Game Boy, mia sorella e c’ero anche io


Se nelle righe che seguono pensate di leggere un’analisi tecnica di questa gloriosa console, puntate pure la prua del vostro browser verso altri lidi di retro-cose-così. Qui, sfoglierete un album di fotografie mie, di mia sorella e della mia famiglia in un fritto misto di memorie barbose di un vecchio videogiocatore e qualche palpito di cuore a granella. Non contiene: conservanti, coloranti, olio di palma e nostalgia-nostalgia-canaglia. Press “START”.

Ricordo come se fosse accaduto ieri il giorno in cui mio fratello e io abbiamo regalato alla mia sorellina una console Game Boy e la cartuccia Tetris per il suo ottavo compleanno. Era il 29 settembre del 1990.

Nintendo lancia sul mercato la prima console portatile al mondo, Game Boy, nell’aprile del 1989 in madrepatria, nel luglio dello stesso anno in Nord America e infine nel settembre del 1990 in Europa.

Nintendo non è nuova al videogioco portatile: la serie Game & Watch, distribuita tra il 1980 e il 1991, è il primo grande successo di vendita dell’azienda giapponese con oltre quarantatre milioni di pezzi venduti nel mondo.

Game Boy è la prima console portatile poiché è possibile cambiare gioco inserendo una nuova cartuccia; Game & Watch ha un solo gioco installato, può funzionare da orologio e sveglia (da cui deriva il nome), ma non ha la possibilità di cambiare gioco.

Questa è la console Game Boy che regalammo a mia sorella trenta anni fa.

Nel 1990 appaiono sul mercato i prodotti concorrenti.

Sega Game Gear, Atari Lynx e NEC TurboExpress che, pure visualizzando i giochi su uno schermo a colori e con migliori prestazioni grafiche, non riescono a insidiare il primato di Nintendo nemmeno da lontano. Una delle caratteristiche vincenti della Game Boy è la durata delle batterie: il suo schermo monocromatico consuma poca energia e con quattro batterie-stilo si può giocare per oltre trenta ore. Le altre console sono molto più energivore: tra le tre e le cinque ore di gioco e la NEC TurboExpress richiede addirittura sei pile-stilo.

Pure essendo tecnicamente inferiore rispetto alle sue concorrenti, Game Boy riscuote un enorme successo tanto da essere ancora oggi la terza console più venduta nella storia dei videogiochi, dopo Sony PlayStation 2 e Nintendo DS (fonte: List of best-selling game consoles, Wikipedia). Le vendite di Game Boy e della sua versione con schermo a colori, Game Boy Color, ammontano a quasi centoventi milioni di pezzi.

Così come il Sony Walkman ha rappresentato una rivoluzione per l’ascolto della musica, altrettanto rivoluzionaria è stata la Nintendo Game Boy per i videogiochi.

Qualche anno fa, mia sorella mi ha regalato la sua Game Boy, la cartuccia Tetris e altre cinque cartucce che nel corso degli anni ebbe in regalo: R-Type, Dragon’s Lair, Duck Tales, Super Mario Land, Revenge of the ‘Gator. Non avrei mai scommesso che l’avesse conservata per tutti questi anni.

La collezione di cartucce per Game Boy di mia sorella: pochi, ma buoni

Mia sorella, con la quale ho una differenza di età di quattordici anni, è la prova che è un pregiudizio che i videogiochi sono un’attività tipicamente maschile. È l’ennesima negazione all’emancipazione femminile, un’invenzione per relegare le bambine e le ragazze ai giochi di bambole, delle pentoline o dei trucchi: una sorta di “preparazione” a limitarsi nelle attività stabilite dai maschi come “adatte”.

Attraverso il gioco il bambino prende coscienza di sé. Sulla base degli stimoli culturali che riceve, introietta quali atteggiamenti e comportamenti sono considerati adeguati a ogni situazione e ruolo, che ancora oggi, sono stabiliti dallo stereotipo di genere definito storicamente secondo le differenze biologiche, maschile e femminile. Differenze di proprietà fisiche che diventano spesso disuguagluanze sociali.

