Lazarus

29 ottobre 1918 – Uomini del ‘Battaglione Perduto’, 308° Fanteria. 77^ Divisione statunitense, nei pressi di Apremont, Foresta dell’Argonne, Francia

4 novembre 1918, il generale Diaz trasmette il Bollettino della Vittoria. L’armistizio di Villa Giusti sancisce la fine delle ostilità sul fronte italiano; in Europa si continua a combattere. La Grande Guerra termina l’11 novembre con l’armistizio di Compiègne tra gli Alleati e la Germania.

Come – appassionato di Storia – avverto questo anniversario con l’intensità di chi ha letto tante storie di quel conflitto mondiale, che fanno capire – anche a un deficente – la follia di ogni guerra.

L A Z A R U S

My David don’t you worry
This cold world is not for you

Francia, ultimi giorni di ottobre 1918. Offensiva della Mosa-Argonne, 77ª Divisione dell’American Expeditionary Forces.

Il destino può essere beffardo, ma quando si intreccia con l’amicizia è più sopportabile.

Larry, David e Angelo provenivano dall’East Harlem, un quartiere abitato da immigrati italiani. I cognomi di ognuno dei tre ne denunciavano inequivocabilmente le origini. David era figlio di una famiglia ebrea di immigrati italiani. La storia della sua famiglia era quella di una migrazione lunga più di duemila anni.

In poco più di venti anni vissuti avevano condiviso tutto: i giochi di strada, la scuola, le prime esperienze amorose, il lavoro nelle botteghe del quartiere. I tre ragazzi si erano imbarcati sulla stessa nave diretta verso l’Europa squassata da anni di guerra. Il ritorno nel Vecchio Continente non era stato come l’avevano immaginato. Nessun accoglienza festosa allo sbarco in porto, nessuna casa dove ricongiungersi con i parenti e i ricordi dei propri genitori.

Nella trincea Larry, David e Angelo sapevano che ora sarebbe toccato a loro saltare oltre quel mucchio di terra, che salvava la vita o finiva per ricoprire il tuo corpo morto. Sempre che ne riuscissero a recuperare i resti. Ci voleva fortuna anche a morire.

Qualche giorno prima, avevano visto William vaporizzarsi davanti ai loro occhi: centrato da un proiettile di mortaio.

William Spinelli detto “Wisp” aveva un culto per i propri capelli: portava un folto ciuffo spiovente sulla fronte, sempre ordinato grazie a una generosa quantità di brillantina. Compagni di giochi di strada fin dall’infanzia, per via del suo corpo filiforme e un’agilità fuori dal comune, William si era guadagnato il soprannome di “Wisp”, fuoco fatuo, fragile e fugace. Al gioco del “Nascondino” era imprendibile.

L’incontro in questa fangaia in mezzo al Vecchio Continente era ancora più straordinario poiché erano oltre dieci anni che William aveva lasciato il quartiere: la famiglia Spinelli si era trasferita dall’East Harlem a Hoboken, nel New Jersey, e i quattro non si vedevano da quel giorno. David in particolare aveva molto sofferto per quel distacco. David e William erano una coppia inseparabile, l’uno l’ombra dell’altro. Assurdo ritrovare il suo caro amico d’infanzia a così tanti chilometri di distanza! Non più assurdo di quanto lo circondava oggi.

Fu proprio David a riconoscere la figura esile di William in mezzo a un via vai di soldati ormai irriconoscibili dal fango tutto intorno. I volti smunti, gli elmetti calcati fin sopra gli occhi, le divise sporche di terra, l’andatura lenta facevano somigliare questi movimenti di truppe a un lento e inesorabile smottamento della fangaia.

“What the fffffffuck!!!” esclamarono all’unisono David e William, quando gli sguardi si incrociarono per la prima volta.

“Da quanti fottuti anni? E a quanti fottutissimi chilometri da casa?” David domandò a voce alta senza attendersi una risposta. Tanti, troppi da quella strada che da bambini era stata la loro casa. Tanti, troppi da quella vita, non certo facile per le rispettive famiglie, troppo numerose per il modesto salario di manovale e cameriere dei propri padri; tuttavia, sempre meglio di questa merda di vita in trincea.

