Miami con DJ, il nostro viaggio a Miami con due nanerottoli e un cane

Il 16 marzo di quest’anno ho compiuto cinquant’anni. La sto prendendo alla lontana come mia consuetudine? Giurin giurello sarà la premessa più breve di un mio qualsiasi precedente sproloquio.

Come regalo per questo evento, non desideravo trucchi o balocchi, ma un viaggio in un luogo lontano dalla nostra Europa. L’ultimo viaggio fuori dal Vecchio Continente è stato a New York nel 2009: dopo dieci anni avvertivo la mancanza di aria nuova.

Dal giugno del 2011, oltre a dividere letto e tetto con la mia consorte, convivo con Diego e Jacopo. No, non siamo un esempio di coppia “aperta” e uomo “felicemente” cornuto. Diego e Jacopo sono due adorabili pesti, ormai di sette anni: Diego è un provetto montatore di Lego, Jacopo è affetto da uno scilinguagnolo, che non occorre il test del DNA per sapere che pater certo est.

Viaggiare in questa formazione è impegnativo sia dal punto di vista economico sia da quello logistico. Il mondo è grande, ma diventa improvvisamente più piccolo considerando le possibili reazioni dei nanerottoli al seguito. Dopo avere ipotizzato destinazioni da un estremo all’altro del globo, passando attraverso monsoni, febbri gialle, rosse e blu, savane africane e foreste pluviali, malaria a granella e un pizzico di sfiga d’imbattersi nel terrorista che decide di farsi esplodere esattamente quando gli passiamo davanti, viene scelta l’agognata meta: Miami!

Ep. # 1 – Everybody’s Got a Cousin in Miami

In questa città della Florida, infatti, abita da quattordici anni Renato, un mio carissimo cugino, compagno di interminabili partite a pallone: Renato con il ruolo e i piedi buoni di Pelé, io nel ruolo di Pacione. Andiamo a fare visita a mio cugino!

Il cugino è chiaramente all’oscuro di tutto. Ritengo pertanto di avvisarlo e, grazie alle diavolerie elettroniche, mi metto in contatto (anche visivo) con lui. Invero preoccupato che l’invasione di tutta la mia schiatta familiare potesse suonare alle sue orecchie come “Winter is coming” ne “Il Trono di Spade”, tuttavia determinato a incontrarlo il più possibile durante la permanenza, gli chiedo lumi e dritte sul luogo più vicino alla sua abitazione e strategico per la visita alla città.

La scelta ricade su Miami Beach.

Miami Beach è un luogo assai turistico, lo è per chi viene da fuori Miami, ma anche per gli stessi abitanti della città: è un’isola collegata da alcuni ponti alla terraferma, resa famosa da innumerevoli film e serie TV. Attori, cantanti, altre personalità di successo internazionale e ricchi magnati hanno eletto Miami Beach a propria residenza per godere di un clima mediamente intorno ai 24 gradi per tutto l’anno, una posizione strategica rispetto ai Caraibi e allo Yucatan: Cancun è raggiungibile con un volo di appena cinquanta minuti; si può andare alle Bahamas e tornare nella stessa giornata, come la classica gita fuori porta per i romani dalla capitale a Ostia.

Il viaggio aereo dall’Italia ha una durata di circa undici ore, senza scali e senza considerare i tempi tecnici delle “forche caudine” aeroportuali. Considerata la disposizione a restare immobili dei nanerottoli pari a quella di un criceto sotto effetto di un mix di alcolici e anfetamine, il primo pensiero è: come inchiodare i due pargoli al sedile dell’aereo per tutto questo tempo?

