Batmancito [Ep.#47] – Viene una tormenta!

Segue da [Ep.#46] – Post mortem, vita nova

“Hola, compadres! Cosa sono quelle facce? E questo silenzio?
Allora è vero quello che ho sentito dire dell’Oste.

Se fosse qui, già lo avrei sentito urlare ‘Mi casa es tu casa!‘ e due secondi dopo mi sarebbe piombato addosso con il suo sudaticcio abbraccio e il suo eloquio a mitraglia. Narciso…”

Passa in rassegna i presenti alla ricerca del piccoletto e quando ne incrocia lo sguardo esclama:

“Sua Suprema Molestia Nana vieni a salutare Mastro tuo come si deve!”

Sull’uscio della taverna, zuppo da capo a piedi e gocciolante, appare un uomo tarchiato e robusto, che nonostante la statura modesta trasmette la solidità di un albero secolare: ha il viso rotondo dai tratti gentili, due occhi brillanti come l’Arkengemma, la barba rossiccia folta e curata, la testa rasata. Sotto entrambe le braccia, stretti ai fianchi, porta due grossi barilotti di legno.

Narciso sfoggia uno dei suoi più larghi sorrisi ed esclama:

Johnny! Hola compadre! Che fine hai fatto? Sbaglio o non ti si vede da queste parti dai tempi della zuffa con il borracho inglese e i due sbruffoni yankee?!”

“Ricordi bene, ma dovresti saperlo che a l’è mac le muntagne c’a s’ancuntru nen!

Narciso non sa se manifestare affetto di rimando o rispondere con una sequela di improperi, guarda con espressione interrogativa Tati, che si affretta a tradurre:

“Soltanto le montagne non s’incontrano.”.

Johnny continua:
“Ero nel Norte, nel solito giro per vendere la mia produzione di cerveza especial, quando mi è giunta voce di quanto accaduto all’Oste. Mi sono precipitato qui con qualunque mezzo disponibile. Ma è mai possibile che non posso lasciarvi soli!”

Narciso procede spedito incontro al nuovo arrivato, indicando i due barilotti:

“Mastro Birraio, vedo che non hai perso le buone abitudini.”.

“Ho salvato per voi questi due barili dalla mia Especial Reserva Muy Especial!

“Sempre modesto e sobrio nell’affibbiare nomi eh? Arrivi giusto in tempo! – indica il tavolo pieno di bottiglie vuote – Ci siamo messi d’impegno a svuotare la cambusa dell’Oste. Se continuiamo così gli prende un colpo apoplettico quando si accorgerà di quante bottiglie mancano.”.

Narciso libera il braccio sinistro di Johnny dal barilotto, lo appoggia sulla spalla e s’incammina verso il bancone.

“Allora è vero, El Rojo è…” Johnny scuote il capo, non trova o non vuole trovare le parole per concludere l’affermazione o la domanda.

“Tutto vero, Mastro. Da non crederci. L’Oste non è morto, ma è tenuto in un precario equilibrio dalla perizia e dalla dedizione del Dottor Feliz: è ospitato nella sua lussuosa struttura. Per l’occasione sono giunti diversi amici, alcuni che conosci, altri nuovi. Non so se basteranno questi due barili per tutte le cose che dovremmo raccontarti.”.

Mentre si dirigono al bancone, Johnny saluta Tati e Ulysses, Ade fa capolino dalla cucina per salutare il vecchio compagno di risse; per poco non schianta sul pavimento insieme al barilotto a causa dell’energico festeggiamento riservatogli da Honda. Con Luna c’è uno scambio di sguardi rispettosi e guardinghi da parte di entrambi. Liza, che ha preso posto al suo tavolo nell’angolo più nascosto, saluta con un cenno del capo. Con Diaz e Cesar uno scambio di saluti formali.

“Affollata la taverna per i miei gusti.” osserva Johnny mentre appoggia il barilotto per terra dietro bancone. Altrettanto fa Narciso con l’altro barile e ribatte:

“Ne riparliamo quando saranno andati via tutti. La taverna senza l’Oste precipita in un silenzio insopportabile. Te ne accorgerai stanotte…perché tu, Mastro, resti qui stanotte? Ti fermi per qualche giorno o no?”

“Sono qui per l’Oste: voglio portare il mio saluto, fargli sapere che ci sono. Poi devo ritornare ai miei affari, però se pensi che possa esserti utile, mi trattengo volentieri per qualche giorno.”.

