Batmancito [Ep.#46] – Post mortem, vita nova

Segue da [Ep.#45] – Conquistadores

“Conquistadores!” esclama Cesar “Sei arrivata con i Conquistadores?! Vuoi dirmi che eri qui nel millecinquecento…”.

Interviene Diaz:
“Ventuno, dopo il millecinquecentoventuno, direi.”.

Ulysses:
“1519, Cortés sbarca a Cozumel.
1521, il Massacro di Tlatelolco, fine della guerra di conquista…”

Ade: “…e dei popoli Aztechi e Maya!” lancia un’occhiataccia ai due federales e stringe i pugni delle mani poggiate sul tavolo. “ Tlatelolco! A voi federales non ricorda nulla questo nome?”

Si rivolge agli altri compadres:

“La Matanza en la Plaza de las Tres Culturas de Tlatelolco!
Nel Sessantotto nel quartiere Tlatelolco di Ciudad, i governativi spararono contro i manifestanti a Plaza de las Tres Culturas: erano studenti e lavoratori, molti accompagnati dalle loro famiglie. Fu un massacro. Non si conosce il numero esatto delle vittime. Le fonti governative parlarono di ventisei morti e cento feriti; da stime dai registri dell’Hospital Militar si stimò invece che i morti furono duecentosessantasette e milleduecento feriti.”.

Diaz con lo sguardo corrucciato: “Una página muy triste de nuestro país. C’era dentro tutto il governo e anche la solita CIA. “Operación Galeana”, era parte di questa operazione congiunta di Batallón Olimpia, Dirección Federal de Seguridad, Policía Secreta y el Ejército Mexicano. A Tlatelolco fu una carneficina.”.

Ulysses: “Tlatelolco è un luogo maledetto. Agli Aztechi andò molto peggio: nel 1521 Cortés ne trucidò quarantamila.”.

Cesar esclama: “Madre de Dios!”

Luna si volta in direzione di Cesar e sprezzante dice:

“Non nominare Dio né la Vergine! Dio non c’entra! Dio dov’era? Dio mi ha abbandonato e quella che sono oggi, ieri e da cinquecento anni a questa parte è il risultato della sua assenza. Dov’era per proteggermi da uomini così malvagi!? Dov’era per proteggere gli studenti e le famiglie sotto il fuoco dei cecchini che sparavano dalle finestre? Dio…non nominare più Dio in mia presenza!”.

Un’ombra si eleva dalla figura di Luna e incombe su Cesar, rannicchiato sulla sedia e pietrificato dalla paura. Luna riprende il suo racconto, l’ombra svanisce.

Cesar, sporgendosi dalla sedia, si avvicina a Diaz e gli sussurra con un filo di voce interrotto da un’improvvisa balbuzie:

L’h-ai vv-vista aaann-che tu?”

Diaz poggia una mano sulla spalla di Cesar, lo fissa negli occhi, lo sguardo vitreo, stringe le dita sulla spalla e con la testa compie tre piccoli e lenti movimenti in cenno di assenso.

Finalmente lo raggiungerai. Luna ripete le ultime parole pronunciate dal licantropo per tre volte.

“Quante volte ho desiderato che fossi morta insieme a lui quello stesso giorno. Quante volte? Ho dimenticato perché ho smesso molto tempo fa di desiderarlo e non poterlo ottenere. Molto tempo fa, era una pena che mi torturava. Oggi non più.” fa una pausa “Almeno così credevo.

Le parole del licantropo gonfiano la mia rabbia e il mio desiderio di vendetta che si abbatterà su El Hechicero.

La belva sta per lanciarsi all’attacco. Percepisco la tensione dei suoi muscoli, il battito tambureggiante del suo cuore.

Assumo una postura eretta e rilassata, che non ostacoli il movimento naturale dell’energia. Libero il corpo da tensioni inutili. So di non avere molte forze residue perciò nei colpi devo sviluppare la stessa potenza contraendo un minore numero di fibre muscolari.

Quando la bestia infernale caricherà selvaggiamente, prima disperderò la sua forza, poi lo colpirò nei punti vitali. Un attacco, un contrattacco. Mi basta rimanere ferma, rilassata.”.