Di seguito alcune ipotesi:

  1. bibitone a base di valeriana allungato con succo di frutta preferito dal nano; tutti ingredienti naturali.
  2. Manette in dotazione alle Forze dell’Ordine da applicare a mani e piedi; foulard da utilizzare come bavaglio all’occorrenza.
  3. Minaccia di regalare al primo bimbo di passaggio l’ingente quantitativo di costruzioni Lego e cataste di blocchetti di plastica di differenti forme e colori nonché embargo totale fino al compimento della maggiore età, di videogiochi e cartoni animati.
  4. Colonia estiva (percepita dal nano come “colonia penale della Guyana” come per Papillon)

Tali ipotesi sono state presto scartate non già per possibili ripercussioni di Associazioni di Genitori eventualmente interpellate da amici o parenti che fossero venuti a conoscenza di tali trattamenti, ma per una soluzione più efficace grazie a un mio autentico colpo di genio.

Nel consueto mercatino nel luogo di residenza dei genitori della mia consorte, un paese sul lago di Bracciano, temporanea residenza anche dei nanerottoli durante il mese di luglio. m’imbatto in un banco che vende videogiochi usati. In base alla Legge VI delle Tavole Fuorilegge della Convivenza Videoludica, acquisto una vetusta console portatile Nintendo DS alla modica cifra di venticinque euro, da affiancare all’ancora più vetusta console Nintendo Gameboy Advance SP. La coppia di nani, in formazione gemellare, infatti, non è incline alla cooperazione e l’uno tende sistematicamente a fottere il “turno” all’altro. Le due console, una per ogni coppia di mani, sono due eccellenti strumenti di distrazione e, al contempo, evitano che per undici ore i nanerottoli possano salmodiare senza sosta la seguente tiri-tera:
Nano: “Mi dai il tuo telefono?”
Papà: “No, il telefono è una cosa per i grandi”
Nano: “E allora perché tu hai i giochi sul telefono?”
Papà:”Sono cazzi fatti miei.”.

Tale colpo di genio, accolto con favore incredibilmente anche dalla consorte, si è rivelato di efficacia relativa, poiché in aereo ogni passeggero aveva a disposizione un piccolo schermo “touch”, che oltre a dare la possibilità di vedere un numero consistente di film, permetteva di intrattenersi con alcuni elementari quanto insulsi “giochini”, che hanno avuto grande successo presso i due nanerottoli.

Nelle nostre video-chiamate, il caro cugino ci avvisa che Miami non ha nulla di interessante che valga la pena davvero da visitare. Affermazione che, a posteriori, confermo pienamente.
Questo particolare è un punto a favore data la scarsa propensione dei due nanerottoli a visitare musei, monumenti o altri luoghi “culturali” e una scarsa resistenza a spostamenti troppo lunghi, sopratutto se a piedi.

Facciamo tesoro di una recente esperienza di viaggio a Genova, in cui i nani sembravano alimentati a propulsione nucleare durante la visita all’Acquario e a una struttura ludica dedicata ai più piccoli, mentre per tutto il resto erano piombati come una boa di segnalazione in alto mare.

Alla fine di ogni viaggio, il tempo sembra essere trascorso sempre troppo velocemente; la presenza della coppia diversamente alta fa sembrare un’eternità i quindici giorni previsti come durata di questo viaggio.
La spiaggia sul Mare dei Caraibi a quattro passi e la piscina dell’albergo sono già di aiuto per il futuro intrattenimento dei pargoli, inoltre il “Children’s Museum” e, un parco tematico tropicale ricco di animali e volatili esotici, “Jungle Island”, possono essere due ulteriori mete.
Tra le “star” di “Jungle Island” vengono citati due fenicotteri che appaiono nella sigla della serie TV, “Miami Vice”! Come pensare di lasciarsi sfuggire un’occasione così?!
Non siamo stati né a “Jungle Island” né al Children’s Museum, abbiamo preferito gironzolare e “vivere” un po’ di più la città. La citazione delle due “star” volatili è un piccolo esempio di quanto la città non abbia testimonianze di un passato degno di nota e viva di una fama per lo più nel passato recente e, sopratutto, nel presente.

