Quelli che hanno visto l’E3: Electronic Arts [Parte 1]


A telefono.

Mia moglie:”Che hai fatto ieri sera?”
Rispondo con tono di debordante soddisfazione: “Teso’, mi sono visto l’Etré!”
Mia moglie di rimando: “Che cosa hai fatto alle tre?”

(cit. colloquio realmente accaduto ieri mattina)

L’edizione 2018 dell’E3 è iniziata!

Eccoci alla resa dei conti dopo la mia rigorosamente non richiesta anteprima, ricca di pettegolezzi, voci di corridoio, speranze, illusioni, illazioni, scommesse al buio e divinazioni che pure un certo Mago di (in)fam(i)a televisiva avrebbe pudicizia nello sbilanciarsi a farle (anzi, no, non ne avrebbe).

Questa prima parte è dedicata a ciò che era atteso, nella seconda invece le vere novità.

Hai visto la luce? Tu, hai visto la luce?
(cit. James Brown a John Belushi in The Blues Brothers)

Cito i passi dell’anteprima, sintetizzandoli all’occorrenza, e li commento alla luce di quanto mostrato il 9 giugno nella prima conferenza, cioè quella di Electronic Arts (EA).

La prima presentazione dovrebbe avere quella carica emotiva della Cerimonia di apertura delle Olimpiadi (con le dovute proporzioni, si intende). Assisto ala rituale presentazione di Electronic Arts da molti anni come un antipasto, in attesa delle portate più succulente.

Come volevasi dimostrare, per “tradizione” e per quanto mostrato, la conferenza di EA è stata un antipasto. Conferme e promesse, qualche stuzzichino succulento (Unravel Two e Sea of Solitude), nulla che ti risolva l’amletico dilemma dei banchetti nuziali “se ora mi abbuffo di antipasti, poi mi rovino il resto“.

Sono, infatti, rassegnato a sorbirmi una spataffiata iniziale di giochi sportivi con le consuete sigle seguite dal numero progressivo dell’anno: Madden NFL 19, NHL 19, NBA Live 19, FIFA 19 non mancheranno con roboanti proclami di aggiornamenti di squadre, statistiche e funzionalità aggiuntive, che fanno andare in visibilio gli appassionati dei rispettivi sport, ma nel mio caso non lasciano traccia.

I giochi sportivi non sono mancati come da prassi di ristorante a menu fisso o menu turistico. In questa edizione però EA ha avuto la saggia idea di non creare un unico “blocco” di presentazioni (indigesto al pubblico non sportivo); l’immancabile reiterazione annuale dei suoi franchise sportivi famosi e più venduti è avvenuta alternandola alla presentazione degli altri videogiochi. Manca all’appello NHL ovvero l’hockey su ghiaccio. A parte i canadesi, i russi, gli svedesi e i finlandesi, non se ne è accorto nessuno.

Andiamo nel dettaglio di ciò che è stato mostrato.

FIFA 19
La vera novità è che questa edizione vanta la licenza della “Champions League” (ed “Europa League”), mentre la giapponese Konami, con il suo PES, è rimasta a bocca asciutta. Un vantaggio importante in questa rivalità, risalente dai tempi della prima PlayStation, che vedeva il dominio incontrastato del calcio giapponese (roba da non credere) con Winning Eleven, da noi intitolato prima ISS Pro fino all’attuale denominazione Pro Evolution Soccer. L’antipasto FIFA 19 è stato servito con il consueto video dalla grafica sempre più foto-realistica. Annunciata anche la data di uscita: 28 Settembre 2018 per PC, PS4, XBOne e Switch.

NBA Live 19
Presente all’appello per la prossima stagione anche NBA Live che lotta con i compatrioti della 2K Sports (sussidiaria della Take Two Interactive) per lo scettro di migliore simulazione sportiva della palla a canestro. Annunciata la data di pubblicazione di NBA Live 19 nel prossimo mese di settembre per PC, PS4 e XBOne. Il trailer è praticamente identico a quello di FIFA, con le differenze che l’accompagnamento sonoro è rap, i giocatori sono tutti di colore e tirano una palla a un canestro. Non se ne abbiano a male gli appassionati di basket, ma a livello di presentazione lo storytelling è omologato. Il marketing ha fatto il “copia e incolla”.

