Dieci anni di webbettola e sentirli tutti…

…ed è un gran bella sensazione!

Ebbene sì! Lo confesso.

La vecchiaia galoppa, non solo per l’anagrafe dell’oste di questa webbettola, ma anche per questo anfratto della Rete fuori dalle grandi rotte dei naviganti.

Ieri questo b(av)log ha compiuto dieci anni. Dieci anni come Ulisse in mezzo al mare.

Ma mi è andata meglio di Ulisse in balia dei flutti.

Dieci anni spiaggiato su questa isola di bit e byte, qualche palma spelacchiata e una scimmia molesta che periodicamente mi salta sul groppone e mi costringe a scrivere.

Indeciso se lanciarmi nell’auto-celebrativo sbrodolamento di (sbav)auguri per il decimo anniversario che di più virtuale non ce n’è, alla fine ho ceduto alle lusinghe del “e quando se no?”. Tutto il cucuzzaro docet.

Se il cedimento sarà con schianto, lo saprete solo alla fine di questo ennesimo sproloquio, che ha l’unico merito di confortare Pindaro e Icaro di non essere i più pirla svolazzanti di tutto il creato, reale e immaginato.

Dieci anni di reciproco piacere sadomaso tra me e la tastiera (a me piace batterla, a lei piace essere battuta) hanno una sola ragione d’essere: la scrittura è una bellissima donna.

Una donna bellissima, che consapevole di attirare gli sguardi degli esemplari maschi, cammina con un’ indifferenza che la rende altissima. La divina creatura svetta tra la folla e, di tanto in tanto, lancia uno sguardo in una direzione a caso, fulminando il malcapitato homo sapiens che, d’un botto, involve nella forma pubens.

Il mentecatto si fa delle strane idee, completamente infondate ed errate, giacché non sono più le cellule nervose e gliali a comandare le sinapsi, ma le cellule di Leydig con conseguente smodata produzione di testosterone.

La maliarda se ne accorge, sorride di cotanta miseria e si compiace del raggiungimento del suo narcisista obiettivo. Non si ferma, prosegue la sua falcata da passerella, testa alta, appoggia il tacco, lancia le punte in alto, appoggia il tacco, fa oscillare lievemente le braccia, la schiena dritta, le anche ondeggiano. Passi corti, si allontana altissima e indifferente al suono cadenzato dei tacchi.

La scrittura ha questo effetto su di me: attira magneticamente la mia attenzione, stuzzica sottilmente fantasie non confessabili, risveglia pruriti equivoci da sfogare morbosamente su una tastiera.

Dieci anni sono trascorsi e il risultato assomiglia a questa roba qui:

Pictures of You. Un blog di racconti e vari temi seminati a spaglio in un italiano figlio di madre-lingua crocifissa e padre ignoto. There Are Some Places In Internet You Don’t Go Alone.

Per i più curiosi e amanti dello spilucco, l’ortodossa pagina About e l’eterodossa Pro(B)logo rappresentano un biglietto da visita e una dichiarazione di intenti che, insieme, dovrebbero mettervi in guardia su quale ammasso di rutilanti facezie vi attende a causa di un banale errore di clic su un link proposto da Sua Saccenza Google in uno di quei giorni in cui vi sentivate fortunati e a lui giravano le balle.

Se avvertite un senso di smarrimento, se vi sembra di non comprendere dove l’oste della webbettola voglia andare a parare eppure vi scoprite vittime del LUEPS (Leggo l’Ultima e Poi Smetto), rilassatevi.

È una nota controindicazione, un effetto collaterale di quelli previsti nei bigini della posologia dei farmaci (che a volte possono essere letali. C’è scritto): la linea editoriale di questo blog è “non c’è linea editoriale“.

