Chi ha paura dei videogiochi? #14: Italia VS Rule of Rose


Nel 2000, l’attesissimo lancio della PlayStation 2 e, quattro anni dopo, quello della portatile Nintendo DS, consolidano definitivamente la diffusione del medium.
La PlayStation 2 è ancora la console più venduta di tutti i tempi con oltre 155 milioni di pezzi venduti, seguita da Nintendo DS con poco più di 154 milioni.
Negli anni Duemila possono allora dichiararsi cessate le ostilità contro i videogiochi?
No, si registra anzi un aumento.

L’ampliamento dei consumatori corrisponde, infatti, anche all’introduzione di temi più maturi e quindi a prodotti rivolti a un pubblico adulto.
Il sistema valutazione dei contenuti (ESRB in USA e PEGI in Europa) che evidenzia sulla copertina se il videogioco non è adatto a un minore, non sembra soddisfare gli emuli di Tomás de Torquemada.

Nel 2000 per la prima volta un videogioco per una console Nintendo, da sempre promotrice del divertimento elettronico per le famiglie e molto attenta ai contenuti violenti nei videogiochi compatibili per le proprie piattaforme, riceve una classificazione “M” (Mature), cioè adatto a un’età non inferiore ai diciassette anni: è lo sparatutto in prima persona Perfect Dark, sviluppato dalla britannica Rare per la console Nintendo 64.

La Chiesa Anglicana fa tuonare la sua condanna almeno in due occasioni.

Nel 2002, in seguito all’inusuale campagna promozionale per il videogioco Shadow Man: 2econd Coming: l’editore Acclaim Entertainment offre un compenso in danaro a chi esponga sulla tomba di un proprio congiunto un piccolo annuncio pubblicitario che ritrae il viso del protagonista Mike LeRoi e il logo del gioco.

Acclaim Entertainment said yesterday that it would pay relatives of the recently bereaved in return for placing small billboards on headstones, and that the offer might “particularly interest poorer families”.

cit. Game publicity plan raises grave concerns, The Guardian, 15 marzo 2002

Nel 2006 la Chiesa anglicana richiede la rimozione della cattedrale di Manchester dal videogioco Resistance: Fall of Man: gli interni della cattedrale sono l’ambientazione di uno degli innumerevoli scontri a fuoco tra umani e alieni in questo spara-tutto in prima persona in esclusiva per PlayStation 3. In Gran Bretagna la vicenda è presa molto seriamente: interviene anche il Primo Ministro britannico Tony Blair nella trasmissione televisiva Doctor Who a favore della Chiesa anglicana. Le vendite del videogioco aumentano sensibilmente e aumentano anche i visitatori della cattedrale.

Gli interni della cattedrale di Manchester in Resistance: Fall of Man

Tuttavia, le citate controversie fanno sorridere in confronto ai videogiochi accusati di promuovere comportamenti violenti o addirittura finalizzati all’assassinio; le accuse di sessismo e razzismo investono un buon numero di videogiochi, da titoli minori ai “best seller” .

Rockstar Games con GTA San Andreas, Bully e Manhunt è protagonista assoluta e le vendite di GTA raggiungono volumi impressionanti.

Parte della comunità scientifica, soprattutto statunitense, si affanna con studi e test per provare il nesso di causalità tra videogiochi e violenza, puntualmente sconfessate da commissioni governative che ne criticano la non oggettività dei criteri scientifici adottati.

Solerti amministrazioni locali americane promulgano leggi restrittive e proibizioniste: alcune non trovano applicazione, altre – come quelle dello Stato della California – viene dichiarata incostituzionale. In rispetto del Primo Emendamento, infatti, se in letteratura vi è libertà di descrivere la violenza, altrettanto è possibile nei videogiochi.

Anche l’Italia ha un ruolo in questa gazzarra: un ruolo di protagonista.

L’annucio “choc” sulla copertina di Panorama, 10 novembe 2006. Il gioco al quale si riferisce è Rule of Rose per PlayStaion 2

Per come è andata la storia, sarebbe stato infinitamente meglio che avessimo conservato la nostra sostanziale indifferenza per i “giochi elettronici”, ovvero come continua chiamarli un ex-ministro, per giunta dello sviluppo economico. (cfr. Calenda contro i videogiochi: «Causa di incapacità di leggere e ragionare», Corriere della Sera, 3 novembre 2018).

