Batmancito [Ep.#42] – Attrazione immortale

Segue da [Ep.#41] – I conti non tornano (quando li fai senza l’Oste)

La voce della donna giunge prima al cervello che alle orecchie dei compadres. Una figura slanciata ed esile si erge al di sopra delle loro teste. Narciso non ha necessità di voltarsi per vedere chi sia: gli è bastato vedere la reazione di Ulysses: seduto rivolto all’entrata della taverna è stato il primo a potersi accorgere della nuova arrivata.

Ulysses è paralizzato: gli occhi sbarrati, la bocca semiaperta con la sigaretta accesa che pende pericolosamente verso il basso, i pantaloni sono ormai ridotti a un posacenere. Nella mano più vicina a Narciso stringe un bicchiere pieno appena sospeso sul tavolo.

“Ulysses, bevi per dimenticare. Te l’ho già detto: non è roba per te.”.

Poi si volta e saluta chiamando per nome la donna:

“Luna!”.

L’improvvisa apparizione della donna non ha avuto lo stesso effetto sui due federales.

Cesar è il più vicino a Luna, che è apparsa esattamente alle sue spalle: è atterrito e gli si legge in faccia che non vorrebbe essere lì e, se potesse, si smaterializzerebbe per riapparire in qualunque altro luogo, uno qualsiasi, preferibilmente dall’altro capo del mondo.

Diaz riesce a controllare meglio la sua paura: la sua postura, d’un tratto diventata rigida sulla sedia, tradisce però che la vista di Luna lo ha scosso.

Troppo vivido è ancora il ricordo di quella drammatica notte alla taverna: lo scatenarsi di forze e creature sovrannaturali, che credevano immaginarie e invece reali, terribilmente vive, annuncianti morte solo per il fatto di esistere; creature che li atterrivano da bambini nei racconti degli Anziani con il conforto di sapere che non potevano esistere se non in quei libri e in quei film creati apposta per spaventare la gente.

Le pupille nere di un abisso che nessun mortale può sondare in profondità senza perdere la ragione saettano dalle strette fessure del taglio mediorientale dei suoi occhi. A Luna non sfugge nulla: ognuno dei compadres seduti al tavolo percepisce lo sguardo della donna fisso su di sé.

Questa sera la taverna è particolarmente bene illuminata. Narciso, innervosito dalla tempesta in arrivo e la prolungata assenza di Luz ed Ego, ha acceso tutte le luci in taverna: ogni lampadina, lampada, candela e lumino è accesa. Ha perfino sostituito due lampadine fulminate che l’Oste gli ricordava puntualmente di sostituire e che “per principio” non aveva mai rimpiazzato con delle nuove e funzionanti: aveva perso il conto degli anni, ma di sicuro erano più di un paio di anni che il socio gli ricordava i morti della sua famiglia ogni volta che spingeva l’interruttore senza che – come sbraitava l’Oste – quella luce ‘e chi t’e mmuorte si accendesse.

La taverna è illuminata a giorno. Da un’imbarcazione al largo potrebbe essere scambiata per un faro. Ed è ciò che Narciso ha in mente: un faro nella tempesta per Luz ed Ego.

La luce elettrica illumina ogni angolo della taverna, a eccezione dello spazio intorno a Luna. È come risucchiata dalla quella figura scura: pelle colore miele, capelli corvini, il vestito del colore dell’oscurità di una notte che non ha mai visto il sorgere di una luna. ‘La Reina de La Noche’ non è un titolo dato a caso dall’Oste e Narciso, non è una concessione romantica: è un oggettivo riscontro della realtà, per quanto possa sembrare razionalmente impossibile.

Tati si stringe accanto a Narciso: Luna le ha sempre trasmesso una sensazione di forte disagio, un misto di diffidenza e autentico terrore, che riusciva a controllare solo quando l’Oste era presente: un atto di fiducia nei confronti di El Rojo, piuttosto che di accettazione della natura soprannaturale della donna.

Luna si fa avanti:

“Certo che in questa taverna, da quando l’Oste si è assentato, l’ospitalità e la galanteria latitano.”.

Nessuno si fa avanti, nessuno pronuncia una parola. A eccezione di Ulysses che fa per alzarsi per cedere il suo posto, quando Narciso lo blocca.

“Ulysses non ti scomodare. Te lo ripeto: meglio che stai lontano dalla Reina. Ci penso io a fare gli onori di casa.”.

Poi si rivolge a Luna:

“Perdoname mi Reina, siediti insieme a noi, Non ho però nulla da offrirti – si schiarisce la voce – che sia di tuo gradimento.”.

Esita per qualche istante, quasi attendesse una rassicurante conferma della sua ultima affermazione, poi con un movimento rapido afferra una sedia del tavolo più vicino e, tenendo appoggiate entrambe le mani allo schienale, attende che la donna prenda posto.