Madden NFL 19
Quanto detto a proposito della strategia di comunicazione applicata a FIFA e NBA Live vale per Madden NFL 19, simulazione sportiva del football americano, pubblicata da EA dal lontano 1988 e dagli anni 2000 entra puntualmente nella “Top Ten” dei giochi più venduti negli Stati Uniti. La novità più rilevante è che potrà essere giocato, oltre che su PS4 e XBOne, anche su PC; l’ultima edizione giocabile su PC, infatti, risale a dieci anni fa con Madden 08.

Si ripete il mantra già ascoltato per FIFA e NBA Live sul perfezionamento di alcuni aspetti, volto a migliorare sempre di più l’esperienza della simulazione. Leggi: non abbiamo fatto quasi nulla, tanto vendiamo come il pane lo stesso.

La presentazione dedicata a Madden NFL è sempre una garanzia di spettacolarità La clip, in cui si dichiara che la grafica è quella del gioco in movimento, è coinvolgente, ti fa sentire dentro il campo, l’urto tra i giocatori, la pesantezza dei corpi, la velocità della corsa e dei balzi per afferrare la palla ovale.

La grafica in gioco è davvero impressionante, il montaggio video e audio della clip è da applausi. Fossi americano ci cascherei con tutta l’armatura da football: “Take my money!”.

Il fatto che siamo negli Stati Uniti e la kermesse (e daje, quanto mi piace questa parola) losangelina abbia un occhio di riguardo per il pubblico di casa è evidente nella presentazione di Madden NFL. Non solo per il tempo dedicato, la cura nella realizzazione della clip, ma anche per la rilevanza concessa al Campionato del videogioco Madden NFL della scorsa stagione: sul palco è stato chiamato il campione in carica, un biondino dal bel faccino, uscito da un serial di giovinastri infoiati e già incasinati pesantemente, tipo Dawson Creek: antipatico e sborone, di seguito alcune sue dichiarazioni: “Odio perdere più di quanto mi piaccia vincere” e alla domanda cosa farai dopo la laurea: “I’ll chase some money!”.

Mi ha fatto venire la voglia di salire sul palco, assestargli un paio di ceffoni accompagnati da un “Vai a faticà guagliò!” e poi “Altro che Madden Duemilaediciannove, ti dò fuoco alla console e ai joypad!”.

Star Wars Battlefront II […] mi aspetto un annuncio di qualche contenuto aggiuntivo (DLC)  e un trailer da fare arricciare la pelliccia agli Wookie, dalla punta dei piedi all’ultimo ciuffo sulla testa.

In verità la mia vera speranza (leggi: fanciullesca illusione senza alcun fondamento) è l’annuncio di un altro videogioco di Star Wars con una storia decente, sufficientemente longeva e in single player.

Ci ho preso quasi pieno, tuttavia sono rimasto con parecchio amaro in bocca.

Fa la sua comparsa sul palco un uomo, dall’aspetto “nerd”, impacciatissimo nell’esposizione  ed evidentemente non a suo agio davanti alla platea: è giunto il momento tanto atteso di Star Wars. Star Wars Battlefront II avrà il suo bel DLC The Clone Wars di contenuti aggiuntivi per il multiplayer e un aggiornamento è imminente ispirato al recente film Solo: A Star Wars story.

L’impacciato presentatore ha inoltre fatto pubblica ammenda per la spinosa faccenda delle micro-transazioni sotto forma di “loot box”, riconoscendo un inizio burrascoso (ha usato il termine “rough start”), ma ha confermato che Star Wars Battlefront II è un gioco su cui EA continuerà a investire. Leggi: abbiamo impegnato pure le mutande per comprare la licenza di Star Wars da quegli strozzini della Disney, che non possiamo permetterci di mandare in vacca questo gioco prima di guadagnarci quanto abbiamo stabilito nelle previsioni (sovrastimate) di fatturato.

