La mia prima Sega Ep. #3 (non è un racconto erotico)


Segue da [Ep.#2] Una fottuta scimmia di nome Hype

Il Natale del 1990 fu particolarmente difficile.

Dagli albori dei videogiochi il Natale rappresenta il periodo dell’anno in cui i videogiochi vendono di più nel mercato occidentale. Sega lo sa e durante il Natale del 1990 ambisce a occupare un posto sotto l’Albero. La Mega Drive è già in distribuzione nel resto del mondo da un paio di anni.

Rivista giapponese Beep! – Novembre 1989: estratto dall’articolo sull’appena distribuita console Mega Drive [fonte: mdshock.com]
Il lancio sul mercato giapponese del 29 ottobre 1988 passa alquanto in sordina a causa della presenza di due forti concorrenti, Nintendo Famicom, in posizione di fatto monopolista del mercato mondiale, e la recente NEC PC-Engine.

Il debutto negli Stati Uniti nel settembre 1989 ha tutt’altro impatto: è un successo straordinario che porta le vendite americane della console a un milione di pezzi entro la fine del 1990, un numero stratosferico per le dimensioni del mercato di allora.

In Europa, quindi, il lancio previsto nel novembre 1990 è carico di alte aspettative e la console è attesa come il nuovo Messia inviato dal Verbo del Videogioco. Per maggiori dettagli rimando al prossimo episodio, per ora vi basti sapere che la scimmia che avete conosciuto nel precedente episodio, all’avvicinarsi del periodo natalizio del 1990, non è più sola: è stata raggiunta da un’intera famiglia di primati che berciano “Sega Mega Drive! Sega Mega Drive!”. Per placare le moleste bestiole a nulla vale lanciargli l’omologo video-ludico delle “banane e noccioline” ovvero una discreta quantità di videogiochi per Commodore Amiga.

La prima Sega non si scorda mai

Trascorsa da un pezzo l’età in cui ci si può rivolgere a Babbo Natale per ricevere l’ambito regalo sotto l’Albero e conoscendo la reputazione dei videogiochi presso i miei genitori (che già si erano svenati un paio di anni prima con l’acquisto di un computer Amiga 500) non ho altra alternativa se non quella di procurarmi la vile pecunia da “fonti” alternative (e lecite).

I regali in danaro sonante da parte di familiari e di alcune affezionate zie in occasione del Santo Natale sarebbero state un’autentica benedizione!

Ebbene le mie speranze naufragano miseramente registrando il punto più basso di disperazione quando ricevo in regalo da due mie care zie:

  • sei paia di calzini a scacchi “Burlington” di rara accozzaglia colorata, pure tuttavia di gran moda allora
  • sei paia di mutande del tipo “boxer”

per un totale di dodici paia di calzini e dodici mutande. Fossi stato una cavalletta, avrei battuto felice tutte e sei le zampette e ringraziato di vera antenna.

La magra cifra in denaro racimolata come regalo natalizio, per giunta intaccata da disastrose sessioni serali di Tombola, Sette e mezzo e Mercante in fiera ha lo stesso effetto in una multinazionale di una previsione di fatturato dell’ultimo trimestre “bucata” clamorosamente.

“Bucato” il Natale, resta solo una drastica “spending review” sui già modesti importi della “paghetta settimanale” ovvero 30.000 lire. A occhio e croce, rinunciando alla pizza con gli amici il fine settimana, all’occasionale birra infrasettimanale, la partita settimanale a pallavolo, tutte le riviste e il cinema, non sarei riuscito a racimolare l’importo necessario nemmeno dopo un anno.

Occorre un aiuto.

Non avendo i requisiti per chiedere un mutuo in banca, cerco dei soci.

Mio fratello minore di tre anni e mezzo si dimostra insensibile alla richiesta di contributo, ritenuto equo poiché è il mio ufficiale “sparring partner” ab videogioco condito. Dai tempi dell’Intellivision, Sea Battle, Soccer e Triple Action ci hanno iniziato alla sana competizione fraterna. Nel 1990 Kick OffSensible Soccer e Speedball 2 sono diventati i campi in cui continuiamo a forgiare un insano agone fratricida.

La mia sorellina ha appena otto anni: in virtù della sua giovane età non le è riconosciuta la “paghetta” e pertanto non vi sono le condizioni minime per attribuirle una capacità contributiva. Tuttavia, la piccola bimba ha contribuito a placare la mia scimmia: come regalo di Natale e di compleanno ricevette due capolavori per Mega Drive, Sonic The Hedgehog e Castle of Illusion starring Mickey Mouse, e vi si divertì giocando insieme ai fratelli più grandi. Se vi sembra di sentire un sottofondo musicale di Magic moments cantata da Perry Cuomo, non siete in errore.  Al culmine di un percorso di indottrinamento degno del guru di una setta religiosa, mia sorella espresse come desiderio di regalo una console Nintendo Game Boy con Tetris, alla quale seguirono Duck Tales, R-Type e Dragon’s Lair.

