Finding Paradise

Lo avevo anticipato in un’anteprima all’epoca della sua pubblicazione, Finding Paradise era uno dei titoli da me più attesi.

Inizio dalla fine, a beneficio dei lettori frettolosi e ansiosi di arrivare alla fine.

Per Finding Paradise, il seguito di To The Moon, sono felice di potere sintetizzare allo stesso modo: se amate i videogiochi o se vi fanno ribrezzo, giocate Finding Paradise. Un capolavoro, una storia scritta con il cuore, una colonna sonora che apre il cuore. Se non ricordate di averne uno, ve lo farà battere. Sui titoli di coda, To The Moon vi farà piangere; sui titoli di coda, Finding Paradise vi farà riflettere.

Finding Paradise è un videogioco “indie” creato dal talentuoso game designer Kan Gao e dal suo studio di sviluppo Freebird Games (in totale quattro persone). Creare un seguito di To The Moon non era un compito facile. Sulla pubblicazione di Finding Paradise  grava tutto il peso dell’aspettativa dopo la prima eccellente “prova” e la legge dei “seguiti” nei videogiochi generalmente conferma la stessa tradizione che esiste per i film.

Quando si crea un seguito, vi è il rischio di ripetere semplicemente ciò che in precedenza ha dimostrato di avere successo, finendo per realizzare una copia abbellita e migliorata in qualche aspetto, ciò che gli anglofili chiamano “more of the same”.

Finding Paradise utilizza gli stessi “strumenti” di To The Moon per presentare e raccontare la storia, ma l’esecuzione è diversa.

Sono trascorsi sei anni da To The Moon. In tale intervallo di tempo Freebird Games ha pubblicato alcuni “mini episodi” gratuiti e A Bird Story (novembre 2014), ovvero una brevissimo intermezzo preparatorio a Finding Paradise.

Tutto questo tempo può avere fatto dimenticare quanto sia piacevole la compagnia della dott.ssa Eva Rosalene e del dottor Neil Watts, protagonisti di varie vicissitudini nello spulciare tra i ricordi di un paziente in fin di vita che ha richiesto i loro servizi per esaudire il suo ultimo desiderio.

L’arrivo della dott.ssa Eva Rosalene e del dottor Neil Watts a casa del cliente

La dottoressa Eva Rosalene e il dottor Neil Watts sono dipendenti dell’agenzia Sigmund Corp., specializzata nell’offrire alle persone in fin di vita la possibilità di realizzare il loro ultimo desiderio, o meglio, di renderlo possibile nelle loro menti come il ricordo di un’esperienza realmente vissuta. Grazie a una macchina, i due dottori (Eva e Neil, d’ora in avanti) possono “entrare” nella mente del cliente e ripercorrere i suoi ricordi a ritroso nel tempo per innestare il suo ultimo desiderio.

Colin è alla fine dei suoi giorni…

Colin Reeds, un ex-pilota civile, è il cliente che ha richiesto i servizi dell’Agenzia e il suo ultimo desiderio è cambiare qualcosa nella sua vita…senza cambiare nulla.

Sembra una routine come per altri lavori già conclusi con successo, ma l’imprevisto è dietro l’angolo: l’ordine dei ricordi di Colin diventa confuso e vi ricorre spesso una ragazza di nome Faye, che non è la moglie. Come accaduto in To The Moon alcuni ricordi trasmettono inquietudine, turbamento e potrebbero rivelare segreti sepolti e inconfessati.  La moglie Sofia, sebbene non concorde con la scelta del marito, gli è accanto, decisa a essergli vicino e sostenerlo fino all’ultimo suo respiro.

La comparsa, sempre più frequente, di Faye nei ricordi di Colin crea un certo disagio e diversi interrogativi sia ai due dottori sia al giocatore.

Colin e Faye, amici d’infanzia?

Il compito del giocatore, infatti, è guidare Eva e Neil attraverso gli strati di memoria di Colin. Nel gioco ciò si traduce nel trovare degli oggetti speciali, esplorando lo scenario, parlando con altri personaggi o assistendo a dialoghi ed eventi. Trovati un certo numero di oggetti (nella forma di sfere colorate e indicati nella parte bassa dello schermo), si può accedere allo strato di memoria successivo, risolvendo un semplice puzzle in cui occorre avvicinare tre o più elementi identici in riga o colonna.