Per il nuovo titolo di Star Wars sono stato accontentato, ma solo nell’annuncio. Non si è visto nulla del gioco, nemmeno un brevissimo teaser, una manciata di schermate o di bozzetti dello storyboard buttati sul grande schermo con appiccicato il logo e il titolo del gioco e la classica musica di Williams di sottofondo. Intervistato Vince Zampella di Respawn Entertainment, un quotato studio di sviluppo, sono state dette cinque cose in croce di una banalità sconcertante: 1) il titolo è Star Wars Jedi Fallen Order, 2) l’ambientazione è tra Episodio III ed Episodio IV 3) ci saranno gli jedi 4) il giocatore sarà uno jedi 5) e  – udite, udite – potrà usare anche una spada laser. Ma dai! Sul serio? Questo è l’annuncio? Ma l’avete deciso prima di entrare in sala? Ho immaginato la telefonata tra George (Lucas) e Vince (Zampella). Vi dedicherò una storiella ridicola apposta.

Ah dimenticavo, il gioco sarà pubblicato a Natale 2019. Vabbé, buonanotte.

Se dovessi scommettere davvero dei soldi, allora punterei sulla presenza di Battlefield V e di Anthem. Quest’ultimo […] è un titolo che terrà banco, ma la sua natura multiplayer raffredda le mie aspettative. Battlefield V avrà pure ampio spazio anche se non mi attendo novità rilevanti, comunque me lo hanno già “venduto” confermando una solida campagna in single player.

Nel caso di Battlefield V, la clip conferma la spettacolarità del gioco, confermata la campagna in single player che si focalizzerà su storie di uomini e donne specifiche, una maggiore distruttibilità dell’ambiente (rintanarsi nelle case, non vi salva nemmeno la pellaccia di pixel e poligoni se ci sono i tank in giro). Come previsto, nessuna novità di rilievo, formula consolidata e una nuova opportunità di macchiarmi dell’ennesimo genocidio di pixel in un’ambientazione storica che amo. Avrete i miei soldi.

Molto spazio è stato dedicato al multiplayer, in cui il franchise Battlefield lotta per lo scettro del migliore con Call of Duty: nuove modalità, nuove possibilità di personalizzazione (anche estetiche del proprio avatar) e novità strombazzata come se fosse la rivelazione del Quarto Segreto di Fatima, l’introduzione (successiva alla pubblicazione) di una modalità multiplayer che sta letteralmente spopolando: Battle Royale!

Encefalogramma e elettrocardiogramma talmente piatti, che per una spiegazione del fenomeno dei giochi Battle Royale vi rimando a questo link

La conferenza volge al termine (sono stati presentati altri titoli che vi descriverò nella seconda parte) ed è il turno del tanto atteso Anthem.

La clip spacca di brutto, anche grazie a un accompagnamento musicale reminescente del sound  dei Muse (in Rete si cita un remix di Uprising). Il video assume toni di epicità quando la voce annuncia:

“The Anthem is all it remains”

Segue una lunga intervista a tre componenti dello studio responsabile dello sviluppo, Bioware, nota per giochi di ruolo di grande successo. Alla fine di tutto, anche di una sessione live del gioco, Anthem non mi convince pienamente.

Viene descritta come un’esperienza cooperativa con una forte componente di storytelling. Sul sito dedicato ad Anthem, EA lo definisce come “un gioco di ruolo d’azione in cooperativa”

Gli intervistati illustrano a turno vari aspetti del gioco, imbeccati dalle domande di una (com)piacente presentatrice.

L’esperienza in single player è possibile, ma è più difficile poiché il perno è la cooperazione, che – sottolinea un intervistato – è ciò che auspicano ed è il modo migliore per sopravvivere in un mondo pericoloso e che non fa sconti.

La storia, infatti, appartiene al singolo individuo, ma per raggiungere gli obiettivi deve unirsi ad altri giocatori. In verità, sono stati molto vaghi sul modo in cui è stata implementata la storia in una struttura multiplayer né hanno mostrato a schermo un esempio di tale decantata esperienza cooperativa “next generation”. Se per esperienza cooperativa intendono i combattimenti mostrati durante la sessione di gioco, allora io ho dimenticato di togliere il cappello a punta con su scritto: “Asino”. Anthem somiglia paurosamente a Destiny 2, a eccezione di ambientazioni che si estendono sopratutto in verticale  in cui il giocatore verosimilmente trascorrerà molto tempo in aria per spostarsi e combattere dall’alto.

