#5. Bit+Beat = Chip music, la musica che prende sul serio i videogiochi

Chip music is the final repository of the marvelous, its makers the last possessors of the wand of Cinderella’s fairy godmother.

Chip Music è il depositario finale del meraviglioso, i suoi creatori gli ultimi possessori della bacchetta della fata madrina di Cenerentola.

Fonte: 8-Bit Punk, Wired, 11/01/2003

A partire dalla metà degli anni Ottanta, con l’introduzione del SID (Sound Interface Device), installato sulla scheda madre del Commodore 64 (1982), alcuni programmatori, tra cui Rob Hubbard, Ben Daglish, David Whittaker e Martin Galway iniziano a sperimentare le capacità musicali del chip sonoro dei computer, componendo musiche per i videogiochi.

Si gettano le fondamenta per la “chip music” o “chip tune”, destinata a influenzare l’intera scena musicale.

Sarebbe facile descrivere la “chip music” come un risultato amatoriale. È un errore considerarla un sotto-prodotto solo perché realizzata con una strumentazione povera: è volutamente prodotta così.

L’essenza della “chip music” è nel processo di ingegneria inversa applicata un’interfaccia elettronica di un vecchio Nintendo Game Boy o di un chip audio di un computer, alterandone il suo originario utilizzo.

This is not music as a commodity but music as an idea. It’s the Nintendo generation sampling its youth.

Questa è musica concepita non come “prodotto”, ma come “idea”. È la generazione Nintendo che campiona la sua gioventù.

Fonte: 8-Bit Punk, Wired, 11/01/2003

Molti artisti della scena musicale internazionale, spaziando nei generi più svariati, vi si sono ispirati:

  • Timbaland utilizza per Do It di Nelly Furtado (con tanto di controversia di plagio) il campionamento del brano Acidjazzed Evening del finlandese Janne Suni;
  • Kesha in Tik Tok, singolo di successo del 2010, utilizza suoni dei primi videogiochi
  • 50 Cent in Ayo Technology utilizza suoni generati dall’emulazione del SID. il chip audio del Commodore 64
  • Eminem in Hellbound utilizza il suono della tema musicaleSacrificedel videogioco SoulCalibur, composto da Takanori Otsuka.
  • Dizzee Rascal e Kieran Hebden nella musica elettronica britannica contemporanea
  • DragonForce nell’heavy metal
  • nella “grime” (o “garage rap”) si utilizzano campionamenti dai primi videogiochi più diffusi nell’East London, Donkey Kong (arcade, 1981) e Super Mario (arcade, 1983)
  • il progetto tedesco di musica “techno ed “electro“, Zombie Nation utilizza il brano di David Whittaker composto per il videogioco Lazy Jones per Commodore 64
  • il gruppo musicale Crystal Castles fa uso di campionamenti presi, senza alcun permesso, dai brani musicali di altri musicisti provenienti da comunità di appassionati di “chip music”.

Nintendo Game Boy sul palco del Blip Festival (fonte: fotogramma da Reformat the Planet)

L’influenza dei videogiochi sulla “chip music” è evidente e diretta.

Questa forma musicale, che erroneamente viene etichettata come un sub-genere della musica elettronica, è scarsamente presa in considerazione dalla comunità culturale e artistica poiché penalizzata dalle sue origini e legami ovvero dallo stereotipo negativo che i videogiochi sono “solo per adolescenti” e quindi non hanno alcuna rilevanza culturale esterna.

Non deve però ingannare il legame con i videogiochi e associare gli artisti di “chip music” ai videogiocatori: spesso non lo sono o lo sono esclusivamente di alcuni videogiochi specifici.

La differenza con la maggiore parte delle altre forme di arte con una ricaduta commerciale è da individuare proprio nel legame con i videogiochi: infatti, in questi ultimi, spesso è supportato e stimolato il coinvolgimento dei consumatori nel processo di creazione.

Si pensi alla possibilità di costruire i propri “mondi” o livelli di gioco e condividerli in Minecraft , in Super Mario Maker o in LittleBigPlanet, per citarne alcuni. Si pensi  al fenomeno dei “mod”, diventato uno standard per un numero elevatissimo di videogiochi oppure a quello del “Machinima” (abbreviazione di machine cinema) che permette la produzione di film sperimentali grazie a particolari funzioni implementate nel videogioco. Questa tecnica, inaugurata da Quake nel 1996, si è diffusa di recente grazie ai videogiochi della serie Halo (estremamente popolare è la serie Red vs. Blue).

La “chip music è perciò una forma di cultura partecipata e la sua diffusione è legata sia all’interfaccia dei videogiochi sia ai suoi consumatori.