Luna ringrazia con un lento cenno del capo e prende posto tra Tati e Narciso, che ha atteso per accompagnare galantemente la sedia finché non si fosse accomodata.

Ulysses azzarda un’altra occhiata. Gli occhi dell’uomo incontrano quelli di Luna e l’intera taverna svanisce: rimangono solo loro due e una strisciante sensazione che sta per accadere qualcosa. Lo sguardo dell’uomo scivola per tutta l’altezza della donna, arrestandosi sul suo torace, gonfio del respiro trattenuto e in parte esposto da una generosa scollatura.

Luna si raddrizza, la sua bellezza la rende altissima, svetta su tutti gli altri seduti al tavolo, offrendo così una vista migliore di se stessa nel suo abito scuro, sicuramente l’unico che abbia mai indossato da tempo immemore. Il silenzioso apprezzamento di Ulysses prosegue fino ai piedi e poi ritorna di nuovo su. Luna non si sottrae allo sguardo dell’uomo e restituisce un sorriso che le illumina il viso di una luce diafana, altrimenti fredda, ma che – per qualche strano motivo – giunge a Ulysses come combustibile di un fuoco che gli sta divampando dentro, facendolo aumentare fino a renderlo evidente sulla sua pelle. Il viso di Ulysses avvampa di rosso.

Narciso rimprovera Ulysses, strappandolo ai suoi sogni:

“Smettila di guardare Luna a bocca aperta! – gli si fa più vicino e gli sibila –  “La metti in imbarazzo.”.

Ulysses trattiene una risposta tagliente per evitare di aizzare ancora di più il piccolo compadre dalla grande petulanza, ma non riesce a distogliere lo sguardo da Luna, che continua a ricambiare in un compiaciuto silenzio fino a che non pronuncia queste parole:

“Ulysses, ti ringrazio. La tua attenzione non mi è indifferente – si volta per qualche istante verso Narciso – ma il nostro piccolo amico ha ragione. La nostra unione potrebbe durare secoli, ma a quale prezzo? La tua Vita.Vita breve, la tua. Molto breve.

E non credo riusciresti a sopportare che il mondo cambi e invece noi no. Non credo sopporteresti che chi ami invecchia e tu sei condannato sempre a sopravvivergli. È troppo penoso non potere avere alcun legame con nessuno, con nessun luogo, in nessun momento! La tua Vita, la tua Morte sono un bene supremo. Io ho imparato ad averne rispetto. Perdonami.”.

Ciò detto Luna abbassa il viso e gli occhi. Chi avesse potuto guardarla, avrebbe notato un velo di profondissima malinconia e disperata rassegnazione.

Narciso esclama:

Muy bien! Sto morendo dalla vo…– si corregge – non vedo l’ora di conoscere la verità sul mistero del sesto licantropo! Luna, non farci stare sulle spine, raccontaci come è andata!”.

Ulysses guarda di sbieco Narciso e, facendogli cenno di avvicinarsi, gli sussurra a un orecchio:

“Non ho parole. Ma come ti è venuto fuori  ‘Sto morendo’…al posto del cuore tu hai una matassa di peli.”.

Narciso incassa in silenzio, ritornando all’amico uno sguardo di consapevole imbarazzo.

Luna inizia a raccontare.

Continua a [Ep.#43] – Le Paludi della Memoria


Luna è una vecchia conoscenza dell’Oste e di Narciso, molto prima che i compadres giungessero alla taverna. Se siete curiosi di sapere di più, suggerisco il racconto Innamorarsi a El Bavón Rojo (in tre episodi) dedicato a Luna:

  1. In tequila veritas
  2. In tequila veritas – Parte segunda
  3. In tequila veritas – Epilogo

giaguaro-pipistrello-maya

 

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29 pensieri su “Batmancito [Ep.#42] – Attrazione immortale

    1. Fuori da questo mondo, che sottolinea quanto siano importanti anche le cose quotidiane e apparentemente banali…Luna, paradossalmente, vorrebbe essere come uno dei compadres (anche se è decisamente molto di più di tutti messi insieme).
      Per intenderci hai presente le dissonanze di Bela Bartok?
      Bello spunto come al solito, Mela!

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      1. Di sicuro è parte del suo fascino il suo essere così tanto differente da tutto ciò che la circonda. E’ un fiore esotico, un’orchidea carnivora, tanto più seducente perché pericolosa. Non dubito che si senta attratta dal calore dei compadres, così come una falena è attirata dalla fiamma.

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  1. Lo sapevo che era Luna, l’avevo sentito nell’aria. Avrei voluto Luz per una questione di trama, un “la rivincita dei piccoli e indifesi”, ma c’è un particolare: quando c’è Luna non c’è Luz, o sbaglio?

