Dodici anni da “ammiraglio”


A volte l’ispirazione per scrivere giunge da fonti inaspettate e sopratutto completamente differenti dal risultato che si ottiene.

Ricevo da WordPress la notifica del buon dodicesimo anniversario per questa webbettola. Dodici lunghi anni al comando di questa nave sgangherata che galleggia sui flutti del mare di Internet. Nessun porto in vista, nessuna isola o baia: solo l’immensità della Rete.

Dopo dodici anni di questa navigazione a vista, mi ritrovo a battere la tastiera senza un apparente scopo se non quello di esprimermi, di comunicare e, nel caso migliore, di trasmettere.

Dodici anni sono tanti o pochi, non saprei, tuttavia suona come una conferma: non ho aperto il blog nel lontano luglio di dodici anni fa tanto per passare il tempo, per sperimentare l’ennesimo “gioco elettronico” e nemmeno per diventare un noto e auspicabilmente ricco “influenZer”. All’inizio forse i primi due fattori erano presenti, il terzo non mi è passato nemmeno di striscio per l’anticamera del cervello.

E me ne sbatto di chi dice che il blog è obsoleto.

Lo strumento può esserlo, ciò che conta sono i contenuti: se hanno un valore per il lettore, non sono mai obsoleti.

Oggi ho una consapevolezza: scrivere è ciò che desideravo fare e – almeno una volta nella vita – succede che si riesca a realizzare i propri desideri senza dovere scendere a compromessi o chiedere il permesso, le autorizzazioni, l’approvazione o denaro a qualcuno.

Tuttavia non avevo nessuna intenzione di “festeggiare” l’anniversario, sciorinando statistiche o riepilogando i contenuti prodotti durante l’anno. L’ho fatto in passato un paio di volte e mi sono anche divertito a ripercorre a ritroso e vederne gli effetti. Non questa volta. Non avevo nessuna voglia di sbanderiare la lieta ricorrenza, la volevo tenere per me.

Così ho iniziato a cincischiare nelle statistiche, a vedere la “classifica” dei post più letti ab blog condito. Ho letto e riletto. Ho rivissuto alcune fasi di questo blog, ma più fortemente di ogni cosa, ho avvertito l’impulso di ri-scrivere alcuni post. Com’è cambiata la mia scrittura! Non dovrei dirlo io, ma sì, mi sento migliorato. Con soddisfazione ho notato che lo stile non è mutato, è rimasto sempre “gagliardo e caotico” (grazie cugino per questa definizione!), limato nei suoi forti difetti, ma ancora “alive and kicking”, riconoscibile, con una precisa identità: la mia.

Avevo scritto poche righe fa che non ho intenzione di “festeggiare”, ma avendo battuto più di trecento parole di getto, mi sono contraddetto nel giro di un paragrafo. Chiedo venia per i refusi e gli errori, che sono come i coriandoli: li lanci a Carnevale e, nonostante le quotidiane pulizie domestiche, rispuntano a Natale da sotto un divano, un tappeto o dietro una porta o un mobile. Ne ho ormai la certezza: refusi e coriandoli si riproducono per partenogenesi.

Veniamo al punto, al motivo per cui ho cliccato come “folgorato sulla Via di WordFess” sul pulsante “Nuovo Articolo” e ho iniziato a scrivere.

Tra i numeri delle statistiche e le parole dei post, è saltato fuori un post di cinque anni fa: è una delle pagine più visitate, ma non dalla blogosfera, che – a giudicare dall’assenza di “stelle” e dall’unico commento di un mio amico (non blogger) – è passato totalmente inosservato o faceva letterlamente schifo.

Nel dubbio e, sopratutto, posseduto dal demone del blogging-revisionismo, mi sono rigettato nel testo e l’ho limato, aggiustato, tirato, tagliato, ricucito, rammendato. L’ho tirato a “nuovo” e, con mia sorpresa, mi ha dato lo spunto per un altro post che a breve pubblicherò.

Perciò senza ulteriori indugi o parole, non lasciate “congratulazioni, auguri o felicitazioni” e – sempre che vi interessi o incuriosisca – andate a leggere la storia di un ammiraglio che desiderava la pace che, costretto a combattere per riacquistarla, morì nel tentativo:

The Admiral. L’ammiraglio che voleva la pace.

