendo esporre esplicitamente la “mercanzia”, risultava addirittura sobrio: su sfondo di colore uniforme, un verde chiaro dalla sfumatura malata, il titolo campeggiava a caratteri cubitali dal font privo delle “grazie” (e privo di graziA). Tutto vostro fino in fondo. Manifesto all’apparenza anonimo, quasi discreto nella comunicazione, al limite della negazione della funzione propria del cartellone pubblicitario, se non fosse stato in un luogo che di fatto rendeva l’innocuo messaggio inevitabile quanto un TIR lanciato a velocità smodata che scavalca il “guard-rail” e si appresta a un filotto da manuale degli automobilisti che non pensavano di essere tutti contromano.

Come una bellissima donna, che consapevole di attirare gli sguardi (e la bava) degli esemplari maschi nel raggio di un centinaio di metri, cammina con un’ indifferenza che la rende altissima tra la folla e, di tanto in tanto, lancia uno sguardo in una direzione a caso, fulminando il malcapitato homo sapiens che, d’un botto, involve nella forma pubens. Il mentecatto si fa delle strane idee, completamente infondate ed errate, giacché non sono più le cellule nervose e gliali a comandare le sinapsi, ma le cellule di Leydig con conseguente smodata produzione di testosterone. La maliarda se ne accorge, sorride di cotanta miseria maschile, ha raggiunto il suo narcisista obiettivo e prosegue la sua falcata da passerella, testa alta, appoggia il tacco, lancia le punte in alto, appoggia il tacco, fa oscillare lievemente le braccia, le gambe dritte, ben chiuse, a piccoli passi, al suono cadenzato dei tacchi, si allontana. Così quel manifesto attirava l’attenzione del potenziale pub(bl)ico e ne stuzzicava una fantasia equivoca così sottilmente da risvegliare pruriti equivoci e morbosi anche se il titolo fosse stato “Biancaneve e i sette nani”. Un grande classico del genere. Sì…ma quale genere? Signore, illuminami. E fu la luce. E arrivò la bolletta dell’Enel.

Se non fosse stato per i nomi degli attori e attrici del tutto sconosciuti, avrei pensato a un manifesto di uno spettacolo teatrale. Ma quei nomi risuonavano nella testa come “attori di teatro” quanto all’improbabile risposta di “Pozzi Moana” o “Vacca Carlo” all’appello dell’esame di Ragioneria 1 nell’aula magna strapiena di matricole del corso di Economia e Commercio. Cosa che non avvenne, io ero presente.

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Fantasma nel guscio 3.0

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Motoko Kusanagi per il manga Ghost in the Shell di Masamune Shirow

Blanca Suarez per campagna promozionale Intimissimi 2013

Blanca Suarez per campagna promozionale Intimissimi 2013

Un’irrefrenabile e inspiegabile compulsione sadomaso vi ha ghermito e obbligato a puntare su queste pagine, che non sfigurerebbero come “Posta del Cuore” sulle nostre pruriginose testate (nel muro, dovrebbero darle) di rotocalchi meno-male-solo-mensili in materia di inciucio o scandalo al sole. Certo impieghereste meglio questo tempo  a vedere “Scandalo al sole”, un tipico melodramma peccaminoso made in Hollywood della fine degli anni ’50 e che nell’ Italia dell’epoca, a causa di alcune scene, generò un’ ondata di puritana ipocrisia. Scandalo o no, m’investe il flashback all’atmosfera romantica della famosa colonna sonora e a una pancia gonfia di cocomero e semi sparsi tutti intorno nei pomeriggi della calura estiva, mentre tutti dormono e tu sei l’unico che ostinatamente rimani sveglio e ti godi quel momento di solitudine…assordante del frinire delle cicale.

Sarà sicuramente capitato di ritrovarvi immersi nella lettura (consumo?) di una rubrica del genere in una qualsiasi sala d’attesa, dal parrucchiere, barbiere, dentista, commercialista o dottore. Avete un’idea di quella sensazione e dell’assoluto vacuum che s’impadronisce di voi in quei momenti. Il senso di “vuoto” tra il dolore di una carie, aspettando quello del trapano; dello zapping tra canali televisivi dove c’è sempre –   a qualsiasi ora –  qualcuno che cucina. Vi tiro indietro il tuner digitale e le sue centinaia di canali digitali e quei cinque-sei in HD, ridatemi Telemenu’, una ricetta e utilissimi consigli di cucina ogni giorno con Wilma De Angelis su Tele Monte Carlo…e basta!