“Suoni ancora la chitarra?”

“Certo, sono un po’ arruginito, ma so farle ancora vibrare quelle corde. Perché?”

“Ci manca il chitarrista e l’Oste non vorrebbe mai che mancasse la musica in taverna, lo sai.”.

Johnny fa un lento e ampio cenno con la testa dall’alto verso il basso

“Cosa è successo alla band? Se non ricordo male, il Principe e Zeus sono due che ci sanno fare con la chitarra e pure la cantante non era male. Non vedo tiZ, dov’è?”

“Troppe cose sono accadute. Il Principe è in un tour parecchio speciale, tiZ non passa di qui da molto tempo, Zeus è in missione per conto di Dio.”.

“Praticamente lavora per se stesso.”.

“Non proprio, Johnny, non proprio. Allora ci stai, Nano dei Monti ferrosi +10 nei tiri salvezza contro l’incantesimo “musica di merda”?”

Johnny simula lo scatto sugli attenti:

“Nano Mastro Birraio ai tuoi comandi.”.

“Ja’, vai di sopra, asciugati e rovista tra i bagagli che i clienti hanno dimenticato qui, magari ci trovi qualcosa di asciutto per la tua taglia. Io devo uscire, torno tra poco.”.

“Te has vuelto loco! Fuori piove, tra poco arriva una brutta tempesta.”.

“Devo andare a cercare un paio di ragazzini.”.

Johnny rimane di sasso, fermo in mezzo alle scale. Lo scambio di sguardi con Narciso è però risolutivo nel senso di rimandare a dopo ogni spiegazione.

Mentre Mastro Birraio sparisce oltre le scale al piano superiore, Narciso dà le ultime disposizioni a Ulysses, minaccia più volte di morte Tati che insiste a volere uscire insieme a lui, infine si avvia insieme a Cesar verso la porta. Una grossa massa nera è distesa sull’uscio.

Cesar sottovoce a Narciso:
Lui …viene con noi?”

Narciso nicchia e alza le spalle:
“Se pensi di riuscire di convincerlo del contrario, sarò felicissimo di pagarti da bere finché questa baracca non viene giù.”.

Non appena Honda li vede arrivare, si issa con uno scatto sulle possenti quattro zampe, scuote la testa tre, quattro volte, si siede, con la zampa si gratta dietro l’orecchio destro e infine li fissa come per dire: “Era ora! Ce ne avete messo di tempo eh?!”.

Cesar e Narciso varcano l’uscio, Honda li precede trotterellando fuori.

La coppia, che nessuno avrebbe mai immaginato possibile all’inizio di questa storia, si ferma sotto il portico e confabula sul da farsi: dividersi o andare insieme?

Honda, al loro fianco sbadiglia vistosamente. Se ne sarebbe stato con piacere all’asciutto, l’umidità di questo luogo lo innervosisce più dei mosquitos e dei niños, che sono ancora più molesti dei primi quando si avvicinano per accarezzarlo. Lancia un’occhiata ai due che parlottano: senza di lui, sotto questa pioggia, al massimo riporterebbero indietro un granchio che ha scambiato una pozzanghera per la sua tana.

Piove fitto, ma nulla al confronto di ciò che si sta preparando. Il fronte della tempesta incombe ormai sul paese e nuvole scure vi si addensano, scaricando nell’aria e in mare intense scariche elettriche. Il cielo cupo è illuminato dal baluginare dei fulmini ancora a una distanza confortante. A breve, però, si scatenerà l’inferno.

Tati, Ulysses e Diaz sono sull’uscio della taverna, preoccupati che la furia degli elementi possa sorprendere allo scoperto i due compadres e i due ragazzini desaparecidos. Sono tesi come corde di violino: mai sottovalutare le tempeste tropicali, sopratutto da queste parti.

I due stanno per lasciare il portico e l’asciutto. Sopraggiunge Luna. Un breve cenno di saluto e iniziano a scendere le scale che danno sulla strada deserta e già semi-allagata.

D’un tratto, un bambino sfila davanti a loro, correndo a rotta di collo da sinistra a destra. Vedendoli uscire per strada, si blocca il tempo per urlargli:

“Miran. Miran. Viene una tormenta!”

Indica la direzione da dove sta correndo via e continua rapidissimo nella direzione opposta in cerca di un riparo.

