Fantasy, un genere sottovalutato – Ep. #1


È una giornata di pioggia battente e vento feroce, il panorama al di là della finestra è di un grigiore malato, perfino deforme e distorto se visto attraverso le gocce che punteggiano il vetro. D’un tratto, un raggio di luce penetra la coltre grigia, poi dilaga nel cielo, facendo battere in ritirata le nuvole come un esercito in precipitosa fuga. La pioggia cessa, il cielo è terso, il sole appare come una nuova rivelazione al mondo. Così Il Signore degli Anelli per me è stata una rivelazione di un altro mondo, anzi di tanti mondi, e mi ha trasportato via, lontano da questo.

Dalla prima volta che ho avuto in mano la mia copia de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien, l’immagine della copertina mi ha promesso mistero, magia e un luogo totalmente differente dal panorama di cemento e asfalto della città appena fuori dalla mia finestra.

Questa opportunità di nuove scoperte è il principio del mio amore per il genere “fantasy”.
La mia esperienza non è un caso isolato, moltissimi altri hanno mosso i primi passi, lenti ma inesorabili come in stato di “trance”, nel genere “fantasy” grazie a questo libro di J.R.R. Tolkien. Il suo successo mondiale spinse editori a ricercare autori che avessero visioni su “universi alternativi”, nuovi libri furono pubblicati e un’intera generazione di giovani lettori entrò in libreria ad acquistarli. Avete appena assistito alla nascita del genere letterario noto come “fantasy”.

In realtà, il genere “fantasy” è da sempre esistito: l’uomo ha sempre avuto l’esigenza di raccontare e farsi raccontare storie. Quando non vi erano spiegazioni razionali a determinati fenomeni, si introducevano creature mostruose ed eventi straordinari (la magia); l’innata pulsione di alcuni a spingersi oltre il conosciuto e l’attrazione fatale verso l’ignoto rendevano le storie credibili, sebbene in buona parte frutto dell’immaginazione e dell’ignoranza.

La ricerca delle origini del “fantasy” di solito porta alla puntuale citazione accademica del poema epico di Beowulf, dell’epopea di Gilgameš o dell’Iliade, ma tutte queste opere hanno in comune il tempo in cui tutte le storie erano “fantasy”: divinità, creature mostruose e artefatti dai super-poteri e, nel mezzo, la derelitta razza umana, che a stento riusciva a sopravvivere.

Esempi di “fantasy” possono essere considerati dei classici della letteratura come la commedia A Midsummer Night’s Dream (Sogno di una notte di mezza estate) di William Shakespeare e Gulliver’s Travels (I Viaggi di Gulliver) di Jonathan Swift.

Si sono susseguiti autori e libri, il “fantasy” ha subito influenze da altri generi e ha influenzato altrettanto. Il “fantasy” riesce a raggiungere un numero ampio di lettori, uomini e donne in uguale misura, da quelli più esigenti e critici a quelli che desiderano semplicemente un storia d’avventura ben raccontata.

La fantascienza per esempio è uno dei generi che può essere considerato una forma di “fantasy”, anche se, per esigenze di classificazione per lo più editoriali, si tende a distinguere i due generi: per “fantascienza” si intende un universo nel futuro e caratterizzato fortemente dall’impatto di scienze e tecnologia; per “fantasy” l’universo è permeato dalla magia, da creature fatate e rimandi alla mitologia, anche creata ad hoc come nel caso della Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien.

La caratteristica che comunica una sintesi autentica e rappresentativa del “fantasy” è l’irrazionalità. Il “fantasy” inizia nel punto in cui la scienza, anche futuribile, non ha più risposte. La fantascienza conserva dei legami alla razionalità della scienza, a ciò che si sperimenta ed è possibile nel reale e l’immaginazione ne è lo strumento per il suo superamento.

Se si rivolgesse la domanda di definire il “fantasy” a un lettore non appassionato del genere, la risposta più comune è che si tratta d storie di cappa e spada, magia, draghi, elfi, nani, gnomi e altre creature fatate.
Molti libri che troviamo sullo scaffale “fantasy” in libreria rientrano in questa definizione, tuttavia è davvero ristretta per un genere il cui motore narrativo e spinta creativa ha radici profonde nell’immaginazione e ne condivide gli stessi limiti, che per definizione non ne ha. Nelle storie “fantasy” vi si raccontano di eventi in questo mondo e in mondi paralleli, si raccontano le vicende dei personaggi in questa vita e oltre.

Per citare la canzone cantata da Willy Wonka (interpretato da Gene Wilder) nel film Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato (1971), il “fantasy” è “pure imagination”.

Il “fantasy” è un campo senza confini aperto allo slancio dell’immaginazione umana.

