La mia casa è dove voglio essere [Talking Heads Remix]


È tutto come era prima, tutto uguale a come è sempre stato, i giorni passano, l’acqua scorre sotto i ponti, l’acqua riempie il fondo degli oceani, piove, l’acqua è sopra, è sotto, l’acqua mi trascina in un turbinio di giravolte, cambi di direzione apparenti, ma tutto è uguale a come è sempre stato. L’acqua mi butta giù e mi solleva, l’acqua scorre, l’acqua è sopra, è sotto. Dio mio! Ma come ci sono finito? E come mai sono ancora qui? Let the days go by, water flowing underground.

Sì, l’acqua scorre, mi lascio trasportare dovunque porti, inizio a rotolare come una ruota dentro un’altra ruota, la mia casa è dove io voglio essere. Dio mio, dove sono finito? Questo è l’inizio di una canzone! No, lascia perdere Il Signore che ha cose più importanti cui rivolgere il suo sguardo, non c’entra Dio, smettila di prenderti in giro, la questione è semplice: cerca di riconoscere cosa gira nella tua mente e nel tuo cuore, guardati intorno e butta fuori cosa vedi e cosa senti. Senza paura. Senza fingere di essere un altro. Senza mentire. Trasparente. Come l’acqua.

Acqua, vedo acqua. Acqua, sento acqua. L’acqua mi accoglie, mi gira e mi rigira. Mi sento un po’ intorpidito, l’acqua è fredda, i raggi del sole riscaldano l’acqua in superficie soltanto. Non ho freddo. La fonte del calore è dentro di me. È il mio cuore. Fa fatica, è debole. I giorni passano e l’acqua passata sotto tanti ponti, il cuore ha scricchiolato, ha sofferto, ha arrancato, si è fermato, battito dopo battito si è battuto, ripartito. È ancora lì: brucia.

Bene, continuiamo così anche se può sembrare che io, questa storia, qui, tutto sia fuori di testa, ma non c’è nulla di male, nulla, anzi mi sto iniziando a divertire. Non mi segui più? Lo so, non c’è una ragione di continuare, ma meno ne parliamo e meglio è. Lo so, sei abituato a stare con i piedi per terra e la testa con lo sguardo fisso e deciso davanti a te. Ma attento! Ogni tanto guarda in basso dove metti i piedi. Ogni tanto guarda in alto e troverai un motivo per divertiti e se, non lo dovessi trovare, ce lo inventeremo, strada facendo, seguimi, sì andiamo avanti. We’re on a road to nowhere, come on inside. Takin’ that ride to nowhere, We’ll take that ride.

Dai vieni, fatti un giro, facciamo un giro, forse il tempo sarà dalla nostra parte e ci porterà proprio là dove vogliamo. Cadiamo, lasciamoci cadere giù. La vertigine aumenta via via che ci avviciniamo al suolo. Giù, come una pietra.

Non venirmi a dire che è pericoloso. La vita è pericolosa. Perciò non dirmi che è pericoloso, ma stringimi e infondimi forza. Sei accanto a me e mi piace un sacco, un mondo, un oceano passare il tempo insieme a te. Quando non sei vicino, adoro stare in compagnia del pensiero-di-te. L’amore ci unisce e l’amore può portarci alla più malata delle follie. Siamo dei criminali che non hanno violato nessuna legge e ciò di cui abbiamo bisogno è solo una rete che rallenti la nostra caduta. Tira su la coperta e dammi la buonanotte. Buona notte. Ascolta, un sassofono e dei violini. Sex’n’ sins Sax ‘n’ violins.

Che fai? Dormi? Ci ho pensato bene: la mia casa è dove voglio essere, ma credo di esserci già. Sì perché ho visto l’onda come batte sempre sullo stesso punto della battigia e io sono sempre lì che aspetto l’onda del pensiero-di-te abbattersi sempre sullo stesso punto del mio cuore.

Credo che sia questo il posto, il mio posto.

This must be the place. È qui che il mio pensiero non riesce a distinguersi da quello-di-te. Lo accoglie, si gira, ruota, gira, si rigira, viene trascinato, sprofonda, risale, rimane in sospensione. L’acqua scorre, scorre sotto, scorre sopra, scorre tutto intorno. Let the days go by, water flowing underground.

Come nel punto in cui s’infrange, l’onda incontra la battigia e non si distingue da essa, io ho trovato te. Non lo so e nemmeno m’importa, ma nemmeno a Dio importa, ma questo deve essere il posto.

La causa è forse in un tempo lontano, troppo lontano per ricordarsi, prima che noi nascessimo. E mi è entrato nella testa questo motivo naive che canticchio e me lo ripeto allo sfinimento, mi dondolo assecondando la corrente e l’acqua fluisce intorno, mi dondola avanti e indietro, sopra e sotto.