Sotto la pioggia, Narciso e Cesar si fermano alla base della scalinata. Si guardano in faccia come per esprimere la loro meraviglia: il bambino è come apparso dal nulla ed è sparito come inghiottito dalla strada. Non è stata una “visione” come quelle raccontate da Luna perché il bambino lo hanno visto insieme e nello stesso momento. Ipotizzando per assurdo che si sia trattato di uno strano caso di visione collettiva, ammettere che i due, così diversi tra loro, abbiano sogni (o incubi) in comune sarebbe davvero troppo.

Si voltano entrambi in direzione degli altri come per cercare conferma di non avere visto un fantasma. Luna li raggiunge ai piedi delle scale.

Entrambi la fissano in cerca di una risposta. Narciso con voce incerta le sussurra:

“El niño..lo hai visto anche tu? El niño…” la voce si perde nel battere incessante delle gocce sulla strada.

Luna, senza guardarlo, replica con voce assente:

“Yo también lo he visto.”.

Fissa un punto indefinito davanti a loro, nella tempesta che romba sordamente e si illumina di saette:

“El Niño!”

I visi di Narciso e Cesar si illuminano per la verità appena rivelata.

“El Niño?!?” Narciso esclama “Non è possibile! E’ in anticipo. Nemmeno due anni fa, inondazioni, siccità e calamità assortite hanno messo in ginocchio mezzo pianeta, dall’Australia all’Indonesia, dall’Africa all’America Latina. Ricordate? Non sono passati nemmeno due anni da quando questo paese per poco non è stato spazzato via per sempre dal buco del culo del mondo da uno dei più bastardi tifoni da sempre.”.

Cesar borbotta tra sé e sé:
“Eso es un mal augurio.”.

Honda abbaia nella direzione indicata dal ragazzino.

Senza dire una parola, tutti si voltano contemporaneamente ed è allora che scorgono nel bel mezzo della strada due figure minute e ricurve, che corrono come delle furie nella loro direzione.

“Luz! Ego!” urlano Cesar, Narciso e Luna, insieme.

“Luz! Ego!” urlano insieme anche Diaz, Ulysses e Tati  e si precipitano in strada. Gli fa eco un altro grido dall’interno della taverna: Ade e Liza appaiono sull’uscio trafelati. Johnny si scapicolla per le scale, inciampa e se alla fine della sua corsa scoordinata non avesse incontrato la mole del gigante Ade, avrebbe raccolto dal pavimento del portico i suoi incisivi superiori.

In breve una folla, incurante della pioggia battente e del vento vieppiù sferzante, corre incontro a due piccole figure immobili ed esauste in mezzo alla strada che ormai assomiglia al letto di un ruscello.

Narciso si getta in ginocchio ad accogliere tra le sue braccia i due ragazzi.

Luz incrocia lo sguardo di Narciso e scoppia in un singhiozzo che le fa mancare il respiro. Va in apnea e ne esce con un rantolo, poi ancora in apnea. Narciso la guarda disperato, impotente. Guarda Ego in cerca di aiuto, di una risposta. L’aria intorno viene lacerata da un urlo.

“Osteeeee!”

È Luz. Singhiozza e piange a dirotto, intervallando il nome dell’Oste:

“L’Oste! L’Oste!”

Tutti restano muti. Immobili. Il vento rinforza, la pioggia altrettanto.

Narciso afferra per le spalle la ragazza, la scuote e le appoggia la fronte contro la sua, pronunciando lentamente e scandendo le parole:

“Luz, cosa è successo all’Oste? Luz? Rispondimi, ti prego, Luz.”.

Luz non riesce ad articolare suoni che non siano sibili e rantoli, il singhiozzo squassa il suo stretto torace: l’aria ha uno spazio ridotto per circolare, il respiro è affannoso e accelerato. Il viso, sul quale lacrime e pioggia si mescolano, è una maschera di pallore, le labbra bluastre, le narici iperdistese, i muscoli del collo sono evidenti durante l’inspirazione.

Luz getta le braccia al collo di Narciso, che stringe le sue intorno al corpo intirizzito della ragazzina, serrandolo a sé in una morsa protettiva. Ora Narciso riesce a percepire il battito accelerato del cuore di Luz.

Narciso cerca con lo sguardo Ego. Ha bisogno disperato di una risposta. Qualunque essa sia.

