Chi ha paura dei videogiochi? # 2 – Night Trap

Primi anni Novanta: inizio delle ostilità in pompa magna

Dal 1976  i videogiochi sono stati investiti da periodiche ondate di “panico morale”. Il videogiocatore è oggetto di una stereotipizzazione con diversi gradi di “pericolosità”: da soggetto che si auto-emargina socialmente a potenziale “serial killer”.

Negli anni Novanta  alcuni casi hanno un’eco mondiale: nel 1993 Night Trap e Mortal Kombat sono al centro di un acceso dibattito sulla violenza nei videogiochi che giunge fino al Senato degli Stati Uniti d’America; nel 1999 Doom viene associato agli autori del massacro nella scuola a Columbine.

Night Trap è un videogioco per Sega Mega CD, ovvero una periferica aggiuntiva alla console Sega Mega Drive: in pratica, un lettore CD-Rom che si aggiunge alla console.

Sega Mega Drive e Sega Mega-CD, una coppia sobria e discreta da tenere sotto la TV

Il gioco è un film interattivo (interactive movie), basato su video digitalizzati nel quale recitano attori dal vivo, tra cui è presente anche Dana Plato, famosa per avere interpretato il personaggio di Kimberly nella serie televisiva Il mio amico Arnold.

Dana Plato in Night Trap per Sega CD

Cinque ragazze  sono state viste l’ultima volta nella casa della famiglia Martin. I componenti della famiglia Martin hanno dichiarato che le ragazze hanno lasciato la casa, ma la Polizia ha sospetti che non dicano la verità. Quando altre cinque ragazze  giungono nella stessa casa, interviene una squadra speciale, che grazie a un sistema di telecamere e trappole, potrà sorvegliare i locali interni e anche intervenire in caso di pericolo.

Il ruolo del giocatore è di proteggere le cinque ragazze; tra queste, Kelli (interpretata da Dana Plato) è un’agente sotto copertura. Grazie a un sistema di otto telecamere (rappresentate da altrettante icone nell’interfaccia, il giocatore può sorvegliare ogni angolo della casa e scoprire cosa vi succede.

La casa è infestata da oscure presenze, delle figure umane armate di un meccanismo che usano per drenare il sangue dai corpi umani: dei vampiri!

Nel gioco queste creature vengono chiamate “Augers”. A posteriori, gli “Augers” sono un bizzarro incrocio tra un “Black bloc” con un collant di nylon infilato sulla testa e un accalappiacani. L’attrezzo per drenare il sangue dalle malcapitate ragazze, giudicato “disturbante”, è un ibrido tra un frustone accalappiacani e un’asta con gancio per la cattura dei rettili.

Night Trap per 3DO – Brrrr! Che paura questi Augers! Al centro, il vampiro stringe tra le mani l’osceno attrezzo per drenare il sangue…a me sembra un’arnese per accalappiare i cani.

Night Trap viene definito dai suoi stessi autori, Digital Pictures, come una parodia dei film di vampiri.

Night Trap è in effetti un “interactive B-movie”. La scena del “party” a casa Martin nel video seguente rimanda immediatamente ai B-movie e a certe parodie che tracimano nel “trash”.

I film interattivi non sono una novità: nel 1983 Dragon’s Lair applica la tecnologia del laser disc ai videogiochi. L’effetto è dirompente, sembra di “giocare con un cartone animato”. La scarsa interattività e i problemi tecnici di una tecnologia ancora prematura riducono il fenomeno dei “laser game” a un fuoco fatuo.

Le scene e gli attori digitalizzati nei film interattivi sono invece la vera novità.

Alla prova dei fatti, si tratta di un malriuscito tentativo di imitazione del cinema o della televisione: immagini sgranate, colori impastati da algoritmi di compressione, attori per lo più sconosciuti e interpretazioni assai discutibili, il tutto visualizzabile in una porzione limitata dello schermo. Ma il più grande difetto dei film interattivi è l’endemica scarsità di una caratteristica distintiva dei videogiochi: l’interazione. L’interazione è infatti assai limitata e ne deriva un coinvolgimento del videogiocatore ai minimi termini.

Di Night Trap si dirà che è “vergognoso”, “ultra-violento”, “malato” , “disgustoso”, perché l’obiettivo del gioco è intrappolare e uccidere delle ragazze. Chiaramente, lo scopo del gioco è esattamente l’opposto, cioè di salvarle.