Il 10 novembre 2006, la nota rivista Panorama pubblica un articolo dal titolo “Vince chi seppellisce la bambina” e sbatte il mostro in copertina a caratteri cubitali. Il “mostro” è il videogioco Rule of Rose, sviluppato dal piccolo team giapponese Punchline, già pubblicato in Giappone e di imminente distribuzione in Europa a cura di 505 Games.

Le accuse al videogioco sono di proporre immagini di estrema violenza, sadismo, brutalità aggravate dalla giovane età dei protagonisti.

Gli fa eco il gruppo Quotidiano Nazionale (Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno, Il Telegrafo) con l’articolo: “Videogames da choc – Sbarca in Italia ‘Rule of Rose’. Un gruppo di bambine ‘gioca’ a seppellire viva una coetanea”.

Già fa rabbrividire che un giornale scriva il plurale di una parola inglese in un contesto italiano, il contenuto non è da meno. Ho potuto leggerlo grazie alla “Wayback Machine” di Internet Archive, poiché sul Quotidiano.net la pagina è stata cancellata. Il marchiano errore evidentemente è stato riconosciuto a posteriori e ci si è dati da fare per cancellarne ogni traccia dalla Rete.

Se provate a cercare sul sito di Panorama “Vince chi seppellisce la bambina” o digitare “Rule of Rose” non troverete nulla. Anche nella blogosfera i link in articoli coevi che rimandano al sito di Panorama restituiscono l’errore “pagina non trovata”. Dalla Rete è scomparsa anche l’immagine della copertina: se ne trovano solo di piccole dimensioni e di pessima qualità. Sono riuscito a trovare l’immagine della copertina di decenti dimensioni e qualità rovistando tra gli annunci dei privati nei siti di “mercatini” di vecchie riviste.

Al carrozzone mediatico si aggiungono personaggi di spicco della scena politica nazionale ed europea come il sindaco di Roma, Walter Veltroni, e il commissario europeo Franco Frattini; il Ministro della Giustizia Clemente Mastella auspica la costituzione di un’ “authority” specifica per i videogiochi. Anche il Movimento della Difesa del Cittadino si mobilita e promuove una petizione per vietare la distribuzione di Rule of Rose nel nostro Paese.

I citati “paladini dell’Ordine Morale” hanno giocato a Rule of Rose?

No, nessuno vi ha ancora giocato. La copertina di Panorama è del 10 novembre, la distribuzione del gioco in Italia è infatti prevista per la fine del mese, il 24 novembre.

Per molti motivi è improbabile che costoro possano avere acquistato sul comunque fiorente mercato d’importazione il videogioco pubblicato l’anno prima in Giappone:

1) i giochi giapponesi non sono leggibili dalle console europee;

2) ammesso che si disponga di una console giapponese, il gioco è interamente in lingua giapponese;

3) Rule of Rose ha ricevuto una buona accoglienza dalla critica in patria, ma non tale da desiderarne ardentemente un’assai costosa copia d’importazione.

Il voto “7” dell’autorevole rivista Famitsu fa Rule of Rose equivale a un gioco discreto, appetibile per una nicchia di appassionati del genere “survival horror” poiché le meccaniche di gioco sono basate prevalentemente sulla fuga, il nascondersi e l’evitare i nemici piuttosto che sull’azione di titoli ben più famosi e di successo come Resident Evil e Silent Hill.

Le uniche informazioni esistenti derivano dalle seguenti fonti: il trailer sul web, qualche anteprima sulla stampa specializzata e le copie del videogioco per i giornalisti. In Gran Bretagna le copie distribuite alla stampa specializzata saranno le uniche a essere distribuite: dopo il bailamme sollevato al Parlamento Europeo dal nostro Frattini, 505 Games decide di non distribuire il gioco nel Regno Unito.

L’allora Segretario generale del Video Standards Council britannico, Laurie Hall, non le manda a dire a Franco Frattini:

“I have no idea where the suggestion of in-game sadomasochism has come from, nor children being buried underground. These are things that have been completely made up. […] We’re not worried about our integrity being called into question, because Mr Frattini’s quotes are nonsense.”

(cit. Rule Of Rose’s UK Release Cancelled, Gamasutra, 24 novembre 2006)

“Senza senso” sono le dichiarazioni di Frattini, senza senso è tutta la faccenda. Ormai la “macchina del fango” è stata messa in moto e nessuno ne ha più la chiave.