Ego fa un passo avanti, è terribilmente provato anche lui, esita, trattiene un moto di pianto che risale su per la gola, deglutisce due volte per fare spazio all’aria così che possa circolare attraverso un nodo alla gola grosso almeno come una noce di cocco.

Passa una mano sul viso nel gesto inutile di asciugarsi e finalmente riesce ad articolare delle parole:

“Luz e io siamo passati a fare visita all’Oste e al dottor Feliz. Todo parecía bien por afuera pero l’Oste…tanta sagre, l’Oste – fa una fatica immane a deglutire – …all’improvviso il dottor Feliz ha urlato ‘Emorragia, emorragia! Correte in taverna con tutto il fiato che avete e fateli venire tutti qui. Subito!  – si guarda intorno cercando gli sguardi degli altri compadres e con un tono quasi a scusarsi aggiunge – …Abbiamo fatto prima che potevamo.”.

Ego crolla sulle ginocchia, il capo chino a terra e le braccia distese lungo i fianchi come lasche appendici senza vita: si lascia andare a un pianto liberatorio.

Narciso rimane paralizzato, non avverte più nulla, né la pioggia né il vento né il battito del suo cuore né l’aria del suo respiro. Nessuna visione, nessuna immagine di vita vissuta al ralenti, nulla di nulla.

Miran. Miran. Viene una tormenta!

La tormenta è arrivata. Narciso l’aveva sentita arrivare prima di tutti.

Narciso è paralizzato. Se non fosse per il riflesso condizionato delle palpebre, potrebbe sembrare morto in quella strana posizione inginocchiata: pietrificato da Medusa.

Lo stesso Narciso non percepisce più se stesso né cosa accade intorno: si fa largo l’idea che morire metterebbe fine a tutto questo e, sopratutto, gli impedirebbe di assistere a ciò che seguirà.

Come se il cervello avesse impartito un unico messaggio di eutanasia alla rete nervosa, gli organi interni rallentano le loro attività, il sangue defluisce dalle periferie, l’aria espirata fuori dai polmoni non corrisponde ad altrettanta inspirata, sempre meno aria e meno sangue entra in circolo. Ogni stimolo fisiologico cessa lentamente. La sofferenza svanisce nell’istante in cui l’Anima si eleva fuoriuscendo dalle spoglie mortali…Narciso sta lasciando andare la sua anima.

Tutti sono intorno a Ego, Honda infila il muso sotto il suo braccio sinistro e lascia che il ragazzo si appoggi con tutto il peso su di lui. Tati lo abbraccia e lo conforta con una voce che gli sussurra nell’orecchio come una nenia magica.

Johnny e Liza corrono in taverna per preparare qualcosa di caldo e vestiti asciutti.

Cesar corre a mettere in moto l’automobile, Diaz, Ade e Ulysses sono pronti a fare la loro parte.

Nessuno si avvicina a Narciso e Luz, avvinghiati in un silenzioso abbraccio. Nessuno si accorge di che cosa sta succedendo a Narciso.

A eccezione di Luna.

Luna avverte il silente abbandono della vita di Narciso, può comunicare con la sua anima per strade note solo a lei, ma esita: potrebbe salvare quell’anima, ma esiste il rischio che possa corromperla senza alcuna possibilità di ritorno a come era originariamente. Decide di rischiare il tutto per tutto.

Si blocca, avverte una forza opposta alla sua. Si ferma prima che ne venga respinta. Ne percepisce l’immensa potenza e per un istante vacilla sia nella mente sia nel corpo.

È Luz!

D’un tratto Narciso ha un sussulto, un tremito che si diffonde per tutto il suo piccolo corpo e lo percorre dal centro alle periferie, dalla testa all’ultima unghia dei piedi. Quando il cuore di Narciso ha iniziato a perdere colpi, a rallentare eccessivamente, a pompare troppo poco sangue, Luz se n’è accorta!

L’abbraccio di Narciso a Luz, ha  avvicinato i due piccoli toraci  fino a toccarsi e, per una strana similitudine di statura, i cuori dei due si trovano alla stessa altezza, uno accanto all’altro: due orecchie appoggiate sullo stesso muro su lati opposti e alla stessa esatta altezza, per non perdere una sola parola l’uno dell’altro; due mani appoggiate allo stesso muro su lati opposti e alla stessa esatta altezza, per non perdere il contatto l’uno dell’altro.