Ade a bassa voce:
Stai in piedi come un albero
siedi come una roccia
muoviti come il vento
.
Così recita l’insegnamento del Maestro Laozi.”

Ade fa una breve pausa, si rivolge verso Liza e continua:
“Questa donna l’è proprio ganza. Sicuro che non è più vecchia di cinquecento anni? Vuoi vedere che ha conosciuto pure il Maestro Laozi!”

“Mi muovo sulle gambe per fare assumere al corpo una posizione sicura, ma mi sento mancare. Di nuovo la sensazione di oppressione e di affaticamento. Questo luogo mi sta drenando energia vitale.

A stento riesco a tenermi in piedi.

Il licantropo attacca!

Ripete lo stesso attacco di prima. Mi corre incontro a quattro zampe, sollevando zolle di terra. Usa lo stesso attacco del giaguaro, “colui che uccide con un balzo”.

Attendo, consapevole che non ci sarà un secondo attacco.

Spicca il salto!

Vedo un’ombra allungarsi su di me, resto immobile nella posizione di difesa attendendo l’impatto.

L’ombra si allarga, il sole si oscura. L’ombra si dilata ai miei lati e assume la forma di due ali. Alzo gli occhi e lo vedo!

Avverto un impatto devastante.

Sono in piedi, nella stessa posizione, illesa.

Poco più in là, il licantropo è riverso al suolo sul suo ventre e su di lui si erge Batmancito!”

I compadres scoppiamo in un’esultanza chiassosa e liberatoria. Fanno tintinnare i bicchieri in brindisi equamente distribuiti alla salute di Luna e Batmancito e alla morte del licantropo. Riprendono i loro posti in silenzio quando Luna accenna a volere continuare:

“Mentre il licantropo era a mezz’aria, Batmancito è sceso in picchiata e l’ha colpito in pieno.

Il licantropo non ha ancora compreso cosa lo abbia colpito. E nemmeno si rende conto quando Batmancito sferra due colpi secchi con le lame, uno per braccio all’altezza della spalla, recidendoli di netto. Le estremità mutilate spruzzano fiotti di sangue ai lati.

Batmancito solleva il licantropo per le spalle, lo stringe a sé, la schiena della belva attaccata al suo torace, gli cinge con un braccio il collo e preme il filo della lama sotto il suo mento.

“Prima di tornare a Xibalba, voglio che tu conosca chi ti ci ha mandato.”.

Pronunciate queste parole, Batmancito torce il collo del licantropo all’indietro fino al punto di riuscire a guardarlo negli occhi. Il licantropo ora comprende, prova a pronunciare una maledizione, ma riesce solo a emettere un confuso gorgoglio di sangue. È l’ultimo suono che emette.

Un bagliore, la testa cade in avanti e rotola nella fanghiglia resa rossastra dal suo sangue.

Batmancito muove un piede sul corpo decapitato, lo scavalca, fa altri tre passi e si accovaccia sulla testa mozzata. Si volta verso di me stringendo due orecchie nella mano destra:

“Reina, mira! Tengo dos regalos para ti!”.

Un Fratello della Notte mi ha salvato. Il resto della storia la conoscete.”.

Ulysses si alza dalla sedia, spostandola di scatto all’indietro e facendola così ribaltare. Non è l’unica cosa che finisce a terra: un paio di bottiglie e il suo bicchiere rotolano dal tavolo sul pavimento a causa della suo scoordinato movimento.

Sbatte i palmi delle mani sul tavolo e così appoggiato, con il busto proteso in avanti, si rivolge a tutti:

“Che vi avevo detto? Che vi avevo detto? La mia visione non era sbagliata, no! Non era sbagliata! Il pipistrello divora il giaguaro. Batmancito ha vinto! Il pipistrello ha vinto.”.

Gli sguardi tra i compadres si incrociano e ritornano, uno a uno, a Ulysses in segno di conferma. Si volta e va per rialzare la sedia mentre ad alta voce ripete: “Lo sapevo, lo sapevo!”.