Fallito il tentativo di trovare soci, non resta che una via: il risparmio forzoso.

Per risparmio forzoso intendo, oltre ai risparmi di “una vita” (leggi: rottura del “Sacro-Intoccabile-Salvadanaio”), la metodica confisca di tutte le monete lasciate dai miei genitori sui comodini o nell’automobile nonché una sistematica nazionalizzazione dei “resti” della spesa con lo stesso zelo e spietatezza utilizzata dalle Schutzstaffel naziste ai danni delle opere d’arte sparse per l’Europa occupata e dei patrimoni degli ebrei deportati.

Lo scontrino di 390 carte da mille che consegnai al giocattolaio il 14 febbraio del 1991 per ottenere quella scatola nera delle meraviglie

Il 14 febbraio del 1991 racimolo l’importante cifra necessaria per portarmi a casa questa meraviglia: 390.000 lire.

Mi reco in autobus, da solo e all’insaputa di tutti i componenti familiari, presso un famoso negozio di giocattoli della mia città, Napoli.

Varco la soglia del negozio con un misto di trepidazione e sollievo: trepidazione per l’imminente conquista del ‘mio tesssssoro’; sollievo dalla terribile ansia di andare in giro portando addosso una cifra così importante. Praticamente una forma umana ibrida tra Gollum e un corriere della droga.

Dietro al bancone mi accoglie il negoziante, di bassa statura e con dei baffetti che ricorda in modo inquietante l’icona della concorrenza di Sega: Super Mario!

Ironia della sorte, Super Mario mi avrebbe consegnato di lì a poco la console della concorrenza.

In cambio della vile pecunia altrettanto vilmente procurata, il negoziante mi consegna l’agognata scatola nera a quadretti e, sorridente come una faina che ha appena sgraffignato un paio di galline dal pollaio, mi dice: “Ecco la tua Siga Megadraiv!” SEga maledizione! Si pronuncia “SEga”! Al prossimo episodio il motivo di cotanto sdegno.

Sega Mega Drive al suo debutto europeo [fonte: eBay]
L’ingombrante scatola, che mi carico con una certa difficoltà in un autobus affollato, contiene: l’ambita console, un joypad, la cartuccia Altered Beast, il cavo di alimentazione con trasformatore, un cavo antenna con modulatore, che a schermo rende un’immagine dai colori impastati come un quadro impressionista dipinto da un pittore strabico, ubriaco e strafatto di anfetamine andate a male. Quando mi procurai per vie assurde un cavo video RGB, la nitida immagine dai colori brillanti resa a schermo mi fece capire che ero stato miracolato da Santa Lucia.

Giungo a casa trepidante e pronto a detonare in un’esplosione di gioia come una sposa mentre percorre la navata centrale verso l’altare, mi introduco invece furtivamente, emulo di un certo Solid Snake apparso qualche anno prima sugli schermi collegati ai computer MSX2 e alle console Nintendo Entertainment System. Inserisco la chiave nella toppa, la giro evitando eccessivo rumore, entro urlando un rapido “Ciao Ma’! Sono tornato!” così da evitare un contatto visivo con mia madre e m’infilo come un gatto randagio nella mia camera.

L’apertura della confezione di una console è un rito sacro.

È la scoperta dell’Arca dell’Alleanza da parte di Indiana Jones con il vantaggio di poterla aprire senza rimanerne folgorato e appropriarsi del suo potere!

In Rete imperversano bimbetti e adulti che filmano il cosiddetto “unboxing”: perché farsi rovinare il piacere della scoperta? Perché non assaporare i momenti di tensione dell’assemblaggio dei componenti fino al momento di incommensurabile potenza rivelatrice del motivetto di apertura “Seeeegaaaa!” e della prima schermata? Perché fuggire la prova suprema di Verità, come Artù davanti a Excalibur nella roccia, in cui inserisci la cartuccia per la prima volta nell’apposito alloggiamento e – con grande sollievo – due secondi dopo si avvia – tutto funziona – e inizia il viaggio in un altro mondo?

Il gioco incluso nella confezione, Altered Beast, è un picchiaduro a scorrimento orizzontale di ambientazione liberamente tratta dalla mitologia greca attraverso una tipica lettura giapponese e cioè Yamato Takeru contro l’Idra, Medusa, Persefone e Ade (boss di fine livello in ordine di bastardaggine). In altri termini il gioco è la consueta accozzaglia di tamarreide video-ludica e prevedibile rissa per futili motivi.

Copertina della versione europea.

Altered Beast non è un gioco rivoluzionario nemmeno per gli standard dell’epoca, non proprio una “killer application” per la Mega Drive, nel complesso una decente, ma non eccellente conversione del gioco “arcade”. In ogni caso, una spanna sopra la versione per computer Amiga e Atari ST.