Quando il cuore di Narciso ha iniziato a perdere colpi, il cuore di Luz ha battuto il ritmo per lui. Come il timoniere incalza i rematori a dare il massimo e scandisce il ritmo, così Luz ha battuto il tempo a Narciso e trasmesso la motivazione per trovare l’energia e arrivare al traguardo.

I compadres intorno, a eccezione di Luna che ha già compreso tutto, si accorgono del tremito che percorre il corpo di Narciso, lo fissano confusi e indecisi sul da farsi.

Narciso scatta in piedi senza dire nulla, in viso ora vi si legge un’espressione determinata. Affida la piccola Luz alle braccia di Ade, un tuono romba sulle loro teste, ma prima che il fulmine cada a dieci passi alla loro destra aprendo in due una palma, Ade è già sparito all’interno della taverna.

Ulysses corre con Ego abbarbicato dietro le spalle come nemmeno Achille piè veloce e Tati li segue da presso come il vagone agganciato alla motrice.

Tutti rientrano al riparo della taverna. Dall’aspetto esterno, nessuno avrebbe mai pensato a El BaVón Rojo come il migliore posto dove essere. Nemmeno l’Oste nei suoi più arditi voli del Pindaro in versione più pirla che ci sia.

Narciso e Luna sono gli ultimi a rientrare. Attendono che tutti siano dentro, al riparo.

Sull’uscio entrambi esitano.

Si guardano.

Luna parla per prima:

“Luz ha bussato a questa porta durante una tempesta” fa cenno a Narciso di guardare alle sue spalle.

Il mare non è più dove dovrebbe essere. Il cielo non è più dove dovrebbe essere.

“Sì, è così. Luz è giunta in una tormenta e ora ne sta arrivando un’altra.”.

Luna aggiunge con tono assertivo:

“Luz, è qui…”

Narcio finisce la frase per lei:

“…per qualche motivo.”.

To be continued  

giaguaro-pipistrello-mayaVai all’indice degli episodi di Batmancito

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40 pensieri su “Batmancito [Ep.#47] – Viene una tormenta!

    1. Fabio caro, mancavi da troppo. C’era qualcosa che non mi tornava tra i compadres. Ci voleva una presenza che desse sicurezza, lucida perché fuori dal delirio accaduto. Un personaggio misurato, ma quando ci vuole picchia come un nano mastro fabbro. Sei arrivato in un momento topico. Ma come si dice:
      gli amici si vedono nel momento del bisogno.
      Per i due barilotti di birra muy especiali facciamo i conti quando torna l’Oste.

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  1. Bello Red! come sempre!
    Tati è combattuta tra l’apprensione per Ego tutto quello che può succedere e che deve ancora venire e una voglia matta di ficcargli tante mazzate al coppino per la preoccupazione che le ha creato!!! Mannaggiallui quando ‘sta storia sarà conclusa ne avrà di cose da fare per farsi perdonare!

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        1. Ahahahah mi ricorda qualcuno che altri due nanerottoli: “se ti fai male, ti ci dò su il resto”.
          Mai espressione di potestà genitoriale fu così tremendamente falsa, eppure così gratificante (sarà il delirio di onnipotenza che coglie tutti i “creatori”. Zeus potrà confermare)

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            1. Non proprio O.T. ma non c’entra con questo nostro scambio.
              Leggi i commenti con Cuoreruotante. È saltata fuori una parentela!
              Ci metto dei soldi se tu e Cuore unite le quattro mani per buttare giù una puntata di Carramba che sorpresa! alla taverna! Vi prego, vi scongiuro 😇

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  2. Capitolo molto intenso! Moooolto intenso. Mi piace il rapport strettissimo fra Narciso e Luz, si capiva subito che c’era qualcosa di più… qualcosa di “non umano” in quel rapporto… ma così è addirittura meglio. Descritto bene!
    Ottimo per l’arrivo del Mastro Birraio e adesso c’è solo da aspettare il prossimo capitolo.
    Stavolta hai dato un taglio onesto, senza il classico cliffhanger da denuncia 😀
    Si incomincia a definire un certo svolgimento nella storia, si intravvede qualcosa: tempesta, l’Oste che sta male, Luz che ha poteri particolari (tanto da spaventare/intimorire Luna) e via dicendo… c’è molto materiale.