Si vola infatti parecchio, a bordo degli esoscheletri potenziati, distinti in quattro classi, una generica (Ranger), una pesante (Colossus) e due intermedie (Storm e Javelin).

Le ambientazioni si estendono nella dimensione verticale in modo davvero impressionante: strutture e creature possono essere davvero ciclopiche.

E’ escluso il meccanismo di “loot box”, non è permesso spendere soldi per avere più equipaggiamento o migliori caratteristiche; una mossa saggia visto il putiferio sollevato da Star Wars Battlefront II e che EA investirà molto su Anthem per i prossimi 4-5 anni: il giocatore deve avvicinarsi senza alcuna frizione, tranquillo, rassicurato.

Molta enfasi è stata data sul cambiamento dinamico delle condizioni climatiche e delle stagioni per indicare un mondo pulsante di vita e sempre in evoluzione. Si avverte la pesantezza dell’armatura a terra, l’esplosione dei colpi è convincente, un po’ meno la scelta di visualizzare in un font ingombrante l’impatto sull’avversario, oscurandone così gli effetti visivi; l’impressione è che sia un gioco ancora parecchio incompiuto. La data di pubblicazione è infatti il 22 febbraio 2019 per PC, PS4 e XBOne.

In conclusione, Anthem non mi ha convinto, non tanto per l’estetica o l’ambientazione, che hanno bisogno di altro lavoro di rifinitura, ma sono sufficientemente evocativi. Inoltre, come pilota da caccia (simulato) con esperienza ultra-trentennale, vado in brodo di giuggiole se posso scatenare l’inferno dall’alto. Tuttavia, non amo il multiplayer e la vaghezza delle spiegazioni di Bioware non mi convincono che sia un’esperienza di una storia che ti lascia un segno, ma la solita vuota fiera di ripetitive uccisioni e saccheggio dei resti al solo scopo di ottenere esperienza e salire di livello (in gergo, grinding e looting).

In conclusione:

“Hai visto la luce? Tu, hai visto la luce?”

No, EA non ha pagato la bolletta.

Nella seconda parte le novità, nel male e nel bene, della conferenza di Electronic Arts.

Continua a leggere gli altri articoli sull’E3

24 pensieri su “Quelli che hanno visto l’E3: Electronic Arts [Parte 1]

    1. Aspetta a vedere i due nuovi titoli che ho citato è che saranno nella seconda parte. Poi la conferenza Microsoft è stata ricchissima e secondo me qualcosa ci trovi. Ti anticipo un solo titolo e pure indie: Tunic.

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    1. Gli iutiubbber mi danno una pista in fatto di visualizzazioni, ma obliterano dallo schermo con la stessa velocità con cui faccio fuori il primo sprite della prima fila a Space Invaders. Ma poco ce ne cale.
      E’ sempre un piacere ricevere l’approvazione di una persona cara e per cui si nutre stima. Conforta e gonfia di soddisfazione come poche cose, non so, forse perché non è rivolta all’universo-mondo, ma rimane così “personale”, autentica, genuina.

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      1. E pensa che non sono neanche un video-giocatore, è semplice curiosità per delle uscite che comunque, in un modo o nell’altro, influenzeranno quella cultura pop in cui sguazzo 😛
        Sfido i professionisti del web a tirare fuori un pezzo così corposo da una conferenza vista in video: manco quando vanno di persona sanno spiccicare qualcosa di più di due parole ^_^

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        1. E lo so che sei un miscredente 😉
          A maggiore ragione sono felice di essere riuscito a trasmettere pixel di questa mia passione. Ripeto: non voglio convincere nessuno, non sono unto dal Signore per evangelizzare nessuno, ma se riesco a rendere partecipi della mia passione le persone intorno a me penso che tutti ne abbiamo da guadagnarci, invece di scannarci sulle rispettive “barricate”.