Ero felice. Davvero felice.

Quando tua madre scopre che giochi con la Sega (e non sei un apprendista presso una falegnameria)

Trecentonovanta carte da mille sono difficili da giustificare a me stesso, figuriamoci ai miei genitori che sono avversi non già a tale passatempo in sé, bensì al tempo che vi dedico e sottraggo a ben più alti fini per cui pensano sia giusto continuare a sopportarmi come convivente ben oltre la mia maggiore età.

Occulto perciò la Mega Drive sotto un panno a scacchi bianchi e verdi, scampolo di tessuto di ignota provenienza, la sistemo su una mensola all’interno del mobile su cui troneggia l’Amiga 500 e gli altri trastulli elettronici; Intellivision e ColecoVision, che i miei genitori non hanno mai compreso, ma – nonostante tutto – mai lesinato, riservandosi solo ogni tanto un legittimo sfogo: “Sembri un drogato! Staccati da quel coso!”.

Dopo un paio di mesi di gioco clandestino a ore notturne e a bassissimo volume, mia madre nota – testuali parole – l’ “aggeggio nuovo”.a causa di una mia reiterata negligenza nello spolverare il mobile dei miei balocchi elettronici, per cui mi ero pure presentato volontario.

Mi preparo a subire un interrogatorio di terzo grado da parte di mamma, che legittimamente vuole conoscere quanti e quali articoli del codice penale ha violato il figlio per procurasi la pecunia necessaria. Mia mamma invece stringe le spalle, mi rivolge uno sguardo rassegnato e tuttavia amorevole, ne percepisco il contrasto tra l’incomprensione a livello razionale per questa passione del figlio e l’incondizionato amore materno, sul suo viso appare una smorfia tra un sorriso e un legittimo dubbio sulla sanità mentale del figlio maggiore.

Da quel giorno, la Mega Drive prende posto accanto all’Amiga: con la prima ci gioco le conversioni “arcade (quasi)uguali al bar”, con l’Amiga i giochi di ruolo, i giochi della Cinemaware e Psygnosis, le simulazioni di volo che hanno dato i natali al mio nick RedBavon.

Mai, mai scorderai l’attimo, la terra che tremò. Mi tremò per davvero la terra sotto ai piedi quando seppi che per Mega Drive c’era il gioco di Hokuto no ken

L’arrivo della Mega Drive rappresenta il ritorno delle cartucce e la dipartita dal mio portafogli di parecchi fogli di carta filigranata con le effigie di Maria Montessori: tra il 1991 e il 1997 ad Altered Beast, si aggiunse Super Monaco GP, il gioco di Hokuto no Ken (in occidente noto come Last Battle, sfregiato nel titolo e nella copertina che concorre al premio per la più brutta di tutti i tempi), Ghouls ‘n Ghosts, Castle of Illusion, Sonic, Strider, le mie prime cartucce giapponesi Golden Axe, FZ Axis, Assault Suit Leynos e  diverse altre fino a un ragguardevole numero di trentatré, che trasformarono questa nera scatola di plastica in un intenso album di fotografie, emozioni e ricordi.

Nel prossimo episodio il geniale marketing negli Stati Uniti e il marketing segaiolo di Giochi Preziosi in Italia.

Continua a [Ep.#4] Marketing geniale VS marketing segaiolo 

19 pensieri su “La mia prima Sega Ep. #3 (non è un racconto erotico)

  1. Questo racconto è eccellente. Questa parte mi ha fatto sbellicare dal ridere. Quando fui piccolino, non di statura, che quella è rimasta sempre la stessa mio padre fu il primo vero fanboy o finto tale, Nintendo perché per convincermi che non facevo peccato a desiderare oltre al SNES anche il MEga Draiv sosteneva che la Grande N faceva i giochi mejo!

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    1. Sono contento. Anche io riscrivendolo e arricchendolo di altri particolari che via via affioravano da recessi della memoria. L’esperienza ancora oggi è vivida. La Mega Drive è in effetti la prima console che ho acquistato con i “miei” soldi. Quando ho ritrovato sul fondo della consunta scatola rossa di D.&D. una bustina trasparente contenente un mucchio di vecchi scontrini e, tra questi, anche quello del negozio Corsale al Vomero mi è partito il racconto alla Johnny Mnemonic in versione semi-seria.
      Mio papà buonanima non si è mai avvicinato a questi “aggeggi”, non lo attiravano minimamente, ho provato non sai quante volte a coinvolgerlo, quindi plaudo al tuo papà, che invece attizzava la “flame-war” che divampò feroce tra le opposte tifoserie.
      A proposito di MD vs SNES, a mia memoria, si tratta della prima autentica “flame war” sebbene combattuta ancora alla maniera 1.0, cioè a botte di lettere cartacee alla redazione che venivano pubblicate nella rubrica della Posta. Non considero i precedenti casi di campanilismo video-ludico che pure esistevano dalle sue origini, ma MD vs SNES per il numero paritario di video-fedayn in campo assunse le dimensioni di un’autentica “war” con continui rivolgimenti di fronte e incerta fino all’ultimo. Con la conversione di Street Fighter II volarono mazzate per corrispondenza di epocale fuffa (e le redazioni delle riviste tipicamente ci sguazzavano).