“Ulysses” Luna ribatte “la tua visione non era sbagliata, ciò non significa che fosse necessariamente sbagliata la mia. Queste visioni sono differenti per ogni individuo, sono personali.

Quelli che tra voi si dicono “medium” e pretendono di vedere per gli altri, di comunicare con i morti per conto di altri, sono dei ciarlatani, degli imbroglioni: la Vista è differente per ognuno; identiche visioni apparse a persone diverse possono comunicare cose diverse; così visioni opposte a persone diverse possono comunicare lo stesso messaggio.

B’alham non mi ha riportato indietro nel tempo, ha riportato il tempo passato nel presente. Il giaguaro che divora il pipistrello non è la morte del pipistrello. È una nuova vita, dopo la morte.

Non era B’alham, ma Ix Chel!

Ulysses esclama: “Ma certo, Ix Chel! B’alham è il dio giaguaro e Ix Chel è il nome della dea giaguaro!”

Si alza e inizia a camminare su e giù intorno al tavolo, dissertando delle antiche culture meso-amerciane:

“Ix Chel, la dea giaguaro dell’ostetricia e della medicina nell’antica cultura Maya. Ah, ma se ne aveva di nomi!

Per gli Aztechi era Toci, che in náhuatl significa nuestra abuela. Era chiamata anche: Teteo Innan, “La madre degli Dei”, Tlalli Iyollo, “Cuore della Terra”, Yoaltícitl, “medico notturno” e Temazcalteci, “nonna dei bagni di vapore”. Per i Tlaxcalteca, uno dei pochi popoli a non essere sottomesso dalla Triplice Alleanza Azteca e i principali alleati di Cortés, Toci era “La nonna degli Dei”, dei temazcales, cioé le ‘case dove si suda‘, dei tessuti e della salute.”

Luna inizia a parlare in una lingua antica:

“Nyman no cecemmani oaltemo in tlalticpac
Quioalcui, quioaltemoa in malacatl in tzotzopaztli,
in tanatli, in ixquichcioatlalquitl quioaltemoa.”.

Ulisse traduce:

Poi si sparsero e scesero qui sulla terra
e cercarono dei fusi per filare e delle spolette per tessere e degli aghi per cucire
e tutti gli altre cose preziose per tessere e lavorare i tessuti.

Gli inni a lei in lingua in náhuatl sono pieni di squisite parole che non si sentono mai nel linguaggio comune.

Era la personificazione del potere della natura, la dea della guarigione, ma Teteo Innan, “la madre degli Dei”, è anche la dea madre incinta di Huitzilopochtli, nota come Coatlicue, colei che porta una gonna di serpenti. Coatlicue è la dea della fertilità.

Confusi eh?”

Ulysses si blocca sul posto, prende una lunga pausa scorrendo con lo sguardo, uno a uno, a eccezione di Luna, tutti i compadres.

Narciso interrompe il silenzio e sbraita:

“Ulì, arriva al punto. Per la Santa Vergine di Pilar, se chiudo gli occhi, mi sembra di ascoltare l’Oste allo zenit del suo delirio logorroico! Continua e arriva al punto!”.

Un sorriso attraversa lo sguardo di Ulysses: l’Oste sarebbe andato in brodo di giuggiole. Avrebbero tirato fino all’alba del giorno dopo a discettare di Maya, delle loro divinità, di quei – come li chiama lui – ‘fetentoni’ dei Toltechi, il tutto abbondantemente innaffiato di mezcal y grog. Si avvicina al tavolo, afferra il bicchiere che Cesar aveva lasciato mezzo pieno e ne butta giù per la gola il contenuto con un gesto secco della mano. Emette un suono di soddisfazione e continua:

“Coatlicue, colei che porta una gonna di serpenti rappresenta la vita e la morte, la guida della rinascita, capite? La rinascita!

Durante il viaggio di ritorno dal Tempio Perduto, il mio amico Sergio, che oggi chiamiamo Batmancito, non era più lo stesso: parlava continuamente di morte come rinascita. Ho le sue parole stampate a fuoco nella memoria:

Ricorda: è l’unico modo per trasformarti in una persona molto migliore, una persona sempre consapevole della vita e della morte. Non è facile mi hermano, ma è l’unico modo per migliorarti. Vita o morte è uguale, sai’.