Nel gioco non sono presenti immagini di estrema violenza, sadismo e brutalità. I contenuti non sono adatti a tutti i minori quanto non lo sono quelli di videogiochi il cui unico clamore sollevato è di avere venduto milioni di copie come per le serie di Resident Evil e Silent Hill. Nel 2006 Resident Evil conta già undici capitoli tra serie principale e “spin-off”, Silent Hill quattro videogiochi . Dunque i temi “horror” nei videogiochi non sono nuovi al pubblico né ai media.

Il titolo “choc” sulla copertina di Panorama è falso: nessun minore viene seppellito vivo nel gioco.

Rule of Rose è giudicato in tutto il mondo come adatto a un pubblico di età non inferiore ai quindici anni: in Giappone l’etichetta riporta l’età consigliata di “15 +” ; in Europa, “16+”; in Nord America, l’etichetta “M” indica un minimo di età “17+”.

Inoltre, Rule of Rose non è un gioco originale, piuttosto è un collage di idee già viste e realizzate meglio.

In primis Clock Tower per Super Famicom (distribuito solo in Giappone, 1995) è uno dei primi esempi di “survival horror” e un dichiarato omaggio del direttore creativo Hifumi Kono al film Phenomena di Dario Argento.

Più recente è Haunting Ground per PlayStation 2 (2005) con cui Rule of Rose ha diversi punti in comune: la protagonista è una giovane ragazza che si trova in in un ambiente sconosciuto e, nell’esplorazione e nell’affrontare i pericoli, può contare su un compagno canino, al quale si possono affidare dei compiti come la ricerca di oggetti o un aiuto nel combattimento.

Come accade in molti altri videogiochi, i bambini sono utilizzati come personaggi protagonisti; la particolarità di Rule of Rose è che i bambini sono utilizzati anche come antagonisti: rappresentano il nemico da sconfiggere. La giovane protagonista Jennifer assiste a ciò di cui sono capaci i bambini in situazioni estreme. Nulla di nuovo: già visto al cinema nel famoso film Il Signore delle Mosche (Lord of the Flies.1963).

Chi ha paura dei bambini? (da Lord of The Flies, 1963)

Questo contrasto è il tema centrale, riconoscibile già nel titolo: la rosa è un fiore bellissimo e profumato, ma le spine possono ferire. Nelle intenzioni degli sviluppatori la narrazione scoraggia una lettura lineare e preferisce lasciare la consecutio degli eventi al dubbio e all’interpretazione del giocatore, che ne deve ricostruire la storia interagendo con l’ambientazione. Dal cinema alla letteratura, nell’horror è una comune tecnica narrativa.

Rule of Rose, sebbene per contenuti e artisticamente non comparabile al film né al celebre romanzo di William Golding da cui è tratto, è ugualmente intriso di un’atmosfera disturbante legata a situazioni con bambini che commettono atti non socialmente accettabili, con l’aggravante della loro giovane età. Il film è stato nominato al Festival di Cannes ed è acclamato dalla critica (Rotten Tomatoes 91%). Il videogioco quantomeno non meritava la campagna di censura, per giunta adducendo accuse infondate, né tantomeno il divieto di distribuzione in molti Paesi.

Rule of Rose è un altro caso di “panico morale“: le caratteristiche sono tutte presenti.

  • La preoccupazione:
    trasmissioni televisive, stampa, interviste, interrogazioni al Parlamento nazionale ed europeo rendono manifesta e concreta la preoccupazione degli effetti negativi di tale gioco.
  • L’ostilità:
    monta ostilità sociale verso il gioco, la società di distribuzione e l’industria in generale, il videogioco è individuato come la “minaccia”.
  • Il consenso:
    la presunta “minaccia” viene percepita come reale da un pubblico ignorante in materia. L’incapacità e il disinteresse di formarsi un’idea e quindi di garantire consapevolmente la sicurezza ai propri figli genera un largo consenso per l’azione censoria dei promotori della “damnatio” mediatica.
  • La sproporzione:
    La reazione è sproporzionata alla realtà; la vendita del videogioco in Europa è vietata ai minori di sedici anni, le paventate immagini di estrema violenza, sadismo, brutalità non sono presenti. Nessun minore viene seppellito vivo nel gioco.
  • La volatilità:
    così come la reazione monta improvvisamente solo sulla base di presunzioni, altrettanto velocemente Rule of Rose scompare dalla ribalta mediatica. L’articolo e la copertina di Panorama sono scomparsi anche dalla Rete.