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            1. Generazioni cresciute con canzoni “Hanno ucciso l’Uomo Ragno, chi sia stato non si sa”.
              Sega commise un errore nel prevedere l’evoluzione dell’hardware: l’hardware Saturn era un portento per gestire il 2D, era il “salto quantico” legittimamente atteso dopo la Mega Drive (e il flop di 32X e Mega-CD). Non era una macchina “sbagliata” in sé, ma fuori tempo massimo.
              Il Saturn è la console sulla quale gli shump a hanno avuto il loro momento di gloria massimo. Dopo un lungo periodo di eclissi, il genere sembra ritirare su la testa grazie alla produzione indie.
              Costoro non sanno cosa dicono. E io sarei il primo a scagliargli un joystick contro (quello Nintendo 64 completo di Rumble Pack che è parecchio contundente)

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  2. Denis

    Tra l’altro di Altered Beast ( giocato e finito ) esiste un seguito su GB Advance, Last Battle c’è l’avevo Ken diventava Aarzak, il sangue blu e verde ma andando a memoria se mettevi come password Pearl Harbour sbloccavi il sangue comunque era tratto dalla seconda serie di Ken, Strider e molto bello anche il 2 su Ps1, Sonic mai finito, ho recensito la versione GameGear di castle-of-illusion-1991 che aveva livelli diversi dal Genesis.
    Proprio ieri ho finito Shinig Force.

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    1. Altered Beast per MD era piuttosto facile per la media della bastardaggine intrisa nei giochi giapponesi tanto che lo finii anche io senza particolari patemi.
      Su Last Battle posso scrivere un intero post, ma anche due: un trattamento che denota quanto bigotta fosse la mentalità occidentale nei confronti di questa tipologia di prodotti. Il gioco non era nemmeno questo granché, ma potere scatenare il “uattà!” non aveva prezzo.
      Strider, stre-pi-to-so! Giocato tantissimo e finito. Il gioco che pagai di più in assoluto, mi pare 90.000 lire. Tutti soldi ben spesi e benedico gli sviluppatori che fecero un lavoro straordinario (sopratutto dopo avere giocato e finito Strider per Amiga). Non mi sono fatto sfuggire il secondo su PS1, pregevole, ma questo è proprio un caso del “primo amore non si scorda mai”

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    1. Particolarmente rischioso, anche più del trasporto degli ovuli di droga.
      Situazione tipo a un controllo ordinario delle Forze dell’Ordine:
      – Carabiniere: “Favorisca i documenti”
      Sotto stress che non trovo mai i documenti, il sistema nervoso inizia ad attivare sinapsi a caso e una va ad attivare un interruttore che al momento di rispondere al carabiniere, risuona dal mio interno un noto gingle:
      – “Seeeeeegaaaaaa!”.

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  3. Ho riso parecchio per il tuo racconto e un po’ ti ho invidiato per essere stato un giocatore multipiattaforma negli anni 90. Un giorno o l’altro vorrei cominciare anche io a tirare fuori i miei cimeli, ma rigorosamente senza scontrino (non nel senso di evasione ma perché non ne ho mai tenuto uno).

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    1. Per carità lo scontrino è un evidente caso di un mio disturbo da accumulo di cui non ero consapevole. Però mi ha fatto molto piacere il “ritrovamento” perché così ho avuto l’informazione esatta di quanto spesi. Mi sembrano veramente tanti ancora oggi, sapendo la condizione patologica delle mie “finanze”.
      Non posso che plaudire alla tua ricerca dei “tesori in soffitta”, anche se in agguato c’è sempre l’effetto “nostalgia-nostalgia-canaglia”. Mi suona come “si stava meglio quando si stava peggio” che fa di vecchio sul viale del tramonto, incapace di godersi il presente. Certe interfacce dei giochi del passato erano semplicemente criminali: solo il tanto tempo a nostra disposizione e l’effetto di vera novità” giustifica la loro esistenza. Oggi videogiochiamo senz’altro meglio (e non alludo alla grafica).

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    1. Mi fa piacere che ti sia “suonato” tale. La mia intenzione è di infondere al racconto la stessa aspettativa e tensione di chi attendeva questa console anche al lettore che non ne conosca l’esistenza e sia curioso di saperne qualcosa di più. Grazie.

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