Un esempio di semplice puzzle in stile Columns

I ricordi cui si accede dopo questa prova non sono immediatamente anteriori come accade in To The Moon, ma la sequenza è “ballerina”: saltano da un periodo all’altro della vita di Colin.

Come accaduto in To The Moon, Finding Paradise è un gioco basato sulla storia con un’interazione ridotta al minimo. Il giocatore ha il controllo dei due dottori, che per la maggiore parte dell’avventura sono sempre insieme, e interagisce – come consuetudine nelle avventure “punta & clicca” – con gli “hotspot” sparsi per lo scenario alla ricerca di oggetti significativi nel ricordo del proprio cliente per di sbloccare la memoria successiva.

In questo processo dalle caratteristiche di estrema linearità, il mistero di Faye, di Colin e la particolarità del suo ultimo desiderio saranno rivelati.

Eva e Neil  sono la colonna portante di  Finding Paradise, una coppia memorabile come già accade in altre avventure “punta & clicca”: Guybrush ed Elaine in The Secret of the Monkey Island, Indiana Jones e Sophia Hapgood in Indiana Jones and the Fate of Atlantis, George e Nico in Broken Sword.

Eva e Neil, una coppia irresistibile

Eva e Neil   sono due “sagome”. Questa espressione è calzante sia in quanto simulacri di pixel alla maniera degli sprite in auge negli anni Novanta, sia in quanto personaggi stravaganti, divertenti, dei tipi strani, curiosi. Eva è sempre professionale, Neil a tratti stralunato, infantile, se non addirittura fuori di testa. Il loro dialogo, denso di battute e provocazioni, è un perfetto catalizzatore di empatia. Kan Gao ha sapientemente dosato l’umorismo con intelligenza e non è mai fuori luogo o artefatto. Sicuramente non ha avuto come riferimento Sandra e Raimondo Mondaini, ma per il pensiero del videogiocatore italiano va sicuramente alla coppia scomparsa e protagonista della televisione italiana. Nonostante l’aspetto grafico minimalista, che qualcuno potrebbe definire oggi come due sgorbietti di pixel, è impossibile non affezionarsi ad Eva e Neil.

Nonostante i battibecchi e punzecchiamenti reciproci, la coppia di dottori non perde mai di vista il motivo per cui è stata chiamata da Colin e, quando Faye inizia a essere una presenza “ingombrante”, mostra quanto abbiano a cuore no solo la soddisfazione del suo ultimo desiderio, ma anche la pace familiare e le possibili conseguenze su sua moglie e suo figlio.

L’album di famiglia di Colin e Sofia

To The Moon fa leva sulla commozione; se fosse un film sarebbe di certo uno “strappalacrime” e finirei per piangere a dirotto ai titoli di coda come mi accade per il decisamente più crudo e drammatico, Una tomba per le lucciole di Isao Takahata.

Il film di To The Moon è stato di recente annunciato da Kan Gao:  la Ultron Event Horizon sta producendo un film di animazione con la partecipazione dello stesso autore. L’azienda cinese è il distributore di quel capolavoro di Your Name di Makoto Shinkai. Ci sono tutte le premesse per un film di qualità ispirato al videogioco.

Finding Paradise non insiste sulle stesse corde: alterna con successo l’umorismo alla malinconia e vi introduce elementi di suspense e perfino un tocco di horror alla Carrie di Stephen King. Nel finale si arriva a uno scontro del tutto inaspettato, anche per il tipo di “gameplay” che vira all’azione (sempre in misura moderata). Capiterà di sorridere per i siparietti umoristici, riflettere su alcuni episodi di vita di Colin come parte di propria vita vissuta, rimanere con il fiato sospeso per eventi che Eva e Neil non comprendono.

Kan Gao ha una scrittura potente: il giocatore è sballottato avanti e indietro nei suoi stati d’animo come lo sono Eva e Neil nella cronologia alterata dei ricordi di Colin. Una scrittura rinvigorita da una musica, che come in To The Moon, è altamente evocativa e sottolinea efficacemente i momenti topici.

