Viaggio in Botstwana #1 – Viaggiare “leggeri”


Dopo avere stuzzicato la voglia di viaggiare con il Botswaltzer, è il momento del rituale che inizia con la raccolta di informazioni sulla destinazione e termina con la preparazione dei bagagli, passando attravero due tipiche “trappole”:

  • la selezione delle tappe, tipicamente sproporzionata rispetto al numero di giorni di viaggio disponibili
  • la preparazione dei bagagli: zaino (il mio preferito) o valigia con o senza rotelle.

E che non vedi XYZ? Non passi da ZYX? E quando capita di ritornarci? E se poi ci serve? Se piove? Se fa freddo? Se fa caldo? E le zanzare? Il passaporto sarà ancora valido? Il visto di entrata? Quanti soldi cambio in banca?

Immancabili Raccomandazioni Inutili: viaggiare “leggeri”

Viaggiatore 1 [con tono rassegnato all’inevitabile deflagrazione]:

“Lo zaino sta per esplodere…”

Con la consapevolezza che non contiene”semplicemente e soltanto” una bomba (non passerebbe oltre i controlli in aeroporto insieme all’immancabile bottiglia d’acqua ancora piena, acquistata poco prima “in caso ci venisse sete”), continua:

“Cosa ci hai messo dentro?”

Viaggiatore 2 [con tono dell sufficienza di una domanda inutile e una risposta scontata]:

“Lo stretto necessario.”

Viaggiatore 1: “Lo stretto necessario, sì…in caso di Terza Guerra termonucleare Globale!”

Il vantaggio di questo racconto è che saltate questa tarantella a piè pari e non dovete preoccuparvi né delle tappe né dei bagagli: ho già pronto tutto, anche per i più ansiosi.


Bots..che? Dove è?

Sarà che la geografia è materia non proprio fresca di studio, sarà che il mappamondo oggi è soltanto un accessorio di arredo, sarà che i servizi di geolocalizzazione sono in grado di accompagnarci dovunque senza necessità di consultare una mappa, sarà che questa destinazione non è un luogo alla ribalta dei media, sarà quel che sarà, ma al ritorno da questo viaggio accadeva puntualmente quanto segue:

“Dove sei stato?”

Io: “In Botswana”

“Aha bello! – pausa – Bots…Botsua…mmmh…e dove è?

Nello splendore del satellicolor di Google Maps, la mappa del Botswana con l’itinerario del viaggio:

Botswana_Mappa_piccolaPer la visualizzazione della mappa a pieno schermo clicca sull’immagine

Le tappe

A eccezione di Victoria Falls in Zimbabwe, tutte le altre tappe sono in Botswana.

25/08/2008: Victoria Falls
26/08/2008: Kasane
27/08/2008: Savuti Campsite
29/08/2008: Khwai
30/08/2008: Mboma mokoro (delta Okawango), Moremi North Gate,
31/08/2008: Moremi – South Gate
01/09/2008: Maun
02/09/2008: Gweta
03/09/2008: Kubu Island
04/09/2008: Nata
05/09/2008: Kasane
06/09/2008: Chobe Game Reserve
07/09/2008: Victoria Falls e ritorno in Italia

Sono trascorsi quasi dodici anni ed è legittimo il dubbio sull’affidabilità della mia memoria e delle panzane che ne deriverebbero.

Ho l’abitudine di portare in viaggio una penna, un quaderno o un blocco note per prendere appunti nel caso dovessi essere ispirato da un luogo, da un incontro o un evento. Così durante le soste ho preso appunti e scribacchiato impressioni e sensazioni. Spesso l’urgenza di catturare la sensazione nel momento in cui stava accadendo mi ha spinto a scrivere durante gli spostamenti in camion. Sulle strade sterrate, in mezzo a nuvole di polvere e sabbia, tra scossoni e sobbalzi del camion, il blocco degli appunti scivolava sul precario appoggio sulla coscia, la penna tremava tra le dita a ogni frenata, rallentamento, salita e discesa. Le pagine del diario ne sono una fedele testimonianza: la grafia, infatti, ha spesso il tratto del sismografo durante un terremoto di media magnitudo.