    Ho letto che cuorerotante e mariluf volevano Kore in questo Batmancito! Sono onorato, realmente onorato. Ma come hai detto giustamente te, i nostri racconti stanno procedendo contemporaneamente, quindi la vedo difficile e, in Infierno, ci sono ancora cose da scoprire….

    E lo si farà nella prossima puntata 🙂 giuro. La prossima rivelerà un po’ di cose.

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    1. Luna e Luz si sono incontrate, ma tendenzialmente non “coesistono”. Come il giorno e la notte hanno brevi momenti di contatto. È la loro natura, intendo anche dei due personaggi.
      Hai visto che bello questo tributo a Kore? Mi ha gonfiato di soddisfazione e ne ho gioito per te. Chi lo sa se un giorno, le strade si incroceranno…
      Su Infierno sono sul “pezzo” e non lo mollo. Non è detto che prossimamente non ti dia un assist. Dipende se i tempi tra le due storie si sincronizzeranno, ma affidiamolo al caso. L’idea c’è, ma non so se riesco in tempo a buttarla giù.

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      1. Mi sa che qualche parte me la son persa allora 😀 nel senso, letto tutto, ma cervello e memoria quel che è 😀 ehehe.
        Veramente, sono rimasto contentissimo di questa cosa. Aver creato un po’ di personaggi interessanti e che fanno breccia mi piace (oltre a Kore, mi piace pensare che sono il padre di Cesar e Diaz… il padre lo sono, ma chi li ha coltivati alla grande sei te).
        Se si incroceranno? Non credo, non so… sono sicuro che hai l’assist, ma non vorrei fartelo sprecare per niente, perché quaggiù all’inferno la strada è stata lastricata, pavimentata e anche messo i fiori per abbellirla un po’. I giochi son fatti e il prossimo capitolo dirà molto! O, almeno, setterà le coordinate per quello che verrà dopo 🙂
        Se sono bravo e sveglio, vorrei pubblicarlo domani.

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        1. Ok allora procedo prendendomela calma 😉
          Certo che hai dato i natali ai due federales e conto che ritorneranno sotto la tua tutela in un prossimo futuro. Dobbiamo dare una lezione a una certa banda di bastardi, molto più umani e reali dei licantropi, ma molto più bastardi e maledetti di questi ultimi. Anche in questo caso, non risparmierò a breve un piccolo “assist”.
          Io spargo briciole sul sentiero della storia, sta a qualcun altro raccoglierle e farci una bella pagnotta, magari aggiungendoci del gustoso companatico.

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          1. Già, direi di sì, perchè la storia da me è già conclusa e si sviluppa in un certo modo… e poi il personaggio di Kore non si sa se sopravvive o meno, sono un padre crudele! 😀
            Ok ok, non serve che mi getti spoiler 😀 sono già affezionato lettore.
            Altri assist? Come sempre mettici il punto esclamativo per me, che sono abbastanza tardo 😀 ehehe. Io non so se riesco a procedere a gonfiare altre pagnotte, l’idea che sto avendo per INFIERNO II è talmente ingarbugliata e con una trama complessa che, ti giuro, mi viene il male solo a procedere con la scrittura 😀
            Ma fra i tuoi lettori ci sono validissimi scrittori 😉 qualcuno prenderà l’assist!!!

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    1. Sento sento. Eccome. Tranquila, c’è Narcisiello tuo. A proposito…
      Narciso si stringe vicino a Tati:
      “Tranquila, Tatuzzè! …E poi Luna non è così malaccio come sembra. Sai che mi ripeteva l’Oste a proposito della pessima fama di Luna presso i campesinos?
      ‘La solita brutta abitudine di affibbiare etichette. Narcì, tu e io ci dovremmo essere abituati…’
      E io glio rispondevo:
      “Eh già socio. Quante volte ci hanno detto: ‘Voi napoletani siete tutti simpatici, vi piace cantare e siete fantasiosi’. Io conosco parecchi napoletani stronzi, noi due siamo stonati come delle campane sgarrupate e se volete che m’inventi qualcosa di creativo, allora pagami come si deve!…Siamo creativi, mica cretini!”.

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  2. Me lo sentivo che era Luna… anche se ci starebbero anche personaggi nuovi, perchè no?
    Comunque, Luna mi affascina, e mi sto racontando storie sul suo conto…. quando non riesco a dormire. Ciao, e buon lavoro!

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            1. Tu dici che i bookmaker mi danno alla pari eh? Già un gran lusso che mi prendano in considerazione 😉
              No, il cappello di Ulysses è un “Fedora” della Dorfman Pacific, colore bruno, con segni evidenti di usura ed esposizione a ogni evento atmosferico.

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