Archivi tag: Il Signore degli Anelli

Perché la definizione “fantasy” sta stretta a Il Signore degli Anelli come una t-shirt taglia “S” a una supermaggiorata

Gollum O_O: “Supermaggiorata?!? Dov’è, dov’è !?! …Doveeeeee?!?”

Il titolo sembra partorito dal grafomane titolare di questa webbettola, posseduto dallo spirito di Lina Wertmüller (riposi in pace). Se chi inizia bene è a metà dell’opera, mettetevi l’anima in pace: qui c’è ancora parecchio da faticare.

Il post precedente ha zig-zagato tra vari temi:  il piacere della lettura, cosa rappresenta un libro per il lettore, se la “vecchia” carta sia importante o meno affinché il libro continui ad avere diritto di cittadinanza sulle nostre librerie, nei nostri cuori e memorie. Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien (chi altri sennò) nella mia esperienza rappresenta il crocevia di questi temi.

Come sostengo sempre, i commenti sono la linfa vitale di un blog. In giardino pianti un bell’albero, ma se non lo innaffi seccherà. Nello spazio dei commenti alcuni visitatori generosi hanno lasciato traccia del loro passaggio condividendo la loro esperienza e opinioni. Sedici naviganti spiaggiati su questo lido hanno prodotto, anche con la mia complicità, oltre 100 commenti che, a parte il mio usuale rutilare di facezie, si sono distribuiti sui vari temi citati e, in particolare, sul fatto che Il Signore degli Anelli non è la pietra angolare come lo è stata per me: c’è chi lo ha letto e non si è innamorato, c’è chi non lo ha letto.

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Un libro per domarli, un libro per ghermirli e nel buio incatenarli…

Rilassante panorama di rilassante estate? Già l’ho visto…da qualche parte

Chi è quel pirla che ha spento la luce?!? Non lo vedi che sto leggendo!?!

Deve essere passato Attila, sì deve essere passato di qui. Se i miei pensieri fossero i primi timidi germogli di margheritine nel prato, allora ho la certezza che Attila è passato dalle parti del mio cervello. Pensieri rasi al suolo, deserto. Dove passa Attila non cresce più l’erba. Ma ‘sto Attila era dell’Anti-droga?

L’andazzo è a zig-zag tra tasti, abbozzi d’idee, trascrizione, tasto “cancella”, ritorna all’abbozzo e così in loop infinito da istruzione “10 PRINT “…”20 GOTO 10”. A proposito di grandi guerrieri è obbligatoria una citazione a effetto: “Per un grande guerriero, ci vuole una grande spada!”

Un segno di “visto” appare accanto a una celletta del mio cervello.xls e contemporaneamente una vocina.mp3 annuncia “CELL’HO’“: per qualche strana coincidenza le ultime gesta del mio avatar videoludico hanno avuto come protagonista tamarri che ostentavano spade e spiedi di misure e potenza crescenti in un tripudio di testosterone e tipica (vana)gloria maschilista delle più basse origini (basse, anche in senso anatomico). Da re-cessi di memoria grezza, con lo stesso imbarazzo (…e sfiga) di ricevere dal banco del “Sette e mezzo” come prima carta, quella del 4, spuntano derive leghiste sulla durezza dell’“arnese”: totalmente speciose e ininfluenti, visto che gli avi in cui costoro si riconoscono, cioè quel miscuglio multietnico di popoli barbari – extracomunitari, in termini moderni – genericamente noti come “Galli” sperimentarono sulla propria pelle che è importante la punta e il taglio: il gladius del legionario, più corto della spada gallica, aveva la lama a doppio taglio che permetteva maggiore mobilità in formazione serrata ed era usata spesso di punta perché “seppur due dita si ficca, è mortale”. (cit. L’arte della guerra (Epitoma rei militaris) di Publio Flavio Vegezio Renato)

Dove questo discorso voglia andare a parare non è dato saperlo neanche a chi scrive, ma l’oscuro figuro al di là dello schermo si è appena riagganciato a una connessione a banda larga dopo un’astinenza di quasi un mese e quindi batte e ri-ba-ba-tte-tte sui ta-tasti i pe-pensieri come vengono con il viscerale entusiasmo e la dolce follia di uno sciame di bambini sotto il metro di statura, che si rincorrono in un giardino, disegnando traiettorie per niente geometriche che – per esigenze del “pensiero ordinato” di noi adulti – possono assimilarsi a un cerchio dalla circonferenza molto vaga e accennata, con protuberanze tipiche dell’incertezza del cerchio disegnato a mano-libera. A onore del vero, io avevo difficoltà a disegnare un dignitoso cerchio anche con il compasso.