Sfollati

La trascrizione di questo diario è già sulla Rete: poco dopo il ritorno a casa, ho avverito forte il desiderio di condividerlo con gli alri compagni di viaggio, provenienti dalla Sardegna, Toscana, Piemonte, Veneto e Lombardia.

La pubblicazione in Rete era l’unico modo possibile. Il mio primo battesimo di blog è Botswana, lefatshe la rona!

“Lefatshe la rona” in lingua setswana significa “la nostra terra”.

Perché “riscrivere” il viaggio?

Come accaduto per il viaggio in Messico, l’intenzione è di ripercorrere l’itinerario con una differente consapevolezza e un’aumentata esperienza sia di viaggi sia di blogging. I miei primi passi nella blogosfera sono stati goffi, potrei linkare alle pagine esistenti, modificare e aggiungere. Tuttavia, desidero conservare quel sito così com’è: una fotografia genuina, autentica, esatta di quel momento, con i suoi errori, l’inesperienza, le sensazioni e le emozioni che trasmette. Qualsiasi modifica, anche in meglio, sarebbe un’alterazione, una “sofisticazione” delle origini.

Non sarà perciò un “copia & incolla” né del diario né del blog. Certamente il testo sarà tratto per buona parte dal blog di origine, rivisto e corretto alla bisogna, ma anche arricchito di dettagli, foto e qualche video. Non escludo di aggiungere intere tappe ed episodi che ho tralasciato nel diario amanuense e che sono ancora straordinariamente vivide.

Ah l’Africa! L’Africa ti rimane dentro e non ne puoi fare a meno di ritornarci. E se sei impossibilitato fisicamente, puoi farlo con il cuore, la testa e le viscere: bagnarmi con la “pioggia che saliva in cielo” alle Cascate Vittoria, camperare per la savana del Botswana, camminare per il mercato di Maun, dormire all’aperto a Kubu Island, strimpellare un pianoforte scordato e malandato a Gweta, il mitico Nick (la nostra guida), l’agguato delle scimmie malandrine, la iena che a cena preferì il bidone dei rifiuti anziché me o uno dei miei compagni, gli “occhietti” nella notte, l’ippopotamo all’uscita dalla doccia, i tramonti. Mi fermo qui.

Zambesi

Per quanto mi impegni a trasmettere la bellezza di questo spicchio di Africa sono certo che, se fallisce il mio italiano crocifisso, verrete inchiodati allo schermo dalle fotografie.

Abbiamo scattato una quantià smisurata di fotografie. Una selezione è già pubblicata su Flickr. Non sono un granché con la macchina fotografica, ma due compagni di viaggio, Marco e Antonio, grazie alla loro perizia e sensibilità, hanno scattato delle foto meravigliose. Li ringrazio di cuore per essere stati dei compagni di viaggio fantastici e avermi regalato i loro scatti: momenti e dettagli che non sarei mai stato capace di cogliere anche disponendo della macchina fotografica più avanzata.

L’Africa ha l’effetto di lacerare il velo delle nostre illusioni e zavorre, ti pone di fronte all’inutile e l’essenziale senza possibilità di errore; l’Africa ti fa capire che in Natura sei un essere debole e arrogante. Come un figliolo prodigo, l’Africa ti accoglie: è un ritorno a un’origine persa nella notte dei tempi. È un’eco distantissima, che – se percepita anche per un solo istante – ti mette a nudo l’anima e ti infonde la certezza che non hai bisogno di altro.

Se mi vorrete accompagnare in questo viaggio, ho una sola certezza:

viaggerete “leggeri”.

34 pensieri su “Viaggio in Botstwana #1 – Viaggiare “leggeri”

    1. Visti i miei tempi ormai rallentati di pubblicazione il “viaggio” sarà “comodo”. La tua compagnia è estremamente gradita. Scambiare quattro chiacchiere durante le tappe è sempre fonte di ulteriore arricchimento. Se poi dovessi farti venire il Mal d’Africa, beh non resta che andarci e farmi raccontare.