Molti tra gli artisti di “chip music” non hanno un grado di istruzione musicale elevato, molti sono dei dilettanti o individui che semplicemente si appassionano nell’ascolto dei brani “chip music” e iniziano a crearne di propri, utilizzando un vecchio Nintendo Game Boy acquistato al mercatino dell’usato.

Il “bricolage” è un concetto per comprendere la relazione tra “chip music” e le interfacce dei videogiochi: così come nel “bricolage” si utilizzano oggetti o utensili in modo differente da quello originariamente previsto, altrettanto fanno i videogiocatori e gli artisti “chip music” nelle loro rispettive attività.

Un vecchio computer come l'Atari ST, distribuito dal 1985 al 1993, può essere un'ottimo "strumento" musicale. (Immagine tratta dal trailer di "Europe in 8 bits" su Feelmakers)
Un vecchio computer come l’Atari ST, distribuito dal 1985 al 1993, può essere un’ottimo “strumento” musicale. (fonte: trailer di “Europe in 8 bits” su Feelmakers)

La  “chip music” ha qualcosa da esprimere non perché rimanda a una timbrica evocativa di nostalgie e ricordi d’infanzia, non perché sia un’anomalia e una boccata di “novità” in un panorama musicale in cui l’industria tende a standardizzare e non esporsi a rischi. La “chip music” è un’esperienza partecipativa e condivisa: permette al suo fruitore di parteciparvi in modo creativo e la sfida nonché la gratifica deriva dal fatto di riuscirvi utilizzando uno strumento obsoleto e progettato per scopi differenti.

Nintendo NES e Game Boy, l’orchestra accorda i bit (fonte: fotogramma da Reformat the Planet)

Per suonare degli accordi filtrati da un distorsore è sufficiente imbracciare una chitarra elettrica ed eseguire la melodia. Nella “chip tune” non è così. Alla base c’è una più complessa ricerca sonora poiché la creazione del suono ha dei limiti causati dall’hardware dello “strumento”: per ottenere una distorsione su una Game Boy, occorre programmarla e escogitare una soluzione che ne aggiri le limitazioni.

Nella definizione “chip tune” il termine “tune” non corrisponde al sostantivo “melodia”, piuttosto alla sua forma verbale “accordare”: è infatti la ricerca di un suono, complicata dai limiti dello “strumento”, come una piccola e vecchia console portatile Game Boy.

Nintendo Game Boy (fonte: Wikipedia)

La Nintendo Game Boy è il simbolo della “chip music”.

Nel 1989 Nintendo lancia sul mercato Game Boy, che raccoglie l’eredità della serie di giochi portatili Game & Watch. In realtà Game Boy è la prima vera console portatile, poiché è possibile cambiare gioco inserendo una nuova cartuccia; Game & Watch, oltre all’unico gioco installato, può funzionare da orologio e sveglia (da cui deriva il nome).

Pure essendo tecnicamente inferiore rispetto alle sue concorrenti, riscuote un enorme successo tanto da essere ancora oggi la terza console più venduta nella storia dei videogiochi, dopo Sony PlayStation 2 e Nintendo DS (fonte: List of best-selling game consoles, Wikipedia). Le vendite di Game Boy e della sua versione con schermo a colori, Game Boy Color, ammontano a quasi 120 milioni di pezzi.

Le concorrenti, Sega Game Gear (1990), Atari Lynx (1990) e NEC TurboExpress (1989) pure potendo visualizzare i giochi su uno schermo a colori e con migliori prestazioni grafiche, non riuscirono a insidiare il primato di Nintendo nemmeno da molto lontano. Il motivo principale è la durata delle batterie: lo schermo in bianco e nero della Game Boy consuma poca energia e con quattro batterie-stilo si può giocare per oltre trenta ore. Le altre console sono molto energivore: tra le tre e le cinque ore di gioco e la NEC TurboExpress richiede addirittura sei pile-stilo.

Game Boy alla console! (fonte: trailer di "Europe in 8 bits" su Feelmakers)
Game Boy alla console! (fonte: trailer di “Europe in 8 bits” su Feelmakers)

Il successo della piccola console Nintendo tra gli artisti di “chip music” è dovuto a un insieme di motivi:

  • è facilmente reperibile sul mercato dell’usato
  • costa poco
  • è resistente e sono basse le probabilità che la console non funzioni
  • è portatile
  • le batterie hanno una lunga durata
  • vi girano due programmi eccellenti ed economici:
    1. Little Sound Dj  noto anche come LSDj, un eccellente editor musicale (“tracker”) per Game Boy, sviluppato dallo svedese Johan Kotlinski, dal prezzo irrisorio: cinque dollari.
    2. Nanoloop, un sequencer / synthesizer per Game Boy al prezzo compreso tra 45 e 70 euro (tasse escluse), secondo le versioni.