Sono stati fatti molti passi in avanti nell’emancipazione femminile, anche se l’idea balzana che il videogioco sia prettamente “maschile” è ancora ben radicata. Le statistiche sulla popolazione di videogiocatori nel mondo e la storia di questo giovane medium mostrano un dato esattamente contrario. Dalle origini dei videogiochi, le donne hanno partecipato sia come videogiocatrici sia come sviluppatrici (leggi pure: Chi è il Player One? [Parte 2] – Arrivano le ragazze!).

A qualche malpensante sarà venuto in mente che il regalo della Game Boy sia stato mosso da un mio malcelato “interesse” per accaparrarmi una nuova console. Nulla di più sbagliato: il videogioco portatile mi ha lasciato sempre tiepido e lo sono ancora oggi. Mia sorella espresse questo desiderio. Tutte le cartucce che ebbe in regalo vennero scelte da lei. Anche lo sparatutto R-Type.

Con tutta probabilità, all’interesse di mia sorella per i videogiochi contribuì anche il desiderio di essere coinvolta nei giochi dei fratelli più grandi.

Dai giochi in cortile a quelli da tavolo, dalle gare di biglie sulla sabbia alle sfide sul panno verde del Subbuteo, i motivi di tafferuglio familiare si adattano all’evoluzione delle forme d’intrattenimento. A partire dal Natale del 1983, per azzuffarsi con mio fratello, tra i consueti “futili motivi”, si aggiungono anche i videogiochi: mio fratello riceve in regalo una console Mattel Intellivision.

Alla fine degli anni Ottanta, dopo un anno di duro “tira-e-molla” con i miei genitori, giunge a casa il Commodore Amiga 500 che, oltre ad avere dato un sostanziale contributo alla mia formazione informatica e della lingua inglese, ha acuito le risse con mio fratello al limite di DASPO familiare, a causa di alcune insanabili divergenze nei tornei di Kick-Off 1 e 2, Sensible Soccer e Spedball 2 Brutal Deluxe. Nel gennaio 1995 a casa mia la rissa diventa un “e-sport” ante-litteram: Street Fighter II Turbo per Super Nintendo.

La Game Boy per mia sorella rappresentò un motivo per essere coinvolta, per partecipare ai giochi dei fratelli più grandi e così è stato, al netto delle zuffe dei fratelli maggiori davanti allo schermo, con occasionali repliche dal vivo delle mazzate virtuali, “arricchite” da un repertorio di colorite espressioni da suscitare vivo interesse anche nel proverbiale scaricatore di porto.

La console veniva condivisa e, anche in mancanza di modalità cooperative (era necessario un cavo, già presente nella confezione, ma anche una seconda console), veniva passata di mano in mano a turno (a volte, strappata di mano), alternandoci a ogni morte dell’avatar, astronave o pallina persa.

Il fatto che mia sorella abbia custodito la console fino a oggi mi fa pensare che, sebbene l’interesse per i videogiochi scemò dopo qualche anno, la Game Boy abbia lo stesso effetto che provo per alcuni videogiochi e console: un album di ricordi più vivido delle fotografie, un catalizzatore di reminescenze, che riecheggiano e affiorano nella memoria.

È tuttavia un ricordo che non fa annegare in pozzanghere di nostalgia-canaglia e nella stcchevole retorica dei “bei vecchi tempi”.

Per meglio apprezzare il presente e proiettarci nel futuro, occorre sempre avere consapevolezza del passato.

Dopo trenta anni, sebbene abbia dovuto fare una piccola riparazione (la protezione dello schermo si era scollata dallo chassis), la console funziona ancora e l’inserimento della cartuccia di Tetris ha avuto questi effetti in sequenza.

Dapprima un riavvolgimento rapido agli anni dell’Università e delle ore trascorse con mia sorella e mio fratello a dividerci il piccolo schermo nei viaggi in auto con tutta la famiglia. Il momento di “amarcord” si è bruscamente interrotto non appena i primi mattoncini hanno iniziato a cadere dall’alto dello schermo.

Staccarmi dallo schermo non è stato facile. Tetris, in particolare la versione per Game Boy, ha una carica elevatissima di “tossicità” da FUEPS (Faccio l’Ultima E Poi Smetto).