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    1. Anche se non scrivo più così di frequente, se sono riuscito a divertiti e rapirti vuole dire che le dita ancora funzionano 😜. Il tramonto è qualcosa che leva il fiato e non ci fai l’abitudine. Di foto ne ho parecchie e grazie ai due amici restituiscono tale bellezza. Ti anticipo che quando giungeremo a Kubu Island resterai di sasso.

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  1. Già nel leggere il prologo, il mio mal d’Africa era talmente forte da non permettermi di rispondere…. e adesso la febbre è salita. Continuerò il viaggio con te, se permetti, ma non garantisco di commentare…Almeno non subito. Grazie comunque, e buon viaggio!!!!!!

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  2. posso partire in viaggio con te partendo dall’inizio e non salendo sul camion in corsa come nel viaggio in Messico.
    Il blog precedente? Buono a sapersi ma lo ignoro, perché preferisco seguirti in quasta nuova avventura – anche se datata 2008 –
    Mi sistemo comodo. Prendo popcorn e patatine – che fanno male ma sono irrestibili compagne di viaggio – una birretta leggera e aspetto la prima puntata.

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                    1. Non è che ne sia cerrrrrtisssimo che si allontanino come le vipere. Avendolo visti da mooolto vicino, suggerisco di non essere troppo chiassosi. Non si sa mai: incroci il leone o la iena curiosi…

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    1. Benvenuto in questo affratto di frattaglie digitali! Colgo l’occasione del tuo commento per specificare che i viaggi nei parchi sono assai differenti secondo se vai in Kenya-Tanzania, Botswana-Namibia, Sudafrica.
      Il Sudafrica – a detta di molti che vi sono stati – è il più semplice, si noleggia tranquillamente l’automobile ed è l’esperienza – da come mi è stata descritta – alla grossa – più “soft” di viaggio-safari.

      L’esperienza autentica di safari è in Kenya e Tanzania. E’ il “classico” safari nel nostro immaginario collettivo, durante il quale avvisatare i “Big 5” è alquanto facile. In Kenya hai davvero l’imbarazzo della scelta: Samburu, Maasai Mara, Tsavo est ed ovest (vi sono stato l’anno scorso per una breve escursione di tre giorni), Shimba Hills, Sweet Waters e potrei continuare. Il mio personale sogno è visitare il cratere di Ngorongoro, sedici chilometri di diametro per una concentrazione di animali unica e introvabile da altre parti. Le scene di abbeveramento della zebra accanto al leone sono di queste parti, poiché l’acqua è concentrata in alcune zone.
      L’acqua è il principale discrimine: in Botswana l’acqua è parecchio dispersa (a parte Kubu Island, ci arriveremo più in là) e quindi gli animali sono altrettanto distribuiti sul territorio. Per intenderci, non vedrai mai grandi branchi come nei documentari. Namibia ha caratteristiche similari al Botswana, infatti spesso gli itinerari più lunghi dei safari individuali (noleggio auto senza conducente) e “overland” cioè gruppi di persone che si spostano in “truck” (cioè dei veri e propri camion come puoi vedere dalle mie foto) consistono nello spostarsi tra i parchi tra Namibia e Botswana. Un itinerario tipico è: in Namibia, Fish River Canyon, Sossusvlei, Etosha, Swakopmund, Skeleton Coast e Kaprivistrook (Dito di Caprivi) al confine con ben quattro Stati, dal quale si passa in Botswana fino al Delta dell’Okavango, Chobe National Park e infine in Zimbabwe, Victoria Falls. Una bella sfacchinata, non c’è che dire 😉
      Namibia e Botswana sono tutti georeferenziati quindi già, ai tempi di questo mio viaggio, Nick, la nostra espertissima guida, ci diceva che si può noleggiare un Land Rover e guidare per Namibia e Botswana con le consuete cautele di questo tipo di viaggio, ma senza particolari difficoltà. L’ho suggerito a una persona con cui ho avuto contatti di lavoro, ha noleggiato l’auto con la famiglia (due ragazzi adolescenti) e ne è tornato vivo 😉 ed entusiasta.
      Se posso consigliarti, inizia con il Botswana, a meno che non hai particolari ansie (animali, bagni in comune, dormire in tenda) o una scarsa propensione all’adattamento.

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