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    1. Mi stai facendo venire i rimorsi per i cliffhanger criminali che ho sparso per superamento (e di molto) del numero di parole sopportabili da un lettore medio sul web. Via a fare del bene…😂
      Quella notte dell’incontro con Luz, mi era già chiaro cosa fosse venuta a fare alla taverna (ho anche immaginato la sua storia prima di Batmancito, che non ho pubblicato), in questo episodio mi sono potuto “liberare” da questo peso, almeno in parte.
      Ti svelo però che Luz non è sovrannaturale, ma umana al 100%. Rappresenta una forza opposta a Luna, ma totalmente umana, senza alcun “super-potere” insomma. Sono due “luci”, una nell’Oscurità (e non sempre la Luna è piena), una nel resto del giorno.
      Intimorisce Luna perché è ciò che Luna ha perso; Luna ne è anche attirata da questa sua fanciullezza e umanità perduta per sempre, ma Luz la teme, la respinge come i bambini rifiutano un cibo troppo elaborato, che non sono grado di “comprendere”.
      Infine, Mastro è tornato e la motivazione è nel commento al suo alter ego vero.
      C’è ancora tanto “materiale” hai ragione, e perciò Batmancito mi ha fregato anche questa volta: non riesco a mettere la parola “fine” prima delle ferie estive. Ci avevo fatto un serio pensiero, ma purtroppo questi personaggi qui hanno una chiacchiera micidiale.
      Grazie per l’intensità del tuo commento 😂

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      1. Bene, allora ecco il momento giusto per tirar fuori parti della storia di Luz e farci capire meglio chi è questo personaggio. Certo, per potere non intendevo qualcosa di super-umano, intendevo qualcosa di “diverso” dal normale, anche solo la capacità di calmare Narciso e farlo rinvenire.
        Continua con calma, tanto i commenti ci sono e la gente, dopo #47 capitoli (!!) ti segue numerosa!
        I commenti intensi, moooooolto intensi, ci stanno per capitoli intensi, moooooolto intensi!!! 😀 😀

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        1. Ok, ho chiarito perché non era chiaro a me cosa avessi inteso 😉 Insomma non è Wonder Woman per quanto l’attrice israeliana dell’ultimo film mi fa pensare che abbia i super-poteri sul serio (su di me, incantesimo di paralisi automatico)

          Per qualche dettaglio in più su Luz, vedi il commento a Cuoreruotante. Sulla storia di Luz, ho preso già una decisione: stavo per inserirla in Batmancito quando Ulysses torna in taverna e si siede con Narciso a raccontargli della caccia ai licantropo. Ma ho pensato che sarebbe stata una deviazione eccessiva. Prima o poi, vedrai, sbucherà fuori. Da sola 😉
          Mi fa piacere che dopo tanti episodi, Batmancito è forse più letta di prima. Diversi avventori della taverna al suo inizio si sono persi per strada (me lo aspettavo), altri hanno scritto che vorrebbero trovare il tempo di leggere tutto (ma non ce la faranno mai, faccio mangiare il cappello a Ulysses se qualcuno mi smentisce). Così pure ne sono arrivati di nuovi e alcuni molto partecipi con commenti, che non mi stancherò mai di sottolineare sono essenziali anche capire il ricevimento di quanto provo a esprimere, a trasmettere.
          Sì, continuo con calma. Tanto non sono io che “comando” la storia, ma è ormai chiaro che è l’opposto. Non ho mai scritto pensando all’eventuale lettore (e te ne sei accorto per i climax criminali); mi sono solo limitato – a volte senza riuscirci – a contenere gli episodi in un certo numero di parole. Ormai si legge su smartphone e scorrere per più di due volte una schermo fitto di lettere, fa montare subito la sindrome TLDL. Se continueranno a leggere, ne sarò felicissimo. Comunque sia la taverna è qui per restare.

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          1. Mi leggo il commento a cuorerotante così evito di fare castroni micidiali mentre scrivo. Io vedo che i miei lettori, al contrario del tuo racconto Batmancito, diminuiscono con il passare del tempo o, se tutto va bene, rimangono fissi su quel numero invalicabile e saluti.
            Non che mi importi poi più di tanto, ma sarebbe divertente vedere più partecipazione per stimolare la scrittura in direzioni diverse. Non credo che accadrà, ma non è un cruccio che mi porterò nella tomba.
            Vedo che hai intuito anche te quello che ti avevo detto molti molti commenti fa: io mi limito ad un massimo di 1.000/1.200 parole, giusto per dare il tempo al lettore di leggerselo e goderselo. Quando incominciano a vedersi davanti i racconti monstre… allora perdono foga e saluti, anche il “più affezionato” incomincia a tentennare a causa di tempo, voglia e/o metodo di lettura…

