Cheap ‘n fun, fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli

Cheap ‘n Fun: un’assurda storia di frittura e videogiochi. L’olio ve lo dovete portare da casa. Mejo quello de mamma.

Cheap ‘n Fun ovvero:

  • Cheap: poco costoso, conveniente, economico, a buon mercato.
  • ‘n: contrazione di “and “(e – congiunzione)
  • Fun: divertente.

Non bisogna essere dei geni delle sciarade e rebus, ma se siete appena capaci di mettere una parola dietro l’altra (sono solo tre, quindi lo sforzo non è tale da causare un embolo), il gioco è fatto.

Visto che impiego parte del mio già scarso tempo-libero a cercare l'”affarone” online e ritengo immorale spendere settanta euro per un videogioco, con cadenza casuale questa rubrichetta appare tra queste pagine per condividerne i risultati di cotanto sbattimento, così che possa essere di (dubbia) utilità anche per qualcun altro. Ispirandosi al cibo di strada tipico della cucina britannica, il fish’n chips, un cibo a buon mercato, tuttavia sostanzioso e da leccarsi i baffi, Cheap ‘n Fun vuole essere il vostro fish’n chips dei videogiochi: un fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli.

Humble Bundle è la prima piattaforma di distribuzione digitale che ha inaugurato la formula del “pay what you want” (paga quello che vuoi). Prima del pagamento è anche possibile ripartire a proprio piacimento l’importo tra gli sviluppatori, gli enti di beneficenza e il distributore (cioè Humble Bundle).

Questo Humble Days of the Devs 2018 Bundle merita l’attenzione per varie ragioni, una su tutte è Full Throttle Remastered.

Full Throttle Remastered

Full Throttle è un’avventura grafica sviluppata e distribuita dalla Lucas Arts nel 1995. Ispirata liberamente a film come Easy Rider e Mad Max, è ambientata in un futuro post-apocalittico: il protagonista è Ben, il capo di una banda di motociclisti, che finisce nel bel mezzo di un intrigo di potere all’interno dell’unica azienda che produce ancora motociclette.

Andando oltre al “mito” che aleggia intorno alle avventure grafiche di Lucas Arts, Full Throttle ricevette una buona dose di critiche poiché gli enigmi non erano così acuti e sfidanti; inoltre, le sezioni “arcade” non furono affatto gradite al pubblico dei giocatori di avveture grafiche. Tuttavia Ben e la sua banda, i Polecats, riescono a coinvolgere il giocatore con il racconto delle loro peripezie: l’esperienza è intensa, grazie anche alla sua spettacolarità e  la maggiore accessibilità degli enigmi non fanno perdere di coinvolgimento alla trama.

Full Throttle è la prima avventura “on the road” e, per chi ha interesse in questo genere, rimane ancora oggi unica nel coglierne lo spirito e ricrearne l’atmosfera.

Full Throttle Remastered

La colonna sonora del gioco è un’altra piccola perla: curata da un gruppo hard rock sconosciuto, The Gone Jackals, i cui riff di chitarre elettriche tendenti al metal ricreano perfettamente l’atmosfera.

Nel 2017, Tim Schafer, autore di Full Throttle, pubblica con la sua società Double Fine Productions un’edizione rimasterizzata con grafica e audio migliorati, il commento degli sviluppatori e la possibilità di passare dalla grafica e suono originali alle versioni rimasterizzate in tempo reale.

Questo Humble Days of the Devs 2018 Bundle offre Full Throttle Remastered al prezzo che volete: cinquanta centesimi, un euro, due euro, decidete quanto vale. Non è necessario nemmeno un account sulla piattaforma Steam, poichè è possibile scaricare la versione senza DRM e installarla direttamente su un PC o un Mac.

Pagando anche solo cinquanta centesimi di dollaro, potete quindi portare nei vostri hard-disk Full Throttle Remastered e Burly Men at Sea

Cinquanta centesimi di dollaro non vi faranno vincere il premio “Generosità dell’anno”, ma il “pay what you want” non è una promessa vuota, potete modificare gli importi standard e inserire quanto desiderate pagare.

