“Sei cose impossibili” Tag

Eccoci qui con un’altra catena di tag! Dopo avere nominato Sant’Antonio come santo protettore dei blogger, pare che mi sia attirato le catene come un africano ai tempi dello schiavismo. Come anche cianciavo in quel post mistico-farneticante, non tutte le catene sono da evitare. E non perché sia dedito a giochi sado-masochisti e di notte mi abbigli in completini latex irti di borchie (umaronna che raccapriccio!).

La catena dei giochi d’infanzia, infatti, mi ha st(r)appato un intero filone di deliri linguistici in tastiera, questa catena inaugurata da cuorerotante è davvero singolare e potenzialmente foriera di un rigenerante non-sense a manetta, per alcuni semplice “cazzeggio”. Sembra poi facile “cazzeggiare” e prendersi sul serio tanto da volerlo rendere pubblico! Ci vuole coraggio. O tanta irresponsabilità.

Veniamo quindi al tag di cuorerotante : “[…] ho pensato di creare un Tag con l’augurio che, come diceva la Regina ad Alice, allenandoci giornalmente a pensare a sei cose impossibili, possiamo avere quello stimolo in più che ci aiuti a credere che le giornate, a volte, possano anche stupirci ed essere migliori delle nostre aspettative, andando al di là di ogni nostro scetticismo.[…]”.

Ogni catena ha le sue regole.

Per graziediCuorerotante le regole sono poche e semplici. Nelle catene di tag normalmemte si rispettano le regole a parte una certa libertà interpretativa sull’ultima che è immancabilmente “nominare un tot di follower”. Rules are rules e sono:

  1. inserire il logo di Alice’s in Wonderland
  2. descrivere sei cose impossibili
  3. nominare tutti i follower che volete

Cuorerotante mi ha nominato insieme a Fabio nella sezione “umoristi” (and the nominees are…) e Fabio ha già dato grande prova con la pubblicazione delle sue “6 cose impossibili” pertanto, costretto a raschiare il mio fondo e continuare a scavare, l’elenco che segue potrebbe non essere adatto ai deboli di stomaco e agli affetti da TLDL)

E veniamo alle mie 6 cose impossibili:

UNA

Iniziamo con un tributo ai The Cure. To Wish Impossible Things è una canzone struggente e triste, e in questo post ci sta come il cacio sui maccheroni.

It was the sweetness of your skin
It was the hope of all we might have been
That fills me with the hope to wish
Impossible things 

Insomma la consueta storia d’amore che va a ramengo e non so perché mi sono persuaso che in questa canzone la parte “offesa” sia quella maschile, ma – prima che qualcuno invochi le Quote Rosa e io poi gli risponda dove può infilarsele – ciò non significa che la delusione d’amore sia un’esclusiva maschile, anzi è proprio l’esempio classico del gioco a somma zero. Se uno “vince”, l’altra parte “perde”. Ecco la prima cosa impossibile che vorrei si avverasse:

l’innamorato deluso, tradito, rifiutato accetta la fine della storia d’amore dopo un tot di tempo, dove il “tot” è una variabile assai incostante, compresa tra l’attimo occorrente per un chiodo”scaccia-chiodo” e rimuginamenti per lunghissimi anni. Ebbene, dopo dieci anni dalla fine della storia d’amore che lo ha segnato per tutta la vita, un bel giorno in attesa dal barbiere, mentre sfoglia distrattamente una rivista di gossip, il protagonista nella canzone dei The Cure nota il nome e cognome della sua ex-fidanzata tra le pagine della “Posta dell’Amore”: è proprio la sua ex in uno di quei botta&risposta di dilemmi esistenziali e soluzioni a membro di cane castrato. La sua ex scrive:

Sono disperata, mi hanno licenziata, mio marito mi ha mollata perché, dopo avere convissuto con me per dieci anni, ha detto che, pure essendo eterosessuale, gli iniziano a piacere gli uomini, almeno vuole fare un tentativo, perché le donne ormai gli fanno schifo.  Il mio avvocato (donna) mi ha scaricata. Non ho più un soldo. I miei due figli maschi mi hanno denunciata per maltrattamenti e mi hanno abbandonata. Anche il cane mi ha abbandonato. Sono stanca degli uomini, ci tengo però a dire che sono eterosessuale, non che abbia qualcosa contro gli omosessuali, ho infatti tanti amici omosessuali eh…sono taaaanto simpatici e carini. Però ho iniziato a sognare un “cavaliere” che mi porti a teatro, cinema, a cena e, chiaramente, paghi lui, perché sopratutto deve essere galante. Lo scrivo a chiare lettere: non m’interessa affatto il sesso. Secondo te, c’è ancora speranza per una donna come me?

Risposta del sedicente consulente sentimentale: NO.

DUE 2.0

Il futuro è nella cibernetica! In un prossimo futuro avremo tutti dei chip impiantati che svolgeranno varie funzioni nel dispositivo “corpo”. Ebbene avete presente cos’è il “jailbreak“? Il “jailbreak” è una procedura di “sblocco” che permette di installare sul dispositivo delle applicazioni non ufficiali, cioè legali ma non presenti nello Store ufficiale. Il desiderio impossibile prevede un “jailbreak”collettivo che installi un paio di goodware nel cervello di ognuno: l’ app “Buona educazione” e l’ app “Rispetto per il prossimo”. Impossibile da disinstallare a meno di formattare il “dispositivo”.

