Ritorno al Bava Claudio Coliseum

fili-erba

Con stringato comunicato sms dal comitato organizzatore, cioè Carlo, vengono ufficializzati i nomi dei convocati. Segue il testo integrale a imperitura memoria: “Confermato calcetto e non calciotto (18.30 Borgo Hermada): Carlo, Claudio B., Claudio F., Stefano F., Gianluca+2, Francesco, Massimo, Enzo. Campo da 10 a nome G.”

Tale sms il 14 agosto 2009 alle ore 12.04 suonò come la “campana” di John Donne: “E allora, non chiedere per chi suoni la campana. Essa suona per te”.

“Calcetto, non calciotto” vuol dire che siamo pochi, conto I nomi, 1, 2, 3…ieci, undici! 6 contro 5. Ma almeno il campo è da 5 contro 5. Forse non ci rimetterò i polmoni e la milza…almeno non tutti e due.

Ora immaginate un ralenti lungo, uno di quelli che nei film usano per sottolineare i momenti prima di un accadimento importante nella trama, uno di quelli che il 99,99% delle volte viene usato per sottolineare gli ultimi momenti di vita di un personaggio. Ora applichiamo la stessa tecnica di montaggio per “girare” i momenti in cui mi sono preparato alla partita e che vado a descrivere di seguito. Visto che non posso utilizzare artifici di animazione per rallentare il testo sul monitor, richiedo al lettore uno sforzo empatico nel leggere più leeeentameeeeeente il teeeeesto…3,2,1, SLO MOSCIOnnn!…“Occhio di pernice” sottoooo il pieeeede deeeestro, che deciiiiide di essereeee particolarmeeeente doloroso prooooprio in queeeesto giorno. Sarà l’umiiiidità, sarà una coincideeeenzaaaa, ma il doloooore mi reeende il camminaaaare penooooso, figuriaaaamoci il correre. Balenaaaato per un at-tt-ti-ti-imo il pensieeeeero di avere una motivazioooone assolutameeeeente vera e plausiiiibile per scampare alla partiiiiita, ma valuuuutato che saaarebbbeee stato un geeeesto inqualificaaaabile anche per una ciiiimice puzzola, adddiveeengo alla coooonclusione che per oggi nieeente spiaaaggia: occorre preeeservaaare leee fooorze, reeeeesto a caaaasa con pediluuuuuvio ristoratoreeeee, a baaaase di acqua caaaallllda e, in asseeeenza dei miracoloooosi sali del Maaaar Morto, quelli da cuciiiina.

Mi sovviene una frase famosa del Trap e mi faccio forza con questa perla di saggezza: “Non possiamo fare i coccodrilli e piangere sul latte versato e sulle uova mangiate“.

Si avvicina l’”ora +”…sì avete letto bene, non volevo scrivere “ora X”, ma proprio “ora +”…e non si legge “ora più” ma si legge “ora del supplizio” perchè il segno “+” non è un segno “più” ma il segno di una croce, anzi crocifissione.

La tradizione “manichea” di indossare una maglia bianca o una nera, i-Bianchi contro i-Neri, viene ripetuta, come un rito sacro propiziatorio: se l’altra volta abbiamo avuto solo un leggero infortunato (il buon Paolo F.), meglio non cambiare niente, tutto uguale, che altrimenti porta sfiga.

Indosso la maglia Nera. La maglia Bianca la porto come seconda opzione. Il criterio di scelta è comunque “nero”: T-shirt acquistata in Africa, a Zanzibar, recante scritta in kiswahili “’Nzuri sana” (trad. “Tutto bene”)

Al campo vengono decise le formazioni: anche qui il criterio è quello dell’anno scorso, cioè creare due squadre quanto più equilibrate possibile. Il primo problema salta all’occhio anche di un allenatore guercio: 6 contro 5 con il sottoscritto che può fare la differenza come la bomba atomica all’Iran…ma in questo caso: chi ha Claudio in squadra, perde.