Prima di procedere al pagamento, è possibile scegliere come suddividere questo importo:

Per poco più di cinque euro  vi sono altre tre videogiochi che si aggiungono ai due precedenti: Rime, Hotline Miami 2 e Yooka-Laylee.

Tre ottimi esponenti dei generi d’appartenenza: Rime è un’avventura basata sull’esplorazione e puzzle ambientali; Hotline Miami 2 è uno sparatutto con visuale dall’alto che fonde estrema violenza e narrativa surreale; Yooka-Laylee, un buon gioco di piattaforme.

L’importo minimo per acquistare tutti e cinque i videogiochi tende via via ad aumentare poiché gli utenti arrotondano l’importo da pagare.

Se vi sentite particolarmente generosi potete acquistare per poco più di dieci euro, altri due videogiochi: Minit e Hyper Light Drifter.

Minit è un’avventura da vivere ogni minuto: alla fine dell’ultimo secondo, si muore; e poi si inizia nuovamente. Hyper Light Drifter è un gioco di ruolo in due dimensioni, più articolato e impegnativo del primo, ma entrambi i titoli rappresentano bene quanto un’idea originale, accompagnata da una brillante progettazione dei livelli, possa tradursi in una giocabilità dal valore ben superiore dell’abusato spaccio di “pixel art”.

Per chi è dalle parti di San Francisco l’11 novembre vi è anche un biglietto VIP per  il sesto appuntamento del Q Day of the Devs

Nessuna spesa di spedizione, nessuna scatolina, nessun disco, nessun manuale cartaceo, nessuna raccomandazione all’Altissimo affinché i corrieri non perdino il pacchetto, tempi di attesa azzerati. A questa bengodi del consumatore prescioloso si può accedere a patto di avere una carta di credito o Paypal e una connessione Internet veloce (Full Throttle Remastered è oltre 4 gigabyte).

Per quanto sia un fermo sostenitore di dischi e scatolame, nonché adoratore dell’odore della carta dei manualetti, riesco a mettere da parte tale forma di feticismo, quando l’oggetto del desiderio è ormai introvabile oppure drasticamente conveniente dal punto di vista economico. La combinazione delle due cose insieme è un cocktail letale per le mie finanze. E così è stato, limitando i danni a sette dollari. Crepi l’avarizia.

L’offerta Humble Days of the Devs 2018 Bundle scade tra tredici giorni.

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26 pensieri su “Cheap ‘n fun, fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli

    1. Conoscendo tutta la saga di Starcraft, colgo al volo la tua citazione sopratutto in Starcraft II per una certa somiglianza con alcuni dei personaggi di Full Throttle e anche quell’ambientazione alla “bar di una stazione di rifornimento in mezzo al nulla di un deserto”, molto ricorrente nella cinematografia.
      Full Throttle ha segnato sicuramente un’epoca, nel bene e nel male: nello stesso anno viene pubblicata un’altra avventura, The Dig, il cui soggetto è scritto da Steven Spielberg e due anni dopo The Curse of Monkey Island, che è l’ultimo videogioco a utilizzare il sistema SCUMM. La parabola di successo delle avventure Lucas Arts è nella fase discendente. The Curse of Monkey Island sarà un tonfo epocale.
      Se alla Blizzard qualche sviluppatore abbia voluto citare o si sia ispirato a Full Throttle è possibile, ma dubito lo possa avere dichiarato ufficialmente: Tim Schafer e Bobby Kotick, il CEO di Activision Blizzard, non sono in ottimi rapporti, anzi si può dire l’opposto.
      Dopo la conclusione della causa legale per il videogioco Brutal Legend, Schafer ha continuato ad attaccare il boss di Activision Blizzard Bobby Kotick in diverse occasioni e senza girarci troppo intorno lo ha definito “prick” che non ha alcuna passione per i videogiochi se non per i soldi che generano.
      Sono andati avanti per parecchio tempo con botte e risposte al vetriolo.
      Alla fine, Brutal Legend è stato pubblicato da EA, ma nonostante una positiva accoglienza della stampa specializzata, le vendite sono state scarse.