 

26 pensieri su “Dodici anni da “ammiraglio”

    1. Le statistiche, al di là dei freddi numeri, raccontano parecchio. Le parole utilizzate per le ricerche hanno spesso risvolti comici. Ne riportai alcuni in https://redbavon.wordpress.com/2018/07/21/tipi-da-web-ovvero-come-aumentare-la-tua-auto-stima/
      Tra le statistiche scovi vecchi post che sono ancora gagliardi e forti, altri che invece languono con una manciata di visite ricevute il giorno della pubblicazione. In fondo, sono tutte tue “creaturelle”, senza fare preferenze: ci sono quelle più fortunate e quelle meno. Una grande famiglia.

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      1. Be’, nel mio caso parliamo comunque di un blog con cifre piccolissime, ma è curioso che chi ci capita “per caso” lo faccia per argomenti trattati anni fa e negletti dagli utenti WordPress. All’epoca poi interagivo anche poco con gli altri blogger, non “davo” né “ricambiavo” molto like e commenti, quindi ci sta che certi scritti non siano stati considerati.
        Le ricerche a volte sono in effetti molto strane, oltre che sgrammaticate e mal formulate!

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        1. A prescindere dal numero di visite, che hanno un andamento anche da studiare, il fatto che descrivi è conferma – almeno a mia interpretazione – della validità del contenuto o della scarsità in rete di quel particolare tema trattato. Come siti come i nostri che non sono donini di primo livello siamo soggetti ai “capricci” di indicizzazione di WordFess e I criteri SEO di Google. Vi sono veramente pochi “stratagemmi” e pratiche web che possiamo utilizzare per attirare come le sirene il cosiddetto “traffico organico”. Validissimo l’interazione con altri siti/blog, non solo per le statistiche, ma sopratutto per lo scambio concreto di idee. Ci vuole tanto impegno e tempo; se non è il piacere della scrittura a sostenerti, chiudi dopo poco (come tanti blogger passati di qui e ingoiati dai flutti di Internet).
          Mi sono segnato tra i tuoi follo-uhe’-uhe’. A presto.

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          1. Questo forse spiega il continuo flusso di utenti che compaiono e scompaiono. 😁
            Personalmente non ho ambizioni di fama legate al blog, se così fosse non parlerei di temi molto di nicchia. Non sono neanche esperto di SEO o altre tattiche accalappia-utenti, credo che scrivere un blog debba essere innanzitutto un divertimento, trovo che spesso la qualità dei blog più seguiti sia nettamente più bassa di quella di chi non ha grandi numeri.

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            1. Le pratiche SEO non sono il Male 😉 Non sono “accalappia-utenti”, ma semplicemente servono a farti trovare da questi ultimi nel mare magnum che offre la Rete. Inoltre, il comportamento di ricerca comune ai più (anche ai più giovani) è di fermarsi alla prima pagina dei risultati. Farsi trovare è quindi anche una legittima aspirazione.
              Google è esperta nel trovare chi prova a fare il furbetto del server-ino. Cambia i criteri senza comunicare le modifiche. Gli esperti e gli specialisti (tra cui non rientro) scoprono sperimentando e studiando.
              Ciò premesso, ho la tua stessa opinione: i nostri blog esistono perché innanzitutto assolvono all’esigenza dell’autore di esprimersi e alla sua passione di comunicare, trovandovi gratifica e – perché no – divertendosi.
              Noto che chi ha grandi numeri mette in atto una serie di pratiche più “social-friendly” e temi più attraenti nel breve. Non gliene frega nulla se un post di nicchia come The Admiral continua a macinare visite dopo cinque anni dalla pubblicazione. Hanno bisogno di risultati immediati: sono affamati di “like”, “clic” e “impressions” per vanagloria o per denaro (in prospettiva o nel presente che sia) . Sulla Rete vanno tutti di fretta (come nella realtà), io me la prendo comoda.

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  1. Buon anniversar-press, carissimo. Come dico sempre anche al merlo che rompe i coglioni fuori casa mia, tu rappresenti il caso più unico che raro di persona “importante”, sia per ciò che scrivi sul tuo blog, ma anche per quello che hai dato agli altri (vedi il sottoscritto), sottoforma di consigli e roba varia. La morale non è che “Pictures of You” rappresenta un blog da Premio Strega, Premio Mago, ecc., ma che la Persona che lo cura merita tanta stima, dentro e fuori questo mondo.

