Viaggio in Botstwana #10 – Vita da campeggio


Prima di questo viaggio, la tenda era per me un oggetto sconosciuto quasi quanto al negoziante cinese che alla domanda di Nick “Do you have tents?” rispose “What tents?”.

Nel corso degli anni e dei miei viaggi, la vacanza in campeggio non ha sfiorato l’anticamera del mio cervello nemmeno in età giovane, ovvero quando la congenita scarsità di pecunia spinge la capacità di adattamento “laddove nessun adulto è mai giunto prima”.

Alla veneranda età di quaranta anni, il Botswana è stata la mia prima esperienza di campeggio.

L’opzione “tenda” non mi entusiasma. Questa ritrosia è motivata dal mio infimo livello di capacità di montaggio, appena al di sopra di quello di un australopiteco e comprovato in ogni occasione, dai mattoncini Lego agli stramaledetti mobili di fabbricazione svedese.

L’alternativa al campeggio sono i “campi tendati” o i “lodge” con tutti i comfort di una camera d’albergo. Si potrebbe pensare che i “campi tendati” siano una soluzione meno “arrangiata” del campeggio, ma comunque più spartana dei “lodge”. Non è così: come suggerisce il nome, si tratta di tende, ma sotto il telone vi troverete letti, tappeti, mobili, l’area bagno con doccia e lavandino. In tutto e per tutto è l’equivalente di un’ampia camera d’albergo con tutti i comfort.

Il “lodge”, invece, ha una struttura in muratura, che, per quanto immersa nella natura, non permette lo stesso tipo di esperienza a stretto contatto con la Natura: nella tenda potremo udire tutti i rumori notturni, i passi di un animale che gironzola lì attorno o il fruscio del suo corpo sulla tela. Il campo tendato è una via di mezzo tra la tenda da campeggio e il “lodge”: più comodo e comunque permette una maggiore immersione nell’ambiente naturale.

Dopo avere provato l’esperienza del campo tendato in Kenya l’anno scorso, reputo la tenda da campeggio la soluzione di gran lunga più scomoda, ma anche l’esperienza più emozionante.

Le differenze, inoltre, sono nelle tariffe dell’alloggio: sia “lodge” sia “campi tendati” rivaleggiano nell’offrire soluzioni mediamente lussuose e confortevoli a prezzi sensibilmente più elevati.

Questo tipo di viaggio è economicamente impegnativo di per sé: biglietto aereo intercontinentale, biglietti d’ingresso ai parchi, ranger, assistente e noleggio autoveicolo. La scelta di una qualsiasi delle due opzioni più confortevoli causerebbe una letale emorragia al mio già anemico conto in banca .

La tenda da campeggio non è quindi un’ “opzione”, ma diventa una condicio sine qua non.

La giornata trascorre percorrendo la savana e avvistando gli immancabili elefanti, kudu, antilopi, gnu, giraffe, struzzi e anche un leopardo. Di seguito aggiungo qualche foto, ma nella “cartolina” precedente ne trovate una selezione più completa.

Botswana_Savuti_elefanti
Gli elefanti, in branco o solitari, sono una presenza fissa del Botswana
Botswana_Savuti_coppia-elefanti
Dialogo tra pachidermi: “Uhé mettiti in posa che ci sono quei fessi dei turisti, tutti stretti in quelle scatolette con le ruote. Sorridi a quei poveretti, dai!”
Botswana_Savuti_Kudu
Il pensiero a Bambi è il primo che colpisce: potrebbero essere la prossima cena delle leonesse e delle iene. Mette una certa tenerezza addosso.

Siamo diretti alle Gubatsa Hills dove vi sono antiche pitture rupestri, opera del popolo San (più noto con il nome di Boscimani) e risalenti a più di millecinquecento anni fa.

Botswana-Savuti_27-pitture-rupestri

Giungiamo ai piedi di una collina rocciosa che si erge come punto di riferimento nel mezzo di un paesaggio piatto e cespuglioso. Risalendo le pendici, si giunge a una parete sulla quale sono dipinti degli aninali tra cui si riconoscono l’elefante, la giraffa e l’antilope. Le pitture rupestre di questa collina testimoniamo lo stile di vita del popolo San che una volta vagava per la savana e sono ancora più straordinari perché di solito non si trovano all’aperto, ma in grotte o rifugi rocciosi.