Wisp, come un fuoco fatuo, era sparito davanti ai loro occhi: un attimo prima era lì davanti, l’attimo dopo svanito come se l’avessero solo immaginato. Wisp era “sparito” proprio come quando giocavano a “Nascondino”: introvabile, salvo spuntare dal nulla alle spalle del bambino che “stava sotto” e fare “tana libera tutti”!

Dopo l’esplosione, al primo diradarsi del fumo, David per un attimo pensò di intravedere la figura di Wips camminare verso di lui, miracolosamente illeso.  Questa volta, però, William non sarebbe ritornato a liberare tutti.

Angelo e Larry dovettero usare le maniere forti per convincere David che non c’era più nulla da fare, che non era rimasto nulla del loro caro amico.

Il pensiero era andato ai genitori di Wisp: non avrebbero potuto nemmeno piangere su una vera tomba. Avrebbe voluto avere tra le mani quel bastardo che ha inventato un’arma così terribile da portare via, oltre la vita di un uomo, anche quel minimo di conforto per i suoi cari.

Era calato un pesante silenzio tra loro, interrotto solo dai colpi di artiglieria che cadevano più o meno vicino. Se avessero chiuso gi occhi, non fosse stato per quel forte odore di metallo, polvere da sparo, fumo, urina e terra umida, si sarebbe potuto fantasticare di essere nel bel mezzo della festa di Capodanno con i fuochi d’artificio più spettacolari di tutti i tempi.

Dal frastuono di fondo, si distaccò improvvisamente un fischio. Lo stridio si avvicinava nella loro direzione. Come automi, senza dire nulla, si ripararono, accovacciandosi e appiattendosi il più possibile contro la murata interna della trincea. Una granata fischiò sulle loro teste ed andò esplodere poco oltre. La terra tremò per qualche istante e inghiottì la granata, come pure quei disgraziati che si erano trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Le urla di quei disgraziati che non avevano avuto la “fortuna” di morire all’istante vennero inghiottite subito dopo dalla risposta dell’artiglieria alleata.

Si rialzarono senza incrociare gli sguardi. Sigarette in bocca, tiravano grandi boccate di fumo. Il sistema nervoso aveva perso funzione ed equilibrio da un pezzo. Percepivano la fine vicina, all’unisono, come parti di un unico organismo; troppe erano le cose che avrebbero voluto dirsi. Troppo poco tempo a disposizione, non riuscivano a dare una priorità ai propri pensieri.

I pensieri si accavallavano nelle loro scatola cranica come tutti quegli uomini ammucchiati a ridosso della spalla di terreno della trincea.

Alcuni già morti. Vivi e morti, mischiati.

Di lì a poco, al segnale convenuto, non si sarebbe notata la differenza. Tutta la vita per affermare ai propri occhi e a quegli degli altri la propria identità, tutta la fatica per essere differente dalla massa, per essere unico. Alla Morte basta un secondo e meno di un dollaro per appiattire tutto: una pallottola.

Angelo ruppe il silenzio pronunciando una parola in italiano:

“‘Caffè?”.

Anche se non parlavano la lingua di origine dei loro genitori, alcune parole erano diventate un “codice” per Larry, David e Angelo.

“Caffè” era la parola in codice che significava: è il momento per sorseggiare quel liquido scuro somigliante a caffè conservato nella borraccia di David e fumarci su una bellla sigaretta, senza il rischio che un cecchino ci pianti un colpo in testa. Il fumo uccide.

In un futuro che nessuno dei tre avrebbe potuto vedere, anche se fossero sopravvissuti a questa mattanza, l’avviso che il fumo uccide sarebbe stato scritto su tutti i pacchetti di sigarette. Tuttavia, tutti e tre, come chiunque in prima linea, avevano la consapevolezza che il fumo uccide. Credeteci, è vero.

Larry sorrise o, meglio, il suo viso fu attraversato da una smorfia di approvazione. David afferrò la borraccia dove conservava quel liquido scuro somigliante a caffè, la scosse, la scosse ancora, ne tolse il tappo e mentre la capovolgeva, guardò i suoi compagni dicendo: “Finito, ragazzi.”.

La delusione di Larry e di Angelo si trasformò in una risata fragorosa, quando David aggiunse subito dopo:

“Non mi siete riconoscenti? Anche questa volta vi ho salvato il culo! Questa sbobba nera non la darei nemmeno ai crucchi!”.