Tetris è ancora la migliore “killer app” per qualsiasi console fino ai giorni nostri.

Ho coinvolto i miei due nanerottoli di nove anni che ormai mi hanno espropriato della Nintendo Switch, che utilizzano prevalentemente in modalità portatile, anche se non disdegnano di giocare con la Nintendo DS Lite, che acquistai qualche anno fa a un mercatino dell’usato per intrattenerli durante il lungo viaggio aereo fino a Miami.

Gli ho mostrato la console e spiegato che si tratta di un pezzo di storia dei videogiochi: la prima console portatile al mondo.

Gli ho spiegato che la “vecchiettina” ha trenta anni, ma gli anni di una console non si misurano come quelli degli esseri umani; si calcolano come quelli dei cani e quindi devono essere delicati nel maneggiarla perché è come se avesse ottancinque anni (vedi Dog age calculator).

Gli ho raccontato che la console che stringevano tra le mani è il regalo che lo zio e io facemmo alla zia per il suo compleanno di otto anni. Aveva più o meno la loro stessa età quando ha ricevuto la sua prima console, una console tutta sua. I miei due nanerottoli, dall’età di quattro anni, hanno iniziato a prendermi a sportellate a Mario Kart Wii U e, dopo essere stato folgorato proprio sulla linea del traguardo, a ridacchiare sbeffeggiando la patria potestà:”Papà, ti ho fuMMinato io!”. Hanno iniziato anche a imparare qualche espressione “colorita” del linguaggio adulto.

Ebbene, nonostante il mio “spiegone” introduttivo, la Game Boy ha fatto altre due “vittime”.

La prima reazione è stata: “Papà, ma quanto è pesante!”. Vorrei vedere: dentro ci sono quattro batterie-stilo del formato AA. Se vedessero i telefoni portatili del tempo li scambierebbero per materiale per l’edilizia. Nel film Wall Street (1987), Gordon Gekko, interpretato da Michael Douglas, sfoggia un telefono portatile Motorola DynaTAC 8000X, del peso di “scarsi” 800 grammi, in vendita a poco meno di 4.000 dollari (rivalutabili oggi a circa 8.000 dollari), chiamato dagli statuntensi anche “brick phone”, “telefono-mattone” appunto.

Wall Street (1987), Gordon Gekko (Michael Douglas) telefona con un “mattone”

Il secondo gemello si è subito catapultato accanto al fratello e ha infilato la testolina per assistere all’azione sullo schermo.

Gli ho allora spiegato che, per distinguere meglio quella “zuppa verdastra” a schermo (quattro sfumature di verde oliva, dal chiaro a molto scuro), è necessario essere esattamente di fronte alla console, aggiustarne la posizione tra le mani e regolarne il contrasto tramite l’apposita “rotella” laterale in base alle condizioni di illuminazione circostanti. Era sì la prima console portatile, ma non potevi giocarci dovunque e in qualsiasi condizione.

Il piccolo schermo della Game Boy non ha infatti alcuna retro-illuminazione, che è stato introdotta solo nel modello “Light” distribuito unicamente in Giappone nel 1998.

Prese le misure e comprese le “regole d’ingaggio” i due nanerottoli hanno iniziato a smanettarci.

Mi ha colpito l’immediato interesse e l’espressione di meraviglia sui loro visi: non pensavo che quella “zuppa verdastra”, per giunta con un effetto “ghosting” molto pronunciato, li avrebbe intrattenuti più del tempo di “farmi contento”. Nel giro di un cinque di minuti, mi aspettavo che mi porgessero la console con uno di questi commenti o tutti insieme: “Papà, si vede male”, “Papà, è meglio la Switch!”, “Papà, come facevi a giocare (a questa roba vecchia)”.

Tetris è stato “amore tossico” a prima vista.

Super Mario Land, fin dalle prime schermate ha iniziato a farli inveire contro lo schermo con una seirie di “E perchééé?!?”, “Ma dai!”, oltre a un paraverbale inconfondibile tra lo stizzito e “ora ti faccio vedere io!”.

Revenge of the ‘Gator, un gioco del flipper, ha ricevuto “wow” ed “è fighissimo” a profusione.