L’effetto di tale gazzarra ha conseguenze oltre i confini europei: 505 Games decide di non distribuire il gioco anche in Australia, in Giappone Punchline chiude battenti con soli due giochi al suo attivo.

Paradosso della situazione è che il primo gioco di Punchline è Chulip (PlayStation 2, Giappone 2002), il cui tema centrale è l’amore, talmente sdolcinato da essere distribuito in USA dai negozi Gamestop alla vigilia di San Valentino del 2006. In Chulip il giocatore interpreta il ​​ruolo di un ragazzino che, per fare breccia nel cuore di una ragazza venutagli in sogno, deve raccogliere gli oggetti per scriverle una lettera d’amore e aumentare la sua reputazione. Per farlo deve riuscire a baciare gli abitanti della città, che lo permetteranno soltanto se riuscirà a risolvere i loro problemi e sbrigare per conto loro delle commissioni.

Altro paradosso è che le scarse vendite causate dalle restrizioni nella distribuzione fanno perdere il lavoro ai venticinque dipendenti di Punchline, mentre oggi, le poche copie distribuite hanno raggiunto prezzi elevatissimi: un’edizione europea, “CIB” usata (CIB:”complete in box”) circa 230 euro; quella americana 450 dollari; quella giapponese a partire oltre i 220 dollari. Per le copie nuove tra i cinquecento e i mille dollari.

Prezzi rilevati il 31/01/2021 su Pricecharting.com

Per una volta l’Italia è al centro del mercato mondiale dei videogiochi e sbaglia su tutta la linea.

L’arretratezza culturale che vuole questo medium confinato alla stanza dei giochi dei bambini e adatto esclusivamente agli adolescenti fa altre due vittime, oltre il piccolo sviluppatore giapponese: dapprima l’industria del videogiochi che nel nostro Paese non si è sviluppata e ha perso un mercato con fatturati crescenti e ad alto contenuto tecnologico e innovativo (il confronto con la vicina Francia è impietoso).

La seconda vittima è la buona immagine del Paese.

Il panico morale non ha risolto il conflitto, ha polarizzato agli estremi le idee tra gruppi di persone, pronti a scontrarsi al prossimo episodio in quella che appare un’“escalation” d’incomunicabilità senza fine.

36 pensieri su “Chi ha paura dei videogiochi? #14: Italia VS Rule of Rose

    1. Ecco brava! Uno dei punti nodali è che ciò che si può raccontare e mostrare in un film, non può esserlo nei videogiochi perché – prendendo un abbaglio grande quanto la Muraglia cinese – si reputa il videogioco “roba da bambini”, anche con un certo sprezzo. Un gap culturale imperdonabile anche soltanto considerando i fatturati, i posti di lavoro e la spinta innovativa che muove. Da appassionato aggiungo anche un’altra possibilità di arricchimento. Non mi stancherò mai di affermarlo. Sono vecchio e tendo a ripetermi alla noia 😜

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        1. Curiosamente ci sono parecchi film con “bambini cattivi”, che fanno cose terribilmente più crudeli di quelle attribuite dalla copertina di “Panorama”, eppure non sembrano sollevare alcuno scalpore. Da “Il giglio nero” (1956) a “Joshua” (2007), da “L’innocenza del diavolo” (1993) a “…e ora parliamo di Kevin” (2011) fino a “The Prodigy – Il figlio del male” (2019), trasmesso in questi giorni da Rai4 e tuttora disponibile su RaiPlay: tutti film che mostrano azioni terribili e da brividi commesse da bambini piccoli. Tutti ignorati dalla macchina del fango: per fortuna!
          Quindi se un comportamento aberrante è mostrato in un film va bene ma in un gioco va male? I quotidiani italiani dell’epoca invitavano gli spettatori a gustarsi il film horror spagnolo “Ma come si può uccidere un bambino?” (1976) – ricopiato scena per scena da Stephen King per il suo “Children of the Corn”, dell’anno successivo – ma se invece la stessa storia fosse stata protagonista di un videogioco… metti in modo la macchina del fango, che si parte!!!