Lasciò la frase in sospeso in attesa della risposta dei compagni, ma nella pausa il pensiero andò a Wisp. Così si affrettò ad aggiungere:

“Anzi, no! Ai crucchi gliela farei bere zuccherata con la polvere da sparo. Quante zollette Herr Mangiacrauti?”

“Saresti un eroe! – escalmò Angelo – La guerra finirebbe in pochi giorni. Tutti i crucchi morti sulla tazza del cesso dopo una scorreggia! Credimi, David, diventeresti un vero eroe!”.

La risata diventò convulsa, quando il fumo della sigaretta andò di traverso a Larry e iniziò a tossire. Per alcuni momenti sembrò che Larry fosse sul punto di lasciare questa valle di lacrime a causa, non di una granata da 88, ma di una banale tosse. É proprio vero: il fumo uccide.

Si avvicinò un sergente e urlò loro di smetterla di ridere: non era il comportamento da tenere prima di un assalto.
Per fortuna del sergente, Larry era ancora in preda alla tosse per il fumo andato di traverso. Larry, sprovvisto geneticamente di pazienza e il più pragmatico dei tre,  durante i mesi di guerra aveva esasperato questi due aspetti caratteriali e oggi non avrebbe esitato a tirare fuori la rivoltella e piantare un colpo in testa al sergente. In mezzo al frastuono delle artiglierie e la bolgia della trincea, nessuno se ne sarebbe accorto: un proiettile vagante.

Angelo si parò davanti al sergente e gli porse uno stropicciato pacchetto da cui fuoriusciva una sigaretta dalla parte del filtro.

Il sergente lo fissò con aria interrogativa.

“Sergente, oggi è il suo giorno fortunato…” con gli occhi indicò la Sigaretta del Desiderio che faceva capolino dal pacchetto “La prenda. Almeno lei ha la possibilità di esprimere il desiderio di uscirne vivo.”.

I due si guardarono per un attimo.

“Non si sa mai” Angelo aggiunse e, muovendo il pacchetto verso il sergente, rinnovò l’invito al sergente.

Il sergente allungò la mano e con due dita estrasse la Sigaretta del Desiderio dal pacchetto. Abbassò gli occhi in segno di ringraziamento e si allontanò senza dire una parola.

Larry smise di tossire, David lo picchettava sulla schiena prendendosi gioco di lui, Angelo sorrise senza essere visto, guardando questa scena: davanti ai suoi occhi non c’erano due soldati sporchi e stremati, ma due ragazzini in pantaloncini corti e consunti. Gli sguardi dei tre si incrociarono e lo spazio tra loro si riempì delle grida e delle urla gioiose di bimbi che giocano per strada.

Quel suono alieno venne interrotto da un fischio che rimbalzò per tutta la lunghezza della trincea: era il segnale d’inizio dell’assalto.

Ai primi colpi di artiglieria caduti a ridosso della trincea, si alzarono terra, schegge di metallo, urla e fumo. Larry, David e Angelo vi sparirono in mezzo.

So rest your head upon me
I have strength to carry you

Onda sonora consigliata: Lazarus diPocupine Tree

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34 pensieri su “Lazarus

    1. Almeno non si pretendesse di chiamare “giusta” una qualsiasi guerra e continuare ad appellarsi a un qualsiasi Dio. Se credi in Dio, Dio di certo non la vorrebbe.
      Prima di scrivere questo racconto, ho letto molto sull’offensiva della Mosa-Argonne: il numero dei morti è impressionante. Inimmaginabile la sofferenza e le conseguenze sulle famiglie. È mai possibile che l’uomo non riesca mai a trovare una “soluzione” migliore di tutti questo dolore e distruzione?!? Non lo capisco.

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      1. In classe alle volte i bambini condannano senza mezzi termini guerre e affini dandomi le loro ricette per evitarle e mi viene da pensare sempre più che noi adulti abbiamo tantiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiissimo da imparare da loro. Hai ragione quando dici che Dio non vorrebbe nessuna guerra , tremo al pensare a detti come ” Dio lo vuole” o “Dio stramaledica…….”
        Dio lasciamolo stare perchè nelle guerre non è dalla parte di nessuno e diamo piuttosto retta ai bambini

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        1. Ecco ai bambini occorre insegnare che alla guerra ci deve essere sempre un’alternativa. Non sempre noi adulti diamo questo esempio. Ricordo che la guerra ci veniva descritta anche attraverso esempi di “eroismo”, di “amor patrio” è ancora oggi a volte passa questo messaggio. Ma la guerra è la manifestazione estrema dell’odio ovvero l’esatto contrario dell’amore. Una contraddizione che anche un bambino può capire.