Scartiamo il metodo di fare la conta come facevamo da bimbi, non già perché la media degli anni è di poco inferiore alla quarantina e il pubblico pudore ci inibisca, ma perché è un metodo che i molti che parlano l”anglo-italidiota(*)” definirebbero troppo “random”. Occorre un metodo più scientifico, ma i valori tecnici sono molto differenti tra i giocatori, bisogna andare con il bilancino da farmacista, è come tagliare la cocaina con un misto di calcestruzzo, borotalco e farina. E devi essere “fatto” veramente di brutto. Noi “a rota” ci stiamo tanto che vengono fuori le seguenti stupefacenti formazioni:

i-Neri e i-Bianchi

i-Neri e i-Bianchi

i-Bianchi: Claudio F., Marco, Massimo, Gianluca ed io.

i-Neri: Carlo, Stefano F., Francesco, Enzo e i “+2” di Gianluca, cioè un amico e il figlio Giorgio.

LA CRONACA.

Con la partita del 1° Torneo “Bava Claudio Coliseum”, pensavo di avere assistito a un match che non si sarebbe mai più ripetuto…e non già per bellezza tecnica. Beh, evidentemente mi sbagliavo, perché questo i-Bianchi contro i-Neri, non solo ha eguagliato la partita dell’anno scorso, ma l’ha ampiamente superata…in noia. I valori tecnici dei giocatori variavano enormemente con i-Neri che potevano contare su un giocatore di razza come Massimo e un giocatore come me che – da piccolo – chiese come regalo al padre una bambola e non un palllone. E fu accontentato; ricevette Ambrogino Nero. Un pò più equilibrata la squadra dei Bianchi, potendo contare su un Enzo portiere-saracinesca, una fine sapienza tattica di Stefano F. e l’impeto agonistico di figlio e amico di Gianluca.

All’inizio, le squadre si studiano, per il campo si trotterella, ogni tanto un affondo, ma già la seconda volta il fiato corto quando torni in difesa ti fa capire che è meglio dosare le energie per potere arrivare alla fine. I- Bianchi spingono leggermente di più e i-Neri minuto dopo minuto arretrano, tanto che dopo avere “tenuto” i primi 15 minuti, subiscono il primo gol. Cinque minuti dopo, i-Neri si ritrovano sotto a doppia cifra. I-Neri non demeritano particolarmente, ma attaccano finalizzando poco, penetrano ma sotto rete sbagliano molto. Comunque benino fino alla seconda rete Claudio F. e Massimo avanti, Gianluca amministra saggiamente le retrovie con qualche (s)puntata all’attacco, Marco tra i pali salva un paio di volte il risultato, il sottoscritto mette in pratica il Verbo del maestro Eraldo Pecci “Perché in campo dovrei correre? La terra è rotonda, la palla pure, sono sicuro che prima o poi passerà dalle mie parti… “.

Più concreti i-Bianchi , che contano su un centrocampo ben retto e diretto da Carlo, una difesa con grande senso di posizione e un rifornimento continuo di palloni alle frizzanti ali del parentame di Gianluca. I-Neri provano a spingere per accorciare le distanze, minimo risultato ma almeno sarebbe importante per il morale. Enzo, che deciderà di oKKupare la porta per quasi tutta la partita, nonostante gli occhiali (e la miopia), riesce a bloccare i rari e poco convinti tiri in porta dei Neri. Mi viene da citare Vujadin Boskov, il mitico allenatore della Sampdoria tricolore: “Y penso che per segnare bisogna tirare in porta“.

Niente. I-Neri non riescono a concretizzare, la partita si trascina inesorabile sul 2-0. Un episodio è emblematico: Gianluca arriva palla al piede dalla fascia destra, in diagonale, imperioso, sfonda sul settore laterale, la difesa dei Bianchi è imbambolata, ci si aspetta la classica “bomba”, Gianluca carica il destro, ma calcia debolmente la palla e spreca clamorosamente. Generoso, ma impreciso, così tutta la squadra dei Neri. Sui visi della squadra nera si è letto distintamente il pensiero: “Se segnavamo questo, potevamo ancora farcela ma adesso…è finita”. A questo punto, succede ciò che normalmente accade nel calcio professionistico: si cambia l’allenatore. Non avendo l’allenatore, il capro espiatorio viene individuato nel sottoscritto. Si decide per un rimaneggiamento delle squadre che comporta un passaggio di Carlo con i-Neri e la cessione di “zavorra”-Claudio ai Bianchi.