La musica è sì un accompagnamento sonoro coerente, ma è tale poiché accompagna il giocatore nella percezione degli stati d’animo, a trovare conferme in ciò che, né le immagini né il testo riescono, ma solo la musica riesce così direttamente e in profondità.

Il miracolo è riuscito ancora una volta a Kan Gao: la musica è da menzione d’onore in To The Moon, altrettanto in Finding Paradise.

Di seguito, come piccolo “assaggio” musicale, il tema di Faye, cantato da Laura Shigihara.

Un altro miracolo riuscito è che entrambi i videogiochi hanno la rara capacità di trasportare i giocatori in un viaggio che è di fantasia, ma nel quale è facilmente riconoscibile la propria esperienza di vita vissuta. Chiunque ha desiderato di potere cambiare il proprio passato, chiunque ha anche solo immaginato cosa sarebbe potuto accadere se avesse preso una decisione anziché un’altra in un certo momento della sua vita. Il cinema e la letteratura abbondano di questi temi.

Finding Paradise sorprenderà per la sua intensità chiunque si lasci prendere per mano e seguire Eva, Neil, Colin, Faye e Sofia in questo piccolo microcosmo di pixel.

Colin è un pilota. Lascerete che il suo viaggio diventi anche un po’ il vostro?

Il desiderio di Colin è comune a coloro che non rimpiangono il “viaggio” della propria vita perché alla fine li ha portati a un punto che merita di essere raggiunto: hanno conosciuto la disperazione, hanno dato valore alla gioia, hanno provato vergogna, hanno sperimentato la perdita, hanno trovato gratitudine; in sintesi hanno imparato ad accettarsi e sviluppato empatia, essenziale per accettare gli altri.

Non si può dimenticare di evidenziare che tanta ricchezza di contenuti e di stati d’animo che il giocatore sperimenta giocando a Finding Paradise è ottenuta nonostante un’estetica minimalista.

Si parla di “pixel art”, ma qui l’arte non è nella forma estetica, ma nei contenuti che la pochezza estetica costringe a vedere.

Ricordo di un momento romantico di Colin e Sofia

Finding Paradise utilizza lo stesso impianto grafico di To The Moon, anche se i sei anni trascorsi impongono un adeguato aggiornamento. Vale per i prodotti “tripla A”, i best-seller che costano milioni di dollari; non si applica alla produzione di Firebird Games. Non se ne avverte la mancanza.

La grafica di entrambi i giochi è adeguata agli anni Novanta, l’era dei 16 bit: il risultato è, infatti, simile alla grafica degli action RPG per Super Nintendo. Per chi ha giocato a Illusion of Time, Terranigma oppure ai più noti Secret of Mana e The Legend of Zeda – A link to the past sembrerà che il tempo non sia mai passato. Tuttavia, è un bene che sia passato, poiché i temi affrontati in To The Moon e Finding Paradise non sarebbero stati compresi.

Nonostante la grafica che faccia pensare a un gioco per bambini (anche se gia su smartphone la grafica è già notevolmente superiore), i temi sono da adulti. Ciò non significa che sia sconsigliato ai bambini, ma è necessario un adulto per spiegarne i contenuti in un modo che possano comprenderlo.

Ho accompagnato Eva e Neil nella ricerca del Paradiso per conto di Colin avendo. uno a destra, l’altro a sinistra, i miei due nanerottoli di sette anni per buona parte della durata del gioco (quattro, cinque ore). Spiegando loro cosa accadesse (il gioco è in inglese, ma esiste una traduzione non ufficiale su Steam) in un linguaggio comprensibile: oltre a divertirsi a risolvere i puzzle al termine di ogni ricordo di Colin, hanno mostrato interesse ed empatia anche di fronte al tema delicato del fine vita.

Questo test familiare dimostra quanto sia ben raccontata questa piccola storia, nonostante una veste estetica che alcuni definirebbero bonariamente “vintage”, ma che nel mercato attuale dei videogiochi è considerata “obsoleta”.