Miami è, infatti, una città giovane, fondata nel 1896, contava ben quattrocento anime; oggi, sono oltre quattrocentomila solo considerando i residenti nei confini amministrativi della città.
All’inizio degli Anni Venti, la legalizzazione del gioco d’azzardo e un’interpretazione meno rigida del Proibizionismo, diedero un significativo impulso allo sviluppo della città, che durò fino alla Grande Depressione. A metà degli anni Trenta furono edificati numerosi edifici in Art Déco a Miami Beach (che sono una delle attrazioni della città).
Solo alla fine degli Anni Cinquanta, grazie a una delle più grandi migrazioni di massa dalla vicina Cuba, Miami ebbe un nuovo slancio demografico e di sviluppo.

Si ipotizza di raggiungere in auto Key West, la punta estrema delle isole Keys, percorrendo tutta la spettacolare Overseas Highway. Una strada panoramica che attraversa queste isole in una natura rigogliosa, spiagge coralline, parchi e riserve naturali. Un’occasione da non perdere per godere di uno dei più bei tramonti al mondo.
Ebbene, avete già pronti i bagagli per le Isole Keys? Sarà per un’altra volta.

Questa destinazione vince la mia ritrosia a imbracciare un volante anche durante le vacanze dall’altra parte del mondo, ma ci crea più di una domanda sulla capacità di sopportazione dei nanerottoli. Quando ho viaggiato, ho visto famiglie con bambini più piccoli su tratte molto più impegnative; i soliti amici di amici viaggiano in tutto il mondo con bambini di due anni, passeggini, cane e nonna in groppa; insomma, sarà che siamo al primo viaggio intercontinentale, ma preferiamo essere prudenti ed evitare di trasformare il viaggio-regalo dei miei cinquanta anni in un’esperienza da non ricordare nemmeno nei nostri peggiori incubi.

Occorre trovare un’alternativa che possa essere adatta a quelle due “palle al piede” di formato mignon e peso magnum.

Onda sonora consigliata: Everybody’s Got a Cousin in Miami – Jimmy Buffett

Indice degli episodi di Miami con DJ Stories

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25 pensieri su “Miami con DJ, il nostro viaggio a Miami con due nanerottoli e un cane

  1. The Butcher

    Devo dire che i tupi piani per tenere a bada i tuoi figlioli sono davvero interessanti e originali. Comunque Miami penso che sia proprio una città in cui vai in giro a goderti le sue strade e i suoi luoghi piuttosto che andare a riscoprire la sua storia. Come hai detto tu, è molto giovane e non credo che sia nel suo interesse economico puntare sui musei. Non vedo l’ora di leggere come prosegue!

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    1. Turpi dici? Io la chiamo “legittima difesa”. Dieci anni per un viaggio così e due nani mettono in pericolo l’operazione? No way!
      Qualche museo c’è, ma – chiamala “snobberia europea” – nulla che ti trasmetta un rimpianto per non essere riusciti a visitarli.

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        1. Orami ne sono convinto: il correttore nei nostri telefoni è frutto di un complotto straniero per disturbare le comunicazioni nazionali. Quando ci avranno ridotti a comunicare con i xke’ e le faccine, si scatenerà l’invasione.
          …direi che manca poco 😂

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  2. come premessa non ti smentisci sarà un viaggio lungo e piacevole, basta sedersi in poltrona con bibite – in abbondanza visto il clima -, popcorn, arachidi e altre schifezze del genere e assistere allo spettacolo, ovvero alla lunga chiacchierata di Redbavon che ci stenderà con mille parole gradevoli.
    Ottima premessa su come neutralizzare i nani. Non siamo ancora partiti che siamo sommersi da mille parole.
    Alla prossima puntata.