Mi dondolo al pensiero-di-te, scorrono davanti gli occhi di tutte le persone che ho incontrato, mi fermo davanti al tuo viso perché è un paesaggio che mozza il fiato e satura la vista. In questo posto, anche solo per un attimo, condividiamo lo stesso spazio, gli occhi si illuminano, il cuore si espande tanto che non gli basta il torace, comprime le viscere: piene di farfalle.

Sì, questo deve essere il posto. La mia casa è dovunque io voglia essere.

Colonna sonora delle mie falangi in libertà condizionata (ex artt. 176 e 177 Codice Penale): Once in a lifetime, Road to nowhere, Sax ‘n’ Violins, Slippery people, And she was e This must be the place. Grazie ai Talking Heads.

Once in a lifetime

Road to nowhere

Sex and Violins

Slippery people

And she was

This Must Be The Place

 

18 pensieri su “La mia casa è dove voglio essere [Talking Heads Remix]

    1. Mi fa piacere perché era tanto tempo che non lasciavo andare in libertà le dita sulle note musicali. Ne vengono fuori sempre testi alquanto ostici se letti di corsa e di sfuggita da uno schermo di un telefono. Ci vuole un po’ di tempo per soffermarsi sulle parole e non è detto che l’effetto sia quello desiderato…

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        1. Ecco hai colto uno dei punti di origine di tutta questo strampalato racconto sulle note di musica psichedelica. Si straparla di confini, muri, blocchi e ipocriti “aiuti a casa di altri”, con l’arroganza di chi è più forte che per giunta è anche così vile da usare i più deboli per scagliarli contro altri disgraziati. Ma la Casa – come origini – ce la si porta dentro sempre, la Casa dove desidera vivere, amare, invecchiare appartiene a ogni uomo e donna e non conosce confini, muri, ostacoli. Almeno non dovrebbe.

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          1. Parole che condivido in pieno così come condivido la tua analisi sui più deboli, viviamo davvero in un periodo storico difficile se non addirittura pericoloso e penso con gioia a tutti coloro che vivono l’idea di casa qui pur avendo una storia difficile alle spalle

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    1. Tempo fa abbiamo avuto uno scambio sui Talking Heads, mi consigliasti un concerto dal vivo che acquistai in DVD alla prima occasione. Ne ho anche descritto l’entusiasmo del primo ascolto e visione da queste parti. Un po’ ci contavo a rivederti spuntare tra queste pagine. Il “richiamo” ha funzionato e anche bene. Ne sono assai felice, conpadre!

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      1. Potrei anche dire che il tempo è quel che è. Ma, forse, di più posso dirti che a momenti ho come una forma di rigetto del web. Allora son preso da nausea e dal desiderio di non starci più. Poi mi passa. Allora ritorno a pubblicare e ad intrattenere rapporti. Sono questi a fare si che mi diano un senso a questo mio esserci, assieme alla consapevolezza di essere umani, prima ancora che blogghers…
        Con questo posso dirti che ci sei riuscito: è stato entusiasmante ascoltare ancora i vecchi Talking heads e leggere i tuoi testi….

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        1. La Rete induce assuefazione – è un dato ormai acclarato – e, come tante altre attività, può avere conseguenze negative sopratutto su quei rapporti umani che invece dovrebbero agevolare tra persone distanti e anche differenti per cultura. Prendersi una pausa è cosa buona e giusta 😜. Mi fa piacere però che tu sia ritornato a leggere queste pagine e a cercare il nostro solito fertile scambio!

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  1. Grande Red!
    Adoro questi tuoi brani, le tue dita in libertà sulla tastiera.
    C’è poesia, tanta: “perché ho visto l’onda come batte sempre sullo stesso punto della battigia e io sono sempre lì che aspetto l’onda del pensiero-di-te abbattersi sempre sullo stesso punto del mio cuore”, stupendo!
    Vai così, a casa, verso casa, nell’onda, nell’acqua, trasparente e sincera, in contatto con ogni parte di te.

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    1. Grazie OnPaolobello! Commenti come il tuo mi lasciano gonfio il cuore ed è carburante per le mie dita.
      Sempre più difficile per il solito tempo tiranno lasciarsi andare come ho fatto in questo caso, tessere un filo di un racconto con le parole quando la musica vi riesce senza.
      Non senza dubbi l’ho consegnato al lettore. Mi hai dato una certezza: ho fatto bene a rischiare. Scrivere è un po’ una scommessa tra autore e lettore: il “pareggio” della condivisione è una vittoria per entrambi.

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        1. Esatto! Hai presente il senso di appagamento quando da bimbi terminavamo con successo il “gioco del quindici”, scorrendo e mettendo al proprio posto le piccole tessere numeriche? Ecco questo mio “racconto” potrebbe essere un qualcosa del genere: dei tasselli alla rinfusa riordinati per giungere a un risultato finale di “apparente” ordine.

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