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          1. Grazie Lucio per avere citato altri film in cui i bambini sono protagonisti di violenze, atti di sadismo e brutalità. Eppure nessuno mai si è sognato di insorgere contro l’industria cinematografica per preservare una corretta educazione dei propri pargoli. Si potrebbe obiettare che questi film sono vietati ai minori. A parte che non ho mai visto nessun minore essere bloccato alla cassa del cinema perché il film non è adatto, ma anche sulla copertina di Rule of Rose era ben visibile l’etichetta dell’età consigliata. Tutta questa storia ha dell’incredibile e, già all’epoca, mi aveva lasciato di sasso per l’imbecillità del tutto, ma oggi – in occasione degli approfondimenti di rito per scrivere questo post – l’unico autentico “horror” sono i personaggi politici che ne hanno cercato di ricarvarne del facile consenso. Raccapriccianti. E alcuni di loro sono ancora sulla cresta dell’onda. Nel mio piccolo, mi sono imposto l’auto-censura ai film del novello regista Veltroni e a qualsiasi dichiarazione o schieramento politico dell’ex ministro del (sotto)sviluppo economico Calenda.

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    1. Se non fosse stato oggetto di una campagna mediatica così terrbilmente sbagliata non ne avresti sentito mai più parlare. Rule of Rose è un tipico gioco di nicchia, che – per risorse disponibili e meccanica di gioco – è adatto a una cerchia di appassionati del “survival horror”. Se Resident Evil è il tuo paradigma del survival horror potresti rimanerne deluso. Se vuoi provarlo spero tu intenda utilizzare un software di emulazione e scaricare l’immagine del disco. Il prezzo, anche della copia CIB, non è assolutamente giustificato dal valore del prodotto (anche se personalmente non trovo giustificato un simile prezzo nemmeno per un capolavoro assoluto). Un raro caso in cui giustifico la pirateria, unico modo per fare esperienza di un prodotto negato dall’idiozia di certi “personaggi”.

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  1. Articolo impeccabile come sempre: applausi per il numero di Panorama nascosto sotto il tappeto (per la vergogna) e stanato grazie alla potenza degli Archivi. Non a caso Borges li considerava un dono divino.
    Inoltre sei sul pezzo, visto che questi giorni autorevoli babbioni stanno discettando su una piattaforma come Tik Tok accusandola di tutti i peccati del mondo: la prova che la storia non insegna mai.
    Tempo fa mi sono gustato su YouTube il gameplay del gioco “Lucius”, incuriosito dal nome, con il giocatore che doveva guidare quell’infame del mio giovane omonimo a compiere azioni terribili, uccisioni crudeli e atti mefistotelici: per fortuna i giornalisti italiani sono rimasti fermi a Pac-Man, altrimenti avrebbero messo in croce pure il piccolo infame Lucius 😀

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        1. Sostanzialmente è un po’ come un misto tra un’avventura grafica (non punta e clicca) e un puzzle, dato che alcune morti richiedono procedure particolari: per esempio, schiacciare sotto il piano l’uomo della manutenzione richiede zero testimoni, perché a quanto pare la relazione causa-effetto tra Lucius e un pianoforte spostato con la psicocinesi è scontata XD

          Che gameplay hai visto?

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          1. Uh, ti parlo di non so più quanti anni fa, mi pare una vita, manco conoscevo il fenomeno dei tubari: era un tizio britannico simpatico che ai miei occhi faceva una cosa nuova, cioè riprendere il gioco ma anche in piccolo la propria faccia, ed erano divertenti le sue reazioni indignate alle azioni immorali. Non avrei mai giocato al gioco, non ho pazienza per ‘ste cose, ma l’indignazione esagerata del tizio agli atti orrendi che doveva far fare al povero Lucius era irresistibile.
            Considera che ai miei tempi, quando vent’anni fa vivevo dentro “Aliens vs Predator 2” della Sierra, la missione con l’alieno nell’espansione era un incubo assurdo perché da facehugger dovevo trovare un Predator solitario e addormentato per inseminarlo, e rinascere Predalien: oh, niente, la prima volta avrò impiegato ore di gioco in quella cacchio di missione! Non sono fatto per queste cose 😛

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            1. Bellissimo! XD
              Ma se dovessi farmi il fegato marcio a indignarmi (che ne so, in un ipotetico gioco in cui devo manovrare [un politico X] senza poterlo ridicolizzare peggio di come lui/lei riesca normalmente) beh, il gioco lo mollerei pure se l’avessi pagato 60 € XD

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              1. Un gioco c’è ed è vecchio come me:
                Campaign ’84 per CBS Colecovision.
                Il giocatore è impegnato in una campagna elettorale negli Stati Unitii per diventarne il Presidente. Il bello è che contiene ironia a palate (per quanto in una cartuccia di pochi KByte). Che ne diresti di trovare una soluzione la disoccupazione di Pet Rock o cosa faresti per il controllo delle pistole ad acqua.
                Con l’emulazione puoi giocarlo anche su un “macinino”.

