Viaggio in Botstwana #5 – Fare la spesa in Zimbabwe


Ci tratteniamo qualche altra ora a Victoria Falls in attesa dell’autobus che ci porterà oltre confine, in Botswana, a Kasane sulle rive del Chobe, un affluente dello Zambesi. Decidimao di impiegare queste ore di ozio facendo un po’ di spesa in un supermercato vicino l’albergo.

La superficie espositiva è ampia, ma all’interno gli scaffali sono alquanto deserti: i prodotti esposti, al di là di una confezione e marchi poco familiari, spesso non sono invitanti. Oggi i nostri “discount” sono supermercati comunque curati, ma se mai siete stati in uno dei primi “discount” apparsi in Italia venti anni fa, avete un’idea del livello di sciatteria espositiva e spaesamento a causa di prodotti e marchi sconosciuti.

Gli avventori locali si contano sulle dita di una mano.

Ci disperdiamo come una bomba a frammentazione per il supermercato e dopo una ventina di minuti ci incontriamo tutti alle casse dove riversiamo i nostri acquisti, invero assai scarsi secondo un parametro delle nostre abitudini consumistiche. Io ho solo qualche bottiglia di birra tanto per ingananre il tempo fino all’arrivo alla prossima destinazione.

Con nostra sorpresa il conto è salatissimo tanto da farci desitere in massa dall’acquisto di ciò che ognuno di noi aveva selezionato.

Non senza imbarazzo, riportiamo agli scaffali ciò che avevamo scelto. Mi fermo a spiegare al sorpreso cassiere che il prezzo è davvero troppo caro, anche per dei “ricchi turisti” quali appariamo: in albergo la stessa bottiglia di birra mi viene servita bella fresca a quattro volte di meno il prezzo del supermercato.

Abbiamo toccato con mano la malandata situazione economica dello Zimbabwe, piagata da un’inflazione da record. Alla fine dell’anno prima, “l’ inflazione balla sul 15 mila per cento, irraggiungibile primato mondiale” (cit. Zimbabwe La fuga dei bianchi, La Repubblica.it, 17 dicembre 2007).

Nel 1980 venne proclamata l’indipendenza del Paese e per tutti gli anni Novanta l’economia era fiorente, grazie anche a un tasso di alfabetizzazione tra i più alti in Africa. Tuttavia, i periodi di siccità, la malagestione dell’economia, il diffondersi dell’HIV e l’isolamento da parte della comunità internazionale hanno peggiorato notevolmente le condizioni economiche sociali.

La causa pricipale dell’isolamento internazionale è l’applicazione dell'”apartheid” al rovescio.

Negli anni Novanta la politica agraria del vecchio dittatore Robert Mugabe è stata disatrosa e ha fatto crollare l’economia: i coltivatori bianchi sono stati obbligati ad abbandonare le proprie terre per una superficie pari a quella di Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana messe insieme. Hanno anche dovuto abbandonare attrezzature, macchinari e bestiame. La maggiore parte delle terre confiscate sono state assegnate alla “corte” di fedelissimi di Mugabe e agli esponenti politici dello Zanu-Pf .

Negli anni Duemila l’assalto ai coltivatori bianchi è stato ancora più violento: decine di proprietari sono stati uccisi, mentre altri quattromila sono stati costretti a dare via le proprietà e lasciare lo Zimbabwe.

A causa della corruzione e  dell’incompetenza, l’agricoltura è arrivata al collasso. Lo Zimbabwe che, dopo il Sudafrica, aveva l’economia più florida dell’Africa è precipitata nel baratro portando la popolazione alla fame.

Soltanto all’inizio del 2018, il nuovo presidente Emmerson Mnangagwa, ha invitato di nuovo i contivatori bianchi a ritornare in Zimbabwe concedendo contratti di novantanove anni invece dei precedenti accordi quinquennali (cit. Zimbabwe, Mnangagwa riabilita i farmer bianchi: le terre per 99 anni , Africa Express, 2 febbraio 2018).

68_Di nuovo in Zimbabwe

Il commiato allo Zimbabwe non poteva essere dei più tristi, considerando anche che nel vicino Botswana la situazione sarà decisamente differente. A partire dall’albergo a Kasane: bungalow con bagno privato, immersi nel verde sulle rive del Chobe, terrazza del bar con vista spettacolare al tramonto.

A bordo di un autobus turistico, dopo un controllo alla frontiera senza particolari note, raggiungiamo il Chobe Safari Lodge.

66_Relax sul fiume Chobe

14_Fiume Chobe

Da qui, dalla navigazione del fiume Chobe, entra nel vivo il viaggio: il safari in Botswana.

Ancora nessuna notizia dell’attrezzatura da campo. Seppure le speranze si assottiglino con il passare del tempo, carichi dell’eccitazione di quanto visto alle cascate e di quanto ancora ci riserva il Continente Nero, confidiamo di vedercela recapitare a Kasane, prima di partire per il giro dei parchi.

17_Tramonto sul fiume Chobe

6 pensieri su “Viaggio in Botstwana #5 – Fare la spesa in Zimbabwe

    1. Quando ho fatto l’esame di macroeconomia era parecchio prima del Duemila, ma mi sembra ottimo che i libri siano così aggiornati.
      Per le foto ne vedrai di bellissime nel prossimo episodio quando abbiamo navigato sul Chobe. E’ stato il primo impatto con la fauna africana. Emozionante.

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  1. ricordo quel paradosso. Prima un’area fiorente poi un deserto morente. La scusa di distribuire le terre a chi ne ha bisogno crea queste storture. Trovare il punto di equilibrio tra giustizia sociale ed economia sana è sempre un esercizio di equilibrio instabile difficile da ragiiungere.
    Belle le immagini.

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    1. Sì, il punto di equilibrio è difficile in Paesi ricchi come i nostri, figuriamoci in Africa, in cui le risorse – anche quando sono abbondanti – sono depredate da nazioni occidentali e la CIna e ciò che rimane è oggetto di spartizione clientelare, che a volte coincide anche con l’etnia. Da qui guerre civili, governi tirati su a forza di golpe, armati o in versione “soft”, come nel recente passato in Zimbabwe.
      Per comprendere un po’ di più i contrasti del Continenente Nero consiglio la lettura del libro L’Africa di Giovanni Carbone, edito da Il Mulino nella collana Universale Paperbacks. In duecento pagine del formato tascabile di questa collana, l’autore fornisce al lettore gli strumenti per farsi un’idea basata su fatti storici e l’evoluzione politica-sociale ed economica dei vari Stati. Prima di dire “aiutiamoli a casa loro”, capiamo come gli è stata consegnata “casa loro” e, sopratutto, perché siamo ancora a “casa loro” quando è noto che l’ospite dopo il terzo giorno inizia a essere di troppo…;)

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