Se all’opera di J.R.R. Tolkien si deve la diffusione del “fantasy” e l’origine dell’ispirazione di tanti autori e libri, il successo è frutto di un’evoluzione avvenuta grazie a un movimento letterario, artistico e culturale, iniziato in Germania e in Gran Bretagna alla fine del Settecento e diffusosi in tutta l’Europa nel corso dell’Ottocento, il Romanticismo.

Il Romanticismo sfida il primato della ragione e promuove l’importanza dell’immaginazione e della spiritualità. Questa “riabilitazione” culturale dell’immaginazione rispetto a ogni forma di razionalismo e d’intellettualismo è di essenziale importanza nell’evoluzione del “fantasy”.

In Inghilterra, verso il 1770, si manifesta una tendenza al fantastico con l’opera di Johann Heinrich Füssli; altra grande figura è William Blake, pittore, disegnatore e poeta, a lungo sottovalutato e per nulla considerato dai suoi contemporanei per via delle sue idee stravaganti. La riabilitazione di William Blake inizia nel 1863 grazie alla Confraternita dei Preraffaelliti con la pubblicazione di Life of William Blak.

William Blake ha infatti un ruolo cruciale per lo sviluppo del moderno concetto di immaginazione nella cultura occidentale e nella sua opera si intrecciano suggestioni letterarie e un’intensa carica visionaria.

Dante and Virgil Penetrating the Forest, Willian Blake, 1824 (fonte: Wikipedia)
Gandalf’s Farewell, Alan Lee (fonte: Tolkien Gateway)

Le splendide illustrazioni precedenti hanno in comune un’analoga suggestione e visione: la prima è “Dante and Virgil Penetrating the Forest” di William Blake e mostra Dante e Virgilio mentre si incamminano per la Selva oscura; la seconda è “Gandalf’s Farewell” di Alan Lee e mostra Gandalf che si separa da Bilbo e i Nani al limitare di Bosco Atro alla fine del Capitolo 7 “Strani alloggi” in “Lo Hobbit”.

Samuel Palmer, pittore e incisore inglese (1805 – 1881) incontra nel 1824 William Blake. Ha diciannove anni e l’incontro è decisivo per la sua vocazione e talento artistici: i suoi paesaggi di tono fantastico e visionario ne sono fortemente influenzati.

Con Blake ha in comune l’essere stato dimenticato e, dopo molti anni, “riscoperto” con l’aggravante che nel 1909 la maggior parte dei suoi paesaggi di Shoreham, considerati i migliori della sua opera, viene distrutta dal figlio Alfred Herbert Palmer. Nel 1926, grazie alla mostra monografica Drawings, Etchings and Woodcuts made by Samuel Palmer and other Disciples of William Blake al Victoria & Albert Museum, curata da Martin Hardie, termina l’oblio sull’arte di Palmer, che viene completamente riabilitato negli anni Cinquanta, grazie al libro Samuel Palmer di Geoffrey Grigson e a una mostra incentrata sui paesaggi di Shoreham.

Oak Trees, Lullingstone Park, Samuel Palmer, 1828 (fonte: National Gallery of Canada)
Weathertop on the Horizon, John Howe per Lord of the Rings Boardgame, Friends and Foes Expansion, Sophisticated Games
2000 (fonte: Iamag Inspiration)

Anche in queste due immagini, “Oak Trees, Lullingstone Park” (1928) di Samuel Palmer e “Weathertop on the Horizon” (2000) di John Howe, le suggestioni sono similari.

Analogo interesse per il fantastico mostrano un altro importante figura del romanticismo britannico, John Martin, e due grandi paesaggisti inglesi, J. Constable e J.M.W. Turner.

Il Romanticismo ha dunque un’influenza importante nel “fantasy”: non soltanto nell’arte pittorica, ma anche per il nuovo punto di vista nella storiografia che, esaltando la storia nazionale come espressione dello spirito del popolo (Volkstum), riporta in auge i miti e le leggende medievali.

24 pensieri su “Fantasy, un genere sottovalutato – Ep. #1

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  2. Non vedo l’ora di continuare a leggere! Ho letto due volte Il signore degli anelli e tre volte The Hobbit, tutto Gaiman, tanto Alan Moore, mi mancano tre libri per finire la saga del Discworld di Terry Pratchett… Quindi suggerimenti letterari fantasy sono bene accetti! Per non parlare di queste belle suggestioni pittoriche con accostamenti molto interessanti! Grazie!

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    1. Sei finito nel post(o) giusto 😜Suggerisco anche “Albero e foglia” sopratutto per il saggio dello stesso Tolkien sulle fiabe. Ti fa comprendere l’approccio di Tolkien ed è applicabile ai pregiudizi su tutte le espressioni disprezzate dalla “cultura alta”.