Dopo una prestazione alla Benny Carbone e cioè come lo definì stigmaticamente Vujadin Boskov: “Benny Carbone con sue finte disorienta avversari ma anche compagni...” , mi viene data un’altra occasione per riscattarmi…Il pubblico trattiene il respiro per un attimo interminabile, non si sa se per disperazione di quelli che pensavano che Claudio non avrebbe dovuto proprio giocare e sarebbe dovuto tornare a casa o per speranza di quelli che invece credevano che se ne sarebbe andato di sua spontanea e onesta volontà.

I-Neri si ringalluzziscono, si fanno più pericolosi, danno insomma segnali di ripresa. I-Bianchi soffrono le sfuriate degli avversari, anche se spesso la palla si spegne sul fondo senza che nessuno riesca a deviarla in rete. Il cambio tattico inizia a dare I suoi frutti: Carlo smista palloni al servizio di Massim(inh)o e di Claudio F., con ficcanti puntate del prodigo Gianluca.

La fatica comincia a farsi sentire sulle gambe dei giocatori che perdono di lucidità, ma sono i-Neri che approfittano della situazione, sbagliano meno e arrivano sotto porta con maggiore frequenza e un pizzico di cattiveria. Impegno che viene ricompensato con un pareggio meritato.

Ma i-Bianchi riprendono a girare, avendo dovuto cambiare in corsa il modulo tattico (chi copre i buchi che lascia il Bava?”), ci hanno messo un pò a prendere le misure. Un plauso alla retroguardia tenuta con vero mestiere, lucidità e umiltà da uno Stefano F. in formato Cannavaro Mondiale di Germania (Andiamo a Berlino!!! Si va a Berlino, Beppe!!! Si va a Berlino!!!”)

Sale Stefano F., può essere una soluzione, perché i-Neri non giocano a zona, non lo sta marcando nessuno, sale Stefano F., passa la palla al Bava (grazie per la fiducia, Ste’! Ho apprezzato), che se ne libera come può, finisce a Francesco al centro, che fluidifica sulla fascia per il giovane Giorgio (uno dei pochi che corre veramente). Giorgio, Giorgio s’incunea sulla linea laterale, fa partire un passaggio filtrante per l’amico del padre proiettato verso la rete, unico ostacolo Marco. Marco ha fatto un onesto lavoro in porta per i-Neri: portiere per necessità e per precisa scelta di salute. Gran parte di noi, come Marco, avremmo volto essere “fissi” in porta. E non perché siamo tutti emuli del Buffon Mondiale di Germania. La verità è che, chi più chi meno, dopo la prima mezzora di accelerazioni, ha iniziato ad avere chiari segni di ipossia, un principio di paralisi agli arti inferiori per liquefazione dei legamenti a causa di una smodata concentrazione di acido lattico e, sopratutto, ci si è resi conto che le “accelerazioni” ottenute a cotanto sprezzo della buona salute erano comparabili a quelle di una marmotta con una zampa incastrata in una trappola a tenaglia.

All’assalto ordinato dei Bianchi ha risposto una difesa tenace e grintosa dei Neri, che nulla ha potuto contro la manovra (s)coordinata e il contropiede (lento) dei Bianchi, che passano in vantaggio: 3 a 2.

I Neri sono sempre più stanchi sia in sede di fraseggio sia di conclusione a rete. Carlo sale al centro, punta il diretto avversario, finta di scartare palla al piede, si fida della fortuna cieca e passa la palla al Bava, che accenna alla volata sull’ala sinistra, porta palla ed è un miracolo che non la perde. Una voce dal di dentro tipo “Usa la Forza, Luke…Usa la Forza” gli suggerisce che è ora di rendere il favore a Carlo, che è ormai al centro dell’area piccola, davanti al portiere e…basta. Parte una “palombella” da manuale e – miracolo o la Forza esiste per davvero – la palla finisce esattamente davanti a Carlo, manco l’avesse dipinta il Pinturicchio. Ma Carlo, che ha disputato un’onorevole partita fino a quel momento, s’incarta e spreca un’occasione ghiotta per siglare una rete che sarebbe stata scolpita dal sottoscritto nel suo personale Almanacco Illustrato del Calcio (chi se lo ricorda?) come il miglior assist del Bava di tutti I tempi.

“Gol mancato, gol fatto”, questa la “dura lex, sed lex” del calcio (e credo sia l’unica “legge” ancora che valga nel mondo del calcio professionale). I-Bianchi ne infilano altre due per un risultato finale che è:

i-Bianchi 5 – i-Neri 3.