Vita o morte è uguale, sai. Ho perso il conto di quante volte lo ha ripetuto. La morte va considerata come una “chiusura” con il passato, una cesura definitiva con certe vecchie, troppo radicate abitudini e comportamenti altrimenti impossibili da cambiare.

Ora tutto torna.”.

Quasi tutto” Narciso rimarca “Zeus e l’Oste non sono ancora tornati.“.

Ade si alza e batte le mani davanti a sé con un schiocco fragoroso e poi le sfrega energicamente:

“Compadres, a furia di sentire storie a’i’ tempo in cui la Berta filava, gl’ho una fame mi mugghia lo stoma’o! Vo a mette qualcosa su’ fornelli e poi vi faccio gòdere come i rospi.”.

Ade riceve l’applauso dei presenti, che ormai sono tutti in piedi. Cesar parlotta con Diaz, Tati e Ulysses con Narciso, Liza se ne sta nel suo tanto aspirato isolamento, Honda riceve le attenzioni di Luna.

Il vociare copre il rumore della pioggia che non ha accennato a diminuire d’intensità. Luz ed Ego non sono ancora tornati.

Cesar saluta Diaz e mentre va verso Narciso per comunicargli che sta andando a cercare i due ragazzi, la porta della taverna si spalanca, facendo entrare il rumore della pioggia battente.

L’alto vociare cede a un repentino silenzio, a eccezione del suono di stoviglie che proviene dalla cucina. Tutti si girano in direzione dell’entrata della taverna.

To be continued  

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14 pensieri su “Batmancito [Ep.#46] – Post mortem, vita nova

    1. Grazie per la nota sulla comicità involontaria della traduzione del nome di Temazcalteci. In effetti scritta così potrebbe fare ridere,ma io non l’ho notato minimamente per quanto ora vado a spiegare. Perciò grazie per avermi dato la possibilità di spiegare meglio certi aspetti e dettagli.

      Il pantheon greco e latino sono una passeggiata di salute rispetto a quello meso-americano. La stratificazione tra Maya (dello Yucatan, Guatemala, Belize) e Mexica (invasori) confonde parecchio. Lw fonti italiane su web sono approssimative, meglio le inglesi, ricchissime quelle in lingua spagnola.
      L’inno alla dea (presente su Wikipedia in spagnolo) ho dovuto tradurlo dallo spagnolo perché è assente nella verisone inglese e Wiki in italiano ha tre righe sulla dea, che come puoi notare dalla pluralità di nomi doveva essere una molto “ricercata”, insomma una importante.
      Sebbene faccia effettivamente sorridere decontestualizzata e pronunciata magari in maniera pomposa: “nonna dei bagni di vapore”è invece una notazione importante anche ai fini dell’episodio che hai appena letto.
      Io l’ho scoperto mentre ero concentrato a non perdere il filo dei vari nomi della dea, aspetti e poteri ascritti, senza trascrivere poi idiozie.
      I Maya la rappresentavano come dea giaguaro (Ixchel o Ix Chel),i Mexica nella sua rappresentazione di Temazcalteci, “nonna dei bagni di vapore”, non aveva un animale totem, ma pupazzi di strega, amuleti ed erbe curative.
      Temazcalteci, “nonna dei bagni di vapore”, è importante perché il temazcal (‘casa dove si suda’) è collegato allo sciamanesimo e a una pratica di medicina sia del fisico sia dello spirito. Il temazcal e Temazcalteci sono, infatti, simboli dell’utero materno.
      Una persone malata entrava nella ‘casa dove di suda’ per rinascere durante l’uscita.
      Il tema della “rinascita” è presente anche in questa rappresentazione della dea. E’ intensamente “intessuto” nell’episodio, anche con i riferimenti agli eventi tragici accaduti a distanza di 500 anni nello stesso luogo a Ciudad.