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    1. “Mattone illeggibile” cosa? il Signore degli Anelli? Blasfemia! 😂😂😂 Dubito che Harvey Potter avrebbe venduto così tanto e in così poco tempo se Tolkien non gli avesse già spianato la strada del fantasy.
      Il fantasy comunque ha molte declinazioni, Tolkien è giunto in un momento “maturo”: i lettori ne avevano un’esigenza (anche latente e non consapevole). Il Signore degli Anelli non è una “racconto fantasy” è una universo, verosimile e coerente. Il Signore degli Anelli ne è solo una parte e Tolkien eccelle nel coinvolgere il lettore in un contesto molto più ampio di quello al quale sta partecipando durante la lettura. Questo è unicum.

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    1. Grazie compadre e sono benvenute le tue note che arricchiscono ancora di più gli spunti per il lettore.
      Di una certa complessità in effetti è stato selezionare gli autori e la necessaria sintesi senza lasciare indietro “buchi” troppo ampi o dilungarsi eccessivamente. Il tema ha diramazioni e contaminazioni innumerevoli, al di là delle mie capacità e conoscenze. Mi sono sentito a tratti sommerso. Il mio consuetò approccio alla condivisione di ciò che ho “scoperto” e delle idee che mi sono fatto, però non può fare a meno delle note dei lettori. La prossima volta quindi non ti curare del mio consenso. Tranquilo, compadre. Sei sempre benvenuto!

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      1. Debbo confessare che è stato leggendo questo bell’articolo, che mi sono venuti in mente Erodoto e Luciano:entrambi, nel passato hanno dato origine a quel tipo di narrazione fantasy che prevede commistione tra fantasia, magia, tradizioni, credenze e mitologia. Dunque, come tu ben dici, il fantasy affonda radici nella notte dei tempi.

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  3. A Tolkien sono arrivato molto tardi, dopo i vent’anni, perciò la mia iniziazione al fantastico viene da altre direzioni – una gara tra il Racconta storie (raccolta di fiabe e racconti illustrati) e i cartoni animati (e qui un’altra gara, tra He-Man e i cartoni giapponesi). ^^

    Sconvolgente la storia dell’erede che distrugge le opere del padre! Solo l’autore dovrebbe avere il diritto di distruggere una propria opera, chiunque altro dovrebbe mordersi le mani!

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    1. Ho scoperto Tolkien grazie al film di animazione del 1978. Avevo 10 anni e me lo finii nel giro di una settimana complice un’influenza. Ne sono rimasto folgorato. Fu la classica “spintarella” oltre una “porta” che avevo dentro di me. Ho sempre avuto una predisposizione al fantastico, fin da bimbo. Tolkien me ne spalanco le porte.
      Per chi ha questa predisposizione è solo questione di tempo e di autore.
      Vai a capire perché un figlio distrugga le opere di un padre. Il motivo deve essere cercato nei loro rapporti. Non ho approfondito la questione, però.

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  4. Hai ragione il fantasy arriva da lontano ma solo con Tolkien viene sdoganato e di venta un genere letterario a sé stante.

    Tra citazioni e immagini hai accresciuta la mia stima verso te, già ad alti livelli.
    Adoro il fantasy e in particolare Tolkien.
    Credo, ma di cero sei più ferrato di me, anche tra i videogiochi il genere spopola perché tra insidie e scoperte il magico appare ad ogni scena.

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    1. Grazie di questo lusinghiero commento. La stima è reciproca. Tolkien con la sua opera di creazione di un dettagliatissimo universo ha indicato la strada di come si racconta una storia “fantasy”. I lettori avevano già latente questa esigenza di essere coinvolti in un simile universo, preparati culturalmente dal Romanticismo e, ancora prima, dai classici della letteratura antica e miti medievali.
      I videogiochi, a causa delle limitazioni tecniche, dalle origini hanno attinto al “fantasy” e con l’avvento dei primi RPG ne hanno trasformato gli universi “fantasy” in pixel e coinvolto attivamente il fruitore che ne è diventato protagonista. Come già hai letto e commentato in un mio vecchio post su Dungeons & Dragons, questo gioco di ruolo è stato per i videogiochi l’ispirazione per tanti videogiochi come Tolkien per la letteratura. Non mancano spunti originali, ma tutti i primi RPG hanno un debito di riconoscenza nei confronti di D&D. Anche quelli giapponesi che hanno un approccio e miti differenti, alle origini si sono ispirati a D&D. D&D senza Tolkien probabilmente non sarebbe esistito. Perciò Tolkien rappresenta l’alfa anche a livello transmediale. La chiusura del cerchio è che “fantasy” e videogiochi, sono legati da un pregiudizio comune ovvero di essere largamente sottovalutati dalla cultura cosiddetta “alta”. Da qui il titolo di una serie di post che conto di scrivere con la solita tirannia del tempo scarso a dettarne la pubblicazione.

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      1. lunga risposta ma gradevole ed esauriente da leggere. Esiste sempre un incipit, un qualcosa che dà origine a un filone. Tolkien per la letteratura D&D per i videogiochi. La loro peculiarità è che hanno rappresentato l’approccio scientifico al genere fantasy che poi si è sviluppato con temi e modi diversi.

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