Per chi fosse incuriosito dalla “Chip music” segnalo due documentari, disponibili online a prezzi davvero modici.

Europe in 8 Bits

Durata: 76’ – Audio: inglese – Sottotitoli: spagnolo, francese, italiano, portoghese, inglese – Prezzo: 2 euro.

In questo documentario, diretto da Javier Polo, pubblicato nel 2013 e vincitore del Premio Soundtrack Cologne 2014, i principali esponenti della “chip music” raccontano come obsolete console e computer, dalla Nintendo Game Boy alla NES, dall’Atari ST al Commodore Amiga e Commodore 64, possono essere trasformati in strumenti capaci di creare un nuovo suono, un ritmo moderno e uno stile musicale innovativo. Dalle interviste agli artisti (anche italiani) ne risulta che il “motore” a spingerli a comporre musica con questi pezzi di archeologia informatica non è la nostalgia, ma una forma di resistenza alla tecnologia e alla mania del nuovo a tutti i costi nonché il desiderio di esprimersi attraverso la musica e fare ballare il pubblico.

Reformat the Planet

Durata: 75’ – Audio: inglese –Prezzo: 2 dollari.

Questo documentario, pubblicato nel 2008 e diretto da Paul Owens, traccia la genesi del primo Blip Festival, un evento di quattro giorni con la partecipazione di oltre trenta artisti internazionali, che esplorano il potenziale inespresso delle console di videogiochi 8-bit.

Il Blip Festival celebra la musica “chip tune” con spettacoli, laboratori e proiezioni di film. Dal 2006 al 2012, anno in cui si è tenuta l’ultima edizione, è stato ospitato ogni anno a New York. Vi sono state anche parallele edizioni internazionali in Europa (una volta nel 2009 in Danimarca), in Giappone (tre edizioni tra il 2010 e il 2012 a Tokyo) e in Australia (una volta nel 2012 a Melbourne). Il festival è curato e organizzato da 8bitpeoples, una delle più importanti etichette nella scena della “chip tune”.

Continua a leggere gli altri episodi di Bit+Beat

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19 pensieri su “#5. Bit+Beat = Chip music, la musica che prende sul serio i videogiochi

  1. Mi hai fatto pensare a un personaggio di un cartone, Steven Universe: lì c’è un personaggio che organizza serate da dj connettendo tra loro vecchie console portatili per farle suonare.
    Evidentemente la scena deve essere meno underground di quanto potrebbe pensare uno che con quei suoni ci ha passato l’infanzia ^^

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    1. Esatto! Anche io pensavo fosse una “nicchia” musicale e invece, andando a spulciare la Rete, ho trovato moltissimo materiale e legami alla cosiddetta musica “mainstream” impensabili. È il “mainstream” che saccheggia la “chip music” ed evidentemente c’è chi ha interesse a relegarla come fenomeno per “nerd”.
      Ho visto varie videoclip di concerti del Blip Festival e il pubblico è di giovani e ragazzi, cioè gente che non può avere nostalgia di ciò che non ha sperimentato. Pertanto il valore innovativo non è un “pour parler”, ma trova riscontro nelle esigenze del pubblico che si scatena al suono dei Game Boy!
      A prescindere dalle mie preferenze e abitudini musicali, l’ho trovato fantastico sia nell’approccio dei compositori sia nel risultato di fare ballare tanta gente.
      È un tipico caso di convergenza dei media o – meglio – di collisione tra media “vecchi” e nuovi, tanto che il prossimo post sarà dedicato a questo tema.
      Grazie per il tuo commento che è il primo. Pensavo in verità che il tema solleticasse di più la curiosità e i commenti di più persone visto che il tema è la musica. Ma evidentemente per le ragioni che spiegavo anche nel post, essendo legato ai videogiochi, è giudicato “non interessante” e “di nicchia”.

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    1. E invece no. Anche io all’inizio di questa ricerca pensavo di trovare ai concerti vecchi bacucchi nostalgici (della mia età o giù di lì) che ascoltano queste musiche dai suoni familiari. Ho scoperto che sono tutti ragazzi che non erano ancora nati al tempo degli 8 bit o indossavano ancora i pannolini o al massimo i calzoncini corti. Se poi ascolti un po’ di chip music ti accorgerai che è un suono non facilmente ascoltabile da chi è cresciuto con Bob Dylan, Dire Straits, Pink Floyd o – per dire un gruppo della mia gioventù – gli U2. È molto più vicino a musicalità moderne e cosiddette “urban”. Insomma mi spiace contrariarti, ma non è roba per nostalgici, tutt’altro!

