Star Wars Jedi Fallen DISORDER – Episode II: Zampella calling



Avviso: chiedo venia ai The Clash per avere usato la loro 'London Calling' come titolo ispiratore di questo racconto che non ha nulla a che fare con la musica.

Come promesso in Episodio I (ero tentato di chiamarlo “IV” ma poi i casini di una numerazione del genere sono ben noti), ritorna la rubrichetta di sfoghi video-ludici: l’Electronic Arts (EA) ha appena tenuto la conferenza all’E3 2018  in cimabue-style (fa una cosa, ne sbaglia due) e dando un annuncio su un atteso nuovo videogioco di Star Wars che anche io avrei potuto inventare di sana pianta.

In questo Episodio II conoscerete tutto sulla vera genesi di Star Wars Jedi Fallen Order e cioè:

la conversazione telefonica tra George (Lucas) e Vince (Zampella)

Ecco come è andata.

Mancano pochi minuti all’inizio dell’attesissima conferenza di Electronic Arts che inaugura l’E3 2018.

Vince Zampella (d’ora in poi, Vince) è appena uscito dal cesso, ha estratto dalla tasca il telefono e ha pronunciato il nome del contatto che intende chiamare: George Lucas.

Segue un breve alterco con Siri che, alla richiesta vocale, gli ha proposto le seguenti domande, nell’ordine: Vuoi chiamare “George” o “Luca”? (seguita da bestemmia del Vince, irripetibile anche in presenza di scaricatori di porto); vuoi chiamare George Lucas, Casa? George Lucas, Lucasfilm? George Lucas, ILM? George Lucas, casa al mare? George Lucas, casa in montagna? George Lucas…

Lo squillo del telefono indica che Lucas è raggiungibile e suona libero.

Intanto, dallo stesso servizio igienico, è uscito un capoccia della Electronic Arts. Vince riceve da quest’ultimo un’occhiataccia torva, minacciosa. Con l’indice della mano libera, indica che sta telefonando a chi “sa lui”. Il capoccia, che nelle intenzioni di Vince dovrebbe essere stato così rassicurato, inizia a battere il piede a terra in segno di crescente e pericoloso nervosismo, producendo un rumore sordo sulla moquette. Il volto non cambia espressione: una maschera che non promette nulla di buono.

Finalmente qualcuno risponde.

Vince: “Uhè Giorgino, scusa se vado di fretta. Sono all’Etrè, ospite di EA. Ti rubo due-minuti-due…- non aspetta la risposta e prosegue dritto al punto – quale nome vogliamo comunicare al pubblico per quell’idea di videogioco di cui abbiamo parlato l’altra sera?”

George:”Vincè, ma quale gioco?”

Vince: “Ma come?! Quello di Star Wars per EA?”

George:”EA?”

Vince si schiarisce la voce simulando un certa autorevolezza: “Giorgio, non scherzare. EA ha tirato fuori un pacco di soldi per la licenza di Star Wars.”

George: “Ah certo, EA, quella che fa ‘EA Sport ‘tse ‘negheim!’, pensavo facessero solo giochi sportivi. Embè che vuoi da me?”

Vince: “L’altra sera, a casa tua, dopo quella fantastica cena in cui ci siamo mangiati un bisonte a testa e scolato mezzo Mississipi, mentre parlavamo del più e del meno, ci è venuta l’idea che dovevamo fare qualcosa insieme…”

George con tono imbarazzato: “Vince, io ero un po’ su di giri, non vorrei che tu avessi inteso male, ma io…io…non abbiamo fatto nulla, no?…intendo…in-sieme…cioé io non ricordo nulla, ma non vorrei avere fatto qualcosa che ti abbia – come dire – illuso. Insomma, Vincè! Ammemepiaciono le donne!”.

Vince ride divertito, ma finge ilarità perché assume maggiore concretezza l’ipotesi che non andrà a finire bene con il capoccia di EA, per giunta ex-giocatore di football e amico stretto della famiglia Madden.

Vince: “Ma no Gio’! Che vai a pensare! Non abbiamo fatto niente di quello che pensi, in-sieme. Piuttosto, ho i secondi contati, sta per iniziare la conferenza, che diamine di nome vogliamo dare a ‘sto gioco!? Già vado lì a fare una mezza scena muta perché non so niente, ma almeno un titolo dobbiamo darlo o no?”

George: “Ok Vincè, scusa ma qui è una confusione totale, c’è mio nipote che gira per casa ed è un castigo di Dio: pensa di essere uno Jedi, crede di potere spostare le cose con il pensiero e per simularlo, prende e butta giù i libri dalla libreria, mi guarda e mi fa “Vedi Zio? Ci ho i super-poteri! Sono un vero g-ggiedi!” e va via a seminare casino per tutta la casa. Qui ormai l’ordine è un ricordo lontano. Io, prima o poi, il nipote, Jedi o non Jedi, lo faccio inavvertitamente cadere dalle scale. Dunque, che mi chiedevi? Ah sì il titolo del nuovo videogioco di Star Wars…”.