Confesso di essere davvero felice della reazione dei miei figli sia da un punto di vista “emotivo” sia da quello del “mestiere del papà”.

Questa vecchia console è un oggetto e, al di là delle sue caratteristiche funzionali (peraltro limitate nel tempo in base al ciclo di vita dei componenti elettronici), non ha di per sé alcuna qualità “emotiva”. Tuttavia ha generato un legame affettivo per la capacità – del tutto soggettive – di catalizzare certi momenti familiari e rappresentare un piccolo tassello del legame con mia sorella. Il “passaggio generazionale” di questi momenti assume per me un valore: la vecchia console ne è solo un tramite per fissarne il ricordo, lo spunto per raccontarlo e tentare di trasmetterlo.

Infine, nell’ambito del “mestiere del papà” – per il quale finora non è stato ancora creato un “video-tutorial” (Deo gratias) – riuscire a trasmettere ai miei figli la conoscenza di un passato, non già per rivendicare la superiorità dei “bei vecchi andati”, ma per fargli apprezzare ciò che hanno a disposizione nel presente ed è un’occasione per non appiattire la diversità di esperienze, di ascoltarne il racconto e farsi magari delle domande.

I bambini rischiano di essere sommersi da una ridondanza di messaggi pubblicitari e di “conformismo” nei rapporti sociali tra coetanei, che non sono in grado di controllare e di elaborare in maniera autonoma. La televisione e, sempre di più, la Rete diffondono modelli di consumo, rafforzando convinzoni e comportamenti di massa, appiattendo la diversità e favorendo la generalizzazione.

I bambini dell’età dei miei figli giocano a Fortnite, Roblox e di recente Among Us, tutti giochi on-line. Non entro nel merito, ma l’opportunità di mostrargli e raccontargli che c’è tanto altro, rappresenta per me l’occasione di fornirgli uno “strumento” per apprezzare ed esplorare la diversità e combattere l’ineriziale e comoda omologazione.

Grazie a mia sorella e alla Game Boy.

Il Game Boy o la Game Boy? Se vi suona meglio chiamare la console al maschile, “il Game Boy”, non è peccato. In un testo scritto però è un errore grammaticale, che le maestre ci correggono dai tempi delle classi elementari. Il termine inglese “console” è infatti di genere femminile. Anche a me viene naturale concordare l’articolo al maschile. Sarò anche io vittima del maschilismo video-ludico? Più probabilmente invece è un’abitudine mutuata dall’ignoranza dei recensori delle riviste di videogiochi che spesso commettevano questo banale errore grammaticale.

32 pensieri su “Game Boy, mia sorella e c’ero anche io

  1. Tetris!!!!! dopo il solitario classico di defolt in ogni computer, (e parlo di quelli dell’ufficio, ancora verdi, senza schermo,che a lavorarci procuravano occhi rossi, mal di testa e nausee tali che dopo un pomeriggio passato a registrare non riuscivo a fermare le lacrime…Per fortuna sono arrivati dopo solo qualche mese gli schermi da applicare, con una quadrettatura finissima, che dovevano disperdere le nefaste radiazioni…) E’ stato il gioco a cui ho giocato di più, un gioco praticamente senza fine….Poi mi sono fatta prendere dal Mahjong, a cui gioco ancora qualche volta. Ciao!!!

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    1. Guarda che tiri fuori dal cassetti della memoria! Gli schermi a fosfori verdi (o bianchi) e gli schermi protettivi, che si è continuato a utilizzare anche per gli schermi a colori fino a quando gli LCD hanno sostituito il tubo catodico. Oltre al “Solitario”, è d’obbligo citare anche “Campo Minato”. Conosco il Mahjong e ne avevo una versione per PC DOS, ma ai giochi di memoria e associazione, combinazioni di coppie, tris e scale, sono sempre stato un disastro.

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  2. L’inizio di un periodo d’oro. Questa console portatile ha fatto la storia insieme alle sue concorrenti ed è affascinante vedere come la console e il mondo dei videogiochi si sia così tanto evoluto in poco tempo. La storia dei videogiochi è davvero affascinante.