Alla squadra dei Neri è mancato qualcosa soprattutto a centrocampo dove in mezzo ai tanti a fare legna, è mancato un regista che impostasse e inventasse le giocate per il reparto offensivo dove il solo Massimo, peraltro in condizioni fisiche non perfette(dillo a me!), poteva fare poco. In verità non è il regista che è mancato, ma sono mancate proprio le persone che completano questo gruppo del “Bava Claudio Coliseum”: si è sentita la mancanza dello scatto felino di Luca, dell’imperiosità di movimento di mio fratello Lucio (e relativa fraterna litigiosità in campo), del senso di posizione e della falcata di Alessandro, della generosità di Paolo F. e di tutti quelli che non ho nominato ma che hanno partecipato a queste partite del (trapianto di) cuore a Sabaudia e campi limitrofi da tanti anni a questa parte. Alla partita, si sentiva che mancavate…

Ritorniamo alla cronaca: ultimo sussulto di una partita più piatta di un encefalogramma di un partecipante a un reality show è uno degli ultimi assalti al fortino dei Bianchi, peraltro ben difeso da uno strepitoso Enzo in versione saracinesca, ad opera di Massimo, una delle sicure perle sul campo del “Bava Claudio Coliseum”. Azione in piena area piccola dei Bianchi, a due passi dal portiere, tre passi ed è dentro la porta…Massimo si lancia sul pallone come un Bird of Prey Klingoniano che esce dall’invisibilità per ghermire un’inerme nave della Federazione, peccato che sia l’Enterprise con il suo corpulento comandante in calzamaglia attillata, che gli rifila un paio di siluri fotonici su per il tubo di scappamento del reattore subatomico sub-particellare. Lo so, mi sono fatto prendere dalla metafora per puro compiacimento dei Trekkies di passaggio, ma il succo dei fatti non cambia: Massimo si lancia con impeto agonistico a mo’ di furia berserker vichinga sul pallone, che chiedeva solo un “hop” per essere messo in rete, ma incontra il piede dell’amico di Gianluca che lo fa rovinare a terra procurandogli una forte distorsione alla caviglia, un gonfiore imbarazzante, nonché dolore lancinante nonché pensiero ammorbante delle sicure lamentele della moglie che, vedendolo tornare azzoppato, giustamente dirà “Ma quando la finirete?!?”…E io rispondo: “So’ ragazzi…”

A seguito del ritiro di Massimo, necessita un’ulteriore rimescolamento delle squadre. D’accordo, si è capito, l’ago della bilancia sono io. Più che “ago”, mi sembra di essere una prostituta…un pò con uno, un pò con gli altri. Passo ai Neri di nuovo…già assaporavo il gusto della vittoria, ma mi viene scippato per motivi extra-sportivi. La solita “ragion”politica…

Carlo pretende che mi rimetta la maglia nera, bagnatissima di sudore (c’ho ‘n’età!), altrimenti non mi riconosce in campo… la cosa mi turba perché, ammesso e pure concesso che è un problema di miopia, Carlo ed io ci conosciamo da oltre 20 anni e dovrebbe riconoscermi solo dalla sagoma e dal deambulare per il campo che non è certo l’incedere fiero ed elegante di Eva Herzigova su una passerella di Milano Moda.

A mo’ di sciopero giapponese, mi infilo la maglia Nera su quella Bianca e continuo a giocare. I maligni diranno poi che era un sordido espediente per dire che comunque avevo vinto, fossero i-Bianchi o i-Neri, io le maglie ce le avevo indosso tutte e due.

LA SINTESI.

In definitiva e in tutta onestà di uno che NON ci capisce granché di calcio, ma – al contrario di molta televisione, giornali e tifoseria calcistica – ha ancora un senso della misura: partita noiosa, se ci fosse stato un pubblico pagante, a tratti indisponente; squadre lente, non rinunciatarie, ma nemmeno troppo convinte. Mancava qualcosa…qualcuno? La risposta, se vorrete, nei vostri commenti.