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    1. Ti ho pensato Lucio! Quando ho trovato l’immagine della copia di Panorama un pensiero è volato a te 😉 Ti assicuro che sono stati davvero bravi a cancellare ogni traccia “ufficiale” dalla Rete. La difficoltà nel trovare gli articoli originali mi ha caricato ancora di più nelle mie ricerche. La censura è una brutta bestia. Anche se la Rete offre strumenti per evitare di essere imbrigliati nelle informazioni confezionate ad arte, occorre sempre avere la curiosità e la perserveranza di cercare le “risposte” da sé. Gli autori di questa indecente gazzarra fanno di tutto per tenerle entrambe a livelli minimi.
      Lucius, nonostante il primo capitolo zoppicante, ha ricevutto altri due videogiochi (il terzo capitolo è stato pubblicato di recente nel 2018) ed esiste “demake” in grafica 2D come se fosse stato sviluppato per Commodore 64. Come il Conte accennava, oltre a limiti tecnici e un’ottimizzazione non particolarmente curata, hanno raccolto pareri contrastanti. Il “demake” a mio avviso è un esperimento riuscito.

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  2. Ho due rimpianti riguardo a questa faccenda

    1) non aver giocato a Rule of Rose (avevo davvero pochi soldi in quel periodo)

    2) non aver tenuto una copia di un fotomontaggio trovato su un forum: la bambina teneva in mano una copia di Panorama anziché il libro, e la scritta era “Nella stampa sui giochini VINCE CHI SPARA PIÙ CAZZATE” XD
    Volgare, ma appropriato, data la volgarità delle argomentazioni 😀
    Il caso di Panorama fu proprio uno schifo da manuale: il cosiddetto autore dell’articolo prese una recensione già esistente e rivide qualche passaggio per far passare le proprie posizioni. Se questo è il livello del giornalismo in Italia (no, è pure peggiore) tanto varrebbe abolire l’ordine dei giornalisti e liberalizzare la professione, tanto l’ente preposto alla vigilanza è solo un soprammobile…

    Non sapevo che questa porcata avesse fatto chiudere lo studio, spero che i dipendenti abbiano poi trovato presto altri lavori e che i responsabili si ritrovino all’Inferno, costretti a giocare Cyberpunk 2077 su un 386 per l’eternità XD

    Infine, è molto buffo che certi oscurantisti non riescano a leggere i vento: in un mercato in crescita, e in cui a volte finiscono persino fondi europei, le occasioni di ladrocinio all’italiana potrebbero essere senza limiti!

    PS: la storia della cattedrale non la conoscevo, avrà fatto da sfondo a chissà quante storie di qualità variabile e i parrucconi ululano per un videogioco…

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    1. Il risultato certo di questa vicenda è che lo “shitstorm” (che in inglese pare meno volgare) funzionò egregiamente: la distribuzione del gioco, tra divieti assoluti e rinunce di 505 Games, avvenne con il lanternino. La curiosità di giocarlo montò anche a me, che non sono un appassionato di questi survival horror basati sulla fuga e il gioco del nascondino. Oggi con un i5 e una buona scheda grafica puoi ottenere risultati di emulazione PS2 decenti.
      L’oscurantismo di questi parrucconi, che ahimé spesso siedono anche in contesti nazionali e internazionali come “nostri” rappresentanti è tale da renderli ciechi e sordi. Ciò che gli interesse è il consenso. Con l’avvento dei social network per questi personaggi è avvenuta la classica “tempesta perfetta”; per fortuna solo pochi hanno capito come maneggiare i social network e hanno un seguito pesantemente radicalizzato, estremista, a tratti pericoloso.
      Le esternazioni di Calenda sui “giochi elettronici” sono inaccettabili come ex ministro dello sviluppo economico (mancava che li definisse “giUochi” come il biliardo, il flipper, strumenti di perdizione giovanile…). Dico solo: Ubisoft.
      Non sai quanto sia felice che sia un “ex” ministro. Eppure ha ancora un seguito e quando cito questo episodio non scalfisco la fede dei suoi sostenitori.
      —-
      In Italia non se n’è molto scritto nemmeno sulle testate specializzate. In UK è stato il delirio. Ci faccio un pensierino per un altro capitolo di Chi ha paura dei videogiochi? Chiesa anglicana VS Sony, che dici?