      Chi entra? Purtroppo ho dovuto “tagliarlo” perché già lo avevo scritto di seguito a questo episodio. Ma visto che si tratta di un’altra vecchia conoscenza che non si affacciava alla taverna da molto tempo gli dato qualche dettaglio in più e quindi le parole sono tracimate…Alla prossima. Non è una bastardata-climax, ma proprio un taglio operato chirurgicamente per il bene del paziente 😉

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  1. Stavo per maledirti per il cliffhanger, ma poi ho letto il tuo commento a Mela 😀 eheh.
    Anche qua si mescolano dei, storia, ricordi, visioni e futuro. Un nuovo venuto alla porta e poi…
    La taverna incomincia a rifarsi bella affollata, mi sembra.
    Forse forse si ritorna ad un vivere più sereno, chi lo sa?

    Ma io dico: la serenità serve nei racconti? No. Assolutamente. A noi piace il dramma, così da poter proseguire nella ricerca di qualcosa che, inevitabilmente, ci porterà a scoprire qualcosa di diverso.
    Siamo dei tossicodipendenti da trama, ecco cosa siamo caro redbavon!

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    1. Hai ragione: tossicodipendenza da trama e azione. Anche se per fare succedere qualcosa devono esserci dei motivi, degli eventi coerenti anche se non dichiarati. Quantomeno sono utili a chi scrive. Perciò il commento di Mela è stato davvero utile. Narciso e Oste potrebbero andarci avanti per almeno una mezza giornata stravaccati sul dondolo, a bere e fumare, mentre discettano su quella gran gnocca della “nonna dei bagni a vapore”. Ma non è questo il momento, andrebbe troppo fuori anche dalle righe dell’anarchia di queste righe.
      Parli di serenità? Serve nei racconti, serve. Magari può non essere apprezzata quanto un bell’episodio più adrenalinico o ansiogeno, ma nell'”economia” di tutto il racconto serve. Non può essere tutto “drammatico” altrimenti siamo a piagnucolare il fato tristo e le sfighe che ci capitano. L’opera drammatica ci rappresenta di più e ci conforta: non siamo soli, c’è chi ha le nostre stesse sfighe (qualcosa di più anche). E’ una “lotta” a chi ha la sfiga più grande come accade spesso quando si parla di malattie o operazioni: c’è sempre qualcuno nel gruppo che ha avuto o conosce qualcuno che rilancia. Il dramma fa notizia e conforta allo stesso tempo che non sia capitato a te o di non essere solo.
      La serenità non fa notizia eppure dovrebbe essere il contrario in un mondo che tutti raccontano pieno, zeppo di sfighe.

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      1. Certo, anche i momenti di quiete e di serenità servono, se no non si capisce il dramma del resto. Questo è un grande mantra che bisogna seguire. Se si continua a piantare disperazione, non si capisce più quando il momento è drammatico e quando no.
        Ovviamente è più divertente quello drammatico e, a me, intriga molto sondare tutto il brutto che si nasconde dietro questo momento così topico.

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  2. Ma Luz e Ego non erano già tornati durante il racconto fiume di Luna?
    Insomma è bene tutto quello che finisce bene. E così Batmancito ha salvato Luna. Ma sto Zeus quando arriva, visto che Ade è lì da un pezzo. E Kore? Insomma aspettiamo la rimpatriata.
    Bravo nel raccontare e scrivere anche nell’antica lingua… maya, atzeca o boh!

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    1. ti stai perdendo i pezzi Nuovo Orso. fidati che ti perdendo i pezzi:
      1) Luz ed Ego non sono ancora tornati
      2) Zeus non può arrivare alla taverna perché come avrai letto in Infierno alla fine dovrà prendere una decisione obtorto collo (non posso scirverla, ma tu hai letto l’ultima puntata e quindi lo saprai)
      3) Kore nemmeno potrà raggiungerci fosse solo per il marito che non è uno con cui puoi venire a patti 😉

      La lingua è Nauhatl è originaria del Nord del Messico. Si diffuse come “lingua franca” tra tutte le lingue meso-americane anche grazie ai Tepanechi che dominarono il Messico in età precolombiana.
      Viene considerata una lingua “azteca” quando ebbe un nuovo impulso di diffusione a partire nel 1428 ovvero quando nacque l’Impero Azteco.
      Nel 1428 si formò la Triplice Alleanza di città guidata da Tenochtitlan, Texcoco e Tlacopan (quest’ultima città tepaneca): sconfissero il gruppo egemone dei Tepaneci e rasero al suolo la loro capitale Azcapotzalco. Da questo momento si fa partire l’inizio dell’Impero Azteco.