Vince: “Ma tu sei un fottuto genio, George!”

George nicchia di soddisfazione: “Me lo dicono in molti, in effetti. Ma perché poi?”

Vince scandendo ogni sillaba con enfasi: “Giò, tu-sei-un-fot-tu-to-ge-nio, un fottutissimo genio! Il titolo, il titolo me lo hai appena dato!”

George emette dei suoni disarticolati in preda alla totale confusione

Vince: “Ti rendi conto? Lo hai detto raccontandomi di tuo nipote: Jedi , Ordine, Caduta.”.

George: “Beh certo: Jedi Fallen Order! L’Ordine dei nipoti Jedi caduti per le sca…”

Vince: “Sei un grande, Giorgè! E non perdi mai la voglia di scherzare. Ti saluto, ho proprio i secondi contati. Ci sentiamo più tardi. Grazie!”.

George:”Figurati! E per la conferenza – emette un risolino – che lo Sforzo sia con te!”

Vince:”Appena fatto, erano giorni che non andavo di corpo così! Saranno stati i panini al buffet di EA – intercetta lo sguardo corrucciato del capoccia di EA –  buonissimi eh, una vera leccornia, ma ne ho mangiati una quantità smodata. Ci sentiamo dopo la conferenza, Giò!”.

Vince ripone in tasca il telefono, si rivolge al capoccia di EA, che nello stesso istante ha interrotto il suo nervoso battere con la suola della scarpa sulla moquette, e gli dice:

“Una sagoma il buon Lucas, una vera sagoma – l’interlocutore non è però interessato e attende visibilmente irritato, così Vince si affretta ad aggiungere – Tutto a posto. Ho il titolo. Per il resto vado a braccio. Ho il titolo, tranquillo.”

Per chiudere questa trilogia delirante, poiché non ho avuto da EA ciò che desideravo, nel prossimo e conclusivo episodio, Te lo do io il gioco di Star Wars!, tutto quello che avreste voluto in un videogioco di Star Wars (ma non avete mai osato chiedere)(e con questo titolo devo chiedere scusa pure a Woody Allen).

Per chiudere la mia tragi-comica cronaca, l’intervista originale a Vince Zampella.

Leggi gli altri episodi della trilogia:

13 pensieri su “Star Wars Jedi Fallen DISORDER – Episode II: Zampella calling

  1. Non c’ero ma sono certo sia andata ESATTAMENTE così! 😁
    Mi hai fatto sbellicare 😂

    p.s. ti ho nominato in una tag, vedi se può interessarti altrimenti non fa nulla se non intendi rispondere (io spesso ignoro le catene, preferisco tirarle, restando in tema Vincenzino e Giorgino e panini EA).

    Piace a 1 persona

    1. Uhè Ema! Sono contento ti abbia fatto ridere. Mentre scrivevo, scuotevo la testa, non mi capacitavo, ma in effetti può essere successo esattamente qualcosa di questo tipo. Non sono tanto incavolato per il gioco in sé (sti cavoli, mi rivolgo alla concorrenza), ma per il fatto che hanno trattato il videogiocatore come un bimbo-minchia.

      PS:

      Perdonami ma sono un po’ con il fiatone corto, alcuni articoli li leggo, ma non riesco a trovare il tempo di commentare (per esempio la tua recensione di Dino Crisis, ma lo farò, lo farò).
      Ci butto un occhio alla tag e sebbene non abbia nulla contro le catene, ho notato dalle ultime cui ho partecipato (e rilanciato) che non gliene può fregare di meno a nessuno. Fare una tag per interromperla è come non farla. Leggo appena posso e vedo se mi scatta l’unzione di SanTagAntonio 😉 Grazie per il pensiero.

      Piace a 2 people

      1. Tranquillo, passa quando vuoi, tanto sto sempre attento ai commenti anche di post più vecchi. Ma già che lo hai letto lo apprezzo molto! Apprezzo di più quando commenti ma solo perché scrivi sempre cose molto interessanti, non passi per formalità! Quindi prenditi tutto il tempo che vuoi!

        Piace a 1 persona

    1. Il nerd remix del metodo ottottotré mi mette i brividi addosso! Temo che sia estesa a molti campi dell’attività umana e inizio a pensare che questo pianeta se non ha ancora fatto la fine di Krypton è per una sana botta di culo che pervade questa tipica entropia.
      Comunqnue non è da tutti arrivare al livello di Zampella e potersi “permettere” una cosa del genere senza poi doversi andare a trovare un altro lavoro. Io non sarei capace di inventarmi un nuovo franchise, imporlo a milioni di utenti, scroiarmi con l’editore, mettermi nella tasca milioni di dollari e iniziare da capo.

      Piace a 1 persona

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