Con i-Bianchi in 6 e i-Neri in 5 con una formazione “liquida”, dato che il Bava andava e veniva manco fosse il jolly a terra in una mano di “Scala 40”, l’incontro è stato una pura formalità. Ma per i ragazzi sia dei Bianchi sia dei Neri, impegnati a dare un senso a questo gruppo, è stato molto importante verificare la voglia di stare insieme e di continuare l’esperienza sportiva avviata l’anno scorso, anche se nella prossima stagione si giocherà tutti – con molta probabilità – a biliardino.

I MIGLIORI.

i-Neri: Massimo,voto: 7 autore di una performance al di sotto delle sue potenzialità, che obiettivamente meriterebbe uno stiracchiato 6 da “il ragazzo potrebbe fare di più, ma non si impegna più di tanto”, riceve invece un 7 tenendo conto dei valori tecnici espressi in campo da tutti gli altri (altrimenti fioccherebbero i 2 e i 4) e dell’infortunio occorsogli.

Gianluca, voto: 7, corre, attacca, difende, una sicurezza nelle retrovie, ma spreca troppo in fase conclusiva.

i-Bianchi: Stefano F. ,voto: 7,5 , non spazia a tutto campo, ma compensa questa limitata mobilità con la classe e l’umiltà dei grandi giocatori, dimostra di potere giocare da fermo, i suoi lanci sono ben mirati e ispirati, senza nemmeno disdegnare di prendere dei rischi (=passaggi al Bava) nel tentativo di trovare il varco inaspettato.

“Gianluca’s Connection”, voto 7: l’amico corre e scatta, concreto in fase di realizzazione, è una spina nel fianco dei Neri; Giorgio tiene bene il campo, corre, ancora un pò insicuro perché pressato tende a dare palla (perde qualche contrasto con il Bava, per una questione di stazza, non di tecnica), ma è giovane e ha tutto il tempo di migliorare.

Carlo merita un giudizio a parte, voto 7: è la somma di una performance dentro e fuori il campo. In campo: ha giocato sia dall’una sia dall’altra parte (solo il Bava è riuscito a fare di più…in fatto di “calciomercato”), tiene saldamente il centro del campo, spaziando lateralmente e non disdegnando puntate in avanti, ma è proprio in fase offensiva che la sua performance subisce delle…sbavature. Fuori dal campo: instancabile promotore e autentico motorino dell’evento, il Comitato Organizzatore in un’unica efficiente e dedita persona. Ha coinvolto e reso possibile questo 2° torneo al “Bava Claudio Coliseum”, anche se gli dovrei togliere mezzo punto visto che si ostina a chiamarlo “Bava Memorial”. Quando sarò trapassato, allora potrete andare a Borgo Hermada e fare un altarino alla mia indegna memoria (calcisticamente parlando, spero) così come hanno fatto a Napoli al Bar Nilo, in Via San Biagio dei Librai, poco dopo la statua del Dio Nilo, lungo quel capolavoro che è Spaccanapoli. Qui i proprietari del bar hanno allestito un piccolo santuario con alcuni cimeli di Diego Armando Maradona. Oltre che per fede calcistica (e vedere giocare Diego in campo, credetemi, faceva venire la fede anche ad atei del calcio come me), per arguto spirito del commercio: la torma di turisti che passa di lì per vedere e acquistare presepi, si ferma per la curiosità, scatta una foto e magari si piglia pure ‘nu cafè.

Così va in archivio un’altra stagione di sport (poco), di passione (tanta) e di sacrifici (la caviglia di Massimo), la cui unica ribalta mediatica è questo farneticante(ma onesto) blog e che rinnova di anno in anno lo spirito di tante stagioni estive (e qualche settembre) passate insieme con l’innocenza dei bambini che si ritrovano giù in cortile, fanno la conta, mettono in porta il più scarso (ne so qualcosa…) e viaaaaa a dare calci a quel pallone, come per dare calci alle brutte cose della vita. Ecco perché, forse, non la finiremo mai.

Per finirla con una frase celebre, devo tirare in ballo il mai troppo compianto Vujadin Boskov: “Partita dura novanta minuti y finisce quando arbitro fischia”. L’arbitro di questo blog sono io, quindi…

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fili-erba

(*) “anglo-italidiota, ovvero quel vezzo ormai di moda che impone di inserire una parola inglese nel bel mezzo di una frase italiana così, a cazzo, anche se in italiano la parola esiste e rende benissimo.