Il motivo è semplice: Finding Paradise, come To The Moon, richiedono uno sforzo di immaginazione e di empatia più simili a quello necessario per immergersi nella lettura di un bel libro. Senza alcuna concessione a menate tecnologiche assortite come il foto-realismo e gli effetti particellari, con una linearità estrema in barba agli “open world”, Finding Paradise offre, infatti, una storia.

La critica dei detrattori è la linearità, la mancanza di libertà d’azione, di decidere tempi e modi nell’esplorazione dello scenario.  È vero che i margini d’interazione sono tutti già scritti e decisi, la sensazione è di essere guidati con la mano e, se ci siamo pure distratti, spinti nella direzione decisa dall’autore. Tuttavia, la scrittura di Kan Gao riesce – come in un bel libro – a tenere incollati al video e alla tastiera, senza avvertire la necessità di girovagare in un mondo denso di “missioni” e attività secondarie che nulla aggiungono alla storia, anzi il più delle volte distraggono per nascondere la pochezza della trama.

Dalla linearità discende anche che il livello di sfida è praticamente inesistente: è perciò accessibile anche a chi non ha mai toccato un videogioco, nemmeno da lontano con un bastone.  La funzione di salvataggio dei progressi “in game”, sia manuale sia automatica, permette anche di dedicarvi scampoli di tempo. Suggerisco sessioni di gioco non troppo distanti tra loro per evitare di dimenticare il punto della storia raggiunto e il “patrimonio” di emozioni accumulato fino a quel momento.

In conclusione, Finding Paradise è un videogioco che interpreta il concetto “indie” nel senso più autentico, ovvero le limitate risorse vengono utilizzate per conferire contenuti e non per gli orpelli.

È onesto anche nel prezzo.

Se vi state chiedendo quanto possono costare i servizi della Sigmund Corp. e  siete preoccupati che gli eredi potrebbero decidere di agevolare la vostra dipartita a causa dei debiti che potrebbero ereditare, potete rilassarvi perché il prezzo è abbordabile: dieci euro.

Finding Paradise è disponibile per Windows (7, 8, 10), Mac OS X (10.9.0+) e Linux (Ubuntu 14.04, Ubuntu 16.04, Ubuntu 18.04), solo in edizione digitale sulle principali piattaforme di distribuzione digitale Steam, GOG e Humble Store.

Leggi anche: To the Moon. Un groppo alla gola per la commozione

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6 pensieri su “Finding Paradise

  1. Già lo amo dalla tua recensione! Sia per le tematiche profonde che per quella magnifica grafica retro!
    Purtroppo non gioco molto su PC, non so manco se ‘sto portatile sia in grado di supportarlo e sui cellulari evito come la peste!

    “La critica dei detrattori è la linearità, la mancanza di libertà d’azione, di decidere tempi e modi nell’esplorazione dello scenario.”

    Pensa che per me sono tutte pregi questi! 😝

    Piace a 1 persona

    1. Guarda i requisiti minimi ma secondo me anche un macinino da caffè riesce a farlo girare. La linearità è in effetti una precisa scelta di design. Non avrebbe guastato un po’ più di libertà nell’esplorazione degli scenari, ma ne avrebbe risentito il ritmo del racconto. È come se in un libro, vi siano sei capitoli con delle digressioni: spezzano il ritmo di fruizione e rischiano solo di allungare il brodo. Va bene così come è. I dieci euro li vale tutti e se lo trovi in promozione è da non lasciarsi scappare.

      Piace a 1 persona

      1. Ho appena ripreso uno smartphone (da neanche una settimana), forse opto per quella version.
        Però mi trova solo To The Moon a € 4,79. Se non riesco a giocarci su PC, magari cedo alla versione portatile di questo, in attesa di trovare Finding Paradise (in italuano: in attesa di trovare Trovando il Paradiso).

        Mi piace

        1. Non riesco a giocare su uno schermo piccolo. Vista la poca interattività comunque potrebbe prestarsi a questo tipo di medium, anche se non è il mio preferito.
          To The Moon è stato convertito per IOS e Android da un’altra società. Verifica che il porting sia stato fatto come si deve.

          Piace a 1 persona

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