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      1. Per Luz e Ego ricordo male, evidentemente. Per Zeus e Kore so benissimo che è finita. Infierno l’ho letto all’ultima puntata. Però Visto che Ade è nella taverna… non si sa mai come finisce.
        Grazie per le informazioni storiche che non conoscevo ma mi riferivo alla tua cultura che sa parlare anche le antiche lingue messicane 😀

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        1. Ah ora ho capito, c’è un equivoco di fondo.
          L’Ade che è in taverna NON è l’Ade di Infierno. Sono due personaggi diversi.
          L’Ade della taverna si incontra per la prima volta qui, proprio alla fine del racconto:
          [Ep.#6] – La Compagnia di El BaVón Rojo
          per poi essere protagonista della prima epica rissa in:
          [Ep.#7] – Più si è, meglio è

          Sono due personaggi differenti: il mio è reale, è una persona come noi, come i compadres (a eccezione di Luna, che è un poì “particolare”)

          Mi fa piacere condividere ciò che leggo e che sto approfondendo proprio nella stesura di Batmancito. Studiamo queste culture malissimo, ne sappiamo veramente poco e in modo assai confuso. Una storia da ricostruire molto complicato a causa dei Conquistadores che distrussero tutto. Per noi esistono gli Aztechi e i Maya e spesso nemmeno sappiamo la distinzione. C’è una stratificazione del periodo pre-colombiano che è complessa e gli spagnoli sarebbero stati spazzati via se non fosse stato per una situazione derivante proprio da vicende di quel passato, allora recente.
          E’ complicato e perciò vi lascio i link perché io non sono un esperto, ma sto studiando di pari passo a questo racconto e alle mie cartoline del viaggio in Messico, che prima o poi riprenderò a scrivere.
          Grazie a te che me ne dai la possibilità di condividere queste informazioni.

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          1. Che Ade fosse reale lo sapevo ma giocando un po’ sull’equivoco dei nomi ho scritto quello che ho scritto 😀

            Mi interessano i tuoi approfondimenti perché quando riprenderò una storia di fantasia sul teschio di cristallo ambientata nello Yucatan forse mi possono servire.

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  3. Molto affascinante… sei bravissimo anche a lasciarci con il fiato sospeso…e a non farti maledire per questo. Grazie per gli approfondimenti… Luna è uno dei personaggi che più mi hanno intrigato già dall’inizio, da quel primo episodio fuori da Batmancito… e sì che non ho una particolare simpatia per i vampiri, di solito. Mi mancano eligi nuovi da tribitarti, perciò la chiudo qui, per ora.

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    1. Luna è entrata in punta di piedi e – sono io a tributarti elogi sperticati – per esserti ricordata che è nata nella taverna ma a latere (i fighi direbbero “spin-off”) di Batmancito.
      Ci sono ancora parecchie cose che mi dice, alcune le ho messe da parte per arrivare a mettere una parola “fine” a Batmancito.
      Come vampira non è esattamente quella che ci si aspetta dalla “tradizione”. Se proprio vogliamo avvicinarla a uno dei tanti vampiri cinematografici è un mix tra “Intervista col Vampiro” (per il lato più “umano” e introspettivo) e “Dal Tramonto all’alba” (quando c’è da menare le mani).
      In realtà non c’è un vero riferimento, almeno non è nata così. Ulysses è ispirato a Indiana Jones e Martin Mystere. Luna è più – passami il termine – una mia “creaturella” originale perché ha una genesi che tu hai ricordato e che è cresciuta via via che si sviluppava questo polpettone in salsa super-eroi, poco super, poco eroi, parecchio squinternati.

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