Botswana-Savuti_28-pitture-rupestri
A sinistra in basso, prendo fiato ancora prima di scalare la minima pendenza. Non era stato avvisato che nella savana c’erano le “montagne”.
Botswnana_pitture_rupestri
Elefanti e antilopi di 1500 anni fa
Botswana-Savuti_30-pitture-rupestri
Dalla collina il panorama è piatto e arido e trasmette la sensazione di essere su un’isola

L’area delle Gubatsa Hills è inoltre uno dei luoghi obbligatori per gli amanti dei baobab. 

Botswana_baobab
Il baoab è davvero un albero imponente e trasmette un raro senso di effimero alla presenza umana

Alti circa cinque metri e dalla circonferenza di circa sette metri, all’ombra di questi alberi secolari, è inevitabile recuperare un po’ di umiltà: al cospetto della loro grande presenza e della storia di cui sono testimoni, percepiamo quanto siamo piccoli e di passaggio.

Al tramonto rimarrete estasiati nel contemplare il sole che scompare sotto la linea dell’orizzonte, guardando i guizzi ramati e rossicci dei riflessi dei suoi ultimi raggi di luce attraverso l’intreccio dei rami del baobab: il baobab sembra quasi accogliere il sole in un ultimo abbraccio.

Baobab al tramonto

Di ritorno al Savuti Camp poco prima del tramonto, ci apprestiamo al “battesimo del fuoco” delle tende.

Botswana_Savuti_arrivo_degli_sfollati
Compagnia di “sfollati” di ritorno dalla gita “fuori porta”

Il montaggio, grazie alle più esperti mani dei miei compagni di viaggio, procede senza particolari problemi. Osservo quanto fanno ed eseguo diligentemente le loro istruzioni.

Botswana_Savuti_vita_da_campeggio_montaggio-tende
Il montaggio della tenda: a sinistra con berretto, la bassa manovalanza (io), a destra gli esperti.

Da domani mattina ogni gruppo di occupanti dovrà prendersi cura dell’allestimento della propria tenda il più indipendentemente possibile: si iniziano a suddividere i compiti nella vita comune che ci attende nei prossimi giorni. Nick ci dà delle linee guida, scandisce i nostri orari, suggerisce le soluzioni più efficaci e, data la nostra tendenza a infilarci in situazioni foriere di rogne, ci ammonisce. Non è un “campeggio”, è qualcosa di più: una prova di vita in comune tra persone che si sono appena conosciute, che condivideranno il viaggio, come probabilmente non hanno mai fatto.

In poco più di un quarto d’ora le quattro tende sono allestite, complete di materassi e sacchi a pelo. Le abbiamo disposte a emiciclo intorno al fuoco a una distanza di qualche metro, sul lato opposto è parcheggiato il nostro fiammante mezzo di trasporto, il “camion degli sfollati”.

03_Incontri R.-Vista da casa
Vista da “casa”: sulla destra fontanella, sulla sinistra “villette” a schiera, di fronte ristorante all’aperto.

I tempi della vita da campeggio sono scanditi dalla luce naturale: non vi è energia elettrica, anche nell’edificio adibito a bagni e docce. A Savuti vi è un “comfort” che non troveremo nei successivi “camp”: una fontana per ogni area di sosta. Queste ultime non sono altro che spiazzi di terra, liberata delle sterpaglie della savana e più o meno battuta.

Botswana_Savuti_vita_da_campeggio_fontanella
A Savuti Camp l’unico autentico “comfort” che conti nella savana: l’acqua corrente.

Gli animali hanno libero accesso all’area da campeggio. Non vi sono, infatti, recinzioni o barriere di alcun tipo. Durante il giorno, riceviamo la visita di gazzelle, antilopi, scimmie e anche elefanti. Di notte, meglio non saperlo: il fuoco tiene lontani gli animali, ma non sempre. A Moremi per poco non ci rimanevo secco. Letteralmente.

Gli animali si tengono a distanza, sono gli uomini che invece tendono ad avvicinarsi troppo e a mettersi in situazioni di pericolo, come quando un elefante che gironzolava placido per Savuti e qualcuno gli si avvicinò troppo solo per scattare delle foto.