Di Night Trap si sarebbe dovuto dire che non valeva i settanta dollari del suo prezzo, né tantomeno l’acquisto di una periferica costosa come il Sega Mega CD. La periferica ebbe peraltro una vita assai breve sui mercati occidentali: introdotta a fine 1992 in USA e 1993 in Europa, Sega ne interrompe la distribuzione nel primo trimestre del 1996 con un totale di 2,24 milioni di pezzi venduti, una miseria rispetto agli oltre trenta milioni di Mega Drive venduti.

Tanto rumore per un videogioco di nicchia, destinato – nella più rosea delle aspettative – a essere giocato da un numero assai esiguo di persone.

Il 9 dicembre 1993, al Senato degli Stati Uniti si riunisce una commissione sulla violenza nei videogiochi. I videogiochi sotto accusa sono due: Night Trap e Mortal Kombat.

L’iniziativa è promossa dai senatori Herb Kohl, Byron Dorgan e Joe Lieberman. Lieberman, pure ammettendo di non aver mai giocato a Night Trap, vi riscontra violenza gratuita e aggressione sessuale nei confronti delle donne.

“Night Trap was the worst. This will help parents raise their children and not leave it up to the video game industry to do so.” (cit. Joe Lieberman)

Una scena in particolare è la pietra dello scandalo: Lisa, una delle ragazze ospitate, viene assalita dagli “Augers”. La scena è considerata altamente offensiva poiché la ragazza è vestita in modo succinto (in camicia da notte) ed è nell’intimità del bagno.

Night Trap per Sega CD – Uh oh! Situazione imbarazzante: il bagno è già occupato.

In realtà, nelle scene in cui le ragazze vengono minacciate o afferrate dai nemici, non vi è nessuna nudità né alcuna brutalità.

La copertura da parte dei mass media è senza precedenti: USA Today, The Washington Post e The New York Times seguono la vicenda.

La settimana seguente l’audizione in Senato Night Trap vende cinquantamila pezzi su un totale stimato di quattrocentomila pezzi tra tutte le versioni commercializzate.

Due settimane prima di Natale, Night Trap viene ritirato dagli scaffali delle note catene di giocattoli, Toys “R” Us e F.A.O. Schwarz. Mortal Kombat invece continua a essere in vendita sui loro scaffali.

Come si spiega questa contraddizione? Società schizofrenica?
No, tipico caso di “panico morale”.

Nel prossimo articoloMortal Kombat, i motivi di tanta paura dei videogiochi e del baccano mediatico.

Appuntamento al prossimo episodio di Chi ha paura dei Videogiochi? Sempre che non abbiate paura.

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23 pensieri su “Chi ha paura dei videogiochi? # 2 – Night Trap

    1. Sospetto che non ti saresti incartato: probabilmente devi scegliere la videocamera in cui succede qualcosa e premere un tasto per far intervenire la cavalleria.
      Oggi, con l’hd, questi giochi vengono meglio, specie se usi attori bravi, come in The Infectious Madness of Doctor Dekker, ma resta il problema dell’interattività limitata e della rigiocabilità ancor più contenuta…

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          1. L’idea di guidare un personaggio così “reale”, rispetto ai pixeloni del Commodore, era spettacolare ed ero incantato da Dragon’s Lair, ma avrei avuto bisogno di averlo a casa e provarci mille volte per superare l’inizio, quindi mi era negato. Spendere quei pochi spiccioli che avevo in tasca era fuori discussione: con tutti i giornaletti che c’erano da comprare! .-D

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      1. Esatto Conte, l’interfaccia è all’osso, anche perché gli input nel caso della versione Sega CD erano da joypad del Mega Drive, intendo quello originario a tre tasti (non quello successivo a sei)
        Con la croce direzionale si poteva navigare tra le otto telecamere e sorvegliare le stanze, facendo attenzione a non ciondolare troppo dove non accadeva nulla. Un tasto poi era deputato a fare scattare le trappole.
        Insomma, se ti incarti con tre tasti e una croce direzionale, allora abbiamo scoperto che non scrivi tu, ma fai scrivere qualcun altro al posto tuo 😉

        PS:
        The Infectious Madness of Doctor Dekker e quei pochi titoli più recenti stanno al videogioco come il cinema sta ai libro-game.
        Poi si potrebbero citare anche i titoli come Heavy Rain o il recente Detroit Become Human…

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    2. Questo Night Trap con Dana Plato e altre quattro sgallettate è proprio una pietra tombale sul genere mai decollato degli interactive movie e una pietra miliare degli interactive B-movie. L’edizione Sega CD è la prima e puoi notare con il confronto con quella 3DO quanto fosse minuta l’area visualizzabile. Eppure venne fuori un putiferio.
      In TV in prima serata si vede a volte di peggio.