Perciò, in questo “zibaldone” (Leopardi mi perdoni), non solo di pensieri, ma anche di sensazioni, emozioni, passioni, sfoghi e rutto libero, vi troverete a vostro agio solo dopo un numero di bicchieri di mezcal pari a “q.b.” o altro liquido capace di produrre questi tre effetti insieme:

  • una lieve ebbrezza, non molesta, quel tanto da rimirarvi allo specchio e non potersi prendere troppo sul serio (non vale appena svegli)
  • espressione sul viso tendente al beota, sorriso che increspa lievemente le labbra. Se il labbro trema vistosamente o sbava copiosamente avete esagerato con il mezcal; d’altronde “q.b.” è un’indicazione di quantità soggettiva
  • un “ban” a vita da qualunque Associazione di Alcolisti Anonimi su tutto il globo terracqueo

Se siete disposti a esercitare la sana disciplina dell’ironia, potete perdervi nell’acquitrinio di rubriche e rubrichette che escono dalle fottute dita di questo emulo dello svolazzante Barone Rosso, con il quale ho in comune uno storpiato “nickname” e per l’attitudine a mettere su un Flying Circus.

Vado a snocciolare le rubrichette in rigido ordine del menu principale:

  • VideO’gioco quanto è bello, ‘spira tanto sentimento
  • Storie sgangherate per bimbi insonni e papà stanchi
  • Storyette, storie lunghe il tempo di fumare una sigaretta
  • El BaVón Rojo, la taverna rigurgitante di racconti in salsa guacamole y habanero con il monster-racconto Batmancito giunto al 46° episodio e non è ancora terminato
  • The .XXX files, dedicata a sfoghi poco ripetibili e assortimento di facezie a grandinata, dall’alto livello di gossip, poco costume e bassissima società, da consumarsi dal barbiere o altra sala d’aspetto con lo smartphone scarico e il power-bank al sicuro, in auto
  • Viaggi del Bavabondo, l’unica rubrichetta in cui racconto dei miei viaggi senza destare il sospetto che abbia fatto uso di sostanze allucinogene: è tutto vero
  • Juke-Box, perché lo spazio sulla barra del menu era finito e dentro ci ho stipato: LibriFilmMusicaStar Wars

Non ammorbo con statistiche di freddi numeri, che qualche soddisfazione pure danno al Narciso che è in ogni scrivano.

Numerelli che a volte fanno balzare sulla sedia, come quando il testo della canzone Numb dei Linkin Park, che avevo tradotto diversi anni prima, fu cliccato oltre dodicimila volte in pochi giorni: Chester Bennington, il cantante dei Linkin Park, si era tolto la vita.

Numerelli che a volte ti pongono insistentemente il nichilista dubbio “scrivere o non scrivere”, quando crollano a picco perché siete tutti andati al mare a mostrare le chiappe chiare o altri motivi nascosti nelle pieghe dell’indicizzazione che il motore di ricerca più usato al mondo cambia sotto evidente effetto di un grave disturbo bipolare.

Non posso però evitarvi il momento dei ringraziamenti, che anche alla Notte degli Oscar è la parte più stucchevole di uno spettacolo già stucchevole di suo. Vi conforti il fatto che quando scorrono i “credits” vuole dire che si è arrivati alla fine.

Anche se le luci in sala si sono accese, pazientate ancora un po’ prima di alzarvi dalla sedia o dal trono di ceramica ovvero il luogo migliore per leggermi, quantomeno è utile per stimolare un moto tanto libberatorio (cit. Corrado Guzzanti che imita Funari). Ora sarete i protagonisti.

Preparatevi a un improvviso innalzamento della curva glicemica.

Webbettola mia, pur piccina che tu sia mi sembri una badia.

E lo devo sicuramente a chi tra voi è passato di qui e ha lasciato traccia con una stellina o un commento.

Sono sinceramente grato a tutti i follouhé-uhé (“seguaci” è da delirio mistico):

molti sono passati e andati oltre, altri mi hanno investito di un travolgente entusiasmo e il post dopo mi hanno inabissato nell’oblio; nuovi arrivano, altri si perdono; uno solo è stato bannato a vita per insulti a un altro ospite. Il mantra di un certo Oste da queste parti è Mi casa es tu casa, ma ricordati che devi comportarti come fosse ‘tu casa’ e a casa tua non sputi addosso a un invitato. Ho anche ricevuto qualche porta in faccia per via del mio stile gagliardamente caotico.