Botswana_Savuti_visite_nel_campeggio_1
Quando ho rivisto questa foto, mi sono dato del fesso!
Botswana_Savuti_visite_nel_campeggio_2
Attenzione! Rimozione tende abusive con ruspa
Botswana_Savuti_visite_nel_campeggio_3
Animali da cortile africano

Al tramonto si prepara il campo per la notte.

Una parte della nostra compagnia di sfollati si occupa del montaggio delle tende, mentre altri allestiscono la “sala da pranzo” all’aperto ovvero dispongono le sedie pieghevoli intorno al fuoco e il tavolo che è utilizzato sopratutto come piano da appoggio per preparare la cena.

Botswana_Savuti_vita_da_campeggio_tavolo
Il tavolo merita di essere immortalato in una foto tutta sua: l’unico appoggio stabile e non potete capire quanto sia importante per preparare la cena

Il fuoco viene preparato dalle abili mani di Nick, mentre John  – d’ora in poi chiamerò così il ragazzo che lo assiste, anche se non sono certo che questo sia il suo nome – porta la legna, che abbiamo raccolto nella savana sulla via del ritorno al campo.

Botswana-Savuti_31-raccolta-legna
Raccogliere legna è essenziale per il fuoco e la cena…
Botswana-Savuti_32-raccolta-legna
…tuttavia, rivedendomi in questa foto, mi rendo conto che ho corso il rischio di diventare io la cena di qualche “gattone” in mezzo ai fitti cespugli alle mie spalle

La cena viene preparata grazie alle provviste, inscatolate e non, acquistate a Kasane e ai pacchi di pasta che ognuno di noi ha portato dall’Italia. Le scatole di passata di pomodoro, acquistate in loco, vengono messe subito da parte (e poi regalate) al primo battesimo di spaghetti: il sugo ha una vaga reminescenza di pomodoro, ma è più vicino alla salsa “ketchup” a causa di una consistente viscosità e del sapore dolciastro.

Botswana-Savuti_34-fuoco
Non lasciatevi ingannare da questa foto con il cucchiaio (di plastica) in mano: io ho solo dato una mano “in cucina”. I veri cuochi (che hanno fatto miracoli) sono altri.

A parte la prima disavventura con la salsa, le cene consumate intorno al fuoco nella savana sono state tutte soddisfacenti. Nick era particolarmente entusiasta delle nostre ricette di pasta.

Dopo la cena ci si intrattiene chiacchierando, riattizzando di tanto in tanto il fuoco e sorseggiando brandy.

Botswana_vita-da-campo
Mi accingo a lanciare il segnale: “Buttaaa la paaaastaaaa!”

Al mattino la sveglia è alle prime luci dell’alba, perciò di notte non si fanno le “ore piccole”. Un altro motivo per non fare tardi è che durante le ore notturne i predatori sono a caccia: più salubre rintanarsi nella tenda e dormire. Chi si è svegliato durante la notte ha udito i passi di animali intorno alla tenda, il loro fiutare e lo sfioramento dei loro corpi sulla tela: da principio può montare una certa ansia, poi ci si fa l’abitudine e si dorme come sassi. Tuttavia, il ruggito del leone, anche se in lontananza, fa tremare dentro.

Nel prossimo episodio, vi racconterò una storia di un elefante che ha dato di matto mentre ci dirigiamo verso il fiume Khwai che scorre lungo il confine settentrionale della Moremi Game Reserve, tappa di avvicinamento al Delta dell’Okavango.

3 pensieri su “Viaggio in Botstwana #10 – Vita da campeggio

  1. avevo perso il filo del racconto e sono dovuto tornare al nono episodio. La vita di tenda non è fatta per tutti. Ho fatto il campeggiatore da giovane e capisco le tue perplessità Più comodo l’albergo. 😀
    Il gattone non l’ho visto nel fitto del cespuglio. Visto che eri ben pasciutto, avrebbe pasteggiato leccandosi i baffi.
    Mi continua a piacere lo stile racconto della narrazione mai noiosa.
    Alla prossima

    Piace a 1 persona

    1. Se ci fosse stato il gattone in quei cespugli, questo viaggio sarebbe finito lì. Ne avrei iniziato un altro nell’Alto dei Cieli o nelle profondità degli Inferi.
      Sono contento che lo stile rimanga frizzante. Nei diari di viaggio c’è sempre il rischio di venire a noia. Batti un colpo anche quando inizi a sbadigliare eh

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.