RedBavon – Intervista — PlayGamesItalia

Quei bravi ragazzi di PlayGamesItalia mi hanno voluto intervistare sulla mia passione per i videogiochi. Secondo voi, ho detto di no?

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I videogiochi sono la nostra più avanzata frontiera e il nostro più affascinante futuro (Alberto Abruzzese) Ciao Claudio, intanto grazie per aver accettato la nostra proposta e grazie soprattutto alla tua disponibilità. Cominciamo! Raccontaci di più di te e delle tue molteplici passioni Sono nato nel 1968, fate di conto voi quanti anni ho, che […]

via RedBavon – Intervista — PlayGamesItalia

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29 pensieri su “RedBavon – Intervista — PlayGamesItalia

        1. Certo! Ma “immenso” non rientra nelle mie ambizioni. Anche perché l””immensità” con il rotolare degli anni potrebbe essere coerente per un motivo poco edificante, ma autentico: i chili che vado accumulando.
          Il mio obiettivo, lo confesso, è essere chiamato “Chiarissimo” o “Magnifico”. Dai tempi dell’Università, rivolgendomi formalmente al “Magnifico Rettore” o al “Chiarissimo Professore”. Probabilmente meglio il “Magnifico”, anche se è un pelo megalomane, ma “Chiarissimo” con il mio cognome potrebbe essere soggetto a qualche facile lazzo. Per ora, mi prendo il tuo”immenso” e lavoro per la Magnificenza (che fa rima con “demenza”, ma è un puro caso) 😉

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    1. Ahahah! Molto semplice: nulla, era vero. Vedi, è accaduto diversi anni fa, otto, nove a occhio e croce. Stavo giocando al primo Gears of War per XBox 360. Volevo provare questo “multiplayer” di cui si diceva un gran bene. Mi schiero sul divano, inforco cuffietta integrata con il microfono che era contenuta nella confezione della console, e inizio una modalità a squadre in Deathmatch. Io mi metto dalla parte degli umani. Ti dirò che mi sono pure divertito. Alla fine della sfida, la mia squadra trionfa sul campo e – modestamente – il mio contributo è stato significativo. Il culo del principiante.
      Al che uno della mia squadra, mi fa “Questo è tuo”: un avversario in ginocchio agonizzante aspettava il colpo di grazia. Mi avvicino, seleziono un fucile a pompa e BANG! Lo rendo irriconoscibile a sua madre (sempre che gli alieni si riproducano come noi). Ne sono gratificato, non tanto per avere reso l’anima dell’alieno a li mejo mortacci del pianeta sua, ma perché mi è arrivato come fare parte di una squadra e avere il rispetto e la stima dei suoi componenti. Come principiante, la sensazione è di gratifica, anche se è solamente un videogioco. E’ un meccanismo sociale vecchio come l’uomo di Neanderthal: il sentirsi accettato da un gruppo, il senso di appartenenza.
      Evidentemente la mia performance era stata notata dai veterani e qualcuno è andato a sbirciare chimminchia fosse questo “niubbo” che menava come l’Armageddon.
      Nella gamertag, la mia data di nascita ha spifferato la mia età. Da qui quella voce squillante di adolescente o poco più: “Oh ma questo è un vecchiaccio!”.
      Non ho risposto, sono stato tentato di mollare joypad e cuffiette a mio fratello seduto accanto di tre anni e mezzo più giovane di me. Al mio invito, mio fratello mi ha fatto cenno di continuare.
      La mia risposta è stata: “Un’altra partita?”. Sarò pure un vecchiaccio, ma gli alieni li prendo a calci nel deretano dal 1979 quando provarono a invaderci dallo Spazio per la prima volta. La mia tagline è infatti: Raised by the Pixels Wars.
      Ho provato altri giochi in multiplayer e, a parte il primo Destiny e i duelli aerei a colpi di laser e siluri in Battlefront II, l’ho trovata un’esperienza piatta ed eccessivamente tendente alla “dipendenza”. Looting, farming, grinding non fanno per me e, in ogni caso, sono perdente perché il tempo che posso dedicare è minimo e l’ultima volta che ho fatto squadra, i nemici si livellavano a una media dei componenti ed, essendo io quello di livello più basso, per farmi fuori gli era sufficiente uno sputo o una pernacchia. Ho scelto una vita da zitello: single (player) tutta la vita.

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        1. Ai rullacartoni online ci ho provato un paio di volte, ma la seconda è stata tombale.
          Ti dico solo che era a Street Fighter IV e non sono riuscito a toccare – dico “toccare” – un tasto. Un “Perfect” per l’avversario a tempo di record. I picchiaduro sono estremamente competitivi e tecnici: là fuori ci sono degli autentici “mostri”.
          Ora che mi ci fai pensare, sto pensando di rimettere le mani su un vecchio post dei picchiaduro e aggiornarlo. La storiella di questa “mazzata” ci sta benissimo.
          RDR 2 ne stanno parlando benissimo tutti, prevedibile in quanto Rockstar, ma i termini in cui si stanno esprimendo mi pare che siamo di fronte a tutt’altra pasta di GTA e a un capolavoro assoluto. Aspetto ad acquistarlo per via del prezzo ancora criminale e del tempo che non c’è. E che non ci sarà mai, ma questa è un’altra storia 😉

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            1. Non so a che livello tu sia, ma a Street Fighter c’è gente veramente di un livello tecnico elevatissimo. Street Fighter lo metterei tra gli eSports. Se ne vedrebbero delle belle.
              Se riesco a ritrovare il video in Rete di una sfida, mi pare fosse in Giappone, tra due finalisti di un torneo con tanto di folla e tifo da palazzetto dello Sport, vinta all’ultimo colpo, te la posto. Incredibilmente appassionante! Non l’avrei mai detto.

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              1. Posso immaginare, ricordo bene le batoste prese giocando al 4. Sono un gamer normale, me la cavano bene al primo Injustice e agli ultimi due Mortai Kombat ma sempre rimanendo in una zona intermedia, ovvero troppo forte per i niubbi (che quindi non giocano con me) e troppo scarso per gli hardcore gamer, anche se le mie statistiche non sono delle migliori, è anche vero che negli ultimi 4 anni ho avuto una connessione pessima per il gioco online, Ora che ho traslocato dovrei rimettermi alla prova.

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