Tra tutti i follouhé-uhé un pensiero in particolare va all’ostinato gruppo di aficionados che continua a battere un colpo e a farsi sentire nello spazio dei commenti, la linfa vitale di questa baracca.

Senza di voi con tutta probabilità continuerei a scrivere, ma in breve diventerei cieco, come nel caso del bricolage dell’erotismo, il “fai-da-te” erotico consigliato dai falegnami, che almeno gratifica per il breve tempo che dura.

Dieci anni e sentirVi tutti. Ed è una gran bella sensazione!

Prima di lasciarvi (‘sta frase sa di epigrafe, ma conto di essere in giro a molestare la lingua italiana ancora per parecchio), voglio chiedere una cortesia.

Tutto ha avuto inizio con un’euforico Let’s roll! il 12 luglio 2008: un’immagine presa dal web di una scritta su un muro, qualche riga di traduzione, una domanda, la prima onda sonora consigliata. Una prova “tecnica” e nulla di più.

Il mio primo post originale, immagine e testi tutta farina del mio sacco, è il secondo, datato 25 luglio del 2008. Questo è il mio vero inizio e il suo titolo è:

Il mutuo dell’amore

Una foto scattata sulla strada che percorrevo per andare al lavoro ogni mattina.

Un testo di 113 parole, una miseria al confronto dei miei consueti sproloqui.

Non sentitevi costretti, ma se sorprendentemente avete finora trovato sollazzo nel leggere, usatemi la cortesia di cliccare sul link e lasciare lì una stellina o un commento.

Tutto è iniziato da quel post, è un omaggio al post e a questo discendente di Icaro e Pindaro (ma più pirla).

 

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93 pensieri su “Dieci anni di webbettola e sentirli tutti…

  1. Tanti, ma tanti…..anzi tantissimissimi augurOvi da tutti i pupazzovi e il sottoscritto.
    Dieci anni è un bellissimo traguardo e sono felice di aver incontrato la tua webbettola nel corso del mio piccolo piccolo webcammino

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  2. Liza

    Cazz sono commozza Red…grazie di esistere i mille auguroni…
    Su caccia Rum, Grog, Tequila y sal e cerveza chico e offri da bere a tutti!
    Ti vogliamo bene perro loco!! 😄😄😄😄

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  3. Adesso scrivo anche qua, così almeno trovi prova della mia gloriosa (?) esistenza in tutti i punti.
    Buon anniversario… e poi mi hai deriso per il tasso glicemico del mio ultimo capitolo di INFIERNO 😛 ma vedi te!!
    Continua a scrivere che qua, in questo mondo virtuale, se non ci si incontra fra una parola e l’altra si resta da soli. E restare da soli, come tu ben sai, non vale un bit.

    In bocca al lupo per le prossime avventure 😉

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    1. Crepi il lupo (che da queste parti non c’è tutta questa simpatia…)(…Narciso ringhia al solo nominarli)
      La tua divina esistenza non ha bisogno di essere provata, ma occorre solo Fede. E come tu sai: I believe (forse ho sbagliato puntata?…)
      Sul tasso glicemico ahimè sapevo di fare una bastardata ai diabetici o nichilisti; per i primi ne sono mortificato, per i secondi francamente…me ne infischio.
      Invero pentito di averti schernito, ho voluto darti una possibilità di invocare il pareggio in zona Cesarini-estiva 😂
      Anche noi mortali possiamo essere magnanimi. E poi meglio tenercele buone ‘ste divinità dell’Olimpo che – si sa – sono dispettosette e permalose.
      Conta sul mio e-liquio, sopratutto se gli scambi sono così fertili come il nostro. E c’è ancora tanto da raccontare…
      Sia reso a grazie a Zeus!

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      1. Io lo dico sempre, non fate troppo i burloni con le divinità… tutti dicono non esistono e poi vai in vacanza e ti ritrovi sul gabinetto senza apparente motivo (non è per te, ma per quelle bestie inutili che popolano il web con commenti – facebook, twitter…- che fanno ribrezzo all’intelligenza umana).