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    1. Contrariamente alle concorrenti, la Game Boy, oltre a essere assurto a icona tra i videogiochi, è ancora “alive and kicking”: la scena musicale della “chiptune” utilizza questa console grazie a due software LSDJ e nanoloop.
      Esistono molti negozi online che si sono specializzati nel modding della console, offrendo diverse migliorie tra cui anche un kit per la retro-illuminazione, oltre a una moltitudine di personalizzazioni estetiche. Dai uno sguardo a https://www.retromodding.com/
      Game Boy is still alive and kicking!

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    1. È rapporto di complicità, la differenza di età aiuta anche nei contrasti la disponibilità all’ascolto e al confronto, senza l’ansia dell’approvazione o meno dei genitori. Confesso che ora che si avvia ai quaranta anni per me rimane la mia “sorellina”.
      Tetris non ha bisogno di colori, è davvero l’idea che vince sull’apparenza e l’estetica.

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  3. Non ho mai avuto console di gioco né fratelli, quindi non ho esperienze comuni ma mi piace il tuo tuffo nei ricordi 😉
    Però il momento “Tetris tossico” l’ho vissuto pure io. Credo di aver giocato prima a Block, il tetris tridimensionale dall’alto, su un Amstrad compatibile Dos, prima di passare al Tetris classico sul mio primo PC 286. Però di Arkanoid ero ancora più malato 😛

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    1. Arkanoid anche ha quel grado di tossicità da FUEPS. Lo giocavo sull’Amiga, una conversione con i fiocchi ed è stato uno dei primi giochi che ho fatto provare ai nanerottoli sull’Amiga. Tetris per Game Boy però non si batte. Non c’è davvero paragone con altre piattaforme per immediatezza e velocità del colpo d’occhio-dita. Sulla Game Boy anche se avevo cinque minuti da perdere era un attimo infilare la cartuccia e accendere la console.

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  4. Io col cavolo che te l’avrei riregalato, il Game Boy XD
    Cavoli, ne avrei voluto uno, da bambino!
    Mo’ mi vien voglia di trovare qualcuno che mi controlli la psp, ho una trentina di giochi da ri-giocare 😀

    Riguardo al nome, non credo sia un errore chiamarlo al maschile: in fondo, “game” è un termine neutro, in inglese, ergo puoi attaccarci ciò che vuoi, se non sottintendi la parola console ^^
    E seguendo la logica del femminile, toccherebbe dire “la DS”, che ha un suono inquietante (se pronunciata a voce alta) per ovvie assonanze con la nota sindrome…
    Personalmente sono per il libera tutti, con le console: su certe uso il femminile, su altre il maschile, a piacere 😛

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    1. In effetti non me l’aspettavo nemmeno io! L’anno scorso mia sorella mi ha chiesto di ridarle la console. Mi sono appellato al bon-ton del “regalo fatto non si restituisce” 😉 Ma se me lo richiedesse temo che cederei visto ciò che significa anche per lei.
      Ho “riscoperto” la PSP molto tardi. Diversi anni fa ne trovai una in una vetrina di una grande supermercato, in mezzo a cellulari e tablet. Il prezzo di sessanta euro mi fece spalancare il portafogli all’istante. La acquistai sopratutto per giocare al terzo capitolo di Parasite Eve, The 3rd Birthday, e ad alcuni JRPG mai tradotti in Europa, come Tactics Ogre, Popolocrois e Final Fantasy Tactics. L’altro aspetto che mi intrigava era la possibilità di modificarla facilmente e giocare titoli PS1 mai giunti in Europa. I prezzi davvero economici mi hanno poi spinto ad aumentare la collezione. E’ la console che consiglierei a chi si vuole dedicare al retrogaming (neanche troppo “retro”) spendendo prezzi onesti per l’usato.
      —-
      In merito al genere del termine “console” mi viene da citare Alberto Sordi in “Un americano a Roma” che al piatto di spaghetti di fronte a sé dice: “m’hai provocato e io ti distruggo adesso, Io me te magno!” 😉
      Tempo fa per mia curiosità ho approfondito la questione. Ebbene ti confermo che è sicuramente un sostantivo femminile. Per tutti i dettagli e le pedanterie etimologiche a breve ti dedico un post 😉