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  2. Detto, fatto!
    Viva la Chip Music. Nonostante ti entri in testa senza più uscire, come il peggior jingle mai sentito, ha la differenza che è piacevole.
    È vero che le batterie del Game Boy duravano di più (le concorrenti avevano circa 5 minuti di autonomia) ma duravano comunque poco tanto che presi quelli ricaricabili (nel ’92 ci erano andati in fissa anche i miei genitori, due giurassici dei videogame, che però facevano a gara per il record di Tetris), solo che non avendo un ricaricatore, le mettevo dentro la mia Turbo Duello GiG Nikko per ricaricarle (mi hai appena fatto venire in mente un post nostalgico sui videogame 😍).

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      1. È tossico. Nel senso buono del termine. Semplice, immediato. È il vecchio e mai passato di moda intrattenimento dei primi arcade. Le figure geometriche che si incastrano poi – a mio avviso – richiamano un archetipo dei giochi d’incastro che si fanno i primi anni di vita. È un ritorno alla spensieratezza fanciullesca in qualche modo. È tossico perché ha un contenuto elevatissimo di una “droga” piuttosto comune: nei videogiochi si chiama FUEPS (Faccio l’Ultima E Poi Smetto). In altri campi di attività umana, si chiama diversamente, ma la “sostanza” e gli effetti di dipendenza sono sempre i medesimi. L’accoppiata Tetris e il primo GameBoy non lascia scampo. Definitiva.

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      2. Mah! Lei mai giocato ad altro. Oggi manco gioca alle cazzate su smartphone/FB. È stata una brevissima parentesi!
        Il post è pronto… nella mia testa 😅
        Lunedì prossimo o quello dopo lo pubblico, almeno faccio ripassare anche Red da me, con argomenti che gli garbano 😁

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        1. Temo che WordCess mi abbia sabotato il feed che mi informa delle tuoi post. Al di là della mia più rarefatta frequentazione della mia come delle altre webettole, non ricordavo che mi fosse apparso qualche tua esternazione di recente. Ho visto invece che c’è un post su Nathan Never e non me lo sarei mai lasciato sfuggire. Rimediamo subito.

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          1. Davo per scontato che trattando solo fumetti (al momento), non fosse roba di tuo interesse ma se ci sono eccezioni, sei sempre il più che benvenuto!
            Mannaggia ai bastoni tra le ruote che si infilano a Vicenza Blogspot e WordPress! 😡
            Se, come me, sei antico su queste cose e leggi di continuo le email, prova ad inserire la tua nel “follow by email” (nella peggiore delle ipotesi, la cancelli, tanto ora aggiorno una volta a settimana, non ti intaso la casella 😝). Dico “prova” perché quando ho inserito la mia su altri blog di Blogspot, non mi è mai arrivato nulla… sarà un’altra funzione difettosa?
            Appena pubblico il post sui genitori, per sicurezza, te lo segnalo qui 😜

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            1. Non funziona e ti dico anche il motivo. Non dipende da Vincenza BlogSpot, ma dal fatto che ricevi tutte, ma proprio tutte le e-mail di chi commenta. Sono stato sommerso di e-mail provenienti dai siti di Vincenza che seguivo:praticamente un mail bombing in piena regola, con la differenza che te l’eri andato a cercare 😉
              Ho dovuto per forza eliminare il feed per e-mail, pensando però che fosse specifico solo a un determinato post. E invece no! Si applica a tutte le comunicazioni dal blog (e qui Vincenza ha messo lo zampino).
              Provo a inserire nuovamente la tua url nel feed di WordStoCess, ma tu spamma da queste parti quando hai partorito il suppost 😉

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            2. Aggiungo che è questa anche la ragione per cui quando commento e tu rispondi, devo andare a verificare manualmente se hai risposto. Un vero casino. Quindi se non ti rispondo, non sono scortese o snob, ma semplicemente non ho letto la tua risposta.

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  3. Tu forse intendi la spunta in basso al commento. Quella ti fa arrivare ogni replica, è vero (sui commenti Blogspot pecca alla grande).
    In dicevo sulla destra del mio blog, dove ci sono presentazione, chi mi segue, blogroll, ecc. c’è anche l’opzione per seguirmi tramite email. Te ne dovrebbe far arrivare una solo ad ogni nuovo post, non ai commenti. Però come ti dicevo, non sono certo funzioni.

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  4. Purtroppo tra BlogSpot e WP, tra rispettivi difetti, c’è una barriera alla fruizione che ne limita lo scambio. Toccata con mano e, nonostante il mio impegno, alla fine la scarsità di tempo pone dei limiti.

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