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    1. Non mi puoi vedere, ma il mio colorito tende al rosso carminio e mi hai fatto venire i brividi su per la schiena fino alla base del collo. Grazie OnBecie’!
      Il Premio Strega lasciamolo agli altri. Questo tuo per me è una medaglia d’oro alle Olimpiadi.

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  2. resistere dodici anni non è uno scherzo, specialmente se si scrive con una certa continuità.
    Le statistiche non dicono nulla, quello che conta sono i commenti e le persone che ti leggono.
    Il blog obsoleto? Lo sento da anni ma è sempre vivo e vegeto e chi ha abbracciato la causa di altri social, poi torna sempre qui.
    O.T. a gennaio sono stati nove anni su WP, quello targato newwhitebear dove sono approdato dopo la chiusura di Splinder

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    1. Sì, i commenti sono una “spia” interessante. Ti danno l’idea di quanto sia “vivo” il blog. Se infatti le visite si sono ridotte drasticamente da un anno all’altro, i commenti sono aumentati. I commenti ti danno anche l’idea di chi legge, per quanto non tutti lascino un commento o una “stella”. Diciamo che sui lettori devi andare più a stimare. Il numero dei folli-uhe’-uhe’ è sovra-stimato di brutto.
      Tutto ciò comunque non ha nulla a che fare con la scrittura e la voglia di continuare. Può darti qualche indicazione, uno stimolo, qualche soddisfazione.
      Il blog rimane sempre “amatoriale”, uno spazio di libera espressione. Legittimo cercare di renderlo visibile di più, ma senza snaturare il rapporto con i lettori. Se pensi più ai clic che ai contenuti, allora hai sbagliato indirizzo e allora sì che devi smazzarti statistiche e tutte le amenità del SEO.
      —-
      PS: nove anni ai quali devi aggiungere quelli di Splinder però. Quindi a quanto siamo? (Temo per il sorpasso clamoroso 😜)

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      1. hai ragione. Il blog è uno spazio personale aperto agli altri. Commenti e stelline danno il polso di quanto sia gradito.
        Per me è uno spazio dove scrivere quello che mi piace ma vedo che anche per te vale la stessa cosa.
        O.T. sorpasso? No, al massimo pareggio. Su splinder ci sono stato da aprile 2007 a dicembre 2010. Quindi poco più di tre anni e qualche mese

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  3. Ora ne ho la prova: WordPress non vuole che interagiamo, perché scopro solo oggi del tuo bloggheanno!
    Auguri per la tua sporca dozzina di anni bloggherecci, red 😉
    Mo’ vado a vedere il tuo recupero – il che mi fa pensare che, nel mio piccolo, certe cose capitano anche per alcuni miei post: con un’unica eccezione (un articolo che sta macinando “molto” sin da quando l’ho scritto lo scorso anno) alcuni dei miei vecchi post ingranano la marcia piano piano e vengono letti nel tempo. Altri, soprattutto quelli del mio primo anno, sono praticamente invisibili, salvo che non parlassi di qualche film di Miyazaki XD
    Uno dell’anno scorso, su un cartone animato, ha subito un’impennata alcuni mesi fa e così, indagando per un sospetto, ho scoperto che sarebbe stato pubblicato il suo fumetto.
    Il mondo del blog è ricco di fenomeni bizzarri, come la foresta pluviale 😀

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    1. Quando ho visto che WP annunciava il nuovo editor a blocchi, l’ho letto come presagio di sventura. Si sa che in informatica ogni modifica anche di miglioramento si porta dietro qualche altra magagna che prima non c’era.
      Le vie delle visite sono infinite: tra i miei primi post ho tradotto una canzone dei Linkin Park che mi piaceva anche come testo. La traduzione era di mio pugno, come la sentivo. Una sera mi accorsi che le statistiche erano fuori parametro (oltre diecimila in un giorno e ancora di più il giorno dopo). Quella sera si era tolto la vita il cantante dei Linkin Park. Il mio post è balzato al quarto posto nella prima pagina delle ricerca di Google subito dopo siti specializzati in testi delle canzoni. Ha macinato migliaia di visite all’anno fino alla fine del 2019, più d’improvviso le visite sono diminuite a poche centinaia. Sono andato a verificare se il ranking fosse sprofondato in chissà quale pagina (anche finire in seconda pagina è una retrocessione equivalente dalla serie A alla serie dilettanti 😜) e invece è ancora lì vicino al podio. Spiegazione: i Linkin Park non interessano più come prima.

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