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  5. Dimenticavo il mio superfluo contributo alla “questione di genere”: non sono granché evoluto, ma queste settorializzazioni non mi sono mai andate giù in nessun ambito.
    Nel caso dei videogiochi, non ne ricordo uno del passato che vada giocato con i genitali.
    Anche se ho il sospetto che uno più recente, Custom Maid… in un video ho visto non tanto un gameplay, che verrebbe forse bannato, se ho capito il funzionamento del gioco, ma un controller di forma cilindrica da abbinare a una bambola a grandezza naturale e insomma, mi sono venuti dei sospetti su come si possa giocare in certi momenti…

    Comunque, a fare il videogiocatore o la videogiocatrice sono interesse e possibilità, non la ventitreesima coppia di cromosomi.
    Chi pensa il contrario può andare a tumularsi al Diogenes Club con gli altri barbogi vittoriani 😛

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    1. Sottoscrivo ogni tua parola, spazi e punteggiatura inclusi.
      Custom Maid, mai sentito nominare, ma il sesso esplicito nei videogiochi non ha mai funzionato a livello di “gameplay”; in rari casi, come Hot Coffee di GTA San Andreas, ha aumentato le vendite grazie proprio agli improvvisati censori della “buona morale” e alla buriana mediatica che hanno sollevato. Forse con la VR qualcosa cambierà anche in questo campo.

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  6. Denis

    Anni fa presi ha un mercatino a solo 15 euro un Gameboy Color viola trasparente con la stampante delle foto e è un paio di giochi tra cui Tetris e Pokemon giallo, poi vendei Pokemon e la stampante incassando il doppio, l’unico cosa e la mancanza di retroilluminazione rende difficile vedere, comunque colleziono console portatili: avevo il GameGear ma con un’alimentatore per poter giocare, succhiava le pile in un’attimo e avevo ottimi giochi.
    Ottimo anche il Neo Geo Pocket con un’ottima durata delle batterie, con 6 titoli allegati tra cui anche Sonic.
    Adesso posseggo 2 Psp, con poco spesa ho trovato ottimi giochi, un 2DS, un 3ds limitato e un 2Ds Xl limitato su queste ho preso una cartuccia direttamente da Aliexpress con 208 giochi sempre 40 giorni prima che ti arriva e infine un Gameboy Sp Advance modificato.
    Comunque è vero alle ragazze piacciano i videogiochi mi ricordo una madre con due figlie al Gamestop ” gli chiesi se giocavano” mi rispose ” si ha Tekken e Tomb Raider”

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    1. C’è una mod per applicare la retro-illuminazione per il Game Boy. In effetti è l’unico vero neo di questa console.
      Le donne semplicemente hanno preferenze differenti. Le statistiche dimostrano che giocano quanto i maschi, ma prediligono generi differenti.

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      1. Denis

        La modifica che intendi è quella dei due fili con la lucina fuori ? perchè ho preso lo schermo ingrandente che si attacca con le luci, ma c’è sempre il problema del riflesso su schermo.
        L’ideale sarebbe avere il Gameboy Advance Sp che è retrocampatibile con i giochi Gameboy, come il 2/3DS con i giochi del Ds normale

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        1. Di mod ce ne sono diverse e con differenti livelli di abilità. Questa che mi hai descritto non mi pare efficace. Le mod di cui parlo prevedono l’installazione di un pannello retro-illuminante e alcune saldature. È al di là delle mie abilità (scarsissime), ma per chi sa usare un saldatore su un circuito è una bazzecola.
          Se tu hai queste capacità di seguito trovi le istruzioni per una di queste mod:
          https://www.instructables.com/How-to-Backlight-a-Game-Boy-DMG/
          La mod si riferisce a questo prodotto:
          https://www.retromodding.com/collections/game-boy/products/game-boy-backlight
          Al modico prezzo di 11 dollari.
          Se avessi una minima esperienza con saldatore e circuiti già lo avrei fatto.