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      1. The Curse of Monkey Island è quello a cui tutti fanno riferimento parlando degli allenamenti agli scontri di insulti?
        Io non l’ho giocato, ma sembra che il mondo sia pieno di entusiasti fanatici di quel videogioco. È strano sentirlo definire “un tonfo epocale”, ma forse non parliamo dello stesso.

        Bellissima spiegazione però!
        Grazie mille

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        1. Anche in the Curse esiste una gara di insulti, ma quella cui fanno tutti riferimento è quella del primo espisodio, The Secret of Monkey Isalnd, che è un cult tra le avventure grafiche e, in particolare, tra i fan di Lucas Arts.
          I primi due capitoli sono considerati dei capolavori tra le avventure grafiche di allora:
          The Secret of Monkey Island è il primo;
          Monkey Island 2: LeChuck’s Revenge, il secondo.
          Considera che all’epoca l’avventura grafica era all’apice del suo successo e sul PC rendeva meglio che su qualsiasi altra piattaforma contemporanea. Insomma era un prodotto di punta, sopratutto per il PC ed era sufficiente anche un 80286 per giocarci decentemente.
          L'”entusiasmo” di cui parli è “figlio” per lo più di chi ha vissuto quell’epoca. Qualche anno fa ne hanno pubblicato un’edizione “remastered” anche su console, non credo che abbia avuto un grande successo sulle nuove generazioni.
          A mio avviso, se hai un minimo di interesse nelle avventure grafiche, non fai male a dargli una possibilità.

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  1. Mi piace questo metodo di pagamento, ricorda il concetto di “cappello” nell’arte di strada, dove paghi quanto secondo te può valere ciò che hai visto. Trovo sia un bel modo di intendere il proprio lavoro e il pubblico stesso: non sei un fruitore immobile, una scatola vuota che sta lì e si becca quello che proponi ma diventi soggetto attivo e il tuo pensiero in qualche modo conta. Mi piace.
    CIAO REDDDDDDD!!!!

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    1. Uheilà Fatuzza! Era parecchio che non ti vedevo da queste parti né dalle tue…Iniziavo a chiedermi “chemmmminchia di fine ha fatto FaTati?” 😉
      Considera che all’inizio il concetto di “pay what you want” era davvero molto spinto e interpretava esattamente lo spirito che hai descritto.
      La selezione dei videogiochi, infatti, era di prodotti Indie, che avevano davvero delle difficoltà nella distribuzione tradizionale, prodotti che avevano dei contenuti, creati dalla passione e con poche risorse; una vera forma espressiva dei suoi autori. Proprio come gli artisti di strada.
      Il fenomeno degli indie (tra queste pagine ne ho recensiti diversi) è ormai cambiato, non sto qui a rifilartene lo “spiegone” che ho chiaramente in punta di dita, ma ho pietà di te (leggi: tevojobbbene).
      Humble Bundle è stato di recente acquisito da un colosso dei media, IGN. Non è stato totalmente snaturato per fortuna, ma si nota il “cambio di passo”. La possibilità di ripartire il proprio “obolo” rappresenta un modo di partecipazione, ma dubito sia molto utilizzata. L’importante è che continui a esistere la trasparenza di come vengono ripartiti gli introiti.
      Colgo l’occasione per segnalare che esiste un “pay what you wnati” tutto italiano con sede a Roma (peraltro nelle vicinanze della mia abitazione):
      https://www.indiegala.com/

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      1. Ehehehe, sono un po’ in latitanza ma ci sono sempre 😉
        Immagino, quando c’è una cosa carina ci si mette di traverso e la si trasforma… mannaggiannnnoi!
        Al ” colgo l’occasione” ho chiaramente sentito il ” plin!plon! pubblicità!” 😀
        ( ancheiotevojobbene)

