La Storia raccontata dai vinti: le Crociate


La Storia è raccontata dai vincitori. Rare volte ai vinti è data la possibilità di raccontare il proprio punto di vista. In eclatante controtendenza, per cui la Storia non soltanto è raccontanta, ma anche insegnata dal punto di vista dei vinti sono le Crociate.

Seguendo la traccia del post precedente e spostando l’attenzione dal cinema alla letteratura, decisamente più ricca di punti di vista differenti, mi ha colto d’improvvisio una consapevolezza: le Crociate non sono soltanto la storia raccontata dai vinti, ma anche l’unica versione insegnata.

Le Crociate sembrano un caso davvero particolare: la versione dei vincitori è totalmente taciuta, non esiste se non residualmente rispetto a quella dei vinti.

La letteratura, la musica, le arti, anche quelle dei nuovi media, hanno alimentato una “cultura della crociata”, un sentimento comune, addirittura capace di generare una forte identità dell’Occidente laddove la politica e l’economia stenta e sembra collassare da un momento all’altro. Un’identità e un senso di unità forte, tuttavia viziato da una visione unilaterale degli eventi accaduti in Terrasanta (e non soltanto) tra l’XI e il XIII secolo.

A questo proposito mi sovviene un libro che ho letto molti anni fa e di cui scrissi a suo tempo: L’avventura di un povero crociato di Franco Cardini.

L’avventura di un povero crociato

Di seguito una sintesi

L’avventura di un povero crociato di Franco Cardini è un romanzo che può essere una chiave per una lettura avvincente e differente dalla “cultura della crociata”.

Genti nullatenenti, partite per trovare martirio o fortuna, attraverso un viaggio di morte, violenza, sofferenza, che ha loro sottratto tutta l’umanità, si troverà alla fine trasformata in qualcosa d’“altro”, quell’“altro” che al grido di “Dio lo vuole!” ha ammazzato.

Una storia di integrazione inaspettata, soprattutto per quei tempi e che oggi non sembra aspettarsi più nessuno.

Il quadro storico non perde di coerenza anche quando è cornice della drammatizzazione di eventi di fantasia. Riesce a stimolare la curiosità per approfondire le nostre lacune conoscitive sia del periodo storico sia dell’attuale scontro tra Occidente e Islam. Ci si prospetta una visione diversa e più critica di quanto abbiamo appreso dai libri di scuola.

Questi popoli sono uniti dal credo nello stesso e unico Dio, dalla devozione alla Madonna e Gesù Cristo, dalla comunanza dei luoghi di culto. I cavalieri franchi si fermeranno in Terrasanta, si vestiranno all’araba e mangeranno mansaf preparato dalle loro mogli arabe.

“Così, ciascuno di noi resta quel che è, ma impara dall’altro. Nessuno chiede all’altro di convertirsi: ma non potremmo trarre gli uni il meglio dagli altri?”.

Continua a leggere: L’avventura di un povero crociato

12 pensieri su “La Storia raccontata dai vinti: le Crociate

    1. C’è l’imbarazzo della scelta. E parlo di imbarazzo vero. Sono tante le storie come quelle che hai citato. Nella mia intenzione è lanciare uno spunto, sta ai lettori scegliere la propria direzione.
      Ecco questo è una materia che lascerei ai libri e su Internet suggerirei solo la ricerca di possibili fonti bibliografiche.

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  1. Buona la prima, compadre: le crociate si possono annoverare come un primo tentativo di Europa unita ed anche anticipo per le futura occupazione delle Americhe e colonizzazione dell’Africa. Insomma, quel l’anticipo di globalizzazione che stenta a decollare ancora oggi. Come si può ben vedere:la Storia è sinonimo di evoluzione. I progetti più folli, allucinanti e deleteri, come quello delle crociate sponsorizzate dai papi, hanno pur sempre una base di razionalità: l’Europa all’inizio del secondo millennio trabocca di energie, di spiantati, di ambiziosi diseredati e disperati integralisti… Quale soluzione migliore di scatenare questo brulichio di umanità alla conquista di nuovi regni e mercati, dando loro copertura religiosa? I vinti avranno pure una loro narrazione di queste guerre, ma sono pur sempre relazioni di minoranza. Certo, non come quelle quasi inesistenti dei popoli precolombiani. Credo che sia necessario, per arrivare ad una reale ed egualitaria condivisione storica tra vincitori e vinti, si possa arrivare ad una effettiva globalizzazione che non sia soltanto di merci e capitali, ma anche di esseri umani. Ovvero: quando ognuno potrà dirsi a casa propria, indipendentemente dal luogo, dagli usi, dalla lingua, dal colore della pelle… Ma questo non è accettato dal capitalismo e dalla finanza, perché per essi, costituisce una comunità di popoli per i loro interessi molto perniciosa.
    Molto interessante e condivisibile, compadre…

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    1. Concordo su tutta linea, compadre! La condivisione storica è un’opportunità per tenere attiva una delle tante vie di comunicazione che in un conflitto si interrompono. Alcuni pregiudizi ancora resistono nonostante tutto e occorre tenere aperte più vie. La comunicazione – ce lo ha insegnato Federico II in questo periodo – può evitare conflitti, morti e distruzione, utili solo a una ristretta parte.

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    1. Credo sia stato adottato da qualche docente poiché seguendo le visite al post in cui parlo più diffusamente del libro ho individuato un sito in cui gli alunni si scambiano dritte sulle sintesi e i riassunti di libri 😂😂😂 Ho rivisto il testo originario del post per cercare comunque di mettergli la “pulce nell’orecchio”. Spero di esserci riuscito.
      Ps: in agguato c’è sempre il revisionismo e anche qui i ragazzi dovrebbero imparare le sfumature di certe parole

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  2. ottima scelta la tua di parlare delle crociate. Quello che hanno fatto i crociati è qualcosa di spaventoso. Basta pensare alla conquista di Costantinopoli retto da un governo di fede cristiana oppure i soprusi compiuti durante l’occupazione della Terrasanta.
    Molto interessante è anche la visione dei Templari, che furono gli ultimi nel 1302 a lasciare quei luoghi. Anche in questo caso ci sono stati scontri tra cristiani per ottenere potere.

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    1. Mi avevi invitato a scrivere dei libri che raccontassero della versione dei vinti. Questo mi è parso emblematico perché i “vinti” in questo caso sono l’Occidente tutto. Sui Templari ho preferito non leggere per evitare di imbattermi in tanta di quella “letteratura” di fantasia che ha ne ha creato una sorta di “mito”. Se hai da consigliarmi qualche libro di storia, è molto gradito.

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      1. infatti ho gradito molto questo post. Sui templari bisogna distinguere tra le storie romanzate senza valenza storica e quella dove si parla di questi monaci con rigore storico integrando il tutto come se fosse un romanzo di narrativa.

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