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  7. Videogiochi solo per i maschi? Chiedilo alla mia di sorella, le mazzate che ci siamo dati… avevamo il Super Nintendo in comunione. Non fu un bel periodo 😅
    Minchia, i gemelli già hanno raggiunto i 9 anni? Ero rimasto a 6-7. Ma hanno fatto 2 anni un 1, come le scuole di recupero? 😝 Sarà che mi sono fermato a 25 anni e mi fa strano notare il trascorrere del tempo 😆
    Comunque è fantastico che abbiano apprezzato questo vecchiume. Al tuo posto sarei stra-orgoglioso!
    Soprattutto perché la maggior parte dei bambini di oggi sono totalmente disinteressati alla roba del passato mentre io ricordo ancora con quanto stupore guardavo affascinato grammofono o uno dei primi telefoni senza cornetta, a casa di una coppia di amici dei miei.

    Sull’uso del maschile, per me è una questione di errore a monte. Alla fine degli anni 80 nessuna delle persone che conoscevo le chiamava console, erano erroneamente definiti computer, quindi il Master System, il Mega Drive e il Nintendo 🤣

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    1. Deve essere stata un’infanzia difficile 😂😂😂 Dai, avere un compagno di zuffe virtuali è magnifico. Senza le zuffe di cui ho raccontato nei post dedicati a Sensi, Kick Off e Speedball 2 non sarebbe stata la stessa cosa.
      Sull’uso del maschile per le “console” la tua teoria non è del tutto errata. Quando scrivo il post sarò più esauriente

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  8. quando un anno fa, causa/merito chiusura di tutti i movimenti umani su questo paese impandemato, mia sorella ha ritrovato la mia vecchia super nintendo con cassettina di Super Mario, ricordi che ti ho cercato perchè “MannaggialapaperaClà l’ho ritrovata e ora voglio che funzioni!”… ho seguito il mio maestro 😉 e SuperMario è partito perfettamente.
    Mai avrei pensato di far impazzire così tanto FdM (FiglioDelMale) e invece….

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    1. Ciaoooo! Tati ben tornata! Allora ha funzionato! Che splendida notizia! Super Mario ammalia FDM (hai fatto bene a specificarne il significato perché altrimenti poteva essere un clamoroso autogol 😂😂😂) Allora vedi che i videogiochi non sono alleati del Male? 😜
      I più piccoli vanno stimolati da noi adulti, sono delle “spugne”. Sono sempre più convinto che la chiave è “farli partecipare”. Ognuno ha il suo modo e i suoi “strumenti”, basati sulla propria esperienza, ma l’importante e renderli partecipi e consapevoli.
      Non ti venisse però in mente di regalargli Super Ghouls ‘n Ghosts perché quel bastardo di gioco è così…bastardo che la ri-conversione al Male inizia già dal secondo livello.
      Bentornata FaTati!

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  9. Bel post su un pezzo di vintage che suscita tanti ricordi. Erano altri tempi per i materiali usati ma di certo più robusti di quelli leggeri odierni.
    O.T. per console ho sempre usato ‘la console’ perché al maschile mi suona strano.
    Per Game boy io userei il maschile anche se al femminile non suona male.

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    1. Ho l’impressione che più evolve la tecnologia più diventa delicata e caduca. Vero che oggi in un piccolo quadrato di silicio vi è una potenza (e potenzialità) incommensurabile rispetto al passato, ma è anche vero che tende a guastarsi prima. È una mia “statistica” per esperienza personale, si intende. Sempre più difficile una riparazione e sempre più economico l’acquisto del nuovo o dell’usato. Ci vedo l’ennesimo zampino del consumismo 😜.
      Pensa che io ho sempre chiamato questa console, “il Game Boy”, sarà che lo concordo con “boy”, ma per correttezza grammaticale ho preferito concordarlo al femminile. A breve un piccolo post inutile su questa escatologica (?!?) diatriba 😂😂😂

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      1. Oggi si soffre di elefantiasi. 8 gigabytes fanno muovere appena il S.O. Trent’anni fa con 32 khilobytes governavi un’azienda.
        Riparazioni costose? Direi impossibili visto che per un componente di 50 centesimi devi buttare via tutto..
        È vero boy tende ingannare.

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