Una sigaretta a Miami

Mi sto fumando una sigaretta, la vacanza agli sgoccioli. Domani ultimo giorno, dopodomani si decolla per il Bel Paese.

Effetto alquanto strano, guardando la strada piena di gente e i locali luccicanti e ammiccanti. Gli odori, i suoni, le voci in tante lingue. L’effetto è straniante e rigeneratore allo stesso tempo. Il tempo di fumare la sigaretta e si aprono tante porte scorrevoli. Come sarebbe vivere qui? Mi piacerebbe stare qui? La risposta passa attraverso le volute di fumo ed è un “perché no?”.

No, invece. Si riparte a breve. Ma mi succede a ogni viaggio così lontano da casa. Ci rimarrei e con piacere. Sarà che c’è Thriller che suona nel locale di fronte e quando la cantava Michele avevo l’età per tante altre sliding door.

La risata del finale della canzone sembra quasi volermi fare il verso a quanto sto scrivendo di getto su un piccolo schermo.

Finita la sigaretta, in Italia saranno le 5 del mattino, qui le manca poco meno di un’ora alla mezzanotte.

Un saluto da Miami a todos y buena suerte.

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39 pensieri su “Una sigaretta a Miami

    1. Qualcosa non sono riuscito a tenermelo nemmeno la mia nota inimicizia tra i piccoli tasti del telefono e le mie grosse dita 😂. Temo “conseguenze” quando avrò a portata una tastiera come Signore comanda.

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    1. Gesummaria più che una fusion, è un incubo per un chirurgo plastico! Diciamo che la barba di 15 giorni fa il suo effetto occultamento a dovere, ma non ti sbagli sul fatto che è stato un viaggio memorabile sia per quanto ho visto e vissuto. Poiché scripta manent e i ricordi volant, vale la pena buttare giù qualche “cartolina” delle mie.
      Grazie OnPa’!

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  1. E’ancora possibile fumare negli USA? Non ci posso credere, viste le campagne e i processi che ci sono stati. Ma se ci sei in foto che fumi, allora non posso che crederci. Intanto mi fa piacere che ti lasci crogiolare nell’idea di poterci anche vivere negli USA. E’un’idea che sfiora tutti i cervelli che ci si trovano a passare da quelle parti. Ma chissà perchè: i tuoi motivi per restarci,quali sarebbero?…

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    1. Si può fumare in alcuni luoghi e sono davvero pochi i fumatori. Pensavo peggio, ma poi io ne fumo poche al giorno e alcuni giorni ne sono rimasto a secco. A Orlando trovare un pacchetto di sigarette è possibile solo nei 7Eleven. In tutta la proprietà di Universal Studios e Disney non c’è un negozio che venda sigarette. Nei parchi Disney vietato fumare dovunque; in quelli Universal vi sono delle zone ad hoc.
      Restare a Miami? Mi succede in tutti i viaggi – come accennavo – pensare come sarebbe cambiare vita e abitudini. L’idea è affascinante di per se’, come cambiamento, ma nello specifico qui c’è la possibilità di vivere a 24 gradi di media in un melting pot autentico dove nessuno ti giudica per come vesti, per il colore della tua pelle, parlano tutti spagnolo ed è un segno che c’è una buona “integrazione”. Problemi ce ne sono, per carità, ma sembra un posto in cui potere vivere in ciabatte, camicia fiorata e bermuda almeno per una decente parte della tua vita.

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      1. Pensa che, al contrario di te, io, in quell’informalità così ostentata e magnifica all’occhio, ci ho sempre visto un formalismo esasperato ed esagerato. E’un po’ come se ci si specchiasse e le immagni venissero alterate all’impossibile. E’vero che ognuno veste come gli pare e piace nel trionfo del casual e dell’informale. Ma è anche vero che questa informalità è di facciata: non appena si va fuori dai centri abitati grandi come Orlando o Miami, ecco che prende corpo la segregazione, l’apartheid conclamato che rende pericolosissimo per chiunque sconfinare i dati confini. Non so se sono anora quei villaggi esclusivi per pensionati bianchi ed agiati proprio lì in Florida…
        Detto questo, comunque è innegabile che ci si respiri un’aria magnifica di convivenza in certi luoghi…
        BBuon ritorno a casa, compadre…

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        1. Mi conferma mio cugino che abita qui da quattordici anni che non c’è quella forma di razzismo che sta emergendo in Italia. C’è sicuramente il razzismo dei white, ma non qui, non a livello di persona comune, di collega di lavoro, di compagni di scuola.
          Miami non è più un ritiro per pensionati, è una città in espansione, attira investimenti ed è già enorme così. I ricchi sfondati ci sono a giudicare da certe case con panfilo parcheggiato, ma non ne ho visti nelle zone che ho frequentato (e non ho frequentato club esclusivi 😂). Ocean Drive, resa famosa da film e serie TV, di notte è un autentico bordello, molto frequentata da gente di colore e turisti; non corrisponde minimamente a quanto visto su schermo.
          Insomma Miami è una città che da dieci anni a questa parte è cambiata e cambierà ancora.
          La nostra visione da lontano è come al solito “distorta”. Quando ci si reca e si vede con i propri occhi, cambia la prospettiva.

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          1. Non ne dubito delle parole di tuo cugino. Come sempre, bisogna viverci in un luogo per conoscerlo nelle sue pieghe più intime. Ma ciò non toglie che, credo, non si sbaglino coloro che dicono che c’è una grande frammentazione ed una netta cesura tra country e city: nelle città il melting pot e la globalizzazione prendono sempre più campo, mentre nei sobborghi e nelle campagne il conservatorismo più becero e retrivo si espande fino a generare fenomeni come Trump. Non è un caso se Trump ha vinto pure in Florida, nonostante Miami…

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            1. Sì, vero quanto dici di certe differenze, ma è accaduto anche nella Vecchia Europa. La Brexit ne è un esempio lampante, come pure in Italia si sta sempre più radicalizzando un razzismo verso i migranti dalle periferie, che soffrono la congiuntura econominca negativa, verso il centro.
              Una mancanza di volontà a informarsi e pensare con la propria testa e la conseguente facilità alla strumentalizzazione sono tuttavia gli elementi comuni sia in Europa sia in USA per aspetti – se vuoi politicamente e socialmente differenti – ma nella sostanza di discriminazione.

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  2. In quel tempo, mentre mi sguazzavo dentro la piscina assurdamente et eccessivamente riscaldata del mio caro Hotel di Caorle, pensavo: “chissà dove si trova quel mascalzone latino di redbavon !”.
    Fermai la gente per strada. Qualcuno diceva Grecia, altri Formentera, mentre nel bar peggiore di caracas (pardon, Caorle) qualcuno asseriva che saresti andato a cercar refrigerio in Groenlandia, un posto che conosco esclusivamente Risikamente parlando.
    Invece Miami. Grande meta, complimenti.
    Io ho deciso di svoltare. No, non diventerò ghei, lo dico in senso vacanzifero. Basta ferie ridicole. Non ho la barba, ma il mio pizzetto pretende non dico Miami, ma quantomeno qualcosa di più decente rispetto a Caorle. Ciao caro.

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