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    1. Ti assicuro che spendo. Il fatto che lo faccia con una certa “riflessione” e “consapevolezza” non riduce l’ammontare della spesa, ma aumenta “solo” il numero di titoli che riesco a procurarmi. Sono un acquirente compulsivo, non c’è dubbio e, con la vecchiaia, tendo anche al “collezionismo” di titoli che in passato non ho potuto acquistare e che recupero in giro per il mondo. Fino a qui c’è una sana passione e un’insano ammontare di soldi che vi devolvo (“insano” per chi non ha questa passione).
      Il mea culpa è la consapevolezza di non avere il tempo di giocare a tutti gli acquisti e tuttavia continuare ad “accumularli”, che sia in un’hard-disk, su uno scaffale della libreria o su una piattaforma di distribuzione digitale.
      Da questo punto di vista, mia moglie è una santa. Ma non glielo dire che poi si monta la testa 😉

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    1. Si e no. Si perché inizialmente HB era un portale di vendita esclusivamente degli indie, che – in molti casi – hanno una contenuto tecnologico limitato, compensato da idee e contenuti nuovi. Oggi HB è una piattaforma di distribuzione digitale sia di indie sia di tutti gli altri videogiochi (tripla A inclusi). Oltre alle offerte “pay what you want” estese a e-book, software di utilità, app mobile e, occasionalmente, videogiochi per console, è presente uno shop e una formula di abbonamento a un certo numero di videogiochi mensili. Insomma HB oggi è a tutti gli effetti un rappresentante della nuova distribuzione digitale.

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        1. Innovativo era il “pay what you want” e il fatto che sia prevista sempre una parte dell’importo versato in beneficenza. Il tutto con la massima trasparenza. Oggi esistono diverse realtà basate su questo concetto del “pay what you want” o sui “bundle” a modici prezzi. HB è stata la pioniera e senza dubbio è ancora la numero 1.

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  2. Beato te che riesci a mettere da parte il tuo feticismo.
    Io sono troppo conservatore e non riesco ad abbandonare disco e custodia.
    Ho rinunciato a molti titoli perché usciti solo in digitale.

    Come ti avrò già detto, la mia PS3 è modificata, ho Dead Space 3 dalla sua uscita, scaricato illegalmente. Avviato solo una volta per vedere se partiva.
    Un paio di domeniche fa mi ritrovo al centro commerciale, entro al Game Flop e trovo la Limited Edition a € 9,98 e la compro.
    Morale: finalmente ci sto giocando!

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    1. Ti capisco benissimo e accade anche a me. Ho giocato a pochi titoli digital only e se trovo l’edizione fisica di in indie che mi interessa preferisco acquistare disco e plastica a corredo. Il feticismo non l’ho superato è mai lo supererò, ma la passione e la curiosità per fortuna ancora prevalgono. La copia illegale poi è dall’Amiga che lo ho abbandonata. Anzi è proprio durante il periodo dell’Amiga che ho iniziato ad acquistare solo l’originale. Lungi da me dal tirare il pippone sull’eticità, ma non riesco a trovare la gratifica da un dischetto blu anonimo. Non li sopportavo tanto che mi facevo le etichette dei floppy ritagliando le immagini dalle pubblicità delle riviste.
      Quando il videogioco diventerà in streaming, non avranno più i miei soldi. Tanto ho talmente arretrati da potere continuare a giocare fino al Giudizio Universale 😂😂😂. Lo so, tendo alla maniacalita’ compulsiva. Ma un sommelier che prova tutti i vini possibili, perché è un figo e non un maniaco? Vallo a capire.

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      1. Ahahah anche io facevo una cosa simile, per i giochi copiati della PSX, facevo le copertine tagliando le riviste e attaccando qualche adesivo sul CD, li ho ancora, magari un giorno ne faccio un post 😝
        Sul finale siamo in sintonia, anche io ho tanti arretrati (e tanti titoli a cui vorrei rigiocare), sto apposto fino agli 80 anni.

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