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  1. Un tempo la Bioware era sinonimo di grandi storie (e dialoghi), ora è finita a realizzare prodotti come Anthem… bah!
    Capitolo sportivi, EA ha il grosso vantaggio di avere poca (PES con sempre meno licenze e mezzi per contrastare il colosso FIFA) o zero concorrenza (Madden e NHL non hanno rivali), se non con riguardo al basket dato che, grazie al cielo, 2k riesce a sfornare titoli spesso superiori a NBA live. Alla lunga ciò ha portato alla mancanza di aggiornamenti e innovazioni (FIFA a parte le nuove licenze e il “viaggio”, Madden – serie che seguo – identica anno dopo anno come gameplay con poche vere novità).
    Per quanto riguarda Battlefield V, mi ha lasciato abbastanza indifferente rispetto al trailer di Battlefield 1 con la sua “fotografia” sporca e grigia che mi lasciò a bocca aperta (e mi spinse ad acquistare lo sparatutto in questione).

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    1. Su EA Sports sfondi un portone aperto perché è un genere che riesco a giocare solo in compagnia. Perciò anche la modalità Carriera mi annoia terribilmente. L’ambientazione della seconda guerra mondiale con me vince a mani basse e con poco sforzo. Perso Medal of Honor e Call of Duty che insiste sul multiplayer (vedi il prossimo Black Ops unicamente multiplayer) è una delle poche occasioni, spettacolari e di una coinvolgente campagna in single player. Battlefield 1 mi è piaciuto, ma avrei voluto una campagna un po’ più ricca. Si nota che è votata al multi. L’ultimo CoD mi è piaciuto perché la campagna era studiata ad hoc. Non ho pretese di un gioco con novità eclatanti. Voglio contenuti: il libro è interessante perché il suo contenuto lo è, come la storia viene raccontata fa la differenza tra un libro da ricordare e un libro dimenticabile.

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    1. OmmioDDio! Praticamente come il PredAlien!?!
      Comuqnue si può fare: Yoda è “alto” come un Ewok, nulla impedisce che sia sul Lato Oscuro.
      A questo punto di criss-cross-over, ci vederei meglio un Gremlin nella parte del Sith peloso.
      Gli Ewok al massimo puoi accusarli di averti fatto salire la curva glicemica, non hanno esattamente la fisiognomica del criminale spaziale. Dobbiamo studiarla bene ‘sta cosa, Conte.

      PS:
      oggi pubblicato Episodio I del malessere causato da questa malaccorta performance di EA, che precede lo scoop della telefonata.

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  2. “Voglio contenuti: il libro è interessante perché il suo contenuto lo è, come la storia viene raccontata fa la differenza tra un libro da ricordare e un libro dimenticabile.”
    Anche se la parte tecnica per me è arabo, o peggio, la passione si sente tutta, e la frase fra virgolette la posso sottoscrivere in pieno. Ciao!

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  3. Ho letto qualcosa su “The Last of Us” e mi sono sbrodolato come ai tempi in cui vedevo Selen in DVD ! 🙂 Non vedo l’ora !! Per il resto quest’anno, cercherò di impormi, per la prima volta dopo tanto tempo, di NON acquistare Fifa a prezzo pieno. 70 euro annuali praticamente solo per cambiare i nomi dei calciatori, è diventata una mezza truffa. Basta ! Ho già dato.

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    1. The Last of Us Part II sta venendo su in modo spettacolare e la presentazione all’E3 ha dato una bella dimostrazione che non hanno perso la mano gli sviluppatori del primo capolavoro. Una delle poche sicurezze al Day One. Ma c’è ancora parecchi da attendere.
      FIFA non mi ha mai attirato anche se ho ceduto su Switch per i bimbi. Ogni tanto una sano derby familiare ci scappa. Ricomprarlo ogni anno non lo capisco proprio, ma immagino che per l’appassionato di calcio sia diverso. Fossi in te punterei quei soldi su God of War. Io l’ho fatto ed è il migliore gioco di questa generazione fino a oggi. Comunque una pietra miliare della serie.

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