Ecco questo è il tono del post che si sta formando a quest’ora da vampiri. Un’ora tarda che ispira i vampiri e…le minchiate! Non sono un vampiro , quindi… …potete arrivarci.

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Uno, nessuno e seimilioni.

Ma cos’è?!?…Vedo quel bel punto interrogativo cicciotto che si contorce al di sopra delle vostre teste, le ciglia aggrottate e gli occhi diventano delle fessure come se voleste concentrare la vista con la stessa potenza disintegratrice del raggio laser di Goldrake…e buonanotte ai robot invasori  Dubbio e Ignoranza. Fatto sta che di Goldrake ce n’è uno, è residente in Giappone e Actarus non se la passa nemmeno bene almeno a giudicare dal controverso libro di Claudio Morici “Actarus. La vera storia di un pilota di robot“. A me è piaciuto, per cui lo consiglio. Qui a Roma dobbiamo accontentarci  di un patetico millantatore di Batman, un certo speriamo-ex consigliere regionale che – applicando il tanto sbandierato principio di equità – ruba ai poveri e ai ricchi per prendersi tutto lui. Ma allora questa palla bucherellata con dei rami spinosi cos’è?…Un nuovo modello di lampada di quei geniacci di designer di IKEA?….Una nuova decorazione di zucchero caramellato di un famoso chef punk?…Un fungo bruttobrutto?…Un nuovo cestello della spesa con l’antifurto incorporato contro taccheggiatori dei carrelli altrui?

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Stan Trek

un libro scritto da Ted Rall

Editore: Becco Giallo

Ted Rall è un GRANDE! Ted Rall è semplicemente un grande scrittore, fosse pure che s’ignori essere stato finalista al Premio Pulitzer e abbia vinto per due volte il premio per il giornalismo Robert.F.Kennedy. Avvicinatomi per la curiosa assonanza con StaR Trek, irresistibile quanto vedere il comandante Kirk che impartisce ordini dalla plancia del maestoso vascello spaziale Enterprise in calzamaglina attillata tipo ballerino di danza del Bolshoi! Stan Trek è un viaggio nell’Asia centrale post-sovietica e il Medio Oriente: lungo la Via della Seta, attraverso luoghi difficili anche da pronunciare di fila. Provateci voi, senza fermarvi: Kazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan. Ma non solo: la provincia del Sinkiang (Cina), Afghanistan, il conteso Kashmir con la Strada del Karakorum, tra le più pericolose al mondo, fino al Pakistan.

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EUFumORIA

Continua la storia di questo tabagista dell’Amore, un tossico di questo sentimento. Per chi si fosse perso la prima nicotinica storyetta, non che si sia perso molto, ma la nicotina porta dipendenza e così non ho potuto fare a meno di ritornare, come l’omicida, sul luogo del delitto (della lingua italiana). EUFumORIA.

Una storia che inizia bene (“Eu…” prefisso che indica “bene”), ci si accende una sigaretta (fumo), con una crescente sensazione di benessere e improvvisa felicità (euforia), che culmina nella fine dell’emozione (moria, morte, fine) e della sigaretta (il fumo fa male e fa morire). Se non vi spaventate per i titoli contorti e ritorti, per i prossimi 5 minuti siete miei graditi ospiti. Caffè? Sigaretta?


BloGemellaggio

Leggendo la prima ‘g’ dura come in ‘blog’

Avrete sicuramente notato sul cartello di località all’inizio di un centro abitato che ogni città, paese, borgo o frazione  è “gemellato” con altrettanti conglomerati urbani e umani situati in qualche altro angolo di Pianeta, più o meno remoto. Se Zoppola (Pordenone, Friuli Venezia Giulia) è gemellato con Tonneins (Lot-et-Garonne, Francia), se Morano Calabro (Cosenza, Calabria) è gemellato con Porto Alegre (Rio Grande do Sul, Brasile),  allora perché io no?

Così per non essere da meno, questo RedBavon’s b(av)log si è gemellato con…

<rullo di tamburi…suspANZ…>

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