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    1. Come per ogni “campagna militare” la preparazione e le informazioni iniziali sono essenziali per non andare incontro a una disfatta certa. In questa “operazione” il nemico può nascondersi tra le nostre stesse fila. Speriamo che lo “spettacolo” valga almeno il prezzo delle arachidi e pop-corn (nonché visita dal gastro-enterologo)

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  3. Quindi: non sono totalmente rinco ma un pochetto sì.
    mannaggiamiserialadra nemmeno il laic avevo messo!!!
    Come fai a sopportarmi, io proprio non lo so ( perchè mi sopporti, vero?)
    Gestire i nani, solo tu potevi riuscirci e non avevo alcun dubbio anche se vorrei leggere la continuazione: non so, ho quel solletichino nella capa che mi fa pensare che un po’ si siano fatti sentire 😀

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    1. Ahahah ma non devo mica “sopportarti”, forse sUpportarti negli sbandamenti, vuoti di memoria o corto-circuiti di comunicazione in cui collassiamo di tanto in tanto.
      Il tuo “solletico nella capa” è come il Senso del Ragno per Spider Man? In verità ti dico…alle prossime puntate.
      PS: lo so, sono insopportabile 😂😜

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      1. e io ti immagino farmi da sponda, con le mani: un colpetto alla spalla sinistra, un altro a quella destra, per farmi tenere la rotta ;D
        Il mio solletico nella capa è tipo quello di Spiderman ma più da topodicampagna !
        PS: sei esattamente come sei, una me ra vi glia!

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          1. ricordo, ricordo: era un andare avanti a spallate leggere, tu giravi e io quando ti sentivo di fianco alla spalla giravo!
            PS: zitto che la sto ripassando per le vacanze, con tanto di giochi inventati da fare durante il bagno, la doccia… nei momenti morti della giornata ( pochi in realtà)

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  4. Grazie per la descrizione dettagliata, stavolta la lunghezza mi ha aiutato a farmi sentire proprio lì con voi!
    Sei un bravo papà, per i miei 50, se avrò dei figli, li lascerò a casa per risparmiare, dicendo loro “il bel viaggio ve lo farete quando inizierete a lavorare e ve lo pagherete da soli”!. Lo so, sono stronzo ma la bontà mi sa che salta una generazione, mio padre mi ha dato tutto mentre suo padre no (a parte la casa a tutti e 5 i figli ma erano altri tempi), infatti somiglio più ai nonni.

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    1. Vedrai che se sarai papà non riuscirai a partire senza di loro, sopratutto se sono piccoli. È un fatto naturale, non presuppone “scelte”.
      Te lo scrive uno che non ha mai avuto uno spiccato “istinto paterno” o “incondizionato amore per i bambini” prima che nascessero. Quando dovesse succedere, la vita sarà completamente differente, non solo in termini quotidiani, ma di prospettiva. (Cazzarola, mi hai fatto scrivere robe da “vecchio saggio”…o solo “vecchio”)

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  5. Da quello che scrivi, c’è da immaginare che, la cosa più interessante del viaggio, deve essere stata la reazione dei tuoi pargoli, nel trovarsi in un luogo come Miami: ovvero un vuoto da riempire con fantasia sfrenata di bimbi…

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    1. Sicuramente l’obiettivo che il viaggio fosse “interessante” per i bimbi è stato il mio faro. Ha influenzato parecchio la selezione delle mete. Il motivo è anche egoistico: i nani possono piantarsi a terra come i muli del detto popolare. Sono convinto che si adattano alle situazioni meglio di quanto possiamo immaginare, ma se non gli garba qualcosa, non c’è santo. Ne ho avuto la prova in alcune occasioni: alcune comprensibili, altre irrazionali.
      Considera Miami come una sabbionaia, uno di quelle aree nei parchi piene di sabbia in cui i bambini possono giocare liberi di creare castelli e forme. Ecco questo l’approccio: il viaggio non è solo ciò che vedi o visiti di interessante, ma ciò che provi, giusto compadre?

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  6. Arrivo in ritardo, ma arrivo.
    Adesso mi leggo tutto (adesso è un termine generico per dire, mi porto a pari nel più breve tempo possibile, umanamente possibile) e poi commento di volta in volta.
    Intanto si rivela utile il saggio detto “un videogioco per legarli e nel buio incatenarli”. Almeno finché non c’è altra cosa più divertente in giro.

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