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            1. Ho trovato un libro di Water Fochesato, “Raccontare la guerra” pubblicato da Interlinea Edizioni. Come si racconta la guerra ai bambini e ai ragazzi?
              Cito l’autore dalla quarta di copertina:
              “La presa di coscienza del “non senso” della guerra credo che passi attraverso l’esame delle guerre stesse e non in una debole e sovente noiosa perorazione attorno alla pace”.
              Il mio percorso formativo e di opposizione a tutti i costi alla guerra è passato proprio nel modo descritto dall’autore. Appena termino di leggerlo, conto di scriverne.

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  1. Le uniche “guerre” (brutto chiamarle così) giuste sono le lotte partigiane e le rivoluzioni.

    La prima guerra mondiale la puoi riassumere in due frasi: fatta dai capitalisti che hanno mandato milioni di proletari allo sbaraglio.
    L’Italia ne uscì, seppur vittoriosa, in condizioni pietose…l’antitesi della futura follia fascista, cioè il riaffermarsi dei privilegi dei grandi poteri (mafia, capitale, banche, ecc…).
    Chi festeggia questo giorno è un idiota, perchè non festeggia di certo i morti.

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    1. Abbiamo opinioni diverse sull'”uso delle armi”, lo sai 😉
      Sono comunque per eliminare ogni rifierimento alla “giustizia” quando si parla di conflitti armati: un attaccante e un difensore esistono sempre. Il problema vero è non arrivarci mai a questa situazione. Molto facile a dirsi, che a farsi mi dirai.
      La Resistenza non è una “guerra”, ma ne è la conseguenza. Senza la guerra, non ce ne sarebbe stato bisogno.
      Le Rivoluzioni sono state anche fatte pacificamente, possono anche non essere necessariamente “guerre”.
      Spero che oggi non festeggi nessuno, a meno che voglia “festeggiare” la pace. Piuttosto spero questi anniversari siano utili per conservare il ricordo di tutti quei morti e un monito per le future generazioni. L’uomo tende a dimenticare e fare gli stessi errori del passato.

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      1. Tu semplifichi troppo, dimostri di conoscere poco al di là delle opinioni. Le vere Rivoluzioni furono armate, quelle che ci hanno dato i diritti (individuali e collettivi). I fascisti festeggiano questo giorno o qualsivoglia idiota italico che non conosce la vera Storia. Ricordati che mio nonno fu bolscevico e capo partigiano. Non avrei motivo di inventarmi le cose.
        Uno Zar non poteva essere rovesciato pacificamente, per farti un esempio…

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        1. Io semplifico quanto vuoi, ma esistono rivoluzioni non armate. Anche nella mia famiglia erano tutti anti-fascisti e mio nonno fu deportato in Germania. Ma a parte le conquiste di diritti costate lacrime e sangue, dovremmo guardare avanti e in modo diverso affinché non si ripetano le stesse mattanze.
          Non ti sei inventato nulla se non che io abbia scritto che “ti sei inventato tutto”.
          Che lo Zar o un regime dittatoriale sia stato rovesciato con le armi è nella Storia, ma ritengo che abbiamo oggi la possibilità di non arrivare a tale punto nonché il dovere di non arrivarci proprio in rispetto di chi – costretto – ha combattuto e ha finanche perso la vita. La Storia va studiata per trarne un insegnamento, non per ripeterla pedissequamente.

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          1. Non ci siamo capiti… e non hai capito. Per sintetizzare ti scrivo che la Storia si ripete sempre due volte: tragedia e farsa. Studiati Marx!
            Io faccio ripetizioni Bava, insegno anche la Storia. A tanti fa bene credimi. La “lotta armata” oggi, i più la farebbero contro gli immigrati, non contro i reali responsabili di determinate situazioni. Di giovani impegnati e giusti come me purtroppo, se ne trovano pochi.