Ferie agli sgoccioli e un’estate passata per lo più sul dondolo di Sabaudia in compagnia di diversi libri acquistati per impulso compulsivo e letti soltanto molto tempo dopo (il consumismo, e chest’è!). Finalmente questi libri riprenderanno a impolverarsi sullo scaffale e a ospitare acari che ivi dimorano, ma le pieghe della copertine e le orecchie delle pagine daranno loro l’ambito status di “letto”, saranno lì ritti tra gli altri e potranno guardarli con un’ espressione spocchiosa come per dire “io sono stato letto, tu no”.

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Gollum, disprezzo o compassione?

Riddles in the Dark - Bilbo © 2003 John Howe. Website: www.john-howe.com

Riddles in the Dark – Bilbo © 2003 John Howe. Website: http://www.john-howe.com

Da una chiacchierata su Il Signore degli Anelli e il personaggio di Gollum nello spazio dei commenti al post Il falso dilemma: digitale o non digitale. mi lancio in una cavalcata a tastiera sciolta, tale che lo spazio del “commento” inizia a starmi stretto e l’argomento merita un post(o) in prima fila. Qualunque piega prenda, ringrazio per il prezioso spunto, occasione di scambio di opinioni diverse. Il commento a un post è linfa per tutto il blog. Ahimè l’apposito spazio è spesso più deserto del deserto senza i tartari. L’occasione è ghiotta per stimolare i più stitici di tastiera poiché la questione, sebbene inizi da un mondo di gente dalle orecchie a punta o dai piedi particolarmente pelosi, è di attualità e riguarda il nostro modo di vivere e di rapportarci con gli altri:

Gollum merita disprezzo o compassione?

Di seguito, a uso e consumo dei pigri del clic, riporto una sintesi dell’ultimo scambio di opinioni. Se avete cliccato sui link precedenti, avete sbloccato l’Achievement Ultra Rare:

lh1U1DGcOra potete saltare direttamente al resto dello sproloquio.

Ritengo che sotto l’estetica degli hobbit, degli elfi, nani, orchi, troll e altra gente che sembra partorita da un trip a base di acidi andati a male, ci sia la rappresentazione del modo di vivere del singolo essere umano, nei suoi aspetti nobili, meschini e vie di mezzo sfumate. Gollum ne è il fulcro. L’ultimo degli ultimi, l’invisibile anche quando non mette l’Anello al dito (proprio come i tanti “invisibili” nella nostra “civile” società): insegna un valore dimenticato, la compassione. La nostra società avrebbe bisogno di Gollum perché non  prova più compassione e si scaglia contro il diverso. C’è chi la vede diversamente: Gollum per Tolkien incarna l’uomo assolutamente corrotto dal male, ma corrotto fino in fondo, non ha nulla di positivo e non sacrifica la sua vita, Tolkien lo dice piuttosto chiaramente quando parla di “eucatastrofe”.

La chiacchierata si fa parecchio interessante.

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Il falso dilemma: digitale o non digitale

Digital Memory Delivery?

Sicuri che sia così dolce naufragar in questo mare digitale?

Si è appena concluso il primo Italian Digital Day e Netflix è giunto anche nei nostri salotti. Netflix è il più diffuso servizio di “Internet TV” al mondo: con oltre 65 milioni di abbonati in 50 Paesi è il più famoso tra i recenti rappresentanti della nutrita schiera di fornitori di servizi “Digital Delivery” giunti nel nostro Paese. Tanti anni fa, il fenomeno della “Digital Delivery” ha mosso i primi passi cambiando la distribuzione della musica e, oggi, investe praticamente tutte le attività, pubbliche (si pensi alla fatturazione verso la P.A.) e a breve private, ed è ormai un primario mezzo di diffusione di contenuti multimediali. “Semplice, intuitiva, flessibile”(*)
(*) Connessione a banda larga necessaria.

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