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        1. Ne ho letto un po’ durante le mie ricerche per questo post. Anche in UK non hanno il senso del pudore questi parrucconi! Non mi meraviglio più per come stanno gestendo la Brexit (oltre alla Brexit in sé)
          D’altronde quando c’è di mezzo la Chiesa, tocca farsi il segno della croce…

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      1. Riguardo a Calenda e al suo essere stato nemmeno il solito ministro, ma addirittura la solita minestra, stenderei un velo pietoso. Mi pare di ricordare le sue affermazioni tronfie circa il fatto che avrebbe vietato ai figli di giocare ai videogiochi…

        https://multiplayer.it/notizie/calenda-educazione-siberiana-figli-rifiuta-videogiochi-ma-fa-diventare-comunisti.html

        Boh, spero che diventino tutti e tre sviluppatori di giochi e pure di grande successo, così magari gli potrebbero passare una mancia ogni tanto XD

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        1. Purtroppo mi sono dovuto leggere le sue dichiarazioni prima di esplodere con eruzioni pliniana. Su Twitter le sue risposte a chi cercava di interloquire avendo un punto di vista opposto erano perfino indisponenti. Dopo avere letto masticando amaro, ho raggiunto una consapevolezza per cui ringrazio l’ex ministro: dichiarazioni di questa pochezza e argomentazione spocchiosa non meritano il mio voto, nemmeno a una riunione di condominio.

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  3. Denis

    Ricordo tutto della faccenda, i giochi nel post li conosco tutti di Shadow Man ho giocato il primo sul Dreamcast, il secondo sembrava peggiore di grafica, Rule of Rose l’ho provato ma sembrava un gioco dal budget basso, come pure Clocktower 2 che era più disturbante, ma il migliore o meglio quello più curato era Haunting Ground ambientato in Spagna in cui la bionda Fiona aveva l’aiuto del cane Hewie perchè fatto dalla Capcom.
    Di quella etichetta 505 Games ho questi giochi per Ps2 : Fire pro wrestling returns, Raw Danger e il raro Michigan Report from Hell di Suda 51.
    Ho pure il libro del Signore delle mosche ma non l’ho letto.
    Comunque so che in Germania vige ancora la censura sui videogiochi, se non ricordo male non si può mettere il sangue, riferimenti al nazismo e sostituire le persone con robot o altro.
    Comunque i giochi hanno gia il bollino per le varie fasce d’età.

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    1. Il gioco chiaramente non può essere confrontato con il romanzo se non per il tema. Tuttavia riesce a trasmettere il senso di inquietudine. Non è un capolavoro che consiglierei a tutti, ma vale la pena di provarlo per quella schiera di appassionati del genere al quale appartiene.

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  4. Matteo

    Ciao redbavon,
    articolo davvero illuminante. Ricordo molto bene quel numero di Panorama, lo avevo a casa ma ormai da tempo credo che i miei abbiano dato via tutti i numeri delle vecchie riviste.
    Mi piacerebbe però recuperarlo.
    Potresti dirmi come hai fatto a reperire la foto? Se ho capito bene, ho letto in un commento precedente che lo hai trovato su un mercatino online. Ricordi, nel caso, il sito dove hai trovato l’annuncio di vendita (o il link vero e proprio dell’annuncio)?
    Te ne sarei molto grato, grazie!

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    1. Benvenuto Matteo, purtroppo non riesco ad aiutarti perché sono atterrato su quella pagina facendo ricerche stratificate e non ho conservato il link. Ho dato uno sguardo alla cronologia del browser ma non c’è nulla. Ho provato a replicare la ricerca con diverse chiavi senza nessun risultato. Ho cercato nelle bozze dell’articolo e nemmeno lì ho trovato il link. Ho scaricato l’immagine originale e l’ho ripulita e poi ho cestinato il file quindi nemmeno riesco a risalire all’immagine con il nome del file originale. Mi avrebbe davvero fatto piacere darti una risposta positiva, ma – come descrivevo – hanno cancellato ogni traccia anche dall’indicizzazione. Quando vogliono cancellare, evidentemente ci riescono 😜

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