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      2. Ho scritto “guerre” perchè purtroppo vengono viste così le resistenze e le rivoluzioni (uno direbbe “guerre civili”) ma tutto ciò che ha portato diritti, dignità, lavoro e speranza non deve essere paragonato ad una guerra di colonialismo. Un errore comune che fanno in molti è questo: semplificare, ennesima prova di ignoranza. La guerra in Vietnam fu trasformata in rivoluzione armata, fecero miracoli pure là i comunisti… eppure i più vedono solo la guerra, al di là dei crimini degli USA. Gli esempi sono parecchi da riportare.

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  2. Ricordo un film (ma non il titolo) ambientato negli anni Venti, in cui un personaggio, ricordando gli anni della guerra, diceva “durante il nostro primo assalto ventimila uomini morirono”.
    Lì per lì mi parve un’esagerazione, poi lessi della Grande Guerra. Lessi delle Battaglie dell’Isonzo e di quel macellaio pazzo che fu Cadorna, del fronte smosso di 10km in tutto il conflitto, delle decimazioni e dei reduci internati in Emilia per essere interrogati. Il conflitto più sanguinoso, folle e insensato della nostra storia. Chi ancora si ostina a celebrarlo è o ignorante o in malafede – o entrambe le cose.

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    1. Innanzi tutto, visto che sei il secondo che scrivi di “celebrazioni”, voglio chiarire subito – se non fosse già chiaro dal mio racconto – che non è una celebrazione né un festeggiamento. Questo è un centenario che va ricordato affinché non si perda la memoria di cosa è una guerra che scosse a tale punto i contemporanei che sopravvissero da darle il nome di “Grande Guerra”, come se fosse impossibile che ce ne potesse essere un’altra di più devastanti distruzioni e morti. Ahinoi, si sbagliavano. Questo per chiarire quale sia la mia posizione in merito a questo anniversario.
      I cento anni dalla fine della Grande Guerra sono un anniversario che non è pensabile che i media possano farsi sfuggire; è anche lecito attendersi che la copertura e il taglio di un simile evento si fermi alla superficie e – nei casi peggiori – sconfini nella retorica. Sarebbe invece auspicabile che fosse l’occasione per ripercorre la storia ed evidenziare gli errori che sono stati fatti. Ciò che mi fa specie è che ancora molti errori continuino a essere taciuti, come nel caso da te citato.
      Ciò premesso, ho scelto come scenario di questo mio racconto l’Offensiva della Mosa-Argonne perché ricade in questa ultima categoria, Questa offensiva è stata l’ultima grande battaglia della Grande Guerra e rappresenta ancora oggi la battaglia in cui l’esercito statunitense subì il più grande numero di morti e feriti di tutti i tempi: 122 mila tra morti e feriti. La responsabilità di un simile massacro viene attribuito da molte fonti all’inettitudine e alla vanagloria del generale Robert Lee Bullard.
      Per tre giorni, Bullard rimandò l’assalto a Montfaucon, che i comandanti tedeschi avevano soprannominato “la Piccola Gibilterra” del fronte occidentale a causa delle sue pesanti fortificazioni e numero di cannoni. Questa decisione permise all’artiglieria tedesca di continuare a colpire con precisione le linee alleate.Se sei appassionato, ti lascio il link a un documento originale della battaglia: http://www.dtic.mil/dtic/tr/fulltext/u2/a164844.pdf . Sono una sessantina di pagine in inglese.
      Bullard disobbedì agli ordini del generale John J. Pershing di prendere subito, nel primo giorno dell’avanzata, quella posizione di grande vantaggio tattico per i tedeschi.
      Per il suo smisurato ego, ambizione e gelosia nei confronti del generale Cameron, Bullard mandò al macello i suoi uomini direttamente davanti alle bocche delle mitragliatrici e cannoni tedeschi.
      Bullard ricevette tutte le alte decorazioni militari di USA, Francia, Inghilterra e Belgio, mentre avrebbe meritato un lungo periodo in una prigione militare per avere mandato al massacro, deliberatamente e inutilmente, migliaia di soldati americani.
      “Il conflitto più sanguinoso, folle e insensato della nostra storia” sottoscrivo e ho aggiunto anche il carico 😉