TRE 2.0

Nel prossimo futuro la cibernetica riuscirà a guarire tutte le malattie! Verrà inventata una cyber-supposta che monitora il nostro organismo, individua i problemi, può riparare gli organi e i tessuti, previene ogni principio di malattia. L’unica malattia che resisterà è: le emorroidi. Ma nessuna paura: c’è la “Preparazione H” con il suo pratico applicatore.

QUATTRO

Nel delirio del traffico metropolitano è ormai la norma che si trovino automobili parcheggiate a fianco dei cassonetti della spazzatura. Non si tratta di una sosta temporanea per un’urgenza in farmacia, ma di un parcheggio vero e proprio poiché questi barbari metropolitani, figli reietti di Attila (e non me ne voglia il condottiero unno se li avvicino al suo nome), lasciano la propria automobile nella convinzione che “non è un parcheggio in seconda fila, non dà fastidio perché il cassonetto non deve uscire”. A costoro sfugge il fatto che l’automobile occupa la corsia di destra e costringe tutto il traffico a deviare e rallentare e perfino finisce per bloccare un’autoambulanza che a sirene spiegate cerca di salvare la vita a un disgraziato. Il desiderio impossibile è che passi un camion compattatore dell’immondizia, si carichi l’automobile con all’interno il suo occupante, appena rientrato dopo un’ora di spensierato shopping e ora tutto intento a scrivere un poema di minchiate su uozzap. Lo recitano anche le antiche sacre scritture: Memento, homo, quia stercus es, et in stercum reverteris. Ricorda che munnezza sei e munnezza ritornerai.

CINQUE

(RedBavon for RedBavon)

Questo desiderio impossibile è tutto per me! Lo so, sono una brutta persona egoista.

Sarei felice che uno dei miei post ricevesse l’onore di essere stampato da un lettore in procinto di recarsi nella parte più intima della casa, il sancta sanctorum della sua privacy: il gabinetto. Chi convive forzatamente con dei bambini piccoli, sa quanto la stanza da bagno sia l’ultimo baluardo di solitudine e serenità, praticamente Fort Alamo per Davy Crockett. La stampa va bene anche su un normale foglio di carta da fotocopie da 80 grammi, anche opaca, ma  – mi raccomando – non ruvida. Sarei felice che il pregiatissimo lettore si metta comodo sul vaso di ceramica sanitaria e, con tutta calma, possa leggere e intrattenersi per tutto il tempo per espletare il necessario e anche oltre; abbandonarsi e indugiare in tali momenti di relax che nessuno ha diritto a interrompere, una condizione di serenità in terra quasi paragonabile al Riposo dei Giusti. Una volta terminato anche di leggere può utilizzare il foglio di carta in ossequio al corretto riciclo eco-compatibile (perciò sconsigliavo la carta ruvida). Male che vada, le mie parole scritte servirebbero a qualcosa: guarire dalla stipsi.

SEI

(RedBavon for The World)

Dopo il desiderio spudoratamente egoistico, è il turno del desiderio “Live Aid”, il desiderio impossibile che migliorerà il mondo. Vorrei che finissero tutte le discriminazioni così che a Natale il presepio esposto nella Basilica di San Pietro potrà essere come questo:

Natale tutti in famiglia (foto scattata a Napoli e raccontata in (bav)Auguri di Natale

Corollario del SEI

Vorrei tanto che smettessero di dire “Ho tanti amici omosessuali” per sentirsi “aperti” e “moderni”. Basta dire “Ho tanti amici” e siete anche dei fortunati ad averne tanti di amici (non valgono quelli di Facebook!). Altrimenti non mi prendete per pazzo se mi presento così: “Piacere, sono Claudio, maschio caucasico, eterosessuale, terrone d.o.c., non mi piace il gelato al limone e al cioccolato, ma visciole tutta la vita! “.

***

E ora il temutissimo momento delle nominEscion!

Non ho ancora ben compreso se la nominAscion sia accolta con benevolenza. Le catene di SantagAntonio assolvono a una funzione che hanno da tempo immemore: spargere la voce. Singolare che nel web ci sia ancora bisogno del vecchio metodo del “tamburo”. Da evitare l’alternativo metodo dei segnali di fumo perché in questo periodo vi ritrovate a casa la DIGOS, i NOCS, i Baschi Verdi dell’ATPI, le unità cinofile e pure i bersaglieri a cavallo! Ho però la sensazione che ad alcuni la nomina in queste catene non sia gradita. Sta di fatto che ‘rules are rules’ e a chi tocca non s’ingrugna:

Tre donzelle dalle webbettole assai diverse, ma sono certo che potrebbero tirare fuori 6 cose meravigliosamente (im)possibili:

Lilasmile

Deserthouse

blurredlines2016

e due masculi per circostanziati motivi:

Romolo Giacani al quale restituisco un po’ alla larga la graditissima catena dei tag d’infanzia che lanciò a Zeus, che nominò me, che alla Fiera dell’Est due topolini comprai. [leggi le sue 6 cose impossibili QUI

MikiMoz poiché non è nel regno di Sua Maestà WordPress, risiede nelle lande di Blogspot e un tocco di gloBlogalizzazione ci vuole! [leggi le sue 6 cose impossibili QUI]

Aggiornamento nominescion del 22 settembre:

Nomino ufficialmente anche Giancarlo per avere incautamente commentato questo post (male lo incolse): ha dell’ottimo materiale per 6, ma anche 7, 8 cose impossibili (da lasciarsi scappare) [leggi le sue 6 cose impossibili QUI

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