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            1. Vero e sempre auspicabile ciò che scrivi sulla partecipazione del lettore. È il plus vero della pubblicazione sul web. Potere partecipare insieme è il quid peculiare di questo tipo di scrittura che un autore “tradizionale” non ha, se non dopo la pubblicazione del libro e nemmeno con la stessa valenza.
              Tu hai anche iniziato quell’esperimento di partecipazione attiva nel racconto “fantasy”, che io con tutta probabilità non riuscirei a portare avanti. Sono molto meno “democratico” 😂.
              La partecipazione aiuta a scrivere allargando l’orizzonte sia di chi scrive sia di chi legge (e in questo contesto della blogosfera il lettore è scrittore a sua volta).
              Sul tema del numero di parole, ne abbiamo più volte scritto. Tuttavia, pure volendo migliorare su questo aspetto (per la fluidità della scrittura che comporta), ritengo sia una sorta di “selezione” naturale. Non nei confronti del lettore, ma dell’autore e del testo. Cosa che anche tu sostieni.
              Se il testo funziona, ti lascia attaccato alla pagina o schermo. Se ti annoia, anche se sei riuscito a finire di leggerlo, non ti lascia nulla. Ecco io non vorrei che accadesse questo quando scrivo. È bene che la fame per la meraviglia sia sempre presente sia come scrivano sia come lettore.

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    1. Rientro, più che “nuova entrata”. Mastro Birrario è giunto alla taverna parecchio episodi fa. Se ti interessa un po’ di azione, clicca sul link quando Narciso accenna alla zuffa con l’inglese e i due yankee.
      Una tormente di neve? No, questo sarebbe davvero un malo augurio, per dirla alla Cesar. Neve a quella latitudine, vuole dire glaciazione in corso. E va bene che la sfiga a El BaVon Rojo è di casa, ma questo sarebbe davvero troppo senza contare che di “Winter is coming” ci basta quello de Il Trono di Spade.
      Tormenta di anime? Sì, hai colto la metafora della tormenta, che diventa un “personaggio” nell’economia del racconto. Gli ho dato un “ruolo” – con le dovute siderali distanze – come la pioggia incessante nel film Blade Runner.
      Un buon Oste non può fare mai mancare nulla alla sua pregiata “clientela”, a maggiore ragione se si tratta di così affezionati frequentatori.

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    1. Io ti vorrei abbracciare! Sei abilissima, non cè dubbio, a farmi sentire uno scrivano migliore di quello che sono. Il “buon proseguimento” me lo prendo tutto, perché non è ancora finita e, anche alla fine di questo racconto, non sarà finita. Mi sto divertendo troppo e ormai la taverna ce l’ho sotto pelle. E’ parte di me.

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    1. L’immagine mi è venuta come in un film. Li ho visti sotto la pioggia, abbracciati, il mondo intorno a loro svanito, inesistente, solo la pioggia, la pioggia battente. Grondanti d’acqua. La pioggia sul viso di Luz stempera il sale delle sue lacrime come a volerle dare conforto, che trova solo nell’abbraccio di Narciso. Il padre che non ha mai avuto, almeno non l’ha mai avuto così protettivo e innamorato.
      I piccoli corpi stretti, attaccati, indivisibili. Piuttosto la terra li avrebbe inghiottiti ma nessuno avrebbe potuto separarli. Questo i compadres lo hanno compreso subito.
      La tempesta fuori, la tempesta dentro.
      Solo insieme possono farcela.
      L’uno aiutando l’altro.
      Il contatto è essenziale, Mai lasciarsi andare.
      Così mi è saltata fuori questa immagine che unisce i due più di due gemelli siamesi.
      Corazon-que-gira, ricordi quella tua frase che ha fatto nascere Luz? Io non la dimentico e te la ricordo sempre, perché Luz è anche un po’ “figlia” tua. Io ho fatto solo nascere, la luce vitale gliel’hai donata tu. Grazie infinite.

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              1. FERMITUTTI!!!
                Ego! cOOOosaèchefaienOndici???? Mannaggiattè ti strappo le dita e le uso per pulire i denti di Honda!
                Ecco dove te ne andavi in silenzio, tutto pensieroso e sensibbile e non mi dici una cosa così?
                Cuore dimmi perché ex così lo castigo!
                😀

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