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      1. No, figurati, ovviamente non mi riferivo a te. La tua posizione è chiara fin dalla premessa.
        A irritarmi sono quanti hanno rispolverato la vecchia retorica del coraggio e del sacrificio, nonché di una vittoria che non si è mai capito da dove è arrivata. Non solo i soliti noti, anche esponenti delle forze armate che, vista l’autorità di cui godono, avrebbero dato un contributo non da poco dicendo chiaramente: “è stata follia pura, gli interventisti erano pazzi criminali e i generali avrebbero dovuto essere processati”. Ricordare, appunto, ciò che è stato veramente.
        Questo non solo per il mio amore per la storia, ma anche perché la Grande Guerra si porta dietro un carico di significati tale, oggi più che vent’anni fa, che se la si conoscesse in maniera più approfondita forse la società ne guadagnerebbe. Ricordando, come dici tu, tutti gli errori commessi, eventi dimenticati ed episodi che, se non fossero tragici, sarebbero francamente comici.
        Grazie per il documento. Conoscevo l’assalto a Montfaucon e il nome di Bullard ma mi mancavano i dettagli. Io ricambio con The Great War, una serie di documentari veramente ben fatti: https://www.youtube.com/user/TheGreatWar/featured
        Sempre a proposito di documentari, so che Peter Jackson ha restaurato e colorato filmati dell’epoca e li ha assemblati in un film di prossima uscita, dall’eloquente titolo di They shall not grow old. Non so ancora che taglio gli abbia dato, però.

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        1. Concordo su tutta la linea ed è un piacere potere scambiare opinioni e informazioni con un appassionato di Storia. Grazie per il link dei documentari, sicuramente me li guarderò con vero piacere.
          Dai militari non mi aspetto granché per un rinomato “spirito di corpo”. Nel caso di Ballard, lo stesso Pershing avrebbe potuto denunciare la sua condotta, ma preferì tacere per il “rispetto” dell’etichetta di West Point. Assurdo che anche oggi si cavalchi l’onda della retorica “eroica”, l’epica “patriottica” e menate similari. Sarà l’effetto delle menate “sovraniste” di questo periodo infame.
          Il lavoro di Jackson mi incuriosisce parecchio per via delle sue origini neozelandesi; potrebbe rappresentare un punto di vista differente. Nonostante l’isolamento geografico e la sua limitata popolazione, la Nuova Zelanda entrò subito al fianco della Gran Bretagna nel 1914. Centomila furono i soldati neozelandesi impegnati su vari fronti (per lo più Gallipoli in Turchia e poi il fronte occidentale), che considerata la popolazione di un totale di poco più un milione di anime, equivale alla partecipazione di oltre il 40% degli uomini in età di servizio militare. A conferma del bagno di sangue che entrambi sottolineiamo nei nostri commenti, il tasso di perdite tra morti e feriti fu del 58%.
          Grazie ancora per le dritte!

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  3. un racconto che esprime tutta la follia della guerra e come sia insensata. Morire, sparire o uscire storpi ecco gli effetti del pensiero di grasse persone sedute comodamente in uffici eleganti e luminosi. Loro a giocare con la vita altrui, gli altri a morire per qualcosa che non conosce nessuno

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    1. Platoon è uno di quei film che mostra alcuni aspetti terribili della guerra, anche se mi sento di citare il film che lo ha ispirato e cioè Apocalypse Now.
      Ne possiamo citare moltissimo altri che – per fortuna – hanno interrotto un ciclo di film della guerra che utilizzano la retorica dell’eroismo, del coraggio, del patriottismo e menate varie che non c’entrano con la guerra. La guerra è un fatto economico, tutto il resto sono scuse e conseguenze.
      Di certo esiste ancora una certa retorica della guerra anche nei film recenti e i media continuano a bestemmiare quando parlano di “guerra preventiva” o “bombe intelligenti”. La guerra è la nemesi dell’Umanità, la negazione della dignità umana che cessa di esistere nel momento che si combatte per qualsiasi motivo. Poi ci si scandalizza delle efferatezze, come se non si sapesse cosa l’uomo sia capace di fare al proprio simile.

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      1. Sai, mi è venuta in mente una frase che disse parecchio tempo fa Peter Cushing, il Van Helsing della Hammer. Lui non definiva i film della Hammer come horror ma come pellicole fantasy e invece considerava horror cose come la guerra. Ed è proprio la guerra uno degli orrori più grandi del nostro mondo. Noi umani siamo capaci di grandi cose ed è vero, ma è anche vero che queste grandi cose possono essere sia belle che terrificanti.

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