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5 responses to “Ritorno al Bava Claudio Coliseum

  • Andrea

    Mi prenoto sin da ora per il 3° “Bava Claudio Coliseum”!

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    • redbavon

      Eddaje Andrea! Hai inaugurato la stagione burrascosa degli annunci-bomba del calcio-mercato!
      Come alla fine dei più blasonati campionati, anche noi nel nostro piccolo abbiamo il mercimonio dei migliori piedi (un pò fetish, ma non ci facciamo mancare nulla…).
      Un solo avviso: non ti rimangiare la parola-scritta e non mi fare come Kakà.
      A gennaio, il giocatorino con un cognome da fare sembrare il mio di GRANlusso, rifiuta il Manchester City. A parte l’imbarazzante cifra di cui si parlava (150 milioni di euro…) che avrebbe dato da vivere a 750.000 congolesi (300 $ annui procapite), il Kakà commenta: “Non voglio niente, voglio stare in un posto dove le persone mi stimano. È una scelta che ho fatto io”. I giornali sottolineano il grande cuore del carioca e i valori VERI del calcio: “Ho scelto di restare perchè qui MI VOGLIONO TUTTI BENE”. Il tutto infarcito da ulteriori commenti provenienti da protagonisti del calcio-che-conta e addirittura della (o)scena politica italiana. Il tono era il seguente: “…i soldi non sono tutto…” o “…ha prevalso il cuore sulla ragione…” Ribadisco commenti di personaggi in vista e con molto potere (non solo calcististico), non discorsi fatti in ascensore tra il vicino di pianerottolo e me tra un “che piano va?” e “non ci sono più le mezze stagioni”. Degna conclusione di tale indegna gazzarra: sei mesi dopo, a giugno Kakà veste la maglia del Real Madrid per una cifra annua (il solo ingaggio personale) che darebbe da vivere a ca. 45.000 congolesi, se tirano la cinghia come fanno oggi, oppure a qualcuno di meno se gli vogliamo concedere il lusso di qualche manciata di riso&carne in più.
      Questo è il calcio che non ci piace. Meglio Subbuteo, FIFA o PRO EVOLUTION sulla vostra console preferita, le partite in cortile a Via Dante Alighieri o sul tetto del deposito a Napoli, ISCRIVETEVI TUTTI AL 3° TORNEO “BAVA COLISEUM”!

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  • carlo (filini)

    A questo indirizzo potete trovare la registrazione della partita:
    http://www.videoanni80.com/view/2125/fantozzi-partita-di-calcio-organizzata-da-filini/

    Il prossimo anno nei d’intorni di ferragosto mi trasferirò a Katmandù … altrimenti ho in mente di organizzare (stile filini) una battuta di caccia (al cinghiale) in una zona inesplorata che risponde al nome centro visitatori del Circeo. Sono ammesse fionde, cerbottane e conigli da richiamo…

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  • Paolo

    Fantastico!! Me lo son proprio goduto questo resoconto! Grazie di avermelo segnalato. Un Red d’annata, da assaporare con gusto e religioso silenzio. Ma… sorge spontanea la domanda… quest’anno corre quindi la nona edizione? Calcio mercato aperto?… Le citazioni dei CT sono esilaranti, spiazzanti, imbarazzanti e al tempo stesso di una schiettezza squisita e incontrovertibile. Quando hai milza, caviglie, ginocchia sbriciolati e tutta la muscolatura cigolante come un fascio di ferri arrugginiti, quelle suonano come vere e proprie profezie… Io comunque cito e condivido in pieno quel tuo “dare calci al pallone, come per dare calci alle brutte cose della vita”. Quanto è vero. Non smetteremo mai… Mi sembrava di vederti, comunque, presenza inconfondibile, oserei dire statuaria, in mezzo al campo…

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    • redbavon

      Devo deludere le tue attese e giusto pregustare di sberleffi a raffica, ma dopo la tragica del 2009, non c’è stata nessun’altra edizione…O non ho ricevuto – giustamente – la convocazione. Calcio mercato chiuso, chiusissimo, con le quotazioni del mio cartellino ormai alle st…alle.
      “Presenza statuaria” dici…Sì, modestamente ci hai preso…immodestamente lo ammetto, beh sì… Certamente “statuaria”: dopo un quarto d’ora di corsa, in mezzo al campo, immobile come una statua.

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