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        1. Eh già è un’antichissima usanza diffusa sull’intero globo ancora prima che venisse capito che fosse sferico. La Maledizione di Montezuma è assai nota per i suoi effetti.
          Gli Ebrei ci andarono giù ancora più pesante con gli Egizi, che d’altronde avevano maledizioni che funzionavano ancora dopo un paio di millenni.
          La viralita’ delle maledizioni è roba antica, altro che InFernet.

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    1. Apprezzo sinceramente la tua iperbole, ma ho il lievissimo sospetto che il web farebbe a meno di me. Più difficile che io possa fare a meno di voi!
      A proposito, torna ‘a casa! ‘Sta casa aspetta a tte! 😂😂😂

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    1. Oh! Oh! Lo so, lo vedo e mi manchi porcapupazzapaperellamoscia!
      Arma ‘sta cagnara allegra come solo tu puoi fare che alla taverna manca il tocco irresistibilmente matto al femminile.
      Certo che se non fossi venuta a festeggiare Narciso ti avrebbe ammesso su il muso da marmotta imbruttita per un tempo che non oso immaginare, senza contare che Ego sarebbe stato affidato alle “cure” di Honda. Gli piacciono tanto i bimbi 😜
      Gracias teso’!

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    1. Grazie e ti rispondo io alla tua amletica domanda: avevi meglio da fare 😂😂😂
      Scherzo, scrivere è davvero una scoperta progressiva, diventa un’esigenza. Se guardò la frequenza dei post di anno in anno, sono aumentati progressivamente. Nel 2008, i primi due post sono a 13 giorni di distanza e insieme non arrivano a 200 parole. Oggi non riuscirei a stare senza scrivere per 13 giorni, quantomeno ne sentirei una forte mancanza, e WP mi snocciola che nel 2018 i miei post sono mediamente di oltre 1.200 parole.
      Continua e persevera che la via è lastricata di parole.

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    1. We We tiZ! Quanto tempo che non vedevo ‘a capuzzella toja fa cucù dint’ ‘a ‘sta webputeca! Nu pocurielle ‘e pensiero ce l’avevo miso, jà. M’hai fatto ‘nu bello regalo.
      Hai ragione sono un “fedele” alla scrittura, ma è lei che mi ha scelto, io me ne sono accorto piano piano. E tra le cose belle c’è quel filo trasparente intessuto da un ragno operoso, che solo chi ha “fede” lo vede e dall’altra parte può trovare delle persone come te. Statte bbuono e, se non ci vediamo, fa la brava.

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  4. E alla fine ci sei arrivato anche tu, come avevo scritto da me quando ho fatto il post per i miei 10 anni lo scorso 5 maggio! E hai fatto bene a farne un post, altrimenti non me ne sarei ricordato.
    Tanti auguri ad un fantastico blogger che è la mia antitesi in quanto a lunghezza dei post ma che coi videogiochi non discordiamo quasi mai!
    Ti seguo da meno di un anno e l’unico rimpianto è che per mancanza di tempo non riesco a stare dietro a tutto, anche se fossi più sintetico sarebbe dura, siamo tanti ed è difficile seguirci tutti a Vicenza!
    Adoro anche la tua rubrica sulla lingua napoletana, che ho seguito un po’ più delle altre, che mi pare tu abbia omesso (abbi pietà, sono quasi le 2, mi sto finendo la seconda bottiglia di falanghina e ho letto velocissimamente, qualcosa potrei averla mancata).

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    1. Dopo la seconda bottiglia di vino alle 2 di notte riesci ancora a commettere le dita su una tastiera (magari di un telefono) e a scrivere pure un commento così lungo. Ahahahahah Grazie Ema, grazie davvero. So quanto puoi maledirmi per la mia prolissità, ma se riesci ad arrivare alla fine, due sono le cose: non sopporti lasciare le cose a metà (perfezionista-pignolino) oppure ti ha interessato/divertito/commosso/eccetera. Ecco questa è una cosa positiva, non trovi?
      La rubrica sulla lingua napoletana (è una cosa meravigliosa) non l’hai mancata e nemmeno l’ho omessa. In realtà c’è ma come altre, per esempio Bit+Beat, e Cartelli Paradossi, che mescolano due temi, sono a cavallo di più “Menu” o sotto altre voci.
      Nel caso specifico ne trovi i post in due clic:
      – viaggi del Bavabondo e poi
      -Guida la(i)conica di Napoli