      Non era così complicato, non c’era tanto da incartarsi, perché la giocabilità è una prova a errori, il tipico “trial & error” di certi arcade particolarmente tosti, soltanto molto più noioso e punitivo.
      Dragon’s Lair che ho acquistato almeno in 3 edizioni successive (Amiga, PC, PS3) fu una folgorazione all’epoca, un sogno diventato realtà…per poi scoprire che era un’immensa illusione e un videogioco decisamente scarso. Era solo una questione di memoria: memorizzare le mosse e i tempi. Scommetto che quello stesso ragazzino che riusciva a finire Dragon’s Lair in una sola sessione (comunque rimettendoci una discreta fortuna nel raggiungere questo obiettivo), tirava giù tutti i santuari quando doveva imparare una poesia a memoria.
      Night Trap è un cambiamento rispetto a Dragon’s Lair sono per la disposizione dell’interfaccia e la grafica digitalizzata. Per il resto il sistema è praticamente lo stesso.
      Un pensierino all’edizione 25th Anniversary ce lo sto facendo, a prezzo ridotto nei saldi di Steam potrebbe scattare l’embolo “nostalgic-trash”.
      Peccato l’edizione fisica sia terminata: un bel pezzo di trashume (o trasciume?) da tramandare ai posteri.

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      1. Che m’hai ricordato, “Dragon’s Lair”. Credo di averci giocato solo una volta, da bambino nella metà degli ’80 (vado a memoria) e mi è bastato. La mia paghetta era troppo striminzita per i milioni di tentativi che mi sarebbero serviti 😛
        Però mi innamorai follemente della bionda che si vedeva nell’intro – all’epoca adoravo nei bar guardarmi le intro dei giochi, che erano gratis! – però guardando su Google Immagini proprio non mi dice niente. Io la ricordo bionda sì ma in bikini o qualcosa del genere: è forse un falso ricordo creato dai miei ormoni??? 😛

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        1. DL costava cinquecento lire, quando il resto dei videogiochi si accontentava di “mangiare” una moneta da duecento lire a partita. Era davvero uno sproposito rispetto anche alle possibilità di spesa di un adolescente come noi. Pura follia, giusto una partita per togliersi lo sfizio, ma finiva prestissimo. Fu uno dei motivi per cui i laser game ebbero vita brevissima.
          La donzella da salvare era la biondissima Daphne. Non era in bikini, tuttavia indossava poco…Eccola qui

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          1. Non assomiglia neanche lontanamente al ricordo che in tanti anni mi ero fatto di lei: probabilmente l’ho rielaborata nella fantasia di maschietto sensibile alle curve 😛 Sicuro che non è cambiato o non ci sono state modifiche?
            (Come fai ad attaccare immagini nei commenti???)

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            1. In bikini c’era la pupa giapponese di Time Gal! Un altro laser game, molto poco diffuso dalle mie parti.
              Eccola qui!

              Per inserire le immagini nei commenti devi andare nell’interfaccia principale. Ti invio una schermata d’esempio in posta privata.

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              1. Mmm no, mi sa che ho fatto un mix. Ricordo che nella intro la tipa saltava sugli asteroidi, quindi mi sa che era Space Ace, la versione spaziale di Dragon’s Lair (o almeno simile, visto che su google le ho trovate insieme). Lo stesso non ricordavo così la tipa ma gli ormoni di un decenne hanno “ottimizzato” il personaggio ^_^

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                  1. Provo il sistema che mi hai mostrato:

                    E’ proprio lei, corrisponde il colore del vestitino e ho avuto un flash degli stivaletti. Misteriosamente la mia mente aveva trasformato il vestitino in un bikini con gonnellino. Come diceva Woody Allen in “Io e Anni”, io non ho avuto alcun periodo di latenza 😀

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    1. Si ripete a ogni ondata di “panico morale”. E’ tra i criteri della sua definizione:
      la sproporzione, ovvero la reazione della comunità è così intensa da risultare sproporzionata rispetto alle condizioni reali del fenomeno.
      Da una “baggianata”, peraltro ammessa pubblicamente, stranamente non ne discende una riduzione di credibilità e considerazione.
      I videogiochi fanno il lavaggio del cervello, d’accordo,,,ma se un cervello ce l’hai. Questi sono già belli che candeggiati.

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  1. Pingback: RedBavon – Intervista – PlayGamesItalia

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