      Altrimenti devi affidarti al tag napoli nella nuvola dei taaaa……cazzarola nell’ultima ristrutturazione mi sono dimenticato di inserire la cloud tag!…;)

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      1. Per il primo quesito, sono entrambe le cose, sia perché sono un completista compulsivo e sia perché i tuoi post mi interessano sempre!
        Riguardo la scrittura in stato di ebrezza, potrei sorprenderti se ti svelassi quanti post scriva sotto i fumi dell’alcol… fino a che non supero un certo limite, ho la fortuna di avere una scioltezza inaspettata che non mi fa avere gli odiosi blocchi dello scrittore… certo, devo poi rileggere da sobrio perché mi lascio un po’ andare sugli insulti a chi non al pensa come me!

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        1. C’è chi usava l’assenzio, chi l’oppio…
          La rilettura con un “senso di colpa” per la tirannia dell’opinione così in voga su altri webpollai, è cosa buona e giusta.
          Non reggo a lungo chi spara sentenze e pretende di spaccare il mondo a metà :chi con lui, chi contro. Una noia mortale 😉

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    1. Uheilaaaaaaah! C’è pure l’Etrusco! Ma gli Spartani? Leonida e i suoi non sono con te a mettere su la solita rissa…
      Grande Lucius! Quale ritardo e ritardo, tu sei uno dei più puntuali a ogni mio post.
      Grazie di cuore!

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    1. Sono i “miracoli” di un medium che dicono 2.0, ma poi alla fine conta le persone e la loro capacità e disponibilità di instaurare un legame che è antico come l’uomo in versione pre-alpha. Grazie per avere accettato l’invito a sederi quel giorno. In taverna c’è sempre bisogno di corazon que gira. Senza sarebbe un esercizio ginnico per le dita.
      Grazie.

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  5. bé, dopo dieci anni una sbrodolata ci vuole semplicemente per ricordare che per dieci anni hai scritto milioni di parole e ricevuto una valanga di battimani, che potrebbe diventare slavina e travolgere tutto.
    Però adesso che il panegirico è terminato, rimbocca le maniche, come gli impiegati del secolo scorso e illuminaci con l’oste.

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    1. hai presente quelle bande di tessuto nero che si infilavano i contabili per proteggere le maniche della camicia dalle macchie d’inchiostro?
      Appena finito lo sbrodolamento, l’ho infilate e trovi già un altro piccolo contributo all’anniversario.
      Però “panegirico” mi pare ingeneroso? Davvero sono stato così ampolloso ed econmiastico (cit. def. ‘panegirico? da Treccani) 😉
      Sono pronto a ricevere il lancio di pietre. Scudiiiiii in altooooo!

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      1. oh! Hai rievocato dieci anni di redbavon 😀 panegirico (in greco πανηγυρικός [sott. λόγος], da πανήγυρις (panègyris) ovvero adunanza di tutti) è un componimento oratorio di carattere encomiastico, ovvero pronunciato in pubblico, per lo più in assemblea, per esaltare i meriti di un personaggio, di una città o di un popolo,
        (altra definizione)

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    1. Con rispetto per l’illustre citazione e verità inoppugnabile e con affetto sincero per questa tua visita sperata, tuttavia inaspettata, faccio presente che se io vedo il sangue (anche il mio) mi manca l’aria e rischio di andare giù come una pera stracotta dal sole. Perciò io continuo a molestare la madre-lingua, ma farei sinceramente a meno di spargere eritrociti a destra e a manca. Non già perché mi manchi generosità ematica, ma perché steso lungo a terra non è una posizione comoda per battere alla tastiera.
      Grazie per la visita OnGiancà!

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    1. Pensa che anche io scavando ci trovo “roba” 😂 grazie per i complimenti e per avere notato quanto impegno c’è. È una bella soddisfazione per me. Una gran bella soddisfazione. Normalmente ci si specializza, io ho scelto una direzione opposta, ma non per “calcolo” ma fedele all linea “editoriale” e cioè “non c’è linea editoriale”.
      Perciò, due volte grazie!

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